venerdì 15 maggio 2026

EDWARDS Jorge (1931 - 2023)



Jorge Edwards Valdés
 (Santiago del Cile, 29 giugno 1931 – Madrid, 17 marzo 2023) è stato uno scrittore, critico letterario, giornalista e diplomatico cileno che dal 2010 aveva anche la nazionalità spagnola.
Membro a pieno titolo dell'Accademia Cilena della Lingua, ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Nazionale di Letteratura del Cile nel 1994 e il Premio Miguel de Cervantes nel 1999.
Edwards collaborava regolarmente con diversi giornali in Cile (la sua rubrica di opinione appariva ogni venerdì su La Segunda), Argentina (La Nación), Spagna (El País), Francia (Le Monde) e Italia (Corriere della Sera).
Figlio di Sergio Edwards Irarrázabal e Carmen Valdés Lira, era il più giovane dei fratelli Edwards Valdés, una famiglia composta da Carmen, Laura, Angélica, Luis Germán e lui stesso. Era un discendente diretto di José Miguel Carrera, per parte materna.
È stato educato dai gesuiti al Colegio San Ignacio, dove è stato allievo di padre Alberto Hurtado, santo cileno canonizzato nel 2005. Sulla rivista della scuola pubblicò i suoi primi scritti e fu in quegli anni che si cimentò anche nella poesia.
Studiò Diritto presso l'Università del Cile, dove entrò nel 1950. Due anni dopo venne pubblicato il suo primo libro, una raccolta di racconti intitolata El patio.
Era sposato con Pilar Fernández de Castro Vergara, la coppia ebbe due figli: Ximena e Jorge.
Nel 1954 iniziò la carriera diplomatica e, dopo aver conseguito una specializzazione in Scienze Politiche presso l'Università di Princeton, negli Stati Uniti d'America (1959), ottenne la sua prima nomina nel 1962 come segretario dell'ambasciata cilena a Parigi. In quell'anno vinse il Premio Municipale di Letteratura di Santiago nella categoria racconti con Gente de ciudad.
Al ritorno dalla Francia, dove rimase fino al 1967, il Ministero degli Affari Esteri lo nominò capo del dipartimento per l'Europa dell'Est.
Durante la sua prima missione diplomatica nella capitale francese stringe amicizia, tra gli altri, con Mario Vargas Llosa, Gabriel García Márquez e Julio Cortázar. Il suo nome è quindi associato al cosiddetto boom latinoamericano. Dopo la pubblicazione di Persona Non Grata, i suoi rapporti con molti di questi scrittori si allontanarono, ad esempio con Julio Cortázar, che disse "che Jorge Edwards è mio amico, ma non voglio vederlo".
Nel 1971 il governo di Salvador Allende lo nominò incaricato d'affari presso l'ambasciata cilena nella Cuba di Fidel Castro. Il frutto di queste esperienze sarà il suo lavoro Persona Non Grata (1973), in cui critica la società cubana. Il libro, che avrebbe ottenuto il raro merito di essere bandito sia dal governo cubano che da quello cileno, gli valse l'inimicizia delle forze politiche di sinistra e suscitò grandi polemiche tra gli scrittori latinoamericani.
Al suo ritorno da Cuba, Edwards fu nuovamente inviato come segretario d'ambasciata a Parigi, dove avrebbe riferito a Pablo Neruda. Dopo il Colpo di Stato in Cile del 1973 guidato da Augusto Pinochet, Edwards fu costretto ad abbandonare la carriera diplomatica. Andò in esilio a Barcellona, dove lavorò presso la casa editrice Seix Barral, dedicandosi alla letteratura e al giornalismo.
Edwards ritornò nel 1978 a Santiago del Cile, dove fu uno dei fondatori e, più tardi, presidente del Comitato per la Difesa della Libertà di Espressione. Nel 1988 è stato uno dei fondatori del
movimento politico Indipendenti per il Consenso Democratico. Una volta ripristinata la democrazia, il presidente Eduardo Frei Ruiz-Tagle lo nominò ambasciatore presso l'UNESCO (1994-1996).
Nel 2010 è stato nominato ambasciatore a Parigi dal nuovo governo di Sebastián Piñera, un politico che Edwards aveva pubblicamente sostenuto durante la campagna elettorale, nonostante l'altro candidato fosse Eduardo Frei Ruiz-Tagle. Nello stesso anno gli fu concessa la nazionalità spagnola per lettera naturale.
Nel novembre 2012, ha rivelato che all'età di undici anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete di nome Cádiz, quando studiava alla scuola San Ignacio.
All'inizio di ottobre 2018, in un incontro con personaggi come Felipe Kast e Hernán Larraín Matte, ha firmato la sua adesione al partito Evolución Política.
Il tema di Edwards rappresenta un allontanamento dalla consueta letteratura cilena, poiché ignora il tema rurale e si concentra sugli ambienti urbani e mesocratici del paese. In Cile è classificato nella Generazione Letteraria del 1950.
Ha pubblicato una dozzina di romanzi in cui ha affrontato il declino di una famiglia borghese (El peso de la noche), il Cile del colpo di stato del 1973 (Los convidados de piedra), temi legati all'arte (La mujer imaginaria) e molti altri. In diversi libri si è ispirato a persone reali: Enrique Lihn (La casa de Dostoievsky), Joaquín Toesca (El sueño de la historia), Pablo Neruda (Oh, maligna), María Edwards
McClure (La última hermana) o Michel de Montaigne (La muerte de Montaigne). Si è cimentato in tutti i generi, ad eccezione del teatro: poesia nella prima giovinezza, narrativa poi (oltre ai romanzi, ha diversi libri di racconti), cronache, saggi e memorie.

