domenica 5 luglio 2026

SOSEKI Natsume (1867 - 1916)

 

Natsume Sōseki
 (夏目 漱石), pseudonimo di Natsume Kinnosuke (夏目 金之助; Edo, 9 febbraio 1867 – Tokyo, 9 dicembre 1916), è stato uno scrittore giapponese attivo nel periodo Meiji.
Natsume Sōseki nasce nella città di Babashita, nella regione di Ushigome (attuale Kikui, Shinjuku) il 9 febbraio 1867, in un momento di cambiamenti rivoluzionari per il Giappone, collocabili all'interno del processo noto come Restaurazione Meiji. Ultimo di otto figli di un samurai di basso rango, è inizialmente affidato ad una nutrice e in seguito adottato da una famiglia, quella di Shiobara Masanosuke e sua moglie. All'età di nove anni, quando la coppia divorzia, Sōseki ritorna a quella d'origine. Le basi della sua complessa e irrequieta personalità sono ricondotte da molti critici a questa infanzia infelice. Le sue scelte negli studi sono osteggiate dalla famiglia, ma non gli impediscono di conseguire la laurea all'Università imperiale di Tokyo nel 1893. Sōseki è considerato da molti il più grande scrittore del Giappone moderno e uno dei primi studiosi giapponesi di letteratura inglese moderna.
Negli anni in cui Sōseki studia alla First Tokyo Middle School (attualmente Hibiya High School) emerge il suo interesse per la letteratura cinese classica, poi coltivato grazie all'amicizia con il poeta Masaoka Shiki (正岡子規), che lo sostiene nel sogno di diventare scrittore e con cui compone diversi haiku. Quando inizia i suoi studi all'Università imperiale di Tokyo nel settembre del 1884, all'interesse per la letteratura cinese classica, scelta ritenuta utile per la propria carriera futura, accompagna quello per la lingua inglese. Per diversi anni dopo la laurea, Sōseki insegna inglese a Tokyo e nella scuole di provincia, come la Matsuyama Middle School nello Shikoku, che diventerà il luogo d'ambientazione della sua opera Bocchan (坊っちゃん , Il signorino), e la Fifth High School a Kumamoto, nel Kyūshū, fino ad una decisiva svolta: il Ministero dell'Istruzione lo riconosce tra i migliori candidati per svolgere ricerche e studi in Inghilterra, dal 1900 al 1902. Prima della partenza, nel 1896, lo studioso sposa Nakane Kyōko.
Il governo invia Sōseki a Londra come "Japan's first Japanese English literary scholar"; lo studioso visita Cambridge e vi trascorre una notte, ma rinuncia all'idea di studiare all'università per limiti economici legati alla borsa di studio ricevuta. Studia invece allo University College London. (UCL). L'esperienza a Londra, che gli permette di avvicinarsi a concetti propri della cultura occidentale e a comprendere diversi aspetti di quella inglese, coincide con uno dei periodi più difficili della sua vita: a causa della solitudine, soffrirà di esaurimento nervoso e problemi psicofisici, come confesserà anni dopo. A Londra vive in quattro diversi alloggi; solo l'ultimo di questi, nel distretto di Clapham, condiviso con Priscilla
Leale e la sorella Elizabeth, gli procura vera soddisfazione. Con Priscilla condivide l'amore per la letteratura, per Shakespeare e Milton. Cinque anni dopo Natsume scrive nell'introduzione al suo saggio critico Bungakuron (文学論 , Teoria della letteratura): «I due anni trascorsi a Londra furono gli anni più spiacevoli della mia vita. Io mi trovai a vivere in miseria tra gentiluomini inglesi, come un povero cane in un branco di lupi.»
Nell'aprile del 1903 torna in Giappone e ottiene il prestigioso incarico di insegnante di inglese all'Università Imperiale di Tokyo, prima tenuto da Koizumi Yakumo (Lafcadio Hearn). Nel 1905 Sōseki scrive la sua prima opera di narrativa, Io sono un gatto (Wagahai wa neko de aru, 吾輩は猫である), che viene serializzata in una rivista haiku.
La carriera di Sōseki inizia già nel 1903, con la scrittura di haiku umoristici (brevi poesie di diciassette sillabe spesso contenenti allusioni alla stagioni), renku, kaishi (poesie scritte in cinese classico) e bozze letterarie, in riviste come Hototogisu (Il cuculo), diretta dal suo mentore Masaoka Shiki e più tardi da Takahama Kyoshi; il gruppo sviluppa il concetto di prosa "shasei", una prosa realistica basata non sul naturalismo europeo, ma sulle tradizioni haikai del Giappone. "Shaseibun" sono i racconti scritti secondo questo principio, perlopiù brevi, con trama semplice o descrizione dettagliata di cose osservate. Sōseki concepisce in questo spirito il primo capitolo del suo famoso romanzo Io sono un gatto, e visto l'apprezzamento dell'episodio, procede con il lavoro.
Wagahai wa neko de aru (吾輩は猫である , Io sono un gatto, 1905), seguito da Bocchan (坊っちゃん , Il signorino, 1906), ispirato al periodo di Matsuyama, consolidano la fama dello
scrittore.
Nel 1907 Sōseki decide di ritirarsi dalla sua posizione di docente universitario e di lavorare presso il quotidiano nazionale Asahi Shinbun (朝日新聞 , Giornale del sole del mattino) come scrittore a contratto esclusivo. Dopo la pubblicazione del poema in prosa Kusamakura (草枕 , Guanciale d'erba), una riflessione sull'arte e sulla vita, in cui Sōseki esprime il suo ideale di artista, lo scrittore contribuisce alla teoria della letteratura con i saggi critici Bungakuron (文学論 , Teoria della letteratura, 1907) e Bungaku hyōron (文学評論 , Critica letteraria, 1908).
Tra il 1908 e il 1910 pubblica la trilogia Sanshirō (三四郎), Sore kara (それから), Mon (). Nel 1911 ai problemi di salute si unisce la morte della figlia minore, nata dal matrimonio con Nakane Kyōko, sposata negli anni di insegnamento in provincia. Tra il 1912 e il 1914 pubblica la trilogia formata da Higan sugi made (彼岸過迄 , Dopo l'equinozio), Kojin (行人 , Viandanti) e Kokoro (こころ , Il cuore delle cose). Dopo aver completato quest'opera Sōseki propone la sua riflessione sull'individualismo in Watakushi no kōjinshugi (私の個人主義 , Il mio individualismo), influente saggio sulla valenza psicologica e sociale dell'autonomia intellettuale.
La creazione successiva, nel 1915, è Michikusa (道草 , Erba lungo la via), il solo testo dichiaratamente autobiografico della sua carriera, che copre il periodo dal 1903, anno di ritorno dall'Inghilterra, al 1905, anno di inizio della scrittura del suo primo romanzo. Garasuto no uchi (硝子戸の中 , Dietro la porta a vetri), dello stesso anno, è una raccolta di ricordi personali sugli ultimi anni di vita, segnati da continue crisi fisiche e psicologiche.
L'ultima opera è Meian (明暗 , Luce e ombra) del 1916, la più lunga ed elaborata, la cui trama però si interrompe per la morte di Natsume.
Sōseki soggiorna alla locanda Kikuya di Shuzenji dal 6 agosto all'11 ottobre dell'anno 1910, un periodo di convalescenza consigliato dai medici dopo il ricovero in ospedale per un'ulcera, derivatagli da una malattia nervosa manifestatasi fin dalla giovinezza e ora estesa fino allo stomaco. Le sue condizioni si aggravano improvvisamente il 24 agosto: una grave emorragia pone la sua vita a repentaglio, e gli impedisce di tornare a Tokyo. L'esperienza di quel 24 agosto, in cui per circa trenta minuti Sōseki effettivamente muore, lo lascia profondamente scosso.
«Avevo sempre pensato che dal momento in cui mi giravo nel letto, mezzo addormentato, al momento in cui avevo visto tutto quel sangue nella bacinella al mio capezzale, fosse trascorso solo un attimo. Ero convinto di essere sempre stato cosciente, e che da quel momento all'altro non fosse trascorso che lo spazio di un minuto.» (Natsume Sōseki, Le cose che ricordo)
Dopo questo estremo episodio, la prematura morte avviene il 9 dicembre del 1916, a 49 anni, a causa di un'ulcera duodenale.
Natsume Sōseki è ritenuto da molti lo scrittore che meglio ha rappresentato la crisi dell'uomo moderno. Un carattere distintivo della sua produzione letteraria è la posizione intermedia tra letteratura pura e letteratura popolare: in questo senso non appartiene al bundan e non rispetta esattamente i canoni dei romanzi storici popolari della sua epoca. Sōseki, in quanto
scrittore, percepisce il suo lavoro in funzione sociale e pone enfasi su un tipo di letteratura accessibile a chiunque. Inizialmente le sue storie sono piene di umorismo, ma successivamente esplorano la profonda psicologia umana, l'isolamento e l'egoismo, le contraddizioni interne alla società giapponese. Ne è un esempio Io sono un gatto, in cui la narrazione è affidata a un gatto senza nome, il cui punto di vista produce effetti di straniamento. In Kōfu (坑夫, , Il minatore) Sōseki utilizza la tecnica del flusso di coscienza consistente nella libera rappresentazione dei pensieri così come compaiono nella mente, prima di essere riorganizzati logicamente in frasi. Molti studiosi hanno sottolineato come la sua conoscenza della letteratura inglese abbia contribuito alla ricchezza e alla diversificazione del suo stile. Alcuni hanno ritrovato in Io sono un gatto l'influenza di Jonathan Swift, autore de I viaggi di Gulliver, per la satira pungente contro la società umana, altri quella di Laurence Sterne. Sōseki scrive anche storie romantiche, come la leggenda arturiana Kairo-kō.
Egli sostiene l'idea che né un pittore né un poeta possano raffigurare la realtà che li circonda, e che l’artista abbia esclusivamente la possibilità di fornire un’immagine di riflesso del mondo, dallo specchio della propria coscienza, mutevole e incostante. Nelle sue opere, non a caso, compaiono sovente i sakura, simbolo dell'impermanenza della bellezza e della malinconia legata al cambiamento, concetto estetico del mono no aware. Murakami Haruki, nel suo Il mestiere dello scrittore definisce i personaggi di Soseki "policromi e affascinanti. Anche in quelli che si intravedono appena c'è un senso di vitalità, e c'è originalità."
Durante la sua carriera artistica Sōseki ha condotto una ricerca intensa e articolata, assumendo spesso una posizione critica e anticonformista e riuscendo a cogliere l'ambiguità di ciò che veniva definito "moderno". Tema principale nelle sue opere è l'individualismo, la tensione fra bisogni individuali e ricerca di appartenenza ad un gruppo. Anticipato in Io sono un gatto, ma sviluppato soprattutto in Kokoro, l'individualismo è inteso come rifiuto dell'omologazione, libertà di vivere dando priorità alle opinioni e alle scelte personali, anche se - come risulta evidente in Kokoro e Sanshirō, Sōseki dimostra come il prezzo da pagare per la realizzazione di sé stessi sia la solitudine, una costante dell'uomo moderno e tematica fondamentale della sua opera.
Se nella prima conversazione di Sōseki al Gakushūin lo scrittore si difende dall'accusa di chi ritiene che la sua idea di individualismo sia nemica del nazionalismo nipponico e quindi ostacolo alla sopravvivenza del Giappone, in un saggio del 1911, Gendai Nihon no kaika (La civilizzazione del Giappone moderno) non risparmia però le sue critiche alle modalità con cui è avvenuto il processo di modernizzazione del paese, altro tema presente nelle sue opere. La sua critica si basa sul concetto di jiko hon'i, "mettere se stesso sul luogo principale", che caratterizza l'atteggiamento di agire secondo valori propri, stabiliti come giusti, e non secondo valori altrui. Secondo lo scrittore, la modernizzazione in Giappone si sarebbe realizzata solo a livello superficiale, esteriore, e sarebbe stata generata da spinte esterne, straniere, slegata quindi da un percorso naturale interno. Ne sarebbe una riprova la velocità con cui il suo paese
in pochi decenni avrebbe realizzato il cambiamento, avvenuto in Occidente nel corso di un secolo. La mancata consapevolezza da parte del popolo giapponese delle modalità con cui si è compiuto questo processo, sarebbe causa - a suo parere - dell'inevitabile senso di insicurezza e di vuoto (kūukyo no kan) che caratterizza la società nipponica, e sarebbe questo il motivo che gli fa ritenere vicino il tramonto della nazione
Alcune considerazioni sul nazionalismo presenti nel saggio si ritrovano anche nel romanzo Sanshirō del 1908. Il protagonista, un giovane ragazzo che lascia la provincia di Kumamoto per studiare a Tokyo, durante una discussione con il Professor Hirota, incontrato sul treno diretto alla capitale, sbalordito dalle considerazioni di questi nei confronti del suo paese, ne tenta le difese. Hirota, consigliando al ragazzo di non sacrificare mai la sua individualità, gli dirà: "Quello che abbiamo in testa è più grande del Giappone. Non dobbiamo lasciare imprigionare il nostro pensiero. Per quanto si possa pensare al bene del nostro paese, si rischia solo di restarne vittime.".
Natsume Sōseki si presenta al lettore come una figura di riferimento in un clima di forti cambiamenti politici, storici e culturali che investono il paese, raccontando l’incertezza, la curiosità, la difficoltà del pensare liberamente e della narrazione stessa, rivendicando sempre e comunque la propria libertà di intellettuale:
«Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere si inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se si impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s'aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s'intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura.» (Natsume
Sōseki, Guanciale d'erba)

