lunedì 22 giugno 2026

ALBAHARI David (1948 - 2023)

 

David Albahari
(Peć, 15 marzo 1948 – Belgrado, 30 luglio 2023) è stato uno scrittore serbo, emigrato nel 1993 in Canada, nato in Kosovo da una famiglia ebrea sefardita.
Laureato in letteratura inglese, all'Università di Belgrado, è stato membro dell'Accademia serba delle scienze e delle arti.
Albahari pubblicò la prima raccolta di racconti Porodično vreme (Tempo di famiglia) nel 1973. Divenne più noto al pubblico più vasto nel 1982 con il volume Opis smrti (Descrizione della morte) per il quale vinse il premio Ivo Andrić.
Alla fine degli anni '80, Albahari avviò la prima petizione formale per legalizzare la marijuana in Jugoslavia.
Nel 1991 divenne presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche della Jugoslavia e lavorò all'evacuazione della popolazione ebraica dalla Sarajevo assediata. Nel 1994 si trasferisce con la famiglia a Calgary in Canada, dove vive fino al 2012 quando torna a vivere a Belgrado. Ha continuato a scrivere e pubblicare in lingua serba.
I suoi romanzi contemplano sempre implicazioni politiche, derivanti dalla grande sofferenza con cui egli visse la dissoluzione della Jugoslavia.
Albahari ha ricevuto il prestigioso NIN Award per il miglior romanzo del 1996 per Mamac (Esca). È stato tra i finalisti del premio in altre 7 occasioni.
Ha ricevuto i seguenti premi: Premio Ivo Andrić (1982), Premio Stanislav Vinaver (1993), Premio NIN (1996), Premio Biblioteca Nazionale di Serbia per il bestseller (1996), Premio Internazionale Balkanika (1996), Premio Bridge Berlin (1998) ), Premio Città di Belgrado (2005), Premio Vilenica (2012) e Premio Isidora Sekulić (2014).[2] Nel 2016, Albahari ha vinto il primo premio al festival letterario "Druga prikazna" ("Un'altra storia") a Skopje, in Macedonia.
Albahari è morto dopo una lunga malattia a Belgrado il 30 luglio 2023, all'età di 75 anni.

Opere tradotte in italiano
La morte di Ruben Rubenović, racconti, introduzione Milorad Pavić, traduzione di Silvio Ferrari, Hefti, Milano 1989
Il buio, Besa, Nardò, 2006
Goetz e Meyer, Einaudi, Torino 2006
L'esca, Zandonai, Rovereto 2008
Zink, Zandonai, Rovereto 2009
Ludwig, Zandonai, Rovereto 2010
Sanguisughe, Zandonai, Rovereto, 2012


domenica 21 giugno 2026

MARSE' Juan (1933 - 2020)

 