Opere
Romanzi
El peso de la noche, 1965
Los convidados de piedra, 1978
El museo de cera, 1981
La mujer imaginaria, 1985
El anfitrión, 1987
L'origine del mondo (El origen del mundo, 1996)
El sueño de la historia, 2000
El inútil de la familia, 2004
La casa de Dostoievsky, 2008
La muerte de Montaigne, 2011
El descubrimiento de la pintura, 2013
La última hermana, 2016
Oh, maligna, 2019

Racconti
El patio, 1952; contiene otto racconti: «El regalo»; «Una nueva experiencia»; «El señor»; «La virgen de cera»; «Los pescados»; «La salida»; «La señora Rosa»; «La desgracia»
Gente de la ciudad, 1961; contiene otto racconti: «El funcionario»; «El cielo de los domingos»; «Rosaura»; «A la deriva»; «El fin del verano»; «Fatiga»; «Apunte»; «El último día»
Las máscaras, 1967; contiene otto racconti: «Después de la procesión»; «La experiencia»; «Griselda»; «Adiós Luisa»; «Los domingos en el hospicio»; «Los zulúes»; «Noticias de Europa»; «El orden de las familias»
Fantasmas de carne y hueso, 1992; contiene otto racconti: «La sombra de Huelquiñur»; «El pie de Irene»; «Creaciones imperfectas»; «Cumpleaños feliz»; «La noche de Montparnasse»; «El amigo Juan»; «Mi nombre es Ingrid Larsen»; «In memoriam»
La inmortalidad de los relojes y otros cuentos, 2015; contiene sei racconti: «Manterola y Williamson»; «La inmortalidad de los relojes»; «Longotoma»; «El botero de Don Claudio»; «Después de la procesión»; «El orden de las familias»







giovedì 14 maggio 2026

ROMANO Lalla (1906 - 2001)

 


