Denis
Diderot (Langres, 5 ottobre 1713 – Parigi, 31
luglio 1784) è stato un filosofo, critico
d'arte, enciclopedista, scrittore e drammaturgo francese,
uno dei massimi rappresentanti dell'Illuminismo e uno degli
intellettuali più rappresentativi del XVIII secolo.
Era amico e collaboratore di Voltaire e del barone
d'Holbach, col quale scrisse numerose opere anonime di intonazione
antireligiosa e anticlericale.
Fu promotore, direttore editoriale ed editore dell'Encyclopédie,
avvalendosi inizialmente dell'importante collaborazione
di d'Alembert, che però alle prime difficoltà con la censura
(dopo la condanna del testo De l'esprit di Helvétius,
anch'egli collaboratore) si ritirerà.
Sarà Diderot, dirigendo l'opera e scrivendo circa 5 000 voci,
spesso anonime, che porterà avanti l'impresa quasi da solo, grazie a
vari finanziamenti, sino all'uscita degli ultimi volumi
nel 1772.
Oltre al colossale lavoro enciclopedico e alle pubblicazioni anonime
per aggirare la censura, Diderot scrisse numerose opere filosofiche e
teatrali, romanzi, articoli e saggi su disparati argomenti,
occupandosi di arte, storia, politica e società.
La famiglia, borghese e cattolica, relativamente benestante, avrebbe
voluto avviarlo alla carriera ecclesiastica o a quella giuridica, ma
il giovane Denis non pareva interessato né all'una né
all'altra. Il padre era Didier Diderot, fabbricante di
coltelli e ferri chirurgici, sposato con Angélique
Vigneron. Denis portava il nome del nonno. Aveva due
fratelli: Didier-Pierre, poi sacerdote e canonico della cattedrale di
Langres e Angélique che, diventata suora, morirà giovane in
convento, probabilmente suicida: una tragica figura che Diderot
riprenderà nel romanzo La monaca. Dopo aver
studiato presso il collegio gesuita della città natale, e
aver effettuato anche la tonsura (il rito del taglio di
capelli per entrare nell'ordine), lasciò la vita clericale contro la
volontà paterna, e si trasferì a Parigi per iscriversi
all'Università, dove ottenne il baccalaureato. Ne uscì nel
1732, con il titolo di magister artium, una laurea abbastanza
generica e quindi relativamente carente per una specializzazione
professionale.
Sprovvisto di un preciso indirizzo di carriera, Diderot inizialmente
lavorò per un periodo nello studio di un procuratore e
in seguito si adattò ai più diversi lavori; studiò greco e
latino,
medicina e musica, guadagnandosi da vivere come traduttore ed
entrando così in contatto con autori e idee da cui trasse
ispirazione.
Fu anche scrivano pubblico e precettore, frequentando, come molti
altri giovani anticonformisti, i salotti e i caffè
letterari in cui circolavano le idee illuministiche e libertine.
Il suo spirito vulcanico e decisionista doveva farne un leader del
movimento illuminista e non a caso è di questo periodo la
segnalazione alla polizia, che nel 1748 lo schederà come "giovane
pericoloso" per le sue idee blasfeme e contro la
religione.
A Parigi conobbe, nel 1742, un altro provinciale come lui, il
ginevrino Jean-Jacques Rousseau, con cui costruì un intenso
quanto burrascoso rapporto. Il sodalizio tra alti e bassi si romperà
a un certo punto perché Rousseau si sentì "tradito" dagli
amici illuministi che non condividevano le sue idee e i suoi
atteggiamenti. Dal 1742 al 1745 traduce dall'inglese
il Dizionario medico di Robert James. Nel
1745 incontrò per la prima volta Condillac; nello stesso anno
tradusse il Saggio sulla virtù e sul merito di Anthony
Ashley Cooper, III conte di Shaftesbury, del quale ammirò le idee
di tolleranza e di libertà. In seguito, assieme agli
scrittori e traduttori François-Vincent Toussaint e
a Marc-Antoine Eidous, lavorò alla versione francese
del Dictionnaire universel de medicine (Parigi 1746-1748)
del medico inglese Robert James.
Risentono di questi rapporti culturali i suoi Pensées
philosophiques (Pensieri filosofici) del 1746, di
intonazione deista, La sufficienza della religione
naturale e La passeggiata dello scettico del 1747;
tutte opere aspramente critiche verso la superstizione e
l'intolleranza.
Il Parlamento di Parigi condannò
i Pensieri, pubblicati anonimo, a essere
bruciati. Risalgono al 1748 il romanzo libertino I
gioielli indiscreti e al 1749 la Lettera sui ciechi ad uso
di coloro che vedono di
intonazione sensista e materialista.
Già questa prima rassegna di titoli, a cui vanno aggiunti anche
alcuni saggi di matematica, lascia intravedere due
caratteristiche fondamentali della personalità intellettuale del
filosofo, vale a dire la vastità dei suoi interessi - che spaziarono
dalla filosofia alla biologia,
dall'estetica alla letteratura - e la flessibilità
dei generi di scrittura da lui praticati, particolarmente congeniale
al carattere mobile, aperto e dialogico del suo pensiero, nonché
la sua propensione alla catalogazione dei vari rami del
sapere.