Juan Marsé Carbó
 (Barcellona, 8 gennaio 1933 – Barcellona, 19 luglio 2020) è stato uno scrittore spagnolo appartenente alla cosiddetta "Generazione del '50" - che annovera, tra gli altri, i suoi amici Montalbán e Mendoza. Nel 2008 gli è stato conferito il Premio Cervantes, con il quale è di fatto asceso all'Olimpo della Letteratura spagnola. Due giorni prima dell'assegnazione, gli è stata intitolata una "caja de securidad" - praticamente una capsula del tempo - perché possa preservare qualcosa che sia poi rivelato, quando e se vorrà in vita.
È nato come Juan Faneca Roca ma, in seguito al decesso della madre durante il parto, viene adottato dalla famiglia Marsé Carbó. Non terminò gli studi, anzi iniziò a lavorare come gioielliere e, allo stesso tempo, scriveva per la rivista Arcinema. Nel 1958 si distinse per un articolo sulle riviste Ínsula e El Ciervo, imprimendo una definitiva svolta letteraria alla propria esistenza. Già nel 1959 vinse un piccolo premio, poi nel 1961 pubblicò il primo vero romanzo, Encerrados con un solo juguete - nel frattempo, s'era già trasferito a Parigi, dove sarebbe rimasto sino al 1962, mantenendosi insegnando spagnolo e facendo occasionali traduzioni, oltre alle pulizie presso l'Istituto Pasteur.
Tornato a Barcellona, scrisse un altro romanzo, Esta cara de la luna - anni dopo, ha deciso di ripudiarlo: infatti, non è compreso nell'opera omnia. Sopravvive lavorando nella pubblicità, nell'editoria, nella critica cinematografica, infine diventa stabilmente giornalista e redattore della rivista Por favor.
Raggiunge l'agognato successo grazie al romanzo La oscura historia de la prima Montse, verso la fine degli anni Sessanta, e riesce a mantenersi tra i principali autori catalani del suo tempo: arriva infatti a collaborare con El País, per il quale scrive, a puntate, Aventuras del capitán Blay. Tuttavia, è solo negli anni Novanta che arriva la definitiva consacrazione: proprio nel 1990, per El amante bilingüe, gli è conferito, a Siviglia, il Premio Ateneo de Sevilla - premio abbastanza importante, nato nel 1969 - e poi, nel 1994, per El embrujo de Shanghai - forse il suo romanzo più famoso, visto che ha ispirato l'omonimo film del 2002 - il Premio de la Crítica y el Aristeion.
Il suo romanzo Últimas tardes con Teresa è stato tradotto in Italia come Ultime sere con Teresa ed edito da Bompiani nel 2017.


sabato 20 giugno 2026

DERY Tibor (1894 - 1977)

 

Tibor Déry 
(Budapest, 18 ottobre 1894 – Budapest, 18 agosto 1977) è stato uno scrittore ungherese.
Fu uno dei maggiori rappresentanti della moderna letteratura ungherese, Déry nacque a Budapest nel 1894 in una famiglia borghese. Fin dal 1919 divenne un letterato di grande spessore e impegno politico, inizialmente con il governo liberale, ma dopo la presa di potere di Béla Kun, lo scrittore fu esiliato dalla Repubblica sovietica ungherese. Avvicinatosi all'ideologia comunista, visitò vari paesi d'Europa, fra cui: la Francia, la Germania e l'Italia.
Tornato in patria nel 1926 si dedicò principalmente alle traduzioni dei romanzi stranieri, ma il suo impegno politico non si fermò, patì di nuovo l'esilio nel 1939, durante il periodo del governo filofascista dell'Ammiraglio Horthy, per la traduzione di Ritorno dall'URSS di André Gide. Tornato in Ungheria fu membro della resistenza durante il secondo conflitto mondiale. Dopo la liberazione però si oppose al regime d'impronta stalinista di Mátyás Rákosi, contrario alla sua idea di comunismo, e per questo motivo partecipò all'insurrezione del 1956.
Sedata la rivolta dall'intervento cruento dell'Armata rossa, Déry fu tradotto in prigione dove rimase fino al 1960.
All'inizio della sua carriera di scrittore si avvicinò alle avanguardie, in particolare al surrealismo. Il romanzo che l'impose all'attenzione del pubblico internazionale fu Niki, storia di un cane, proprio del 1956, dove l'impronta di forte realismo lo vide uno dei maggiori rappresentanti del genere ammirato dallo stesso György Lukács, il filosofo e critico letterario più importante del realismo. Dopo l'esperienza della prigionia, invece, si rivolse ad una prosa più satirica, ritornando talvolta al surreale come nel caso del Signor A.G. nella città di X dove il personaggio si ritrovava casualmente in una specie di mondo rovesciato, apparentemente privo di regole, e metteva in burla l'Ungheria stalinista, con un sapore però più amaro che divertito.
Tibor Déry morì nel 1977 e i suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue.

