Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936), è stata una scrittrice italiana, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 1926. È ricordata come la seconda donna, dopo la svedese Selma Lagerlöf, a ricevere il premio in questa disciplina e l'unica donna italiana.
Secondo i dati ufficiali, Grazia Deledda nacque a Nuoro, il 28 settembre 1871 alle due del mattino, quarta di sette tra figli e figlie, tra cui Nicolina Deledda, da famiglia benestante. Sebbene la data riportata nell'atto presso il registro di Stato Civile di Nuoro sia il 28 settembre, era allora usanza registrare i bambini diversi giorni dopo la nascita. La stessa scrittrice ne specifica infatti il giorno in diverse lettere indirizzate all'allora fidanzato, Andrea Pirodda: nella prima, datata 10 dicembre 1892, scrive: «Il mio compleanno cade il 27 settembre» e in un'altra dell'11 maggio 1893 ribadisce: «Io non sono certa se ho venti o ventun anni compiuti; neanche mia madre ne è certa, ma è più probabile che ne abbia ventuno che venti. Sono vecchia, non è vero? La nostra vecchia serva, che ho interrogato a proposito, dice che a lei sembra ne abbia venti; ciò che si ricorda bene è che son nata una sera verso le otto, il giorno di San Cosimo, cioè il 27 settembre. Questo lo sapevo già».
Il padre, Giovanni Antonio Deledda, era laureato in legge ma non esercitò la professione. Era un benestante imprenditore e possidente, si occupava di commercio e agricoltura; si interessava di poesia e componeva egli stesso versi in sardo; aveva fondato una tipografia e stampava una rivista. Fu sindaco di Nuoro nel 1863. La madre era Francesca Cambosu, descritta come donna di severi costumi; dedita alla casa, educò lei la figlia.
Dopo aver frequentato le scuole elementari fino alla classe quarta, Grazia fu seguita privatamente dal professor Pietro Ganga, docente di lettere italiane, latine e greche che parlava francese, tedesco, portoghese, spagnolo. Ganga le impartì lezioni di base di italiano, latino e francese. Quella con Ganga fu anche un'amicizia diretta e profonda, testimoniata da un appassionato epistolario. Proseguì la sua formazione da autodidatta, e sviluppò un particolare amore per la letteratura greca.
Secondo alcune letture, fra cui Collu e Petrignani, Deledda avrebbe affrontato un lungo corpo-a-corpo per dar forma alle aspirazioni profonde e rispondere alla voce interiore che la chiamava irresistibilmente alla scrittura, soprattutto contro la piccola e chiusa società di Nuoro in cui il destino della donna, si è detto, non poteva oltrepassare il limite di «figli e casa, casa e figli». Reagì, Deledda, rivelando così da protagonista il travaglio della crisi epocale del mondo patriarcale contadino e pastorale, incapace ormai di contenere e promuovere le istanze affioranti nelle nuove generazioni. Il bisogno di realizzarsi in spazi sociali aperti e vasti, la progressiva coscienza delle proprie capacità e il confronto con modelli comportamentali diversi da quelli imposti poteva indurla ad assumere altre identità. Ma questo rischio era lontano dai suoi intendimenti. Se l’identità da un lato non può pensarsi stagnante, immobile e senza relazioni nutritive, dall’altro assumere l’identità di un altro significa perdere la propria, dare l’identità a un altro significa sottrargli la sua. La giovane ha seguito una strada esemplare: ha fatto esplodere le contraddizioni di una società ormai in declino (secondo le dette fonti), ma senza tradirne la radice identitaria profonda che la distingue da tutte le altre. La sua ribellione è stata interpretata come un «tradimento». Invece, tutta la sua opera testimonia l’opposto.
Importante per la sua formazione letteraria, nei primi anni della sua carriera da scrittrice, fu l'amicizia con lo scrittore, archivista e storico dilettante sassarese Enrico Costa, che per primo ne comprese il talento. Per un lungo periodo scambiò delle lettere con lo scrittore calabrese Giovanni De Nava, che si complimentava del talento della giovane scrittrice. Queste missive poi si trasformarono in lettere d'amore in cui si scambiavano dolci poesie. Poi, per l'assenza di risposte da parte di Giovanni per un lungo periodo, smisero di scriversi.