Opere
1905, Wagahai wa neko de aru (吾輩は猫である, Io sono un gatto) / Io sono un gatto, Vicenza, Neri Pozza, 2006
1905, Kairo-kō (薤露行)
1906, Bocchan (坊っちゃん, Il signorino) / Il signorino, Vicenza, Neri Pozza, 2007
1906, Shumi no Iden (趣味の遺伝, L'eredità del gusto)
1906, Kusamakura (草枕, Guanciale d'erba) / Guanciale d'erba, Vicenza, Neri Pozza, 2001
1907, Gubijinsō (虞美人草, Il papavero selvatico)
1907, Nowaki (野分, Raffiche d'autunno) / Raffiche d'autunno, Torino, Lindau, 2017
1907, Bungakuron (文学論, Teoria della letteratura)
1908, Bungaku hyōron (文学評論, Critica letteraria)
1908, Kōfu (坑夫, Il minatore) / Il minatore, Youcanprint, 2015
1908, Yumejūya (夢十夜, Dieci notti di sogni) 7 Dieci notti di sogni, Milano, Editoriale Jouvence, 2016
1908, Sanshirō (三四郎) 7 Sanshirō, Venezia, Marsilio, 1990
1909-1910 Eijitsu Shōhin (永日商品, Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera) / Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera, Torino, Lindau, 2017
1910, Sorekara (それから, E poi) / E poi, Vicenza, Neri Pozza, 2012 
1910, Mon (, La porta) / La porta, Vicenza, Neri Pozza, 2013 
1911, Gendai Nihon no kaika (現代日本のかいか, La civilizzazione del Giappone moderno)
1912, Kōjin (行人, Il viandante)
1912, Higan sugi made (彼岸過迄, Fino a dopo l'equinozio) / Fino a dopo l'equinozio, Vicenza, Neri Pozza, 2017 
1914, Watakushi no kojinshugi (私の個人主義, Il mio individualismo) / Il mio individualismo, Palermo, :duepunti, 2010 
1914, Kokoro (こころ, Anima) / Il cuore delle cose, Milano, Neri Pozza, 2006 
1915, Michikusa (道草, Erba lungo la via) / Erba lungo la via, Youcanprint, 2014 
1915, Garasuto no naka (硝子戸の中, Dietro la porta a vetri) / Dietro la porta a vetri, Lecce, Pensa Multimedia, 2011 
1916, Meian (明暗, Luce e oscurità)