Opere
La frase incompiuta (1947)
Risposta (1952)
Niki, storia di un cane (1956)
Il signor A.G. nella città di X (1964)
Lo scomunicatore (1969)
Reportage immaginario da un festival pop americano (1971)
Caro suocero, Editori Riuniti, I David - collana diretta da Gian Carlo Ferretti (1981), traduzione a cura di Margherita Stocco

venerdì 19 giugno 2026

ATTANASIO Maria (1943 - viv.)

 

Maria Attanasio
 (Caltagirone, 2 febbraio 1943) è una poetessa e scrittrice italiana, autrice di romanzi e di saggi.
Nativa di Caltagirone, ha esercitato l'attività di insegnante di storia e filosofia al civico liceo classico Secusio (di cui fu altresì allieva) e che ha anche diretto per qualche anno. Ha militato nel Partito Comunista Italiano e ha sempre rivendicato l'appartenenza a tale fede politica.
Dedicatasi alle lettere fin dall'adolescenza (dapprima alla poesia e poi, nei primi anni 1990, su sollecitazione dell’editrice e amica Elvira Sellerio, anche alla prosa), ha fortemente legato la propria produzione alla propria città natale (trasposta nell'immaginaria Calacte), alla Sicilia e al proprio retroterra ideale, ponendosi in continuità ideale con l'eredità delle grandi firme della letteratura regionale, sulle quali spicca Sebastiano Addamo, che praticò e considera suo maestro di vita e scrittura.
Suoi testi poetici, narrativi e saggistici sono apparsi su riviste e antologie, nazionali e internazionali, nonché tradotti in altre lingue.

Opere
Narrativa
Correva l'anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (Sellerio 1993; premio opera prima Pirandello di Agrigento e premio L'isola di Arturo-Elsa Morante di Procida)
Piccole cronache di un secolo (Sellerio 1998, con Domenico Amoroso)
Di Concetta e le sue donne (Sellerio 1999, premio Sciascia-Racalmare), in corso di traduzione
e pubblicazione in Francia; riduzione teatrale del testo di Nicoleugenia Prezzevento, allestita e inscenata dall’Associazione Nave Argo
Il falsario di Caltagirone, notizie e ragguagli sul curioso caso di Paolo Ciulla (Sellerio 2007, supervincitore del Premio Elio Vittorini)
Dall’Atlante agli Appennini (Ed. Orecchio Acerbo, premio Martoglio 2008)
Il condominio di Via della Notte (Sellerio 2013, finalista Premio Stresa)
La ragazza di Marsiglia (Sellerio 2018, premio Alessandro Manzoni per il romanzo storico, premio internazionale città di Como, premio Basilicata, premio Maria Messina, premio I quattro elementi - finalista ai premi Acqui Storia sez. romanzo storico, Rapallo per la Donna Scrittrice, Asti d’Appello)
Lo splendore del niente e altre storie (Sellerio 2020, premio Chiara 2020)
La Rosa Inversa (Sellerio 2026)

Saggistica
Scuola e sistema mafioso (Ed. Tringale, 1983)
Della città d'argilla (Ed. Mesogea, 2012)

giovedì 18 giugno 2026

KARAVELOVA Ekaterina (1860 - 1947)



