mercoledì 25 febbraio 2026

TOIBIN Colm (1955 - viv.)

 

Colm Tóibín
(Enniscorthy, 30 maggio 1955) è uno scrittore e critico letterario irlandese pluripremiato, nonché noto autore LGBT.
Nato secondogenito a Enniscorthy, nella parte sud-orientale dell'Irlanda, suo nonno Patrick è stato membro dell'IRA (Irish Republican Army) e nel 1916 aveva preso parte alle rivolte anti-britanniche di Enniscorthy. Successivamente catturato e costretto in un carcere del Galles, poi venne rilasciato e poté tornare in Patria. Tóibín ha frequentato il prestigioso St Peter's College di Wexford - che in Italia corrisponde più o meno ad un collegio scolastico - dal 1970 al 1972, poi è andato alla University College Dublin, a Dublino, dove si è laureato nel 1975.
Appena laureatosi, si è recato a Barcellona, dove ha preso spunti per The South (Il Sud), il suo primo romanzo, durante il Governo di Francisco Franco. Nel 1990, inoltre, ha scritto un saggio dal titolo Homage to Barcelona (Omaggio a Barcellona). Poi è dovuto ritornare in Irlanda nel 1978: aveva deciso, dunque, di continuare gli studi. Tuttavia li ha lasciati per intraprendere la carriera di giornalista, che lo ha tenuto impegnato per quasi tutti gli anni ottanta. Ha collaborato soprattutto con il giornale Magill, vicino al centro-sinistra, occupandosi ora di Politica ora di Letteratura. Tuttavia, nel 1985 ha deciso di licenziarsi.
Il suo secondo romanzo è stato The Heather Blazing (Fuochi in lontananza), vincitore dell'Encore Award nel 1993, e a questo sono succeduti The Story of the Night (La storia della notte), storia con tematiche LGBT ambientata nell'Argentina degli anni ottanta, pubblicato nel 1996 e The Blackwater Lightship nel 1999. Quest'ultimo romanzo è stato selezionato per il Man Booker Prize. Il quinto è stato The Master, ispirato dalla vita dello scrittore statunitense Henry James, nel 2004. Nel 2006 è stata pubblicata la sua prima raccolta di racconti: Mothers and Sons (Madri e Figli), contenente in tutto nove "short stories" (racconto in lingua inglese). Quest'ultima opera è stata particolarmente apprezzata da critici quali il britannico Pico Iyer, scrittore per il The New York Times.
Ispirato alla storia dell'Irlanda del Nord è invece Bad Blood: A Walk Along the Irish Border (Pessimo sangue: Una camminata lungo il confine irlandese), pubblicato nel 1994 e ripreso dall'originale versione del 1987. 
Altra opera conosciuta è The Sign of the Cross (Il segno della croce), una serie di riflessioni sul Cristianesimo fatte durante la settimana santa trascorsa in Polonia, a Siviglia (Spagna), nella Baviera (Germania), a Roma e nei Balcani, dopo visite nelle post-comuniste Estonia e Lituania e in Scozia.
Come giornalista, ha continuato anche negli anni novanta, sia in Irlanda sia altrove, conquistandosi anche la fama di ottimo critico letterario. Ha scritto articoli sul poeta connazionale Paul Durcan e sulla drammaturga Lady Gregory - in realtà Lady Gregory Isabella Augusta, sulla quale ha steso un saggio intitolato Lady Gregory's Toothbrush (Lo spazzolino da denti di Lady Gregory) nel 2002. Per il romanzo Brooklyn, infine, nel 2010, valido per il 2009, gli è stato conferito il prestigioso Costa Book Awards: lo hanno preferito a Penelope Lively e Hilary Mantel.
Attualmente è membro dell'Aosdána - associazione irlandese di persone che si sono distinte nelle Arti -, professore di due università prestigiose - la Stanford University e la University of Texas at Austin - e conferenziere occasionale per il Boston College e la privata New York University. Nel 2008 ha ricevuto il dottorato in Lettere dalla University of Ulster.
Tóibín ha apertamente dichiarato di essere omosessuale e nei suoi romanzi è evidente l'interesse per il mondo LGBT, per la sua storia e per il suo futuro. Nelle sue opere cerca di dimostrare che l'omosessualità è una cosa naturale e che non è necessariamente in contrasto con tradizioni e religione. «D'altronde, livello sessuale a parte, non ci sono molte altre differenze», ha fatto notare.