In questo periodo, con l'editore André Le Breton, comincia a
prendere forma il progetto dell'Encyclopédie. Diderot frequenta il
salotto di madame Geoffrin, assieme
a Voltaire e d'Alembert.
Incarcerato nel castello di Vincennes per la Lettera
sui ciechi ad uso di coloro che vedono, un vero e proprio manifesto
dell'ateismo, dove Diderot aveva fra l'altro ripreso alcuni passi
degli scritti del prete-ateo Jean Meslier (1664-1729), poi
pubblicati e revisionati da Voltaire, trascorrerà centotré
giorni di prigionia piuttosto blanda (grazie a Madame du
Châtelet, la compagna di Voltaire, che era parente del direttore del
carcere, ebbe anche dei permessi di uscita), dal 22 luglio al 3
novembre 1749. Oltre che per la Lettera, fu arrestato
anche come sospetto di aver scritto un "noto romanzo
libertino" e cioè Thérèse philosophe, solitamente
attribuito a Jean-Baptiste Boyer d'Argens o altri (si veda
anche il paragrafo sul rapporto col libertinismo). Nello stesso
anno (1748) aveva dato alle stampe un altro romanzo libertino e
filosofico, anonimo, dal titolo I gioielli indiscreti.

La Lettera sui ciechi sarà invece inviata anche a
Voltaire, che l'apprezzerà, pur non condividendo la tendenza
materialista di Diderot. Diderot fu liberato dopo aver
firmato una "lettera di sottomissione" e anche per
le intercessioni di alcuni amici presso le autorità di sicurezza (e
con tutta probabilità per l'influenza della favorita del re Luigi
XV, madame de Pompadour, amica personale di Diderot e
Voltaire); dovette però restare per un periodo in libertà
vigilata.
Cercherà anche di attribuire i Pensieri alla sua amica ed
ex amante Madame de Puisieux, ma poi dovette ammettere di averli
scritti e promettere per iscritto di non scrivere più «contro la
religione e la morale»; da allora, per molto tempo, si limitò a
esporre gli argomenti più pericolosi del suo pensiero velatamente o
in maniera superficiale o ricorrendo a inserirli nelle voci
dell'Enciclopedia meno sospette. In seguito pubblicherà solo in
forma anonima o sotto pseudonimi gli articoli più scomodi, oppure
parteciperà con altri come Jacques-André Naigeon (costui
era un artista e scultore inizialmente coinvolto in articoli tecnici
dell'Enciclopedia, in seguito instancabile propagatore di scritti
antireligiosi) alla curatela delle opere materialistiche sotto
pseudonimi del barone d'Holbach.
Si racconta che mentre andava a trovare Diderot in prigione a piedi,
durante questo periodo, Rousseau ebbe l'idea della sua prima opera,
il Discorso sulle scienze e le arti, che rimarrà legata
nell'aneddotica a questa particolare circostanza. Nello
stesso anno, dopo 14 anni, Diderot si riappacificò col padre che
aveva condannato la sua vita giovanile spregiudicata e gli aveva
tolto una modesta pensione di sopravvivenza.
La vita privata di Diderot fu intensa e libera, focalizzata intorno a
centri affettivi di grande

importanza come la famiglia. Sposatosi nel
1743 con la camiciaia Antoinette Champion (1710-1796)
detta Nanette, che si rivelerà un'ottima amministratrice
dell'economia domestica, ed ebbe dal matrimonio quattro figli, dei
quali gli sopravvisse solo l'amatissima figlia quartogenita
Marie-Angélique (1753-1824), chiamata col nome della madre
e della sorella di Diderot; i tre figli nati in precedenza, la
primogenita chiamata anch'essa Angélique in onore della nonna, e i
due maschi, François-Jacques-Denis e Denis-Laurent, morirono tutti
pochi mesi dopo la nascita. Il padre Didier era fortemente
contrario al matrimonio, e minacciò di diseredarlo (si
rinconciliarono solo grazie alla mediazione di Antoinette stessa) se
non si fosse fatto abate, come lui voleva. Riuscì con uno
stratagemma a far rinchiudere il trentenne Diderot nel convento
locale, per impedirne il matrimonio, ma lui fuggì dalla finestra e
andò alla cerimonia.
A partire dal 1756 ebbe con l'amica e amante Sophie
Volland una relazione sentimentale e intellettuale
della quale ci resta un epistolario biografico, letterario
e storico di grande valore. Il rapporto amoroso con
Sophie, una donna molto diversa sia dall'amante Madeleine de Puisieux
(1720-1798) - una scrittrice moralista e femminista che Diderot aveva
incontrato nel 1745 - sia dalla moglie Antoinette - di livello
inferiore come istruzione e interessata, più che al perseguimento
degli ideali, alle faccende pratiche dell'esistenza che assicurassero
una vita agiata (al punto che in età avanzata lo scrittore diceva
che Nanette "inveiva tutto il giorno") - fu molto
importante per Diderot, che scoprì il vero sentimento dell'amore e
trovò in lei una confidente e consigliera che gli fu vicina per
tutta la vita. Di Sophie non è rimasto alcun ritratto, ma
solo alcune notazioni che dicono che portava gli occhiali e che aveva
«la menotte sèche», delle "manucce magre" («Je baise
votre front, vos yeux, votre bouche et votre

menotte sèche qui me
plaît tout autant qu'une potelée...») e che era dotata di
un'accurata cultura scientifica e filosofica che destò l'ammirazione
di Diderot.
