lunedì 20 aprile 2026

SARDUY Severo (1937 - 1993)



Severo Sarduy (Camagüey, 25 febbraio 1937 – Parigi, 8 giugno 1993) è stato un poeta, scrittore e critico d'arte cubano naturalizzato francese.
È ritenuto una delle figure centrali del cosiddetto post-Boom della letteratura latinoamericana e un rappresentante del postmodernismo.
Severo Felipe Sarduy Aguilar nasce il 25 febbraio 1937 a Camagüey, Cuba. Sul giorno della propria nascita, lo stesso Sarduy scrive: «Nacqui, dunque, annegato. Una levatrice nera e obesa, Inés María, mi tirò fuori, la poverina come poté: uscii viola e con la bocca aperta, come in quel quadro di Munch, in un grido silenzioso. A forza di sberle e sculacciate riuscì finalmente a trasformare quel grido muto in un grido sonoro. Non appena fui in grado di dare un segno di vita, feci il gesto caratteristico della famiglia Sarduy: aggrottare le sopracciglia in un certo modo. Una santera - mi ha giurato mia madre quando la vidi qualche anno fa (credo che non ci vedremo più) - consigliò che cercassero una medaglietta di Santa Teresa d'Ávila (si doveva vedere la penna): Sarà - disse catalettica - scrittore.» (Severo Sarduy, Severo Sarduy (1937...), 1999)
Il padre, Severo Sarduy Ruiz, è un ferroviere proveniente da una famiglia di quattordici fratelli. Il nonno paterno, Severo Sarduy Machado, era un mambí che aveva combattuto nella guerra di indipendenza di Cuba come parte della scorta di Máximo Gómez. La famiglia della madre, invece, era meno numerosa: aveva solo due fratelli, Ernesto e Gabriel.
Quando Severo ha quattro mesi, la famiglia si trasferisce a Colonia María, nella parte centrale dell'isola. Lì vive fino al 1941, anno in cui la famiglia fa ritorno a Camagüey. Nel 1950 Sarduy entra all'istituto di istruzione secondaria di Camagüey e termina gli studi in Scienze e Lettere nel 1955. Durante tutti questi anni, è il primo del suo corso. In questa fase della sua giovinezza, vive in un ambiente molto stimolante dal punto di vista culturale: la sua casa è meta di scrittori e poeti.
Nel 1956 si trasferisce a L'Avana per studiare medicina, arte e letteratura. Sono gli ultimi anni del governo di Fulgencio Batista, e a seguito degli scioperi organizzati dagli studenti contro il regime, l'università viene chiusa. Durante gli anni dell'università, Sarduy collabora con la rivista Ciclón. Dopo il trionfo della Rivoluzione, scrive per Diario Libre, del quale dirige la pagina letteraria, e per Lunes de la Revolución, come critico letterario e d'arte. Nel 1959 riceve una borsa di studio per specializzarsi come critico d'arte a Madrid. Non passa nemmeno un mese che un incidente politico tra Cuba e la Spagna gli impedisce di proseguire il suo corso. Decide quindi di recarsi a Parigi, e in seguito ad Amsterdam e in Italia, dove incontra il filosofo ed editore François Wahl, che sarà per sempre il suo compagno.
Nel 1960, grazie a una sovvenzione del governo cubano, si trasferisce a Parigi, dove studia storia dell'arte presso l'École du Louvre. A Parigi si unisce al gruppo degli scrittori strutturalisti, collabora con la rivista Tel Quel e lavora per le Éditions du Seuil come sceneggiatore per la radio e la televisione francese. Non farà più ritorno a Cuba.
Nel settembre del 1960, il governo cubano chiede agli studenti di fare ritorno in patria. Sarduy decide di rimanere a Parigi, desideroso di finire il suo primo romanzo, già in fase di creazione, e di proseguire i suoi studi. Chiede l'estensione della sua borsa di studio, ma non riceve mai risposta. Per il suo rifiuto di tornare a Cuba sarà considerato un "traditore controrivoluzionario".
Fino al settembre del 1960 prosegue la sua collaborazione con la rivista Lunes de la Revolución e nel 1961 appaiono alcuni dei suoi lavori nella rivista Artes Plásticas. Studia critica d'arte presso
l'École du Louvre e viene nominato studente titolare presso l'École pratique des hautes études dell'Università della Sorbona, dove studia arte greca e metodologia strutturalista con Roland Barthes. Segue anche alcuni corsi con Roger Bastide.
Scrive Sarduy sull'incontro con Roland Barthes: «La prima persona che conobbi in Europa fu François Wahl. Lo conobbi a Roma, nella Cappella Sistina. Fu più di trent'anni fa e, in questo momento, sta leggendo ciò che scrivo, foglio per foglio. Lui, non appena arrivammo a Parigi, mi presentò uno dei suoi migliori amici. Era uno scrittore francese, si definiva un "sociologo". Lo incontrai in rue du Dragon. Articolava il francese molto bene. Gli dissi che il mio non era molto buono, ma che la fonetica poteva funzionare. Rispose: "Sarai molto fonetico, ma non fonologico". E iniziammo a ridere. Ridiamo sempre. Di questo e di tutto. Era Roland Barthes.» (Severo Sarduy, Para una biografía pulverizada..., 1991)
Parigi diventa per Severo Sarduy un ambiente propizio e stimolante. Stringe amicizia con Philippe Sollers, partecipa a riunioni di gruppo e seminari e pubblica poesie e articoli sulla rivista Tel Quel. Il rapporto di amicizia e cameratismo intellettuale più importante in quel momento è quello che lo unisce a Roland Barthes. Nonostante la differenza di età, ci sono molte cose che i due condividono: entrambi nutrono un'avversione viscerale per le ideologie; entrambi sono interessati agli sviluppi formali della pittura contemporanea e provano lo stesso fascino per il teatro, non solo come spettacolo, ma come modello di interpretazione semiotica. Sarduy impara molto grazie a
Barthes, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo dell'apparato di analisi linguistica sviluppata dallo strutturalismo; ma, soprattutto, deve a questa amicizia l'elaborazione di un'idea trasgressiva ed edonistica della letteratura che diventerà una delle sue principali fonti di ispirazione: la correlazione tra scrittura e corpo.
Nel 1965 scrive lo spettacolo radiofonico Dolores Rondón, realizzato dalla Süddeutsche Rundfunk di Stoccarda. Si lega al gruppo strutturalista della rivista Tel Quel, per cui collabora, e nel 1967 adotta la cittadinanza francese. Per molti anni lavora come scrittore e annunciatore per l'emittente radiofonica francese, e come direttore della Collezione Ispanoamericana per la casa editrice Éditions du Seuil. È anche animatore di Literatura en debate, un programma in lingua spagnola di Radio France Internationale.