Romanzi

Sud (The South, 1990), trad. di Laura Pelaschiar, Fazi, 1999
Fuochi in lontananza (The Heather Blazing, 1992), trad. di Ada Arduini, Fazi, 2008
Storia della notte (The Story of the Night, 1996), trad. di Laura Pelaschiar, Fazi, 2000
Il faro di Blackwater (The Blackwater Lightship, 1999), trad. di Laura Pelaschiar, Fazi, 2002
The Master (2004), trad. di Maurizio Bartocci, Fazi, 2004
Brooklyn (Brooklyn, Dublin, 2009), trad. di Vincenzo Vega, Bompiani, 2009; Einaudi, 2019
Il testamento di Maria (The Testament of Mary, 2012), trad. di A. Pezzotta, Bompiani, 2014
Nora Webster (Nora Webster, 2014), trad. di A. Pezzotta, Bompiani, 2016
La casa dei nomi (House of Names, 2017), traduzione di Giovanna Granato, Einaudi, 2018
Il Mago (The Magician, 2021), traduzione di Giovanna Granato, Einaudi, 2023
Long Island (Long Island, 2024), traduzione di Giovanna Granato, Einaudi, 2025

Raccolte di racconti
Madri e figli (Mothers and Sons, 2006), trad. di Gioia Guerzoni e Ada Arduini, Fazi, 2007
La famiglia vuota (The Empty Family, 2010), trad. di A. Silvestri, Bompiani, 2012

Racconti
"Barcelona, 1975", in The Dublin Review, 2005.
"One Minus One", in The New Yorker, 2007.
"Summer of '38", in The New Yorker, 2013.
"Sleep", in The New Yorker, 2015.

Saggistica
Walking Along the Border (1987); col titolo Bad Blood: A Walk Along the Irish Border, 1994
Martyrs and Metaphors (1987)
The Trial of the Generals: Selected Journalism, 1980–1990, Dublin: Raven Arts Press, 1990
Omaggio a Barcellona (Homage to Barcelona, 1990), trad. di Gina Maneri, Serra e Riva, 1991Dubliners (1990)
The Sign of the Cross: Travels in Catholic Europe (1994)
The Modern Library: The Two Hundred Best Novels in English Since 1950 (1999), scritto con Carmel Callil
Amore in un tempo oscuro. Vite gay da Wilde ad Almodovar (Love in a Dark Time: Gay Lives From Wilde to Almodovar, 2002), trad. di Pietro Meneghelli, Fazi, 2003
Lady Gregory's Lightship (2002)
Lady Gregory's Toothbrush, University of Wisconsin Press, 2002
Gregor Schneider-Andrew O'Hagan-C. Tóibín, Die Familie Schneider, Artangel, 2004
The Use of Reason, Picador, 2006
Sean Scully: Walls of Aran, Thames & Hudson, 2007
A Guest at the Feast. A Memoir, Penguin, 2011
New Ways to Kill Your Mother: Writers and their Families, Penguin, 2012
On Elizabeth Bishop, Princeton University Press, 2015
Mad, Bad, Dangerous to Know: The Fathers of Wilde, Yeats, and Joyce, Scribner, 2018
A Guest at the Feast: Essays, Viking, 2022
"Freud and the Writers", in On the Couch: Writers Analyze Sigmund Freud, a cura di Andrew Blauner, Princeton and Oxford: Princeton University Press, 2024
On James Baldwin, Brandeis University Press, 2024.

martedì 24 febbraio 2026

SATTA Salvatore (1902 - 1975)

 

