Augusto Frassineti (Faenza, 30
novembre 1911 – Roma, 31 marzo 1985) è
stato uno scrittore e traduttore italiano.
La sua produzione letteraria è tra le più complesse e raffinate
nell'ambito della nostra letteratura postmoderna. La sua opera
principale è Misteri dei Ministeri.
Augusto Frassineti nasce in un'abbiente famiglia borghese. La
prima parte della sua vita è simile all'infanzia e
all'adolescenza di tanti giovani italiani di quegli anni,
condizionata cioè da una rigida educazione tesa a un rigoroso
controllo morale e a un severo indottrinamento religioso.
Negli anni trenta studia filosofia a Bologna,
frequentando in particolare le lezioni di Roberto Longhi. A
questo periodo risalgono le sue prime amicizie intellettuali: Attilio
Bertolucci, Giorgio Bassani, "Momi" Francesco
Arcangeli e Cesare Gnudi. Si lega agli ambienti della
lotta antifascista clandestina del movimento "Giustizia
e Libertà".
Laureatosi,
ottiene i primi incarichi di insegnante. Dichiarerà:
Credo che fosse quello il mestiere giusto per me, e lo rimpiango. Nel 1940 sposa
Enrichetta Giorgi, che resterà la compagna di tutta la sua vita.
La seconda guerra mondiale rappresenta il tragico
spartiacque della vita di Frassineti, come fu del resto per l'intera
sua generazione. L'esperienza bellica segnerà in modo decisivo le
sue scelte future: fatto prigioniero nel 1943 in Sicilia, viene
portato nei campi di concentramento degli Alleati prima
in Algeria, poi in Tunisia e infine in Marocco. È
costretto a patire umilianti privazioni fisiche e morali, e
a Casablanca si ammala di una grave infiltrazione
polmonare, i cui postumi lo segneranno per il resto della vita.
È quindi trasferito in Francia, dove le sue condizioni
migliorano al punto che, sul finire della guerra, partecipa
attivamente alla Resistenza, collaborando con le truppe degli
Alleati. In virtù dell'attività svolta in questo periodo,
nell'immediato dopoguerra il ministro Lussu gli
affida la direzione del Servizio Reduci dell'appena costituito
Ministero dell'Assistenza Postbellica. Si stabilisce dunque a Roma,
ma, nonostante la legge vieti espressamente il declassamento, si
ritrova trasferito in un altro Ministero, retrocesso al grado minore
della gerarchia burocratica: l'avventiziato.
Gli anni Cinquanta segnano l'ingresso di Frassineti nel mondo delle
lettere e della cultura dell'Italia. Al 1952 risale la prima edizione
di Misteri dei Ministeri, uno dei testi più corrosivi sulla
burocrazia centrale. In questi anni Frassineti frequenta
attivamente gli ambienti legati alla rivista letteraria "Il
Caffè" di Giambattista Vicari (1952-1977). Nella
redazione di questa coraggiosa pubblicazione indipendente, situata in
realtà nella stessa casa romana di Vicari, Frassineti si farà
conoscere e apprezzare da molti intellettuali di punta di
quell'epoca, stringendo a volte duraturi sodalizi: da Ennio
Flaiano a Mario Soldati, da Giorgio Manganelli —
che lo aiuterà anche economicamente in momenti di difficoltà —
a Luigi Malerba, da Mino Maccari a Gianni Celati,
da Italo Calvino a Pier Paolo Pasolini. Molti di
questi personaggi elogiarono nei loro scritti le opere dell'autore, e
Calvino lo chiamerà un "satirico senza illusioni",
ricollegando la sua opera alla nobile tradizione che
da Aristofane arriva a Ionesco, passando per Swift.
Così ne parla
Giorgio Manganelli nell'articolo "Anche l'eden è burocrazia"
scritto nel 1974:
Prosatore di singolare e riposata raffinatezza, maneggiatore
impassibile ed impeccabile di un'arguta sintassi, delicato
delibatore di sinonimi e contrari, lessicografo ghiotto
e di molto palato.
Ma il rapporto col mondo culturale di quegli anni non fu dei più
facili, e l'autore si vide progressivamente emarginato, nonostante il
plauso e i consensi che la sua opera da sempre suscita presso una
limitata cerchia di lettori colti. Gli unici riconoscimenti pubblici
gli verranno dalla sua attività di traduttore. La sua resa
di Gargantua e Pantagruel di François Rabelais è
unanimemente riconosciuta, negli ambienti specialistici, come la
migliore e tuttora insuperata, e gli varrà il Premio
Monselice 1981.Muore nel sonno, a Roma, ormai sua città d'elezione, nel 1985.
In un suo aforisma
aveva così sintetizzato il suo impegno intellettuale:
Il
solo impiego razionale della ragione sta nella ricerca ragionata
delle ragioni delle infinite sragionevolezze dell'animale ragionevole
uomo.
Opere
Narrativa
- Misteri dei Ministeri, unico "romanzo" di Frassineti, di
cui si susseguirono nel tempo tre edizioni: la prima, con una ristampa, risale al 1952, e uscì per
l'editore Guanda di Parma; la seconda edizione apparve nel 1959 per i tipi di Longanesi,
con una ristampa nel 1964 la terza e definitiva edizione, edita nel 1973 dalla Einaudi,
con nota in sovracoperta di Italo Calvino, è stata ristampata
solo di recente, nel 2004, sotto una nuova veste grafica da una
nuova casa editrice, la romana Kami.