«Mi rappresento il vasto recinto
delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di
luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve
essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure
di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L'un compito è
proprio del genio che crea, l'altro della perspicacia che
perfeziona.» (D. Diderot, Interpretazione della natura)
Dal 1745 Diderot fu coinvolto attivamente nell'ambizioso progetto
dell'Encyclopédie, di cui diverrà due anni dopo direttore, con
d'Alembert condirettore per la parte matematica. L'editore André
Le Breton e i suoi tre soci in affari, David, Durand e Briasson,
ottennero un privilegio reale di venti anni per pubblicare un
Dizionario Universale delle Arti e delle Scienze, tradotto
dalla Cyclopaedia dell'inglese Ephraim Chambers. La
direzione editoriale venne affidata all'abate Gua de Malves,
dell'Accademia delle scienze. Tra i collaboratori vennero scelti
Diderot e d'Alembert. Nell'ottobre del 1747, Gua de Malves abbandonò
l'incarico a favore di Diderot e d'Alembert, nominato
condirettore.
Di quest'opera, che lo occuperà instancabilmente per il successivo
ventennio, Diderot sarà il più infaticabile artefice: egli scorgeva
in essa un'irrinunciabile battaglia politica e culturale che sostenne
pressoché da solo, dopo la defezione di Jean
d'Alembert nel 1759, a causa della persecuzione
dei philosophes dovuta alla sentenza di condanna
contro L'esprit di Helvétius.
Per Diderot,
a differenza di quanto pensava Voltaire, l'Enciclopedia doveva
servire a diffondere il sapere all'esterno della tradizionale cerchia
culturale, come una nuova «paideia», un'educazione per il popolo,
non solo per nobili e alto-borghesi.
Viceversa, Diderot non darà in genere circolazione pubblica ai
propri scritti, molti dei quali rimarranno quindi del tutto
sconosciuti al di fuori della ristretta cerchia dei filosofi, per
venire pubblicati solo dopo molti decenni dalla sua morte (alcuni
addirittura dopo la seconda guerra mondiale). Nel
1751 Diderot e d'Alembert avevano ricevuto, da Federico II di
Prussia, la nomina di membri dell'Accademia di Berlino.
Diderot, da questo periodo in poi, partecipò anche alla stesura o
alla revisione delle opere, pubblicate anonime, del barone
d'Holbach, animatore di un circolo culturale scettico e
materialista, ma frequentato da personalità di diverso
tipo. Assieme al barone (autore principale e a cui i libelli
sono generalmente attribuiti dalla critica), allo stretto
collaboratore di quest'ultimo Jacques-André Naigeon e
a Louis de Jaucourt, già eminente partecipante
all'Encyclopédie, Diderot stenderà o contribuirà a diversi saggi
antireligiosi e anticlericali (come Il sistema della natura, Il
buon senso e Il cristianesimo svelato), che d'Holbach
faceva poi pubblicare in segreto e circolare grazie alle sue
conoscenze personali e all'ingente patrimonio di famiglia. Come buona
parte delle opere diderottiane più sovversive, anche queste
circolarono clandestinamente e gli furono attribuite, nelle parti in
cui vi lavorò, solo molto tempo dopo la morte del filosofo e di
quella di d'Holbach.
Nel 1752, l'abbé de Prades, uno dei redattori dell'Enciclopedia,
venne accusato dalle autorità
ecclesiastiche di promuovere
il materialismo ateo e dare adito ai sovvertitori
della società. Una sentenza del Consiglio del Re proibì e
condannò al macero i due volumi pubblicati. Diderot, con il
supporto di Malesherbes (giurista illuminista e futura
vittima della Rivoluzione francese in quanto avvocato
di Luigi XVI), direttore della Biblioteca reale (equivalente del
Ministero della Cultura), riuscirà a ottenere un nuovo privilegio
reale, con una discreta libertà di pubblicazione, che durerà fino
al 1759, grazie all'intervento della Pompadour presso il re. La
pubblicazione riprese nel mese di novembre 1753. D'Alembert
si dimise da condirettore, ma tornò dopo pochi mesi per dedicarsi
interamente agli articoli di fisica e matematica.
A parte il periodo di Vincennes, Diderot si dedicò infaticabilmente
all'Enciclopedia; il Prospetto, scritto da lui stesso e considerato
il manifesto programmatico degli Enciclopedisti, lanciò una
sottoscrizione per la vendita dell'opera. Il progetto
riprese l'"Albero della conoscenza umana" di Francesco
Bacone, innescando subito una polemica con i gesuiti che
espressero la loro opposizione perché secondo loro, era diretto
contro la Chiesa e la morale cristiana. Abbastanza rapidamente,
infatti, il papa, i giansenisti e i gesuiti si ritrovarono
insieme contro l'opera.