Salvatore Satta
 (Nuoro, 9 agosto 1902 – Roma, 19 aprile 1975) è stato un giurista e scrittore italiano.
Fu uno dei più grandi giuristi italiani - immensa la sua opera sulla procedura civile - e tra i più grandi narratori la cui produzione narrativa venne scoperta e pubblicata postuma.
Giovanni Salvatore, noto come Salvatore, era l'ultimo figlio del notaio Salvatore Giovanni Paolo Satta (parente del poeta Sebastiano Satta) e di Valentina Mariantonia Galfrè. Dopo aver frequentato il Liceo ginnasio statale Giorgio Asproni di Nuoro, conseguì la licenza liceale a Sassari presso il Liceo "Azuni" nel 1920, laureandosi poi nella stessa città in giurisprudenza nel 1924, con tesi sul Sistema revocativo fallimentare, relatore Lorenzo Mossa.
Allievo e assistente di Marco Tullio Zanzucchi, conseguita la libera docenza in diritto processuale civile nel 1932, vincitore del concorso a professore straordinario nello stesso anno, iniziò la sua carriera accademica presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Camerino, per poi passare nel 1934 in quella dell'Università di Macerata. Divenuto ordinario nel 1937, passò all'Università di Padova (1937), poi a Genova (1938-1958), con un intervallo all'Università di Trieste fra il 1943 e il 1947. Nel periodo della Repubblica di Salò Satta approfittò della possibilità offerta ai professori universitari allontanatisi dalle loro città a causa di eventi bellici di insegnare anche in altri atenei, al fine di potersi rifugiare nella regione cui era originaria la moglie. Giacché il titolare della cattedra di diritto processuale civile Virgilio Andrioli era nell'impossibilità di allontanarsi da Roma, l'incarico fu attribuito in via temporanea a Satta. Dopo la fine della guerra Satta con una procedura informale fu eletto dal corpo docente rettore dell'ateneo triestino, carica che in seguito fu ratificata dal Governo militare alleato (ma modificandola in quella di prorettore). Infine fu chiamato alla facoltà di giurispudenza dell'Università La Sapienza di Roma (1958-1975), cui fu anche preside dal 1965 al 1966. Nell'ateneo romano in una prima fase tenne la cattedra di diritto fallimentare, poi dal 1962 quella di diritto processuale civile, che lasciò nel 1972 a seguito del collocamento fuori ruolo. Nel 1973 fu eletto socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei.
Per la peculiarità delle sue tesi, a differenza di altri docenti della stessa materia, Satta non può considerarsi un vero e proprio caposcuola. Tra i suoi assistenti, Lucio Lanfranchi, Francesco Cordopatri, Carmine Punzi, Romano Vaccarella, Girolamo Bongiorno, Ferdinando Mazzarella, Girolamo Monteleone, Dario E. M. Consoli, Carlo Alberto Nicoletti e soprattutto Antonio Nasi, l'allievo che gli fu più vicino.
Sposò nel 1939 Laura Boschian, assistente alla cattedra di Letteratura Russa a Padova, dalla quale ebbe due figli, Filippo e Luigi (Gino). Il primo seguì le orme del padre, optando per il diritto amministrativo e costituzionale, il secondo, laureato in Fisica, insegnò Fisica Superiore all'Università degli Studi dell'Aquila, quindi Fisica II alla Sapienza.
Nel 1938 fu chiamato dall'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia a far parte della commissione per il codice di commercio. A seguito della scelta dell'unificazione del diritto privato, l'ipotesi di varare il codice di commercio fu abbandonata, e con gli opportuni adattamenti i materiali predisposti confluirono nei libri IV e V del codice civile del 1942 e nella la legge fallimentare approvata lo stesso anno. Negli scritti giuridici successivi, Satta prese le distanze dalla legge fallimentare, probabilmente perché le soluzioni da lui proposte non furono prese in considerazione dagli altri membri della commissione presieduta da Alberto Asquini. Non partecipò ai lavori per il codice di procedura civile, probabilmente perché le sue vedute erano notoriamente divergenti rispetto a quelle degli studiosi come Francesco Carnelutti e Piero Calamandrei che predisposero il testo del codice. Tuttavia con Calamandrei intrattenne rapporti di sincera amicizia, contrassegnata da frequenti scambi epistolari. A partire dal 1946 fu chiamato a far parte di numerose commissioni ministeriali per la revisione del codice di procedura civile o per la predisposizione di circolari.
Nei suoi anni universitari pubblicò numerosi studi giuridici, tra cui il più importante è un monumentale Commentario al codice di procedura Civile, un'opera in sette volumi che ne hanno fatto uno dei più noti processualcivilisti italiani del secondo dopoguerra. Nel 1948 viene pubblicato il manuale "Diritto processuale civile", a lungo adottato come libro di testo in numerose università italiane. L'opera è giunta alla XIII edizione, costantemente aggiornata dopo la scomparsa dell'autore da Carmine Punzi.
Molto apprezzate anche le sue "Istituzioni di diritto fallimentare", pubblicate nel 1948, divenute poi il più ampio manuale "Diritto fallimentare" la cui prima edizione, per la casa editrice Cedam, uscì nel 1974. Il manuale fu aggiornato, dopo la morte di Satta, da Romano Vaccarella e da Francesco Paolo Luiso.
Tra il 1974 e il 1975 collabora con il quotidiano Il Tempo pubblicando una serie di articoli sulla magistratura e su temi politici. All'epoca del referendum sul divorzio del 1974, Salvatore Satta si schiera per il sì all'abrogazione della legge del 1970, sostenendo l'indissolubilità, anche civile, del matrimonio.
Colpito da un tumore, Salvatore Satta muore a Roma il 19 aprile 1975.
Si deve alla sua famiglia se Salvatore Satta è conosciuto anche come romanziere: dopo la sua morte la famiglia riprese le vecchie carte del giurista, scoprendovi il dattiloscritto de Il giorno del giudizio (in seguito venne trovato, nelle pagine di una vecchia agenda, anche il manoscritto). Satta aveva iniziato a scriverlo nel 1970, riesumando nella sua memoria le immagini degli abitanti, ormai quasi tutti morti, che "vivevano" a Nuoro, la città della sua infanzia. Il libro è una sfilata di personaggi di cui lo scrittore traccia una minuziosa indagine psicologica, a partire dal padre notaio finendo per tutto il contorno cittadino, in una rievocazione a metà tra lo Spoon river e la danza macabra.
Il "romanzo" pubblicato postumo nel 1977 dalla Casa Editrice Cedam, e inizialmente ignorato, diventa un caso letterario pochi anni dopo, quando viene ripubblicato dalla Adelphi (1979). Tradotto in diciannove lingue, è considerato un'opera letteraria di grande spessore e riscuote ampi consensi da parte della critica più qualificata.
Altre opere sono La veranda, originata dall'esperienza vissuta in un sanatorio di Merano, che, partendo dalla descrizione del dolore e della malattia propria e altrui all'interno della struttura, racconta l'acquisizione di una nuova sensibilità nei confronti della condizione umana, e De Profundis, affresco sulla triste condizione umana, nato dalle riflessioni sulla negativa esperienza maturata durante il periodo del secondo conflitto mondiale.
Mia indissolubile compagna. Lettere a Laura Boschian 1938-1971, l'epistolario (120 lettere manoscritte inedite, più altri 71 documenti, anch'essi inediti), a cura di Angela Guiso, è l'ultima opera pubblicata nel dicembre del 2017.