Graziella Romano
, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), è stata una poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana.
Nata in un'antica famiglia piemontese, ha come primo grande amore la pittura, cui si dedica fin dall'adolescenza con grande partecipazione e passione. La scrittrice è la pronipote del grande matematico Giuseppe Peano, infatti sua madre Giuseppina Peano è figlia di Michele Peano, fratello maggiore di Giuseppe.. La famiglia materna era molto numerosa, il nonno Michele e la nonna Giuseppina Pellegrino ebbero ben sette figli: Michele, Alessio, Carmelo, Giuseppina, Carola, Caterina e Maria. Lo zio Alessio sposò Frieda von Kleudgen, figlia del pittore Friederich von Kleudgen.
Dopo la maturità classica, conseguita presso il liceo Silvio Pellico di Cuneo, s'iscrisse all'Università di Torino, dove frequentò i corsi di Lionello Venturi (che per il suo carattere spigoloso la chiama scherzosamente "Cardo selvatico"), Annibale Pastore e Ferdinando Neri. Ha come amici e compagni Mario Soldati, Franco Antonicelli, Carlo Dionisotti, Arnaldo Momigliano e Cesare Pavese, dal quale rimane molto colpita, definendolo nel suo diario "un giovane occhialuto, pallido, magro". Si lega sentimentalmente al sanremese Giovanni Ermiglia, al quale dedicherà numerose poesie che andranno a comporre la raccolta postuma Poesie per Giovanni.
Per anni il racconto e il romanzo non rientrano, come forma letteraria, nei suoi progetti artistici, e il "maestro" Lionello Venturi, com'era definito nell'ambiente universitario, le suggerisce di iscriversi alla scuola di pittura di Felice Casorati. Lalla frequenta la scuola e contemporaneamente lo studio del pittore Giovanni Guarlotti, dove inizia ad occuparsi di critica d'arte, e compie numerosi viaggi
a Parigi, dove rimane affascinata e molto colpita dai fermenti culturali e pittorici del quartiere latino.
Nel 1928 si laurea a pieni voti in lettere con una tesi sui poeti del dolce stil novo. Per un breve periodo dirige la Biblioteca civica di Cuneo, in seguito si trasferisce con il marito, Innocenzo Monti, e con il figlio a Torino, dove insegna storia dell'arte nelle scuole medie, coltivando sempre la sua passione per la poesia e la pittura. Diversi suoi quadri sono esposti in mostre collettive.
Durante la seconda guerra mondiale torna a vivere presso la madre a Cuneo. Legata politicamente a Livio Bianco e al movimento Giustizia e Libertà, prende parte attiva alla Resistenza e s'impegna nei "Gruppi di difesa della donna". Eugenio Montale, con un giudizio positivo sui suoi versi, la incoraggia a pubblicare alcune sue poesie e il 1941 segna il suo esordio come poetessa con la raccolta Fiore, pubblicata da Frassinelli dopo il rifiuto della Einaudi. La Romano, a dimostrazione del suo carattere riservato, chiuso ma anche molto determinato, invia una copia fresca di stampa all'editore Giulio Einaudi, con dedica "a chi non ha voluto stampare questo libro". Questo lato del carattere severo, rigoroso, introverso, portato a scavare nell'intimo, diventa l'impronta più specifica del suo percorso letterario. Nel frattempo Pavese le commissiona la traduzione dei Tre racconti di Gustave Flaubert (1943).
Nel dopoguerra raggiunge a Milano il marito, diventato nel frattempo un alto funzionario della Banca Commerciale. Qui riprende a insegnare, inizia a scrivere opere di narrativa e, nel 1951 pubblica Le metamorfosi, una serie di brevi testi in prosa dedicati alla descrizione
di sogni. Nel 1953 e nel 1957 pubblica i suoi due primi romanzi. Il primo, Maria, storia di un complicato rapporto serva-padrona, ottiene un notevole successo di critica. Viene salutato da Gianfranco Contini come un piccolo capolavoro, ma il libro è stranamente stroncato da Pavese (nel 1950), stufo morto, a suo dire, di leggere storie di donne di servizio. Nel secondo, Tetto murato, la protagonista è Ada, una donna di forte moralità. Nel 1953 pubblica anche una raccolta di poesie, L'autunno, e nel 1960 un libro di viaggio dal titolo Diario di Grecia.
Romano, donna dal carattere chiuso e introverso, conduce un'esistenza schiva e molto appartata, con scarsi contatti con il mondo intellettuale e letterario; la sua narrativa, spesso autobiografica, descrive rapporti familiari non privi d'asprezze, reticenze e mezze verità tipiche della buona borghesia settentrionale, ne La penombra che abbiamo attraversato, pubblicato nel 1964, rievoca l'infanzia vissuta nella campagna cuneese e la morte della madre.
L'opera che rivela la scrittrice al grande pubblico è il romanzo Le parole tra noi leggere, che ottiene il Premio Strega nel 1969, il cui titolo è tratto da un verso di Montale. In esso Romano descrive e analizza il rapporto con suo figlio, ragazzo difficile e ribelle, asociale e anticonformista. Il libro riscuote un notevole successo, forse anche perché tratta i temi propri della rivolta giovanile, particolarmente sentiti in quel periodo.
Il protagonista del romanzo L'ospite (1973) è ancora un bambino, trascinato nelle complicazioni di un matrimonio fallito, e il tema del matrimonio è anche filo conduttore del romanzo Inseparabile: il linguaggio incisivo ed efficace entusiasma tanto Pier Paolo Pasolini, che elogia Lalla Romano per la sua prosa.
Scrittrice infaticabile, contemporaneamente alle pubblicazioni dei libri, svolge anche un'intensa attività giornalistica in diversi quotidiani, da Il Giorno, Il Corriere della sera a Il Giornale Nuovo.
Nel 1976 compie anche una breve incursione nella politica attiva, venendo eletta consigliera comunale a Milano come indipendente del partito comunista italiano, ma dopo poco tempo si dimette, delusa e annoiata. Libera ormai dagli impegni politici, in quel periodo al centro dei suoi interessi ci sono, come lei li chiama, i "misteriosi anni venti", che, nelle intenzioni della scrittrice, doveva essere il titolo del libro Una giovinezza inventata: un viaggio della memoria, nei ricordi della sua infanzia, una specie di ideale continuazione del libro Le parole tra noi leggere.
Ancora una volta, la scrittrice procede a ritroso nel tempo e racconta la propria giovinezza, la malinconia, l'amore, i disagi, le difficoltà legate alla condizione femminile nel suo romanzo "più autobiografico e più romanzesco". È anche la storia dell'"educazione sentimentale" di Romano (non è un caso che a suo tempo avesse tradotto il celebre romanzo di Gustave Flaubert), dove si racconta l'intellettuale travolgimento per la pittura, i rapimenti sentimentali per Antonicelli, la fatica di crescere, l'attrazione per il sesso, le amicizie femminili.
Nel 1986, dopo la scomparsa del marito, inizia per l'infaticabile, tenace ed anticonformista scrittrice una nuova vita: conosce un giovane fotografo e giornalista, Antonio Ria, che sarà il compagno di vita e di lavoro degli ultimi tempi. Nonostante la differenza di età li accomuna l'amore per l'arte sotto tutti i
profili, sia umani ed esistenziali che progettuali. Con lui pubblica, primo di una serie di volumi con fotografie, La treccia di Tatiana.
Pubblica nel 1987 Nei mari estremi, dove rievoca la sua vita coniugale, a cui fa seguire Un sogno del Nord (1989), Le lune di Hvar (1991) e Un caso di coscienza (1992). Queste opere sono destinate a rafforzare l'immagine di Romano romanziera impietosa, a volte crudele narratrice dei vizi della borghesia italiana, che si riscatta dai perduranti sensi di colpa tramite aforismi ed un personale, specifico modo di scrivere.
Negli ultimi anni continua a scrivere e, nonostante una progressiva malattia agli occhi la consegni ad una cecità quasi totale, assistita amorevolmente dal suo compagno Antonio Ria, lascia incompiuto nel gennaio del 2001, dopo una lunga stesura iniziata a marzo del 2000, Diario ultimo. Il libro sarà poi pubblicato postumo, a cura di Antonio Ria, nel 2006, ovvero nel centenario della nascita della scrittrice.
Dopo pochi mesi muore, il 26 giugno 2001, a Milano, nella sua amata casa di via Brera 17. La salma fu poi tumulata nel cimitero di Demonte. A lei sono dedicate una strada a Borgo san Dalmazzo di Cuneo, una a Lecce, i giardini Lalla Romano a Cuneo e la biblioteca comunale di Castagnole Piemonte.
Spazio Lalla Romano
Presso il Palazzo Borelli di Demonte dalla fine del 2008 è stato aperto lo "Spazio Lalla Romano". Il progetto "Spazio Lalla Romano" prevede, oltre alla mostra permanente, il trasferimento della biblioteca civica di Demonte (con intitolazione all'artista), un laboratorio didattico e la realizzazione di un centro studi sul paesaggio.
Lo spazio occuperà anche il secondo piano e alcuni locali limitrofi, presenta dipinti e disegni dell'artista, una ricostruzione fotografica della sua libreria milanese di via Brera, le copertine delle sue opere letterarie, la mostra fotografica di Alessandro Vicario Paesaggi d'assenza. Sulle tracce di Lalla Romano e un documentario realizzato dall'associazione culturale Libre di Torino, Ritorno a Ponte Stura, che rivisita i luoghi nativi della scrittrice basandosi su testi letterari.
La sua casa di Milano, in Via Brera 17, è stata trasformata in un museo.