Ekaterina Karavelova
 (in bulgaro Екатерина Каравелова; Ruse, 21 ottobre 1860 – Sofia, 1 aprile 1947) è stata un'attivista e scrittrice bulgara.
Ekaterina Karavelova nacque il 21 ottobre 1860 a Ruse, in Bulgaria. Suo padre, un pellicciaio, manteneva la famiglia con il proprio lavoro, finché morì in giovane età, lasciando la madre a prendersi cura dei loro quattro figli. La donna se ne assunse la responsabilità lavorando come lavandaia per crescere Ekaterina, le sue due sorelle, Sia e Mariola, e suo fratello Atanas.
La zia di Ekaterina, Kiryaki Nikolaki Minkova, una parente ricca, ebbe un ruolo significativo nella sua vita e divenne la sua tutrice. Grazie al sostegno della zia, Ekaterina, a soli nove anni, fu mandata in una casa aristocratica a Mosca per continuare la propria istruzione. Lì completò gli studi e vinse una medaglia d'oro in una scuola superiore femminile. All'età di 17 anni, parlava fluentemente russo, francese, tedesco e inglese.
Nel 1878 tornò in Bulgaria. Grazie alla sua vasta conoscenza, Ekaterina intraprese la carriera di insegnante, lavorando per 14 anni nelle città di Ruse, Sofia e Plovdiv. In seguito descrisse come iniziò la sua carriera di insegnante: "Il ginnasio di Ruse era usato come magazzino. Arrivò settembre e non c'era alcun piano di riapertura. Dissi a mia madre che avrei preso le lenzuola dal soggiorno, allestito alcuni tavoli e invitato dei bambini a studiare a casa nostra. Già dalla prima settimana, la mia classe era piena di bambini di tutte le età... ". Questa iniziativa segnò l'inizio della sua dedizione all'istruzione, ambito in cui si distinse per passione e creatività.
A Ruse, Ekaterina ritrovò Petko Karavelov, un vecchio amico di Mosca, che in seguito divenne il leader del Partito Liberale e fratello dello scrittore Lyuben Karavelov. Sebbene Ekaterina inizialmente lo considerasse un amico, Petko era profondamente innamorato di lei e le chiese di sposarlo tre volte prima che lei acconsentisse.[3] Ekaterina e Petko Karavelov si sposarono nel 1880 ed ebbero tre figlie: Rada (1880-1883), Viola (1884-1934) e Laura (1886-1913).
Nel 1880, Petko Karavelov divenne Primo Ministro della Bulgaria e la coppia si trasferì a Sofia. Grazie alle sue capacità diplomatiche e di traduzione, Ekaterina divenne una collaboratrice chiave per Karavelov nella sua carriera politica. La sua formazione in Russia e la posizione del marito le permisero di integrarsi rapidamente nell'élite politica del neonato stato bulgaro, dove sostenne le sue attività. Lavorò come sua segretaria e traduttrice.
Nel 1881, durante un periodo di disordini politici e tensioni interne, il principe Alessandro I di Battenberg sospese la costituzione. I Karavelov si trasferirono a Plovdiv, dove iniziarono a insegnare e pubblicarono il giornale Indipendence, che annoverava contributi di un loro amico, Penčo Slavejkov.
Nelle elezioni del maggio 1884, il Partito Liberale ottenne una vittoria schiacciante e Petko Karavelov divenne Primo Ministro per un secondo mandato. Questo fu un periodo di successo professionale per lui, con Ekaterina che rimase al suo fianco come sua fidata collaboratrice. Tuttavia, le preferenze politiche cambiarono e, quando Stefan Stambolov salì al potere nel 1887 in seguito al rovesciamento del principe Alessandro I di Battenberg, Karavelov divenne un membro dell'opposizione. Nel marzo 1891, il Ministro delle Finanze Hristo Belchev fu assassinato e, in seguito alla sua morte, la polizia arrestò i leader dell'opposizione, tra cui Karavelov, accusandolo di essere coinvolto nell'omicidio. Gli uomini furono imprigionati nella Moschea Nera (ora Chiesa dei sette santi), dove, secondo alcune voci, furono sottoposti a gravi torture. In risposta, Ekaterina Karavelova prese l'iniziativa di raccogliere le firme delle madri e delle mogli dei prigionieri. Insieme, si appellarono ai diplomatici stranieri in Bulgaria, esprimendo la loro preoccupazione per la vita dei loro cari. Questo atto di coraggio fu visto dal governo come un atto di tradimento. Ekaterina e le altre donne furono arrestate e poste agli arresti domiciliari, con guardie appostate fuori dalle loro case. Durante il processo, il pubblico ministero accusò Ekaterina di tradimento per il suo intervento presso i diplomatici stranieri a favore delle prigioniere. Fu condannata a morte per impiccagione.
