venerdì 24 aprile 2026

MALET Léo (1909 - 1996)

 

Léo Malet
 (Montpellier, 7 marzo 1909 – Châtillon, 3 marzo 1996) è stato uno scrittore francese.
Insieme a Georges Simenon e ad André Héléna è stato uno dei maggiori rappresentanti del romanzo poliziesco in lingua francese.
Entrambi i genitori (la madre era sarta e il padre impiegato) morirono di tubercolosi tra il secondo e il terzo anno di vita di Leo. Rimasto orfano, venne allevato dal nonno, che lo iniziò alla letteratura.
A quindici anni lavorò come fattorino in una banca, da cui venne licenziato per aver distribuito il giornale anarchico "L'Insurge'". A sedici anni si trasferì a Parigi dove incontrò André Colomer, che lo introdusse negli ambienti anarchici. Collaborò come freelance alle pubblicazioni del movimento (l'En dehors, l'Insurgé, Journal de l'Homme aux Sandales, La Revue Anarchiste).
In gioventù esercitò diversi mestieri: commesso, magazziniere da Hachette, operaio, lavatore di bottiglie, venditore di giornali e comparsa, soprattutto per i film sceneggiati dall'amico Jacques Prévert. Conobbe persino il carcere minorile, dove finì per vagabondaggio. Nel 1925 debuttò come chansonnier al cabaret Vache énragée.
Nel 1931, su invito di André Breton, si avvicinò all'ambiente surrealista, facendo amicizia con Dalí, Tanguy, Prévert. Nel 1932 il suo nome comparve nel primo dei dodici manifesti del surrealismo e vi restò legato fino al 1949. Scrisse tra l'altro alcune raccolte di poesie surrealiste: Ne pas voir plus loin que le bout de son sexe (1936), J'arbre comme cadavre (1937) e Hurle a la vie (1940). Venne espulso dal movimento perché accusato di essere diventato "il seguace di una pedagogia poliziesca". Si sposò con Paulette Doucet e insieme fondarono il Cabaret du Poète Pendu.
Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 iniziò a scrivere
polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. In particolare, con lo pseudonimo di Frank Harding, creò il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli.
Nel 1943 pubblicò 120, Rue de la Gare, con cui esordì il suo personaggio più celebre, l'investigatore privato Nestor Burma, che sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa un'interessante "serie nella serie" intitolata I nuovi misteri di Parigi, che va dal 1954 al 1959 e che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso arrondissement di Parigi. Sarà proprio il personaggio di Nestor Burma a far riscuotere a Malet i primi consensi di pubblico (mentre la critica lo "riscoprirà" parecchi anni più tardi), guadagnandosi l'onore di alcune trasposizioni fumettistiche a opera di Jacques Tardi, cinematografiche, e di una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi, con protagonista l'attore Guy Marchand.
In secondo piano rispetto a quella di giallista, ma comunque degna di nota, è la sua attività di scrittore di romanzi del genere cappa e spada, circoscritta al periodo tra il 1944 e il 1945. Nel 1948 venne insignito del Grand prix de littérature policière. Nel 1958 la serie I nuovi misteri di Parigi fu premiata con il Gran Prix de l'Humour noir.

Opere
Serie con Nestor Burma
Le inchieste di Nestor Burma
120, Rue de la Gare (120, Rue de la Gare, 1943),, trad. Eugenio Rizzi, Editori Riuniti, 1996; trad. Federica Angelini, Fazi, 2003;
Un ricatto di troppo (Nestor Burma contre C.Q.F.D., 1945),, trad. Federica Angelini, Fazi, 2006;
L'Homme au sang bleu (1945)
Nestor Burma e il mostro (Nestor Burma et le Monstre, 1946), trad. Federica Angelini, Fazi, 2018;
Il quinto processo (Le cinquième procédé, 1948), trad. Federica Angelini, Fazi, 2007;
Hélène en danger (1949)
Les Paletots sans manches (1949)
Nestor Burma en direct (1967) pubblicato inizialmente come 6/35 contre 819
Nestor Burma revient au bercail (1967)
Drôle d'épreuve pour Nestor Burma (1968)
Un croque-mort nommé Nestor (1969)
Nestor Burma dans l'île (1970)
Nestor Burma e la bambola (Nestor Burma court la poupée, 1971 riscrittura di Coliques de plomb, 1948), trad. Federica Angelini, Fazi, 2019;
La Femme sans enfant (1981), incompiuto
Le Deuil en rouge (1981), incompiuto