sabato 4 luglio 2026

NODIER Jean Charles Emmanuel (1780 - 1844)

 

Jean Charles Emmanuel Nodier
 (Besançon, 29 aprile 1780 – Parigi, 27 gennaio 1844) è stato uno scrittore ed entomologo francese, cui si attribuisce una grande importanza per la nascita del movimento romantico. 
Studia sotto la direzione di Euloge Schneider, il governatore giacobino dell'Alsazia e si interessa di storia naturale. Nel 1791, in seguito alla nomina del padre a Presidente del Tribunale Criminale dipartimentale, all'età di soli undici anni, pronuncia un discorso patriottico alla "Société des Amis de la Constitution" della sua città natale. Questa prima uscita pubblica al servizio della rivoluzione non gli impedirà di mantenere, nel corso della vita, sentimenti realisti, professati apertamente, che gli creeranno qualche problema sotto l'impero.
A partire dal 1796, è studente alla scuola centrale di Besançon, dove partecipa alla creazione di una società segreta denominata i "Filadelfi". È nominato bibliotecario aggiunto della scuola centrale di Doubs nel 1798. Un articolo critico nei riguardi dei giacobini gli fa perdere il posto nel 1800.
Nel 1802 pubblica il romanzo Stella ou les proscrits e comincia a viaggiare spesso a Parigi. Nel 1803 viene imprigionato a causa del pamphlet in versi La Napoléone, critico verso Bonaparte. Dopo la sua liberazione, cioè l'anno seguente, fa ritorno a Besançon. Nel 1808 tiene un corso di letteratura a Dole e lo stesso anno sposa Désirée Charve. La sua carriera letteraria intanto prosegue con la pubblicazione di un Dizionario delle onomatopee francesi. Nel 1809 è assistente letterario di sir Herbert Croft e Lady Mary Hamilton che vivono ad Amiens.
Nel 1813 si trova a Laybach (Lubiana), capitale delle province dalmate dell'impero francese, in qualità di bibliotecario municipale, segretario di Joseph Fouché, nonché redattore del Télégraphe officiel, giornale ufficiale delle province dell'Illiria. Ai giorni nostri, l'istituto culturale francese di Lubiana porta il suo nome.
È di ritorno a Parigi nel 1814 con la moglie e la figlia Marie dove diventa redattore del Journal des débats. Il 1818 vede la pubblicazione di Jean Sbogar, storia di un
misterioso bandito dell'Illiria. Nel 1819 si riavvicina a posizioni legittimiste e partecipa al giornale "Le drapeau Blanc". Nel 1821 pubblica Smarra ou les Démons de la nuit e intraprende un viaggio in Scozia le cui impressioni confluiscono in Promenade de Dieppe aux montagnes d'Écosse. Partecipa al giornale "La Quotidienne", sul quale presenta ai lettori le opere di Walter Scott, Rabelais, Clément Marot, ma anche di Lamartine, Byron e Victor Hugo. Nel 1822 viene insignito della Legion d'onore da Luigi XVIII. Pubblica Trilby ou le lutin d'Argail, un racconto fantastico ambientato in Scozia a cui si ispirerà Adolphe Nourrit per il libretto del balletto La Sylphide.
Nel 1824 è nominato bibliotecario della Biblioteca dell'Arsenale, la biblioteca del conte d'Artois, futuro Carlo X di Francia. Tale occupazione gli permette di tenere un salotto letterario, il "Cenacolo", dove promuovere il nascente Romanticismo. Alexandre Dumas descrive nelle sue memorie il salotto di Nodier a cui prendono parte tutti i futuri grandi nomi della letteratura romantica francese. Prosegue intanto la sua attività letteraria e comincia a scrivere sulla "Revue de Paris" nel 1829. Nel 1830 pubblica l'Histoire du roi de Bohême et de ses sept châteaux, De quelques phénomènes du sommeil e il saggio Il fantastico in letteratura. Il 1832 vede la pubblicazione de La Fée aux miettes, Jean-François les Bas-bleus e i primi dei 14 volumi delle Opere complete. Nel 1833 viene eletto al seggio 25 dell'Académie française che fu di Jean-Louis Laya. L'anno seguente fonda il Bulletin du Bibliophile.
Verso la fine della sua vita conduce un'esistenza lontana dai tumulti, rispettato nei salotti intellettuali francesi e apprezzato dagli ambienti politici. Il suo ufficio di bibliotecario dell'Arsenal gli dà accesso a diversi rari volumi e il tempo di consacrarsi
allo studio dei suoi molteplici interessi. Muore a Parigi il 27 gennaio 1844 a sessantatré anni. Victor Hugo, Alfred de Musset e Sainte-Beuve riconobbero la sua influenza sullo sviluppo del romanticismo francese.

