mercoledì 8 aprile 2026

ZAFON Carlos Ruiz (1964- 2020)

 

Carlos Ruiz Zafón
 (Barcellona, 25 settembre 1964 – Los Angeles, 19 giugno 2020) è stato uno scrittore spagnolo.
Ottenne il successo nel 2001 grazie al thriller gotico L'ombra del vento, primo romanzo della tetralogia Cimitero dei libri dimenticati e best-seller internazionale da 15 milioni di copie.
Autore di successo mondiale, visse a partire dal 1993 a Los Angeles, dov'era impegnato nell'attività di sceneggiatore. Durante la sua vita collaborò regolarmente con le pagine culturali dei quotidiani spagnoli El País e La Vanguardia. Tradotte in oltre quaranta lingue, le sue opere hanno conquistato milioni di lettori e vinto numerosi premi in Europa, America, Asia, Africa e Oceania. Cominciò la sua carriera nel 1993 scrivendo e pubblicando fino al 1995 una serie di libri per ragazzi, comprendente Il principe della nebbia, Il palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre, facenti parte, dal 2013, della Trilogia della nebbia.
Nel 2001 esordì nella narrativa per adulti con il suo quinto romanzo, L'ombra del vento, che, uscito in sordina in Spagna, ha conquistato col passaparola il vertice delle classifiche letterarie europee, diventando un vero e proprio fenomeno letterario: 18 milioni di copie vendute nel mondo (un milione e mezzo solo in Italia), acclamato come una delle grandi rivelazioni letterarie degli ultimi anni. Il libro è stato tradotto in più di 36 lingue, ottenendo numerosi premi internazionali, tra cui Premio Barry per il miglior romanzo d'esordio nel 2005.
Nel 2008 uscì per Editorial Planeta il secondo romanzo El juego del ángel. La tiratura iniziale di un milione di copie è stata accompagnata da una campagna mediatica e dalla vendita di 250 000 copie solo in Catalogna. Lo stesso anno uscì per Arnoldo Mondadori Editore la traduzione italiana
del romanzo, Il gioco dell'angelo, mentre nel 2009 Marina, già pubblicata in Spagna nel 1999.
Nel 2010 uscì, sempre per Arnoldo Mondadori Editore, per la prima volta nelle librerie italiane, Il palazzo della mezzanotte, uscito in lingua spagnola nel 1994 con il nome di El palacio de la medianoche. La successiva opera, Il prigioniero del cielo (El prisionero del cielo), uscì in Spagna nel 2011.
Nel 2016 Arnoldo Mondadori Editore pubblicò Il labirinto degli spiriti (El laberinto de los espiritus), quarto libro della tetralogia del Cimitero dei libri dimenticati.
Morì a Los Angeles il 19 giugno 2020 all'età di 55 anni, in seguito ad un cancro al colon contro cui combatteva dal 2018.

Opere
Serie Cimitero dei libri dimenticati, tetralogia composta delle seguenti opere:
L'ombra del vento (La sombra del viento), Editorial Planeta, 2001;  traduzione di Lia Sezzi, Mondadori, 2004
Il gioco dell'angelo (El juego del ángel), Editorial Planeta, 2008; traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2008
Il prigioniero del cielo (El prisionero del cielo), Editorial Planeta, 2011; traduzione di Bruno Arpaia,
Mondadori, 2012
Il labirinto degli spiriti (El laberinto de los espíritus), Editorial Planeta, 2016; traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori , 2016

Racconti
Opera pubblicata postuma, è la raccolta di racconti:
La città di vapore (La ciudad de vapor), Editorial Planeta, 2020; traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2021


martedì 7 aprile 2026

PELEVIN Viktor Olegovič (1962 - viv.)