I nuovi misteri di Parigi
Il sole sorge dietro il Louvre (Le soleil naît derrière le Louvre, 1954), trad. Mario Morelli, Furto d'autore, Il Giallo Mondadori n. 2421, 1995; trad. Federica Angelini, Fazi, 2006;
Primo piano sul cadavere (Gros plan du macchabée, 1949), trad. Federica Angelini, Fazi, 2020;
Chilometri di sudari (Des kilomètres de linceuls, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2004;
Febbre nel Marais (Fièvre au Marais, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2002;
La notte di Saint-Germain-des-Prés (La nuit de Saint-Germain-des-Prés, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2003;
I ratti di Montsouris (Les rats de Montsouris, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2002;
Un cadavere in scena (M'as-tu vu en cadavre?, 1956), trad. Federica Angelini, Fazi, 2007;
Baraonda agli Champs-Elysées (Corrida aux Champs-Elysées, 1956), trad. Federica Angelini, Baraonda sugli Champs-Elysées, Fazi, 2004 poi 2008;
Tutti muti a La Muette (Pas de bavards à la Muette, 1956), trad. Giuseppe Pallavicini, Nestor Burma e la spilla a forma di cuore, Il Giallo Mondadori n. 2275, 1992; trad. Federica Angelini, Fazi, 2005;
Nebbia sul ponte di Tolbiac (Brouillard au pont de Tolbiac, 1956), trad. Federica Angelini, Fazi, 2002;
Le acque torbide di Javel (Les eaux troubles de Javel, 1957), trad. Federica Angelini, Fazi, 2016;
Il boulevard delle ossa (Boulevard... ossements, 1957), trad. Federica Angelini, Fazi, 2017;
Delitto al luna park (Casse-pipe à la Nation, 1957), trad. Giuseppe Pallavicini, Il Giallo Mondadori n. 2403, 1995; poi Fazi, 2017;
Morte a Saint-Michel (Micmac moche au Boul' Mich, 1957), trad. Federica Angelini, Fazi, 2005;
Pandemonio a rue des Rosiers (Du rébecca rue des Rosiers, 1958), trad. Federica Angelini, Fazi, 2003;
Il cadavere ingombrante (L'envahissant cadavre de la plaine Monceau, 1959), trad. Giuseppe Pallavicini, come Nestor Burma e il cadavere ingombrante, Il Giallo Mondadori n. 2343, 1993; poi, Fazi, 2018

Trilogia nera
La vita è uno schifo (La vie est dégueulasse, 1947 poi Il fait toujours nuit, 1980), trad. Luigi Bergamin, Metrolibri, 1992 poi Fazi, 2000;
Il sole non è per noi (Le soleil n'est pas pour nous, 1949), trad. Luigi Bergamin, Metrolibri, 1993 poi Fazi, 2001;
Nodo alle budella (Sueur aux tripes, 1969), trad. Luciana Cisbani, Metrolibri, 1993 poi Fazi, 2002

Altri romanzi
L'ombra del grande muro (L'Ombre du grand mur oppure À l'ombre du grand mur, 1943 poi Alerte!, 1964), trad. Giuseppe Di Liberti, Fazi, 2004

Antologie
Trilogia nera, a cura di Luigi Bernardi, Collana Le porte n.82, Fazi, 2003; Mondolibri, 2004; Collana Darkside n.65, Fazi, 2022. contiene La vita è uno schifo, Il sole non è per noi e Nodo alle budella
Le inchieste di Nestor Burma vol. 1, Fazi, 2008; contiene Chilometri di sudari, Baraonda agli Champs-Élysées e Morte a Saint-Michel
Le inchieste di Nestor Burma vol. 2, Fazi, 2008, contiene Un ricatto di troppo, Il quinto processo e Il sole sorge dietro il Louvre;


giovedì 23 aprile 2026

St AUBYN Edward (1960 - viv.)

 

Edward St Aubyn 
(Cornovaglia, 14 gennaio 1960) è uno scrittore e giornalista britannico. È l'autore di sette romanzi, di cui Mother's Milk figura tra i titoli finalisti per il Man Booker Prize 2006, ha vinto il Prix Femina Étranger 2007 e si è aggiudicato il premio South Bank Sky Arts del 2007 nella categoria letteratura. Il suo primo romanzo, Never Mind (1992) gli ha valso il premio Betty Trask. On the Edge (1998) è stato uno dei finalisti per il Guardian Fiction Prize.
Ha frequentato la Westminster School e il Keble College, presso l'Università di Oxford.
Cinque dei romanzi di St Aubyn, Never Mind, Bad News, Some Hope, Mother's Milk, e At Last compongono il ciclo narrativo de I Melrose. Nel 2013, essi sono stati pubblicati in un unico tomo da Neri Pozza, per la collana Bloom, fatta eccezione per l'ultimo capitolo, uscito separatamente. I romanzi si basano sulla vita dell'autore, cresciuto in una disfunzionale famiglia dell'alta borghesia britannica, il quale ha affrontato la morte di entrambi i genitori, problemi di alcolismo, una dipendenza da eroina, e successivamente la guarigione, il matrimonio e la paternità.
Nel 2012, Mother's Milk è stato adattato per il grande schermo. La sceneggiatura è stata scritta da St Aubyn e dal regista Gerald Fox. Vi compaiono Jack Davenport, Adrian Dunbar, Diana Quick, e Margaret Tyzack nel suo ultimo ruolo.
Nel 2018 il ciclo de I Melrose è diventato una serie televisiva britannica di cinque episodi ideata da David Nicholls e avente per protagonista Benedict Cumberbatch.


