Mario Rigoni Stern, nato Mario
Rigoni (Asiago, 1º novembre 1921 – Asiago, 16
giugno 2008), è stato un militare e scrittore italiano.
Il suo romanzo più noto è Il sergente nella neve (1953),
un'autobiografia della ritirata di Russia. Legatissimo alla
sua terra, l'Altopiano di Asiago, dalla quale si allontanò
solamente durante il periodo in cui servì come militare durante
la seconda guerra mondiale, era discendente dell'ultimo
cancelliere della Federazione dei Sette Comuni. Primo
Levi lo definì «uno dei più grandi scrittori italiani».
Mario Ilario Rigoni nacque ad Asiago, sull'Altopiano dei
Sette Comuni, il 1º novembre 1921, da Giovanni Battista e Annetta
Vescovi, terzo di sette figli (di cui una femmina). I Rigoni,
contraddistinti dal soprannome "Stern" (in seguito divenuto
secondo cognome), facevano parte della media borghesia ed
erano da diverse generazioni impegnati nei commerci con la pianura,
in cui esportavano prodotti di malga, pezze di lino, lana,
manufatti in legno. Lui stesso venne alla luce sopra la
bottega di famiglia, in uno stabile all'angolo tra via Dante e piazza
Risorgimento. Anche la casata materna aveva un certo prestigio,
avendo dato notai, avvocati e patrioti.
Durante l'infanzia predilesse la vita all'aria aperta, trascorrendo
il tempo tra i pastori e la gente di montagna, e imparò presto a
sciare. Frequentò la scuola fino ai quindici anni, concludendo gli
studi con la terza avviamento professionale per poi
lavorare nel negozio di famiglia. Per quanto riguarda la formazione
letteraria, conobbe a scuola i romanzi di avventura
di Salgari e Verne, accanto ai classici
di Dante, Manzoni e Nievo, ma lesse anche per
conto
proprio Conrad, Stevenson, Tolstoj, Frescura, Lussu, Monelli.
Affascinato dai miti della Grande Guerra e dell'alpinismo
eroico (ma anche per far fronte ai problemi finanziari della
famiglia), nel 1938 presentò domanda per entrare nella Scuola
di
alpinismo di Aosta da cui, dopo una dura selezione, uscì con
la specializzazione di sciatore-rocciatore. Tra i suoi
istruttori si segnalano il maestro di sci Gigi Panei, la guida
alpina Renato Chabod e l'alpinista Giacomo Chiara.
Promosso caporalmaggiore,
combatté come alpino nella divisione Tridentina,
nel battaglione "Vestone", al confine con
la Francia al tempo dell'entrata in guerra dell'Italia nel
1940 al fianco della Germania, poi nell'ottobre dello stesso
anno sul fronte greco-albanese, infine in Russia, una prima
volta nel gennaio del 1942, una seconda nel luglio dello stesso anno,
salutando ancora nel maggio l'aggressione militare con le parole:
«Non vi è stata una guerra più giusta di questa contro la Russia
sovietica: sì, questa guerra che facciamo è come una crociata santa
e sono contento di parteciparvi, anzi fortunato».
Gli indottrinamenti del regime
fascista e le illusioni giovanili di Rigoni cadranno durante la
disfatta e la ritirata degli alpini dalla Russia. Gli alpini erano
rimasti abbandonati nella "sacca" sul fiume Don, privi di
copertura aerea, di istruzioni e di comandanti, soggetti ai ripetuti
attacchi dell'esercito sovietico. Il sergente Rigoni si sentì
responsabile per i suoi uomini e si impegnò al massimo per riuscire
a ripiegare con ordine e ricondurli in patria. Al rientro in Italia
scoprì con rammarico che nessun giornale aveva parlato né
dell'accaduto, né degli scontri e dei morti, anzi i reduci vennero
quasi nascosti, per evitare che si sapesse della disastrosa campagna.
