giovedì 16 luglio 2026

MATUTE AUSEJO Ana Maria (1925 - 2014)

 

Ana María Matute Ausejo
 (Barcellona, 26 luglio 1925 – Barcellona, 25 giugno 2014) è stata una scrittrice spagnola.
Ana María Matute nacque da padre catalano e madre castigliana. Bambina fragile e timida, fu costretta a spostarsi continuamente tra Madrid e Barcellona a causa del lavoro del padre, proprietario di una fabbrica di ombrelli. Per un periodo crebbe a Mansilla de la Sierra, un piccolo paese della campagna spagnola, dove Matute e i suoi fratelli si mischiarono ai bambini dei contadini, permettendole di acquisire una prima percezione delle difficoltà della vita vera.
Matute era balbuziente e trovò nella scrittura un ottimo rimedio. Iniziò a scrivere così in tenera età racconti che la madre poi batteva a macchina, sviluppando una grande immaginazione alimentata dalle storie raccontate dal padre, i libri di fiabe dei fratelli Grimm, Charles Perrault e Hans Christian Andersen, e i luoghi che la circondavano, in particolare il bosco, dove prendevano vita le creature protagoniste dei racconti che leggeva.
Con lo scoppio della guerra civile spagnola fu costretta ad affrontare con la sua famiglia gli orrori che il conflitto portò con sé. Da bambina Matute fu testimone di odio, morte, miseria e saccheggi. Gli eventi drammatici a cui assistette influenzarono la sua vita e la sua visione della scrittura, in quanto il suo scopo è sempre stato protestare attraverso le pagine dei suoi scritti in difesa degli esseri umani più deboli. Pubblicò i suoi primi racconti a soli 14 anni e il suo primo romanzo, Los Abel, quando era ventiduenne.
Da quel momento a cadenza quasi annua ha presentato una nuova opera che spaziava tra i romanzi, le raccolte di racconti e le opere per l'infanzia. Nel 1955 il suo romanzo Luciérnagas fu fatto a pezzi dalla censura del regime franchista, che nel 1956 colpì anche la sua raccolta di microracconti I bambini tonti, che subì vari tagli e rimozioni.
Nel 1952 sposò il poeta Ramón Eugenio de Goicoechea senza il consenso dei suoi genitori, che la diseredarono. Nel 1954 nacque il suo primo e unico figlio, Juan Pablo. Il matrimonio tuttavia non fu felice e nel 1962 Ana María Matute ottenne la separazione, ma non l'affidamento del figlio. Passò tre anni senza vederlo, ma finalmente nel 1965 ottenne la patria potestà e lei e il figlio si trasferirono immediatamente negli Stati Uniti, dove da scrittrice ormai affermata tenne conferenze
e lezioni universitarie.
A partire dagli anni Settanta entrò in un periodo di depressione senza un'evidente ragione: era una scrittrice di successo, aveva ottenuto premi e riconoscimenti per le sue opere, era felice con il nuovo marito Juan Brocard, a differenza degli anni della separazione dal primo marito, non aveva nessuna difficoltà economica, e dopo la caduta di Franco non avrebbe più subito censure. Ad ogni modo, Matute passò questi anni dimostrando nessuna voglia di scrivere né di far pubblicare l'opera a cui aveva dedicato gran parte della sua vita: Dimenticato Re Gudù, che venne dato alle stampe solo nel 1996. Nel 1998 entrò a far parte della Real Academia Española, ovvero il massimo riconoscimento per uno scrittore iberico, sostituendo Carmen Conde.
Ha vinto vari premi letterari, tra cui premio Planeta nel 1954, il premio della Critica Nazionale e della Letteratura, il premio Nadal nel 1959, il premio Fastenrath de la Real Academia Española, il premio Nacional de las Letras Española nel 2007 e il Premio Miguel de Cervantes nel 2010 per il romanzo breve Aranmanoth, che conclude la trilogia ambientata nel Medioevo dopo Il cavaliere solitario e Dimenticato Re Gudù; è stata inoltre candidata per tre volte al premio Nobel per la letteratura. Tra le maggiori influenze sono individuabili le fiabe di Charles Perrault, dei fratelli Grimm e lo scrittore danese Hans Christian Andersen. Come scrittrice, ha spaziato tra vari generi, tra i quali il romanzo storico e il romanzo sociale. In alcuni romanzi, come Dimenticato Re
Gudù, ha scelto il genere letterario del fantasy storico.
I temi comuni essenziali nelle opere di Ana María Matute trovano tutti radice nell'infanzia dell'autrice. Il più comune è senza dubbio la guerra, approfondita e interpretata non nella sua accezione politica, ma in quella più umana. La scrittrice mette in risalto gli orrori e le ingiustizie portate dai conflitti e che colpiscono prima di tutti i bambini e gli esseri umani indifesi, oppressi e fragili. Annessi al tema della guerra sono presenti anche i problemi sociali che ne conseguono. Il secondo tema più trattato s'identifica nel cainismo, la lotta tra fratelli e i suoi effetti.
L'argomento, assieme alla guerra, è diretta conseguenza dell'esperienza di Ana María Matute della guerra civile spagnola, in particolare della lotta interna tra repubblicani e franchisti. L'infanzia e i bambini sono spesso protagonisti degli scritti, siano essi destinati alla letteratura per l'infanzia o adulta. In quest'ultima i bambini sono vittime della società e delle incomprensioni tra gli uomini che si ripercuotono su di loro. Nella visione dell'autrice sono i primi a subire le conseguenze della guerra. Matute è sempre stata affascinata dalla fantasia e dal mondo magico che l'immaginazione può creare, non a caso è al centro della sua trilogia medioevale.
Creature magiche come fate, orchi e folletti sono spesso presenti nelle sue opere, perché l'autrice vede la magia come parte integrante della realtà. Mondo magico e mondo umano coesistono sempre nella stessa dimensione. Ultimo, ma non meno importante, è il pessimismo integrato al tema della morte. I personaggi sono frequentemente esposti a una condizione sfavorevole che conduce a un destino fatale. Diventano così simbolo delle vittime di
una società subdola che impedisce loro di realizzare i sogni e le speranze. Le opere di Ana María Matute sono perciò interpretabili come una denuncia contro la società stessa e contro le ingiustizie.