Opere
Raccolte

Opere, a cura di Cesare Segre, 2 voll., Milano, Meridiani Mondadori, 1991-1992

Narrativa e memorie
Le metamorfosi, Torino, Einaudi, 1951 (collana I gettoni, n. 2); Milano, Mondadori, 1986
Maria, Torino, Einaudi, 1953
Tetto murato, Torino, Einaudi, 1957
Diario di Grecia, Padova, Rebellato, 1960; Torino, Einaudi, 1974
L'uomo che parlava solo, Torino, Einaudi, 1961; Milano, Mondadori, 1995
La penombra che abbiamo attraversato, Torino, Einaudi, 1964; Milano, Mondadori, 1972
Le parole tra noi leggere, Torino, Einaudi, 1969; Milano, Mondadori, 2015
L'ospite, Torino, Einaudi, 1973; Milano, Mondadori, 2000; Torino, Lindau, 2016
La villeggiante, Torino, Einaudi,1975; con il titolo Pralève, Torino, Einaudi, 1978
Una giovinezza inventata, Torino, Einaudi, 1979
Lo stregone, Torino, Stampatori, 1979; Milano, Mondadori, 1986 (due racconti per ragazzi)
Inseparabile, Torino, Einaudi, 1981; Milano, Mondadori, 1986; Torino, Lindau, 2017
Nei mari estremi, Milano, Mondadori, 1987; Torino, Einaudi, 2000
Un sogno del Nord, Torino, Einaudi, 1989 Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante
Le lune di Hvar, Torino, Einaudi, 1991
Un caso di coscienza, Torino, Bollati Boringhieri, 1992; ora in Due racconti, Torino, Lindau, 2017
Minima personalia : né rimorsi né rimpianti, Firenze, Leo S. Olschki, 1994
Ho sognato l'Ospedale, Genova, Il melangolo, 1995; ora in Due racconti, Torino, Lindau, 2017
In vacanza col buon samaritano, Torino, Einaudi, 1997
L'eterno presente. Conversazione con Antonio Ria, Torino, Einaudi, 1998
Dall'ombra, Torino, Einaudi, 1999
La villeggiante e altri racconti, Milano, Mondadori, 2001
Diario di Grecia, Le lune di Hvar e altri racconti di viaggio, Torino, Einaudi, 2003
Diario ultimo, Torino, Einaudi, 2006
Vetan, Liaison editrice, Courmayeur, 2008
Pralève e altri racconti di montagna, Torino, Lindau, 2017 (comprende A Cheneil d'autunno, Profili di pietra, Vetan)

Romanzi per immagini
Lettura di un'immagine, Torino, Einaudi, 1975
Romanzo di figure : lettura di un'immagine, Torino, Einaudi, 1986
La treccia di Tatiana, Torino, Einaudi, 1986
Nuovo romanzo di figure, Torino, Einaudi, 1997
Ritorno a Ponte Stura, Torino, Einaudi, 2000

Poesia
Fiore, Torino, Frassinelli, 1941
L'autunno, con note di Carlo Bo, Milano, Edizioni della meridiana, 1955
Giovane è il tempo, Torino, Einaudi, 1974
Poesie, Torino, Einaudi, 2000 (contiene Fiore, L'Autunno e Giovane è il tempo)
Poesie per il Sig. E. Montale; seguite da Parole ultime, a cura di A. Ria, Einaudi, Torino 2001
Poesie (forse) utili, Novara, Interlinea, 2002
Poesie per Giovanni, Ventimiglia, Philobiblon, 2007


mercoledì 13 maggio 2026

DONOSO José (1924 - 1996)