Opere
Charles Nodier fu uno degli autori più prolifici in lingua francese. La lista seguente non comprende che una piccola parte delle sue pubblicazioni:
Dissertation sur l'usage des antennes dans les insectes (1798)
Pensées de Shakespeare extraites de ses ouvrages (1800)
Bibliographie entomologique (1801)
La Napoléone (1802), pamphlet
Stella ou les proscrits (1802), romanzo
Le peintre de Salzbourg, journal des émotions d'un cœur souffrant (1803), romanzo
Prophétie contre Albion (1804)
Essais d'un jeune barde (1804), raccolta di poesie
Les Tristes, ou mélanges tirés des tablettes d'un suicidé (1806)
Dictionnaire des onomatopées françaises (1808)
Apothéoses et imprécations de Pythagore (1808)
Archéologie ou système universel des langues (1810)
Questions de littérature légale (1812)
Histoire des sociétés secrètes de l'armée (1815)
Napoléon et ses constitutions (1815)
Le vingt et un janvier (1816)
Jean Sbogar (1818)
Thérèse Aubert (1819), romanzo
Le Vampire (1820), melodramma
Mélanges de littérature et de critique (1820), 2 volumi
Adèle (1820), romanzo
Voyages pittoresques et romantiques dans l'ancienne France (1820)
Romans, nouvelles et mélanges (1820), 4 volumi
Smarra, ou les démons de la nuit (1821), racconto fantastico
Promenade de Dieppe aux montagnes d'Écosse (1821)
Le Délateur (1821), dramma
Bertram, ou le château de Saint-Aldobrand (1821), tragedia
Trilby ou le Lutin d'Argail (1822), racconto fantastico
Essai sur le gaz hydrogène et les divers modes d'éclairage artificiel (1823)
Dictionnaire universel de la Langue française (1823)
Bibliothèque sacrée grecque-latine de Moïse à saint Thomas d'Aquin (1826)
Poésies diverses (1827 e 1829)
Faust (1828), dramma
Mélanges tirés d'une petite bibliothèque (1829)
Histoire du roi de Bohême et de ses sept châteaux (1830)
De quelques phénomènes du sommeil (1830)
Souvenirs, épisodes et portraits pour servir à l'histoire de la Révolution et de l'Empire (1831), 2 volumes
La Fée aux miettes (1832), racconto fantastico
Mademoiselle de Marsan (1832), racconto fantastico
Jean-François les Bas-bleus (1832)
Rêveries littéraires, morales et fantastiques (1832)
Souvenirs de la jeunesse (1832)
Le dernier banquet des Girondins (1833)
Trésors des fèves et fleurs des pois (1833)
Notions élémentaires de linguistique (1834)
M. Cazotte (1834)
La Péninsule, tableau pittoresque (1835), racconti in prosa e in versi
La Saône et ses bords (1835-1836)
La Seine et ses bords (1836-1837)
Paris historique (1837-1840), 3 volumi
Inès de Las Sierras (1837), tradotto in italiano con lo stesso titolo
Les quatre talismans et la légende de Sœur Béatrix (1838)
La neuvaine de la chandeleur et de Lydie (1839), tradotto in italiano con il titolo La novena
della Candelora
Souvenirs et portraits de la Révolution (1840)
Description raisonnée d'une jolie collection de livres (1842)
Journal de l'expédition des Portes de Fer (1844)
Franciscus Columna (1844)

Opere tradotte in lingua italiana
Giovanni Sbogar, trad. di Gerolamo Lazzeri, Lanciano, G. Carabba, 1917
Racconti fantastici ; con un discorso intorno al fantastico in letteratura, Milano, Sonzogno, 1923
Serafina; Lucrezia e Giannetta; La novena della Candelora: ricordi di gioventù, Milano, Sonzogno, 1928
La Torre maledetta. Romanzo storico, trad. di Mario Frattini, Torino, Taurinia di G. Giribone, 1937
Tesor di fave e fior di pisello, trad. di Luigi Fiorentino, Firenze, Marzocco, I° ed. 1949; Vicenza, Paoline, 1972
La fata delle briciole, trad. di Piera Zagni, Modena: Edizioni Paoline, I° ed. 1959
I demoni della notte, traduzione di Tony Cavalca, Milano, Sugar 1968; Milano, Garzanti, 1976
La fata delle briciole, trad. G. Guadalupi, E. Zelioli, Parma, F. Ricci, 1973
Racconti fantastici, trad. di Elio De Domenico, Salerno, Ripostes, 1984
Madamigella di Marsan, trad. di Anna Zanetello, Pordenone, Studio Tesi, 1987
Infernaliana : aneddoti, brevi romanzi, novelle e racconti di fantasmi, spettri, demoni e vampiri, a cura di Elisabetta Cocanari, Roma-Napoli, Theoria, 1985.
Trilby il folletto di Argail, trad. di Elena Grillo, Roma: Lucarini, 1988
Il fantastico in letteratura, trad. di Giuseppe Grasso, Chieti, Solfanelli, 1989
L'amante immortale, trad. di Piera Simoneschi, Salerno, Ripostes, 1991
Inés de Las Sierras, trad. di Tommaso Landolfi, Milano, Adelphi, 1993 (la traduzione apparve in venti puntate sul "Nuovo Corriere" nel 1951)
Proprio io : l'ultimo capitolo del mio romanzo, a cura di Brigitte Battel, Chieti, Solfanelli, 1993
Il bibliomane, trad. di Fernando Tempesti, G.P.L., 1994
Jean Sbogar, trad. di Adriana Gerdina, Trieste, Alabarda, 1996
Smarra : i demoni della notte, trad. di Paolo Fontana, Latina, L'Argonauta, 1996
Trilby, trad. di Paolo Fontana, Latina, L'Argonauta, 1997
Il bibliomane, trad. di Emilia Reho, Novoli, Bibliotheca Minima, 2001
Piranesi : racconti psicologici sulla monomania riflessiva, a cura di Luca Quattrocchi, Milano, Pagine d'arte, 2001
Il vampiro, a cura di Marie-Emmeline Vanel, Firenze, Barbès, 2009
Crimini letterari, trad. di Andrea L. Carbone, Palermo, Duepunti, 2010
Lord Ruthwen : il vampiro, a cura di Fabio Giovannini, Viterbo, Stampa Alternativa/Nuovi
Equilibri, 2010
La monaca insanguinata, a cura di Riccardo Reim, Roma, Coniglio, 2010
Il bibliomane; L'amante dei libri, a cura di Pino di Branco, Milano, La vita felice, 2013
Bibliografia dei folli, a cura di Jacopo Narros, Macerata, Quodlibet, 2015
Franciscus Columna, trad. di Giovanni Fazzini, Macerata, Biblohaus, 2015
Il bibliomane : l'amante dei libri, trad. di Loretta Santini, Roma, Elliot, 2018

venerdì 3 luglio 2026

FERNANDEZ SANTOS Jesús (1926 - 1988)

 

Jesús Fernández Santos
 (Madrid, 9 novembre 1926 – Madrid, 2 giugno 1988) è stato uno scrittore, regista e sceneggiatore spagnolo.
Nato a Madrid nel 1926, Fernández Santos studiò presso la facoltà di Lettere della capitale, che lasciò per seguire la sua vocazione teatrale (è stato regista e attore al Teatro Sperimentale dell'Università) e letteraria. Intraprese l'attività cine-televisiva - alternandola poi alla produzione letteraria - come sceneggiatore, regista e critico cinematografico, realizzando circa un centinaio di documentari sulla cultura letteraria e artistica spagnola e il film Llegar a más nel 1964.
La produzione letteraria di Fernández Santos fu in continua evoluzione, molto legata alla tradizione narrativa nazionale anche per lo stile sobrio e severo. Il suo libro d'esordio fu Los Bravos (Il Coraggioso), pubblicato nel 1954; quest'opera è emblematica  della situazione sociale del tempo, e fu uno dei primi e seri tentativi degli anni cinquanta in Spagna di denunciare la realtà dell'epoca. Fernández Santos si servì ancora del realismo oggettivo nei libri seguenti, per passare poi ad uno stile più complesso a partire da El hombre de los santos (L'uomo dei santi, 1969); l'autore concentra il suo interesse sull'individuo, in un romanzo incentrato sul tema della solitudine dell'uomo, vittima dell'inesorabile scorrere del tempo. A questa fase caratterizzata da più elasticità espressiva e dall'utilizzo di tecniche e procedimenti nuovi appartengono anche  (Le cattedrali, 1970), con otto racconti collegati con tecniche compositive in cui l'idea dello spazio è fondamentale, e il Libro de las memorias de las cosas (Libro dei ricordi delle cose, 1971), incentrato su una comunità protestante della Spagna contemporanea, opera che segnò la consacrazione dello scrittore con il Premio Nadal 1970.
L'ultima fase di produzione letteraria di Fernández Santos include volumi di racconti quali Cuentos completos (Racconti completi, 1978), El reino de los niños (Il regno dei bambini, 1981), Balada de amor y soledad (Ballata di amore e solitudine, 1987). Alla fine degli anni settanta e negli anni ottanta si occupò anche della stesura di diversi romanzi: Extramuros (Fuori le mura, 1978), La que no tiene nombre (Che non ha nome, 1979, vincitore Premio Fastenrath), Cabrera (1981, incentrato sulla deportazione di alcuni soldati
napoleonici all'inizio del '900 sull'omonima isola), Jaque a la dama (Scacco alla dama, 1982, vincitore Premio Planeta; è l'analisi della vita di una giovane donna ebrea), Los jinetes del alba (I cavalieri dell'alba, 1984, ambientato ai tempi della rivoluzione del 1934).

giovedì 2 luglio 2026

PARSIPUR Shahrnush (1946 - viv.)

