Bi Feiyu (Xinghua, 19 gennaio 1964) è
uno scrittore, docente e giornalista cinese. È uno dei maggiori esponenti del panorama letterario cinese
contemporaneo e vincitore di numerosi premi letterari nazionali ed
internazionali. È noto anche per aver scritto la sceneggiatura del
film Shanghai Triad - La triade di Shangai di Zhang
Yimou candidato ai Golden Globe del 2006.
Bi Feiyu nasce nel 1964 a Xinghua, nella provincia del Jiangsu,
dove il padre, accusato di essere un esponente di destra durante
la Rivoluzione Culturale, fu costretto all'esilio con la
famiglia. Bi Feiyu viene avviato agli studi letterari dai suoi
genitori, entrambi insegnanti, e da importanti personaggi accademici
anch'essi esiliati a Xinghua.
Dopo la laurea in Letteratura Cinese all'Università di Yangzhou nel
1987, ottiene una cattedra a Nanchino in una scuola di
formazione di insegnanti per non vedenti e non udenti. Nel
periodo universitario, mentre la Cina esce dal silenzio imposto dalla
Rivoluzione Culturale, Bi entra in contatto con i maggiori autori
della tradizione occidentale,
come Shakespeare, Tolstoj, Kafka, Joyce e Calvino.
Nel 1992 viene assunto come giornalista al Nanjing
Daily (
南京日报, Nanjing
Ribao), con cui collabora per sei anni. Il contributo alla rivista è
però davvero esiguo perché, come ha lui stesso ha dichiarato nel
2009, l'editore non apprezzava il suo modo di scrivere. Nel
1998 inizia a lavorare per la rivista letteraria Yuhua (
雨花)
ed entra a far parte della Jiangsu Writers' Association, di cui è
oggi vice-presidente. Insegna all'Università di Nanchino, città in
cui risiede.
Bi Feiyu è considerato un esponente dell'avanguardia letteraria
cinese degli anni Novanta e appartiene alla stessa generazione di
scrittori di cui
fanno parte Yu Hua (
余华), Ge
Fei (
格非) e Su
Tong (
苏童). La sua
intera produzione si focalizza su due tematiche: il rapporto tra
contesto urbano e rurale cinese e l'analisi della figura
femminile. Il suo scopo è sempre quello di portare alla luce
le realtà più disagiate del contesto cinese, usando la letteratura
come strumento di denuncia dei mali della società.
L'esilio forzato della sua famiglia in campagna certamente influenza
la sua produzione e lui stesso si definisce "un uomo di campagna
che vive in città". Lo sfondo delle sue opere si divide tra
realtà rurali e urbane, perlopiù rappresentate dal villaggio Wang e
dalla cittadina di Duanqiao. Egli porta in scena il dramma di
personaggi che cercano disperatamente di farsi accettare nel contesto
urbano, o gli stravolgimenti che la Rivoluzione Culturale ha
causato all'economia e alla politica cinese, i cui maggiori effetti
si sono riversati sulle aree rurali.
L'opera Buru qi de nüren tratta il dramma sociale dei
cosiddetti "bambini lasciati indietro" (
留守儿童, liushou
ertong), ossia i bimbi lasciati soli nelle campagne mentre
i genitori migrano nelle città in cerca di lavoro. Attraverso il
personaggio di Wang Wang, un bambino che vive in campagna con il
nonno e che vede i suoi genitori solo cinque giorni all'anno, Bi
Feiyu pone l'attenzione su questo fenomeno enormemente diffuso in
Cina, denunciandone la crudeltà.
Pingyuan, considerato come uno dei dieci migliori romanzi cinesi del
2005, offre un'originale scorcio sulla distorta e corrotta mentalità
delle comuni popolari. Il romanzo, ambientato tra il villaggio Wang e
la città di Duanqiao negli ultimi anni della Rivoluzione Culturale e
nel periodo successivo alla morte di Mao, si pone un duplice
obbiettivo: descrivere attraverso una storia d'amore dall'epilogo
tragico l'arretratezza del contesto rurale e la repressione sessuale,
e capovolgere l'immagine "vittimizzata" dei giovani di
città esiliati nelle campagne.
Bi è anche noto per la sua capacità di analizzare e di
rappresentare la figura femminile, e per questo viene considerato da
molti il miglior scrittore cinese della psiche femminile: le
protagoniste delle sue opere sono spesso donne che vogliono
emanciparsi, risolute ed ambiziose, che non si fanno scrupoli ad
usare la propria sessualità o che devono affrontare costosi
sacrifici e lotte interiori per raggiungere i propri obiettivi.
Nel racconto Qingyi, la promettente attrice dell'opera di
Pechino Xiao Yanqiu si ritrova prima protagonista e poi vittima
dei macchinosi intrighi messi in atto per ottenere il ruolo della
dea Chang'e. All'età di diciannove anni Xiao Yanqiu viene
espulsa dalla troupe per aver sfigurato un'attrice che aveva tentato
di rubarle la parte. L'occasione per lei si ripresenta venti anni
dopo, quando, dopo aver intrattenuto una relazione con un