La famiglia fu colpita da una serie di disgrazie: il fratello maggiore, Santus, abbandonò gli studi e divenne alcolizzato; il più giovane, Andrea, fu arrestato per piccoli furti. Il padre morì per una crisi cardiaca il 5 novembre 1892 e la famiglia dovette affrontare difficoltà economiche. Quattro anni più tardi morì anche la sorella Vincenza.
Nel 1887 inviò a Roma alcuni racconti (Sangue sardo e Remigia Helder), pubblicati dall'editore Edoardo Perino sulla rivista "L'ultima moda", diretta da Epaminonda Provaglio. Sulla stessa rivista venne pubblicato a puntate il romanzo Memorie di Fernanda. Nel 1890 uscì a puntate sul quotidiano di Cagliari L'avvenire della Sardegna, con lo pseudonimo Ilia de Saint Ismail, il romanzo Stella d'Oriente, e a Milano, presso l'editore Trevisini, Nell'azzurro, un libro di novelle per l'infanzia.
Deledda incontrò l'approvazione di letterati quali Angelo de Gubernatis e Ruggiero Bonghi, che nel 1895 accompagnò con una sua prefazione l'uscita del romanzo Anime oneste. Collaborò inoltre con riviste sarde e continentali, quali La Sardegna, Piccola rivista e Nuova Antologia. L'intervento di Bonghi (letterato, deputato e ministro della Pubblica Istruzione) fu notevole in quanto questi considerava il romanzo come inutile, dannoso, anzi uno dei maggiori strumenti del dissolvimento intellettuale e morale che attingevano la società del tempo; eppure delle anime oneste del titolo intravvide una reale onestà che lo spinse a sbilanciarsi favorevolmente.
Fra il 1891 e il 1896, sulla Rivista delle tradizioni popolari italiane, diretta da Angelo de Gubernatis, venne pubblicato a puntate il saggio Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, introdotto da una citazione di Tolstoi, prima espressione documentata dell'interesse della scrittrice per la letteratura russa. Seguirono romanzi e racconti di argomento isolano. Nel 1896 il romanzo La via del male fu recensito in modo favorevole da Luigi Capuana, che ne scrisse anche la prefazione. Nel 1897 uscì una raccolta di poesie, Paesaggi sardi, edita da Speirani.
Conclusa la tesa relazione con il maestro elementare Andrea Pirodda, il 22 ottobre 1899 si trasferì a Cagliari, in via San Lucifero (strada in cui fece abitare Anania, protagonista di Cenere); in questa città conobbe Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero delle finanze, che sposò a Nuoro due mesi dopo, l'11 gennaio 1900, portata all'altare dallo zio prete Salvatore Cambosu, essendo il padre morto da tempo. Madesani era originario di Cicognara di Viadana, in provincia di Mantova, dove anche Grazia Deledda visse per un periodo. Dopo il matrimonio, Madesani lasciò il lavoro di funzionario statale per dedicarsi all'attività di agente letterario della moglie. La coppia si trasferì a Roma nel 1900, dove condusse una vita appartata. Ebbero due figli, Franz e Sardus.
Nel 1903 la pubblicazione di Elias Portolu la confermò come scrittrice e l'avviò a una fortunata serie di romanzi e opere teatrali: Cenere (1904), L'edera (1908), Sino al confine (1910), Colombi e sparvieri (1912), Canne al vento (1913), L'incendio nell'oliveto (1918), Il Dio dei venti (1922). Da Cenere fu tratto un film interpretato da Eleonora Duse. La prima candidatura al Premio Nobel per la letteratura, sul quale si discusse presso l'apposita commissione dell'Accademia di Svezia, data al 1913. Uno dei più convinti sostenitori delle ripetute candidature di Deledda fu Carl Bildt, ambasciatore di Svezia a Roma e membro dell'Accademia, ma la prima fu proposta da Karl August Hagberg, che aveva tradotto Deledda in svedese.
«Sogno un giorno di poter diradare con un mite raggio le foschie ombrose dei nostri boschi, narrare intera la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri, così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera primitiva ignoranza.» (Grazia Deledda, lettera a Stanis Manca, ante 1891)
La sua opera fu apprezzata da Giovanni Verga, oltre che da scrittori più giovani come Enrico Thovez, Emilio Cecchi, Pietro Pancrazi, Antonio Baldini. Fu riconosciuta e stimata anche all'estero: David Herbert Lawrence scrisse la prefazione della traduzione in inglese de La madre. Deledda fu anche traduttrice: è sua infatti una versione in lingua italiana di Eugénie Grandet di Honoré de Balzac.