Appartengono a questo periodo - oltre alla pubblicazione
dell'Encyclopédie che si concluderà definitivamente solo nel
1772 - altre importanti opere, tra cui si possono ricordare i
fondamentali saggi filosofici L'interpretazione della
natura (1753) e il Sogno di d'Alembert (1769), i
romanzi La monaca (1760) e Jacques il fatalista e il
suo padrone (1773), il
dialogo Il nipote di Rameau (1762);
le opere teatrali Il figlio naturale (1757) e Il padre
di famiglia (1758), nonché il trattato La poésie
dramatique, mentre il Paradosso sull'attore è ancora oggi
una delle opere più importanti sull'arte della recitazione.
Nel 1756 incontra di nuovo Rousseau, prima che quest'ultimo - a causa
dell'articolo enciclopedico sulla sua città, Ginevra -
litighi, sentendosi offeso, prima con gli autori dello scritto,
d'Alembert e Voltaire (che era stato poco prima cacciato dalla città
svizzera), e poi con Diderot stesso, rompendo ogni rapporto con gli
enciclopedisti. Da allora sia Voltaire (che lo
bersagliò di satire e pamphlet) sia Diderot ostacolarono la
circolazione delle opere del ginevrino, in particolare quelle
autobiografiche, e Rousseau diverrà ancora più
paranoico. Già precedentemente Diderot aveva litigato
con Rousseau per il rifiuto di presentarsi al re che voleva
concedergli un vitalizio in seguito al successo a corte dell'opera
lirica L'indovino del villaggio, a causa del suo problema
urinario. Sia Diderot sia il suo amico Frédéric-Melchior von
Grimm al quale Rousseau era stato precedentemente legato, non
tollerano ormai più l'umore scostante e la paranoia di Rousseau
verso il gruppo che lui chiama la coterie holbachiana: Diderot
lo accusa di essere un misantropo, scrivendo in Le fils
naturel che "il buono vive in società, il malvagio da
solo", causando in Rousseau un risentimento paranoico (seppur
Diderot dicesse che la frase non era rivolta a lui), mentre Voltaire
lo definisce "il Giuda della confraternita". Essi criticano
le scelte del ginevrino, come l'aver abbandonato i cinque figli in
orfanotrofio, la sua difesa quasi sciovinista di Ginevra,
l'accompagnarsi con una donna analfabeta e povera (Thérèse
Levasseur), che non vuole sposare e che deride alle spalle con

gli
amici filosofi, ma per la cui famiglia chiede denaro agli amici e
specialmente a Grimm e d'Holbach (mostrandosi secondo loro ingrato).
Rousseau accusava invece la coterie di tramare contro di
lui con l'aiuto della suocera, e rispose con Le
confessioni (1766) opera che Diderot e Grimm considerano a
tratti diffamatoria, pubblicata integralmente solo dopo la morte nel
1778. Rousseau rivela infatti episodi privati, afferma di essere
stato ingannato e perseguitato, di sentirsi tacitamente approvato da
loro come parte dell'ambiente "libertino" nel caso dei
figli abbandonati - nonostante Rousseau dicesse di non
vergognarsi e di averlo reso chiaro all'epoca, è risentito dalla
rivelazione pubblica fatta da Voltaire dopo la persecuzione agli
enciclopedisti per l'articolo Ginevra - e mette in cattiva
luce Louise d'Épinay.
L'ex amica di
Rousseau, in buoni rapporti con Diderot e da lui appoggiata, riesce a
impedirne le letture pubbliche con una denuncia alla polizia (1771),
infastidita dal fatto che Rousseau racconti in pubblico la relazione
sentimentale quasi contemporanea che lui e Grimm avevano avuto con
lei, rotta perché Diderot, da lei ospitato, frequenta
contemporaneamente la contessa Houdetot di cui si è innamorato
(Rousseau sostiene invece che Diderot e Grimm sparlassero di lui e
Louise, e che Grimm abbia voluto soppiantarlo come amante della
donna).
L'amicizia tra i due si ruppe completamente già negli anni '50, per
Diderot la presenza di Rousseau è fonte di "inquietudine",
i suoi scritti deliranti ("Rousseau è il baratro che separa il
cielo dall'inferno", dirà) e si rifiuta di frequentarlo
ulteriormente. Si incontrano per l'ultima volta all'Ermitage
di Montmorency nel 1757 e litigano a causa della Lettera
a d'Alembert sull'articolo su Ginevra. Diderot teme che Rousseau
possa attirare la persecuzione delle autorità sugli
enciclopedisti
in un momento delicato. Rousseau scrive che "dal mio
insediamento all'Ermitage, Diderot non aveva cessato di molestarmi".
Nel 1765 Diderot tentò una riconciliazione con Rousseau, ma questi
rifiutò, pubblicando parte delle Confessioni l'anno dopo,
mentre Diderot mise in guardia gli amici dal fidarsi del ginevrino.