Opere
Narrativa e altri saggi
De profundis, Cedam, 1948 (rist. Adelphi, 1980; Ilisso Edizioni, 2003)
Il giorno del giudizio, Cedam, 1977 Premio Comisso Narrativa, (rist. Adelphi, 1979; Euroclub, 1979; Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas, 1982)
La veranda, Adelphi, 1981. (rist. Euroclub, 1982; Ilisso Edizioni, 2002)
Mia indissolubile compagna. Lettere a Laura Boschian 1938-1971 (lettere inedite, a cura di Angela Guiso); Ilisso, 2017
Lettere a Piero Calamandrei, 1939-1956, a cura di Angela Guiso e Carlo Felice Casula, Il Mulino, 2020

lunedì 23 febbraio 2026

ABATE Carmine (1954 - viv.)

 

Carmine Abate
 (Carfizzi, 24 ottobre 1954) è uno scrittore italiano di etnia arbëreshe, autore di numerosi racconti, romanzi e saggi prevalentemente incentrati sui temi dei migranti e degli incontri tra le culture.
Nato a Carfizzi, in provincia di Crotone, da una famiglia arbëreshe, dopo essersi laureato in Lettere all'Università di Bari si trasferisce ad Amburgo, in Germania, presso il padre emigrato. Qui insegna in una scuola per figli di emigranti e inizia a scrivere i primi racconti. Nel 1984 appare la prima raccolta di racconti Den Koffer und weg!, cui segue nel 1984 un saggio in lingua tedesca, scritto in collaborazione con Meike Behrmann, Die Germanesi, tradotto due anni dopo in lingua italiana col titolo I Germanesi, storia e vita di una comunità calabrese e dei suoi emigranti. Successivamente, ritornato in Italia, si stabilisce a Besenello, nel Trentino, dove continua l'attività di scrittore e insegnante. È autore di numerosi romanzi e racconti di successo.
Nel luglio del 2009, con il romanzo Gli anni veloci, vince la terza edizione del "Premio Letterario Nazionale Tropea - Una regione per leggere", organizzato dall'Accademia degli Affaticati, precedendo Mario Desiati e Paolo Di Stefano.
I temi prevalenti nelle opere di narrativa di Abate sono il ricordo delle tradizioni culturali di origine, soprattutto delle piccole comunità arbëreshe, e l'incontro con le popolazioni che risiedono laddove più forte è l'emigrazione del Meridione. I racconti di Abate, emigrato da giovane in Germania per motivi di lavoro, sono frutto dell'esperienza diretta dell'autore in Germania e nell'Italia settentrionale. In alcune opere di Carmine Abate, specialmente nella raccolta di racconti intitolata Il Muro dei Muri, viene dato rilievo a quello che è il vero nemico della società, il razzismo, la barriera più grande che esiste al mondo e che cerca di dividere gli uomini, motivo d'incomprensione e d'incomunicabilità tra questi ultimi. I temi dell'odio e dell'intolleranza, nell'opera di Carmine Abate, sono trattati in una lingua personale costituita da termini nelle lingue italiana, di arbëreshe e tedesca, con uno stile apparentemente semplice, scorrevole e facilmente comprensibile, ma soprattutto che richiama con piacere alla lettura.
Abate è autore con Cataldo Perri dello spettacolo teatrale Vivere per addizione nelle terre d'andata tratto da Terre di andata e Vivere per addizione, presentato il 19 agosto 2011 nel "I festival dei luoghi" a Soveria Mannelli.
Il 1º settembre 2012 vince la 50ª edizione del Premio Campiello con il romanzo La collina del vento[5].
Nel 2023 pubblica "Un paese felice", un libro che racconta la storia (in un modo più interno) di Eranova, frazione di Gioia Tauro segnata da una scomparsa ingiusta. L’opera attira una certa attenzione a livello nazionale.