Opere
Los Abel (1948)
Fiesta al Noroeste (Festa al Nordovest, Torino: Einaudi, 1961) (1953)
En esta tierra (1955)
Pequeño Teatro (1956)
Los niños tontos (1956)
El país de la pizarra (1957)
Los hijos muertos (1958)
Primera memoria (Prima memoria, Torino: Società editrice internazionale, 1972; Ricordo di un’isola, trad. it. Maria Nicola, Roma: Fazi, 2021) (1960)
Paulina, el mundo y las estrellas (1960)
El saltamontes verde y el aprendiz (1960)
El arrepentido (1961)
Libros de juegos para los niños de los otros (1961)
Historias de la Artámila y Caballito loco (1961)
Los soldados lloran de noche (I soldati piangono di notte, trad. it. Gina Maneri, Roma: Fazi, 2023) (1964)
Algunos muchachos (1964)
El polizón del Ulises (1965)
La trampa (La trappola, trad. it. Gina Maneri, Roma: Fazi, 2024) (1969)
La torre vigía (Il cavaliere senza ritorno, Palermo: Sellerio, 1999) (1971)
Olvidado Rey Gudú (Dimenticato re Gudù, Milano: Rizzoli, 2000) (1996)
La virgen de Antioquía y otros relatos (1991)
Luciergánas (1993)
El verdadero final de la Bella Durmiente (1995)
Aranmanoth (2000)
Paraíso inhabitado (2008)

mercoledì 15 luglio 2026

ALDECOA Ignacio (1925 - 1969)

 