José Donoso
Yáñez (Santiago del Cile, 5 ottobre 1924 – Santiago del Cile, 7 dicembre 1996) è stato uno scrittore e giornalista cileno.
Le sue prime opere furono dei racconti. Nel 1957, mentre viveva con una povera famiglia di pescatori a Isla Negra, pubblicò il suo primo romanzo, Coronación, una descrizione della vita delle classi alte di Santiago e della loro decadenza.
Nel 1961 si sposò con María Pilar Serrano. Nel 1963, Coronación fu pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti dalla casa editrice di Alfred A. Knopf. Fra il 1967 e il 1981 Donoso si trasferì in Spagna dove pubblicò El obsceno pájaro de la noche (It. L'osceno uccello della notte, 1970), unanimemente considerato la sua opera migliore e sicuramente quella di maggior ambizione.
Nel 1972 pubblicò il saggio Historia personal del Boom e nel 1973 il volume Tres novelitas burguesas. Dal momento del colpo di Stato di Augusto Pinochet in Cile si considerò esiliato in Spagna. Nel 1978 pubblicò Casa de campo, un libro che critica sottilmente la dittatura cilena.
Il suo racconto erotico La misteriosa desaparición de la marquesita de Loria (1979) fu criticato perché, secondo alcuni, dimostrava che Donoso non dominava con eguale maestria tutti i registri stilistici letterari. Lo scrittore cileno tornò al successo con El jardín de al lado (1981) e La desesperanza (1986) che lo consacrarono come uno degli autori cileni più brillanti della seconda metà del XX secolo.
Fra il 1960 e il 1965 lavorò nel campo del giornalismo per la rivista cilena Ercilla e collaborò anche alla rivista messicana Siempre. Nel 1981 fu uno dei primi scrittori cileni a condurre workshop
di scrittura ai quali parteciparono scrittori come Carlos Iturra, Marco Antonio de la Parra, Darío Oses, Roberto Brodsky, Aberto Fuguet, Arturo Fontaine Talavera o Carlos Franz.
Nel 1990 fu insignito del prestigioso Premio Nazionale di Letteratura del Cile alla carriera.
Nel 2007 è stato pubblicato un suo racconto lungo inedito (e imperfetto), Lagartija sin cola, e una biografia, opera di sua figlia Pilar Donoso.

Opere
Verano y otros cuentos (1955)
Coronación (1957)
El charleston (1960)
Il posto che non ha confini (El lugar sin límites) (1965)
Este domingo (1966)
L'osceno uccello della notte (El obsceno pájaro de la noche) (1970)
Historia personal del boom (1972)
Tres novelitas burguesas (1973)
Casa di campagna (Casa de campo) (1978)
La misteriosa desaparición de la marquesita de Loria (1980)
El jardín de al lado (1981)
Poemas de un novelista (1981)
Cuatro para Delfina (1982)
La disperanza (La desesperanza) (1986)
Taratuta y Naturaleza muerta con cachimba (1989)
Donde van a morir los elefantes (1995)
Conjeturas sobre la memoria de mi tribu (1996)
Nueve novelas breves (1997) - postumo
El mocho (1997) - postumo
Lucertola senza coda (2007) - postumo

martedì 12 maggio 2026

SAGAN Françoise (1935 - 2004)

 

