
Ko
Un, in hangŭl: 고 은
(Gunsan, 1º agosto 1933), è
un poeta, scrittore, saggista, autore
teatrale e pittore sudcoreano, tra le figure più
rappresentative della Corea del Sud contemporanea.
Ko Un nasce a Gunsan,
nella provincia sudcoreana del Jeolla Settentrionale,
nel 1933, durante l'occupazione giapponese della Corea,
e sarà il testimone delle vicende dolorose che il suo Paese dovrà
affrontare nell'arco di numerosi decenni: dalla dominazione coloniale
giapponese, agli orrori della Seconda guerra mondiale,
dalla guerra fratricida della Corea del 1950-53 alla sua
divisione al trentottesimo parallelo durante la Guerra
fredda, dalle numerose dittature militari susseguitesi per
poi giungere negli anni novanta a testimoniare una
"pacifica rivoluzione" che conduce alla guida
della Repubblica di Corea come governo democratico e
progressista.
Primogenito di una modesta famiglia,
sia per il livello economico che culturale, apprende
dal nonno la storia coreana e il perché della resistenza
all'occupazione giapponese. Legato da profondo affetto alla
nonna materna, che morirà durante l'esodo del dopoguerra coreano,
scriverà una poesia a lei dedicata nella raccolta
poetica Nanimbo.
Ko Un inizia le scuole nel
periodo in cui l'uso della lingua coreana, essendo il Paese
dietro gestione di un'amministrazione coloniale giapponese, era in
esse vietato e, come egli stesso ricorda, anche il suo nome era
stato cambiato in Dakkabayai Dorasuke. Affronta gli studi con grande
impegno e già all'età di otto anni conosce i testi
della letteratura classica cinese. Nel 1945 inizia
a scrivere i suoi primi versi ispirato da un libro trovato
per caso sulla strada di casa mentre ritorna dalla scuola media che
frequentava a quattro chilometri da casa sua. Il
libro, che lo colpisce enormemente, era una raccolta del
poeta lebbroso Han Haun intitolato "Poesie
scelte".
Nel 1950 gli viene assegnata
una cattedra nella scuola media di Kunsan dove
insegna coreano e arte, ma nel mese di giugno scoppia
la guerra facendo precipitare il paese, che si
sollevava a fatica dalla trascorsa dominazione coloniale, nell'orrore
della distruzione e sconvolgendo a tal punto il giovane che tenterà
il suicidio. Si salva ma perde per sempre l'uso di un orecchio.
Nel 1952, stanco degli orrori
visti, trova rifugio nella religione e diventa monaco
buddista dedicandosi allo studio della meditazione Sǒn con
il maestro Hyobong. Viaggia per alcuni anni senza sosta vivendo
di elemosina finché nel 1957, insieme ad un altro
monaco, fonda il "Buddhist Newspaper" e ne diventa il
direttore. Riprende così l'impegno poetico e inizia a
pubblicare saggi e poesie.
Il 1958 sarà l'anno del suo
debutto letterario con una poesia dal titolo "Tubercolosi"
che pubblica sulla rivista "Modern Poetry" con
l'incoraggiamento del poeta Co Chihun. La sua prima raccolta di
poesie, Other World Sensibility, esce nel 1960 quando
il giovane monaco è ormai famoso negli ambienti buddhisti
e letterari.
Nel 1962, deluso ancora una volta
dalla corruzione che vige nel clero buddista, decide di abbandonare
la vita monastica per riprendere le vesti di laico e
lo dichiara sul quotidiano "Hankook Ilbo" con
un Manifesto di rinuncia. Per tre anni, dal 1963 al 1966,
vive sull'isola Cheju dove insegna gratuitamente coreano e
arte in una scuola di carità. In questo periodo legge Il
placido Don di Michail Sholokhov in
traduzione giapponese ma la vastità e grandezza del testo
lo sconforta e brucia tutti i suoi manoscritti che ritiene, al
confronto, misera cosa. Non è questo un periodo sereno per il poeta
che, depresso dall'alcool e dall'insonnia, tenta nuovamente il
suicidio. Continua comunque a scrivere e pubblica il suo secondo
volume in versi Seaside Poems: God, The Last Village of
Languages.