 

Viktor Olegovič Pelevin
 (Mosca, 22 novembre 1962) è uno scrittore russo.
Dopo aver cnseguito una laurea in ingegneria, la abbandona presto per dedicarsi alla letteratura, iniziando a frequentare l'Istituto di Letteratura Gorky di Mosca.
Pubblica il suo primo racconto nel 1989 e per i tre anni successivi le sue storie appaiono in diversi giornali e riviste. Nel 1992 un suo libro, contenente una collezione di racconti brevi, La lanterna blu, vince il Russian Little Booker Prize.
Appassionato di filosofie orientali e di meditazione zen, schivo e poco propenso ad apparire in pubblico, Pelevin appartiene alla tradizione di scrittori russi che va da Gogol' a Bulgakov, nelle cui opere l'elemento fantastico gioca un ruolo preponderante.
Esperto di computer e attento alle dinamiche della civiltà contemporanea, nel 1996 scrive il suo libro più noto, Il mignolo di Buddha.

Opere
Omon Ra, trad. C. Renna e T. Olear, Mondadori “Strade blu”, 1999 
Babylon in russo Generation «П» trad. C. Renna e T. Olear, p. 293, Mondadori “Strade blu”, 2000
Un problema di lupi mannari nella Russia centrale, trad. A. Lena Corritore, Mondadori “Oscar piccoli saggi”, 2000
La vita degli insetti, trad. V. Piccolo, Minimum Fax “Sotterranei”, 2000
Il mignolo di Buddha, trad. C. Renna e T. Olear, Mondadori “Strade blu”, 2001
La lanterna blu, trad. Maria Grazia Perugini, Mondadori “Piccola biblioteca Oscar”, 2002.
La freccia gialla, trad. C. Renna e T. Olear, Mondadori “Piccola biblioteca Oscar” 2005
L'elmo del terrore - Il mito del minotauro trad. M. Caramitti, "Rizzoli miti", 2005 
Dialettica di un periodo di transizione dal nulla al niente, trad. C. Renna e T. Olear, Mondadori “Strade Blu”, 2007
Il Conte T., trad. D. Silvestri, Atmosphere libri, 2018


lunedì 6 aprile 2026

DURANTI Francesca (1935 - 2025)


Francesca Duranti
, all'anagrafe Maria Francesca Rossi (Genova, 2 gennaio 1935 – Lucca, 30 ottobre 2025), è stata una scrittrice italiana.
Maria Francesca Rossi - nota come Francesca Duranti - era figlia del politico Paolo Rossi: cresciuta sotto il regime fascista, ne sfidò le dure imposizioni imparando già da bambina le lingue straniere (inglese, francese, tedesco). Si sposò a vent'anni, dopo essersi trasferita a Pisa, dove si laureò in legge, ma il matrimonio finì con la separazione. 
Dopo aver pubblicato i romanzi La bambina (1976 e 1985) e Piazza mia bella piazza (1978), si affermò con il romanzo La casa sul lago della luna (1984), finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Bagutta. Seguirono Lieto fine (1987), Effetti personali (1988), Ultima stesura (1991), Progetto Burlamacchi (1994), Sogni mancini (1996), di cui la stessa Duranti scrisse anche la versione in inglese. La saga familiare d’ispirazione autobiografica L'ultimo viaggio della Canaria fruttò alla Duranti per la seconda volta il Premio Rapallo-Carige.
I suoi romanzi sono stati tradotti in diverse lingue.

Opere
La bambina, Milano, La Tartaruga, 1976.
Piazza mia bella piazza, Milano, La Tartaruga, 1978.
La casa sul lago della luna, Milano, Rizzoli, 1984 
Lieto fine, Milano, Rizzoli, 1987 
Effetti personali, Milano, Rizzoli, 1988 
Ultima stesura, Milano, Rizzoli, 1991 
Progetto Burlamacchi, Milano, Rizzoli, 1994 
Sogni mancini, Milano, Rizzoli, 1996 
Il comune senso delle proporzioni, Venezia, Marsilio, 2000 
L'ultimo viaggio della Canaria, Venezia, Marsilio, 2003 
Come quando fuori piove, Venezia, Marsilio, 2006 
Un anno senza canzoni, Venezia, Marsilio, 2009 
Manuale di conversazione: né rissa né noia, Lucca, Pacini Fazzi, 2009 
Il diavolo alle calcagna, Roma, Nottetempo, 2011



domenica 5 aprile 2026

JACHINA Guzel' Šamil'evna (1977 - viv.)