Opere
Pentalogia I Melrose
Non importa (Never Mind, 1992), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
Cattive notizie (Bad News, 1992), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
Speranza (Some Hope, 1994), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
La famiglia Melrose (Mother's Milk, 2005), Torino, Einaudi, 2007 traduzione di Maurizio Bartocci
Lieto fine (At Last, 2012), Vicenza, Neri Pozza, 2013 traduzione di Luca Briasco

Altri romanzi
On The Edge (1998)
Via d'uscita (A Clue to the Exit, 2000), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
Senza parole (Lost for Words, 2014), Vicenza, Neri Pozza, 2014 traduzione di Luca Briasco
La follia di Dumbar (Dunbar, 2017), Vicenza, Neri Pozza, 2019 traduzione di Ada Arduini
Doppio cieco (Double Blind (2021), Vicenza, Neri Pozza, 2022 traduzione di Luca Briasco

mercoledì 22 aprile 2026

LA SPINA Silvana (1945 - viv.)

 

Silvana La Spina
 (Galliera Veneta, 1945) è una scrittrice italiana.
Nata in provincia di Padova da padre siciliano e madre veneta, dopo gli studi in collegio si sposò, a 18 anni, contro la volontà dei genitori: il matrimonio fu però annullato dal Tribunale della Rota Romana. Si è poi trasferita a Catania, dove vive; la Sicilia è ambientazione principale delle sue opere. 
Morte a Palermo è il primo romanzo in cui "crea il personaggio del commissario Santoro, capace di sentenziare con piena saggezza sicula sugli uomini e sul mondo" le procurò il premio Mondello. In seguito, nel 1993, ha vinto il Premio letterario Piero Chiara per il romanzo Scirocco (1992) e con L’amante del Paradiso (1997) ha conquistato il prestigioso premio Grinzane Cavour.

Opere
Narrativa
Morte a Palermo, Milano, La tartaruga, 1987
L'ultimo delitto di madame, 1987
Scirocco e altri racconti, Milano, La tartaruga, 1992
L'ultimo treno da Catania, Milano, Bompiani, 1992
Quando Marte è in Capricorno, Milano, Bompiani, 1994
Un inganno dei sensi malizioso, Milano, Mondadori, 1995
Bellarosa, Milano, La tartaruga, 1997
L'amante del paradiso, Milano, Mondadori, 1997
Penelope, Milano, La tartaruga, 1998
Morte a Palermo, Milano, Baldini & Castoldi, 1999 (Milano, Et al, 2013)
La creata Antonia, Milano, Mondadori, 2001
Uno sbirro femmina, Milano, Mondadori, 2007
La bambina pericolosa, Milano, Mondadori, 2008
Un cadavere eccellente: una nuova indagine per lo sbirro femmina, Milano, Mondadori, 2011
La continentale, Milano, Mondadori, 2014
L'uomo che veniva da Messina, Firenze, Giunti, 2015
L'uomo del Viceré, Vicenza, Neri Pozza, 2021
Angelica, Vicenza, Neri Pozza, 2022
Penelope, La Tartaruga, 2023
L' uomo di zolfo. Il romanzo di Luigi Pirandello, Bompiani, 2023
L' ombra dei Beati Paoli, Neri Pozza, 2024
Un rebus per Leonardo Sciascia, Marsilio, 2025

Saggi
La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri), Milano, Bompiani, 2006

martedì 21 aprile 2026

FOIS Marcello (1960 - viv.)

 

Marcello Fois
 (Nuoro, 20 gennaio 1960) è uno scrittore, commediografo e sceneggiatore italiano.
Nel 1986 si laurea in italianistica presso l'Università di Bologna. È un esponente della "nuova letteratura sarda".
Nel 1989 scrive il suo primo romanzo, Ferro Recente, che, grazie a Luigi Bernardi della Granata Press, viene pubblicato nel 1992 in una collana di giovani autori italiani, nella quale figurano anche i primi libri di Carlo Lucarelli e Giuseppe Ferrandino. Negli stessi anni ha contribuito infatti a fondare, con Loriano Macchiavelli, Carlo Lucarelli e Alda Teodorani, il gruppo 13, associazione di giallisti dell'area bolognese che ha lo scopo di dare maggiore impulso al giallo italiano. Sempre nel 1992 vince (ex aequo con Mara De Paulis) il Premio Italo Calvino con Picta, pubblicato nel 1995 dalla casa editrice Marcos y Marcos; nel 1997, per Nulla (con cui inizia la collaborazione con la casa editrice Il Maestrale), riceve il Premio Dessì.
Nel 1998, ancora per Il Maestrale, esce Sempre caro, primo romanzo di una trilogia (proseguita con Sangue dal cielo e L'altro mondo), ambientata nella Nuoro di fine Ottocento e che ha come protagonista un avvocato, Bustianu, personaggio per il quale Fois si è ispirato a un avvocato e poeta nuorese realmente esistito: Sebastiano Satta.
Oltre che alla narrativa, Fois si dedica anche alla sceneggiatura, sia televisiva (Distretto di polizia, L'ultima frontiera) che cinematografica (Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni), e al teatro per cui ha scritto L'ascesa degli angeli ribelli, Di profilo, Cerimonia con Marinella Manicardi, Filippo Morelli, Mirella Mastronardi (segnalata al Premio UBU come giovane attrice non protagonista), Stazione (un atto unico per la commemorazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna), Terra di nessuno e Cinque favole sui bambini (trasmesso a puntate da Radio 3 Rai). Dal suo racconto Quello che manca, pubblicato nel 2005 nell'antologia Crimini,
pagg. 279 - 303, è stato tratto un episodio dell'omonima fiction televisiva, trasmesso nel 2007 da Rai 2.
Ha scritto il libretto operistico tratto dal romanzo di Valerio Evangelisti Tanit (2006).
Nel 2007 con Giulio Angioni e Giorgio Todde è fra i fondatori del festival letterario L'isola delle storie di Gavoi.

