domenica 5 aprile 2026

JACHINA Guzel' Šamil'evna (1977 - viv.)

 


Guzel' Šamil'evna Jachina
 (iKazan', 1º giugno 1977) è una scrittrice e sceneggiatrice russa di origine tatara. Il suo romanzo d'esordio, Zuleika apre gli occhi, ha vinto il Big Book Award e il Yasnaya Polyana Literary Award ed è stato tradotto in diverse lingue.
Guzel' Šamil'evna Jachina (traslitterato anche come Guzel Yakhina) è nata a Kazan', nella Repubblica del Tatarstan, nel 1977. Sua madre è un medico e suo padre un ingegnere. In famiglia da piccola ha sempre parlato il tataro e ha imparato il russo solo quando a tre anni ha cominciato ad andare all'asilo.
Si è laureata in lingue straniere alla Tatar State University of Humanities and Education di Kazan'. Nel 1999 si è trasferita a Mosca, dove si è laureata in sceneggiatura alla Moscow Film School.
Ha iniziato a lavorare scrivendo sulle riviste Neva, Oktyabr e Siberian Lights.
La sua opera di esordio, Zuleika apre gli occhi (in russo Зулейха открывает глаза, Zulejcha otkryvaet glaza), è stata pensata inizialmente come sceneggiatura per un lungometraggio durante il periodo degli studi alla Moscow Film School. Un suo estratto è apparso sulla rivista Siberian Lights, ma il romanzo è stato inizialmente rifiutato da diversi editori prima di essere pubblicato dalla casa editrice russa AST nel 2015.
La storia è ambientata nel 1930 durante il periodo della dekulakizzazione voluta da Stalin, quando milioni di kulaki, la classe dei contadini benestanti, vennero arrestati e deportati in Siberia per poter espropriare e collettivizzare i terreni di loro proprietà. Zuleika, la protagonista del romanzo, vive in un villaggio tataro insieme al marito e alla suocera. Quando suo marito viene ucciso per essersi opposto all'esproprio dei loro beni Zuleika viene deportata in Siberia e lì per sopravvivere dovrà crearsi da capo una nuova vita e imparare a conoscere i propri compagni di esilio.
Jachina prese l'idea per la sua opera dai racconti di sua nonna materna, appartenente ad una famiglia di kulaki che erano stati deportati in Siberia quando lei era ancora bambina. Molti degli episodi descritti nel romanzo sono stati tratti dalle memorie di altri kulaki, che Jachina ha studiato a lungo prima di iniziare a scrivere.
Anche a causa del tema controverso, il romanzo ha ricevuto recensioni miste in patria, ma nel 2015 ha vinto il Big Book Award e il Yasnaya Polyana Literary Award, due importanti premi letterari russi, ed in seguito è stato tradotto in diverse lingue straniere. In Italia è stato pubblicato da Salani nel 2017 con il titolo Zuleika apre gli occhi.
Dal romanzo sono state tratte un'opera teatrale nel 2017 e una serie tv in otto episodi nel 2020.
L'opera è stata insignita nel 2020 con il Premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Nel 2018 ha pubblicato il secondo romanzo, Figli del Volga, vincitore nel 2021 del Prix du Meilleur livre étranger nella categoria "Miglior romanzo".

Opere
Romanzi

Zuleika apre gli occhi (in russo Зулейха открывает глаза, Zulejcha otkryvaet glaza, editore AST, 2015), Salani, Milano 2017
Figli del Volga (in russo Дети мои, Deti moi, editore AST, 2018), Salani, Milano 2021

Racconti
Мотылек, 2014
Винтовка, 2015
Швайпольт, 2016
Юбилей, 2018

sabato 4 aprile 2026

RIGONI STERN Mario (1921 - 2008)

 

