domenica 30 aprile 2023

PERRONE Roberto (1957 - 2023)

 

Roberto Perrone
(Rapallo, 14 marzo 1957 – Milano, 29 gennaio 2023) è stato un giornalista, scrittore e gastronomo italiano.
Perrone entrò nel giornalismo collaborando con la redazione genovese del quotidiano l'Avvenire (dove si occupò di cronaca sindacale).
Nel 1981 venne assunto al Giornale e si trasferì a Milano. Dal 1989 lavorò alla redazione sportiva del Corriere della Sera dove si occupò di calcio, tennis, nuoto. Per il Corriere seguì tutti i più importanti avvenimenti sportivi: le Olimpiadi, i Mondiali di calcio, i maggiori tornei di tennis. Era un grande tifoso del Genoa.
Perrone è morto nel 2023, dopo una breve malattia.
Roberto Perrone è autore di romanzi, racconti, opere per ragazzi e libri di ricette per tifosi di calcio.
Zamora è il suo primo romanzo (2003). Ambientato nel 1963, narra le vicende comico-grottesche del ragionier Walter Vismara, calciatore per forza. Nel 2024 il romanzo viene portato al cinema con un film omonimo che segna il debutto di Neri Marcorè alla regia.
La lunga è la sua seconda opera letteraria, pubblicata nel 2007. Ambientata anch'essa negli anni '60, narra le vicende di Giacinto Mortola, giornalista senza grandi ambizioni vicino alla pensione, ma che sa amare la vita per le cose piccole e grandi: il rapporto sereno con la bella moglie Rita, l'amicizia con l'ex-calciatore Simone Perasso. "La lunga" nel gergo giornalistico è la nottata
trascorsa dal redattore di turno a raccogliere le ultime notizie.
Numero 1 è la biografia di Gianluigi Buffon, scritta in collaborazione con il celebre portiere. Con l'aiuto di Perrone, "Gigi" Buffon ripercorre le tappe della sua vita dall'infanzia all'esordio in serie A, dalle vicende di Calciopoli ai successi mondiali.
Perrone si cimenta nel genere giallo con i romanzi che vedono protagonista il Colonnello dei Carabinieri in Congedo Annibale Canessa, in cui mescola riferimenti alla realtà italiana dalla lotta partigiana alle stragi degli anni di piombo; scrive a questo proposito Luca Crovi: "L’autore sa come colpire l’attenzione usando in abbinata i meccanismi del thriller e del noir. Ed è naturale per i lettori, mano a mano che il romanzo procede, sovrapporre ai suoi casi immaginari quelli reali. Cercando di individuare quali storie siano celate dietro altre storie." 
Nel 2011 vinse il Premiolino-Premio Birra Moretti con la seguente motivazione: "La rubrica Scorribande, appuntamento fisso sulle pagine del sabato del Corriere della Sera, è ormai una perla del giornalismo eno-gastronomico. Nell’accompagnare i lettori alla scoperta di angoli gourmand rappresentativi dell'Italia a tavola, esperienze e sapori scaturiscono dalle righe dei suoi pezzi, apportando contributi puntuali e sinceri alla diffusione della cultura alimentare nel nostro Paese." Nel 2014 vinse a Pontremoli il Premio Bancarella della Cucina con il romanzo La cucina degli amori impossibili.
Fu il primo autore, eguagliato solo da Luca Farinotti nel 2020 e Marino Bartoletti nel 2022, a
raggiungere la finale in due categorie differenti del Premio Bancarella, con Averti trovato ora (Bancarella Sport 2009) e La cucina degli amori impossibili (Bancarella della cucina 2014).

Opere
Zamora, collana: Gli elefanti, Milano, Garzanti, 2003
La lunga, collana: Narratori moderni, Milano, Garzanti, 2007
Gianluigi Buffon, Roberto Perrone, Numero 1, Milano, Rizzoli, 2008
Averti trovato ora, collana: Omnibus, Milano, Mondadori, 2008
La ballata dell'amore salato, collana: Narrativa italiana, Mondadori, 2009
Averti trovato ora, Mondadori, 2011.
La cucina degli amori impossibili, Mondadori, 2013
Manuale del viaggiatore goloso, Milano, Mondadori, 2015
Un odore di Toscano, Milano, HarperCollins, 2022

Serie di Annibale Canessa
La seconda vita di Annibale Canessa, collana: Rizzoli Noir, Rizzoli, 2017.
L'estate degli inganni, collana: Rizzoli Noir, Rizzoli, 2018.
L'ultima volontà, collana: Rizzoli Noir, Rizzoli, 2019.

sabato 29 aprile 2023

THURBER James (1894 - 1961)


 James Grover Thurber
(Columbus, 8 dicembre 1894 – New York, 2 novembre 1961) è stato un giornalista, fumettista, scrittore, novellista e umorista statunitense.
Da molti è conosciuto per la sua attività al New Yorker. Iniziò a lavorare come vignettista nel 1924, all'età di 30 anni, e nel 1933 divenne già caposettore all'interno del New Yorker.
Da piccolo, giocando con i suoi due fratelli, William e Robert, perse un occhio. Questo gli impedì di partecipare a sport e attività all'aperto sviluppando in lui spiccate doti di osservatore. Il neurologo Vilayanur S. Ramachandran ha ipotizzato che soffrisse della Sindrome di Charles Bonnet che gli procurava allucinazioni visive alle quali reagiva disegnando.
Studiò alla Ohio State University (dal 1913 al 1918) senza laurearsi. Gli fu però riconosciuta la laurea honoris causa postuma nel 1995.
Dal 1918 al 1920 lavorò come dipendente pubblico presso il Department of State, prima a Washington e poi presso l'ambasciata americana a Parigi. Tornato a Columbus, iniziò a scrivere per il Columbus Dispatch (dal 1921 al 1924), per lo più recensioni in una rubrica chiamata Credos and Curios. In questo periodo fu anche corrispondente estero da Parigi per il Chicago Tribune e altri giornali.
Nel 1925 si trasferì al Greenwich Village di New York, diventando cronista presso il New York Evening Post. Ma la sua vera strada la trovò dal 1927 quando iniziò la lunga collaborazione con The New Yorker, all'inizio come scrittore e poi come disegnatore di vignette quando nel 1930 il suo collega Elwyn Brooks White scoprì alcuni disegni in un cestino e lo invitò a pubblicarli.
Thurber si sposò due volte, nel 1922 con Althea Adams, dalla quale ebbe la sua unica figlia, Rosemary. Dopo il divorzio (1935) si risposò con Helen Wismer, poi curatrice delle sue opere postume.
Morì nel 1961 a 66 anni, per complicazioni a seguito di una polmonite seguita da un ictus.
Thurber è uno dei pochi al mondo ad aver diviso la sua carriera tra scrittore di racconti e disegnatore di fumetti. In qualche modo è uno dei più rappresentativi collaboratori del The New Yorker, per il quale disegnò anche molte copertine, spesso con la tecnica a carboncino.
La scrittrice Dorothy Parker, sua amica, disse che i suoi disegni sembravano biscotti non ancora infornati e lui stesso riferiva che gli venivano descritti come fossero disegnati sotto l'acqua. L'ingenuità e la potenza del tratto ne fanno ormai un classico. L'ultimo dei suoi disegni fu un autoritratto con gesso giallo su carta nera che apparve sulla copertina di Time Magazine del 9 luglio 1951.
I suoi racconti sono per lo più umoristici e leggeri, ma con qualche eccezione che va verso il noir (come in The Whip-Poor-Will, raccolto in My World and Welcome to It, 1942). Tra i suoi racconti più famosi The Dog That Bit People o The Night the Bed Fell (entrambi in My Life and Hard Times, la raccolta di racconti a metà autobiografici e di fantasia che lo portò al successo).
Anche The Secret Life of Walter Mitty, The Catbird Seat, A Couple of Hamburgers, The Greatest Man in the World e If Grant Had Been Drinking at Appomattox sono ben conosciuti (si trovano in The Thurber Carnival, tradotto quasi subito in due volumi da Frassinelli editore).
Scrisse anche oltre 75 favole, poi nelle due raccolte Fables for Our Time (1940) e
Further Fables for Our Time (1956) e nei volumi a narrazione unica The White Deer (1945), The 13 Clocks (1950) e The Wonderful O (1957).
Fu anche uno dei primi a occuparsi di radio come fenomeno di cultura di massa, scrivendo una rubrica chiamata Soapland, poi raccolta nel volume The Beast in Me and Other Animals (1948). Con l'amico attore e regista Elliott Nugent scrisse la commedia The Male Animal che fu un successo teatrale a Broadway e poi venne trasformata in film nel 1942. Il film, uscito in italiano con il titolo L'uomo questo dominatore, ha tra gli attori Henry Fonda, Olivia de Havilland, Joan Leslie e Jack Carson. Nel 1947 anche Danny Kaye (diretto da Norman Z. McLeod) volle realizzare un film da un suo racconto, Sogni proibiti, che però non piacque a Thurber.
Nel 1960, dopo averlo voluto a lungo, riuscì finalmente ad andare in scena lui stesso con una serie di 88 repliche di A Thurber Carnival, una commedia che ridusse dal proprio libro omonimo del 1945. La rappresentazione vinse il Tony Award.
Diversi programmi di CBS e più tardi di NBC vennero tratti dalle sue opere (in una serie del 1969-70 Thurber fu impersonato dall'attore William Windom che vinse il Premio Emmy).
L'animazione tratta da My World and Welcome to It, divenne nel 1972 il film Oggi sposi: sentite condoglianze, con Jack Lemmon.
Dal 1997 è stato fondato il Thurber Prize che premia gli umoristi americani di maggior pregio a sua memoria.