 

Shahrnush Parsipur
 (Teheran, 17 febbraio 1946) è una scrittrice iraniana. Nel 1967 viene assunta alla Radio-Televisione iraniana con funzioni di editor e produttore di programmi. Si laurea in sociologia nel 1973.
Nell'ottobre del 1974, in segno di protesta contro le atrocità commesse dal governo, si dimette e viene arrestata dalla SAVAK, la polizia segreta dello Scià, e detenuta per circa due mesi senza un'accusa formale.
Nel luglio del 1981, Shahrnush Parsipur viene nuovamente incarcerata insieme ad alcuni familiari; viene rilasciata dalla prigione della Repubblica islamica solo nel marzo del 1986, dopo 4 anni 7 mesi e 15 giorni di detenzione, anche questa volta senza alcuna accusa formale e registrata.
Nel 1976 esce il romanzo Sag va zemestan-e boland (Il cane e il lungo inverno), mentre l'anno seguente pubblica una raccolta di racconti intitolato Avizeh'ha-ye bolur (Orecchini di cristallo).
Sul finire degli anni Ottanta, i circoli letterari di Teheran guardavano a Shahrnush Parsipur con considerevole attenzione, a seguito della pubblicazione del suo nuovo romanzo Tuba e il senso della notte (Tuba va ma'na-ye shab, 1989).
Nell'estate del 1990, pubblica il romanzo Donne senza uomini (Zanan-e bedun-e mardan), terminato in realtà già negli anni Settanta; il primo capitolo era infatti apparso sul quinto numero di "Alefba" nel 1974. Sempre in quell'anno, l'autrice viene nuovamente condotta in carcere e trascorre sei mesi nella prigione speciale, dove viene processata insieme al suo editore e rilasciata solo dietro pagamento di una considerevole cauzione. Il governo iraniano mise al bando Donne senza uomini a metà degli anni Novanta e fece pressione sull'autrice affinché, in futuro, desistesse dallo scrivere simili romanzi. All'inizio
del 1990 Shahrnush Parsipur termina, inoltre, il suo quarto romanzo, una storia di mille pagine su un Don Chisciotte al femminile, dal titolo Aql-e abi'rang (La ragione dipinta di blu), che non riuscì a pubblicare fino al 1992.
È invitata a tenere dei seminari negli Stati Uniti d'America e in Germania, ma per le accuse ancora pendenti a suo carico è impossibilitata a lasciare l'Iran. Nel marzo del 1992, chiede alla Corte di essere arrestata e di rilevare la cauzione; rimane quindi in custodia per altre cinque settimane e poi rilasciata a maggio, grazie alla dichiarazione giurata di un amico. Tre anni dopo vola a Vienna e successivamente trascorre nove mesi negli Stati Uniti dove tiene dei corsi in alcune università. Per quattro mesi lavora come lettrice presso la Iowa's International Writers' e prosegue il suo tour in Canada, Inghilterra, Svezia, Germania, Danimarca e Francia, dove tiene conferenze in università e presso associazioni culturali.
Le accuse contro di lei decadono, senza alcuna spiegazione, al suo rientro in Iran nella primavera del 1993; anno in cui l'autrice riceve il Premio Lillian Hellman/Dashiell Hammett per il coraggio mostrato contro la repressione dei diritti umani. Tutti i suoi romanzi, eccetto uno, sono banditi dall'Iran. Shahrnush Parsipur vive attualmente in esilio negli Stati Uniti. Dal 2006 conduce diversi programmi per Radio Zamaneh, che trasmette da Amsterdam.

Opere
Tuba e il senso della notte (Tuba va ma'na-ye shab, 1989)
Donne senza uomini (Zanan-e bedun-e mardan, 1990)
Tupak-e qermez (Pallina rossa, 1969)
Tajrobeh'ha-ye azad (Offerte di prove, 1970).
Sag va zemestan-e boland (Il cane e il lungo inverno, 1976)
Avizeh'ha-ye bolur (Orecchini di cristallo, 1977)
Aql-e abi'rang (La ragione dipinta di blu, 1992)

mercoledì 1 luglio 2026

PARDO-BAZAN, Emilia y de la Rúa-Figueroa (1851 - 1921)

 