Opere
Nel labirinto della vita (poesie), Roma, Juvenilia, 1977.
Den Koffer und weg!, Kiel, Neuer Malik, 1984.
I Germanesi. Storia e vita di una comunità calabrese e dei suoi emigranti, con Meike Behrmann, Cosenza, Pellegrini, 1986.
In questa terra altrove. Testi letterari di emigrati italiani in Germania, a cura di, Pellegrini, 1987.
Il ballo tondo (romanzo), Marietti, 1991; Fazi, 2000; Mondadori, 2005
Dimore, Cosenza, Pellegrini, 1992.
Di noi, Cosenza, Pellegrini, 1992.
Il muro dei muri (racconti), Argo, 1993
Shtegtimi i unazës, Pejë, Dukagjini, 1994.
Terre di andata (poesie), Argo, 1996; Il maestrale, 2011
La moto di Scanderbeg (romanzo), Fazi, 1999 (Premio letterario Racalmare Leonardo Sciascia)
Tra due mari (romanzo), Mondadori, 2002. Premio dei Lettori, Lucca-Roma, Premio Nazionale Rhegium Julii
La festa del ritorno (romanzo), Oscar Mondadori, 2004 [vincitore del Premio Napoli, Premio Selezione Campiello e Premio Corrado Alvaro]
Il mosaico del tempo grande (romanzo), Mondadori, 2006
Gli anni veloci (romanzo), Mondadori, 2008
Vivere per addizione e altri viaggi (racconti), Oscar Mondadori, 2010
La collina del vento (romanzo), Mondadori, 2012 [vincitore del Premio Campiello]
Le stagioni di Hora, Oscar Mondadori, 2012. [Contiene: Il ballo tondo, La moto di Scanderbeg, Il mosaico del tempo grande]
Il bacio del pane (romanzo), Milano, Mondadori, 2013
La felicità dell'attesa (romanzo), Milano, Mondadori, 2015
Le rughe del sorriso (romanzo), Milano, Mondadori, 2018
Il cercatore di luce (romanzo), Milano, Mondadori, 2021
Un paese felice (romanzo), Milano, Mondadori, 2023

domenica 22 febbraio 2026

HUSTVEDT Siri (1955 - viv.)


Siri Hustvedt
 (Northfield, 19 febbraio 1955) è una scrittrice, poetessa e saggista statunitense.
Nasce in Minnesota da genitori di origine norvegese; il padre, Lloyd Hustvedt, docente di letteratura scandinava e la madre Ester Vegan emigrano dalla Norvegia all'età di trent'anni.
Siri Hustvedt si diploma in Storia presso il St. Olaf College, in Minnesota, e consegue un Ph.D. in letteratura inglese presso la Columbia University (New York) con una tesi su Charles Dickens.
Nel 1990 e 1991 inizia la sua pubblicazione di poesie e brevi romanzi su The Paris Review e Fiction.
Nel 1998. pubblica il suo primo romanzo, La benda sugli occhi.
Nel 2004 si è imposta al pubblico mondiale con il libro What I loved, tradotto successivamente in italiano da Einaudi con il titolo Quello che ho amato.
Hustvedt incontrò il marito, lo scrittore Paul Auster, nel 1981, e si sposarono l'anno successivo. Hanno vissuto insieme a Brooklyn fino alla sua morte nel 2024. La loro figlia, Sophie Auster (nata nel 1987), è una cantautrice e attrice.

Opere
Romanzi

La benda sugli occhi (The Blindfold) (1992)
The Enchantment of Lily Dahl (1996)
Quello che ho amato (What I Loved) (2003)
Elegia per un americano (The Sorrows of an American) (2008)
L'estate senza uomini (The Summer Without Men) (2011)
Il mondo sfolgorante (The Blazing World) (2014)
Ricordi del futuro (Memories of the Future) (2019)

Poesie
Reading to You (1983)

Saggi
Yonder (1998)
Mysteries of the Rectangle: Essays on Painting (2005)
A Plea for Eros (2005)
La donna che trema (The Shaking Woman or A History of My Nerves) (2009)
Living, Thinking, Looking (2012) tradotto in italiano nel 2014: Vivere, pensare, guardare
Le illusioni della certezza (2018)

sabato 21 febbraio 2026

ŌE Kenzaburō (1935 - 2023)

 