Opere
Is Sex Necessary? or, Why You Feel the Way You Do (finto manuale di psicologia sessuale scritto con Elwyn Brooks White), 1929; trad. di S. Stefani, Il sesso e
necessario?, Milano: Bompiani, 1970
The Owl in the Attic and Other Perplexities, 1931
The Seal in the Bedroom and Other Predicaments, 1932
My Life and Hard Times, 1933
The Middle-Aged Man on the Flying Trapeze, 1935
Let Your Mind Alone! and Other More or Less Inspirational Pieces, 1937
The Last Flower, 1939
The Male Animal (commedia teatrale scritta con Elliot Nugent), 1939
Fables for Our Time and Famous Poems Illustrated, 1940; trad. di Attilio Veraldi, Favole per il nostro tempo, Milano: Rizzoli, 1974
My World--and Welcome to It, 1942; trad. parziale di Adriana Pellegrini in Il meglio di James Thurber, prefazione di Giambattista Vicari, Milano: Longanesi, 1960
The Catbird Seat, 1942
Many Moons (per ragazzi), 1943; trad. di Glauco Arneri, Voglio la luna, Milano: Mondadori, 1999
Men, Women, and Dogs, 1943
The Great Quillow (per ragazzi), 1944
The Thurber Carnival (antologia), 1945; trad. di Agostino Severino in La notte degli spiriti, Torino: Frassinelli, 1946; e in Il più grand'uomo del mondo, Torino: Frassinelli, 1947; entrambi Milano: Oscar Mondadori, 1972; solo il primo Milano: Corbaccio, 1992 e Milano: TEA, 1996
The White Deer (per ragazzi), 1945
The Beast in Me and Other Animals, 1948
The 13 Clocks (per ragazzi), 1950; trad. di Marina Baruffaldi in La meravigliosa O e i
13 orologi, Milano: Mondadori, 1996
The Seal in the Bedroom and Other Predicaments (con introduzione di Dorothy Parker), 1951
The Thurber Album, 1952; trad. parziale in Il meglio di James Thurber, cit.
Thurber Country, 1953; trad. parziale in Il meglio di James Thurber, cit.
Thurber's Dogs, 1955; trad. parziale in Il meglio di James Thurber, cit.; trad. di Franco Cavallone, Il cane che sapeva troppo e altre 23 storie di cani, Milano: Rizzoli, 1973; trad. parziale in Il cane che sapeva troppo, ed. scolastica a cura di Giovanni Albertocchi, Firenze: Sansoni, 1983
Further Fables for Our Time, 1956; trad. parziale in Il meglio di James Thurber, cit.; trad. in Favole per il nostro tempo, cit.
The Wonderful O (per ragazzi), 1957; trad. in La meravigliosa O e i 13 orologi, cit.
Alarms and Diversions (antologia), 1957; trad. parziale in Il meglio di James Thurber, cit.
The Years with Ross (memorie della vita professionale passata con Harold Ross al The New Yorker), 1959
A Thurber Carnival (commedia teatrale), 1960
Lanterns and Lances, 1961
Credos and curios (antologia postuma), 1962
Vintage Thurber (antologia in due volumi, a cura di Helen Thurber), 1963
Thurber and Company, 1966; trad. di Marina Valente, Come aiutare i propri simili (uomini e bestie) a sorridere di se stessi, Milano: Rizzoli, 1974
Selected Letters of James Thurber (a cura di Helen Thurber ed Edward Weeks), 1981
Collecting Himself: James Thurber on Writing and Writers, Humor and Himself (antologia a cura di Michael J. Rosen), 1989
Thurber on Crime (a cura di Robert Lopresti), 1991
People Have More Fun Than Anybody: A Centennial Celebration of Drawings and Writings by James Thurber (a cura di Michael J. Rosen), 1994
Writings and drawings, (antologia in Library of America, a cura di Garrison Keillor), 1996
The Dog Department: James Thurber on Hounds, Scotties, and Talking Poodles (a cura di Michael J. Rosen), 2001
The Thurber Letters (a cura di Harrison Kinney, con Rosemary A. Thurber), 2002

venerdì 28 aprile 2023

DIDEROT Denis (1713 - 1784)

 