Riguardo al proprio processo creativo, Sarduy scrive: «Scrivo per costituire un'immagine, una parola che, prima di tutto, deve essere interpretata nel senso visivo e plastico del termine, e poi in un altro senso che trovo più difficile da definire: qualcosa in cui ci si riconosce, che in un certo modo ci riflette, che allo stesso tempo ci sfugge e ci guarda da un'oscura affinità.» (Severo Sarduy, Pourquoi le roman?, 1982)
Nel 1963 viene pubblicato il suo primo romanzo, Gestos, che, attraverso l'ambigua poliedricità della sua protagonista, lavandaia di giorno, cantante e attrice di notte e rivoluzionaria clandestina nel tempo libero, già annuncia una rottura con la tradizione. La consacrazione dell'autore arriva
però con il secondo romanzo, De donde son los cantantes (1967), una composizione polifonica sulle tre culture cubane (spagnola, africana e cinese) nella quale vengono sconvolte le convenzioni narrative.
Parallelamente, pubblica il saggio Escrito sobre un cuerpo (1969). Nel 1970 vengono inoltre pubblicati i libri di poesia Flamenco e Mood Indigo.
Nel 1971 realizza un sogno: quello di visitare l'India. In una lettera indirizzata alla sorella Mercedes[4], Sarduy scrive: «Febbraio 1971, in aereo da Aurangabad a Bombay.
"Siamo in India da 4 giorni. È come se stessimo sognando. Tutto è favoloso, dal paesaggio e dalla gente agli dei. Tutto è bello, letterario. I colori hanno una luminosità unica, i profumi, i fiori e gli uccelli sono magnifici. Sto scrivendo un diario che pubblicherò alla fine di Cobra, il «diario indiano», così vedrete i dettagli."
»
Di ritorno dall'India, nel 1971, Sarduy pubblica il romanzo Cobra, in cui viene affrontato il tema della ricerca religiosa o mistica. Cobra riceve nello stesso anno l'importante premio letterario Prix Médicis, che consolida il prestigio e la notorietà del suo autore.
Affascinato dalla cultura orientale e dal Buddhismo, nel 1973 Sarduy compie un ulteriore viaggio in Asia, questa volta in Indonesia.
Nel 1975, dopo quindici anni di lontananza, in occasione di un viaggio in Algeria, incontra la sorella Mercedes, allora incinta del suo primogenito, Pedro. Nel suo diario, Mercedes racconta
che Sarduy in quell'occasione le parlò del romanzo che stava scrivendo, Maitreya (1978). Mercedes promette a Sarduy che, se dovesse avere una figlia, la chiamerà così.
I viaggi in Asia continuano, e nel 1977 Sarduy si trova a Ceylon (oggi Sri Lanka). In una serie di cartoline indirizzate alla sorella e alla famiglia, scrive:  «Ceylon, 1 febbraio 77: "Colombo; cari tutti. Ecco un elefante simbolo di fortuna per dirvi quanto sono felice su quest'isola, dove Marco Polo pensava di aver trovato il paradiso. Mille baci a tutti e più ancora a Pedritín. Non vi dimentico. Calore. Sole. Spiagge. Buddhismo. Amore, Severo."» «Kandy, Ceylon, 3 febbraio 77:
"Cari tutti: non sembra Cuba? Aspetto i miei quaranta con felicità. Aspetto Maitreya. Baci, amore. / Severo."»
Il 1978 è l'anno della pubblicazione della sua opera più significativa, Maitreya, nella quale offre un'inedita interpretazione del buddhismo come dottrina in grado di riunire le ideologie. Maitreya è, senza dubbio, l'opera più celebre di Severo Sarduy, una grande miscela di barocco e umorismo, articolata intorno alle rappresentazioni del Buddha.
Durante gli ultimi anni della sua vita, Severo Sarduy si dedica a quella che per lui è una "seconda scrittura", ovvero la pittura.
«-Severo, perché dipingi?
-Beh, ti dirò: dipingo perché scrivo.
-C'è una qualche relazione tra le due cose?
-Per me, sono semplicemente la stessa cosa. Lo stesso cane con un collare diverso. Certo, il risultato è diverso. Anche se non così tanto ... Ma comunque, la pittura e la scrittura sono come i due versanti dello stesso tetto, le due facce della stessa moneta, ecc.
» (Severo Sarduy, Severo, ¿por qué pintas?, 1987)
Già a partire dal 1960, anno del suo arrivo a Parigi, la vita intellettuale della capitale francese e l'amicizia e l'influenza di autori come Roland Barthes, gli offrono la possibilità di approfondire i propri interessi artistici e di scoprire l'opera di Mark Rothko e di Josef Albers.
Rothko e i suoi campi di colore rosso costituiscono un'importante fonte d'ispirazione per Sarduy, ma anche artisti come Cy Twombly e in particolare Luis Feito avranno influenza nel suo lavoro. La pittura astratta e l'eredità dell'arte informale sopravvivono nell'estetica di Sarduy, ma la presa di consapevolezza dell'importanza nella storia della pittura di artisti come Giorgione, Tiziano, Johannes Vermeer o Pierre Bonnard, rappresenta una svolta nel suo cammino artistico. L'opera pittorica di Severo Sarduy, alla quale si dedica quasi esclusivamente negli ultimi anni della sua vita, costituisce una "mania ossessiva" per l'autore.
I suoi dipinti sono caratterizzati da un forte eclettismo nell'uso di tecniche e materiali: utilizza supporti diversi, tra cui carta, stoffa, corteccia d'albero e cartone, e materiali che spaziona dall'acrilico, al caffè, zafferano, inchiostro di china e persino al suo stesso sangue.
Tra il 1981 e il 1982 partecipa a varie esposizioni di gruppo.
Negli anni successivi ai suoi viaggi in Asia, Severo Sarduy pubblica altri due romanzi: Colibrí (1984), una storia di fughe e di vendette, e Cocuyo (1990), meno avanguardista e più trasparente, anche se ambientato sempre nel caratteristico mondo di Sarduy, privo di qualsiasi inibizione. Entrambi i titoli approfondiscono il lato sperimentale dello stile dell'autore.
Oltre a romanzi, Sarduy pubblica una raccolta di racconti, Para la voz (1977),e due raccolte di poesie: Daiquiri (1980) e Un testigo fugaz y disfrazado (1985). Tra i suoi saggi, vale la pena menzionare Escrito sobre un cuerpo (1969), Barroco (1976) e Nueva estabilidad (1988).
Nel 1990 la casa editrice francese Gallimard commissiona a Sarduy il rilancio di La Croix du Sud, la prima collezione specializzata in letteratura iberoamericana creata da Roger Caillois[9].
Durante i suoi ultimi anni, Sarduy si dedica inoltre alla pittura, esponendo diverse volte a Parigi, e partecipa a varie conferenze in Europa e negli Stati Uniti d'America.
Severo Sarduy muore l'8 giugno 1993, all'età di 56 anni, per complicanze dovute all'AIDS in seguito appunto al suo ultimo viaggio in asia la malattia si era aggravata. Viene sepolto nel Cimitero parigino di Thiais[4]. Nel 1993 viene pubblicato postumo il romanzo Pájaros de la playa.
La poetica
Il neobarocco