Kenzaburō Ōe (大江 健三郎?, Ōe Kenzaburō; Uchiko, 31 gennaio 1935 – Tokyo, 3 marzo 2023) è stato uno scrittore giapponese, premio Nobel per la letteratura nel 1994 per aver creato "un mondo immaginario, dove la vita e il mito si condensano per formare un'immagine sconcertante della situazione umana di oggi". I suoi romanzi, racconti e saggi, fortemente influenzati dalla letteratura francese e americana, trattano questioni politiche, sociali e filosofiche, comprese le armi nucleari, l'energia nucleare, l'anticonformismo sociale e l'esistenzialismo.
Nato a Ōse (大瀬村?, Ōse-mura), un piccolo villaggio ormai assorbito dalla città di Uchiko (prefettura di Ehime, isola di Shikoku). Terzo figlio di sette figli. La nonna di Ōe gli insegna arte e oratoria. Sua nonna morì nel 1944 e, nello stesso anno, il padre di Ōe morì nella guerra del Pacifico. La madre di Ōe divenne la sua educatrice principale, comprandogli libri come Le avventure di Huckleberry Finn e Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, il cui impatto, disse Ōe, "lo porterà nella tomba". Ricordava che il suo insegnante di scuola elementare affermava che l'imperatore Hirohito era un dio vivente e gli chiedeva ogni mattina: "Cosa faresti se l'imperatore ti ordinasse di morire?" Ōe rispondeva sempre: "Morirei, signore. Mi taglierei la pancia e morirei". A casa, la sera, a letto, riconosceva la sua riluttanza a morire e si vergognava. Dopo la guerra, si rese conto che gli erano state insegnate bugie e si sentì tradito. Questo senso di tradimento è poi apparso nei suoi scritti.
Ōe ha frequentato il liceo a Matsuyama dal 1951 al 1953. All'età di diciott'anni si trasferì a Tōkyō per studiare letteratura francese, laureandosi nel 1959 con una tesi su Jean-Paul Sartre.
Cominciò a scrivere nel 1957, quando era ancora studente. Il primo lavoro pubblicato fu "Lavish are the Dead", una breve storia ambientata a Tokyo durante l'occupazione americana, che fu pubblicata sulla rivista letteraria Bungakukai. Una delle sue prime opere, il racconto Animale d'allevamento, pubblicato nel 1958, gli valse il prestigioso Premio Akutagawa. 
Negli anni seguenti il successo non gli arrise più e le critiche non furono benevole. Nel 1961 scrisse Seventeen e The Death of a Political Youth in cui descriveva l'ambiente del fanatico estremismo nazionalista di destra. Entrambi i libri erano ispirati dalla vicenda del diciassettenne Yamaguchi Otoya, che nell'ottobre 1960 aveva ucciso il presidente del Partito Socialista Giapponese Inejirō Asanuma e si era ucciso in prigione tre settimane più tardi.
Nel 1963 nacque il suo primo figlio, Hikari, affetto da una gravissima lesione cerebrale. Quest’esperienza lasciò una traccia profonda nella sua opera. Con Un'esperienza personale (1964) Ōe descrive la vicenda di un padre che rifiuta la menomazione del figlio e pensa di ucciderlo. Il libro è un atto d'accusa contro i pregiudizi sociali nei confronti dell'handicap. Nel 1967 vinse il Premio Tanizaki con Il grido silenzioso, nel 1973 il Premio Noma e nel 1982 il Premio Yomiuri-bungaku. In quest'opera recupera poeticamente l'esperienza della realtà rurale descrivendo un ritorno al villaggio d'origine del protagonista e la riscoperta delle tradizioni e del folklore originari. Nella vita reale la lotta di Ōe fu premiata e il figlio Hikari divenne uno dei più noti compositori del Giappone. Nel 1969 vinse il premio letterario Noma con Insegnaci a superare la nostra pazzia. Il titolo cita un verso del famoso poeta inglese W.H. Auden. Profondo conoscitore della letteratura occidentale, Ōe usava spesso richiami più o meno evidenti ad autori stranieri.
Nel 1965 pubblica il libro Note su Hiroshima. 18 anni dopo l'apocalisse del 6 agosto 1945, Ōe si reca per la prima volta a Hiroshima e incontra i sopravvissuti, simbolo di un Giappone liberato dalla follia distruttrice. Incontra il dottor Shigetô, direttore dell'ospedale dei contagiati, e una ragazza che si suicida dopo la morte del suo fidanzato, vittima delle radiazioni; un giornalista che scrive affinché lo stato aiuti gli irradiati dal fallout nucleare e le loro memorie siano raccolte e pubblicate. Ōe analizza le implicazioni morali e politiche dei due bombardamenti atomici; ci consegna il quadro della città devastata, innalza un monumento alla memoria. Nel 2012, dopo un aumento del 20% dei suicidi in Giappone, lancerà un appello antinucleare per ricordare la devastazione che, ancor oggi, il nucleare può procurare.
Nel 1994 vinse il premio Nobel, secondo giapponese dopo Kawabata, che lo aveva vinto nel 1968. In occasione della consegna del premio, pronunciò un discorso il cui titolo richiamava da vicino quello che Kawabata tenne nell'analoga occasione. Se il suo predecessore lo aveva intitolato Il Giappone, la bellezza e io (ovvero: Io e il mio bel Giappone), Ōe scelse come titolo Il Giappone, l'ambiguità ed io (ovvero: Io e il mio ambiguo Giappone). Come Kawabata, giocava sul doppio senso che la frase ha in giapponese, mettendo però in luce l'abissale distanza tra sé e il grande autore "classico" che l'aveva preceduto. Se il mondo di Kawabata era legato a concetti di bellezza e di espressione tradizionali, il mondo di Ōe è molto più moderno, contraddittorio, più severo nei confronti di una società, come quella giapponese, che fatica a fare un riesame critico della sua storia più recente. Nel 1996 gli viene assegnato il Premio Grinzane Cavour.
Ōe è stato coinvolto in diverse campagne pacifiste e antinucleari e ha scritto libri sui bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki e sull'Hibakusha. Dopo aver incontrato il famoso attivista antinucleare Noam Chomsky a una cerimonia di laurea ad Harvard, Ōe iniziò la sua corrispondenza con Chomsky inviandogli una copia dei suoi appunti di Okinawa. Pur discutendo anche delle note di Okinawa di Ōe, la risposta di Chomsky includeva una storia della sua infanzia. Chomsky gli scrisse che quando seppe per la prima volta del bombardamento atomico di Hiroshima, non poteva sopportare che fosse celebrato, e andò nei boschi rimanendo lì seduto da solo fino a sera. Ōe in seguito disse in un'intervista: "Ho sempre rispettato Chomsky, ma l'ho rispettato ancora di più dopo che me lo ha detto". Dopo il disastro nucleare di Fukushima del 2011, esortò il primo ministro Yoshihiko Noda a "fermare i piani per riavviare le centrali nucleari e abbandonare invece l'energia nucleare". Ōe affermò che il Giappone aveva una "responsabilità etica" di abbandonare l'energia nucleare all'indomani del disastro nucleare di Fukushima, proprio come aveva rinunciato alla guerra secondo la sua Costituzione del dopoguerra. Chiese quindi "l'immediata fine della produzione di energia nucleare, avvertendo che il Giappone subirebbe un'altra catastrofe nucleare se tentasse di riprendere le operazioni delle centrali nucleari". Nel 2013 organizzò una manifestazione di massa a Tokyo contro il nucleare. Ōe ha anche criticato i tentativi di modificare l'articolo 9 della Costituzione del Giappone, che rinuncia per sempre alla guerra.
Molti dei suoi scritti sono stati tradotti in inglese, francese, tedesco, russo, cinese, italiano, spagnolo ed altre lingue.
È deceduto all’età di 88 anni nelle prime ore del 3 marzo 2023. La notizia della sua morte è stata divulgata dalla famiglia solamente il 13 marzo in modo da poter celebrare in via privata il funerale.
Si è sposato nel febbraio 1960. Sua moglie, Yukari, era figlia del regista Mansaku Itami e sorella del regista Jūzō Itami. Lo stesso anno incontrò Mao Zedong durante un viaggio in Cina. Andò anche in Russia e in Europa l'anno successivo, visitando Sartre a Parigi.
Viveva a Tokyo e aveva tre figli. Nel 1963, suo figlio maggiore, Hikari, nacque con un'ernia cerebrale. Inizialmente ha lottato per accettare le condizioni di suo figlio, che richiedevano un intervento chirurgico che lo avrebbe lasciato con difficoltà di apprendimento per tutta la vita. Hikari visse con Kenzaburō e Yukari fino alla mezza età, e spesso componeva musica nella stessa stanza in cui suo padre stava scrivendo.
Nel 2006 è stato istituito il Premio Kenzaburō Ōe per promuovere i romanzi letterari giapponesi pubblicati nell'ultimo anno. L'opera vincitrice è selezionata esclusivamente da Ōe. Il vincitore non riceve alcun premio in denaro, ma il romanzo è tradotto in altre lingue.