Contessa Emilia Pardo-Bazán y de la Rúa-Figueroa (La Coruña, 16 settembre 1851 – Madrid, 12 maggio 1921) è stata una scrittrice, giornalista e saggista spagnola, ricordata per aver introdotto il Naturalismo in Spagna.
Per il suo sostegno ai diritti delle donne è ritenuta una precorritrice del femminismo. Rivendicò l'istruzione delle donne come un diritto fondamentale, che difese per una parte importante della sua attività pubblica. Tra le sue opere letterarie, una delle più famose è il romanzo Signorotti di Galizia (1886-1887).
Emilia Pardo Bazán, appartenente ad una nobile famiglia galiziana, era figlia unica del conte pontificio di Pardo-Bazán, José María Pardo-Bazán y Mosquera e Amalia María de la Rúa-Figueroa y Somoza. Suo padre, convinto dell'importanza dei diritti delle donne, le offrì la migliore educazione possibile, stimolando il suo amore per la letteratura. All'età di nove anni Emilia mostrava già un grande interesse verso la scrittura, coltivato anche grazie alla biblioteca paterna che le permise di avere accesso ad una grande varietà di letture.
Riferendosi a quel periodo, ha rivelato che i suoi libri preferiti da bambina erano il Don Chisciotte, la Bibbia e l'Iliade. Nella casa della Coruña lesse, precocemente, La conquista del Messico di Antonio de Solís e le Vite parallele di Plutarco; anche i libri sulla rivoluzione francese la affascinavano molto. Durante l'inverno, quando si spostava a Madrid con la famiglia, Emilia frequentava un collegio francese che la introdusse alle opere letterarie di La Fontaine e Racine. A dodici anni la famiglia decise di rimanere a La Coruña anche durante l'inverno ed Emilia incominciò a studiare con professori privati. Non seguì la moda dell'epoca che imponeva alle ragazze di studiare musica ed economia domestica: ricevette, invece, una formazione amplia, focalizzata sugli studi umanistici e sulle lingue straniere, che le permise di imparare a parlare fluentemente il francese, l'inglese e il tedesco. Secondo i dettami dell'epoca, le fu proibito frequentare l'università: per seguire le scoperte scientifiche e filosofiche si affidò quindi ad amici del padre e ai libri.
Si sposò a 16 anni con José Quiroga y Pérez Deza, ragazzo di 19 anni, studente di diritto e anche lui appartenente ad una famiglia nobile. La loro relazione era ben vista dalle famiglie di entrambi e le nozze vennero celebrate nel 1868 a Meirás, seguite da un viaggio in Spagna. La coppia non si separò dalla famiglia di lei e durante gli anni vissero con i genitori di Emilia, viaggiando anche per l'Europa.
Nel 1869, quando il padre José Pardo fu eletto Diputado a Cortes (un anno dopo la rivoluzione che trasformò la Spagna in una monarchia parlamentare), Emilia e suo marito si trasferirono a Madrid. Finito il suo mandato, i quattro cominciano un viaggio di vari mesi per la Francia e l'Italia. Emilia pubblicò i resoconti di questo viaggio nel diario El Imparcial, raccolti poi in seguito in uno dei suoi libri di viaggi Por la Europa católica (1901): con essi, denunciò la necessità dell'europeizzazione della Spagna, consigliando di viaggiare almeno una volta l'anno come metodo educativo.
Secondo le documentazioni dell'epoca, suo marito José Quiroga era un uomo tranquillo e riservato. La coppia manteneva un buon equilibrio: lei sosteneva i suoi studi di legge, mentre lui valorizzava gli interessi intellettuali della sua sposa. Dopo otto anni di matrimonio ebbero nel 1876 il loro primo figlio, Jaime; in seguito nacquero Blanca nel 1879 e Carmen nel 1881. Negli anni seguenti la situazione matrimoniale peggiorò sia a causa degli impegni intellettuali e letterari di lei, che per motivi personali. Si separarono nel 1884, con una separazione amichevole; egli si ritirò a vivere nelle sue proprietà terriere galiziane e lei continuò con la sua attività di scrittrice a Madrid ed in Galizia. Lui continuò a seguire con interesse la carriera della Bazán, e in alcune occasioni ha organizzato delle cerimonie in suo onore in Galizia. Alla morte dell'ex coniuge, nel 1912, la scrittrice osservò un lutto rigoroso durato un anno.
È datata 1876 la prima opera scritta e conosciuta della Bazán, dal titolo Estudio crítico de las obras del padre Feijoo. Si tratta di un saggio su un intellettuale galiziano del diciottesimo secolo, ammirato profondamente dalla scrittrice per le sue idee femministe "avant la lettre". Con questo saggio vinse un premio, battendo il confronto con Concepción Arenal. Sempre lo stesso anno pubblicò il suo primo libro di poesie, Jaime, dedicato a suo figlio appena nato, a cura di Francisco Giner de los Ríos.
Il suo primo romanzo, Pascual López, autobiografía de un estudiante de medicina, uscì nel 1879 sulla Revista de España: si tratta di un romanzo romantico e allo stesso tempo realista, ambientato a Santiago de Compostela. Il lavoro è influenzato dalle opere di Pedro Antonio de Alarcón e Juan Valera, tuttavia è da considerare come un'opera a sé stante, ancora lontana dalla direzione creativa che Bazán maturerà in seguito. Il successo del romanzo la porterà a seguire quella direzione, pubblicando nel 1881 Un viaje de novios, sul matrimonio imprudente di una giovane donna, unica figlia di un piccolo borghese, con un uomo più anziano: un'opera ibrida, dove si mescolano elementi puramente realisti con altri propri del saggio teorico e con molteplici descrizioni di paesaggi e personaggi, ripresi da Balzac e Daudet, e che annunciano il suo futuro interesse per il naturalismo.
Tempo dopo iniziò una relazione amorosa con Benito Pérez Galdós, anche lui culture del naturalismo, con il quale aveva mantenuto in precedenza una relazione letteraria. La conferma di questa relazione, che durerà più di vent'anni, e i dettagli legati ad essa verranno rivelati a partire dal 1970 con la pubblicazione di 32 lettere inedite di Emilia a Benito. Secondo Bravo-Villasante è possibile che la corrispondenza con Benito fosse iniziata nel 1881. Da questa loro corrispondenza inedita si deduce che la loro amicizia letteraria portò ad una intimità amorosa duratura, non priva di sorprese a causa delle relazioni sporadiche con alcuni giovani come Narcís Oller o Lázaro Galdiano. Nella relazione tra Benito ed Emilia ci furono anche momenti di crisi quando lei ebbe un'avventura amorosa con Lázaro Galdiano, che lei stessa definì come un fallo momentaneo dei sentimenti frutto di circostanze impreviste. Lo scrittore soffrì molto a causa di questo suo tradimento, che venne descritto in due suoi romanzi La incógnita e Realidad, e che descrisse anche lei in Colpo di sole. La loro relazione è stata caratterizzata da una grande ammirazione reciproca, e la corrispondenza rivela una grande amicizia ed una grande intimità letteraria e amorosa.
Pardo Bazán guarda con ammirazione al naturalismo francese, ma allo stesso tempo difende la letteratura spagnola e il suo carattere castizo (tipico della Castiglia), che considera come una vera e propria forma di realismo. Si potrebbe considerare quest'opera come naturalista, ma alcuni studiosi credono più importante il fatto che la scrittrice abbia introdotto in Spagna il dibattito sulle proposte di Émile Zola, attraverso i suoi saggi di divulgazione giornalistica.
Nel 1882 iniziò, nella rivista La Época, la pubblicazione a capitoli di una serie di articoli su Émile Zola e il romanzo sperimentale, riuniti in seguito nel volume La questione palpitante (1883), che renderanno la scrittrice una delle principali sostenitrici del naturalismo in Spagna. Nell'opera, contenente un prologo di Clarín, difende il realismo "alla spagnola" dei suoi contemporanei Galdós e Pereda e, nonostante le sue idee fossero già state pubblicate anteriormente a capitoli, il libro causò un grande scandalo.
L'opera venne considerata come un testo immorale di una donna sposata e rispettabile sulla letteratura francese, considerata atea e pornografica. In realtà, anche se veniva criticato il naturalismo, veniva difeso il valore letterario di Zola e per questo Bazán venne equiparata allo stile ateo e provocatorio dello scrittore. Il libro provocò una vera e propria rivolta e ricevette numerosi attacchi, essendo considerato come un manifesto in favore della pornografia francese e della letteratura atea, in aggiunta al fatto di essere stato scritto da una donna. I difensori della religione e della morale trovarono terreno fertile per gli attacchi, supportati anche da alcune persone che erano sue amiche ed ammiratrici, come Marcelino Menéndez Pelayo.
Il marito "terrorizzato" - come descrivono alcune sue biografie - dagli attacchi ricevuti, le chiese di lasciare la scrittura. Egli aveva il terrore che la moglie venisse identificata con il personaggio femminile coraggioso e rivoluzionario del suo romanzo La Tribuna. Emilia si rifiutò e partì per un viaggio in Italia, e, una volta tornata, decise di non vivere più insieme a lui. Grazie allo scandalo ci fu un incremento delle vendite del libro. Dalla Francia Zola accolse positivamente il testo e si mostrò sorpreso nello scoprire che l'autrice era una donna. Il saggio La questione palpitante e il romanzo La Tribuna furono le origini della sua fama di scrittrice ribelle e provocatrice.
Secondo l'articolo di Brian J. Dendle, il naturalismo della Pardo Bazán è influenzato dalle teorie di tardo diciottesimo secolo sull'eredità razziale e sull'atavismo razziale. L'autrice conosceva molto bene le teorie razziali applicate alla criminologia di Cesare Lombroso, e, seppur guidata da una matrice ideologica di stampo cattolico, questo non la fermò dal sostenere idee razziste. Promuoveva idee antisemite che la spingevano a denigrare tanto i sefarditi quanto gli aschenaziti. Nel 1899 provò a giustificare l'antisemitismo nel caso storico della diffamazione del militare Alfred Dreyfus, nelle pagine de La Ilustración Artística: «L'affaire Dreyfus è figlio della lotta secolare che bagnò di sangue le stradi di Valencia e Toledo […] La crociata contro Dreyfus è comprensibile e quindi giustificabile».