Mario Rigoni Stern,
nato Mario Rigoni (Asiago, 1º novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008), è stato un militare e scrittore italiano.
Il suo romanzo più noto è Il sergente nella neve (1953), un'autobiografia della ritirata di Russia. Legatissimo alla sua terra, l'Altopiano di Asiago, dalla quale si allontanò solamente durante il periodo in cui servì come militare durante la seconda guerra mondiale, era discendente dell'ultimo cancelliere della Federazione dei Sette Comuni. Primo Levi lo definì «uno dei più grandi scrittori italiani».
Mario Ilario Rigoni nacque ad Asiago, sull'Altopiano dei Sette Comuni, il 1º novembre 1921, da Giovanni Battista e Annetta Vescovi, terzo di sette figli (di cui una femmina). I Rigoni, contraddistinti dal soprannome "Stern" (in seguito divenuto secondo cognome), facevano parte della media borghesia ed erano da diverse generazioni impegnati nei commerci con la pianura, in cui esportavano prodotti di malga, pezze di lino, lana, manufatti in legno. Lui stesso venne alla luce sopra la bottega di famiglia, in uno stabile all'angolo tra via Dante e piazza Risorgimento. Anche la casata materna aveva un certo prestigio, avendo dato notai, avvocati e patrioti.
Durante l'infanzia predilesse la vita all'aria aperta, trascorrendo il tempo tra i pastori e la gente di montagna, e imparò presto a sciare. Frequentò la scuola fino ai quindici anni, concludendo gli studi con la terza avviamento professionale per poi lavorare nel negozio di famiglia. Per quanto riguarda la formazione letteraria, conobbe a scuola i romanzi di avventura di Salgari e Verne, accanto ai classici di Dante, Manzoni e Nievo, ma lesse anche per conto proprio Conrad, Stevenson, Tolstoj, Frescura, Lussu, Monelli.
Affascinato dai miti della Grande Guerra e dell'alpinismo eroico (ma anche per far fronte ai problemi finanziari della famiglia), nel 1938 presentò domanda per entrare nella Scuola di
alpinismo di Aosta da cui, dopo una dura selezione, uscì con la specializzazione di sciatore-rocciatore. Tra i suoi istruttori si segnalano il maestro di sci Gigi Panei, la guida alpina Renato Chabod e l'alpinista Giacomo Chiara.
Promosso caporalmaggiore, combatté come alpino nella divisione Tridentina, nel battaglione "Vestone", al confine con la Francia al tempo dell'entrata in guerra dell'Italia nel 1940 al fianco della Germania, poi nell'ottobre dello stesso anno sul fronte greco-albanese, infine in Russia, una prima volta nel gennaio del 1942, una seconda nel luglio dello stesso anno, salutando ancora nel maggio l'aggressione militare con le parole: «Non vi è stata una guerra più giusta di questa contro la Russia sovietica: sì, questa guerra che facciamo è come una crociata santa e sono contento di parteciparvi, anzi fortunato».
Gli indottrinamenti del regime fascista e le illusioni giovanili di Rigoni cadranno durante la disfatta e la ritirata degli alpini dalla Russia. Gli alpini erano rimasti abbandonati nella "sacca" sul fiume Don, privi di copertura aerea, di istruzioni e di comandanti, soggetti ai ripetuti attacchi dell'esercito sovietico. Il sergente Rigoni si sentì responsabile per i suoi uomini e si impegnò al massimo per riuscire a ripiegare con ordine e ricondurli in patria. Al rientro in Italia scoprì con rammarico che nessun giornale aveva parlato né dell'accaduto, né degli scontri e dei morti, anzi i reduci vennero quasi nascosti, per evitare che si sapesse della disastrosa campagna.
Fatto prigioniero dai tedeschi dopo la firma dell'armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), rifiutò
di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini e fu deportato come IMI in un campo di concentramento a Hohenstein (oggi Olsztynek), in Prussia orientale. Durante la prigionia tenne un diario dove annotò le sue esperienze in guerra. Dopo la liberazione del campo durante l'avanzata dell'Armata Rossa verso il cuore della Germania, rientrò a casa a piedi attraversando le Alpi, dopo due anni di prigionia, il 5 maggio 1945.
La sua particolare sensibilità lo ha contraddistinto anche durante la campagna di Russia, iniziata con inconsapevolezza e baldanza e conclusa con una totale disillusione sulla politica dei regimi nazifascisti e sulla guerra.
A proposito di questa guerra dirà in seguito, cambiando drasticamente opinione rispetto al periodo in cui si arruolò volontario: «I russi erano dalla parte della ragione, e combattevano convinti di difendere la loro terra, la loro casa, le loro famiglie. I tedeschi d'altra parte erano convinti di combattere per il grande Reich. Noi non combattemmo né per Mussolini, né per il Re, ma per salvare le nostre vite.» (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo
Mazzacurati e Marco Paolini)
E ancora: «Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita…» (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo
Mazzacurati e Marco Paolini)
Finita la guerra, Rigoni Stern ritorna ad Asiago, sua città natale, dove rimarrà a vivere fino alla morte, in una casa da lui stesso costruita. Nel 1946 si sposa con Anna dalla quale avrà tre figli. Viene assunto presso l'ufficio imposte del catasto del suo stesso comune; manterrà questo impiego fino al 1970 quando lo lascerà per ragioni di salute, soffrendo di problemi cardiaci. Da quel momento si dedicherà appieno all'attività di scrittore.
Esordisce come scrittore nel 1953, all'età di 32 anni, con il libro autobiografico Il sergente nella neve, pubblicato da Einaudi, in cui racconta la sua esperienza di sergente degli alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Con quest'opera egli si colloca all'interno della corrente narrativa neorealista. Il libro viene pubblicato su indicazione di Elio Vittorini, conosciuto da Rigoni Stern nel 1951, che suggerì alcune piccole modifiche stilistiche. Il testo è ricco di ricordi, immagini, storie che presentano analogie di situazioni, temi e umanità con i libri scritti da Primo Levi e Nuto Revelli, aventi come soggetto gli anni di guerra e le storie degli uomini che vissero quel periodo.
Nel 1956 viene eletto in Consiglio comunale ad Asiago con una lista che comprende liberali e comunisti e lascia la Democrazia Cristiana all'opposizione, risulterà il quinto degli eletti.
Nel novembre del 1964 tornerà in Consiglio comunale, sempre ad Asiago, nella lista di opposizione "Stretta fra due mani. Fratellanza, Libertà, Lavoro" e sarà l'unico consigliere della lista a sedere fra i banchi del Consiglio.
Alle elezioni politiche del 1968 si candiderà alla Camera dei deputati nelle liste del PSIUP, ottenendo 881 preferenze e chiudendo terzo nella sua circoscrizione, non sarà eletto.
In occasione delle elezioni politiche del 1976 si candida come indipendente per il PCI nel collegio senatoriale di Bassano del Grappa, chiudendo al secondo posto e senza essere eletto.
Nel 1977 viene insignito della cittadinanza onoraria di Vestone, col merito di aver raccontato ne Il sergente nella neve le gesta degli alpini del "Battaglione Vestone" durante la ritirata di Russia del '43.
Sul finire degli anni sessanta collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film per la televisione del 1970 girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti dell'altipiano all'indomani della seconda guerra mondiale. Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale e ispirati a grande rispetto, amore per la natura e alla sua passione venatoria. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue storie quei valori umani e ambientali che egli riteneva molto importanti. Sono questi i temi dei libri Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980).
Rigoni Stern fu un appassionato cacciatore, come dimostrano le sue opere dedicate al mondo venatorio. In particolare ricordiamo i celebri Racconti di caccia.
Lo scrittore ebbe la capacità di costruire emozioni profonde in poche righe nonché di descrivere il paesaggio con essenzialità. La narrazione dei luoghi è in sintonia profonda ed empatica con essi e il rapporto con l'ambiente naturale, piante e animali, è un rapporto di grande autenticità dove la natura è certamente armonia ma un'armonia costruita nell'equilibrio di varie forze contrastanti in
continua lotta per l'esistenza. Nelle opere di Rigoni si notano influssi letterari di Joseph Conrad che scoprì da adolescente, di Hemingway di cui amò le opere, tanto che alcuni racconti di Rigoni Stern (Breve vita felice e Oltre i prati tra la neve) richiamano alcune opere dello scrittore statunitense. Sono evidenti anche altri riferimenti letterari: Tolstoj con le sue descrizioni del paesaggio russo, la steppa sconfinata, i villaggi di isbe, la povertà e la semplicità del mondo contadino. Alcuni episodi di opere di Tolstoj come I cosacchi e I racconti di Sebastopoli riaffiorano nelle pagine de Il sergente nella neve e di altri libri. Si nota pure la sensibilità di Čechov di cui Rigon Stern riprende due citazioni all'inizio di Arboreto salvatico. La sofferenza vissuta da Rigoni nei lager nazisti richiama anche l'esperienza dei gulag descritta da Varlam Šalamov ne I racconti di Kolyma.
Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze forestali e ambientali.
Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati, Ritratti: Mario Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura. Il racconto come veicolo della memoria: per il sergente è doloroso ma fondamentale per portare agli altri la propria esperienza.
In un'intervista con Giulio Milani nel 2002 Rigoni Stern afferma: «Difatti io dico sempre: spero di non morire sotto Berlusconi. Non per la mia età, perché potrei andarmene anche domani, ma per il fatto di avere un po' di speranza sulla vita e sull'umanità. Direi che Berlusconi non è un uomo che
dà speranza. Eppure, c'è una poesia di García Lorca che di New York dice: 'Voglio che un bimbo negro annunci ai bianchi dell'oro l'avvento del regno della spiga.' Perché a volte, vede, guardandosi intorno, si dice questo mondo economico dove tutto è virtuale, anche l'economia è virtuale… E allora a un certo punto diciamo: ci vorrebbe una grande crisi per ridimensionare questa cosa. Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera gente… Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un po' questo mondo, per metterlo sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare…» (da Non è la Borsa che deve governare)
Nel 2003 associazioni ambientaliste e dedicate alla salvaguardia della montagna lo propongono come senatore a vita, ma lo scrittore vicentino, dalla sua residenza di Asiago, declina l'offerta dichiarando: «Non abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in Parlamento. Non è il mio posto.»
Nel novembre del 2007 gli viene diagnosticato un tumore al cervello; prima di morire si fa accompagnare dai figli sui luoghi a lui più cari dell'Altopiano: a Vezzena e a Marcesina in particolare. Durante la malattia chiede di non essere ricoverato in ospedale, desiderio che viene soddisfatto.
Mario Rigoni Stern muore il 16 giugno 2008, poco meno di cinque mesi prima di compiere 87 anni.
Per sua stessa volontà la notizia della morte verrà data solo a funerali celebrati. Donò le stesure manoscritte e dattiloscritte di diverse sue opere al Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.