 


Guzel' Šamil'evna Jachina
 (iKazan', 1º giugno 1977) è una scrittrice e sceneggiatrice russa di origine tatara. Il suo romanzo d'esordio, Zuleika apre gli occhi, ha vinto il Big Book Award e il Yasnaya Polyana Literary Award ed è stato tradotto in diverse lingue.
Guzel' Šamil'evna Jachina (traslitterato anche come Guzel Yakhina) è nata a Kazan', nella Repubblica del Tatarstan, nel 1977. Sua madre è un medico e suo padre un ingegnere. In famiglia da piccola ha sempre parlato il tataro e ha imparato il russo solo quando a tre anni ha cominciato ad andare all'asilo.
Si è laureata in lingue straniere alla Tatar State University of Humanities and Education di Kazan'. Nel 1999 si è trasferita a Mosca, dove si è laureata in sceneggiatura alla Moscow Film School.
Ha iniziato a lavorare scrivendo sulle riviste Neva, Oktyabr e Siberian Lights.
La sua opera di esordio, Zuleika apre gli occhi (in russo Зулейха открывает глаза, Zulejcha otkryvaet glaza), è stata pensata inizialmente come sceneggiatura per un lungometraggio durante il periodo degli studi alla Moscow Film School. Un suo estratto è apparso sulla rivista Siberian Lights, ma il romanzo è stato inizialmente rifiutato da diversi editori prima di essere pubblicato dalla casa editrice russa AST nel 2015.
La storia è ambientata nel 1930 durante il periodo della dekulakizzazione voluta da Stalin, quando milioni di kulaki, la classe dei contadini benestanti, vennero arrestati e deportati in Siberia per poter espropriare e collettivizzare i terreni di loro proprietà. Zuleika, la protagonista del romanzo, vive in un villaggio tataro insieme al marito e alla suocera. Quando suo marito viene ucciso per essersi opposto all'esproprio dei loro beni Zuleika viene deportata in Siberia e lì per sopravvivere dovrà crearsi da capo una nuova vita e imparare a conoscere i propri compagni di esilio.
Jachina prese l'idea per la sua opera dai racconti di sua nonna materna, appartenente ad una famiglia di kulaki che erano stati deportati in Siberia quando lei era ancora bambina. Molti degli episodi descritti nel romanzo sono stati tratti dalle memorie di altri kulaki, che Jachina ha studiato a lungo prima di iniziare a scrivere.
Anche a causa del tema controverso, il romanzo ha ricevuto recensioni miste in patria, ma nel 2015 ha vinto il Big Book Award e il Yasnaya Polyana Literary Award, due importanti premi letterari russi, ed in seguito è stato tradotto in diverse lingue straniere. In Italia è stato pubblicato da Salani nel 2017 con il titolo Zuleika apre gli occhi.
Dal romanzo sono state tratte un'opera teatrale nel 2017 e una serie tv in otto episodi nel 2020.
L'opera è stata insignita nel 2020 con il Premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Nel 2018 ha pubblicato il secondo romanzo, Figli del Volga, vincitore nel 2021 del Prix du Meilleur livre étranger nella categoria "Miglior romanzo".