Nel 1883, Emilia Pardo Bazán pubblica La Tribuna, considerato il primo romanzo sociale e il primo romanzo naturalista spagnolo. L'opera racconta la storia di una donna operaia, alla quale viene dato il nome fittizio di Amparo, impiegata nella fabbrica di sigarette di La Coruña. È la storia di uno sciopero e la sua protagonista è una giovane coraggiosa e risoluta che rappresenta le rivendicazioni operaie. È anche la storia di una bella donna ingannata da un uomo che la seduce e la abbandona, e si conclude con le grida popolari a favore della Repubblica mentre lei sta dando alla luce suo figlio.
Emilia Pardo Bazán è la prima ad inserire il proletariato nella letteratura spagnola - ancora prima di Pérez Galdós e Blasco Ibáñez - e descrive i metodi industriali, le tecniche di lavoro, i duri orari e l'ambiente di lavoro negli anni di intensi movimenti sociali. Realizza allo stesso tempo una profonda analisi del mondo femminile e della doppia giornata delle operaie, scandita di fatto da due lavori: quello in fabbrica e quello casalingo.
A partire dal 1884 e in seguito allo scandalo generato da La questione palpitante, Pardo Bazán incominciò a distaccarsi dallo «zolismo», senza però sminuirne il valore, data la grande ammirazione che provava nei confronti dello scrittore francese. Nel suo libro Apuntes autobiográfico (1886) afferma che Zola, nel suo libro Le roman expérimental, analizza l'estetica naturalista sotto lo sguardo della teologia. Questo distacco diventa sempre più marcato l'anno seguente, ad una conferenza sulla letteratura russa, durante la quale esprime la sua devozione nei confronti di Tolstoj e dello spiritualismo russo.
Nel 1885 pubblicò La dama joven, dove esplora il tema delle crisi matrimoniali, proprio nello stesso momento in cui inizia la separazione tra lei e suo marito.
Il Naturalismo rivendicato da Pardo Bazán, rispetto ai fondamenti ideologici e letterari di Zola, accentuava la connessione tra la scuola francese e la tradizione realista spagnola ed europea, permettendo alla scrittrice di avvicinare il naturalismo all'ideale cattolico proprio dell'ambiente culturale nel quale era cresciuta. Le sue convinzioni rimasero quindi sempre legate al cattolicesimo, ma allo stesso tempo integrarono le basi logiche del determinismo sociale e del darwinismo.
Il metodo naturalista culminò con i Signorotti di Galizia (1886-1887), il suo romanzo più famoso e l'opera che la consacrò come una delle più grandi scrittrici della letteratura spagnola. L'opera descrive la decadenza dell'oligarchia territoriale, non più detentrice del ruolo guida nella società, e declassata a nobiltà degradata, pietosa immagine della decadenza del mondo rurale galiziano e della sua aristocrazia. L'anno seguente pubblica il seguito Madre Natura (1887), speculazione naturalista nella quale racconta gli amori incestuosi di due giovani che non sanno di essere fratello e sorella.
A partire dagli anni Novanta dell'800, Pardo Bazán si allontana dal naturalismo ed esplora nuovi percorsi letterari come l'idealismo e il simbolismo, anch'essi tendenze europee. Continuerà a scrivere romanzi che influenzeranno Vicente Blasco Ibáñez, uno dei grandi scrittori di fine secolo.
L'amichevole separazione da suo marito le permise di seguire con libertà i suoi interessi letterari ed intellettuali, senza ostacoli. Si concentrò non solo su polemiche letterarie, ma intervenne anche nel giornalismo politico e lottò incessantemente per l'emancipazione sociale ed intellettuale della donna. Pubblicò saggi come La revolución y la novela en Rusia (1887) o La mujer española (1890) e il successo ottenuto con le sue conferenze, tenute presso sedi prestigiose, indussero altre istituzioni ad invitarla. Tale popolarità la portò spesso ad inimicizie con gli scrittori dell'epoca, che vedevano invadere un settore tradizionalmente riservato agli uomini da una donna, considerata più competente di molti di loro. Questa situazione la portò ad affermare: «Se sulla mia carta d'identità ci fosse stato scritto Emilio al posto di Emilia, la mia vita sarebbe stata sicuramente diversa….
Nel 1890, anno della morte di suo padre, il suo stile si avvicinò maggiormente al simbolismo e allo spiritualismo, presente in Una cristiana (1890), La prueba (1890), La piedra angular (1891), La quimera (1905), La sirena negra (1908) y Dulce dueño (1911). Questo cambiamento di stile è osservabile anche nei suoi racconti e nei suoi saggi, quasi più di cinquecento, raccolti in Cuentos de la tierra (1888), Cuentos escogidos (1891), Cuentos de Marineda (1892), Cuentos sacro-profanos (1899), e altri ancora.
In Una Cristiana y La Prueba, del 1890, i temi centrali sono la differenza d'età tra innamorati, la scelta tra gli affetti e i doveri famigliari e religiosi. Il ciclo Adán y Eva, che raggruppa i romanzi Doña Milagros (1894) e Memorias de un solterón (1896), potrebbe essere, secondo alcuni critici letterari, una maniera di giustificare la sua relazione con Galdós.
In preda al suo desiderio riformatore, nel 1890 Emilia approfittò dell'eredità lasciatale dal padre per fondare una rivista di pensiero sociale e politico completamente scritta e finanziata da lei: Nuevo Teatro Crítico, chiamata così per omaggiare Benito Jerónimo Feijoo, del quale fu una seguace. Nella rivista troviamo saggi, critiche letterarie, notizie su altri scrittori e studi di attualità politica e sociale che avevano l'obbiettivo di riflettere sulla vita intellettuale dell'epoca. All'inizio ebbe successo, e nonostante il suo stile diretto e sincero accrescesse la polemica nei suoi confronti, aumentarono anche la sua fama di donna impetuosa e rivoluzionaria. Questa esperienza durò tre anni; nel suo saluto ai lettori dichiarò che l'impresa le costò la salute e il patrimonio.
Il ricco repertorio di Emilia Pardo Bazán include anche libri di viaggi, come Por Francia y por Alemania (1889) o Por la España pintoresca (1895) e le biografie, come San Francisco de Asís (1882) o Hernán Cortés (1914).
Nel 2012 è stato pubblicato per la prima volta in Spagna il suo primo romanzo, scritto quando aveva 13 anni, Aficiones peligrosas.
Tutte le sue Obras completas sono state stampate già in vita (Obras Completas, 43 voll., Madrid, Imprenta A. Pérez Dubrull, 1891), ma sembra essere più completa la raccolta postuma del 1924 (Obras Completas, Valladolid, Imprenta Colegio de Santiago, S. A., 1924).
Federico Carlos Sainz de Robles ha raccolto un'altra edizione con studi e note, ma l'ha limitata alle sole opere di narrativa (Obras Completas (Novelas y Cuentos), Estudio preliminar, notas y prólogo de Federico Carlos Sainz de Robles. Madrid: Aguilar, 1947, 2 vols.); la stessa casa editrice ha stampato una selezione con questo titolo nel 1973, affidata ad un ispanista specializzato (Obras Completas, 3 voll., introducción bibliográfica, selección de material crítico, prólogo, clasificación de cuentos, notas y apéndices de Harry Kirby, Madrid, Aguilar, 1973).
Nel 1999 la Biblioteca Antonio de Castro si è fatta carico dell'intera pubblicazione delle sue opere complete, affidata allo specialista Darío Villanueva.
Emilia Pardo Bazán visse un'intensa vita sociale che non limitò la sua attività come scrittrice. Concentrava i suoi eventi sociali durante i mesi di permanenza a Madrid e il suo lavoro letterario nei mesi che trascorreva in Galizia, generalmente a Pazo de Meirás.
Dopo il suo iniziale trasferimento a Madrid, prese contatti con politici ed intellettuali dell'epoca, tra cui Giner de los Ríos, amico dei suoi genitori, con il quale condivideva l'interesse per l'educazione e per le preoccupazioni riformiste, e che considerava uno dei suoi migliori amici. Stessa considerazione aveva per Menéndez Pelayo, da cui però poi si allontanò in seguito alle polemiche contro i suoi scritti del 1883. Fu amica anche di Pérez de Ayala, Miguel de Unamuno, Ramón de Campoamor - a cui accudiva le tartarughe - e Wenceslao Fernández Flórez.
Dal 1880 mantenne relazioni epistolari con Menéndez Pelayo ed altri scrittori critici, come Clarín che fu suo amico intimo e scrisse il prologo per il suo libro più polemico, La questione palpitante. Nel prologo egli la definisce come «simpatica, coraggiosa e molto discreta», ma anni dopo dichiara di pentirsi di averlo scritto e inizia a criticare le sue opere.
Si scontrò molteplici volte con José María de Pereda, specialmente quando questi dichiarò che una donna non poteva essere un'accademica, mentre con Valera mantenne un migliore rapporto, anche se nemmeno lui l'appoggiò nel suo tentativo di accedere all'Academia.
Ammirava e appoggiava le opere di pittori avanguardisti come Sorolla e Aureliano de Beruete, mentre tra le figure politiche più importanti dell'epoca era molto amica di Castelar, Pi i Margall, Cánovas e Canalejas, con i quali si scontrò alcune volte, ma mantenendo comunque una relazione letteraria.
Pardo Bazán fu una pioniera per i diritti delle donne e dedicò la sua vita alla loro difesa, tanto nella sua vita privata che nella sua scrittura. In tutte le sue opere incorporò le sue idee sulla modernizzazione della società spagnola, sulla necessità dell'educazione femminile e sulla parità di diritti.
La sua ottima educazione e i suoi viaggi per l'Europa facilitarono lo sviluppo del suo interesse per la questione femminista. Nel 1882 partecipò ad un congresso pedagogico della Institución Libre de Enseñanza tenutosi a Madrid, dove criticò apertamente nel suo intervento l'educazione che ricevevano le donne spagnole, considerandola come un "dogma" attraverso il quale venivano trasmessi valori di passività, obbedienza e sottomissione al marito. Reclamò il diritto delle donne ad accedere a tutti i livelli educativi, ad esercitare qualsiasi professione, il diritto alla loro felicità e alla loro dignità.
Cosciente del sessismo presente nei circoli intellettuali, propose Concepción Arenal come membro della Real Academia Española, ma la candidatura venne rifiutata; la stessa cosa avvenne quando propose Gertrudis Gómez de Avellaneda e quando si propose lei stessa (venne rifiutata tre volte, nel 1889, nel 1892 e nel 1912). Nel 1906 sarà la prima donna a presiedere la selezione di letteratura dell'ateneo di Madrid e la prima donna ad occupare la cattedra di letteratura neolatina a la Universidad Central de Madrid (nel 1916); nel 1910 sarà nominata Consigliera per la Pubblica Istruzione da Alfonso XIII.