Opere
Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Torino, Einaudi, 1953, Premio Viareggio Opera Prima. Premio Bancarellino 1963.
Il bosco degli urogalli, Torino, Einaudi, 1962.
Quota Albania, Torino, Einaudi, 1971.
Ritorno sul Don, Torino, Einaudi, 1973.
Storia di Tönle, Torino, Einaudi, 1978. Premio Campiello e Premio Bagutta.
Uomini, boschi e api, Torino, Einaudi, 1980.
L'anno della vittoria, Torino, Einaudi, 1985
Amore di confine, Torino, Einaudi, 1986
Semeghini a Burano, disegni di Pio Semeghini, fotografie di Ernesto Bachler, A cura di Sergio Grandini (Natale Mazzuconi), Lugano, 1987.
Il magico kolobok e altri scritti, Torino, La Stampa, 1989
Il libro degli animali, Milano-Torino, Emme-Einaudi, 1990; Collana Collana ET Scrittori, Torino,
Einaudi, 2022
Arboreto salvatico, Torino, Einaudi, 1991
Compagno orsetto, Trieste, Elle, 1992
Il poeta segreto, Valverde (Catania), Il Girasole Edizioni, 1992; Le Farfalle, 2018Le voci del Trentino, Trento, La corda pazza, 1993.
Aspettando l'alba, Genova, il melangolo, 1994.
Le stagioni di Giacomo, Torino, Einaudi, 1995. Premio Grinzane Cavour, Premio Comisso 1996[.
Sentieri sotto la neve, Torino, Einaudi, 1998
Inverni lontani, Torino, Einaudi, 1999
Tra due guerre e altre storie, Torino, Einaudi, 2000
L'ultima partita a carte, Torino, Einaudi, 2002
Aspettando l'alba e altri racconti, Torino, Einaudi, 2004
Stagioni, Collana L'Arcipelago n.105, Torino, Einaudi, 2006.
Quel Natale nella steppa, a cura di G.A. Cerrutti, Collana Nativitas n. 46, Novara, Interlinea, 2006
Geometrie di civiltà. Gli urogalli di Bolley, Collana Cahier n.152, Museo Nazionale della Montagna, 2006
Dentro la memoria. Scritti dall'Altipiano, A cura di Giuseppe Mendicino, Rozzano (MI), Editoriale Domus, 2007.
Ermanno Olmi e Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve. La sceneggiatura, a cura di Gian Piero Brunetta, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2008
Can de toso, mi fai morire. Ritratto della madre, A cura di Giuseppe Mendicino, Collana Quaderni di prosa e di invenzione, Milano, Henry Beyle, 2013
Il cardo di Tolstoj e altre prose letterarie, A cura di Giuseppe Mendicino, Collana Piccola biblioteca oggetti letterari, Milano, Henry Beyle, 2014
Lettere editoriali (1951-1980), a cura di Eraldo Affinati, Torino, Einaudi, 2018. [Edizione a tiratura limitata a 1000 copie].
Storie vestonesi. Ricordi del "Sergente" (1974-1992), a cura e con una introduzione di Giancarlo Marchesi, Collana Confronti, Brescia, Grafo, 2018