Denis Diderot
 (Langres, 5 ottobre 1713 – Parigi, 31 luglio 1784) è stato un filosofo, critico d'arte, enciclopedista, scrittore e drammaturgo francese, uno dei massimi rappresentanti dell'Illuminismo e uno degli intellettuali più rappresentativi del XVIII secolo.
Era amico e collaboratore di Voltaire e del barone d'Holbach, col quale scrisse numerose opere anonime di intonazione antireligiosa e anticlericale.
Fu promotore, direttore editoriale ed editore dell'Encyclopédie, avvalendosi inizialmente dell'importante collaborazione di d'Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura (dopo la condanna del testo De l'esprit di Helvétius, anch'egli collaboratore) si ritirerà.
Sarà Diderot, dirigendo l'opera e scrivendo circa 5 000 voci, spesso anonime, che porterà avanti l'impresa quasi da solo, grazie a vari finanziamenti, sino all'uscita degli ultimi volumi nel 1772.
Oltre al colossale lavoro enciclopedico e alle pubblicazioni anonime per aggirare la censura, Diderot scrisse numerose opere filosofiche e teatrali, romanzi, articoli e saggi su disparati argomenti, occupandosi di arte, storia, politica e società.
La famiglia, borghese e cattolica, relativamente benestante, avrebbe voluto avviarlo alla carriera ecclesiastica o a quella giuridica, ma il giovane Denis non pareva interessato né all'una né all'altra. Il padre era Didier Diderot, fabbricante di coltelli e ferri chirurgici, sposato con Angélique Vigneron. Denis portava il nome del nonno. Aveva due fratelli: Didier-Pierre, poi sacerdote e canonico della cattedrale di Langres e Angélique che, diventata suora, morirà giovane in convento, probabilmente suicida: una tragica figura che Diderot riprenderà nel romanzo La monaca. Dopo aver studiato presso il collegio gesuita della città natale, e aver effettuato anche la tonsura (il rito del taglio di capelli per entrare nell'ordine), lasciò la vita clericale contro la volontà paterna, e si trasferì a Parigi per iscriversi all'Università, dove ottenne il baccalaureato. Ne uscì nel 1732, con il titolo di magister artium, una laurea abbastanza generica e quindi relativamente carente per una specializzazione professionale.
Sprovvisto di un preciso indirizzo di carriera, Diderot inizialmente lavorò per un periodo nello studio di un procuratore e in seguito si adattò ai più diversi lavori; studiò greco e
latino, medicina e musica, guadagnandosi da vivere come traduttore ed entrando così in contatto con autori e idee da cui trasse ispirazione.
Fu anche scrivano pubblico e precettore, frequentando, come molti altri giovani anticonformisti, i salotti e i caffè letterari in cui circolavano le idee illuministiche e libertine. Il suo spirito vulcanico e decisionista doveva farne un leader del movimento illuminista e non a caso è di questo periodo la segnalazione alla polizia, che nel 1748 lo schederà come "giovane pericoloso" per le sue idee blasfeme e contro la religione.
A Parigi conobbe, nel 1742, un altro provinciale come lui, il ginevrino Jean-Jacques Rousseau, con cui costruì un intenso quanto burrascoso rapporto. Il sodalizio tra alti e bassi si romperà a un certo punto perché Rousseau si sentì "tradito" dagli amici illuministi che non condividevano le sue idee e i suoi atteggiamenti. Dal 1742 al 1745 traduce dall'inglese il Dizionario medico di Robert James. Nel 1745 incontrò per la prima volta Condillac; nello stesso anno tradusse il Saggio sulla virtù e sul merito di Anthony Ashley Cooper, III conte di Shaftesbury, del quale ammirò le idee di tolleranza e di libertà. In seguito, assieme agli scrittori e traduttori François-Vincent Toussaint e a Marc-Antoine Eidous, lavorò alla versione francese del Dictionnaire universel de medicine (Parigi 1746-1748) del medico inglese Robert James.
Risentono di questi rapporti culturali i suoi Pensées philosophiques (Pensieri filosofici) del 1746, di intonazione deista, La sufficienza della religione naturale e La passeggiata dello scettico del 1747; tutte opere aspramente critiche verso la superstizione e l'intolleranza.
Il Parlamento di Parigi condannò i Pensieri, pubblicati anonimo, a essere bruciati. Risalgono al 1748 il romanzo libertino I gioielli indiscreti e al 1749 la Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono di intonazione sensista e materialista.
Già questa prima rassegna di titoli, a cui vanno aggiunti anche alcuni saggi di matematica, lascia intravedere due caratteristiche fondamentali della personalità intellettuale del filosofo, vale a dire la vastità dei suoi interessi - che spaziarono dalla filosofia alla biologia, dall'estetica alla letteratura - e la flessibilità dei generi di scrittura da lui praticati, particolarmente congeniale al carattere mobile, aperto e dialogico del suo pensiero, nonché la sua propensione alla catalogazione dei vari rami del sapere.
In questo periodo, con l'editore André Le Breton, comincia a prendere forma il progetto dell'Encyclopédie. Diderot frequenta il salotto di madame Geoffrin, assieme a Voltaire e d'Alembert.
Incarcerato nel castello di Vincennes per la Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono, un vero e proprio manifesto dell'ateismo, dove Diderot aveva fra l'altro ripreso alcuni passi degli scritti del prete-ateo Jean Meslier (1664-1729), poi pubblicati e revisionati da Voltaire, trascorrerà centotré giorni di prigionia piuttosto blanda (grazie a Madame du Châtelet, la compagna di Voltaire, che era parente del direttore del carcere, ebbe anche dei permessi di uscita), dal 22 luglio al 3 novembre 1749. Oltre che per la Lettera, fu arrestato anche come sospetto di aver scritto un "noto romanzo libertino" e cioè Thérèse philosophe, solitamente attribuito a Jean-Baptiste Boyer d'Argens o altri (si veda anche il paragrafo sul rapporto col libertinismo). Nello stesso anno (1748) aveva dato alle stampe un altro romanzo libertino e filosofico, anonimo, dal titolo I gioielli indiscreti.
La Lettera sui ciechi sarà invece inviata anche a Voltaire, che l'apprezzerà, pur non condividendo la tendenza materialista di Diderot. Diderot fu liberato dopo aver firmato una "lettera di sottomissione" e anche per le intercessioni di alcuni amici presso le autorità di sicurezza (e con tutta probabilità per l'influenza della favorita del re Luigi XV, madame de Pompadour, amica personale di Diderot e Voltaire); dovette però restare per un periodo in libertà vigilata.
Cercherà anche di attribuire i Pensieri alla sua amica ed ex amante Madame de Puisieux, ma poi dovette ammettere di averli scritti e promettere per iscritto di non scrivere più «contro la religione e la morale»; da allora, per molto tempo, si limitò a esporre gli argomenti più pericolosi del suo pensiero velatamente o in maniera superficiale o ricorrendo a inserirli nelle voci dell'Enciclopedia meno sospette. In seguito pubblicherà solo in forma anonima o sotto pseudonimi gli articoli più scomodi, oppure parteciperà con altri come Jacques-André Naigeon (costui era un artista e scultore inizialmente coinvolto in articoli tecnici dell'Enciclopedia, in seguito instancabile propagatore di scritti antireligiosi) alla curatela delle opere materialistiche sotto pseudonimi del barone d'Holbach.
Si racconta che mentre andava a trovare Diderot in prigione a piedi, durante questo periodo, Rousseau ebbe l'idea della sua prima opera, il Discorso sulle scienze e le arti, che rimarrà legata nell'aneddotica a questa particolare circostanza. Nello stesso anno, dopo 14 anni, Diderot si riappacificò col padre che aveva condannato la sua vita giovanile spregiudicata e gli aveva tolto una modesta pensione di sopravvivenza.
La vita privata di Diderot fu intensa e libera, focalizzata intorno a centri affettivi di grande
importanza come la famiglia. Sposatosi nel 1743 con la camiciaia Antoinette Champion (1710-1796) detta Nanette, che si rivelerà un'ottima amministratrice dell'economia domestica, ed ebbe dal matrimonio quattro figli, dei quali gli sopravvisse solo l'amatissima figlia quartogenita Marie-Angélique (1753-1824), chiamata col nome della madre e della sorella di Diderot; i tre figli nati in precedenza, la primogenita chiamata anch'essa Angélique in onore della nonna, e i due maschi, François-Jacques-Denis e Denis-Laurent, morirono tutti pochi mesi dopo la nascita. Il padre Didier era fortemente contrario al matrimonio, e minacciò di diseredarlo (si rinconciliarono solo grazie alla mediazione di Antoinette stessa) se non si fosse fatto abate, come lui voleva. Riuscì con uno stratagemma a far rinchiudere il trentenne Diderot nel convento locale, per impedirne il matrimonio, ma lui fuggì dalla finestra e andò alla cerimonia.
A partire dal 1756 ebbe con l'amica e amante Sophie Volland una relazione sentimentale e intellettuale della quale ci resta un epistolario biografico, letterario e storico di grande valore. Il rapporto amoroso con Sophie, una donna molto diversa sia dall'amante Madeleine de Puisieux (1720-1798) - una scrittrice moralista e femminista che Diderot aveva incontrato nel 1745 - sia dalla moglie Antoinette - di livello inferiore come istruzione e interessata, più che al perseguimento degli ideali, alle faccende pratiche dell'esistenza che assicurassero una vita agiata (al punto che in età avanzata lo scrittore diceva che Nanette "inveiva tutto il giorno") - fu molto importante per Diderot, che scoprì il vero sentimento dell'amore e trovò in lei una confidente e consigliera che gli fu vicina per tutta la vita. Di Sophie non è rimasto alcun ritratto, ma solo alcune notazioni che dicono che portava gli occhiali e che aveva «la menotte sèche», delle "manucce magre" («Je baise votre front, vos yeux, votre bouche et votre