Opere
Narrativa
Pascual López: autobiografía de un estudiante de Medicina (1879).
Un viaje de novios (1881).
La tribuna (1883) / Pardo Bazán, Emilia, Sento, Daniela, Gianetti, Alessandro, "La Tribuna", Cagliari, Arkadia 2024.
El Cisne de Vilamorta (1885).
La dama joven (1885). Novela corta.
Bucólica (1885). Novela corta.
Los pazos de Ulloa (1886-1887) / Pardo Bazán, Emilia; Gasparetti, Antonio, Signorotti di Galizia, Milano, Rizzoli, 1961.
La madre naturaleza (1887) / Pardo Bazán, Emilia; Gasparetti, Antonio, Madre natura, Milano, Rizzoli, 1967.
Insolación (Historia amorosa) (1889) / Pardo Bazán, Emilia; Pierucci, Daniela, Colpo di sole. Una storia d'amore, Pisa, Edizioni ETS, 2016.
Morriña (Historia amorosa) (1889).
Una cristiana (1890).
La prueba (1890).
La piedra angular (1891).
Doña Milagros (1894).
Memorias de un solterón (1896).
El tesoro de Gastón (1897).
El encaje roto (1897).
La rosa (1899).
El saludo de las brujas (1899).
El niño de Guzmán (1900).
Vampiro (1901).
Misterio (1902).
Novelas ejemplares (1904) (Los tres arcos de Cirilo; Un drama; Mujer).
La quimera (1905).
Cada uno… (1907). Novela corta.
La sirena negra (1908).
Belcebú (1908). Novela corta.
Allende la verdad (1908). Novela corta.
Dulce dueño (1911).
La gota de sangre (1911). Novela corta / Pardo Bazán, Emilia; Di Cataldo, Silvia, La goccia di sangue, Fidenza, Mattioli, 1885; 2006.
La aventura de Isidro (1916). Novela corta.
La última fada (1916). Novela corta.
Clavileño (1917). Novela corta.
Dioses (1919). Novela corta.
La serpe (1920). Novela corta.
Instinto. Novela corta.
Arrastrada. Novela corta.
La muerte del poeta. Novela corta.
Selva, novela inedita.
La pipa de kif, novela inedita.

Narrativa corta: racconti
La dama joven y otros cuentos (1885).
La leyenda de la Pastoriza (1887).
Cuentos de la tierra (1888).
Cuentos escogidos (1891).
Cuentos de Marineda (1892).
Cuentos de Navidad y Año Nuevo (1893).
Cuentos nuevos (1894).
Arco Iris (cuentos) (1895).
Cuentos de amor (1898).
Cuentos sacro-profanos (1899).
Un destripador de antaño (Historias y cuentos de Galicia) (1900) / Pardo Bazán, Emilia; Manera, Danilo, Uno squartatore di altri tempi, Lecce, Argo, 1994.
En tranvía (Cuentos dramáticos) (1901).
Cuentos de Navidad y Reyes (1902).
Cuentos de la Patria (1902).
Cuentos antiguos (1902).
Interiores (1907).
Cuentos del terruño (1907).
Sud-exprés (cuentos actuales) (1909).
Cuentos trágicos (1912).

SOSEKI Natsume (1867 - 1916)

  Natsume Sōseki  ( 夏目 漱石 ), pseudonimo di Natsume Kinnosuke ( 夏目 金之助 ; Edo, 9 febbraio 1867 – Tokyo, 9 dicembre 1916), è stato uno scritto...