José Ignacio de Aldecoa Isasi
 (Vitoria, 24 luglio 1925 – Madrid, 15 novembre 1969) è stato uno scrittore spagnolo di origine basca; autore di romanzi e poesie, si è distinto soprattutto per i suoi racconti. Un artista "serio", virtuosistico secondo Max Aub, ricevette il Premio della Critica nel 1958. La sua morte a 44 anni, tuttavia, non compromise l'importanza della sua figura nell'ambito del nuovo realismo della narrativa degli anni Cinquanta in Spagna.
Era figlio di una famiglia della borghesia della capitale Alava. Frequentò il liceo presso una scuola religiosa a Vitoria per poi andare, nel 1942, a studiare filosofia presso l'Università di Salamanca, dove conseguì la laurea nel 1945. Si trasferì poi a Madrid per seguire lì il suo dottorato. Alloggiando in una pensione nel centro della città (la Pensión Garde de los 'postistas'), iniziò a frequentare i circoli letterari dei cafè Gijón, Lion, dove incontrò altri scrittori del dopoguerra come Jesús Fernández Santos, Rafael Sánchez Ferlosio e Alfonso Sastre ed entrò in contatto con i membri del postismo.
Iniziò a pubblicare libri di poesia (Todavía la vida, 1947, e Libro de las algas, 1949); durante quegli anni intraprese una relazione con Josefina Rodríguez, colei che sposò nel 1952. Precedentemente, nel 1948, aveva pubblicato il suo primo racconto, La farándula de la media legua, e, nel 1953, Seguir de pobres aveva ottenuto il premio della rivista Juventud; un anno dopo pubblicò il suo primo romanzo El fulgor y la sangre, storia di cinque mogli di guardie civili, attraverso le quali lo scrittore realizzò un tour tra i popoli sperduti di Spagna aiutato da Fernández Santi, con cui arrivò come finalista nel Premio Pianeta.
Intorno al 1955 collaborò al progetto della Revista Española, a cui parteciparono molti degli scrittori più importanti della Generazione del mezzo secolo e che fu diretto da Antonio Rodríguez Moñino e gli artisti del circolo del Cafè Lion. Nell'1958 andò negli Stati Uniti, in cui permase per un anno.
Aldecoa, appassionato della corrida e del pugilato, amante del mare, nonostante fosse basco e dell'entroterra, ricordato da alcuni suoi amici scrittori come un uomo pieno di vitalità, un
instancabile fumatore ed un grande bevitore, morì per un arresto cardiaco, reduce da un'ulcera allo stomaco all'età di quarantaquattro anni. Fu nipote del pittore Adrián Aldecoa.
Le sue opere narrative seguono la corrente neorealista, avviata già in Spagna nel 1950, soffermandosi molto sul punto di vista degli svantaggiati. Applicò il rigoroso realismo anglosassone alla letteratura spagnola, in modo che le sue storie avessero il sapore di un'esperienza realmente sentita e vissuta anche grazie alle sue acute doti di osservatore e alla sua grande umanità. Quasi sempre scelse gente umile, descrivendone la quotidianità con estrema tenerezza.
Alcune sue opere sono state adattate successivamente al grande schermo o alla televisione con sceneggiature firmate da lui stesso (Young Sánchez, Quería dormir en paz...) o da altri autori (Los pájaros de Baden-Baden, Con el viento solano...); ha anche scritto sceneggiature originali come il film biografico Gayarre o il documentario El pequeño río Manzanares.

Opere
Poesia
Todavía la vida (1947)
Libro de las algas (1949)

Romanzo

A quanto pare, Aldecoa progettò di scrivere tre trilogie, una dedicata ai marinai, una al lavoro in miniera e un'altra sulla mescolanza tra il mondo delle guardie civili, dei gitani e dei toreri.
El fulgor y la sangre (1954), finalista del Premio Planeta (1954)
Gran Sol, premio della Critica (1958)
Con el viento solano (1956)
Parte de una historia (1967)
Los bienaventurados
Solar del Paraíso

Collezioni di racconti
Per una consultazione più completa dei racconti di Aldecoa esistono due edizioni: la raccolta che Alicia Bleiberg del 1971, pubblicata come libro tascabile di Alianza Editorial con il titolo Cuentos completos (due tomi) e l'edizione di Rafael Conte del 1995 come Cuentos completos (1949-1969). Bleiberg, oltre ad averle distribuite secondo un discreto ordine cronologico completo, ha suddiviso l'insieme dei racconti di Aldecoa in otto gruppi tematici: «I mestieri, la classe media, i bassi fondi, l'esodo rurale verso la grande città, vite strane, i bambini, la solitudine degli anziani e l'abulia, il vuoto della gente benestante». Vennero pubblicati come raccolte o in antologie di breve narrazione:
El aprendiz de cobrador (1951)
Espera de tercera clase (1955)
Vísperas del silencio (1955)
El corazón y otros frutos amargos (1959)
Caballo de pica (1961)
Arqueología (1961)
Cuaderno de Godo (1961)
Neutral corner, raccolta di brevi racconti (1962)
Pájaros y espantapájaros (1963)
Los pájaros de Baden-Baden (1965)
Santa Olaja de Acero (1968)
La tierra de nadie y otros relatos (1955-1968)



martedì 14 luglio 2026

SEMPRUN Jorge (1923 - 2011)

 