Nel mese di gennaio 1757, il fallito tentativo del servitore di
un parlamentare, lo squilibrato Robert François Damiens,
di assassinare Luigi XV venne attribuito, dagli avversari di Diderot
e d'Alembert, all'influenza delle nuove idee, che sono accusati di
diffondere. Luigi XV cominciò a stringere le maglie della
censura. L'anno seguente, i contrasti tra l'editore e
d'Alembert[41], che abbandonerà il progetto, e la persecuzione delle
autorità contro uno dei collaboratori, Helvétius, per aver
pubblicato il saggio materialista De l'Esprit, misero a rischio
il lavoro. Il re sospese i privilegi, e ordinò il rogo
dei sette volumi usciti. Diderot riuscì a nascondere i volumi e le
tavole a casa di Malesherbes, fino alla sospensione dei
provvedimenti, ma solo nei confronti degli argomenti tecnici e non
sensibili di censura.
Nel 1759 l'Enciclopedia comincia a essere vittima della censura del
Parlamento di Parigi, con l'approvazione di Luigi XV, e nemmeno la
Pompadour riuscirà più a far nulla. Papa Clemente XIII,
intanto, inserisce l'opera nell'Indice dei libri proibiti, ordinando
ai cattolici, sotto minaccia di scomunica, di consegnare ai
vescovi le copie in loro possesso, affinché venissero
bruciate. Voltaire, dall'esilio nella sua proprietà
di Ferney, soccorre Diderot, proponendolo come accademico di
Francia, ma lui declina; nel frattempo difende comunque l'amico,
attaccato pubblicamente dal giornalista anti-illuminista Élie
Fréron (che lo accusava di aver plagiato un'opera di Carlo
Goldoni, Il vero amico, in Le Fils naturel, anche se il
vero bersaglio da colpire era sempre l'Enciclopedia), con la
pubblicazione di molti pamphlet anonimi. Le Breton

sottopose
i volumi a una censura preventiva e bruciò i manoscritti, atti che
susciteranno la rabbia di Diderot, ma il progetto proseguì, con la
pubblicazione degli ultimi dieci volumi, completata nel 1772, sotto
falso indirizzo e in maniera semi-clandestina.
Lo stesso anno conobbe David Hume, in casa di d'Holbach, e
cominciarono i rapporti epistolari con Caterina II di Russia, la
più potente dei monarchi "illuminati". Diderot
le propose di poter lavorare a un'edizione russa senza alcuna censura
dell'Enciclopedia, ma l'imperatrice non accettò. Nel 1766,
sempre nel salotto parigino del barone, conosce gli illuministi
italiani Cesare Beccaria e Alessandro Verri (fratello
di Pietro). Entusiasta del libro Dei delitti e delle
pene del Beccaria, in cui si propugna razionalmente l'abolizione
della tortura e della pena di morte - tradotto in
francese dall'abbé Morellet nel 1776 - Diderot ne scriverà le
note esplicative. Tutto questo lo spingerà nettamente
verso il sostegno all'abolizionismo della pena capitale. Nel
1767 venne nominato membro dell'Accademia delle arti di San
Pietroburgo.
Come molti illuministi, sostenne la lotta dei coloni
americani contro l'Inghilterra nella guerra
d'indipendenza americana (1776), che si concluderà nel 1783 con
la nascita degli Stati Uniti d'America.
Gli
ultimi anni
Nel 1765, l'imperatrice Caterina II di Russia, corrispondente
sua nonché di Voltaire, acquistò la biblioteca di
Diderot, che ne mantenne tuttavia l'usufrutto e una rendita come
bibliotecario. Tra il 1764 e il 1765 conobbe l'eccentrico
scrittore britannico Laurence Sterne e David
Garrick.

Nel 1773 il filosofo, invitato dalla zarina, si recò a San
Pietroburgo, dove stese per l'imperatrice diversi progetti
di riforma della società e dell'istruzione, che non
andranno in porto. Durante la rivolta di Pugačëv,
Diderot esortò Caterina a trasformare la Russia in una monarchia
costituzionale: «se leggendo quello quanto ho appena scritto e
ascoltando la sua coscienza, il cuore le sussulta di gioia, ella non
vuole più schiavi, se freme, se il sangue le gela nelle vene, se
impallidisce, si è creduta migliore di quello che era». Caterina
liquidò le proposte di Diderot definendole "ciance"
rispondendogli che i suoi «alti princìpi, che comprendo benissimo,
sono buoni per i libri e pessimi per la pratica».
La successiva delusione gli fece sconfessare la concezione
voltairiana di assolutismo illuminato, per farlo tornare,
in Mémoires pour Cathérine II e in Critica al libro
"Dell'uomo" di Helvétius, a schierarsi con l'ex amico
Rousseau, a favore di una concezione più democratica e
anti-assolutistica; negli ultimi tempi della sua vita Diderot era
ormai quasi anti-monarchico, sebbene sostenesse che la zarina
era certamente dispotica, ma non necessariamente
tirannica.