Opere
Romanzi

Zuleika apre gli occhi (in russo Зулейха открывает глаза, Zulejcha otkryvaet glaza, editore AST, 2015), Salani, Milano 2017
Figli del Volga (in russo Дети мои, Deti moi, editore AST, 2018), Salani, Milano 2021

Racconti
Мотылек, 2014
Винтовка, 2015
Швайпольт, 2016
Юбилей, 2018

sabato 4 aprile 2026

RIGONI STERN Mario (1921 - 2008)

 

Mario Rigoni Stern,
nato Mario Rigoni (Asiago, 1º novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008), è stato un militare e scrittore italiano.
Il suo romanzo più noto è Il sergente nella neve (1953), un'autobiografia della ritirata di Russia. Legatissimo alla sua terra, l'Altopiano di Asiago, dalla quale si allontanò solamente durante il periodo in cui servì come militare durante la seconda guerra mondiale, era discendente dell'ultimo cancelliere della Federazione dei Sette Comuni. Primo Levi lo definì «uno dei più grandi scrittori italiani».
Mario Ilario Rigoni nacque ad Asiago, sull'Altopiano dei Sette Comuni, il 1º novembre 1921, da Giovanni Battista e Annetta Vescovi, terzo di sette figli (di cui una femmina). I Rigoni, contraddistinti dal soprannome "Stern" (in seguito divenuto secondo cognome), facevano parte della media borghesia ed erano da diverse generazioni impegnati nei commerci con la pianura, in cui esportavano prodotti di malga, pezze di lino, lana, manufatti in legno. Lui stesso venne alla luce sopra la bottega di famiglia, in uno stabile all'angolo tra via Dante e piazza Risorgimento. Anche la casata materna aveva un certo prestigio, avendo dato notai, avvocati e patrioti.
Durante l'infanzia predilesse la vita all'aria aperta, trascorrendo il tempo tra i pastori e la gente di montagna, e imparò presto a sciare. Frequentò la scuola fino ai quindici anni, concludendo gli studi con la terza avviamento professionale per poi lavorare nel negozio di famiglia. Per quanto riguarda la formazione letteraria, conobbe a scuola i romanzi di avventura di Salgari e Verne, accanto ai classici di Dante, Manzoni e Nievo, ma lesse anche per conto proprio Conrad, Stevenson, Tolstoj, Frescura, Lussu, Monelli.
Affascinato dai miti della Grande Guerra e dell'alpinismo eroico (ma anche per far fronte ai problemi finanziari della famiglia), nel 1938 presentò domanda per entrare nella Scuola di
alpinismo di Aosta da cui, dopo una dura selezione, uscì con la specializzazione di sciatore-rocciatore. Tra i suoi istruttori si segnalano il maestro di sci Gigi Panei, la guida alpina Renato Chabod e l'alpinista Giacomo Chiara.
Promosso caporalmaggiore, combatté come alpino nella divisione Tridentina, nel battaglione "Vestone", al confine con la Francia al tempo dell'entrata in guerra dell'Italia nel 1940 al fianco della Germania, poi nell'ottobre dello stesso anno sul fronte greco-albanese, infine in Russia, una prima volta nel gennaio del 1942, una seconda nel luglio dello stesso anno, salutando ancora nel maggio l'aggressione militare con le parole: «Non vi è stata una guerra più giusta di questa contro la Russia sovietica: sì, questa guerra che facciamo è come una crociata santa e sono contento di parteciparvi, anzi fortunato».
Gli indottrinamenti del regime fascista e le illusioni giovanili di Rigoni cadranno durante la disfatta e la ritirata degli alpini dalla Russia. Gli alpini erano rimasti abbandonati nella "sacca" sul fiume Don, privi di copertura aerea, di istruzioni e di comandanti, soggetti ai ripetuti attacchi dell'esercito sovietico. Il sergente Rigoni si sentì responsabile per i suoi uomini e si impegnò al massimo per riuscire a ripiegare con ordine e ricondurli in patria. Al rientro in Italia scoprì con rammarico che nessun giornale aveva parlato né dell'accaduto, né degli scontri e dei morti, anzi i reduci vennero quasi nascosti, per evitare che si sapesse della disastrosa campagna.