Opere
Narrativa

Ferro Recente, Granata Press, 1992; poi ristampato da Einaudi nel 1999
Meglio morti, Granata Press, 1993; poi ristampato da Einaudi nel 2000
Falso gotico nuorese, Condaghes, 1993; poi inserito in "Materiali", Il Maestrale 2002
Picta, Marcos y Marcos, 1995; poi ristampato da Frassinelli nel 2003
Il silenzio abitato delle case, Moby Dick, 1996
Gente del libro, Marcos y Marcos, 1996
Sheol, Hobby & Work Publishing, 1997
Nulla, Il Maestrale, 1997
Sempre caro, collana ET, prefazione di Andrea Camilleri, Il Maestrale 1998, Torino, Einaudi, 2015 [1998]
Radiofavole (racconti in musica con CD; con Fabrizio Festa), Moby Dick, 1998
Gap, Frassinelli, 1999
Sangue dal cielo (con prefazione di Manuel Vázquez Montalbán), Il Maestrale/Frassinelli, 1999
Sola andata, EL, 1999
Cerimonia, CLUEB, 2000
Compagnie difficili (con Albert Sánchez Piñol), Literalia, 2000
Dura madre, Einaudi, 2001
Piccole storie nere, collana ET, Torino, Einaudi, 2010 [2002].
L'altro mondo, Il Maestrale/Frassinelli, 2002
Materiali, Il Maestrale, 2002 (ristampa di vari scritti già editi)
Tamburini. Cantata per voce sola, Il Maestrale, 2004
Memoria del vuoto, Einaudi, 2006
Stirpe, Einaudi 2009
Paesaggi d'autore, (con Alberto Masala), Diabasis, 2010
Carne, Guanda, 2012
Nel tempo di mezzo, Einaudi 2012
L'importanza dei luoghi comuni, Einaudi 2013
Luce perfetta, Einaudi 2015
Ex voto, Minimum fax, 2015
Con Alberto Masala, La formula esatta della rivoluzione, a cura di T. Porcella, collana Rivoluzioni, Pisa, Istos Edizioni, 2016
I Chironi, collana Super ET, Torino, Einaudi, 2017
Del dirsi addio, collana ET Scrittori, Torino, Einaudi, 2018
Pietro e Paolo, collana Super ET, Torino, Einaudi, 2020
La mia Babele, Solferino, 2022


lunedì 20 aprile 2026

SARDUY Severo (1937 - 1993)