Opere
Romanzi
L'animale d'allevamento (飼育 Shiiku, 1957)
Memushiri kōchi (芽むしり仔撃ち lett. "Strappa il germoglio, spara al bambino", 1958)[
Seventeen (セヴンティーン Sevuntīn, 1961)
Morte di un giovane militante (政治少年死す Seiji syōnen shisu, 1961)
Aghwee il mostro celeste (空の怪物アグイー Sora no kaibutsu Aguii, 1964)
Un'esperienza personale (個人的な体験, Kojinteki na taiken, 1964); trad. it. Nicoletta Spadavecchia, Garzanti, Milano 1996
Il grido silenzioso (万延元年のフットボール Man'en gan'nen no futtobōru, 1967); letteralmente "Football americano nel primo anno dell'era Man'en", romanzo, 1967); ed. it. a cura di Mara Muzzarelli, trad. Nicoletta Spadavecchia, Garzanti, Milano, 1987
Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime (みずから我が涙をぬぐいたまう日 Mizukara waga namida wo nuguitamau hi, 1972)
Kōzui wa waga tamashii ni oyobi (洪水はわが魂に及び, 1973)
Pinchiran'nā chōsho (lett. "Memorie di un velocista", 1976)[11]
Pinchi ran'nā chōsho (ピンチランナー調書, 1976)
Dojidai gemu (同時代ゲーム, 1979)
Dōjidai gemu ("Il gioco della contemporaneità", 1979)[11]
Atarashii hito yo, mezameyo (新しい人よ眼ざめよ, 1983)
M/T to mori no fushigi no monogatari (M/Tと森のフシギの物語, "Lettere agli anni della nostalgia", 1986)[
Gli anni della nostalgia (懐かしい年への手紙 Natsukashii toshi e no tegami, lett. "Lettere agli anni della nostalgia", 1987), trad. Emanuele Ciccarella, Garzanti, Milano, 1997Kirupu no gundan (キルプの軍団, 1988)
L'eco del paradiso (Jinsei no shinseki 人生の親戚, 1989); trad. it. Gianluca Coci, Garzanti, Milano 2015.
Chiryou tou (治療塔, 1990)
Shizuka na seikatsu (静かな生活, "Un'esistenza tranquilla" 1990)
Trilogia Moeagaru midori no ki (lett. "Il verde albero in fiamme"):
Sukuinushi ga nagurareru made ( 「救い主」が殴られるまで, "E il Salvatore sarà percosso", 1993)
Vashirēshon (揺れ動く (ヴァシレーション), "Vacillation", 1994)
Ōinaru hi ni ( 大いなる日に, "Nel grande giorno", 1995)
Il salto mortale (宙返り Chūgaeri, 1999); trad. it. Gianluca Coci, Garzanti
Il bambino scambiato (取り替え子 (チェンジリング) Torikae ko (Chenjiringu), 2000); trad. it. Gianluca Coci, Garzanti, Milano 2013.
Sayōnara, watashi no hon yo! (さようなら、私の本よ!, 2005)
La vergine eterna (臈たしアナベル・リイ 総毛立ちつ身まかりつ Routashi Anaberu Riī souke dachitu mimakaritu, 2007); trad. it. Gianluca Coci, Garzanti, Milano, 2011.
La foresta d'acqua (Suishi 水死, 2009), trad. it. Gianluca Coci, Garzanti. Milano, 2019.