Raccolte
Storie dall'Altipiano, a cura e con un saggio introduttivo di Eraldo Affinati, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 2003
I racconti di guerra, a cura dell'Autore, Introduzione di Folco Portinari, Collana ET Biblioteca n. 17, Torino, Einaudi, 2006
Le vite dell'Altipiano. Racconti di uomini, boschi e animali, Introduzione di Giorgio Bertone, Collana ET Biblioteca n. 39, Torino, Einaudi, 2008, 2015
Trilogia dell'Altipiano. Storia di Tönle. L'anno della vittoria. Le stagioni di Giacomo, Introduzione di Eraldo Affinati, Collana Super ET, Torino, Einaudi, 2010
Racconti di caccia, Collana Super ET, Torino, Einaudi, 2011

venerdì 3 aprile 2026

STEPNOVA Marina Lvovna (1971 - viv.)

 

Marina Lvovna Stepnova
 (nata Rovner; nata il 2 settembre 1971 a Yefremov) è una scrittrice e poetessa russa, nota soprattutto per i suoi libri Le donne di Lazzaro (2011), che ha vinto il Big Book Award ed è stato nominato per il Russian Booker Prize e il Yasnaya Polyana Literary Award nel 2012, e Il giardino (2020), che ha vinto il Yasnaya Polyana Literary Award nel 2021.
Nata nell'Oblast ' di Tula, figlia di un militare e di un medico. Nel 1981 la famiglia si stabilì a Chisinau,  dove, nel 1988, si diplomò al liceo ed entrò all'Università statale della Moldavia presso la Facoltà di Filologia. Si trasferì poi al Dipartimento di Traduzione dell'Istituto di Letteratura Maxim Gorky di Mosca. Un futuro traduttore rumeno lasciò l'università e c'era urgente bisogno di un sostituto, e poiché le lingue moldava e rumena sono simili, alla fine scelsero Marina, che si laureò nel 1994. Negli studi post-laurea presso l' Istituto Gorky di Letteratura Mondiale studiò le opere di Alexander Sumarokov.
Iniziò a scrivere poesie all'età di 16 anni e scrisse il suo primo racconto breve all'età di 23 anni.
Ha lavorato per una rivista di alta moda. Dal 2017 insegna letteratura al Master della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna. Ha lavorato anche come sceneggiatrice. 


giovedì 2 aprile 2026

PROUST Marcel (1871 - 1922)

 

Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust (Parigi, 10 luglio 1871 – Parigi, 18 novembre 1922) è stato uno scrittore, saggista, critico letterario e poeta francese, la cui opera più nota è il monumentale romanzo Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu) pubblicato in sette volumi tra il 1913 e il 1927.
La sua vita si snoda nel periodo compreso tra la Comune di Parigi e gli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale; la trasformazione della società francese in quel periodo, con la crisi dell'aristocrazia e l'ascesa della borghesia durante la Terza Repubblica francese, trova, nell'opera maggiore di Proust, un'approfondita rappresentazione del mondo dell'epoca in questione.
L'importanza di questo autore, considerato uno dei maggiori scrittori della letteratura mondiale, è legata alla potenza espressiva e comunicativa della sua originale scrittura, ed alle minuziose descrizioni dei processi interiori, legati al ricordo,al sentimento umano e alle sensazioni; la Recherche infatti è un viaggio nel tempo e nella memoria che si snoda tra vizi e virtù.
I luoghi dell'infanzia di Marcel, la casa della famiglia paterna a Illiers e quella della famiglia materna in Alsazia, sono molto importanti per capire la sua personalità e la sua opera.
Il comune di Illiers (nel dipartimento della Eure-et-Loir), che ha cambiato il nome in Illiers-Combray in occasione del centenario della nascita di Marcel, una piccola cittadina a 114 km da Parigi e a 25 km da Chartres, sarà tra il 1877 e il 1880 il luogo delle vacanze di Pasqua e, a volte, dell'estate della famiglia di Marcel.
Il nonno paterno, Louis Proust (1801-55), aveva una bottega di spezie sulla piazza del paese di fronte alla chiesa e aveva sposato intorno al 1827 Virginie Torcheaux (1808-89). Nel 1828 era nata Elisabeth, la zia, e nel 1834 Adrien, il padre di Marcel. Egli non menzionò mai nei suoi scritti i nonni paterni, e la casa delle vacanze, che avrà tanta parte
nella Recherche, è quella della zia Elisabeth che aveva sposato Jules Amiot, commerciante di stoffe. La casa esiste tuttora ed è stata trasformata in museo.
Adrien Proust (1834-1903), dopo essersi diplomato con una borsa di studio al liceo di Chartres, va a Parigi a studiare medicina: si laurea a pieni voti e inizia una carriera medica di successo come primario e professore universitario; riceve importanti incarichi dal governo per prevenire, mediante le stazioni di quarantena, il diffondersi del colera in Europa e, intorno al 1860-70, diventa un luminare nel campo dell'igiene.
All'epoca di Marcel, Auteuil era un borgo alle porte di Parigi, ora completamente inglobata nella metropoli, luogo di villeggiatura fuori porta per ricche famiglie borghesi. Jeanne Weil (1849-1905), la madre di Marcel, discendeva da un'agiata famiglia ebraica di origine alsaziana, il nonno materno, Nathan Weil (1814-96), era un agente di cambio. La nonna materna Adèle Berncastel (1824-90), amante della musica e della letteratura (appassionata delle lettere di Madame de Sévigné), trasmetterà insieme alla figlia Jeanne, l'amore per la lettura e per le opere d'arte al nipote.
Nel 1873, quando Marcel ha 2 anni, nasce il fratello Robert (1873-1935) che seguirà le orme paterne diventando anche lui un medico di successo. Anche se per tutta la vita nutrì un profondo affetto per il fratello, non c'è traccia di Robert nella sua opera.
Nella Recherche le due località sono sovrapposte, la descrizione della casa della zia Léonie a
Combray corrisponde a quella di Illiers ma molte situazioni, come la famosa scena del bacio della mamma, sono accadute ad Auteil, e i personaggi dei nonni e dei prozii sono ispirati a quelli materni.
Tutti gli anni, la famiglia di Marcel prendeva il treno il venerdì santo per passare le vacanze pasquali a casa degli zii. Una parte importante del soggiorno a Illiers erano le passeggiate per le campagne; erano essenzialmente due: una più breve in direzione di Méséglise, che egli poi chiamò la strada di Swann, ed una più lunga, la strada dei Guermantes.
A nove anni, Marcel ha un primo gravissimo attacco di asma, la malattia che lo tormenterà per tutta la vita, attribuita dai medici a cause psicosomatiche e aggravata dal diffondersi dei pollini in primavera. A quel tempo l'asmatico era considerato semplicemente "nerveux" (nervoso), e spesso i medici raccomandavano ai loro pazienti semplicemente di "darsi una calmata".
Più tardi, per la salute cagionevole di Marcel, iniziarono i soggiorni al mare, in varie località della Normandia come Trouville e Cabourg.
Dopo aver frequentato con ottimi risultati il Liceo Condorcet ed aver conseguito il premio d'onore nella dissertazione di francese agli esami di baccalaureato nel 1889, Proust si arruolò come volontario nel 76º Reggimento di fanteria di stanza ad Orléans.
L'esperienza militare, anche se terminata in modo deludente, perché non venne considerato idoneo alla prosecuzione del servizio essendosi classificato penultimo del suo corso, corrisponde a un periodo di un certo benessere fisico: sia nel corpo sia nella sfera più
profonda degli affetti, un tentativo di diventare come tutti gli altri. Tuttavia, le sue condizioni di salute non sono così buone: sa ormai di essere malato di asma cronica e inguaribile. Sarà nel personaggio del suo primo romanzo, Jean Santeuil, che egli rifletterà questa coscienza della salute perduta. [senza fonte], ma già in Jean Santeuil vi sono dei passaggi di cui si riconoscono in personaggi femminili le figure reali di giovani amici di Proust, come Lucien Daudet. A questo processo di mascheramento lo scrittore ricorrerà anche in seguito, e in Albertine, personaggio della Recherche, è riconoscibile una trasposizione della vicenda di Alfred Agostinelli, prima "prigioniero" dell'amore di Proust, poi "fuggitivo" verso un destino di morte.
Certamente questo sforzo continuo di mascherare la sua inclinazione lo tiene in costante tensione e farà dire più tardi ad André Gide che nei colloqui con Proust questi si rimproverava per «questa indecisione, che, per nutrire la parte eterosessuale del suo libro, gli aveva fatto trasporre à l'ombre des jeunes filles tutto ciò che i suoi ricordi di omosessuale gli proponevano di grazioso, di tenero e di affascinante, di modo che non gli era restato più per Sodoma che del grottesco e dell'abbietto».
Concluso il servizio militare, seguì alla École libre de sciences politiques le lezioni dello
storico Albert Sorel (che non lo giudicò positivamente); a Parigi, mentre il grande filosofo era ancora professore di Liceo, frequentò alcune conferenze di Henri Bergson, suo cugino acquisito, che dal 1900 sarebbe approdato al Collège de France. Proust più tardi negò che la sua opera fosse influenzata dal pensiero del filosofo. Alla laurea in legge, nel 1893, seguì un breve periodo di pratica presso uno studio legale, che valse a Proust la convinzione che quella non fosse affatto la sua strada.
Proust iniziò molto giovane a frequentare gli ambienti raffinati dell'alta borghesia e dell'aristocrazia, grazie alla posizione sociale ed economica della sua famiglia. Incontrò scrittori in vista, tra i quali probabilmente Paul Valéry e André Gide; nel salotto di Madeleine Lemaire, che frequentava insieme all'amico musicista Reynaldo Hahn, conobbe Robert de Montesquiou, di famiglia illustre, colto ed elegante, notoriamente omosessuale. Montesquiou, al quale già si era ispirato Joris Karl Huysmans per il protagonista del romanzo À rebours (Controcorrente), fornì a Proust molti elementi per il personaggio del barone Charlus nella Recherche. Da un'altra figura delle cronache mondane, la contessa Elisabeth Greffulhe, nata Caraman-Chimay (cugina di Montesquiou), Proust trasse spunti per i personaggi della duchessa Oriane de Guermantes e della principessa di Guermantes.
In questi anni coltivò le sue ambizioni letterarie: nel 1894 pubblicò I piaceri e i giorni (Les Plaisirs et les Jours), raccolta di prose poetiche, ritratti e racconti, in cui egli appare uno scrittore promettente. Tuttavia l'opera, illustrata dall'apprezzata acquerellista Madeleine Lemaire, passò quasi inosservata, e fu accolta con severità da alcuni critici, primo fra tutti lo scrittore e giornalista Jean Lorrain, che fece anche velenose insinuazioni sulle amicizie maschili