Severo Sarduy (Camagüey, 25 febbraio 1937 – Parigi, 8 giugno 1993) è stato un poeta, scrittore e critico d'arte cubano naturalizzato francese.
È ritenuto una delle figure centrali del cosiddetto post-Boom della letteratura latinoamericana e un rappresentante del postmodernismo.
Severo Felipe Sarduy Aguilar nasce il 25 febbraio 1937 a Camagüey, Cuba. Sul giorno della propria nascita, lo stesso Sarduy scrive: «Nacqui, dunque, annegato. Una levatrice nera e obesa, Inés María, mi tirò fuori, la poverina come poté: uscii viola e con la bocca aperta, come in quel quadro di Munch, in un grido silenzioso. A forza di sberle e sculacciate riuscì finalmente a trasformare quel grido muto in un grido sonoro. Non appena fui in grado di dare un segno di vita, feci il gesto caratteristico della famiglia Sarduy: aggrottare le sopracciglia in un certo modo. Una santera - mi ha giurato mia madre quando la vidi qualche anno fa (credo che non ci vedremo più) - consigliò che cercassero una medaglietta di Santa Teresa d'Ávila (si doveva vedere la penna): Sarà - disse catalettica - scrittore.» (Severo Sarduy, Severo Sarduy (1937...), 1999)
Il padre, Severo Sarduy Ruiz, è un ferroviere proveniente da una famiglia di quattordici fratelli. Il nonno paterno, Severo Sarduy Machado, era un mambí che aveva combattuto nella guerra di indipendenza di Cuba come parte della scorta di Máximo Gómez. La famiglia della madre, invece, era meno numerosa: aveva solo due fratelli, Ernesto e Gabriel.
Quando Severo ha quattro mesi, la famiglia si trasferisce a Colonia María, nella parte centrale dell'isola. Lì vive fino al 1941, anno in cui la famiglia fa ritorno a Camagüey. Nel 1950 Sarduy entra all'istituto di istruzione secondaria di Camagüey e termina gli studi in Scienze e Lettere nel 1955. Durante tutti questi anni, è il primo del suo corso. In questa fase della sua giovinezza, vive in un ambiente molto stimolante dal punto di vista culturale: la sua casa è meta di scrittori e poeti.
Nel 1956 si trasferisce a L'Avana per studiare medicina, arte e letteratura. Sono gli ultimi anni del governo di Fulgencio Batista, e a seguito degli scioperi organizzati dagli studenti contro il regime, l'università viene chiusa. Durante gli anni dell'università, Sarduy collabora con la rivista Ciclón. Dopo il trionfo della Rivoluzione, scrive per Diario Libre, del quale dirige la pagina letteraria, e per Lunes de la Revolución, come critico letterario e d'arte. Nel 1959 riceve una borsa di studio per specializzarsi come critico d'arte a Madrid. Non passa nemmeno un mese che un incidente politico tra Cuba e la Spagna gli impedisce di proseguire il suo corso. Decide quindi di recarsi a Parigi, e in seguito ad Amsterdam e in Italia, dove incontra il filosofo ed editore François Wahl, che sarà per sempre il suo compagno.
Nel 1960, grazie a una sovvenzione del governo cubano, si trasferisce a Parigi, dove studia storia dell'arte presso l'École du Louvre. A Parigi si unisce al gruppo degli scrittori strutturalisti, collabora con la rivista Tel Quel e lavora per le Éditions du Seuil come sceneggiatore per la radio e la televisione francese. Non farà più ritorno a Cuba.
Nel settembre del 1960, il governo cubano chiede agli studenti di fare ritorno in patria. Sarduy decide di rimanere a Parigi, desideroso di finire il suo primo romanzo, già in fase di creazione, e di proseguire i suoi studi. Chiede l'estensione della sua borsa di studio, ma non riceve mai risposta. Per il suo rifiuto di tornare a Cuba sarà considerato un "traditore controrivoluzionario".
Fino al settembre del 1960 prosegue la sua collaborazione con la rivista Lunes de la Revolución e nel 1961 appaiono alcuni dei suoi lavori nella rivista Artes Plásticas. Studia critica d'arte presso
l'École du Louvre e viene nominato studente titolare presso l'École pratique des hautes études dell'Università della Sorbona, dove studia arte greca e metodologia strutturalista con Roland Barthes. Segue anche alcuni corsi con Roger Bastide.