Fatto prigioniero dai tedeschi dopo la firma dell'armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), rifiutò
di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini e fu deportato come IMI in un campo di concentramento a Hohenstein (oggi Olsztynek), in Prussia orientale. Durante la prigionia tenne un diario dove annotò le sue esperienze in guerra. Dopo la liberazione del campo durante l'avanzata dell'Armata Rossa verso il cuore della Germania, rientrò a casa a piedi attraversando le Alpi, dopo due anni di prigionia, il 5 maggio 1945.
La sua particolare sensibilità lo ha contraddistinto anche durante la campagna di Russia, iniziata con inconsapevolezza e baldanza e conclusa con una totale disillusione sulla politica dei regimi nazifascisti e sulla guerra.
A proposito di questa guerra dirà in seguito, cambiando drasticamente opinione rispetto al periodo in cui si arruolò volontario: «I russi erano dalla parte della ragione, e combattevano convinti di difendere la loro terra, la loro casa, le loro famiglie. I tedeschi d'altra parte erano convinti di combattere per il grande Reich. Noi non combattemmo né per Mussolini, né per il Re, ma per salvare le nostre vite.» (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo
Mazzacurati e Marco Paolini)
E ancora: «Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita…» (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo
Mazzacurati e Marco Paolini)
Finita la guerra, Rigoni Stern ritorna ad Asiago, sua città natale, dove rimarrà a vivere fino alla morte, in una casa da lui stesso costruita. Nel 1946 si sposa con Anna dalla quale avrà tre figli. Viene assunto presso l'ufficio imposte del catasto del suo stesso comune; manterrà questo impiego fino al 1970 quando lo lascerà per ragioni di salute, soffrendo di problemi cardiaci. Da quel momento si dedicherà appieno all'attività di scrittore.
Esordisce come scrittore nel 1953, all'età di 32 anni, con il libro autobiografico Il sergente nella neve, pubblicato da Einaudi, in cui racconta la sua esperienza di sergente degli alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Con quest'opera egli si colloca all'interno della corrente narrativa neorealista. Il libro viene pubblicato su indicazione di Elio Vittorini, conosciuto da Rigoni Stern nel 1951, che suggerì alcune piccole modifiche stilistiche. Il testo è ricco di ricordi, immagini, storie che presentano analogie di situazioni, temi e umanità con i libri scritti da Primo Levi e Nuto Revelli, aventi come soggetto gli anni di guerra e le storie degli uomini che vissero quel periodo.
Nel 1956 viene eletto in Consiglio comunale ad Asiago con una lista che comprende liberali e comunisti e lascia la Democrazia Cristiana all'opposizione, risulterà il quinto degli eletti.
Nel novembre del 1964 tornerà in Consiglio comunale, sempre ad Asiago, nella lista di opposizione "Stretta fra due mani. Fratellanza, Libertà, Lavoro" e sarà l'unico consigliere della lista a sedere fra i banchi del Consiglio.
Alle elezioni politiche del 1968 si candiderà alla Camera dei deputati nelle liste del PSIUP, ottenendo 881 preferenze e chiudendo terzo nella sua circoscrizione, non sarà eletto.
In occasione delle elezioni politiche del 1976 si candida come indipendente per il PCI nel collegio senatoriale di Bassano del Grappa, chiudendo al secondo posto e senza essere eletto.
Nel 1977 viene insignito della cittadinanza onoraria di Vestone, col merito di aver raccontato ne Il sergente nella neve le gesta degli alpini del "Battaglione Vestone" durante la ritirata di Russia del '43.
Sul finire degli anni sessanta collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film per la televisione del 1970 girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti dell'altipiano all'indomani della seconda guerra mondiale. Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale e ispirati a grande rispetto, amore per la natura e alla sua passione venatoria. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue storie quei valori umani e ambientali che egli riteneva molto importanti. Sono questi i temi dei libri Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980).