di Proust, in particolare sul legame con il diciassettenne Lucien Daudet, figlio dello scrittore Alphonse Daudet. Ne nacque un duello alla pistola, che finì senza ferite ma causò disagio e dolore nell'autore esordiente. Egli fu da quel momento considerato un dilettante; questa fama si mantenne fino alla pubblicazione dei primi volumi della Recherche.
Nel 1896, su pressioni del padre, trovò un incarico come volontario presso la Bibliothèque Mazarine; ben presto però ottenne un congedo per malattia, che venne prolungato per alcuni anni, finché fu considerato dimissionario. Continuò a vivere nell'appartamento dei suoi genitori (in Boulevard Malesherbes) fino alla morte di essi.
Nell'estate del 1895 aveva intrapreso la redazione di un romanzo sulla vita di un giovane appassionato di letteratura nella Parigi elegante di fine secolo. Pubblicato postumo nel 1952, il libro, intitolato Jean Santeuil dal nome del personaggio principale, è rimasto incompiuto.
Proust vi rievoca l'affare Dreyfus, del quale fu un testimone diretto, assistendo al processo. Fu uno dei primi sostenitori di una petizione a favore del capitano francese accusato di tradimento, e la fece firmare ad Anatole France, con il quale Proust aveva in comune di dichiararsi ateo. Inoltre a seguito del J'accuse di Zola, lo scrittore viene condannato per questo atto e posto a processo. Proust seguirà il processo di Zola sino alla sua conclusione.
Verso il 1900 abbandonò la stesura di questo romanzo per dedicarsi alla lettura delle opere di Thomas Carlyle, Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e di John Ruskin, scrittore, critico d'arte e studioso di estetica.
Proust iniziò a tradurre le opere di Ruskin nel 1900, dopo la morte dello scrittore, avvalendosi in
maniera considerevole della perizia in inglese di sua madre Jeanne Weil e, soprattutto, dell'amica Marie Nordlinger, di madrelingua inglese e cugina di Reynaldo Hahn, amico di Proust. L'opera di Ruskin ebbe tale importanza per lui che Proust dichiarò di conoscere "a memoria" alcuni suoi libri, compresi The Seven Lamps of Architecture, The Bible of Amiens e Praeterita.
Dato che non padroneggiava bene la lingua inglese, lavorò sulla base di una prima traduzione letterale fatta dalla madre, per poi elaborarla in francese raffinato con l'aiuto dell'amica Marie Nordlinger, cugina di Reynaldo Hahn. Pubblicò nel 1904 La Bible d'Amiens, e nel 1906 Sésame et les lys. Queste traduzioni furono accolte favorevolmente dai critici, come Henri Bergson, ma non ebbero successo editoriale. Sono tuttavia importanti per le ricche prefazioni e le note dettagliate che accompagnano il testo (Proust aveva compiuto dei "pellegrinaggi ruskiniani" nel nord della Francia, ad Amiens, e soprattutto a Venezia dove si recò con la madre). Numerosi altri viaggi furono compiuti da Proust insieme ad un nuovo amico, Bertrand de Salignac-Fénelon, che darà origine al personaggio di Saint-Loup nella Recherche. Nel corso del lavoro di traduzione, Proust si distaccò progressivamente da Ruskin, fino a criticarne le posizioni estetiche. Cominciò così a elaborare la propria teoria sull'arte e sul ruolo dell'artista nella società. Proust rimprovera a Ruskin la sua "idolatria estetica" e afferma che l'opera d'arte dev'essere amata per sé stessa e non perché viene citata da uno scrittore. Questi giudizi sono affidati, nella Recherche, a due personaggi centrali come Swann e Charlus.
Proust soffrì per la morte del padre (26 novembre 1903) e soprattutto per la perdita della madre (26 settembre 1905), che lo lasciò a lungo in uno stato di prostrazione. Dopo la loro morte Proust preferì non ricevere più gli amici in casa propria e prese l'abitudine di fare inviti e di soggiornare anche per settimane intere all'Hôtel Ritz in Place Vendôme, uno degli alberghi più lussuosi di Parigi; ancora oggi questo albergo conserva al primo piano una stanza dedicata a Marcel Proust.
In questi anni, oltre a scrivere articoli di cronaca mondana, nati dall'assidua frequentazione dei salotti borghesi e aristocratici, Proust pubblicò dei pastiches di altri scrittori, in un esercizio di imitazione che potrebbe averlo aiutato a mettere a punto lo stile personale. Nel 1908 cominciò a dedicarsi a diversi frammenti che più tardi sarebbero confluiti nel libro Contre Sainte-Beuve. In una lettera del 5 o 6 maggio scrisse: "Ho in cantiere: / uno studio sulla nobiltà / un romanzo parigino / un saggio su Sainte-Beuve e Flaubert / un saggio sulle donne / un saggio sulla pederastia (non sarà facile pubblicarlo) / uno studio sulle vetrate / uno studio sulle pietre tombali / uno studio sul romanzo".
Da questi materiali disparati cominciò a prendere forma un testo narrativo, la cui trama a grandi linee era centrata su un io narrante, insonne, che di notte ricorda come da bambino aspettava che la madre venisse a chiamarlo la mattina. Il romanzo si sarebbe dovuto concludere con un esame critico di Sainte-Beuve e con la confutazione della sua teoria che per comprendere
l'opera di un artista lo strumento più importante sia la biografia. Nel manoscritto incompiuto ci sono molti elementi che corrispondono a parti della Ricerca: in particolare, alle sezioni "Combray" e "Un amore di Swann" del volume primo, e alla sezione finale del volume settimo.
La difficoltà di trovare un editore, e un graduale cambiamento nell'impostazione del romanzo, indussero Proust a rivolgersi a un progetto diverso che contenesse tuttavia molti temi ed elementi di quello abbandonato.
Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu) è un romanzo scritto tra il 1909 e il 1922 e pubblicato nell'arco di quattordici anni, tra il 1913 e il 1927, gli ultimi tre volumi postumi.
L'opera è suddivisa per motivi editoriali in sette volumi:
  • Dalla parte di Swann (1913)
  • All'ombra delle fanciulle in fiore (premio Goncourt, 1919)
  • I Guermantes (1920)
  • Sodoma e Gomorra (1921-1922)
  • La prigioniera (1923)
  • La fuggitiva o anche Albertine scomparsa (1925)
  • Il Tempo ritrovato (1927)
In Dalla parte di Swann Proust ha inserito un vero e proprio "romanzo nel romanzo" con il titolo Un amore di Swann.
Iniziato nel 1909, il romanzo Alla ricerca del tempo perduto venne elaborato durante anni di volontaria reclusione nella casa di Boulevard Haussmann, nei quali Proust, la cui salute già cagionevole era peggiorata, lavorava di notte, scrivendo a letto nella stanza foderata di sughero per isolamento acustico. Questa è ora riprodotta nel Museo Carnavalet di Parigi.
Il primo volume, Du côté de chez Swann (Dalla parte di Swann) fu respinto dall'editore Gallimard su consiglio di André Gide, e venne edito a spese dell'autore da Grasset (1913). Il 30 maggio 1914, in un incidente aereo, Proust perse il segretario e compagno, Alfred Agostinelli. Il dolore per questa perdita si riflette in alcune pagine della Ricerca.
Le edizioni Gallimard accettarono il secondo volume, À l'ombre des jeunes filles en fleurs (All'ombra delle fanciulle in fiore), che valse a Proust nel 1919 il premio Goncourt. Ricevette moltissime lettere di congratulazioni e si decise ad uscire di casa per frequentare le personalità presenti nella Parigi del dopoguerra. Nell'agosto del 1920 uscì il terzo volume, la prima parte di Le côté de Guermantes (I Guermantes), e nel 1921 la seconda parte insieme alla prima parte del quarto volume, Sodome et Gomorrhe (Sodoma e Gomorra). La sua salute peggiorava rapidamente, ma Proust non cessò di lavorare ai volumi successivi. Nell'aprile 1922 fu pubblicata la seconda parte di Sodome et Gomorrhe.
Il 18 novembre 1922, per una bronchite mal curata, Marcel Proust morì. Venne sepolto nel cimitero parigino di Père-Lachaise.
Gli ultimi tre volumi, alle cui bozze si era dedicato instancabilmente senza però completarne la revisione, furono pubblicati postumi a cura del fratello Robert.
Il famoso ritratto di Marcel Proust eseguito da Jacques-Émile Blanche nel 1892 è conservato nel Musée d'Orsay di Parigi. Tutti i manoscritti delle opere letterarie di Marcel Proust sono conservati presso la Biblioteca nazionale di Francia.