Nel 1971 Severo Sarduy pubblica il saggio El barroco y el neobarroco. In esso segnala, senza pretendere di spiegarla in termini storici o ideologici, la marcata presenza dell'estetica barocca in alcune manifestazioni artistiche della cultura ispanoamericana - in particolare in quella letteraria e di origine cubana - e propone di definire formalmente il concetto di "barocco", portando ad esempio autori come José Lezama Lima, Alejo Carpentier e Guillermo Cabrera Infante.
Scrive Sarduy: «Al contrario, l'attuale barocco, il neobarocco, riflette strutturalmente l'inarmonia, la rottura dell'omogeneità, il logos come assoluto, la mancanza che costituisce il nostro fondamento epistemico. Neobarroco dello squilibrio, riflesso strutturale di un desiderio che non riesce a raggiungere il suo oggetto, desiderio per il quale il logos non ha organizzato che uno schermo che nasconde la mancanza (...) Neobarroco: riflesso necessariamente polverizzato di una conoscenza che già sa di non essere chiusa «tranquillamente» su se stessa. Arte di detronizzare e discutere.» (Severo Sarduy, El barroco y el neobarroco, 1972)
Nonostante la sua unicità, l'opera di Severo Sarduy si può includere nell'eredità lasciata da José Lezama Lima, e in questo senso può essere considerata la vetta del neobarocco cubano. L'intento principale di Severo Sarduy è quello di aggiornare la letteratura cubana, promuovendone la diffusione a livello internazionale. Il suo contributo si colloca all'interno del cosiddetto boom narrativo latinoamericano degli anni sessanta e settanta.
Dal barocco europeo del XVII secolo egli riprende l'idea della letteratura come artificio. Per Sarduy diviene un mezzo per allontanarsi dai rigidi canoni estetici tradizionali e per esplorare l'inverosimile, la mitologia e l'illusione, abbandonando il discorso lineare e informativo e caricando il testo di una connotazione simbolica. I concetti chiave per l'analisi dell'opera di Sarduy sono l'idea di simulacro, di artificio e di parodia.
La poetica dell'autore è caratterizzata da una narrativa sperimentale e da una grande complessità linguistica, con l'utilizzo di un linguaggio letterario ricco e metaforico, e dalla predilezione per argomenti frammentari e personaggi difficilmente analizzati dal punto di vista psicologico[24]. L'origine cubana e l'esperienza dei suoi viaggi in India conferiscono inoltre ai suoi scritti un alone di erotismo tropicale ed orientale.
Lo strutturalismo
Nel marzo del 1960, il primo numero di Tel Quel viene pubblicato in Francia. La rivista riceve immediato riconoscimento da parte degli intellettuali dell'epoca e rappresenta il punto di partenza per una riflessione che si costruisce su aree diverse, tra cui la psicoanalisi, la teoria letteraria, la letteratura e la filosofia. A questo spazio produttivo di dibattito e confronto partecipa anche Severo Sarduy.
Sin dall'inizio della sua carriera come scrittore, Severo Sarduy basa la propria produzione letteraria sulle teorie strutturaliste e post-strutturaliste del linguaggio, nate all'interno dello "spazio Tel Quel". L'influenza del cosiddetto "postboom strutturalista" si caratterizza, nell'opera narrativa di Sarduy, attraverso una narrazione costante, ricca di azione e sempre alla ricerca di elementi insoliti, e con l'uso di un linguaggio complesso e articolato che nei romanzi Cobra, Maitreya e Colibrí raggiunge un alto livello di sperimentazione lessicale. Ognuna delle opere di Sarduy è solitamente priva di un messaggio preciso nel senso tradizionale del termine, la realtà viene trasformata in mito e interpretata come un simbolo assoluto. L'autore stabilisce inoltre contatti con la psicoanalisi e le teorie del linguaggio di Jacques Lacan.
Il corpo
Uno dei temi centrali delle opere di Severo Sarduy è il corpo, inteso come strumento di travestimento e di metamorfosi continua dei personaggi. In questo processo di costante trasformazione, i personaggi dei suoi romanzi mettono in evidenza, attraverso frequenti scambi di identità, il desiderio di libertà e di sovvertimento dei rigidi codici morali.
Scrive Sarduy: «Più in là dell'autostrada si trovano gli altri, coloro che l'energia ha abbandonato.» (Severo Sarduy, Pájaros de la playa, 1993)
Nell'opera di Sarduy il corpo viene rappresentato anche come entità malata, maltrattata, ferita e sezionata, sottoposta a dolore e, infine, soggetta alla morte. Ormai malato, egli concepisce il suo ultimo romanzo, Pájaros de la playa, come testimonianza della sofferenza e del crescente deterioramento del proprio corpo. Tuttavia, come sottolineano alcuni critici e biografi, in questo romanzo dedicato a documentare il processo e lo sviluppo della malattia, il nome che la identifica non viene mai menzionato. Pájaros de la playa, più che la narrazione dell'agonia dell'autore, è una manifestazione dei sintomi dell'AIDS, incarnati dai personaggi malati protagonisti dell'opera. Esso è una lunga meditazione, a volte ironica, carnevalesca e disperata, sulla malattia incurabile dall'autore, una metafora (quella dell'AIDS) che rappresenta all'interno del testo non solo il decadimento e la morte del corpo, ma che simbolizza la fine di tutta l'esistenza sulla Terra: dopo la morte, l'individuo cessa di esistere e così anche l'intera realtà. Se prima il tono dei suoi romanzi era ludico e parodico, ora diventa quasi filosofico e metafisico.
L'Oriente
Scrive Sarduy: «Il Bosco de l'Avana è il Palazzo d'Estate, e le acque dell'Almendares sono quell dello Yang-Tze (...) Laggiù, lontano, urla la cinese, balla il mambo del Canton (...).» (Severo Sarduy, De donde son los cantantes, 1967)
L'Oriente narrato, dipinto e fotografato da Severo Sarduy, soprattutto in opere come Cobra (1972) e Maitreya (1978), è una terra lontana dagli stereotipi tipicamente occidentali e ha poco a che vedere con la regione mitica spesso studiata e descritta dagli orientalisti. Lontano da quella terra esotica e misteriosa ancora oggi considerata opposta all'Occidente, l'Oriente descritto da Sarduy viene privato di tutti i suoi riferimenti tradizionali e si fa metafora di un'esperienza d'esilio, terra di frontiera e spazio ideale per traffici e ibridazioni.
A differenza degli orientalisti che guardavano verso est con gli occhi di botanici o entomologi, a differenza della maggioranza degli artisti e degli intellettuali occidentali che viaggiavano verso est, Sarduy supera il confine senza pregiudizi e passa più e più volte dall'altra parte dello specchio, portando e scambiando valori, segni e simboli.