Jorge Semprún
 (Madrid, 10 dicembre 1923 – Parigi, 7 giugno 2011) è stato uno scrittore e politico spagnolo, che visse in Francia la maggior parte della propria vita, scrivendo principalmente in lingua francese. Jorge Semprún visse clandestinamente in Spagna, dal 1953 al 1962, durante la dittatura di Francisco Franco, lavorando come organizzatore per il Partito Comunista di Spagna, allora fuorilegge, ma dal quale venne espulso nel 1964. Dopo la morte di Franco e l'avvento della democrazia, divenne Ministro della Cultura nel governo socialista, dal 1988 al 1991. 
Fu sceneggiatore per due successivi film del regista greco Costa-Gavras, Z - L'orgia del potere (1969) e La confessione (1970), che affrontano entrambi il tema della persecuzione perpetrata dai governi. Per i film La guerra è finita (1966) e Z, Semprún venne nominato per l'Academy Award. Nel 1996, egli divenne il primo autore non francese eletto all'Académie Goncourt.
Fu vincitore di numerosi premi: il Premio Formentor per Il grande viaggio nel 1963; il Premio Planeta nel 1977 per Autobiografia di Federico Sánchez; il Prix Femina nel 1969; il Jerusalem Prize nel 1997; il Premio internazionale Nonino nel 1999; l'Ovid Prize nel 2002.
Era il fratello dello scrittore Carlos Semprun Maura (1926-2009) e padre del saggista Jaime Semprun (1947-2010).
Jorge Semprún nasce in una famiglia dell'alta borghesia spagnola: suo padre, José Maria Semprún Gurrea, professore di diritto all'università di Madrid e avvocato, aveva fondato una rivista dal titolo Cruz y Raya ed era corrispondente della rivista Esprit del filosofo personalista Emmanuel Mounier; sua madre, Susana Maura Gamazo, era la figlia di Antonio Maura, più volte primo ministro del governo spagnolo sotto Alfonso XIII.
Nel 1936, all'inizio della guerra civile, Jorge emigra con la sua famiglia dapprima in Francia, poi nei Paesi Bassi - dove il padre è ambasciatore della Repubblica spagnola fino al febbraio del 1939 - per tornare di nuovo in Francia dove studia, dapprima al lycée Henri-IV e, dal 1941, alla Sorbona di Parigi (filosofia). Nel medesimo anno Semprún aderisce alla Resistenza francese nell'organizzazione comunista dei FTP (Francs-tireurs et partisans), l'anno seguente si iscrive al Partito Comunista di Spagna (Partido Communista de España, PCE) e infine, autorizzato dai FTP, entra a far parte della cellula clandestina Jean Marie Action dell'organizzazione Buckmaster.
Nel settembre del 1943 viene arrestato a Joigny dalla Gestapo e nel 1944 viene inviato al campo di concentramento di Buchenwald dove milita nell'organizzazione comunista clandestina formatasi all'interno del campo, esperienza che racconterà cinquanta anni dopo in La scrittura o la vita ed in Vivrò col suo nome, morirà con il mio - anche se numerosi accenni si trovano già in Autobiografia di Federico Sanchez (1977), in Quel beau dimanche! (1980) e in La montagna bianca (1986). Qui ritrova anche il maestro Maurice Halbwachs, che muore tra le sue braccia e al quale dedica alcune pagine del suo libro Male e modernità, edito in Italia da Passigli Editore.
Nel 1945 fa ritorno a Parigi dove esercita il mestiere di giornalista e di traduttore soprattutto per l'UNESCO.
Nel 1952, diventa quadro permanente del PCE e nel 1953 fa ritorno in Spagna per la sua prima missione di coordinare le attività clandestine di resistenza al regime franchista; per circa dieci anni vive in clandestinità con diversi pseudonimi, particolarmente quello di "Federico Sanchez".
Diventa membro del Comitato centrale del PCE nel 1954, del Comitato esecutivo nel 1956. Ritornato in Francia nel 1962, nel 1963 gli viene assegnato il premio "Formentor" per Il grande viaggio , racconto del viaggio che lo condusse da Joigny a Buchenwald; nel 1964 viene espulso dal partito a causa di divergenze che si erano manifestate con il segretario Santiago Carrillo, esperienza che verrà raccontata in Autobiografia de Federico Sanchez , suo primo libro scritto in spagnolo.
Da quel momento Semprún si dedica quasi esclusivamente al lavoro di scrittore e sceneggiatore. Si occupa della sceneggiatura dei film La guerra è finita (1966), Z - L'orgia del potere (1969), La confessione (1970), L'attentato (1972), Stavisky, il grande truffatore (1974), L'affare della Sezione Speciale (1975), Una donna alla
finestra (1976), Le strade del sud (1978) e della regia di Les deux memoires (1973), documentario sulla guerra civile di Spagna. Scrive L'évanouissement (1967), La deuxième mort de Ramon Mercáder (1969), Autobiografia di Federico Sanchez (1977), Quel beau dimanche! (1980) e L'Algarabie (1981); nel 1983 pubblica Montand, la vita continua ritratto biografico dell'attore Yves Montand, interprete di molti dei film sceneggiati dallo scrittore spagnolo. Nel 1986 continua la sua produzione letteraria con La montagna bianca - romanzo in cui Semprún riprende il personaggio di Juan Larrea, già protagonista del film diretto da Joseph Losey nel 1978 - e, nel 1987, con Netchaïev est de retour - libro dal quale verrà tratto, nel 1991, il film omonimo diretto da Jacques Deray e interpretato da Montand.
Dal 1988 al 1991, Dopo il ritorno della democrazia in Spagna, egli diventa Ministro della Cultura nel governo guidato dal socialista Felipe González dal 1988 al 1991: su tale esperienza scrisse Federico Sanchez se despide de ustedes, uscito nel 1993.
Ormai scrittore affermato riceve numerosi premi e riconoscimenti internazionali tra i quali il Premio internazionale Nonino per l'insieme della sua opera nel 1999 e l'elezione, nel 1996, all'Académie Goncourt, primo membro non francese ad averne fatto parte; proprio la sua origine e la sua decisione di non rinunciare alla nazionalità spagnola, non gli permisero di entrare all'Académie Française.