Diderot coniò per la Russia la famosa definizione di
"colosso dai piedi d'argilla", ripreso da un'immagine
biblica e nelle ultime opere descrisse la Russia con colori
cupi, sottolineando la mancanza di una tradizione illuminista o di
una classe media, e una propensione verso una dura
dittatura. Nonostante questa rottura ideologica,
Caterina II (che pur preferiva le lodi di Voltaire alle critiche di
Diderot) continuò a supportarlo economicamente.
Sempre nel 1773 la figlia Angélique sposò Abel-François Caroillon
de Vandeul. Prima di partire per la Russia nominò Naigeon
suo esecutore letterario, per cui il collaboratore di d'Holbach
divenne editore, compilatore e commentatore delle opere di
Diderot.
Al ritorno del viaggio in Russia, nel 1774, visitò i Paesi
Bassi, fermandosi all'Aia.
Tornato a Parigi, dal 1774 fece vita ritirata a causa della sua
salute in declino, risiedendo talvolta nella villa di campagna di
d'Holbach, a Grandval. In questi ultimi anni scrisse molte opere e
cominciò la pubblicazione, a puntate, di Jacques il
fatalista.
In questo periodo moriranno molti dei suoi
collaboratori philosophes (Montesquieu era morto nel
1755): Helvetius nel 1771, Voltaire e Rousseau nel 1778,
l'amico d'Alembert morto nel 1783 (pochi giorni dopo il
compimento dei 70 anni di Diderot) e madame d'Epinay (morta
anche lei nel 1783, ad aprile).
Il 19 febbraio 1784 Diderot, che soffriva d'ipertensione ed enfisema,
venne colpito da un ictus. Furono per lui durissimi colpi la
morte di Sophie, avvenuta solo tre giorni dopo, il 22 febbraio, e
quella di una sua nipote, Marie-Anne detta Minette, nata da
poco, il 15 aprile. Nel luglio 1784 si trasferì in un lussuoso
appartamento in rue de Richelieu, il cui affitto era pagato da
Caterina II, dove però visse solo per due settimane; il 31 luglio
dello stesso anno, infatti, Diderot morì a Parigi per
un improvviso attacco cardiaco: colpito dal malore, al
termine di un pranzo con la moglie e la figlia, mentre si accingeva a
mangiare una composta di ciliegie di cui era
golosissimo, si accasciò e morì in pochi minuti, senza accorgersi
quasi di nulla. L'autopsia, che fu eseguita secondo
la volontà espressa dallo stesso Diderot, ascrisse la causa della
morte a cardiomiopatia ipertrofica ed embolia
polmonare, causate da ipertrofia cardiaca cronica.

In prossimità della sua morte gli amici lo avevano convinto a
trasferirsi, per risiedere in una parrocchia il cui sacerdote
acconsentisse a seppellirlo cristianamente, per evitare, in questo
modo - come aveva fatto anche Voltaire - la sepoltura infamante in
una fossa comune. Diderot firmò quindi, su loro insistenza, una
falsa professione di fede cattolica e visse quindi gli ultimi mesi
nel quartiere di Saint-Roch, dove aveva traslocato (nei pressi
della dimora di d'Holbach, in un sontuoso appartamento di rue de
Richelieu, a spese di Caterina II). Il corpo di Diderot
verrà sepolto nella chiesa di Saint-Roch, sontuoso
edificio barocco e luogo di sepoltura di artisti,
proprio accanto al posto dove, nel 1789, sarà inumato l'amico
d'Holbach, condividendone il destino di celebre ateo sepolto
in un luogo religioso.
Caterina II garantì alla vedova di Diderot una donazione di
1 000 rubli; precedentemente aveva concesso dei lasciti
anche al nipote superstite del filosofo, Denis-Simon, che ebbe
discendenza.
Dopo la morte di Diderot, i suoi manoscritti e i volumi
della sua biblioteca furono trasferiti a San Pietroburgo, dove
l'imperatrice Caterina aveva riunito anche i volumi appartenuti a
D'Alembert e Voltaire, oggi esposti alla Biblioteca nazionale
russa.
Postumo uscirà, per volontà della moglie Antoinette, la versione
completa, in volume, del celebre romanzo Jacques il
fatalista.
Nel 1791 i sanculotti assaltarono la chiesa di Saint-Roch,
danneggiando anche le tombe, per

cui i resti andarono dispersi,
probabilmente finiti anche in fosse comuni di cimiteri di epoca
rivoluzionaria e quindi poi nelle catacombe di Parigi, oppure
nell'ossario della chiesa. Assalti e combattimenti a Saint-Roch
avvennero nuovamente nel 1795, durante l'insurrezione del 13
vendemmiaio anno IV (con scontri tra i soldati comandati
da Napoleone Bonaparte e i monarchici, con i primi che
mitragliarono il sagrato e la facciata) e il 7 gennaio 1815 (durante
una protesta anticlericale per il divieto di sepoltura di
un'attrice, durante il periodo turbolento della prima
restaurazione francese che precedette i cento giorni), per
cui l'aspetto originario della chiesa e della posizione delle lapidi
è andato perduto, subendo un'opera di rifacimento. Il
6 brumaio dell'anno VII (27 ottobre 1798), un decreto
del Direttorio l'aveva temporaneamente nominata "Tempio
del Genio", monumento laico in analogia al Pantheon e
ai Templi della Ragione come Notre-Dame sconsacrata.