menotte sèche qui me plaît tout autant qu'une potelée...») e che era dotata di un'accurata cultura scientifica e filosofica che destò l'ammirazione di Diderot.
«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L'un compito è proprio del genio che crea, l'altro della perspicacia che perfeziona.» (D. Diderot, Interpretazione della natura)
Dal 1745 Diderot fu coinvolto attivamente nell'ambizioso progetto dell'Encyclopédie, di cui diverrà due anni dopo direttore, con d'Alembert condirettore per la parte matematica. L'editore André Le Breton e i suoi tre soci in affari, David, Durand e Briasson, ottennero un privilegio reale di venti anni per pubblicare un Dizionario Universale delle Arti e delle Scienze, tradotto dalla Cyclopaedia dell'inglese Ephraim Chambers. La direzione editoriale venne affidata all'abate Gua de Malves, dell'Accademia delle scienze. Tra i collaboratori vennero scelti Diderot e d'Alembert. Nell'ottobre del 1747, Gua de Malves abbandonò l'incarico a favore di Diderot e d'Alembert, nominato condirettore.
Di quest'opera, che lo occuperà instancabilmente per il successivo ventennio, Diderot sarà il più infaticabile artefice: egli scorgeva in essa un'irrinunciabile battaglia politica e culturale che sostenne pressoché da solo, dopo la defezione di Jean d'Alembert nel 1759, a causa della persecuzione dei philosophes dovuta alla sentenza di condanna contro L'esprit di Helvétius.
Per Diderot, a differenza di quanto pensava Voltaire, l'Enciclopedia doveva servire a diffondere il sapere all'esterno della tradizionale cerchia culturale, come una nuova «paideia», un'educazione per il popolo, non solo per nobili e alto-borghesi.
Viceversa, Diderot non darà in genere circolazione pubblica ai propri scritti, molti dei quali rimarranno quindi del tutto sconosciuti al di fuori della ristretta cerchia dei filosofi, per venire pubblicati solo dopo molti decenni dalla sua morte (alcuni addirittura dopo la seconda guerra mondiale). Nel 1751 Diderot e d'Alembert avevano ricevuto, da Federico II di Prussia, la nomina di membri dell'Accademia di Berlino.
Diderot, da questo periodo in poi, partecipò anche alla stesura o alla revisione delle opere, pubblicate anonime, del barone d'Holbach, animatore di un circolo culturale scettico e materialista, ma frequentato da personalità di diverso tipo. Assieme al barone (autore principale e a cui i libelli sono generalmente attribuiti dalla critica), allo stretto collaboratore di quest'ultimo Jacques-André Naigeon e a Louis de Jaucourt, già eminente partecipante all'Encyclopédie, Diderot stenderà o contribuirà a diversi saggi antireligiosi e anticlericali (come Il sistema della natura, Il buon senso e Il cristianesimo svelato), che d'Holbach faceva poi pubblicare in segreto e circolare grazie alle sue conoscenze personali e all'ingente patrimonio di famiglia. Come buona parte delle opere diderottiane più sovversive, anche queste circolarono clandestinamente e gli furono attribuite, nelle parti in cui vi lavorò, solo molto tempo dopo la morte del filosofo e di quella di d'Holbach.
Nel 1752, l'abbé de Prades, uno dei redattori dell'Enciclopedia, venne accusato dalle autorità
ecclesiastiche di promuovere il materialismo ateo e dare adito ai sovvertitori della società. Una sentenza del Consiglio del Re proibì e condannò al macero i due volumi pubblicati. Diderot, con il supporto di Malesherbes (giurista illuminista e futura vittima della Rivoluzione francese in quanto avvocato di Luigi XVI), direttore della Biblioteca reale (equivalente del Ministero della Cultura), riuscirà a ottenere un nuovo privilegio reale, con una discreta libertà di pubblicazione, che durerà fino al 1759, grazie all'intervento della Pompadour presso il re. La pubblicazione riprese nel mese di novembre 1753. D'Alembert si dimise da condirettore, ma tornò dopo pochi mesi per dedicarsi interamente agli articoli di fisica e matematica.
A parte il periodo di Vincennes, Diderot si dedicò infaticabilmente all'Enciclopedia; il Prospetto, scritto da lui stesso e considerato il manifesto programmatico degli Enciclopedisti, lanciò una sottoscrizione per la vendita dell'opera. Il progetto riprese l'"Albero della conoscenza umana" di Francesco Bacone, innescando subito una polemica con i gesuiti che espressero la loro opposizione perché secondo loro, era diretto contro la Chiesa e la morale cristiana. Abbastanza rapidamente, infatti, il papa, i giansenisti e i gesuiti si ritrovarono insieme contro l'opera.
Appartengono a questo periodo - oltre alla pubblicazione dell'Encyclopédie che si concluderà definitivamente solo nel 1772 - altre importanti opere, tra cui si possono ricordare i fondamentali saggi filosofici L'interpretazione della natura (1753) e il Sogno di d'Alembert (1769), i romanzi La monaca (1760) e Jacques il fatalista e il suo padrone (1773), il
dialogo Il nipote di Rameau (1762); le opere teatrali Il figlio naturale (1757) e Il padre di famiglia (1758), nonché il trattato La poésie dramatique, mentre il Paradosso sull'attore è ancora oggi una delle opere più importanti sull'arte della recitazione.
Nel 1756 incontra di nuovo Rousseau, prima che quest'ultimo - a causa dell'articolo enciclopedico sulla sua città, Ginevra - litighi, sentendosi offeso, prima con gli autori dello scritto, d'Alembert e Voltaire (che era stato poco prima cacciato dalla città svizzera), e poi con Diderot stesso, rompendo ogni rapporto con gli enciclopedisti. Da allora sia Voltaire (che lo bersagliò di satire e pamphlet) sia Diderot ostacolarono la circolazione delle opere del ginevrino, in particolare quelle autobiografiche, e Rousseau diverrà ancora più paranoico. Già precedentemente Diderot aveva litigato con Rousseau per il rifiuto di presentarsi al re che voleva concedergli un vitalizio in seguito al successo a corte dell'opera lirica L'indovino del villaggio, a causa del suo problema urinario. Sia Diderot sia il suo amico Frédéric-Melchior von Grimm al quale Rousseau era stato precedentemente legato, non tollerano ormai più l'umore scostante e la paranoia di Rousseau verso il gruppo che lui chiama la coterie holbachiana: Diderot lo accusa di essere un misantropo, scrivendo in Le fils naturel che "il buono vive in società, il malvagio da solo", causando in Rousseau un risentimento paranoico (seppur Diderot dicesse che la frase non era rivolta a lui), mentre Voltaire lo definisce "il Giuda della confraternita". Essi criticano le scelte del ginevrino, come l'aver abbandonato i cinque figli in orfanotrofio, la sua difesa quasi sciovinista di Ginevra, l'accompagnarsi con una donna analfabeta e povera (Thérèse Levasseur), che non vuole sposare e che deride alle spalle con
gli amici filosofi, ma per la cui famiglia chiede denaro agli amici e specialmente a Grimm e d'Holbach (mostrandosi secondo loro ingrato). Rousseau accusava invece la coterie di tramare contro di lui con l'aiuto della suocera, e rispose con Le confessioni (1766) opera che Diderot e Grimm considerano a tratti diffamatoria, pubblicata integralmente solo dopo la morte nel 1778. Rousseau rivela infatti episodi privati, afferma di essere stato ingannato e perseguitato, di sentirsi tacitamente approvato da loro come parte dell'ambiente "libertino" nel caso dei figli abbandonati - nonostante Rousseau dicesse di non vergognarsi e di averlo reso chiaro all'epoca, è risentito dalla rivelazione pubblica fatta da Voltaire dopo la persecuzione agli enciclopedisti per l'articolo Ginevra - e mette in cattiva luce Louise d'Épinay.
L'ex amica di Rousseau, in buoni rapporti con Diderot e da lui appoggiata, riesce a impedirne le letture pubbliche con una denuncia alla polizia (1771), infastidita dal fatto che Rousseau racconti in pubblico la relazione sentimentale quasi contemporanea che lui e Grimm avevano avuto con lei, rotta perché Diderot, da lei ospitato, frequenta contemporaneamente la contessa Houdetot di cui si è innamorato (Rousseau sostiene invece che Diderot e Grimm sparlassero di lui e Louise, e che Grimm abbia voluto soppiantarlo come amante della donna).
L'amicizia tra i due si ruppe completamente già negli anni '50, per Diderot la presenza di Rousseau è fonte di "inquietudine", i suoi scritti deliranti ("Rousseau è il baratro che separa il cielo dall'inferno", dirà) e si rifiuta di frequentarlo ulteriormente. Si incontrano per l'ultima volta all'Ermitage di Montmorency nel 1757 e litigano a causa della Lettera a d'Alembert sull'articolo su Ginevra. Diderot teme che Rousseau possa attirare la persecuzione delle autorità sugli
enciclopedisti in un momento delicato. Rousseau scrive che "dal mio insediamento all'Ermitage, Diderot non aveva cessato di molestarmi". Nel 1765 Diderot tentò una riconciliazione con Rousseau, ma questi rifiutò, pubblicando parte delle Confessioni l'anno dopo, mentre Diderot mise in guardia gli amici dal fidarsi del ginevrino.