Opere
Romanzi

Gestos (1963) / La bomba dell'Avana, tr. di A. González-Palacios, Milano, Feltrinelli, 1964
De dónde son los cantantes (1967)
Cobra (1972). Vincitore del Prix Médicis / Cobra, tr. di Renzo Guidieri, Torino, Einaudi, 1976
Maitreya (1978) / Maitreya, il Buddha che deve venire, tr. di Piero Verni, Milano, SugarCo, 1982
Colibrí (1984)
Cocuyo (1990)
Pájaros de la playa (1993). Postumo

domenica 19 aprile 2026

CABRERA INFANTE Guillermo (1929 - 2005)

 



Guillermo Cabrera Infante
(Gibara, 22 aprile 1929 – Londra, 21 febbraio 2005) è stato uno scrittore cubano naturalizzato britannico, vincitore del Premio Miguel de Cervantes nel 1997.
Tra gli autori più importanti e influenti della letteratura cubana, e più in generale latinoamericana, del XX secolo, la sua opera si segnala per una prosa ellittica e abbondantemente polifonica e intertestuale, caratterizzata dall'utilizzo caleidoscopico di colloquialismi cubani e complessi giochi di parole ottenuti per mezzo di metatesi, iperbati e parochesi, il tutto volto al ricercare una prosodia che riproduca la musicalità sincopata del jazz.
È stato per lunghissimo tempo una figura disconosciuta a Cuba a causa della sua spassionata dissidenza nei confronti del regime castrista (buona parte delle sue opere vennero infatti bandite a seguito del suo esilio in Europa e soprattutto due suoi romanzi, Tres tristes tigres e La Habana para un infante difunto, furono additati dal Governo cubano come controrivoluzionari), pur essendone stato agli inizi uno strenuo sostenitore, avendone persino fiancheggiato la lotta per l'abbattimento della dittatura di Fulgencio Batista. Con l'instaurazione della Cuba socialista, difatti, giunse ad occupare una posizione di tutto rispetto in seno al suo nuovo assetto socioculturale (svolse infatti i ruoli di presidente del Consejo Nacional de Cultura, direttore del Instituto del Cine e caporedattore di Lunes de Revolución, l'inserto letterario dell'organo di stampa ufficiale del Partito Comunista di Cuba Granma), ma arrivò a distaccarsene nella seconda metà degli anni sessanta, per via delle frequenti e forti ingerenze del Governo alle quali dové sempre più sottostare nell'esercizio delle proprie mansioni (ed in generale al dover assistere a quella che riteneva esser un'involuzione autoritaria in diversi ambiti della società cubana).
Costretto dunque a prendere la via dell'esilio (risiedé più o meno stabilmente a Londra fino alla fine dei
propri giorni), soltanto nel 2009, a quattro anni dalla propria morte, venne fatto oggetto d'una riabilitazione postuma, permettendo così nel Paese caraibico la pubblicazione della sua opera omnia e la sua giusta collocazione all'interno della storia artistica e culturale cubana.
Da sempre appassionato di cinema (è stato infatti direttore del Instituto del Cine, quand'era ancora allineato al proprio governo, e autore di svariate recensioni critiche di film), ha poi svolto una discreta attività di sceneggiatore, lavorando ai copioni di film come Punto zero (Vanishing Point, 1971) di Richard C. Sarafian (per cui si firmò Guillermo Caín) e The Lost City (2005) di e con Andy García.

Opere
Così in pace come in guerra (Asì en la paz como en la guerra) (1960) A. Mondadori, 1963
Tre tristi tigri (Tres tristes tigres) (1967) Il saggiatore, 1976
Vista del amanecer en el trópico (1974)
O (1975)
Exorcismos de esti(l)o (1976)
L'Avana per un infante defunto (La Habana para un infante difunto) (1979) Garzanti, 1993
Puro humo (1985)
Mea Cuba (1992) Il saggiatore, 1997
Delito por bailar el chachachá (1995)
Mi música extremada (1996)
Ella cantaba boleros (1996)
Vidas para leerlas (1998)
Il libro delle città (El libro de las ciudades) (1999) Il saggiatore, 2001
Todo está hecho con espejos (1999)
La ninfa inconstante (2008)- tradotto in Italia da Gordiano Lupi per Sur
Cuerpos divinos (postumo)

sabato 18 aprile 2026

SERRANO Marcela (1951 - viv.)


Marcela Serrano
 (Santiago del Cile, 28 luglio 1951) è una scrittrice cilena. Nasce a Santiago del Cile nel 1951. È figlia della romanziera Elisa Pérez Walker e del saggista Horacio Serrano, ed è la quarta di cinque sorelle, con due delle quali trascorre un anno a Parigi per studiare alla "Maison des Amériques".
Nel 1973, a causa del golpe militare, lascia il Cile e si trasferisce in Italia a Roma.
Nel 1977 rientra definitivamente in Cile. Si iscrive alla facoltà di Belle Arti della Pontificia Università Cattolica del Cile, ottenendo il diploma in incisione nel 1983. In seguito lavora in diversi ambiti delle arti visive, vincendo anche un premio del Museo delle Belle Arti per un lavoro sulle donne del sud del Cile, ma presto abbandona queste attività. Sebbene cominci a scrivere molto presto, pubblica il suo primo romanzo, Noi che ci vogliamo così bene, nel 1991.
Il romanzo è la rivelazione dell'anno e vince nel 1994 il Premio Sor Juana Inés de la Cruz, il Premio Feria del Libro de Guadalajara e nel 1996 il premio della casa editrice francese Coté des Femmes, come miglior romanzo ispanoamericano scritto da una donna. Nel 1993 pubblica Para que no me olvides, che ottiene il Premio Municipal de Literatura , a Santiago del Cile. Nel 1995 scrive in Guatemala Antigua, Vita Mia e nel 1997 L'albergo delle donne tristi.
Dopo molte riedizioni dei precedenti romanzi, pubblica il romanzo giallo Nostra signora della solitudine (1999), i racconti Un mundo raro (2000), Quel che c'è nel mio cuore (2001), finalista del Premio Planeta 2001 a Barcellona e Arrivederci piccole donne (2004).
Marcela Serrano è una delle figure più rinomate e significative della nuova narrativa del suo paese e dell'America Latina. Ha vissuto in Messico col marito, Luis Maira Aguirre, e le loro due figlie, Elisa e Margarita, poiché il marito è stato ambasciatore del Cile in Messico e Belize fino al 2003 e dal 2004 al 2010 ambasciatore in Argentina.

Opere
Noi che ci vogliamo così bene (Nosotras que nos queremos tanto, 1991), Feltrinelli, 1996.
Il tempo di Blanca (Para que no me olvides, 1993), Feltrinelli, 1998.
Antigua, vita mia (Antigua vida mía, 1995), Feltrinelli, 2006.
L'albergo delle donne tristi (El albergue de las mujeres tristes,1997), Feltrinelli, 1999.
Nostra signora della solitudine (Nuestra Señora de la soledad,1999), Feltrinelli, 2001.
Un mundo raro (2000, racconti)
Quel che c'è nel mio cuore (Lo que está en mi corazón, 2001), Feltrinelli, 2002.
Arrivederci piccole donne (Hasta siempre, mujercitas,2004), Feltrinelli, 2004.
I quaderni del pianto (La llorona, 2008), Feltrinelli, 2007.
Dieci donne, collana Universale economica, traduzione di Michela Finassi Parolo, 8ª ed., Milano, Feltrinelli, 2018 [2011]
Adorata nemica mia, traduzione di Michela Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco, Milano, Feltrinelli, 2017 [2013].
Adorata nemica mia, collana Audiolibri, letto da Rita Savagnone, Roma; Milano, Emons Feltrinelli, 2014
Il giardino di Amelia, collana Universale economica, traduzione di Michela Finassi Parolo, Milano, Feltrinelli, 2018 [2016]
Il mantello, collana Narratori, traduzione di Michela Finassi Parolo, Milano, Feltrinelli, 2020
A volo d'uccello, collana Narratori, traduzione di Michela Finassi Parolo, Milano, Feltrinelli, 2024

venerdì 17 aprile 2026

TAWADA Yōko (1960 - viv.)