Opere
Il grande viaggio (Le Grand Voyage, 1963), traduzione di Gioia Zannino Angiolillo, Collana I Coralli, Torino, Einaudi, 1964, p. 220. - Collana Nuovi Coralli n.425, Torino, Einaudi, 1990-1997
L'Évanouissement, 1967
La seconda vita di Ramón Mercader (La Deuxième Mort de Ramón Mercader, 1969), traduzione di Leopoldo Carra, Postfazione di Stenio Solinas, Collana Il battello ebbro, Milano, Edizioni Settecolori, 2022 - Prix Femina
Autobiografia di Federico Sánchez (1977), traduzione di e Nota di Giacinto Lentini, Collana Prisma n.21, Palermo, Sellerio, 1979
Quel beau dimanche !, 1980
L'Algarabie, 1981
Montand. La vita continua (Montand la vie continue, 1983), traduzione di Fabrizio Elefante, Milano, Rizzoli, 1984, p. 229.
La Montagna Bianca (La Montagne blanche, 1986), traduzione di Maurizio Ferrara, Bagno a Ripoli, Passigli, 2006
Netchaïev est de retour, 1987
Federico Sánchez vous salue bien, 1993
La scrittura o la vita (L'Écriture ou la Vie, 1994), traduzione di A. Sanna, Collana Biblioteca della Fenice, Milano, Guanda, 1996- Introduzione di Paolo Mauri, Guanda, 2020
Male e modernità (Mal et Modernité, 1995), traduzione di Maurizio Ferrara, Collana Le occasioni n.43, Bagno a Ripoli, Passigli, 2002
J. Semprún-Elie Wiesel, Tacere è impossibile. Dialogo sull'Olocausto (Se taire est impossible, 1995), traduzione di R. Mainardi, Collana Le piccole fenici, Milano, Guanda, 1996
Adieu, vive clarté, 1998
Le Retour de Carola Neher et le Manteau d'Arlequin, 1998
Vivrò col suo nome, morirà con il mio. Buchenwald, 1944 (Le Mort qu'il faut, 2001),
traduzione di Paolo Collo e P. Tomasinelli, Collana Gli struzzi n.593, Torino, Einaudi, 2006. prix des Charmettes/J.-J. Rousseau 2001
Les Sandales, Mercure de France, 2002
Vent'anni e un giorno (Vingt ans et un jour, 2003), traduzione di R. Bovaia, Collana narrativa, Bagno a Ripoli, Passigli, 2005
L'Homme européen, con Dominique de Villepin, Collection Tempus, Perrin, Paris, 2006
Où va la gauche ?, Flammarion, Paris, 2008
Une tombe au creux des nuages. Essais sur l'Europe d'hier et d'aujourd'hui, Collection Climats, Flammarion, Paris, 2010
Esercizi di sopravvivenza (Exercices de survie, 2012), traduzione di Elena Loewenthal, Postfazione di Régis Debray, Collana Narratori della Fenice, Milano, Guanda, 2014
Le langage est ma patrie, Éditions Buchet/Chastel, 2013

lunedì 13 luglio 2026

GONZALEZ LEDESMA Francisco (1927 - 2015)

 

Francisco González Ledesma
 (Barcellona, 17 marzo 1927 – Barcellona, 2 marzo 2015) è stato un giornalista e scrittore spagnolo, autore di romanzi polizieschi.
Ha vinto il Premio Planeta nel 1984 con Cronaca sentimentale in rosso (Crónica sentimental en rojo) e il Premio Novela Negra nel 2007 con Mistero di strada (Una novela de barrio).