Nel mese di gennaio 1757, il fallito tentativo del servitore di un parlamentare, lo squilibrato Robert François Damiens, di assassinare Luigi XV venne attribuito, dagli avversari di Diderot e d'Alembert, all'influenza delle nuove idee, che sono accusati di diffondere. Luigi XV cominciò a stringere le maglie della censura. L'anno seguente, i contrasti tra l'editore e d'Alembert[41], che abbandonerà il progetto, e la persecuzione delle autorità contro uno dei collaboratori, Helvétius, per aver pubblicato il saggio materialista De l'Esprit, misero a rischio il lavoro. Il re sospese i privilegi, e ordinò il rogo dei sette volumi usciti. Diderot riuscì a nascondere i volumi e le tavole a casa di Malesherbes, fino alla sospensione dei provvedimenti, ma solo nei confronti degli argomenti tecnici e non sensibili di censura.
Nel 1759 l'Enciclopedia comincia a essere vittima della censura del Parlamento di Parigi, con l'approvazione di Luigi XV, e nemmeno la Pompadour riuscirà più a far nulla. Papa Clemente XIII, intanto, inserisce l'opera nell'Indice dei libri proibiti, ordinando ai cattolici, sotto minaccia di scomunica, di consegnare ai vescovi le copie in loro possesso, affinché venissero bruciate. Voltaire, dall'esilio nella sua proprietà di Ferney, soccorre Diderot, proponendolo come accademico di Francia, ma lui declina; nel frattempo difende comunque l'amico, attaccato pubblicamente dal giornalista anti-illuminista Élie Fréron (che lo accusava di aver plagiato un'opera di Carlo Goldoni, Il vero amico, in Le Fils naturel, anche se il vero bersaglio da colpire era sempre l'Enciclopedia), con la pubblicazione di molti pamphlet anonimi. Le Breton
sottopose i volumi a una censura preventiva e bruciò i manoscritti, atti che susciteranno la rabbia di Diderot, ma il progetto proseguì, con la pubblicazione degli ultimi dieci volumi, completata nel 1772, sotto falso indirizzo e in maniera semi-clandestina.
Lo stesso anno conobbe David Hume, in casa di d'Holbach, e cominciarono i rapporti epistolari con Caterina II di Russia, la più potente dei monarchi "illuminati". Diderot le propose di poter lavorare a un'edizione russa senza alcuna censura dell'Enciclopedia, ma l'imperatrice non accettò. Nel 1766, sempre nel salotto parigino del barone, conosce gli illuministi italiani Cesare Beccaria e Alessandro Verri (fratello di Pietro). Entusiasta del libro Dei delitti e delle pene del Beccaria, in cui si propugna razionalmente l'abolizione della tortura e della pena di morte - tradotto in francese dall'abbé Morellet nel 1776 - Diderot ne scriverà le note esplicative. Tutto questo lo spingerà nettamente verso il sostegno all'abolizionismo della pena capitale. Nel 1767 venne nominato membro dell'Accademia delle arti di San Pietroburgo.
Come molti illuministi, sostenne la lotta dei coloni americani contro l'Inghilterra nella guerra d'indipendenza americana (1776), che si concluderà nel 1783 con la nascita degli Stati Uniti d'America.
Gli ultimi anni
Nel 1765, l'imperatrice Caterina II di Russia, corrispondente sua nonché di Voltaire, acquistò la biblioteca di Diderot, che ne mantenne tuttavia l'usufrutto e una rendita come bibliotecario. Tra il 1764 e il 1765 conobbe l'eccentrico scrittore britannico Laurence Sterne e David Garrick.
Nel 1773 il filosofo, invitato dalla zarina, si recò a San Pietroburgo, dove stese per l'imperatrice diversi progetti di riforma della società e dell'istruzione, che non andranno in porto. Durante la rivolta di Pugačëv, Diderot esortò Caterina a trasformare la Russia in una monarchia costituzionale: «se leggendo quello quanto ho appena scritto e ascoltando la sua coscienza, il cuore le sussulta di gioia, ella non vuole più schiavi, se freme, se il sangue le gela nelle vene, se impallidisce, si è creduta migliore di quello che era». Caterina liquidò le proposte di Diderot definendole "ciance" rispondendogli che i suoi «alti princìpi, che comprendo benissimo, sono buoni per i libri e pessimi per la pratica».
La successiva delusione gli fece sconfessare la concezione voltairiana di assolutismo illuminato, per farlo tornare, in Mémoires pour Cathérine II e in Critica al libro "Dell'uomo" di Helvétius, a schierarsi con l'ex amico Rousseau, a favore di una concezione più democratica e anti-assolutistica; negli ultimi tempi della sua vita Diderot era ormai quasi anti-monarchico, sebbene sostenesse che la zarina era certamente dispotica, ma non necessariamente tirannica.
Diderot coniò per la Russia la famosa definizione di "colosso dai piedi d'argilla", ripreso da un'immagine biblica e nelle ultime opere descrisse la Russia con colori cupi, sottolineando la mancanza di una tradizione illuminista o di una classe media, e una propensione verso una dura dittatura. Nonostante questa rottura ideologica, Caterina II (che pur preferiva le lodi di Voltaire alle critiche di Diderot) continuò a supportarlo economicamente.
Sempre nel 1773 la figlia Angélique sposò Abel-François Caroillon de Vandeul. Prima di partire per la Russia nominò Naigeon suo esecutore letterario, per cui il collaboratore di d'Holbach
divenne editore, compilatore e commentatore delle opere di Diderot.
Al ritorno del viaggio in Russia, nel 1774, visitò i Paesi Bassi, fermandosi all'Aia.
Tornato a Parigi, dal 1774 fece vita ritirata a causa della sua salute in declino, risiedendo talvolta nella villa di campagna di d'Holbach, a Grandval. In questi ultimi anni scrisse molte opere e cominciò la pubblicazione, a puntate, di Jacques il fatalista.
In questo periodo moriranno molti dei suoi collaboratori philosophes (Montesquieu era morto nel 1755): Helvetius nel 1771, Voltaire e Rousseau nel 1778, l'amico d'Alembert morto nel 1783 (pochi giorni dopo il compimento dei 70 anni di Diderot) e madame d'Epinay (morta anche lei nel 1783, ad aprile).
Il 19 febbraio 1784 Diderot, che soffriva d'ipertensione ed enfisema, venne colpito da un ictus. Furono per lui durissimi colpi la morte di Sophie, avvenuta solo tre giorni dopo, il 22 febbraio, e quella di una sua nipote, Marie-Anne detta Minette, nata da poco, il 15 aprile. Nel luglio 1784 si trasferì in un lussuoso appartamento in rue de Richelieu, il cui affitto era pagato da Caterina II, dove però visse solo per due settimane; il 31 luglio dello stesso anno, infatti, Diderot morì a Parigi per un improvviso attacco cardiaco: colpito dal malore, al termine di un pranzo con la moglie e la figlia, mentre si accingeva a mangiare una composta di ciliegie di cui era golosissimo, si accasciò e morì in pochi minuti, senza accorgersi quasi di nulla. L'autopsia, che fu eseguita secondo la volontà espressa dallo stesso Diderot, ascrisse la causa della morte a cardiomiopatia ipertrofica ed embolia polmonare, causate da ipertrofia cardiaca cronica.
In prossimità della sua morte gli amici lo avevano convinto a trasferirsi, per risiedere in una parrocchia il cui sacerdote acconsentisse a seppellirlo cristianamente, per evitare, in questo modo - come aveva fatto anche Voltaire - la sepoltura infamante in una fossa comune. Diderot firmò quindi, su loro insistenza, una falsa professione di fede cattolica e visse quindi gli ultimi mesi nel quartiere di Saint-Roch, dove aveva traslocato (nei pressi della dimora di d'Holbach, in un sontuoso appartamento di rue de Richelieu, a spese di Caterina II). Il corpo di Diderot verrà sepolto nella chiesa di Saint-Roch, sontuoso edificio barocco e luogo di sepoltura di artisti, proprio accanto al posto dove, nel 1789, sarà inumato l'amico d'Holbach, condividendone il destino di celebre ateo sepolto in un luogo religioso.
Caterina II garantì alla vedova di Diderot una donazione di 1 000 rubli; precedentemente aveva concesso dei lasciti anche al nipote superstite del filosofo, Denis-Simon, che ebbe discendenza.
Dopo la morte di Diderot, i suoi manoscritti e i volumi della sua biblioteca furono trasferiti a San Pietroburgo, dove l'imperatrice Caterina aveva riunito anche i volumi appartenuti a D'Alembert e Voltaire, oggi esposti alla Biblioteca nazionale russa.
Postumo uscirà, per volontà della moglie Antoinette, la versione completa, in volume, del celebre romanzo Jacques il fatalista.
Nel 1791 i sanculotti assaltarono la chiesa di Saint-Roch, danneggiando anche le tombe, per
cui i resti andarono dispersi, probabilmente finiti anche in fosse comuni di cimiteri di epoca rivoluzionaria e quindi poi nelle catacombe di Parigi, oppure nell'ossario della chiesa. Assalti e combattimenti a Saint-Roch avvennero nuovamente nel 1795, durante l'insurrezione del 13 vendemmiaio anno IV (con scontri tra i soldati comandati da Napoleone Bonaparte e i monarchici, con i primi che mitragliarono il sagrato e la facciata) e il 7 gennaio 1815 (durante una protesta anticlericale per il divieto di sepoltura di un'attrice, durante il periodo turbolento della prima restaurazione francese che precedette i cento giorni), per cui l'aspetto originario della chiesa e della posizione delle lapidi è andato perduto, subendo un'opera di rifacimento. Il 6 brumaio dell'anno VII (27 ottobre 1798), un decreto del Direttorio l'aveva temporaneamente nominata "Tempio del Genio", monumento laico in analogia al Pantheon e ai Templi della Ragione come Notre-Dame sconsacrata. La lapide di Diderot è comunque andata perduta. Tuttavia un grande cenotafio lo ricorda al Pantheon, situato proprio sotto la cupola. Nel 2013, per il tricentenario della nascita, un gruppo di intellettuali ha proposto, al Presidente francese François Hollande, di effettuare una cerimonia ufficiale per il trasferimento solenne presso il Pantheon, a bara vuota come avvenuto per Condorcet, e per altri illuministi, tra i quali Voltaire e Rousseau qui portati durante la Rivoluzione francese.