Françoise Sagan
, pseudonimo di Françoise Quoirez (Cajarc, 21 giugno 1935 – Équemauville, 24 settembre 2004), è stata una scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice francese.
Nata in una famiglia benestante, la madre Marie Laubard (1903-1989), era figlia di proprietari terrieri, mentre il padre Pierre Quoirez (1900-1978), era un ingegnere figlio di industriali del Nord della Francia, laureato a Lille, che in seguito diresse la compagnia Fours Rousseau ad Argenteuil.
Finita la Seconda guerra mondiale, i francesi volevano dimenticare. In questa situazione, negli anni Cinquanta apparve un nuovo movimento letterario che cercava la rinascita del romanzo di impianto tradizionale, gli "ussari", come reazione alla letteratura impegnata (in particolare con il nouveau roman e l'opera di Sartre). Guidato da Roger Nimier il movimento si richiamava a Stendhal e si segnalava per il cinismo, l'indifferenza affettata e l'inclinazione all'erotismo.
In questo movimento letterario ritroviamo Françoise Sagan, che legò il suo nome al successo ottenuto nel 1954 dal suo primo romanzo, Bonjour tristesse (Buongiorno tristezza), pubblicato quando aveva appena diciannove anni e divenuto ben presto un caso letterario. François Mauriac, Premio Nobel per la letteratura, disse: Le talent de la terrible fille n'est pas discutable. Il libro venne messo all'indice dal Vaticano, cosa che ne fece aumentare vertiginosamente le vendite. Ricevette anche il Prix des Critiques, assegnato da una giuria composta da insigni esponenti della letteratura francese.
Françoise Sagan divenne il simbolo della ragazza libera che rappresentava la gioventù francese del dopoguerra (la macchina, i blue jeans, il bello, il whisky).. Erede di Colette, si è sposata due volte: con l'editore Guy Schoeller e con Robert Westhoff, da cui ha avuto un figlio, Denis. Ha avuto
anche due compagne: Peggy Roche, con cui ha vissuto quindici anni, e la ricca Ingrid Mechoulam che la salvò dalla miseria, isolandola però dal mondo. Si è raccontata nel romanzo a sfondo autobiografico Col mio miglior ricordo del 1984.
Terza figlia di una famiglia di ricchi imprenditori (il padre dirigeva una compagnia di elettricità e la madre era poco presente nell'educazione dei figli), originaria del sud-ovest della Francia (ma la sua famiglia si trasferì, a causa del conflitto mondiale, a Lione), e poi in anni successivi a Parigi, Sagan scelse il suo nome d'arte ispirandosi alla principessa Sagan, personaggio della Recherche proustiana. Di sé diceva: il mio passatempo preferito è lasciare passare il tempo, avere tempo, prender tempo, perder tempo, vivere in controtendenza.
La sua carriera di autrice aveva avuto inizio come reporter del rotocalco Elle, che le commissionò - nello stesso anno che l'avrebbe consacrata scrittrice di successo - una serie di cartoline dall'Italia. Forte probabilmente di una (affascinata) visione del film I vitelloni, di Fellini, che ben descriveva l'ambiente ovattato, annoiato e disimpegnato di certa gioventù riminese, Sagan iniziò a percorrere in lungo e in largo l'Italia: il risultato sarà una sorta di ebdomadario articolato per città e intitolato ad esempio "Buongiorno Napoli", "Buongiorno Capri", "Buongiorno Venezia". E quel Buongiorno rimarrà, in un certo senso, la sua griffe, quasi una sorta di autografo.
Personaggio tormentato della cultura francese, attratta dal mondo del cinema, amante ante-litteram delle auto da corsa e della velocità e del gioco, con una vita proiettata sempre sopra le
righe (in un pauroso incidente stradale, nel 1957, mentre era alla guida della sua Aston Martin, riportò gravi ferite e per lenirne i dolori si avvicinò alla morfina che non abbandonò più; coinvolta in una importante disputa con il fisco francese che la lascia in miseria), Sagan è ricordata anche per un altro suo lavoro molto noto, Le piace Brahms?, da cui fu tratto l'omonimo film diretto dal regista Anatole Litvak e interpretato da Yves Montand, Ingrid Bergman e Tony Perkins.
Quasi a irridere i pettegolezzi che correvano sul suo conto per il suo modo di vivere arditamente (e ardentemente) spericolato, soleva dire che non aveva nulla contro le droghe: "Semplicemente - ammiccava sorridendo - l'alcool mi basta, e il resto mi incute paura". La sua carriera, dopo l'avvio sfolgorante, la consacrò fra le stelle del panorama letterario europeo: a fine 1957, il suo secondo romanzo - Un certo sorriso - divenne un best seller con oltre mezzo milione di copie vendute ad appena un anno dalla pubblicazione. La sua prosa sofisticata ma piana al tempo stesso - abbinata in una fascinosa commistione con una forte tensione ed una carica originale ricca di significati esistenzialisti - era in grado di aprire in maniera sorprendente il ventaglio dei suoi potenziali lettori.
Nel 1960, al culmine della guerra d'Algeria, firmò il Manifesto dei 121. Per rappresaglia, l'organizzazione terroristica di estrema destra OAS piazzò una bomba a casa dei suoi genitori il 23 agosto 1961, ma l'esplosione causò solo danni materiali.
Nel 1985 ricevette, come premio alla carriera, il Prince-Pierre-de-Monaco. Autrice prolifica (una cinquantina le opere pubblicate, fra romanzi, racconti, sceneggiature e drammi teatrali), la scrittrice
- nonostante il successo e la considerazione conseguiti nell'arco di una carriera ultraquarantennale (iniziata nel 1954 con Bonjour tristesse, fino alla pubblicazione di Musiche di scena, nel 1996) e la frequentazione e l'amicizia con personaggi importanti (Mitterrand) - trascorse l'ultimo periodo della sua vita nella solitudine e nell'indigenza, avendo dovuto vendere le proprietà e i gioielli, fino alla morte, nel 2004, in una clinica della bassa Normandia a causa di una embolia polmonare. Fu sepolta nel cimitero del piccolo villaggio di Seuzac dove si trova la tomba di famiglia, e al suo funerale non erano presenti più di 200 persone. Nel 2010 il figlio Denis Westhoff ha istituito il Premio Françoise Sagan, che il 1º giugno di ogni anno sceglie un romanzo premiando un giovane autore esordiente.