ricco uomo
d'affari, ne ottiene il patrocinio e viene nuovamente proposta per il
ruolo di Chang'e. Ad interporsi però tra lei e la sua performance
c'è una gravidanza inaspettata: la donna si ritrova quindi
combattuta tra il desiderio di maternità e il sogno artistico di una
vita. Xiao Yanqiu infine decide di abortire, ma le sue condizioni di
salute si aggravano, impedendole di arrivare in tempo alla prima. Qui
Bi Feiyu ricrea una delle scene più suggestive ed indimenticabili
della narrativa cinese moderna: Xiao Yanqiu, in preda al delirio, si
ritrova ad interpretare la sua parte davanti all'ingresso del teatro,
totalmente ignara del sangue che le scorre sulle gambe macchiando la
neve ai suoi piedi.
Yumi è una raccolta di tre racconti, rispettivamente le storie
delle tre sorelle Yumi, Yuxiu e Yuyang. Ambientate tra il villaggio
Wang e la città di Duanqiao, portano in scena la vita delle donne in
una società patriarcale. Le tre protagoniste, in contrapposizione ai
deboli personaggi maschili, vengono presentate come donne forti e
risolute e capaci di utilizzare il proprio corpo come strumento di
vendetta, potere e manipolazione.
La tematica sociale torna di nuovo in Tuina, primo romanzo
contemporaneo cinese a concentrarsi interamente sulla vita dei
massaggiatori ciechi che vivono ai margini della società
cinese. L'ispirazione per quest'opera deriva non solo

dall'esperienza giovanile di Bi nella scuola di insegnanti per non
vedenti, ma anche dal fatto che per diversi anni ha
frequentato un centro di massaggiatori tuina ciechi. In
un'intervista ha raccontato un episodio risalente a quel periodo: una
sera, nell'orario di chiusura del centro, le luci vennero spente e
clienti e personale rimasero al buio. Una massaggiatrice prese la sua
mano e lo condusse lungo il corridoio, dicendogli «Ecco, signor Bi,
io riesco a vedere meglio di lei». Questo episodio portò Bi a
scoprire che la cecità non deve essere necessariamente considerata
un limite, e che anzi può trasformarsi in uno strumento che consente
una percezione del mondo più profonda. L'idea del
romanzo Tuina nasce quindi con il desiderio di sollevare il
problema sociale dei non vedenti e di descrivere le implicazioni
pratiche che questa condizione ha sulla loro vita.
Il romanzo è composto da 21 capitoli e dall'epilogo, e si svolge in
una clinica di massaggi a Nanchino. Ogni capitolo si concentra su un
personaggio, un massaggiatore non vedente, ma più che raccontare la
storia di questi lavoratori, l'autore si focalizza sulla descrizione
delle loro capacità (uditive, tattili e olfattive), sulle loro
sensibilità e i loro sentimenti, cercando di far emergere prima di
tutto la nobiltà e la dignità che li caratterizzano e il modo in
cui costruiscono le loro relazioni interpersonali. Attraverso
questo romanzo Bi riconosce e si fa portavoce delle difficoltà che
affronta questa fascia della popolazione cinese, denunciando allo
stesso tempo il disinteresse da parte degli organi governativi. Pur
non essendo la prima intenzione dell'autore, il romanzo ha
risvegliato nei tuina una maggior consapevolezza del loro
status sociale. Da questo romanzo è stato tratto un film
omonimo, trasmesso anche su CCTV, che ha ottenuto un discreto
successo, vincendo nel 2014 il premio al miglior film al Golden
Horse Film Festival di Taiwan.

La fama di Bi Feiyu è dovuta sia alle tematiche che affronta, sia
allo stile e alla lingua utilizzati. Se nelle opere giovanili lo
scrittore dimostra una tendenza alla sperimentazione, che include
anche la scrittura poetica, con Buru qi de nüren si apre
una nuova fase creativa che può essere definita
realista: senza abbandonare il proprio stile, Bi inizia a
mettere al centro delle sue opere tematiche sociali più concrete,
ritenendo che la letteratura debba occuparsi principalmente dei
problemi del mondo e dei sentimenti umani.
Il suo stile e la sua lingua sono difficilmente rintracciabili in
altri autori dalle stesse origini. La sua abilità nell'affiancare
elementi linguistici popolari a citazioni di poesia classica o a
discorsi maoisti[3] gli consentono di ottenere una prosa molto
colloquiale e libera da schemi, intenzionata a catturare e riprodurre
l'essenza e l'umanità dei suoi personaggi. Questo vale anche
per le atmosfere rustiche che Bi descrive attraverso metafore,
iperboli, prosopopee e spesso forme dialettali che contribuiscono a
ricreare il contesto rurale che più volte è al centro dei suoi
racconti. Allo stesso tempo è però evidente il residuo
poetico che porta a definire la sua una prosa poetica, perché ricca
di metafore e riferimenti letterari.