Yōko Tawada 
(多和田 葉子, Tawada Yōko; Tokyo, 23 marzo 1960) è una scrittrice giapponese che vive in Germania e scrive sia in tedesco che in giapponese.
Tawada Yōko nasce a Tōkyō nel 1960. Studia la lingua e la letteratura russa all’Università di Waseda. Nel 1979 intraprende un viaggio fino in Germania attraverso la Transiberiana, e sviluppa un interesse particolare per la cultura tedesca. Nel 1982, lo stesso anno della sua laurea, all’età di 22 anni si trasferisce ad Amburgo. Qui conseguirà un master in letteratura tedesca contemporanea e successivamente, all'Università di Zurigo, un dottorato di ricerca in letteratura tedesca.
Nel 1987, cinque anni dopo il suo trasferimento, pubblica la sua prima raccolta di poesie e racconti in tedesco e giapponese, Nur da wo du bist da ist nichts. Nel 1991 vince il premio giapponese Gunzo per nuovi scrittori grazie alla novella Kakato o nakushite(かかとを失くして). Nel 1992 vince il prestigioso Premio Akutagawa con Inumuko iri (犬婿入り)[2]; nel 2005 con la Medaglia Goethe, le viene riconosciuto il suo contributo alla cultura tedesca.
Nel 2006 si trasferisce a Berlino, dove continua la sua attività scrivendo sia in giapponese che tedesco, e spaziando tra più generi letterari: romanzo breve, racconto, poesia e teatro. Realizza anche numerose collaborazioni con altri artisti, tra cui musicisti e compositori.
Tawada Yoko scrive in due lingue, giapponese e tedesco: un caso davvero unico tra le scrittrici giapponesi. Viaggia costantemente tra vari paesi, tenendo conferenze, letture e dissertazioni sui suoi lavori.
Appena arrivata in Germania arrivò quasi al punto di perdere la sua lingua madre, perché il vocabolario del giapponese le sembrava del tutto inadeguato per descrivere efficacemente il suo stato d'animo; non padroneggiando ancora il tedesco, attraversò quindi un periodo di transizione in cui non riuscì ad esprimersi in alcuna lingua. Quando riprese a scrivere in giapponese, la sua lingua nativa si era ormai trasformata.
«Durante il mio primo anno in Germania, non potevo più scrivere come avevo fatto. Non potevo più scrivere storie, ma solo frammenti, frasi, parti di frasi, parole, e poi poesie brevi, poesie che si rivelarono le prime ad essere pubblicate[...]. E poi ho scritto il mio primo testo letterale nel 1988… E sentivo di voler scrivere quella storia in tedesco. Prima non ne avevo mai avuto
intenzione. Quando andai in Germania, non era con l’intenzione di scrivere in tedesco: non volevo… È semplicemente successo.» (Yoko Tawada, da "Writing in Two Languages: A Conversation with Yoko Tawada")
I romanzi e le poesie di Tawada sono scritti in giapponese e in tedesco, ma più spesso solo in una delle due lingue: o in tedesco o in giapponese. Si nota la sua tendenza a differenziare la lingua a seconda del genere: predilige scrivere poesie e romanzi in giapponese, mentre scritti per il teatro, saggi e articoli in tedesco. In entrambe le lingue, i temi ricorrenti e fra loro sempre interconnessi sono i viaggi, i miti e le metamorfosi del corpo.
Uno dei suoi primi lavori in doppia lingua, pubblicato nel 1987, è una raccolta di poesie e prosa: la versione tedesca si intitola Die Flucht des Monds, quella giapponese Tsuki no tōso ( 月の逃走). Successivamente elabora un'ulteriore versione, intitolata Die 逃走 des 月 , nella quale sviluppa un processo di ibridazione tra le due lingue unendole in un'unica lingua ottenuta sostituendo tutti i morfemi lessicali delle parole con i kanji e lasciando invece in tedesco le parti grammaticali.
«我 歌 auf der
da der heranget