Opere tradotte in italiano
Romanzi
Bonjour tristesse, 1954 // Bonjour tristesse. Romanzo, trad. di Ruggero Sandanieli, Longanesi, Milano, 1954-1957; con introd. di Lidia Ravera, BUR, Milano, 1980; TEADUE, Milano, 1989; nuova trad. di Maria Laura Vanorio, introd. di Valeria Parrella, Longanesi, Milano, 2009; TEA, Milano, 2015
Un certain sourire, 1956 // Un certo sorriso,, Bompiani, Milano, 1956; Garzanti, Milano, 1966
Dans un mois, dans un an, 1957 // Tra un mese, tra un anno, trad. di Bruno Oddera, Bompiani, Milano, 1957; Mondadori, Milano, 1972
Aimez-vous Brahms..., 1959 // Le piace Brahms?, trad. di Maria Heller, Bompiani, Milano, 1959; Mondadori, Milano, 1974; Longanesi, Milano, 2010
Les Merveilleux Nuages, 1961 // Le nuvole meravigliose, trad. di Laura Dubini Foschi, Bompiani, Milano, 1961
La Chamade, 1965 // con il titolo La disfatta, trad. di Adriana Dell'Orto, Bompiani, 1965; con il titolo All'impazzata, a cura di Yasmina Melouah, Astoria, Milano, 2011
Le Garde du cœur, 1968 // La guardia del cuore, trad. di M. Silvera, Bompiani, Milano, 1968; con una nota di Daria Galateria, Sellerio, Palermo, 2003
Un peu de soleil dans l'eau froide, 1969 // Un po' di sole nell'acqua gelida, trad. di Leonella Prato Caruso, Bompiani, Milano, 1969; Garzanti, Milano, 1973; trad. di Laura Mammarella, Barbès, Firenze, 2011
Des bleus à l'âme, 1972 // Lividi sull'anima, trad. di Augusto Donaudy, Rizzoli, Milano, 1973; BUR, Milano, 1975; trad. di Laura Mammarella, Barbès, Firenze, 2011
Un profil perdu, 1974 // Un profilo perduto, trad. di Laura Guarino, Mondadori, Milano, 1974
Le Lit défait, Paris, Flammarion, 1977 // Il letto disfatto, trad. di Dianella Selvatico Estense, Mondadori, Milano, 1977
Le chien couchant, 1980 // Il can che dorme, trad. di Laura Guarino, Mondadori, Milano, 1981; con il titolo Can che dorme, trad. di T. Gurrieri, Edizioni Clichy, 2015
La Femme fardée, 1981 // La donna truccata, trad. di Marina Valente, Rizzoli, Milano, 1983
Un orage immobile, 1983 // Un temporale immobile, trad. di Laura Mammarella, Barbès, Firenze, 2012
De guerre lasse, 1985 // E poi alla fine, trad. di Cin Calabi, De Agostini, Novara, 1986
La Laisse, 1989 // Il guinzaglio, trad. di Leonella Prato Caruso, Frassinelli, Milano, 1990
Les Faux-Fuyants, 1991 // La fuga, trad. di Leonella Prato Caruso, Frassinelli, Milano, 1992
Les Quatre Coins du cœur, 2019 // I quattro angoli del cuore, trad. di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio, Solferino, Milano, 2020

Raccolte di racconti
Des yeux de soie, 1975 // Occhi di seta, trad. di Augusta Mattioli, Mondadori, Milano, 1977; trad. di Laura Mammarella, Barbès, Firenze, 2012
Musiche di scena. Racconti inediti, Firenze, Clichy, 2013 (Contiene: Musiques de scènes, 1981; Un matin pour la vie, 2011)

Biografie
Sarah Bernhardt. Le Rire incassable, 1987 // Sarah Bernhardt, trad. di Sergio Ferrero, Longanesi, Milano, 1988


lunedì 11 maggio 2026

IZZO Jean-Claude (1945 - 2000)

 