Fatto prigioniero dai tedeschi dopo la
firma dell'armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), rifiutò
di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini e fu
deportato come IMI in un campo di concentramento a
Hohenstein (oggi Olsztynek), in Prussia orientale. Durante
la prigionia tenne un diario dove annotò le sue esperienze in
guerra. Dopo la liberazione del campo durante l'avanzata dell'Armata
Rossa verso il cuore della Germania, rientrò a casa a piedi
attraversando le Alpi, dopo due anni di prigionia, il 5 maggio
1945.
La sua particolare sensibilità lo ha
contraddistinto anche durante la campagna di Russia, iniziata
con inconsapevolezza e baldanza e conclusa con una totale
disillusione sulla politica dei regimi nazifascisti e sulla guerra.
A proposito di questa guerra dirà in
seguito, cambiando drasticamente opinione rispetto al periodo in cui
si arruolò volontario: «I russi erano dalla parte della
ragione, e combattevano convinti di difendere la loro terra, la loro
casa, le loro famiglie. I tedeschi d'altra parte erano convinti di
combattere per il grande Reich. Noi non combattemmo né per
Mussolini, né per il Re, ma per salvare le nostre vite.» (da Ritratti: Mario Rigoni
Stern di Carlo
Mazzacurati e Marco Paolini)
E ancora: «Il momento culminante della mia vita
non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma
quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70
alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono
riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e
riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento,
quello è stato il capolavoro della mia vita…» (da Ritratti: Mario Rigoni
Stern di Carlo
Mazzacurati e Marco Paolini)
Finita la guerra, Rigoni Stern
ritorna ad Asiago, sua città natale, dove rimarrà a vivere
fino alla morte, in una casa da lui stesso costruita. Nel 1946 si
sposa con Anna dalla quale avrà tre figli. Viene assunto presso
l'ufficio imposte del catasto del suo stesso comune;
manterrà questo impiego fino al 1970 quando lo lascerà per ragioni
di salute, soffrendo di problemi cardiaci. Da quel momento si
dedicherà appieno all'attività di scrittore.
Esordisce come scrittore nel 1953,
all'età di 32 anni, con il libro autobiografico Il sergente
nella neve, pubblicato da Einaudi, in cui racconta la sua
esperienza di sergente degli alpini nella disastrosa ritirata di
Russia durante la seconda guerra mondiale. Con quest'opera egli si
colloca all'interno della corrente narrativa neorealista. Il
libro viene pubblicato su indicazione di Elio Vittorini,
conosciuto da Rigoni Stern nel 1951, che suggerì alcune piccole
modifiche stilistiche. Il testo è ricco di ricordi, immagini, storie
che presentano analogie di situazioni, temi e umanità con i libri
scritti da Primo Levi e Nuto Revelli, aventi come
soggetto gli anni di guerra e le storie degli uomini che vissero quel
periodo.
Nel 1956 viene eletto in Consiglio
comunale ad Asiago con una lista che comprende liberali e comunisti e
lascia la Democrazia Cristiana all'opposizione, risulterà
il quinto degli eletti.
Nel novembre del 1964 tornerà in
Consiglio comunale, sempre ad Asiago, nella lista di opposizione
"Stretta fra due mani. Fratellanza, Libertà, Lavoro" e
sarà l'unico consigliere della lista a sedere fra i banchi del
Consiglio.
Alle elezioni politiche del
1968 si candiderà alla Camera dei deputati nelle liste
del PSIUP, ottenendo 881 preferenze e chiudendo terzo nella sua
circoscrizione, non sarà eletto.
In occasione delle elezioni
politiche del 1976 si candida come indipendente per il PCI nel
collegio senatoriale di Bassano del Grappa, chiudendo al secondo
posto e senza essere eletto.
Nel 1977
viene insignito della cittadinanza onoraria di Vestone, col
merito di aver raccontato ne Il sergente nella neve le
gesta degli alpini del "Battaglione Vestone" durante la
ritirata di Russia del '43.
Sul finire degli anni sessanta
collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film per la
televisione del 1970 girato da Ermanno Olmi sulle vicende
delle genti dell'altipiano all'indomani della seconda guerra
mondiale. Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra
natale e ispirati a grande rispetto, amore per la natura e
alla sua passione venatoria. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue
storie quei valori umani e ambientali che egli riteneva molto
importanti. Sono questi i temi dei libri Il bosco degli
urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980).