Opere
Edizioni moderne in italiano delle opere di Diderot:
Ironie morali, trad. Vincenzo Cardarelli, Milano: Facchi, 1919; Roma: Colombo, 1949.
Il nipote di Rameau, a cura di Giacinto Spagnoletti, Parma, Guanda, 1945.
La religiosa, trad. Carlo Borelli, prefazione di Fernanda Pivano, Torino, Einaudi, 1945; nuova ed. come La monaca, nota introduttiva di Franco Cordero, ivi, 1972.
Lettere a Sofia, a cura di Giacomo Falco, Milano, Bompiani, 1946.
Scritti di estetica, a cura di Guido Neri, Milano, Feltrinelli, 1957.
Giacomo il fatalista e il suo padrone, Milano, BUR, 1959.
I gingilli indiscreti, trad. Pino Bava, Milano, Rizzoli, 1962; nuova ed. come I gioielli indiscreti, introduzione di Giovanni Bogliolo, ivi, 1982.
Opere filosofiche, a cura di Paolo Rossi, Milano, Feltrinelli, 1963.
I gioielli indiscreti, a cura di Glauco Natoli, trad. Marcella Bonsanti, Firenze, Sansoni 1966.
La religiosa, trad. Carmen Lottero, Torino, Edizioni dell'Albero, 1966.
Scritti politici, a cura di Furio Diaz, Torino, UTET, 1967.
Sogno di D'Alembert, trad. Paola Campioli, Milano, Rizzoli, 1967.
Enciclopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, con autori vari, a cura di Paolo Casini, Bari, Laterza, 1968, 2003.
Commento alla Lettera sull'uomo di Hemsterhuis, a cura di Mirella Brini Savorelli, Bari, Laterza 1971, 1981.
Memorie per Caterina II, a cura di Paul Verniere; trad. Maria Vasta Dazzi, Milano, Longanesi, 1972.
La teoria e la pratica dell'arte, a cura di Armando La Torre, Roma, Bulzoni, 1976.
Antologia dall'Encyclopedie di Diderot e d'Alembert, a cura di Mario e Massimo Bonfantini, Novara, De Agostini, 1977.
Potere politico e libertà di stampa, a cura di Paolo Alatri, Roma, Editori Riuniti, 1978.
La monaca (La Religieuse), trad. Elina Klersy Imberciadori, Milano, Garzanti Editore, 1978, 1981.
I gioielli indiscreti, a cura di Lina Zecchi, Milano, Mondadori, 1979.
Teatro e scritti sul teatro, a cura di Marialuisa Grilli, Firenze, La nuova Italia, 1980.
Encyclopedie di Diderot e d'Alembert: dizionario ragionato di scienze arti e mestieri, 18 volumi, a cura di Andrea Calzolari, prefazione di Jorge Luis Borges, Parma, Franco Maria Ricci, 1970-1980 (riproduzione dell'ed. parigina chez Briasson, David, Le Breton, Durand, 1751-1772).
La passeggiata dello scettico: colloquio sulla religione, la filosofia, la mondanità, a cura di Mirella Brini Savorelli, Milano, Serra e Riva, 1984.
Lettera sui sordi e sui muti, a cura di Fernando Bollino, Modena, Mucchi, 1984.
Il nipote di Rameau, trad. Augusto Frassineti, Torino, Einaudi, 1984; nuova ed. Macerata, Quodlibet, 2010 (con una nota di Ermanno Cavazzoni).
La passeggiata dello scettico, a cura di M. Brini Savorelli, Milano, Serra e Riva 1984.
Lettera sui sordomuti e altri scritti sulla natura e sul bello, a cura di Elio Franzini, con un saggio di Michel Butor, Parma, Guanda, 1984.
Saggio sui regni di Claudio e Nerone e sui costumi e gli scritti di Seneca, con una nota di Luciano Canfora, Palermo, Sellerio editore, 1987.
Teatro, a cura di Lanfranco Binni, Milano, Garzanti 1988.
Paradosso sull'attore, trad. Jole Bertolazzi, a cura di Paolo Alatri, Roma, Editori Riuniti, 1989.
Viaggio in Olanda, trad. Elina Klersy Imberciadori, prefazione di Lionello Sozzi, Como, Ibis Edizioni, 1989.
Racconti, prefazione di Alberto Castoldi, Pordenone, Studio tesi, 1989.
Interpretazione della natura e Principi filosofici sulla materia e il movimento, a cura di Gianfranco Cantelli, Milano, SE, 1990.
Siamo tutti libertini: lettere a Sophie Volland, 1759-1762, a cura di Marina Premoli, Milano, Rosellina Archinto Editore, 1990.
Dialoghi filosofici, a cura di M. Brini Savorelli, Firenze, Le Lettere 1990.
Saggi sulla pittura, a cura di Massimo Modica, Palermo, Aesthetica, 1991.
Vincenzo Barba (a cura di), L'uomo e la morale, Pordenone, Studio Tesi, 1991.
Thérèse philosophe, anonimo, attribuito da qualche critico a Denis Diderot (più comunemente a Jean-Baptiste Boyer d'Argens); prefazione di Riccardo Reim, Roma, Lucarini, 1991; nuova ed. Roma, Coniglio Editore, 2007
I gioielli indiscreti; con Justine, o Le disgrazie della virtù del Marchese de Sade, Sesto San Giovanni, A. Peruzzo, 1991.
L'uccello bianco: racconto blu, trad. Anna Tito, Palermo, Sellerio, 1992.
Jacques il fatalista e il suo padrone, introduzione di Michele Rago, trad. Glauco Natoli, Torino, Einaudi, 1992.
Il nipote di Rameau. Jacques il fatalista e il suo padrone, a cura di Lanfranco Binni, Milano, Garzanti 1993.
Ritorno alla natura: Supplemento al Viaggio di Bougainville; a cura di Antonio A. Santucci, Bari, Laterza, 1993.
Il nipote di Rameau, trad. Maria Grazia Dominici, Vimercate, La spiga, 1994.
Trattato sul bello, trad. Guido Neri, a cura di Miklos Nicola Varga, Milano, SE, 1995; nuova ed. Milano, Abscondita, 2001.
Interpretazione della natura, a cura di P. Omodeo, Roma, Editori Riuniti 1995.
Il sogno di D'Alembert, introduzione di Benedetta Craveri, Milano, Rizzoli 1996.
Ricerche filosofiche sull'origine e la natura del bello, a cura di Massimo Modica, Gaeta, Bibliotheca, 1996.
Pensieri sull'interpretazione della natura, Roma, Armando editore, 1996.
Tommaso Cavallo (a cura di), Pensieri filosofici, Pisa, Jacques e i suoi quaderni, 1998.
Lettera sui ciechi per quelli che ci vedono, a cura di Mirella Brini Savorelli, Firenze, La nuova Italia, 1999.
Mystification, o La storia dei ritratti, prefazione di Daria Galateria, Milano, Rosellina Archinto, 2001.
Tre racconti, a cura di Ida Cappiello, Macerata, Liberilibri, 2001 (contiene: Questa non è una novella, Madame de la Carliere, Supplemento al Viaggio di Bougainville).
Paradosso sull'attore, a cura di Giuseppe Panella e Alessandro Varaldo, Milano, La vita felice,
2002, 2009.
La religiosa, trad. Susanna Spero, Venezia, Marsilio, 2002.
Paradosso sull'attore, a cura di Roberto Rossi, con uno scritto di Yvon Belaval, Milano, Abscondita, 2002.
Pensieri sull'interpretazione della natura ai giovani che si dispongono allo studio della filosofia naturale, trad. Anita Cacciolati, Roma, Aracne, 2004.
L'arte di godere. Testi dei filosofi libertini del XVIII secolo, con Julien Offray de La Mettrie e altri. Scelta, traduzione e commento a cura di Paolo Quintili, Manifestolibri, Roma 2006.
I gioielli indiscreti, a cura di Riccardo Reim, Roma, Newton Compton, 2008.
L'antro di Platone, a cura di Alfonso M. Iacono, Pisa, ETS, 2009.
Encyclopedie di Diderot e d'Alembert: tutte le tavole, trad. Martine Schruoffeneger, Milano, Mondadori, 1993; n. ed. 2009 con prefazione di Piergiorgio Odifreddi.
Paradosso sull'attore, a cura di Paolo Alatri, trad. di Jole Bertolazzi, Roma, Editori Riuniti, 2007.
Supplemento al Viaggio di Bougainville, trad. e cura di Antonio A. Santucci, Roma, Editori Riuniti University Press, 2012.
Paradosso sull'attore, a cura di Valentina Sperotto e Andrea Tagliapietra, Roma, InSchibboleth, 2022.
ENCICLOPEDIA DEGLI ILLUMINISTI - Antologia tecnica e scientifica, a cura di Claudio Pierini, Cierre Grafica, Verona 2022
Sulla libertà della stampa, Milano, La Vita Felice 2011
Memorie per Caterina II, introduzione di Paul Vernière, postfazione di Armando Torno, traduzione di Maria Vasta Dazzi, Milano, La Vita Felice 2021
Due intrighi, una satira e un divertissement, a cura di Dario Borso, La Vita Felice, Milano 2026