Nel 1967 il poeta fa ritorno
a Seul dove ha inizio un terribile periodo nichilista nel
quale, pur continuando a scrivere, non migliora il suo stato
psicologico che lo porta a bere e ad ubriacarsi e nel 1970 a
tentare per la terza volta il suicidio con il veleno rimanendo
in coma per trenta ore.
Nel 1973 un profondo
cambiamento avviene nella vita del poeta che, abbandonato e rinnegato
l'atteggiamento nichilista, diventa un appassionato
militante nazionalista impegnandosi negli
eventi storici e sociali contemporanei.
Profondamente coinvolto nel movimento per i diritti umani e
nel movimento dei lavoratori dirige la sua protesta contro
il tentativo del presidente Park Chung-hee di emendare
la costituzione e salire al potere.
Gli anni che vanno dal 1974 al 1978 lo
vedono sempre più impegnato nella lotta per i diritti umani. Nel
1974 viene fondata l'Associazione degli scrittori per la Libertà e
il poeta ne diventa primo segretario generale, mentre nel 1978 sarà
eletto rappresentante dell'Associazione per i diritti umani. Inserito
nelle liste nere della KCIA (Korean Central Intelligence
Agency), i servizi segreti della Corea del Sud, nel 1974 viene
arrestato e imprigionato per la prima volta. Nello stesso
anno riceve il "Korean Literature Prize". Risalgono a
questi anni, nei quali non smette mai di scrivere, le raccolte On
the Way to Munui Village (1977), Going into Mountain
Seclusion (1977), Early Morning Road (1978), le
traduzioni dai classici cinesi Selected Poems of Tu Fu, i saggi
e le biografie di famosi poeti e artisti, come Critical
Biography of Yi Joong-Sup, Han Hong-Un, Critical biography of
the Poet Yi Sang.
Nel 1979 il poeta viene
eletto vicepresidente dell'Associazione per l'unità nazionale e,
imprigionato per la seconda volta, sarà presto scarcerato. Nel
frattempo la situazione del paese si sta facendo sempre più critica.
Assassinato nell'ottobre del 1979 il presidente Park Chung-hee,
la dittatura riprende il potere nel 1980 con
il colpo di Stato del generale Chun Doo-Hwan e
nel maggio dello stesso anno Ko Un, accusato di alto tradimento,
viene imprigionato per la terza volta e condannato all'ergastolo ma
sarà liberato nell'agosto del 1982 grazie ad un'amnistia.
Nel 1983 la vita del
poeta subisce una nuova svolta. Conosce Lee Sang-Wha,
docente universitaria di letteratura inglese e il
5 maggio dello stesso anno si sposa e si trasferisce a sud di Seul,
nella piccola città di Ansǒng dove pubblica i due
volumi Collected Poems e gli nasce la figlia Cha-Ryong.
Da questo momento la vena creativa di
Ko Un diventa più ricca e scrive e pubblica numerose opere di
poesia, prosa e saggistica (Homeland Stars (1984), Pastoral
Poems (1986), Fly High, Poem! (1986), Your
Eyes (1988), Morning Dew (1990). Tra il 1986 e
il 1997 inizia la pubblicazione dei primi quindici volumi
di Maninbo (Diecimila vite) e tra il 1987 e il 1994 quella
di Paektu Mountain: An epic in sette volumi e inoltre la
prima serie di venti volumi dei Collected Works e i cinque
volumi della sua Autobiography.
Nel 1987 riceve per la seconda volta il
"Korean Literature Prize", ma nel 1989 viene
incarcerato per la quarta volta. Nello stesso anno riceve il "Manhae
Literary Prize". Riceve il "Jong-Ang Cultural Prize"
nel 1991, anno della pubblicazione di For Tears, Sea
Diamond Mountain, What!-Zen poems!, Garland Sutra: A Novel,
e dal 1991 al 1994 sarà Presidente dell'Associazione degli
scrittori per la letteratura nazionale.