Rigoni Stern fu un
appassionato cacciatore, come dimostrano le sue opere dedicate
al mondo venatorio. In particolare ricordiamo i celebri Racconti
di caccia.
Lo scrittore ebbe la capacità di
costruire emozioni profonde in poche righe nonché di descrivere il
paesaggio con essenzialità. La narrazione dei luoghi è in sintonia
profonda ed empatica con essi e il rapporto con l'ambiente naturale,
piante e animali, è un rapporto di grande autenticità dove la
natura è certamente armonia ma un'armonia costruita nell'equilibrio
di varie forze contrastanti in

continua lotta per l'esistenza. Nelle
opere di Rigoni si notano influssi letterari di Joseph
Conrad che scoprì da adolescente, di Hemingway di cui
amò le opere, tanto che alcuni racconti di Rigoni Stern (Breve vita
felice e Oltre i prati tra la neve) richiamano alcune opere
dello scrittore statunitense. Sono evidenti anche altri riferimenti
letterari: Tolstoj con le sue descrizioni del paesaggio
russo, la steppa sconfinata, i villaggi di isbe, la povertà e
la semplicità del mondo contadino. Alcuni episodi di opere di
Tolstoj come I cosacchi e I racconti di
Sebastopoli riaffiorano nelle pagine de Il sergente nella
neve e di altri libri. Si nota pure la sensibilità di Čechov di
cui Rigon Stern riprende due citazioni all'inizio di Arboreto
salvatico. La sofferenza vissuta da Rigoni nei lager nazisti richiama
anche l'esperienza dei gulag descritta da Varlam
Šalamov ne I racconti di Kolyma.
Per la sua sensibilità verso il mondo
della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di
Padova gli ha conferito la laurea honoris
causa in scienze forestali e ambientali.
Nel 1999 gira con Marco Paolini un
film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati, Ritratti: Mario
Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di
vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma
anche il rapporto con la montagna e la natura. Il racconto come
veicolo della memoria: per il sergente è doloroso ma fondamentale
per portare agli altri la propria esperienza.
In un'intervista con Giulio Milani nel
2002 Rigoni Stern afferma: «Difatti io dico sempre: spero di non
morire sotto Berlusconi. Non per la mia età, perché potrei
andarmene anche domani, ma per il fatto di avere un po' di speranza
sulla vita e sull'umanità. Direi che Berlusconi non è un uomo che
dà speranza. Eppure, c'è una poesia di García Lorca che
di New York dice: 'Voglio che un bimbo negro annunci ai bianchi
dell'oro l'avvento del regno della spiga.' Perché a volte, vede,
guardandosi intorno, si dice questo mondo economico dove tutto è
virtuale, anche l'economia è virtuale… E allora a un certo punto
diciamo: ci vorrebbe una grande crisi per ridimensionare questa cosa.
Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera
gente… Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per
stravolgere un po' questo mondo, per metterlo sulla strada giusta,
per far capire che non è più la borsa che deve governare…» (da Non
è la Borsa che deve governare)
Nel 2003 associazioni ambientaliste e
dedicate alla salvaguardia della montagna lo propongono come senatore
a vita, ma lo scrittore vicentino, dalla sua residenza di Asiago,
declina l'offerta dichiarando: «Non
abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in
Parlamento. Non è il mio posto.»
Nel novembre del 2007 gli viene
diagnosticato un tumore al cervello; prima di morire si fa
accompagnare dai figli sui luoghi a lui più cari dell'Altopiano:
a Vezzena e a Marcesina in particolare. Durante
la malattia chiede di non essere ricoverato in ospedale, desiderio
che viene soddisfatto.
Mario Rigoni
Stern muore il 16 giugno 2008, poco meno di cinque mesi prima di
compiere 87 anni.
Per sua stessa volontà la notizia della morte
verrà data solo a funerali celebrati. Donò le stesure manoscritte e
dattiloscritte di diverse sue opere al Centro per gli studi
sulla tradizione manoscritta di autori moderni e
contemporanei dell'Università di Pavia.