Ekaterina riuscì a evitare la condanna a morte, mentre Petko Karavelov fu rilasciato dal carcere nel 1901. Dopo il suo rilascio, riprese la carica di Primo Ministro della Bulgaria, ma morì nel 1903, probabilmente a causa di un ictus o di un'altra patologia.
Dal 1912 al 1918, Ekaterina lavorò come infermiera, prendendosi cura dei soldati feriti e dei malati durante le guerre balcaniche (1912-1913) e la prima guerra mondiale (1914-1918).
Ekaterina Karavelova ebbe una prolifica carriera come scrittrice, traduttrice e giornalista. Collaborò a diverse pubblicazioni come "Grido per il popolo libero", "La Costituzione di Tarnovo", "Patria", "Arcobaleno", "Voce femminile", "Il mondo delle donne" e altre. Fu autrice di numerose serie, opuscoli, poesie e racconti, la maggior parte dei quali incentrati su temi politici. Svolse inoltre un ruolo significativo nel campo della traduzione, realizzando numerose versioni di opere classiche della letteratura russa, francese, tedesca e inglese . Tradusse le opere di autori prestigiosi come Tolstoj, Dostoevskij, Hugo, Maupassant, Flaubert e Dickens.
Come insegnante, Ekaterina ebbe un profondo impatto su un'intera generazione di donne che frequentarono il primo istituto superiore femminile di Sofia, tra cui Anna Karima ed Ekaterina Zlatoustova.
Nel 1899 fondò l'organizzazione culturale femminile Maika ("Madre" in bulgaro) e ne fu presidente fino al 1929. Ekaterina credeva fermamente che l'indipendenza e l'uguaglianza delle donne dipendessero dalla capacità di guadagnarsi da vivere. Pertanto, si adoperò attivamente per promuovere la formazione professionale femminile. In questo spirito, l'associazione Maika lanciò campagne per la creazione di scuole professionali, tra cui la prima scuola professionale femminile in Bulgaria, la scuola Maria Luisa.
Nel 1901, Ekaterina fondò, insieme a Vela Blagoeva, Kina Konova, Anna Karima e Julia Malinova, l'Unione delle Donne Bulgare. Si trattò della prima organizzazione femminista in Bulgaria, che riuniva tutti i gruppi femministi locali sorti a partire dal 1878. L'Unione nacque in risposta alle restrizioni all'istruzione femminile e al limitato accesso delle donne agli studi universitari negli anni 1890, con l'obiettivo di promuovere la loro crescita intellettuale. A tal fine, l'Unione organizzò congressi e utilizzò la pubblicazione Zhenski per diffondere le proprie idee. L'Unione svolse un ruolo significativo nel plasmare il dibattito sull'istruzione femminile e sullo status professionale delle insegnanti.
Dal 1915 al 1925, Ekaterina Karavelova fu vicepresidente dell'Unione delle donne bulgare, prima di diventare presidente della sezione bulgara della Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà nel 1925. Questa organizzazione mirava a unire donne di diversa estrazione politica, filosofica e religiosa per studiare le cause della guerra e promuovere una pace duratura. Si concentrava su temi quali la pace, l'eliminazione delle discriminazioni, la tutela dei diritti umani e la promozione del disarmo a tutti i livelli. Ekaterina rappresentò la Bulgaria in molti forum internazionali, tra cui quelli di Washington e Dublino. Durante il Congresso di Dublino del 1926, dichiarò: "Il nostro ideale non è la pace che i governi impongono senza comprendere le vere aspirazioni del popolo, ma la pace di una vera democrazia".
Nel 1932, Ekaterina fu tra i fondatori dell'Associazione bulgaro-rumena e, nel 1935, anche dell'Associazione degli scrittori bulgari, di cui assunse la carica di presidente.