auf einem 自転車
hatte den mitten den 暗喩公園 ge
um zu»
Il particolare bilinguismo letterario di Tawada è connotato da alcune caratteristiche: la combinazione linguistica di giapponese e tedesco è piuttosto rara come scelta, e i lettori che possono comprenderla sono relativamente pochi; la scrittrice cambia continuamente tra le sue due lingue, e inscrive prospettive bilingui in ciascuna delle sue opere in modo sottile e decostruttivo. Per queste sue particolarità le sue opere hanno ricevuto numerosi riconoscimenti sia in Giappone che in Germania.
I temi più ricorrenti nelle sue opere riguardano il concetto di confine, di “straniero” ed “estraneo”, e di metamorfosi.
Il primo tema la riguarda in prima persona, per le precedenti esperienze di viaggio, primo tra tutti quello lungo la Transiberiana che l’ha poi portata a trasferirsi in Germania, e per la scelta di vivere in un paese diverso da quello natale. Il suo interesse sull’identità nazionale, i rapporti tra le lingue e culture diverse ricorrono spesso nei suoi scritti sotto forma di indagine.
La metamorfosi, altro tema ricorrente nella sua scrittura, è intesa sia come trasformazione del corpo, che come mutamento a livello linguistico: ibridazione degli elementi semantici, grammaticali e sintattici delle due lingue da lei parlate.
Nelle sue opere è peculiare un costante ripensamento dei generi tradizionali attraverso una riscrittura della tradizione culturale, sia giapponese che tedesca: gli elementi del folklore nipponico vengono fatti convivere con momenti della storia culturale europea. L’uso dell'ironia serve a decostruire i tipici stereotipi legati ad entrambe le due culture.
Opere
Opere tradotte in italiano
Memorie di un'orsa polare
 (Etüden im Schnee, 2014)
Scritto in tedesco nel 2014, viene pubblicato in Italia dall'editore Guanda nel 2017. Il romanzo si snoda nel corso di un secolo e racconta la storia di tre generazioni di orsi bianchi, allevati in cattività dagli umani. La matriarca è una stella del circo sovietico in ritiro, che scrive la sua biografia e diventa una scrittrice affermata; la figlia Tosca si affermerà invece come ballerina in un circo nella Germania dell'Est, ma dopo la caduta del muro verrà venduta allo zoo di Berlino, dove darà alla luce il figlio Knut che ne diventerà l'attrazione principale. Sono orsi polari che non sono mai stati al Polo Nord e che vivono in mezzo agli uomini, e hanno la capacità di capirne il linguaggio: non fanno però parte della razza umana, da loro spesso osservata con curiosità, stupore e distanza. Questi animali vivono in sospeso fra i richiami ancestrali della natura e della loro specie, per la quale non esistono cittadinanza e passaporto, barriere linguistiche e sociali, e la ricerca di una radice comune con la comunità umana.
Il bagno (Das Bad, 1988)
Pubblicata in Italia nel 2003, la storia ha come protagonista una giovane ragazza che, svegliandosi la mattina e guardandosi allo specchio, scopre che sulla pelle le sono cresciute tante piccole squame. La sua trasformazione in un ibrido donna-pesce subirà poi un ulteriore degrado con la perdita della parola, rubatale da uno spirito con le sembianze di una donna-ratto. La tematica della metamorfosi, fortemente correlata al tema dell’acqua, è il filo conduttore di tutta la narrazione. Opera complessa, carica di innumerevoli simbologie, presenta un gran numero di significati e temi, spesso ricollegandosi alle atmosfere attinte da leggende sia giapponesi che europee.
Opere in giapponese

1991. 三人関係, Sannin kankei,Tōkyō, Kōdansha (Racconto)
1993. 犬婿入り, Inu mukoiri ,Tōkyō, Kōdansha (Racconto)