Altre opere
I piaceri e i giorni (Les Plaisirs et les Jours, 1896), Prefazione di Anatole France, tradotta da Marise Ferro (1946), Claudio Rendina (1972), e Mariolina Bongiovanni Bertini (1988). [prosimetro: poemi in prosa e novelle]
L'indifferente (L'indifférent, novella del 1893, pubblicata nel 1896, dimenticata e ritrovata nel 1978), tradotta da Mariolina Bongiovanni Bertini (1978) e Fabio Carosi (1996).
Precauzione inutile (Précaution inutile, 1922, versione ridotta della Prisonnière), a cura di Maurizio Ferrara, Firenze, Passigli, 2009
La confessione di una ragazza. Tutti i racconti, a cura di Maurizio Ferrara, Firenze, Passigli, 2022
Jean Santeuil, romanzo incompiuto al quale lavorò dal 1895 al 1900, sorta di stesura primordiale della Recherche, inedito fino al 1952. [pubblicato in italiano nelle traduzioni di Franco Fortini del 1953, uscita anche per Mondadori, e quella recente di Salvatore Santorelli, per Theoria, nel 2018]
nel 1982 verranno raccolte le Poèmes (in italiano Poesie tradotte da Franco Fortini per Einaudi (Torino, 1983), da Luciana Frezza per Feltrinelli (Milano, 1993) e da Roberto Bertoldo per Mimesis (Milano 2018)
Scritti giovanili: 1887-1895 (Ecrits de jeunesse 1887-1895, 1991), edizione francese a cura di Anne Borrel, trad. e cura di Barbara Piqué, Introduzione di Alberto Beretta Anguissola, Collana Saggi di letteratura, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992
Le Mensuel retrouvé, précédé de «Marcel avant Proust» de Jérôme Prieur (sous-titré Inédits), éditions des Busclats, novembre 2012
Mort de ma grand-mère, suivie d'une conclusion de Bernard Frank, Grenoble, Éditions Cent Pages, 2013
Il corrispondente misterioso (Le Mystérieux Correspondant et autres nouvelles retrouvées, 2019), traduzione di Margherita Botto, a cura di Luc Fraisse, Collezione I Libri della Spiga, Milano, Garzanti, 2021 [9 novelle inedite]
I 75 fogli (Les Soixante-Quinze Feuillets et autres manuscrits inédits, 2021), Edizione stabilita da Nathalie Mauriac Dyer, Prefazione di Jean-Yves Tadié, traduzione di Anna Isabella Squarzina con la collaborazione e l'introduzione di Daria Galateria, Collana Oceani, Milano, La nave di Teseo, 2022