giovedì 27 aprile 2023

BRIEUX Eugène (1858 - 1932)

 

Eugène Brieux
 (Parigi, 19 gennaio 1858 – Nizza, 6 dicembre 1932) è stato uno scrittore francese.
Autore di Blanchette (1892), fu autore di vari drammi familiari che gli valsero il seggio all'Académie française.
Venne definito da Louis Veuillot un «predicatore della scena», ed egli stesso confessò di essere «nato con l'animo dell'apostolo».
Le sue numerosi opere teatrali ebbero come fine sempre la dimostrazione di una tesi morale, ma contemporaneamente in relazione a quella tesi, presentarono la rappresentazione realistica di un ambiente sociale determinato nei suoi luoghi e nei suoi personaggi tipici: dal giornalismo parigino (Ménages d'artistes, 1890), al sottobosco politico (L'engrenage, 1894), alla magistratura corrotta (Le robe rouge, 1900).
Per il suo gusto che miscela il naturalismo con l'umanitarismo, Brieux diventò uno degli autori preferiti da André Antoine, animatore del Théâtre Libre.

mercoledì 26 aprile 2023

MUGO Mĩcere Gĩthae (1942 - 2023)

 

Mĩcere Gĩthae Mũgo
, nata Madeleine Mĩcere Gĩthae (Baricho, 12 dicembre 1942 – Syracuse, 30 giugno 2023), è stata una drammaturga, scrittrice, attivista, insegnante e poetessa keniana con cittadinanza statunitense. Nel 1982 fu costretta all'esilio dal Kenya durante la dittatura di Daniel Arap Moi per attivismo e si trasferì prima nello Zimbabwe e successivamente negli Stati Uniti per insegnare letteratura al Dipartimento di studi afroamericani della Syracuse University. Pubblicò sei libri, un'opera teatrale scritta in collaborazione con Ngugi wa Thiong'o e tre monografie. L'East African Standard la inserì nel 2002 nella lista delle 100 persone più influenti del Kenya.
Nel 2021, la Royal African Society di Londra conferì a Mugo il premio alla carriera in letteratura africana.
Mũgo nacque nel dicembre 1942 a Baricho, nel distretto di Kirinyaga, in Kenya. Figlia di due insegnanti progressisti - il capo senior Richard Karuga Gĩthae e Mwalimu Grace Njeri Gĩthae - politicamente attivi nella lotta per l'indipendenza del Kenya.
Mũgo frequentò la Alliance Girls' High School dal 1957 al 1960. Nel 1966 si laureò alla Makerere University. Nel settembre di quell'anno si iscrisse all'Università di Nairobi per poi partire per il Canada per frequentare nel 1969 l'Università del New Brunswick, dove conseguì il master e il dottorato nel 1973. Nello stesso anno ritornò in Kenya iniziando ad insegnare all'Università di Nairobi; nel 1978 divenne preside della Facoltà di Lettere e Scienze Sociali, diventando così la prima preside donna di una facoltà in Kenya. Insegnò all'Università di Nairobi fino al 1982, quindi alla St. Lawrence University (1982–1984), poi all'Università dello Zimbabwe (1984–1991) diventando nel 1992 visiting professor alla Cornell University.
Mũgo fu un'attivista politica che lottava contro le violazioni dei diritti umani in Kenya. Il suo attivismo la portò ad essere molestata dalla polizia e arrestata. Mũgo e la sua famiglia (comprese due giovani figlie, Mũmbi wa Mũgo e Njeri Kũi Mũgo, nate dal suo matrimonio finito con un divorzio) furono costrette a lasciare il Kenya nel 1982 dopo il tentativo di colpo di stato del governo di Daniel Arap Moi, in seguito al quale divenne bersaglio di vessazioni da parte del governo. Venne privata della cittadinanza keniota, ma dopo un anno il governo dello Zimbabwe la invitò a richiedere la cittadinanza dello Zimbabwe. La mantenne fino alla metà degli anni '90, quando riacquistò la cittadinanza keniota oltre ad avere quella statunitense.
Dopo aver lasciato il Kenya, lavorò, scrisse e insegnò all'estero. In seguito disse: "Sono ua figlia dell'universo, ho vissuto in quasi tutti i continenti".
La poesia "Speaking of Hurricanes" di Ama Ata Aidoo, inclusa nella raccolta di Aidoo del 1992 An Angry Letter in January, fu scritta "per Micere Mugo e tutti gli altri esuli africani".
Nel 1993, ritornata negli Stati Uniti, Mũgo insegnò alla Syracuse University scrittura creativa, letteratura caraibica e metodi di ricerca presso il Dipartimento di studi afroamericani (AAS). Nel 2007, le fu assegnato assegnato il "Laura J. and L. Douglas Meredith Professor for Teaching Excellence". Nel 2013, mentre era alla Syracuse University, partecipò alla conferenza della Commissione sullo status delle donne (CSW) presso le Nazioni Unite; il tema era: "L'eliminazione e la prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze". Nel suo intervento affermò: "La scrittura può essere un'ancora di salvezza, soprattutto quando la tua esistenza è stata negata, soprattutto quando sei stato lasciato ai margini, soprattutto quando la tua vita e il tuo processo di crescita sono stati sottoposti a tentativi di strangolamento".
Dopo 22 anni di servizio, Mũgo andò in pensione nel 2015. Nello stesso anno partecipò alla conferenza internazionale sugli scrittori africani, intitolata "Artisti e scrittori della letteratura orale africana che danno vita alle visioni umanizzanti Sankofa di Utu, Ubuntu e Giustizia per tutti", presso l'Università del Sudafrica (UNISA) nell'ambito della quarta Conferenza internazionale degli scrittori africani del secolo.
Nel 2021, la Royal African Society di Londra le conferì il premio alla carriera "Africa Writes" in letteratura africana, il primo destinatario fu Margaret Busby nel 2019.
Mũgo fu la fondatrice della United Women of Africa Organization (UWAO) e co-fondatrice e presidente (al momento della sua morte) della Comunità panafricana di New York (PACCNY). Fu relatrice ufficiale di Amnesty International, consulente per la serie "Africa on the Horizon" di Blackside, membro del consiglio dell'Università di Riara, ex presidente del consiglio di amministrazione del Southern Africa Regional Institute for Policy Studies (SARIPS) a Harare. Fu consulente anche per molte fondazioni e nel consiglio di amministrazione di molte riviste e organizzazioni.
Mũgo, che aveva parlato apertamente della sua battaglia di 16 anni contro il cancro al mieloma multiplo, morì il 30 giugno 2023, all'età di 81 anni, a Syracuse, New York.