OpereIl
sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Torino,
Einaudi, 1953, Premio Viareggio Opera Prima. Premio
Bancarellino 1963.
Il bosco degli urogalli, Torino,
Einaudi, 1962.
Quota Albania, Torino, Einaudi,
1971.
Ritorno sul Don, Torino, Einaudi,
1973.
Storia
di Tönle, Torino, Einaudi, 1978. Premio Campiello e Premio
Bagutta.
Uomini, boschi e api, Torino,
Einaudi, 1980.
L'anno della vittoria, Torino,
Einaudi, 1985
Amore di confine, Torino, Einaudi,
1986
Semeghini a Burano, disegni di Pio
Semeghini, fotografie di Ernesto Bachler, A cura di Sergio Grandini
(Natale Mazzuconi), Lugano, 1987.
Il magico kolobok e altri scritti,
Torino, La Stampa, 1989
Il libro degli animali,
Milano-Torino, Emme-Einaudi, 1990; Collana
Collana ET Scrittori, Torino,
Einaudi, 2022
Arboreto salvatico, Torino,
Einaudi, 1991
Compagno orsetto, Trieste, Elle,
1992
Il poeta segreto, Valverde
(Catania), Il Girasole Edizioni, 1992; Le Farfalle, 2018Le voci del Trentino, Trento, La
corda pazza, 1993.
Aspettando l'alba, Genova, il
melangolo, 1994.
Le
stagioni di Giacomo, Torino, Einaudi, 1995. Premio Grinzane Cavour, Premio
Comisso 1996[.
Sentieri sotto la neve, Torino,
Einaudi, 1998
Inverni lontani, Torino, Einaudi,
1999
Tra due guerre e altre storie,
Torino, Einaudi, 2000
L'ultima partita a carte, Torino,
Einaudi, 2002
Aspettando l'alba e altri
racconti, Torino, Einaudi, 2004
Stagioni, Collana L'Arcipelago
n.105, Torino, Einaudi, 2006.
Quel Natale nella steppa, a cura
di G.A. Cerrutti, Collana Nativitas n. 46, Novara, Interlinea,
2006
Geometrie di civiltà. Gli
urogalli di Bolley, Collana Cahier n.152, Museo Nazionale della
Montagna, 2006
Dentro la memoria. Scritti
dall'Altipiano, A cura di Giuseppe Mendicino, Rozzano (MI),
Editoriale Domus, 2007.
Ermanno Olmi e Mario Rigoni
Stern, Il sergente nella neve. La sceneggiatura, a cura di Gian
Piero Brunetta, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi,
2008
Can de toso, mi fai morire.
Ritratto della madre, A cura di Giuseppe Mendicino, Collana Quaderni
di prosa e di invenzione, Milano, Henry Beyle, 2013
Il cardo di Tolstoj e altre prose
letterarie, A cura di Giuseppe Mendicino, Collana Piccola biblioteca
oggetti letterari, Milano, Henry Beyle, 2014
Lettere editoriali (1951-1980), a
cura di Eraldo Affinati, Torino, Einaudi, 2018. [Edizione a
tiratura limitata a 1000 copie].
Storie vestonesi. Ricordi del
"Sergente" (1974-1992), a cura e con una introduzione di
Giancarlo Marchesi, Collana Confronti, Brescia, Grafo, 2018
RaccolteStorie dall'Altipiano, a cura e
con un saggio introduttivo di Eraldo Affinati, Collana I
Meridiani, Milano, Mondadori, 2003
I racconti di guerra, a cura
dell'Autore, Introduzione di Folco Portinari, Collana ET
Biblioteca n. 17, Torino, Einaudi, 2006
Le vite dell'Altipiano. Racconti
di uomini, boschi e animali, Introduzione di Giorgio Bertone,
Collana ET Biblioteca n. 39, Torino, Einaudi, 2008, 2015
Trilogia dell'Altipiano. Storia
di Tönle. L'anno della vittoria. Le stagioni di Giacomo,
Introduzione di Eraldo Affinati, Collana Super ET, Torino, Einaudi,
2010
Racconti di caccia, Collana Super
ET, Torino, Einaudi, 2011