La lapide di Diderot è comunque andata perduta. Tuttavia un
grande cenotafio lo ricorda al Pantheon, situato
proprio sotto la cupola. Nel 2013, per il tricentenario della
nascita, un gruppo di intellettuali ha proposto, al Presidente
francese François Hollande, di effettuare una cerimonia
ufficiale per il trasferimento solenne presso il Pantheon, a bara
vuota come avvenuto per Condorcet, e per altri illuministi, tra
i quali Voltaire e Rousseau qui portati durante
la Rivoluzione francese.
OpereEdizioni moderne in italiano delle opere di Diderot:
Ironie morali, trad. Vincenzo Cardarelli, Milano: Facchi, 1919;
Roma: Colombo, 1949.
Il nipote di Rameau, a cura di Giacinto Spagnoletti,
Parma, Guanda, 1945.
La religiosa, trad. Carlo Borelli, prefazione di Fernanda
Pivano, Torino, Einaudi, 1945; nuova ed. come La monaca,
nota introduttiva di Franco Cordero, ivi, 1972.
Lettere a Sofia, a cura di Giacomo Falco, Milano, Bompiani,
1946.
Scritti di estetica, a cura di Guido Neri, Milano, Feltrinelli,
1957.
Giacomo il fatalista e il suo padrone, Milano, BUR, 1959.
I gingilli indiscreti, trad. Pino Bava, Milano, Rizzoli, 1962; nuova
ed. come I gioielli indiscreti, introduzione di Giovanni
Bogliolo, ivi, 1982.
Opere filosofiche, a cura di Paolo Rossi, Milano, Feltrinelli,
1963.
I gioielli indiscreti, a cura di Glauco Natoli, trad. Marcella
Bonsanti, Firenze, Sansoni 1966.
La religiosa, trad. Carmen Lottero, Torino, Edizioni dell'Albero,
1966.
Scritti politici, a cura di Furio Diaz, Torino, UTET, 1967.
Sogno di D'Alembert, trad. Paola Campioli, Milano, Rizzoli, 1967.
Enciclopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei
mestieri, con autori vari, a cura di Paolo Casini, Bari, Laterza,
1968, 2003.
Commento alla Lettera sull'uomo di Hemsterhuis, a cura di Mirella
Brini Savorelli, Bari, Laterza 1971, 1981.
Memorie per Caterina II, a cura di Paul Verniere; trad. Maria Vasta
Dazzi, Milano, Longanesi, 1972.
La teoria e la pratica dell'arte, a cura di Armando La Torre,
Roma, Bulzoni, 1976.
Antologia dall'Encyclopedie di Diderot e d'Alembert, a cura
di Mario e Massimo Bonfantini, Novara, De
Agostini, 1977.
Potere politico e libertà di stampa, a cura di Paolo Alatri,
Roma, Editori Riuniti, 1978.
La monaca (La Religieuse), trad. Elina Klersy Imberciadori,
Milano, Garzanti Editore, 1978, 1981.
I gioielli indiscreti, a cura di Lina Zecchi, Milano, Mondadori,
1979.
Teatro e scritti sul teatro, a cura di Marialuisa Grilli, Firenze,
La nuova Italia, 1980.
Encyclopedie di Diderot e d'Alembert: dizionario ragionato di
scienze arti e mestieri, 18 volumi, a cura di Andrea Calzolari,
prefazione di Jorge Luis Borges, Parma, Franco Maria Ricci,
1970-1980 (riproduzione dell'ed. parigina chez Briasson, David, Le
Breton, Durand, 1751-1772).
La passeggiata dello scettico: colloquio sulla religione, la
filosofia, la mondanità, a cura di Mirella Brini Savorelli, Milano,
Serra e Riva, 1984.
Lettera sui sordi e sui muti, a cura di Fernando Bollino, Modena,
Mucchi, 1984.
Il nipote di Rameau, trad. Augusto Frassineti, Torino, Einaudi,
1984; nuova ed. Macerata, Quodlibet, 2010 (con una nota di Ermanno
Cavazzoni).
La passeggiata dello scettico, a cura di M. Brini Savorelli, Milano,
Serra e Riva 1984.
Lettera sui sordomuti e altri scritti sulla natura e sul bello, a
cura di Elio Franzini, con un saggio di Michel Butor, Parma,
Guanda, 1984.
Saggio sui regni di Claudio e Nerone e sui costumi e gli scritti
di Seneca, con una nota di Luciano Canfora,
Palermo, Sellerio editore, 1987.
Teatro, a cura di Lanfranco Binni, Milano, Garzanti 1988.
Paradosso sull'attore, trad. Jole Bertolazzi, a cura di Paolo
Alatri, Roma, Editori Riuniti, 1989.
Viaggio in Olanda, trad. Elina Klersy Imberciadori, prefazione di
Lionello Sozzi, Como, Ibis Edizioni, 1989.