Opere
Il lavoro di Mũgo ebbe generalmente una prospettiva tradizionale africana, panafricana e femminista e si ispirò fortemente alle tradizioni culturali indigene africane. Mũgo e il collega scrittore attivista keniano Ngugi wa Thiong'o scrissero insieme l'opera teatrale The Trial of Dedan Kimathi, pubblicata nel 1977 e rappresentata al FESTAC 77 a Lagos, in Nigeria. Collaborò anche con lo scrittore dello Zimbabwe Shimmer Chinodya nel montaggio di opere teatrali e storie per adolescenti in lingua shona.

Teatro
The Long Illness of Ex-Chief Kiti, East African Literature Bureau, 1976
The Trial of Dedan Kimathi (insieme a Ngũgĩ wa Thiong'o), Heinemann, 1977

Poesia
Daughter of My People, Sing!, East African Literature Bureau, 1976
My Mother's Song and Other Poems, East African Educational Publishers, 1994

Critica letteraria
Visions of Africa: The Fiction of Chinua Achebe, Margaret Laurence, Elspeth Huxley, and Ngũgĩ wa Thiong'o, Kenya Literature Bureau, 1978
African Orature and Human Rights, National University of Lesotho, 1991
The imperative of Utu / Ubuntu in Africana scholarship, Daraja Press, 2021

Autobiografia
Writing & Speaking from the Heart of My Mind, Africa World Press, 2012

martedì 25 aprile 2023

HERMANS Willem Frederik (1921 - 1995)

 

Willem Frederik Hermans
(Amsterdam, 1º settembre 1921 – Utrecht, 27 aprile 1995) è stato uno scrittore olandese. È considerato uno dei maggiori scrittori olandesi del dopoguerra, insieme a Harry Mulisch e Gerard Reve.
Ha scritto romanzi, racconti brevi, opere teatrali, poesie, saggi, opere filosofiche e scientifiche.
Lo stile di Hermans è esistenzialista e in generale piuttosto asciutto. Il suo tipo di scrittura è unico nella letteratura neerlandese, essendo caratterizzato dall'uso di frasi brevi e secche. Indubbiamente Hermans fu influenzato dalla Seconda guerra mondiale e dall'occupazione tedesca dei Paesi Bassi tra il 1940 e il 1945, e i suoi romanzi più lunghi (De tranen der acacia's e De donkere kamer van Damokles) sono ambientati nel periodo della guerra. Anche i suoi scritti più divertenti (Onder professoren e Au pair) possono avere una tendenza strana, esistenzialista.
Nel 1958 W.F. Hermans ottenne la cattedra di geografia fisica all'Università di Groninga. Nel 1972 Hermans fu accusato (tra gli altri anche dal calvinista Jan de Koning, membro del parlamento e in seguito ministro del governo) di passare il tempo scrivendo invece di insegnare. Fu istituita una commissione parlamentare d'inchiesta per indagare sulla questione. La commissione stabilì che il principale fatto imputabile a Hermans consisteva nell'uso della cancelleria dell'Università per scrivere i suoi appunti. Nel 1973 Hermans rassegnò le dimissioni e si trasferì a Parigi, dove si dedicò interamente alla scrittura. Nel romanzo Onder professoren (Tra professori) (1975) Hermans descrive la vita universitaria di Groninga in modo amaro e satirico. Questo libro può essere letto come un romanzo a chiave e fu scritto interamente sulla facciata bianca delle lettere dell'università, come dice Zomerplaag, l'alter ego di Hermans, 'per fare qualcosa di utile con questa carta costosa che normalmente scomparirebbe, senza essere letta, nel cestino della cartastraccia, inquinando l'ambiente'. Successivamente l'università
obbligò i membri dello staff a usare entrambe le facciate dei fogli di carta.
Hermans era famoso per le sue polemiche, come si vede in particolare nel 'caso Weinreb', dove ebbe un ruolo chiave nello smascheramento di un impostore ebreo che affermava di essere stato un combattente della resistenza e di aver aiutato altri ebrei durante l'occupazione nazista dei Paesi Bassi.
Nel 1986 il sindaco e il consiglio comunale di Amsterdam dichiararono ufficialmente Hermans persona non grata ad Amsterdam, perché Hermans si era recato in visita in Sudafrica nel 1983, sfidando il boicottaggio culturale che era stato dichiarato contro quel paese per la sua politica di apartheid. Essendo sposato con una donna non bianca, Hermans non se ne curò affatto. Hermans tornò nella sua città solo nel 1993 per la presentazione di un libro, dopo che il consiglio comunale aveva posto fine, su richiesta dello stesso Hermans, al suo status di 'persona non grata'.
Hermans ha ricevuto un dottorato honoris causa dall'Università di Liegi nel 1990 e uno dall'Università di Pretoria nel 1993.

Opere
Raccolte di racconti
Moedwil en misverstand, 1948
Paranoia, 1953
Een landingspoging op Newfoundland en andere verhalen, 1957
Een wonderkind of een total loss, 1967
De laatste roker, 1991
Vier novellen, 1993

Racconti
Moedwil en misverstand, 1948
Het behouden huis, 1951
Bijzondere tekens, 1977
Dood en weggeraakt, 1980
Filip's sonatine, 1980
Homme's hoest, 1980
Geyerstein's dynamiek, 1982
Waarom schrijven?, 1983
De zegelring, 1984
Naar Magnitogorsk, 1990
In de mist van het schimmenrijk, 1993; in seguito pubblicato con il titolo Madelon in de mist van het schimmenrijk
De onversleten wandelaar, 1994

Romanzi
Conserve, 1947
De tranen der acacia's, 1949
Ik heb altijd gelijk, 1951
De God Denkbaar Denkbaar de God, 1956
Herinneringen van een engelbewaarder, 1971
Het evangelie van O. Dapper Dapper, 1973
Onder professoren, 1975
Uit talloos veel miljoenen, 1981
Een heilige van de horlogerie, 1987
Au pair, 1989
Ruisend gruis, 1995, postumo

Saggi
Fenomenologie van de pin-up girl, 1950
Het geweten van de Groene Amsterdammer, 1955
Wittgenstein in de mode, 1967; in seguito pubblicato con il titolo Wittgenstein in de mode en Kazemier niet
Machines in bikini, 1974
De raadselachtige Multatuli, 1976
De liefde tussen mens en kat, 1985
Relikwieën en documenten, 1985
Het boek der boeken, bij uitstek, 1986
Vincent literator, 1990

Raccolte di saggi
Mandarijnen op zwavelzuur, 1964
Het sadistische universum, 1964
Het sadistische universum 2. Van Wittgenstein tot Weinreb, 1970
Houten leeuwen en leeuwen van goud, 1979
Ik draag geen helm met vederbos, 1979
Mandarijnen op Zwavelzuur. Supplement, 1983
Klaas kwam niet, 1983
Door gevaarlijke gekken omringd, 1988
Wittgenstein, 1990
Malle Hugo. Vermaningen en beschouwingen, 1994

Teatro, sceneggiature
Drie drama's, 1962
De woeste wandeling, 1962; sceneggiatura cinematografica
King Kong, 1972
Periander, 1974

Versi
Kussen door een rag van woorden, 1944
Horror cœli, 1946
Hypnodrome, 1948
Overgebleven gedichten,1968

Opere tradotte in italiano
La casa vuota (Het behouden huis), in BUR, traduzione di Laura Pignatti, postfazione di Cees Nooteboom, Milano, Rizzoli, 2005 (1951)
La camera oscura di Damocle (De donkere kamer van Damokles), Milano, Iperborea, 2022 (1958)
Alla fine del sonno (Nooit meer slapen), traduzione di Claudia Di Palermo, Milano, Adelphi, 2014 (1966)

YOUNG-HA Kim (1968 - viv.)

Kim Young-ha (hangŭl:  김영하 ; Contea di Hwacheon, 11 novembre 1968) è uno scrittore sudcoreano. Nato nel 1968 nella Contea di Hwacheon, ha ...