Rigoni Stern fu un appassionato cacciatore, come dimostrano le sue opere dedicate al mondo venatorio. In particolare ricordiamo i celebri Racconti di caccia.
Lo scrittore ebbe la capacità di costruire emozioni profonde in poche righe nonché di descrivere il paesaggio con essenzialità. La narrazione dei luoghi è in sintonia profonda ed empatica con essi e il rapporto con l'ambiente naturale, piante e animali, è un rapporto di grande autenticità dove la natura è certamente armonia ma un'armonia costruita nell'equilibrio di varie forze contrastanti in
continua lotta per l'esistenza. Nelle opere di Rigoni si notano influssi letterari di Joseph Conrad che scoprì da adolescente, di Hemingway di cui amò le opere, tanto che alcuni racconti di Rigoni Stern (Breve vita felice e Oltre i prati tra la neve) richiamano alcune opere dello scrittore statunitense. Sono evidenti anche altri riferimenti letterari: Tolstoj con le sue descrizioni del paesaggio russo, la steppa sconfinata, i villaggi di isbe, la povertà e la semplicità del mondo contadino. Alcuni episodi di opere di Tolstoj come I cosacchi e I racconti di Sebastopoli riaffiorano nelle pagine de Il sergente nella neve e di altri libri. Si nota pure la sensibilità di Čechov di cui Rigon Stern riprende due citazioni all'inizio di Arboreto salvatico. La sofferenza vissuta da Rigoni nei lager nazisti richiama anche l'esperienza dei gulag descritta da Varlam Šalamov ne I racconti di Kolyma.
Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze forestali e ambientali.
Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati, Ritratti: Mario Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura. Il racconto come veicolo della memoria: per il sergente è doloroso ma fondamentale per portare agli altri la propria esperienza.
In un'intervista con Giulio Milani nel 2002 Rigoni Stern afferma: «Difatti io dico sempre: spero di non morire sotto Berlusconi. Non per la mia età, perché potrei andarmene anche domani, ma per il fatto di avere un po' di speranza sulla vita e sull'umanità. Direi che Berlusconi non è un uomo che
dà speranza. Eppure, c'è una poesia di García Lorca che di New York dice: 'Voglio che un bimbo negro annunci ai bianchi dell'oro l'avvento del regno della spiga.' Perché a volte, vede, guardandosi intorno, si dice questo mondo economico dove tutto è virtuale, anche l'economia è virtuale… E allora a un certo punto diciamo: ci vorrebbe una grande crisi per ridimensionare questa cosa. Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera gente… Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un po' questo mondo, per metterlo sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare…» (da Non è la Borsa che deve governare)
Nel 2003 associazioni ambientaliste e dedicate alla salvaguardia della montagna lo propongono come senatore a vita, ma lo scrittore vicentino, dalla sua residenza di Asiago, declina l'offerta dichiarando: «Non abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in Parlamento. Non è il mio posto.»
Nel novembre del 2007 gli viene diagnosticato un tumore al cervello; prima di morire si fa accompagnare dai figli sui luoghi a lui più cari dell'Altopiano: a Vezzena e a Marcesina in particolare. Durante la malattia chiede di non essere ricoverato in ospedale, desiderio che viene soddisfatto.
Mario Rigoni Stern muore il 16 giugno 2008, poco meno di cinque mesi prima di compiere 87 anni.
Per sua stessa volontà la notizia della morte verrà data solo a funerali celebrati. Donò le stesure manoscritte e dattiloscritte di diverse sue opere al Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.