Scrive Sarduy sull'incontro con Roland Barthes: «La prima persona che conobbi in Europa fu François Wahl. Lo conobbi a Roma, nella Cappella Sistina. Fu più di trent'anni fa e, in questo momento, sta leggendo ciò che scrivo, foglio per foglio. Lui, non appena arrivammo a Parigi, mi presentò uno dei suoi migliori amici. Era uno scrittore francese, si definiva un "sociologo". Lo incontrai in rue du Dragon. Articolava il francese molto bene. Gli dissi che il mio non era molto buono, ma che la fonetica poteva funzionare. Rispose: "Sarai molto fonetico, ma non fonologico". E iniziammo a ridere. Ridiamo sempre. Di questo e di tutto. Era Roland Barthes.» (Severo Sarduy, Para una biografía pulverizada..., 1991)
Parigi diventa per Severo Sarduy un ambiente propizio e stimolante. Stringe amicizia con Philippe Sollers, partecipa a riunioni di gruppo e seminari e pubblica poesie e articoli sulla rivista Tel Quel. Il rapporto di amicizia e cameratismo intellettuale più importante in quel momento è quello che lo unisce a Roland Barthes. Nonostante la differenza di età, ci sono molte cose che i due condividono: entrambi nutrono un'avversione viscerale per le ideologie; entrambi sono interessati agli sviluppi formali della pittura contemporanea e provano lo stesso fascino per il teatro, non solo come spettacolo, ma come modello di interpretazione semiotica. Sarduy impara molto grazie a
Barthes, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo dell'apparato di analisi linguistica sviluppata dallo strutturalismo; ma, soprattutto, deve a questa amicizia l'elaborazione di un'idea trasgressiva ed edonistica della letteratura che diventerà una delle sue principali fonti di ispirazione: la correlazione tra scrittura e corpo.
Nel 1965 scrive lo spettacolo radiofonico Dolores Rondón, realizzato dalla Süddeutsche Rundfunk di Stoccarda. Si lega al gruppo strutturalista della rivista Tel Quel, per cui collabora, e nel 1967 adotta la cittadinanza francese. Per molti anni lavora come scrittore e annunciatore per l'emittente radiofonica francese, e come direttore della Collezione Ispanoamericana per la casa editrice Éditions du Seuil. È anche animatore di Literatura en debate, un programma in lingua spagnola di Radio France Internationale.
Riguardo al proprio processo creativo, Sarduy scrive: «Scrivo per costituire un'immagine, una parola che, prima di tutto, deve essere interpretata nel senso visivo e plastico del termine, e poi in un altro senso che trovo più difficile da definire: qualcosa in cui ci si riconosce, che in un certo modo ci riflette, che allo stesso tempo ci sfugge e ci guarda da un'oscura affinità.» (Severo Sarduy, Pourquoi le roman?, 1982)
Nel 1963 viene pubblicato il suo primo romanzo, Gestos, che, attraverso l'ambigua poliedricità della sua protagonista, lavandaia di giorno, cantante e attrice di notte e rivoluzionaria clandestina nel tempo libero, già annuncia una rottura con la tradizione. La consacrazione dell'autore arriva
però con il secondo romanzo, De donde son los cantantes (1967), una composizione polifonica sulle tre culture cubane (spagnola, africana e cinese) nella quale vengono sconvolte le convenzioni narrative.
Parallelamente, pubblica il saggio Escrito sobre un cuerpo (1969). Nel 1970 vengono inoltre pubblicati i libri di poesia Flamenco e Mood Indigo.
Nel 1971 realizza un sogno: quello di visitare l'India. In una lettera indirizzata alla sorella Mercedes[4], Sarduy scrive: «Febbraio 1971, in aereo da Aurangabad a Bombay.
"Siamo in India da 4 giorni. È come se stessimo sognando. Tutto è favoloso, dal paesaggio e dalla gente agli dei. Tutto è bello, letterario. I colori hanno una luminosità unica, i profumi, i fiori e gli uccelli sono magnifici. Sto scrivendo un diario che pubblicherò alla fine di Cobra, il «diario indiano», così vedrete i dettagli."
»
Di ritorno dall'India, nel 1971, Sarduy pubblica il romanzo Cobra, in cui viene affrontato il tema della ricerca religiosa o mistica. Cobra riceve nello stesso anno l'importante premio letterario Prix Médicis, che consolida il prestigio e la notorietà del suo autore.
Affascinato dalla cultura orientale e dal Buddhismo, nel 1973 Sarduy compie un ulteriore viaggio in Asia, questa volta in Indonesia.
Nel 1975, dopo quindici anni di lontananza, in occasione di un viaggio in Algeria, incontra la sorella Mercedes, allora incinta del suo primogenito, Pedro. Nel suo diario, Mercedes racconta