Gli anni tra il 1994 e
il 1998 lo vedono impegnato nell'insegnamento presso
la Graduate school della Kyonggi University a Seul e sempre nel 1994
ottiene il "Daesan Literary Prize". Nel 1995 esce
la raccolta di versi Dokdo Island ed esce anche
il romanzo Chongsun Arirang. Nel 1997 si reca per
un viaggio di quaranta giorni nel Tibet e sull'Himalaya e
pubblica la raccolta di poesie A Memorial Stone oltre a un
libro di saggi dal titolo At the Living Plaza.
Su invito dell'Harvard Yenching
Institute trascorre un anno negli Stati Uniti (1999) dove,
presso l'Università della California, insegna letteratura
coreana moderna per la durata di un semestre, mentre proseguono
le pubblicazioni delle sue opere: il poema epico Far, Far
Journey, i due volumi del romanzo Sumi Mountain, il libro di
viaggi Mountains and Rivers, My mountain and Rivers, oltre
a un testo di critica poetica dal titolo Morning with Poetry.
Sempre nel 1999 riceve il "Buddhist Literature Prize".
Risale al 2000 la
pubblicazione dei due volumi di poesie South and North e The
Himalayas e il viaggio nella Corea del nord come
delegato per l'incontro al vertice tra i leader delle due Coree.
Viene nel frattempo eletto co-presidente del "National Trust of
Korea". Nel 2001 esce la raccolta di poesie brevi dal
titolo Flowers of a moment, tradotta anche
in italiano nel 2006 con il titolo Fiori
d'un istante. Esce anche la raccolta in prosa intitolata The
Road Has Traces of Those Who Went Before.
Nel 2002 viene pubblicata la
raccolta in versi Poetry Left Behind e il poeta si dedica
all'opera completa in 38 volumi dal titolo Ko Un's Complete
Works oltre a pubblicare la raccolta poetica Late-Coming
Song. Viene anche nominato per la prima volta candidato per la Corea
al Premio Nobel per la Letteratura. I volumi 16-20 della
raccolta poetica Ten Thousand Lives escono nel 2003 e
nel 2004 il poeta ottiene diverse nomine, tra le quali
quelle di presidente del "Korean Literary Peace Forum" e,
per la seconda volta, la candidatura al Premio Nobel per la
Letteratura.
Il 2005 lo vede impegnato in
una visita alla Corea del Nord per partecipare ad un comitato
congiunto per la stesura di un dizionario pan-coreano. Vengono
intanto annunciate le pubblicazioni dei volumi 21-25 di Ten
Thousand Lives e gli giunge la terza nomina a candidato al
Premio Nobel che lo vede tra i finalisti. Nello stesso anno riceve il
"Literary Award for Unification" e il "Bijorns Ordere
for Literature".
Ha scritto poesie in quasi ogni genere
immaginabile, di fatto su ogni tema. Le sue prime poesie erano
perlopiù brevi liriche contrassegnate da una manifestazione
straordinariamente sensuale di intensità verbale. Molto spesso, le
sue poesie sono ispirate dalla visione di scorci di paesaggi, da
parte di un individuo o in un ricordo fugace. Queste poesie possono
essere piuttosto lunghe o molto brevi. È autore di una raccolta di
poesie Zen, nonché di altre raccolte di brevi epigrammi.
Ha inoltre scritto un'epopea in 7 volumi, Baektusan, sulla
lotta coreana per l'indipendenza dal Giappone.