Racconti, prefazione di Alberto Castoldi, Pordenone, Studio tesi,
1989.
Interpretazione della natura e Principi filosofici sulla
materia e il movimento, a cura di Gianfranco Cantelli, Milano, SE,
1990.
Siamo tutti libertini: lettere a Sophie Volland, 1759-1762, a cura
di Marina Premoli, Milano, Rosellina Archinto Editore, 1990.
Dialoghi filosofici, a cura di M. Brini Savorelli, Firenze, Le
Lettere 1990.
Saggi sulla pittura, a cura di Massimo Modica, Palermo, Aesthetica,
1991.
Vincenzo Barba (a cura di), L'uomo e la morale, Pordenone,
Studio Tesi, 1991.
Thérèse philosophe, anonimo, attribuito da qualche critico a Denis
Diderot (più comunemente a Jean-Baptiste Boyer d'Argens);
prefazione di Riccardo Reim, Roma, Lucarini, 1991; nuova ed.
Roma, Coniglio Editore, 2007
I gioielli indiscreti; con Justine, o Le disgrazie della
virtù del Marchese de Sade, Sesto San Giovanni, A.
Peruzzo, 1991.
L'uccello bianco: racconto blu, trad. Anna Tito, Palermo, Sellerio,
1992.
Jacques il fatalista e il suo padrone, introduzione di Michele Rago,
trad. Glauco Natoli, Torino, Einaudi, 1992.
Il nipote di Rameau. Jacques il fatalista e il suo padrone, a cura
di Lanfranco Binni, Milano, Garzanti 1993.
Ritorno alla natura: Supplemento al Viaggio di Bougainville; a cura
di Antonio A. Santucci, Bari, Laterza, 1993.
Il nipote di Rameau, trad. Maria Grazia Dominici, Vimercate, La
spiga, 1994.
Trattato sul bello, trad. Guido Neri, a cura di Miklos Nicola Varga,
Milano, SE, 1995; nuova ed. Milano, Abscondita, 2001.
Interpretazione della natura, a cura di P. Omodeo, Roma, Editori
Riuniti 1995.
Il sogno di D'Alembert, introduzione di Benedetta Craveri,
Milano, Rizzoli 1996.
Ricerche filosofiche sull'origine e la natura del bello, a cura di
Massimo Modica, Gaeta, Bibliotheca, 1996.
Pensieri sull'interpretazione della natura, Roma, Armando editore,
1996.
Tommaso Cavallo (a cura di), Pensieri filosofici, Pisa, Jacques
e i suoi quaderni, 1998.
Lettera sui ciechi per quelli che ci vedono, a cura di Mirella Brini
Savorelli, Firenze, La nuova Italia, 1999.
Mystification, o La storia dei ritratti, prefazione di Daria
Galateria, Milano, Rosellina Archinto, 2001.
Tre racconti, a cura di Ida Cappiello, Macerata, Liberilibri, 2001
(contiene: Questa non è una novella, Madame de la Carliere,
Supplemento al Viaggio di Bougainville).
Paradosso sull'attore, a cura di Giuseppe Panella e Alessandro
Varaldo, Milano, La vita felice,
2002, 2009.
La religiosa, trad. Susanna Spero, Venezia, Marsilio, 2002.
Paradosso sull'attore, a cura di Roberto Rossi, con uno scritto di
Yvon Belaval, Milano, Abscondita, 2002.
Pensieri sull'interpretazione della natura ai giovani che si
dispongono allo studio della filosofia naturale, trad. Anita
Cacciolati, Roma, Aracne, 2004.
L'arte di godere. Testi dei filosofi libertini del XVIII secolo,
con Julien Offray de La Mettrie e altri. Scelta,
traduzione e commento a cura di Paolo Quintili, Manifestolibri, Roma
2006.
I gioielli indiscreti, a cura di Riccardo Reim, Roma, Newton
Compton, 2008.
L'antro di Platone, a cura di Alfonso M. Iacono, Pisa, ETS, 2009.
Encyclopedie di Diderot e d'Alembert: tutte le tavole, trad. Martine
Schruoffeneger, Milano, Mondadori, 1993; n. ed. 2009 con prefazione
di Piergiorgio Odifreddi.
Paradosso sull'attore, a cura di Paolo Alatri, trad. di Jole
Bertolazzi, Roma, Editori Riuniti, 2007.
Supplemento al Viaggio di Bougainville, trad. e cura di Antonio A.
Santucci, Roma, Editori Riuniti University Press, 2012.
Paradosso sull'attore, a cura di Valentina Sperotto e Andrea
Tagliapietra, Roma, InSchibboleth, 2022.
ENCICLOPEDIA DEGLI ILLUMINISTI - Antologia tecnica e scientifica, a
cura di Claudio Pierini, Cierre Grafica, Verona 2022
Sulla libertà della stampa, Milano, La Vita Felice 2011
Memorie per Caterina II, introduzione di Paul Vernière, postfazione
di Armando Torno, traduzione di Maria Vasta Dazzi, Milano,
La Vita Felice 2021
Due intrighi, una satira e un divertissement, a cura di Dario Borso,
La Vita Felice, Milano 2026