Dal 1909 le sue opere furono illustrate da Giuseppe Biasi, con il quale intrattenne anche un carteggio.
Grazia Deledda, fuori dall'isola, era solita stringere amicizia e confrontarsi con personaggi internazionali, anche di piccolo calibro, che solevano frequentare il suo salotto. Fu anche una donna sensibile al sociale, insegnò lettere all'Asilo Lazio, creato dalla Società Podistica Lazio nel 1915.
Nel marzo del 1909, alla presentazione delle liste per le elezioni alla XXIII legislatura del Regno d'Italia, il nome di Grazia Deledda comparve al collegio di Nuoro della Camera per il Partito Radicale Italiano. Non solo si trattava della prima volta che una donna veniva candidata, ma ancora le donne in Italia non potevano votare, malgrado la questione fosse oggetto di sempre più vivo pubblico dibattito. Perciò la candidatura è stata interpretata come una provocazione, per il suffragio femminile e contro il candidato 'ministeriale', l'avvocato di Orani Antonio Luigi Are, e fu accompagnata da polemiche sulla stampa non solo locale. Su La Tribuna, ad esempio, Giuseppe Piazza dubitava che la scrittrice potesse avere qualità adatte al ruolo in quanto "anziché un'adeguata preparazione per presieder domani una qualche Commissione di bilancio ha impiegato la sua vita in due cose, a scriver romanzi e a partorire degli ottimi figliuoli... Due cose delle quali l'ultima soprattutto è troppo grande per darle tempo e volontà di essere femminista e «deputata»". Il partito l'aveva invece selezionata sulla base di alcuni requisiti fra cui buona cultura, rispettabile posizione sociale, trasversalità nei consensi elettorali, e si ipotizza che fra i sostenitori vi fossero, oltre al poeta Sebastiano Satta, anche ambienti di Roma, città in cui Deledda viveva ormai da 9 anni.
Ad esito della consultazione, Deledda ottenne 34 voti, di cui 31 contestati; vinse l'avvocato Are, la cui elezione dovette però essere ripetuta.
Il 10 dicembre 1927 le venne conferito il premio Nobel per la letteratura 1926, «per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano». Deledda è stata la prima donna italiana a vincere il premio Nobel.
Un tumore al seno, di cui soffriva da tempo la portò alla morte nel 1936, quasi dieci anni dopo la vittoria del premio. Sulla data del giorno di morte c'è controversia: alcune fonti riportano il 15 agosto, altre il 16.
Le spoglie di Deledda trovarono sepoltura nel cimitero del Verano a Roma, dove rimasero fino al 1959 quando, su richiesta dei familiari della scrittrice, furono traslate nella sua città natale. Da allora sono custodite in un sarcofago di granito nero levigato nella chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene, che tanto aveva decantato in uno dei suoi ultimi lavori. La sistemazione della tomba fu a carico dello stato italiano, che appositamente promulgò la legge 5 gennaio 1953, n. 2.
Lasciò incompiuta la sua ultima opera, Cosima, quasi Grazia, autobiografica, che apparirà in settembre di quello stesso anno sulla rivista Nuova Antologia, a cura di Antonio Baldini, e che poi verrà edita col titolo Cosima.
La sua casa natale, nel centro storico di Nuoro (nel rione Santu Predu), è adibita a museo.
Opere
Memorie di Fernanda , Ed. Perino, pubblicato a puntate nella rivista Ultima Moda, 1888.
Nell'azzurro!..., Milano, Trevisini, 1890
Stella d'oriente (con lo pseudonimo di Ilia di Saint-Ismael), Cagliari, Tip. Edit. dell'Avvenire di Sardegna, 1890.
Fior di Sardegna, Roma, Perino, 1891
Racconti sardi, Sassari, Dessì, 1894
Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, Roma, Forzani e c. tipografi del Senato, 1894
Anime oneste. Romanzo famigliare, Milano, Cogliati, 1895
La via del male, Torino, Speirani e Figli, 1896
L'ospite, Rocca S. Casciano, Cappelli, 1897
Paesaggi sardi, Torino, Speirani e Figli, 1897.