La sua più straordinaria impresa
poetica è il Maninbo (Ten Thousand Lives, ovvero
"Diecimila vite"), serie attualmente (2006) giunta al
volume 23, nella quale egli rievoca ogni persona da lui conosciuta
personalmente o incontrata nel corso delle sue conferenze durante la
sua vita. Nonostante una concezione sbagliata che su di lui è stata
formulata, la politica e la lotta non sono mai state pervasive nei
suoi lavori pubblicati, benché egli leggesse poesie di protesta a
tutte le più importanti manifestazioni pro-democrazia durante
gli anni settanta e ottanta. Le sue poesie sono
intensamente spontanee, caratterizzate da un
linguaggio vernacolare più che da una finezza letteraria.
Ko Un ha pubblicato oltre centoventi
volumi, tra cui molti volumi di poesia, varie opere di narrativa (in
particolare narrativa buddista), autobiografia, teatro,
saggi, traduzioni dal cinese classico, libri di
viaggi, ecc. Selezioni di sue opere sono state tradotte
in inglese (6-7 volumi), spagnolo (4-5
volumi), italiano, francese, tedesco, giapponese, cinese, vietnamita, ceco, bulgaro, svedese e danese.
L’ANIMO DI UN POETA
Un poeta nasce negli spazi tra
crimini,
furti, uccisioni, frodi, violenze,
nelle zone più
oscure di questo mondo.
Le parole di un poeta s’insinuano tra
le
espressioni più volgari e basse,
nei quartieri più poveri
della città,
e per qualche tempo dominano la società.
L’animo di un poeta è un solitario
grido di verità
nato negli spazi fra mali e bugie del nostro
tempo,
picchiato a morte da tutti gli altri animi.
L’animo di un poeta è condannato,
non c’è dubbio.
UNA MIA BREVE BIOGRAFIA
A volte sogno.
Dopo il volo lontano
d’un pellicano sull’Oceano Indiano
io sogno.
Come usava
fare mio padre al paese natio.
Scomparsa la luce dopo il tramonto,
in quell’oscurità
io sogno.
Risvegliato dal sogno
sono
vivo come una linea elettrica che piange nel vento.
Finora ho
respinto i miei sogni.
Persino in sogno
ho lottato per
respingere i sogni.
Così,
che fossero fantasie
o teorie
dominanti di un’era
le ho respinte.
Esistevano solo le cose
così come sono.
Ho visto
luci fosforescenti brillare sul mare
notturno.
Ho visto
le bianche fauci delle onde scintillare
appena
mentre l’oscurità le seppelliva.
Esistono solo le
cose così come sono.
Ho visto
lo scintillio della luce
fosforescente e il suo nascondersi,
simili allo sguardo che unisce
la madre e il suo neonato.
Ora accetto i sogni.
Le cose non
sono più solo come sono.
Io sogno.
Ieri
non è
oggi.
Oggi
Non è domani.
Ma io sogno il domani.
La Madre
terra è tomba d’esperienze.
Mi resta un sogno:
possa in un
futuro lontano il mio Io-fossile sepolto nella terra
diventare un
canto fossile.
RAGGIO DI SOLE
Non puoi farci niente!
Perciò
respira profondamente
e accetta il tuo triste destino.
Un
illustre ospite visita
la mia minuta cella esposta a nord.
Non
il supervisore in un normale giro d’ispezione,
ma un raggio di
sole nell’incalzare della sera,
più piccolo d’un foglietto
più volte ripiegato.
Sono pazzo di te, mio primo amore!
Si
posa sul palmo della mano,
riscalda le dita d’un timido piede
nudo.
Poi, mentre mi inchino,
e poco religiosamente sto per
offrirgli un volto scarno,
quel briciolo di luce in un attimo
scivola via.
Dopo la sua scomparsa là, oltre le sbarre,
la
cella appare mille volte più fredda, buia.
Cella speciale di una
prigione militare,
somiglia a una camera oscura.
Privo del
raggio di sole, il mio riso sa di follia.
Un giorno è una bara
con un cadavere,
un altro è il grande mare.
Che meraviglia! Lì
qualcuno riesce anche a sopravvivere!
Essere vivi è un mare in
tempesta, senza neanche una vela in vista!
(Traduzioni di Vicenza D’Urso)