mercoledì 1 aprile 2026

TSUTSUI Yasutaka (1934 - viv.)

 

Yasutaka Tsutsui 
(筒井 康隆, Tsutsui Yasutaka; 24 settembre 1934) è uno scrittore e attore giapponese.
Insieme a Shin'ichi Hoshi e Sakyō Komatsu è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura fantascientifica giapponese.
Nel corso degli anni si è aggiudicato un Premio Tanizaki, un Premio Yomiuri-bungaku e ben sette volte (tre per il miglior romanzo, quattro per il miglior racconto) il Premio Seiun (premio giapponese per le migliori opere fantasy e fantascientifiche). Le tre vittorie sono circoscritte negli anni settanta: 1970, 1975, 1976.
È uno scrittore molto prolifico, che divide il suo lavoro tra la realizzazione di romanzi e racconti.
In occidente è conosciuto specialmente per il suo romanzo Paprika, adattato poi da Satoshi Kon per l'anime omonimo, e per Toki o Kakeru Shōjo, conosciuto con il titolo internazionale The Girl Who Leapt Through Time e anch'esso divenuto un film d'animazione giapponese (intitolato in Italia La ragazza che saltava nel tempo) nel 2006, con la regia di Mamoru Hosoda.
La pubblicazione italiana del romanzo La ragazza che saltava nel tempo è stato annunciato nel 2017 da Kappalab.
Come attore ha recitato in alcuni film giapponesi, tra cui Gemini di Shinya Tsukamoto.
Opere
L'autore ha realizzato molte opere nel corso della sua carriera. Tuttavia gran parte di esse sono ancor oggi inedite in Italia.

Romanzi
48億の妄想 (48 Oku no Mōsō, 1965)
馬の首風雲録
(Umanokubi Fuunroku, 1967)
時をかける少女 La ragazza che saltava nel tempo (Toki o Kakeru Shōjo, 1967), Kappalab, 2017
霊長類、南へ (Reichōrui, Minami-e, 1969) - Vincitore del Premio Seiun nel 1970 come miglior romanzo giapponese dell'anno
脱走と追跡のサンバ (Dassō to Tsuiseki no Samba, 1971)
俗物図鑑 (Zokubutsu Zukan, 1972)
家族八景 Otto scene di famiglia (Kazoku Hakkei, 1972), Salerno, Arcoiris, 2013
男たちのかいた絵 (Otoko Tachi no Kaita E, 1974)
俺の血は他人の血 (Ore no Chi wa Tanin no Chi, 1974) - Vincitore del Premio Seiun nel 1975 come miglior romanzo giapponese dell'anno
七瀬ふたたび (Nanase Futatabi, 1975) - Vincitore del Premio Seiun nel 1976 come miglior romanzo giapponese dell'anno
エディプスの恋人 (Edipusu no Koibito, 1977)
富豪刑事 (Fugō Keiji, 1978)
大いなる助走 (Oi Naru Josō, 1979)
虚人たち (Kyojin Tachi, 1981)
虚航船団 (Kyokō Sendan, 1984)
イリヤ・ムウロメツ (Ilya Muromets, 1985)
旅のラゴス (Tabi no Ragosu, 1986)
歌と饒舌の戦記
(Uta to Jōzetsu no Senki, 1987)
夢の木坂分岐点 (Yumenokizaka Bunkiten, 1987) - Vincitore del Premio Tanizaki nel 1987
驚愕の広野 (Kyōgaku no Kōya, 1988)
フェミニズム殺人事件 (Feminizumu Satsujin Jiken, 1989)
残像に口紅を (Zanzō ni Kuchibeni o, 1989)
文学部唯野教授 (Bungakubu Tadano Kyōju, 1990)
ロートレック荘事件 (Rōtorekku-Sō Jiken, 1990)
朝のガスパール (Asa no Gasupāru, 1992) - Vincitore del Premio Taisho nel 1992
パプリカ (Paprika, 1993)
邪眼鳥 (Jaganchō, 1997)
(Teki, 1998)
わたしのグランパ (Watashi no Guranpa, 1999) - Vincitore del Premio Yomiuri-bungaku nel 1999
恐怖 (Kyōfu, 2001)
ヘル (Hell, 2003)[2] (Inferno, Atmosphere libri, 2022)
銀齢の果て (Ginrei no Hate, 2006)
巨船べラスレトラス (Kyosen Berasu Retorasu, 2007)
ダンシング・ヴァニティ (2008)


JACHINA Guzel' Šamil'evna (1977 - viv.)

  Guzel' Šamil'evna Jachina  (iKazan', 1º giugno 1977) è una scrittrice e sceneggiatrice russa di origine tatara. Il suo romanzo...