Opere
Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Torino, Einaudi, 1953, Premio Viareggio Opera Prima. Premio Bancarellino 1963.
Il bosco degli urogalli, Torino, Einaudi, 1962.
Quota Albania, Torino, Einaudi, 1971.
Ritorno sul Don, Torino, Einaudi, 1973.
Storia di Tönle, Torino, Einaudi, 1978. Premio Campiello e Premio Bagutta.
Uomini, boschi e api, Torino, Einaudi, 1980.
L'anno della vittoria, Torino, Einaudi, 1985
Amore di confine, Torino, Einaudi, 1986
Semeghini a Burano, disegni di Pio Semeghini, fotografie di Ernesto Bachler, A cura di Sergio Grandini (Natale Mazzuconi), Lugano, 1987.
Il magico kolobok e altri scritti, Torino, La Stampa, 1989
Il libro degli animali, Milano-Torino, Emme-Einaudi, 1990; Collana Collana ET Scrittori, Torino,
Einaudi, 2022
Arboreto salvatico, Torino, Einaudi, 1991
Compagno orsetto, Trieste, Elle, 1992
Il poeta segreto, Valverde (Catania), Il Girasole Edizioni, 1992; Le Farfalle, 2018Le voci del Trentino, Trento, La corda pazza, 1993.
Aspettando l'alba, Genova, il melangolo, 1994.
Le stagioni di Giacomo, Torino, Einaudi, 1995. Premio Grinzane Cavour, Premio Comisso 1996[.
Sentieri sotto la neve, Torino, Einaudi, 1998
Inverni lontani, Torino, Einaudi, 1999
Tra due guerre e altre storie, Torino, Einaudi, 2000
L'ultima partita a carte, Torino, Einaudi, 2002
Aspettando l'alba e altri racconti, Torino, Einaudi, 2004
Stagioni, Collana L'Arcipelago n.105, Torino, Einaudi, 2006.
Quel Natale nella steppa, a cura di G.A. Cerrutti, Collana Nativitas n. 46, Novara, Interlinea, 2006
Geometrie di civiltà. Gli urogalli di Bolley, Collana Cahier n.152, Museo Nazionale della Montagna, 2006
Dentro la memoria. Scritti dall'Altipiano, A cura di Giuseppe Mendicino, Rozzano (MI), Editoriale Domus, 2007.
Ermanno Olmi e Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve. La sceneggiatura, a cura di Gian Piero Brunetta, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2008
Can de toso, mi fai morire. Ritratto della madre, A cura di Giuseppe Mendicino, Collana Quaderni di prosa e di invenzione, Milano, Henry Beyle, 2013
Il cardo di Tolstoj e altre prose letterarie, A cura di Giuseppe Mendicino, Collana Piccola biblioteca oggetti letterari, Milano, Henry Beyle, 2014
Lettere editoriali (1951-1980), a cura di Eraldo Affinati, Torino, Einaudi, 2018. [Edizione a tiratura limitata a 1000 copie].
Storie vestonesi. Ricordi del "Sergente" (1974-1992), a cura e con una introduzione di Giancarlo Marchesi, Collana Confronti, Brescia, Grafo, 2018

Raccolte
Storie dall'Altipiano, a cura e con un saggio introduttivo di Eraldo Affinati, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 2003
I racconti di guerra, a cura dell'Autore, Introduzione di Folco Portinari, Collana ET Biblioteca n. 17, Torino, Einaudi, 2006
Le vite dell'Altipiano. Racconti di uomini, boschi e animali, Introduzione di Giorgio Bertone, Collana ET Biblioteca n. 39, Torino, Einaudi, 2008, 2015
Trilogia dell'Altipiano. Storia di Tönle. L'anno della vittoria. Le stagioni di Giacomo, Introduzione di Eraldo Affinati, Collana Super ET, Torino, Einaudi, 2010
Racconti di caccia, Collana Super ET, Torino, Einaudi, 2011

ZAFON Carlos Ruiz (1964- 2020)

  Carlos Ruiz Zafón  (Barcellona, 25 settembre 1964 – Los Angeles, 19 giugno 2020) è stato uno scrittore spagnolo. Ottenne il successo nel 2...