Il tesoro, Torino, Speirani e Figli, 1897
Le tentazioni. Novella sarda, "Nuova Antologia", 1898; Milano, Cogliati, 1899
La giustizia, Torino, Speirani e Figli, 1899
Il vecchio della montagna, Torino, Roux e Viarengo, 1900
Elias Portolu, "Nuova Antologia", agosto-ottobre 1900; Torino-Roma, Roux e Viarengo, 1903
La regina delle tenebre, Milano, Agnelli, 1902
Dopo il divorzio, Torino, Roux e Viarengo, 1902
I giuochi della vita, in "Nuova Antologia", 1902; Milano, Treves, 1905
Cenere, Roma, Nuova Antologia, 1904
Nostalgie, Roma, Nuova Antologia, 1905
L'ombra del passato, Roma, Nuova Antologia, 1907
Amori moderni, Roma, Voghera, 1907
Il nonno. Novelle, Roma, Nuova Antologia, 1908
L'edera, in "Nuova Antologia", 1908; Milano, Treves, 1921
Il nostro padrone, Milano, Treves, 1910
Sino al confine, Milano, Treves, 1910
Nel deserto, Milano, Treves, 1911 (già in "Nuova Antologia", nn. 235-236)
Colombi e sparvieri, Milano, Treves, 1912
Chiaroscuro. Novelle, Milano, Treves, 1912
L'edera. Dramma in tre atti, con Camillo Antona-Traversi, Milano, Treves, 1912
Canne al vento, "L'Illustrazione italiana", 12 gennaio-27 aprile 1913; Milano, Treves, 1913
Le colpe altrui, Milano, Treves, 1914
Marianna Sirca, Milano, Treves, 1915
Il fanciullo nascosto. Novelle, Milano, Treves, 1915
L'incendio nell'oliveto, Milano, Treves, 1918
Il ritorno del figlio - La bambina rubata. Novelle, Milano, Treves, 1919
La madre, Milano, Treves, 1920
Cattive compagnie, Milano, Treves, 1921
La Grazia. Dramma pastorale in tre atti, con Claudio Guastalla e Vincenzo Michetti, Milano, Ricordi, 1921.
Il segreto dell'uomo solitario, Milano, Treves, 1921
Il Dio dei viventi, Milano, Treves, 1922
Il flauto nel bosco. Novelle, Milano, Treves, 1923
La danza della collana, Milano, Treves, 1924
La fuga in Egitto, Milano, Treves, 1925
Il sigillo d'amore, Milano, Treves, 1926
Annalena Bilsini, Milano, Treves, 1927
Il vecchio e i fanciulli, Milano, Treves, 1928
Il dono di Natale, Milano, Treves, 1930.
Giaffà. Racconti per ragazzi, Palermo, R. Sandron, 1931
Il paese del vento, Milano, Treves, 1931
La vigna sul mare, Milano-Roma, Treves-Treccani-Tumminelli, 1932
Sole d'estate, Milano, Treves, 1933
L'argine, Milano, Treves, 1934
La chiesa della solitudine, Milano, Treves, 1936
Cosima, in "Nuova Antologia", 16 settembre e 16 ottobre 1936; Milano, Treves, 1937
Versi e prose giovanili, Milano, Treves, 1938.
Il cedro del Libano. Novelle, Milano, Garzanti, 1939
Lettere di Grazia Deledda a Marino Moretti (1913-1923), Padova, Rebellato, 1959.
Lettere inedite, Milano, Fabbri, 1966.
Lettere inedite di Grazia Deledda ad Arturo Giordano, direttore della Rivista letteraria, Alghero, Nemapress, 2004. ISBN 88-7629-023-0.
Lettere ad Angelo De Gubernatis (1892-1909), Cagliari, Centro di studi filologici sardi-CUEC, 2007
Romanzi, Volume I, a cura di Silvia Lutzoni, Prefazione di Massimo Onofri, Introduzioni di Alessandro Cadoni, Silvia Lutzoni, Alessandro Marongiu, Giuseppe Mussi, Barbara Pasqualetto, Il Maestrale, Nuoro, 2010.
Amore lontano. Lettere al gigante biondo (1891-1909), Milano, Feltrinelli, 2010
Racconti di Natale, Roma, Ecra, 2015
Tutte le novelle, Volume I, 1890-1915, Prefazione di Marcello Fois, Il Maestrale, Nuoro, 2019.
Tutte le novelle, Volume II, 1919-1939, Prefazione di Rossana Dedola, Il Maestrale, Nuoro, 2019.
Giaffà. Racconti per ragazzi, introduzione di Elisa Ruotolo, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2024.


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