Racconti
Kimyō na shigoto ("Uno strano lavoro", 1957)
Shisha no ogori ("L'orgoglio dei morti", 1957)
Animale d'allevamento (Shiiku, letteralmente "Allevamento", 1958), trad. Nicoletta Spadavecchia, in Insegnaci a superare la nostra pazzia, cit.
Ningen no hitsuji ("La pecora degli esseri umani", 1958)
Koko yori hoka no basho ("Da qualche parte altrove", 1959)
Il fratello minore dell'eroico guerriero (Yūkan na heishi no otōto, 1960)
Seventeen (Sebuntiin, 1961)
Morte di un giovane militante (Seiji shōnen shisu, 1961)
Sakebigoe ("L'urlo", 1963)
Aghwee, il mostro celeste (Sora no kaibutsu Aguii, 1964), trad. Nicoletta Spadavecchia, in Insegnaci a superare la nostra pazzia, cit.
Insegnaci a superare la nostra pazzia (Warera no kyōki o ikinobiru michi o oshieyo, 1969), trad. Nicoletta Spadavecchia, Garzanti, Milano, 1992
Kōzui wa waga tamashii ni yobi ("Le acque hanno invaso la mia anima", 1973)
Talvolta il cuore della tartaruga (Ume no chiri, 1982)
Rein Tree (Rein Tsurī) o kiku onnatachi ("Donne che ascoltano l'Albero della Pioggia'", 1982)
Come si uccide un albero? (Ika ni ki o korosu ka, 1984)
Il figlio dell'imperatore (raccolta di racconti contenente: Seventeen, Morte di un giovane militante, Io e il mio ambiguo Giappone, 1997), trad. Michela Morresi, Marsilio, Venezia, 1997.

Altro
Note su Hiroshima (Hiroshima nōto, 1965), trad. it. Gianluca Coci, Alet, Padova, 2008
Forza immaginativa dell'era nucleare (Kakujidai no sozōryoku, raccolta di testi di conferenze, 1970).
Appunti di Okinawa (Okinawa nōto, raccolta di appunti, 1970).
Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime (Mizukara waga namida o nugui tamau hi, 1972), trad. Nicoletta Spadavecchia, in Insegnaci a superare la nostra pazzia, cit.
Il dopoguerra da me vissuto come contemporaneo (Dōjidai to shite no sengo, saggio, 1973).
Il metodo del romanzo (Shōsetsu no hōhō, saggio, 1978)
Raccolta di storie grottesche moderne (Gendai denkishu, 1980)
Atarashii hito yo mezameyo ("Svegliati, giovane della nuova era", testo per il Convegno del PEN Club su "La Letteratura nell'epoca nucleare: perché scriviamo", 1983).
Atarashii Bungaku no tame ni (saggio, "Per una Nuova Letteratura", 1988).
Saigo no shōsetsu (saggio, "L'ultimo romanzo", 1988).
Ieri 50 anni fa (carteggio con Günter Grass, 1991), trad. Maria Luisa Cantarelli e Mariko Muramatsu, Archinto, Milano, 1997.
Una famiglia (Kaifuku suru kazoku, letteralmente "Una famiglia guaritrice" raccolta articoli apparsi sulla rivista «Sawarabi», 1995), trad. Elena Dal Prà, Mondadori, Milano, 1997.
La nobile tradizione del dissenso (con Susan Sontag), trad. Paolo Dilonardo, Archinto, Milano, 2005.
Il salto mortale (Chūgaeri, 1999), trad. Gianluca Coci, Garzanti, Milano, 2006Il bambino scambiato (Chenjiringu) 2000), trad. Gianluca Coci, Garzanti, Milano, 2013.
La vergine eterna (Rōtashi Anaberu Rii sōkedachitsu mimakaritsu, lett. "Raggelando e uccidendo la mia bella Annabel Lee", 2007), trad. Gianluca Coci, Garzanti, Milano, 2011

TOIBIN Colm (1955 - viv.)

  Colm Tóibín (Enniscorthy, 30 maggio 1955) è uno scrittore e critico letterario irlandese pluripremiato, nonché noto autore LGBT. Nato seco...