Le altre opere narrative pubblicate da Frassineti sono le
raccolte di novelle:
- L'unghia dell'asino (Garzanti 1959);
- Un capitano a riposo (Feltrinelli 1963), che contiene: Atti della vita di un Capitano a riposo, Un Cesarino o
due, Leggina
Leggina Legge Regina, Lo Spirito
delle Leggi, Relazione al
Congresso
- Tre bestemmie uguali e distinte (Feltrinelli 1969), che
contiene: Bambini da questa parte, Il Faro delle
Genti, Il cittadino
di Bellagio
- Una quarta, breve silloge di novelle apparve postuma, nel
1989, per le edizioni Il Mulino di Bologna.
Intitolata Lo spirito delle leggi, comprendeva in realtà,
rielaborati e rivisti all'inizio degli anni ottanta, quattro
racconti tratti dalle due precedenti raccolte (L'unghia
dell'asino e Un capitano a riposo), cioè: Leggina Leggina Legge Regina, Il futuro è
già terminato, Celestino
Calò, Relazione al
Congresso
"
Autore di un solo libro (poiché i pochi altri sono in pratica
corollari e annessi della sua 'summa ministerialis')" è
definito Frassineti dall'autore della nota in appendice a Lo
spirito delle leggi. Anche a un confronto poco approfondito, infatti,
emerge chiaramente come tutti questi racconti mantengano inalterati
lo stile e le tematiche di Misteri dei Ministeri, e si
presentino quali integrazioni e varianti del macrocosmo che si
squaderna nell'opera maggiore.
Poesia
Frassineti è autore di due sillogi poetiche:
- Vita! Vita! Vita!: uscì nel 1966 per i tipi dell'editrice Alfa di
Bologna, con veste grafica a cura dell'artista concettuale Gastone
Novelli. In questa raccolta si apprezzano riprese dal futurismo,
soprattutto per quanto riguarda l'impostazione tipografica.
- Tutto Sommato, stampata dall'editrice milanese All'insegna
del pesce d'oro nel 1985, anno della morte di Frassineti, raccoglie
versi composti dal 1959 al 1983, una meditazione amara e realistica
sulla vita in poesie di impianto tradizionale e di
tono epigrammatico.
Teatro
Il rapporto col teatro è stato molto importante per
Frassineti. Egli vi profuse molta energia, non ottenendo sempre i
riscontri sperati. Paradossalmente il suo più grande successo
teatrale non gli derivò dall'impegno diretto, ma dalla sua
narrativa: l'11 novembre 1959, infatti, Dario Fo e Franca
Rame riportarono un buon risultato, sui palcoscenici milanesi,
con la pièce Gli arcangeli non giocano a flipper, ispirata ad
alcuni brani di Misteri dei Ministeri e delle raccolte di
novelle. I suoi primi lavori sono frutto di collaborazioni.
- Isabella comica gelosa, 1955, con lo scrittore sardo Giuseppe
Dessì
- Teo, o L'acceleratore della storia. Ipotesi fantastiche ma probabili
sui fasti e nefasti della cibernetica nella civiltà di massa, nato
dalla collaborazione con Manganelli, nel 1966;
il dramma umoristico
che fu trasmesso in radio dalla RAI il 18 aprile
1967.
- Il tubo e il cubo, 1966 (primo testo teatrale scritto totalmente di
suo pugno, a cui seguirono:
- Innamorati in trappola (1968)
- Tre bestemmie uguali e distinte, magari quattro (1969)
- La farsa dei tre gobi (1974).
Compose anche il libretto per l'opera
lirica Gargantua di Azio Corghi, la cui prima andò in
scena al Teatro Regio di Torino la sera del 2
maggio 1984. Fu infine coautore, intorno alla metà degli anni
settanta, insieme a Pasolini, Moravia, Carlo
Levi, Furio Colombo ed Enzo Siciliano tra gli
altri, di un recital poetico e musicale scritto per
l'attrice Laura Betti, dal titolo Potentissima signora, che
non fu mai rappresentato.
Sceneggiature
cinematografiche
Frassineti collaborò anche ad alcune sceneggiature cinematografiche,
quali: Lo svitato di e con Dario Fo (1956), Ti-Koyo e il suo pescecane con Ottavio Alessi e con
il regista Folco Quilici (1962), Italiani brava gente con Ennio De Concini e con il
regista Giuseppe De Santis (1966).
Traduzioni
È la sua attività di traduttore a valergli, a tutt'oggi, i
riconoscimenti più unanimi. Frassineti, assertore di una traduzione
libera in grado di essere più fedele al testo proprio nel momento in
cui se ne distacca, tradusse molto, dal francese e
dall'inglese. Ricordiamo, in ordine sparso: la già citata traduzione di Gargantua e Pantagruele, Il romanzo dei comici di
campagna da Scarron (Firenze,
Sansoni 1982),, L'arte di fare fortuna da Béroalde de Verville (Torino,
Einaudi, collana "I millenni", 1989),, Il nipote di Rameau da Diderot (Torino, Einaudi,
1984; nuova edizione: Macerata, Quodlibet, 2010),, la Pantagruelina prognosticazione ancora da Rabelais.
Anche sul versante della traduzione poetica Frassineti si è
cimentato con dei giganti: la sua traduzione dell'Ode sopra un'urna
greca di John Keats, ad esempio, è considerata magistrale
(A. Frassineti, Una traduzione da Keats, edizione limitata con
esemplari numerati; Roma, Marsia, 1959)