Jean-Claude Izzo
 (Marsiglia, 20 giugno 1945 – Marsiglia, 26 gennaio 2000) è stato uno scrittore, poeta, giornalista, drammaturgo e sceneggiatore francese.
Izzo nacque a Marsiglia il 20 giugno 1945, figlio di Gennaro Izzo, un immigrato italiano originario di Castel San Giorgio (in provincia di Salerno), e di Isabelle, una casalinga francese, figlia a sua volta di immigrati spagnoli. Frequentò una scuola professionale e nel 1963 iniziò a lavorare come commesso in una libreria e a militare nel movimento cattolico Pax Christi. Nel 1964 partì militare e venne destinato a Gibuti. Durante la leva pubblicò alcuni articoli su un giornale dell'esercito; ma nel complesso fu per lui un periodo negativo: venne infatti condannato a un mese di carcere militare e perse 15 chili. Nel 1966, rientrato a Marsiglia, riprese la sua militanza in Pax Christi e si iscrisse al Partito Socialista Unificato (PSU), nelle cui liste fu candidato alle elezioni legislative nel collegio di Marsiglia (giugno 1968).
Nell'agosto dello stesso anno aderì al Partito Comunista Francese (PCF). Nel 1969 si sposò con Marie Hélène Bastianetti, conosciuta tre anni prima, e iniziò a collaborare con La Marseillaise Dimanche, rivista del quotidiano comunista della regione. Nel 1970 insieme alla moglie lasciò Marsiglia per stabilirsi in un piccolo paese a una cinquantina di chilometri di distanza.
Qui iniziò a lavorare come bibliotecario, pur continuando la sua collaborazione con La Marseillaise Dimanche, e a questo periodo risale anche la pubblicazione della prima raccolta di poesie Poèmes à haute voix. Nell'anno successivo scrisse un testo teatrale, poi messo in scena da César Gattegno e la Compagnie du Rocher. Nel 1972, oltre ad essere assunto come giornalista da La Marseillaise, pubblicò la sua seconda raccolta di poesie e diventò padre.
Nel 1974 divenne caporedattore e pubblicò una nuova raccolta di poesie, Etat de veille. I suoi libri si fecero più frequenti: Braises, brasiers, brûlures, un'altra raccolta di poesie, venne pubblicata nel 1975; lo stesso anno vide la luce anche Paysage de femme e, l'anno successivo, "Le réel au plus vif". Nel 1978 pubblicò Clovis Hugues, un rouge du midi. Ma il 1978 fu soprattutto l'anno della rottura con il PCF e della separazione dalla moglie. All'inizio del 1979 lasciò anche La Marseillaise e per un certo periodo visse di piccoli lavori.
Nel 1980 iniziò a lavorare per il giornale La Vie Mutualiste di cui sarà redattore dal settembre 1982 all'aprile 1985 per diventare poi caporedattore quando il giornale cambiò il proprio nome in Viva. Si tratta comunque, nonostante la stasi nella produzione libraria, di un periodo di grande attività; diventò infatti animatore di una radio e partecipò alla fondazione di una rivista di poesie. All'inizio del 1987 si trasferì a Parigi, e a fine luglio lasciò Viva. Anche gli anni successivi furono anni di multiformi attività: collaborazione con numerosi giornali e riviste, organizzazione di grandi eventi letterari, scrittura di sceneggiature cinematografiche e di testi di canzoni.
Nel 1993 pubblicò sulla rivista Gulliver un racconto che costituirà la base del suo primo romanzo Casino totale (Total Khéops) il quale, su insistenza di Michel Le Bris e Patrick Raynal, venne pubblicato nel 1995 nella Série Noire di Gallimard. Il libro si rivelò presto un grande successo vincendo numerosi premi. È l'inizio della trilogia marsigliese, con protagonista e voce narrante Fabio Montale. Fabio Montale è il personaggio che meglio caratterizza lo stile di Izzo, e
che interpreta perfettamente il "noir mediterraneo", stile che proprio il suo autore ha creato. Inizia la trilogia come poliziotto, la finisce da uomo che vive e gode la sua città di un amore viscerale e critico, ma guarda al mondo con una lucidità totale.
L'anno successivo, pubblicò Chourmo. Il cuore di Marsiglia (Chourmo), il secondo episodio della trilogia, e lasciò Parigi per Saint-Malo con la sua nuova compagna Laurence Rio. Furono questi anni di intensa produzione letteraria. Nel 1997 infatti, oltre alla raccolta di poesie Loin de tous rivages e a numerosi racconti in varie antologie, pubblicò anche il romanzo Marinai perduti (Les Marins Perdus) e tornò a vivere definitivamente in Provenza, andando ad abitare a Ceyreste. Nel 1998 pubblicò Solea (Soléa), l'ultimo capitolo della trilogia, nonostante le insistenze dell'editore che avrebbe voluto allungare la serie.
Iniziò inoltre la stesura de Il sole dei morenti (Le soleil des mourants). In maggio terminò anche il suo rapporto con Laurence Rio. Pochi mesi dopo conobbe la fotografa Catherine Bouretz che sposò nel febbraio 1999. Fu lei a illustrare la raccolta di poesie L'Aride des jours. I segni della malattia (un cancro al polmone) si fanno sempre più forti, ma nonostante questo, Izzo portò a termine Il sole dei morenti (pubblicato in settembre) e partecipò a numerosi avvenimenti letterari.
Izzo morì il 26 gennaio 2000.

Opere
Romanzi
Les marins perdus (Flammarion, 1997), Marinai perduti (Edizioni e/o, 2001)
Le soleil des mourants (Flammarion, 1999), Il sole dei morenti (Edizioni e/o, 2000)
Trilogia marsigliese
Total Kheops (Gallimard, Série Noire, 1995), Casino totale (Edizioni e/o, 1998)
Chourmo (Gallimard, Série Noire, 1996), Chourmo. Il cuore di Marsiglia (Edizioni e/o, 1999)
Soléa (Gallimard, Série Noire, 1998), Solea (Edizioni e/o, 2000)

Racconti
Raccolte di racconti
Vivre fatigue (Librio, 1998), Vivere stanca (Edizioni e/o, 2001)
Racconti non antologizzati
Une rentrée en bleu de Chine (1997), pubblicato su C'est la rentrée! - 16 écrivains racontent...., supplemento di Libération

Raccolte di poesia
Poèmes à haute voix (P.J. Oswald, 1970)
Terres de feu (P.J. Oswald, 1972)
État de veille (P.J. Oswald, 1974)
Braises, brasiers, brûlures (poesie illustrate da E. Damofli, 1975)
Paysage de femme (Guy Chambelland, 1975)
Le réel au plus vif (Guy Chambelland, 1976)
Loin de tous rivages (Ed. du Ricochet, 1997), Lontano da ogni riva (Ensemble, 2018)
L'Aride des jours (Ed. du Ricochet, 1999)
Un temps immobile (Filigrane Editions, 1999)

Altri scritti
Clovis Hughes, un rouge du Midi (J.Laffitte, 1978)
La Méditerranée en fragments (Maison méditerranéenne des sciences de l'homme, 2000), Frammenti di Mediterraneo racconto in Rappresentare il Mediterraneo. Lo sguardo francese (Mesogea, 2000)
Marseille (Hoëbeke, 2000), Aglio, menta e basilico (Edizioni e/o, 2006)


EDWARDS Jorge (1931 - 2023)

Jorge Edwards Valdés  (Santiago del Cile, 29 giugno 1931 – Madrid, 17 marzo 2023) è stato uno scrittore, critico letterario, giornalista e ...