che Sarduy in quell'occasione le parlò del romanzo che stava scrivendo, Maitreya (1978). Mercedes promette a Sarduy che, se dovesse avere una figlia, la chiamerà così.
I viaggi in Asia continuano, e nel 1977 Sarduy si trova a Ceylon (oggi Sri Lanka). In una serie di cartoline indirizzate alla sorella e alla famiglia, scrive:  «Ceylon, 1 febbraio 77: "Colombo; cari tutti. Ecco un elefante simbolo di fortuna per dirvi quanto sono felice su quest'isola, dove Marco Polo pensava di aver trovato il paradiso. Mille baci a tutti e più ancora a Pedritín. Non vi dimentico. Calore. Sole. Spiagge. Buddhismo. Amore, Severo."» «Kandy, Ceylon, 3 febbraio 77:
"Cari tutti: non sembra Cuba? Aspetto i miei quaranta con felicità. Aspetto Maitreya. Baci, amore. / Severo."»
Il 1978 è l'anno della pubblicazione della sua opera più significativa, Maitreya, nella quale offre un'inedita interpretazione del buddhismo come dottrina in grado di riunire le ideologie. Maitreya è, senza dubbio, l'opera più celebre di Severo Sarduy, una grande miscela di barocco e umorismo, articolata intorno alle rappresentazioni del Buddha.
Durante gli ultimi anni della sua vita, Severo Sarduy si dedica a quella che per lui è una "seconda scrittura", ovvero la pittura.
«-Severo, perché dipingi?
-Beh, ti dirò: dipingo perché scrivo.
-C'è una qualche relazione tra le due cose?
-Per me, sono semplicemente la stessa cosa. Lo stesso cane con un collare diverso. Certo, il risultato è diverso. Anche se non così tanto ... Ma comunque, la pittura e la scrittura sono come i due versanti dello stesso tetto, le due facce della stessa moneta, ecc.
» (Severo Sarduy, Severo, ¿por qué pintas?, 1987)
Già a partire dal 1960, anno del suo arrivo a Parigi, la vita intellettuale della capitale francese e l'amicizia e l'influenza di autori come Roland Barthes, gli offrono la possibilità di approfondire i propri interessi artistici e di scoprire l'opera di Mark Rothko e di Josef Albers.
Rothko e i suoi campi di colore rosso costituiscono un'importante fonte d'ispirazione per Sarduy, ma anche artisti come Cy Twombly e in particolare Luis Feito avranno influenza nel suo lavoro. La pittura astratta e l'eredità dell'arte informale sopravvivono nell'estetica di Sarduy, ma la presa di consapevolezza dell'importanza nella storia della pittura di artisti come Giorgione, Tiziano, Johannes Vermeer o Pierre Bonnard, rappresenta una svolta nel suo cammino artistico. L'opera pittorica di Severo Sarduy, alla quale si dedica quasi esclusivamente negli ultimi anni della sua vita, costituisce una "mania ossessiva" per l'autore.
I suoi dipinti sono caratterizzati da un forte eclettismo nell'uso di tecniche e materiali: utilizza supporti diversi, tra cui carta, stoffa, corteccia d'albero e cartone, e materiali che spaziona dall'acrilico, al caffè, zafferano, inchiostro di china e persino al suo stesso sangue.
Tra il 1981 e il 1982 partecipa a varie esposizioni di gruppo.
Negli anni successivi ai suoi viaggi in Asia, Severo Sarduy pubblica altri due romanzi: Colibrí (1984), una storia di fughe e di vendette, e Cocuyo (1990), meno avanguardista e più trasparente, anche se ambientato sempre nel caratteristico mondo di Sarduy, privo di qualsiasi inibizione. Entrambi i titoli approfondiscono il lato sperimentale dello stile dell'autore.
Oltre a romanzi, Sarduy pubblica una raccolta di racconti, Para la voz (1977),e due raccolte di poesie: Daiquiri (1980) e Un testigo fugaz y disfrazado (1985). Tra i suoi saggi, vale la pena menzionare Escrito sobre un cuerpo (1969), Barroco (1976) e Nueva estabilidad (1988).
Nel 1990 la casa editrice francese Gallimard commissiona a Sarduy il rilancio di La Croix du Sud, la prima collezione specializzata in letteratura iberoamericana creata da Roger Caillois[9].
Durante i suoi ultimi anni, Sarduy si dedica inoltre alla pittura, esponendo diverse volte a Parigi, e partecipa a varie conferenze in Europa e negli Stati Uniti d'America.
Severo Sarduy muore l'8 giugno 1993, all'età di 56 anni, per complicanze dovute all'AIDS in seguito appunto al suo ultimo viaggio in asia la malattia si era aggravata. Viene sepolto nel Cimitero parigino di Thiais[4]. Nel 1993 viene pubblicato postumo il romanzo Pájaros de la playa.
La poetica
Il neobarocco