Opere
Serie di Méndez
(Expediente Barcelona, 1983)
Le strade dei nostri padri (Las calles de nuestros padres, 1984) (Hobby & Work, 2000)
Cronaca sentimentale in rosso (Crónica sentimental en rojo, 1984) (Mondadori, 1992 - Giano, 2010)
La dama del Kashmir (La Dama de Cachemira, 1986) (Mondadori, 1991 - Giano, 2009)
Storia di un dio da marciapiede (Historia de Dios en una esquina, 1991) (Mondadori, 1993 - Giano, 2009)
Il peccato (El pecado o algo parecido, 2002) (Giano, 2012)
Cinque donne e mezzo (Cinco mujeres y media, 2005) (Giunti, 2009)
(Méndez, 2006)
Mistero di strada (Una novela de barrio, 2007) (Giano, 2008 - Beat, 2011)
Non si deve morire due volte (No hay que morir dos veces, 2009) (Giano, 2010)

Altre opere
(Sombras viejas, 1948)
(El mosquetero azul, 1962)
(Los Napoleones, 1977)
Soldados (Soldados, 1985) (Meridiano zero, 1999)
(42 Kilómetros de Compasión, 1986)
(Los símbolos, 1987)
(Cine Soledad, 1993)
(El adoquín azul, 2002)
(Tiempo de venganza, 2003)
(Historia de mis calles, 2006)
La città senza tempo (La ciudad sin tiempo, 2007) (con lo pseudonimo di Enrique Moriel) (Bompiani, 2008)
(El candidato de Dios, 2008) (con lo pseudonimo di Enrique Moriel)
(La dama y el recuerdo, 2010) (con lo pseudonimo di Silver Kane)


domenica 12 luglio 2026

COPIC Branko (1915 - 1984)

 

Branko Ćopić
(1º gennaio 1915 – 26 marzo 1984), è stato uno scrittore jugoslavo.
Era di etnia serba, nato nel villaggio di Hašani, vicino a Bosanska Krupa. Ha studiato a Bihać, Banja Luka, Sarajevo e Karlovac e infine a Belgrado dove studia filosofia fino alla laurea, nel 1940.
All'inizio della rivolta in Bosanska Krajina nel 1941, egli si unì ai partigiani iugoslavi e vi rimase sino alla fine della II guerra mondiale. Quel periodo della vita ha influenzato molto le sue opere letterarie come si può vedere dai temi delle sue opere. A guerra terminata Ćopić ritorna a Belgrado dove fino al 1949 è direttore di un giornalino per ragazzi chiamato Pioniri. Dal 1951 sino alla morte lavora come scrittore professionista.
I suoi libri sono stati tradotti in albanese, ceco, inglese, tedesco, olandese, italiano, mandarino, cantonese, polacco, romeno, turco, slovacco, francese, e russo; alcune sue opere sono diventate serie televisive e film. È morto il 26 marzo 1984 saltando dal ponte Branko nel fiume Sava. È stato raffigurato nella banconota da 0,50 marchi di Bosnia e Herzegovina, che poi è stata ritirata dalla circolazione e sostituita da monete.

Opere principali

Racconti
Pod Grmečom (1938),
Borci i bjegunci (1939),
Planinci (1940),
Rosa na bajonetima (1947),
Surova škola (1948),
Odabrane ratne pripovetke (1950),
Izabrane humorističke priče (1952),
Dragi likovi (1953),
Doživljaji Nikoletine Bursaća (1955),
Bašta sljezove boje (1969)

Romanzi
Prolom (1952),
Gluvi barut (1957),
Ne tuguj, bronzana stražo (1958)
Osma ofanziva 1966.

MATUTE AUSEJO Ana Maria (1925 - 2014)

  Ana María Matute Ausejo  (Barcellona, 26 luglio 1925 – Barcellona, 25 giugno 2014) è stata una scrittrice spagnola. Ana María Matute nac...