Rappresentò la sua nazione come delegata in numerose altre conferenze internazionali. Nel 1935 si espresse contro la pena di morte per i prigionieri politici in Bulgaria e nel 1938 fece parte di una commissione che si oppose alla chiusura delle scuole bulgare in Romania.
Ekaterina Karavelova è stata una delle prime e più influenti donne bulgare ad aprire la strada all'affermazione delle donne come difensori dello spirito nazionale bulgaro. Si è dedicata alla difesa dei diritti delle donne per tutta la vita ed è rimasta attiva nelle sfere sociali e culturali della Bulgaria fino alla fine dei suoi giorni.
La sua dedizione alla difesa degli ebrei bulgari fu duratura. All'età di ottantatré anni, percorse da sola le strade di Sofia, determinata a contribuire personalmente a fermare la deportazione degli ebrei bulgari. Tuttavia, trascorsero molti anni prima che fossero gli ebrei bulgari residenti in Israele, e non i bulgari, a fornire prove documentali che il loro salvataggio era dovuto in gran parte agli sforzi di Ekaterina Karavelova.
Ekaterina Karavelova svolse un ruolo cruciale nella fondazione del Comitato per la protezione degli ebrei, lavorando al fianco dello scrittore Anton Strashimirov e dei professori Asen Zlatarov e Petko Stainov.
Il 23 gennaio 1941 fu promulgata la Legge sulla protezione delle nazioni, che regolava le relazioni pubbliche relative allo status delle organizzazioni segrete, al popolo ebraico, alle loro proprietà, nonché alle attività antinazionali e sospette durante la Seconda Guerra Mondiale. Nell'agosto del 1942, un decreto impose misure più severe contro gli ebrei e fu istituito il Commissariato per gli Affari Ebraici (KEV) sotto la direzione di Aleksandar Belev. Agli ebrei bulgari fu imposto di indossare la stella gialla e le loro case e attività commerciali furono contrassegnate con simboli distintivi. Il 2 marzo 1943, il governo bulgaro autorizzò segretamente la deportazione di 20.000 ebrei. Agli ebrei di Sofia fu ordinato di lasciare la capitale entro tre giorni. I leader ebrei contattarono il segretario del re Boris III e Ekaterina Karavelova, la quale promise di parlare direttamente con il re.
Su consiglio del metropolita Stefan, il rabbino capo, il dottor Hananel, condusse diversi delegati a casa di Karavelova, dove redassero insieme una petizione al re. Caterina aggiunse alcune parole: "Sinko, sei un padre, non fare del male a nessuno". La petizione fu sottoscritta da tutti, dopodiché si recarono dalla principessa Eudossia, dal vicario papale monsignor Giuseppe Mazzoli e da alcuni sacerdoti cattolici vicini alla regina Giovanna – nota per la sua compassione verso gli ebrei – per ottenere il loro sostegno.
Ekaterina Karavelova morì il 1º aprile 1947 a Sofia e fu sepolta dietro l'altare della Chiesa dei sette santi, accanto al marito.
Fu sposata con Petko Karavelov, un politico di spicco, leader del Partito Liberale e quattro volte Primo Ministro della Bulgaria. Insieme ebbero tre figlie: Rada (1880-1883), Viola (1884-1934) e Laura (1886-1913).
Le vite dei loro figli furono segnate dalla tragedia. La figlia maggiore, Rada, morì all'età di tre anni a causa di una lunga malattia. Viola sposò il giornalista Joseph Herbst, che scomparve dopo l'attentato alla chiesa di Santa Nedelya, probabilmente ucciso dopo l'arresto. Cadde in una profonda depressione e trascorse il resto della sua vita a Karlukovo, dove morì nel 1934. Laura si tolse tragicamente la vita in seguito a una relazione travagliata con il poeta Pejo Javorov, a sua volta suicida. Ekaterina Karavelova, fino alla propria morte, rimase convinta che Javorov avesse ucciso sua figlia.


ALBAHARI David (1948 - 2023)

  David Albahari (Peć, 15 marzo 1948 – Belgrado, 30 luglio 2023) è stato uno scrittore serbo, emigrato nel 1993 in Canada, nato in Kosovo ...