Nel 1971 Severo Sarduy pubblica il saggio El barroco y el neobarroco. In esso segnala, senza pretendere di spiegarla in termini storici o ideologici, la marcata presenza dell'estetica barocca in alcune manifestazioni artistiche della cultura ispanoamericana - in particolare in quella letteraria e di origine cubana - e propone di definire formalmente il concetto di "barocco", portando ad esempio autori come José Lezama Lima, Alejo Carpentier e Guillermo Cabrera Infante.
Scrive Sarduy: «Al contrario, l'attuale barocco, il neobarocco, riflette strutturalmente l'inarmonia, la rottura dell'omogeneità, il logos come assoluto, la mancanza che costituisce il nostro fondamento epistemico. Neobarroco dello squilibrio, riflesso strutturale di un desiderio che non riesce a raggiungere il suo oggetto, desiderio per il quale il logos non ha organizzato che uno schermo che nasconde la mancanza (...) Neobarroco: riflesso necessariamente polverizzato di una conoscenza che già sa di non essere chiusa «tranquillamente» su se stessa. Arte di detronizzare e discutere.» (Severo Sarduy, El barroco y el neobarroco, 1972)
Nonostante la sua unicità, l'opera di Severo Sarduy si può includere nell'eredità lasciata da José Lezama Lima, e in questo senso può essere considerata la vetta del neobarocco cubano. L'intento principale di Severo Sarduy è quello di aggiornare la letteratura cubana, promuovendone la diffusione a livello internazionale. Il suo contributo si colloca all'interno del cosiddetto boom narrativo latinoamericano degli anni sessanta e settanta.
Dal barocco europeo del XVII secolo egli riprende l'idea della letteratura come artificio. Per Sarduy diviene un mezzo per allontanarsi dai rigidi canoni estetici tradizionali e per esplorare l'inverosimile, la mitologia e l'illusione, abbandonando il discorso lineare e informativo e caricando il testo di una connotazione simbolica. I concetti chiave per l'analisi dell'opera di Sarduy sono l'idea di simulacro, di artificio e di parodia.
La poetica dell'autore è caratterizzata da una narrativa sperimentale e da una grande complessità linguistica, con l'utilizzo di un linguaggio letterario ricco e metaforico, e dalla predilezione per argomenti frammentari e personaggi difficilmente analizzati dal punto di vista psicologico[24]. L'origine cubana e l'esperienza dei suoi viaggi in India conferiscono inoltre ai suoi scritti un alone di erotismo tropicale ed orientale.
Lo strutturalismo
Nel marzo del 1960, il primo numero di Tel Quel viene pubblicato in Francia. La rivista riceve immediato riconoscimento da parte degli intellettuali dell'epoca e rappresenta il punto di partenza per una riflessione che si costruisce su aree diverse, tra cui la psicoanalisi, la teoria letteraria, la letteratura e la filosofia. A questo spazio produttivo di dibattito e confronto partecipa anche Severo Sarduy.
Sin dall'inizio della sua carriera come scrittore, Severo Sarduy basa la propria produzione letteraria sulle teorie strutturaliste e post-strutturaliste del linguaggio, nate all'interno dello "spazio Tel Quel". L'influenza del cosiddetto "postboom strutturalista" si caratterizza, nell'opera narrativa di Sarduy, attraverso una narrazione costante, ricca di azione e sempre alla ricerca di elementi insoliti, e con l'uso di un linguaggio complesso e articolato che nei romanzi Cobra, Maitreya e Colibrí raggiunge un alto livello di sperimentazione lessicale. Ognuna delle opere di Sarduy è solitamente priva di un messaggio preciso nel senso tradizionale del termine, la realtà viene trasformata in mito e interpretata come un simbolo assoluto. L'autore stabilisce inoltre contatti con la psicoanalisi e le teorie del linguaggio di Jacques Lacan.
Il corpo
Uno dei temi centrali delle opere di Severo Sarduy è il corpo, inteso come strumento di travestimento e di metamorfosi continua dei personaggi. In questo processo di costante trasformazione, i personaggi dei suoi romanzi mettono in evidenza, attraverso frequenti scambi di identità, il desiderio di libertà e di sovvertimento dei rigidi codici morali.
Scrive Sarduy: «Più in là dell'autostrada si trovano gli altri, coloro che l'energia ha abbandonato.» (Severo Sarduy, Pájaros de la playa, 1993)
Nell'opera di Sarduy il corpo viene rappresentato anche come entità malata, maltrattata, ferita e sezionata, sottoposta a dolore e, infine, soggetta alla morte. Ormai malato, egli concepisce il suo ultimo romanzo, Pájaros de la playa, come testimonianza della sofferenza e del crescente deterioramento del proprio corpo. Tuttavia, come sottolineano alcuni critici e biografi, in questo romanzo dedicato a documentare il processo e lo sviluppo della malattia, il nome che la identifica non viene mai menzionato. Pájaros de la playa, più che la narrazione dell'agonia dell'autore, è una manifestazione dei sintomi dell'AIDS, incarnati dai personaggi malati protagonisti dell'opera. Esso è una lunga meditazione, a volte ironica, carnevalesca e disperata, sulla malattia incurabile dall'autore, una metafora (quella dell'AIDS) che rappresenta all'interno del testo non solo il decadimento e la morte del corpo, ma che simbolizza la fine di tutta l'esistenza sulla Terra: dopo la morte, l'individuo cessa di esistere e così anche l'intera realtà. Se prima il tono dei suoi romanzi era ludico e parodico, ora diventa quasi filosofico e metafisico.
L'Oriente
Scrive Sarduy: «Il Bosco de l'Avana è il Palazzo d'Estate, e le acque dell'Almendares sono quell dello Yang-Tze (...) Laggiù, lontano, urla la cinese, balla il mambo del Canton (...).» (Severo Sarduy, De donde son los cantantes, 1967)
L'Oriente narrato, dipinto e fotografato da Severo Sarduy, soprattutto in opere come Cobra (1972) e Maitreya (1978), è una terra lontana dagli stereotipi tipicamente occidentali e ha poco a che vedere con la regione mitica spesso studiata e descritta dagli orientalisti. Lontano da quella terra esotica e misteriosa ancora oggi considerata opposta all'Occidente, l'Oriente descritto da Sarduy viene privato di tutti i suoi riferimenti tradizionali e si fa metafora di un'esperienza d'esilio, terra di frontiera e spazio ideale per traffici e ibridazioni.
A differenza degli orientalisti che guardavano verso est con gli occhi di botanici o entomologi, a differenza della maggioranza degli artisti e degli intellettuali occidentali che viaggiavano verso est, Sarduy supera il confine senza pregiudizi e passa più e più volte dall'altra parte dello specchio, portando e scambiando valori, segni e simboli.

Opere
Romanzi

Gestos (1963) / La bomba dell'Avana, tr. di A. González-Palacios, Milano, Feltrinelli, 1964
De dónde son los cantantes (1967)
Cobra (1972). Vincitore del Prix Médicis / Cobra, tr. di Renzo Guidieri, Torino, Einaudi, 1976
Maitreya (1978) / Maitreya, il Buddha che deve venire, tr. di Piero Verni, Milano, SugarCo, 1982
Colibrí (1984)
Cocuyo (1990)
Pájaros de la playa (1993). Postumo

MALET Léo (1909 - 1996)

  Léo Malet  (Montpellier, 7 marzo 1909 – Châtillon, 3 marzo 1996) è stato uno scrittore francese. Insieme a Georges Simenon e ad André Hélé...