1993. アルファベットの傷口, Arufabetto no kizuguchi; Kawade shobō shinsha, Tōkyō, Kōdansha (Romanzo)
1996. ゴットハルト鉄道, Gotthard tetsudō,Gottoharuto tetsudō; (Racconto)
1998. 聖女伝説, Seijo densetsu, Tōkyō, Ōta Shuppan (Romanzo)
1998. きつね月, Kitsune tsuki, Tōkyō, Shinshokan
1998. 飛魂, Hikon, Tōkyō, Kōdansha
1998.ふたくちおとこ, Futakuchi otoko, Kawade shobō shinsha (Racconto)
1999. カタコトのうわごと, Katakoto no uwagoto, Tōkyō, Seidosha (Saggio)
2000. ヒナギクのお茶の場合, Hinagiku no o-cha no baai, Tōkyō, Shinchōsha (Racconto)
2002. 容疑者の夜行列車, Yōgisha no yakōressha, Tokyo, Seidosha
2002. 球形時間, Kyūkei jikan, Tōkyō, Kōdansha
2003. エクソフォニー Exophonie , (Saggio),
2004. 旅をする裸の眼, Tabi o suru hadaka no me, Tōkyō, Kōdansha (Racconto)
2006. 海に落とした名前, Umi ni otoshita namae, Tōkyō, Shinchōsha (Racconto)
2006. 傘の死体とわたしの妻, Kasa no shitai to watashi no tsuma, Tōkyō, Shichōsha (Poesia)
2006. アメリカ 非道の大陸, Amerika – Hidō no tairiku, Reisegeschichten
2007. 溶ける町 透ける路, Tokeru machi sukeru michi, Tōkyō, Nihon Keizai Shinbun Shuppansha Reiseessays
2010. 尼僧とキューピッドの弓, Nisō to kyūpiddo no yumi, Tōkyō, Kōdansha, (Romanzo)
2011. 雪の練習生 , Yuki no renshūsei, Tōkyō, Shinchōsha
2012. 雲をつかむ話, Kumo wo tsukamu hanashi, Tōkyō, Kōdansha, (Romanzo)
2013. 言葉と步く日記, Kotoba to aruku nikki, Tōkyō, Iwanamishoten (Saggio)
2014. 献灯使, Kentoshi, Tōkyō, Kōdansha, (Romanzo)
2017. 百年の散步, Hyakunen no sanpo, Tōkyō, Shinchōsha (Prosa)
2017. シュタイネ, Shutaine, Tōkyō, Seidosha (Poesia)
2018. 地球にちりばめられて, Chikyū ni chiribamerarete, Tōkyō, Kōdansha
Opere in tedesco
1987. Nur da wo du bist da ist nichts, Tübingen, Gehrke (Poesia e Prosa)
1988. Das Bad, Tübingen, Konkursbuch Verl / Il Bagno, Salerno, Ripostes, 2003
1991. Wo Europa anfängt, Tübingen, Konkursbuchverlag (Poesia e Prosa)
1993. Ein Gast, Tübingen, Konkursbuch Verl. C. Gehrk
1993. Die Kranichmaske die bei Nacht strahlt, Tübingen, Konkursbuchverl Gehrke (Opera teatrale)
1994. Tintenfisch auf Reisen, Tübingen, Claudia Gehrke(Racconto)
1996. Talisman, Tübingen, Konkursbuch (Saggio letterario)
1997. Aber die Mandarinen müssen heute abend noch geraubt werden, Tübingen, Konkursbuch (prosa e poesia)
1997. Wie der Wind in Ei, Tübingen, Konkursbuchverlag C. Gehrke (Opera teatrale)
1998. Verwandlungen. Tübinger Poetikvorlesungen. Tübingen : Konkursbuchverlag
1998. Orpheus oder Izanagi. Till, Tübingen, Claudia Gehrke (dramma radiofonico e opera teatrale)
2000. Opium für Ovid, ein Kopfkissenbuch für 22 Frauen, Tübingen : Konkursbuchverl (Prosa)
2002. Überseezungen, Tübingen, Claudia Gehrke (Prosa)
2004. Das nackte Auge, Tübingen, Konkursbuchverlag(Racconto)
2005. Was ändert der Regen an unserem Leben?, Tübingen, Konkursbuch
2007. Sprachpolizei und Spielpolyglotte, Tübingen, Konkursbuch Verl. C. Gehrke
2008. Schwager in Bordeaux, Tübingen, Konkursbuch Verl. C. Gehrke (Romanzo)
2010. Abenteuer der deutschen Grammatik, übingen, Konkursbuch Verl. C. Gehrke (poesia)
2012. Yoko Tawada: fremde Wasser: Vorlesungen und wissenschaftliche Beiträge, Tübingen, Konkursbuch Verlag Claudia Gehrke
2013. Mein kleiner Zeh war ein Wort: 12, Tübingen, Konkursbuch (Opera teatrale)
2014. Etüden im Schnee, Tuebingen: Konkursbuch / Memorie di un'orsa polare, traduzione di Alessandra Iadicicco, Guanda, Milano, 2017 
2016. Akzentfrei, Tübingen, Konkursbuch Verlag Claudia Gehrke (Saggio)
2016. Ein Balkonplatz für flüchtige Abende, Tübingen, konkursbuch
2018, Sendbo-o-te, Tübingen
2020, Paul Celan und der chinesische Engel (Romanzo), Konkursbuch Verlag, Tübingen 2020.
2022, Portrait eines Kreisels. Gedichte und Kurzprosa, Konkursbuch Verlag, Tübingen 2022
2023, Eine Zungengymnastik für die Genderdebatte. Konkursbuch Verlag, Tübingen 2023




giovedì 16 aprile 2026

GLUKHOVSKY Dmitry (1979 - viv.)

 

Dmitrij Alekseevič Gluchovskij
, traslitterato anche come Dmitry Glukhovsky (12 giugno 1979), è uno scrittore e giornalista russo.
Gluchovskij è famoso in Russia per tre romanzi bestseller: Metro 2033 (Метро 2033), It's Getting Darker (Сумерки) (2007) e Metro 2034 (Метро 2034, 2009). È anche autore di una serie di scritti satirici, Рассказы о Родине (lett. "Storie di patria", 2010), con i quali critica la Russia odierna.
Dmitrij Alekseevič Gluchovskij nasce da padre ebreo "di nazionalità": Alexei, e da Larisa sua madre. Incomincia la sua carriera nel 2002 pubblicando il suo primo romanzo, Metro 2033, sul proprio sito e concedendo un accesso gratuito a tutti i lettori. Il romanzo è poi diventato un esperimento interattivo, migliorato gradualmente grazie ai suggerimenti di migliaia di lettori, e in seguito ha originato un videogioco per Xbox 360 e PC.
Come giornalista, Gluchovskij ha lavorato per le televisioni Euronews in Francia, Deutsche Welle, e RT. Nel 2008-2009 ha lavorato come conduttore radiofonico di una radio, Mayak Station. Scrive per Harper's Bazaar, L'Officiel e Playboy. Ha vissuto in Israele, Germania e Francia, e parla inglese, francese, tedesco, ebraico e spagnolo fluentemente come il nativo russo. Nel 2011 ha pubblicato il sequel di Metro 2033, Metro 2034.
Nel giugno del 2022 ha ricevuto un mandato di cattura in Russia per averne "screditato le forze armate".

Opere pubblicate in Italia
Serie Metro
Metro 2033, 2ª ed., Terni, Multiplayer Edizioni, 2012 [2005]
Metro 2034, Terni, Multiplayer Edizioni, 2011 [2009]
Il Vangelo secondo Artyom, in Metro 2033, 2ª ed., Terni, Multiplayer Edizioni, 2012 (racconto)
Metro 2035, Terni, Multiplayer Edizioni, 2016 [2015]
La profezia del crepuscolo, Terni, Multiplayer Edizioni, 2013 [2010]
Futu.re, Terni, Multiplayer Edizioni, 2016 [2013]
Outpost. L'avamposto, Terni, Multiplayer Edizioni, 2022 [2019]
Outpost. Oltre il fiume, Terni, Multiplayer Edizioni, 2023


SARDUY Severo (1937 - 1993)

Severo Sarduy  (Camagüey, 25 febbraio 1937 – Parigi, 8 giugno 1993) è stato un poeta, scrittore e critico d'arte cubano naturalizzato fr...