sabato 25 luglio 2026

LEVY Andrea (1956 - 2009)

 

Andrea Levy 
(Londra, 7 marzo 1956 – 14 febbraio 2019) è stata una scrittrice britannica, famosa per il romanzo Un'isola di stranieri (Small Island), pubblicato nel 2004 in Gran Bretagna e l'anno dopo in Italia, vincitore di numerosi premi.
Andrea Levy nasce a Londra nel 1956 da una famiglia di origini giamaicane. Il padre lasciò la Giamaica nel 1948 e giunse in Gran Bretagna a bordo della Empire Windrush. Trovò lavoro in un ufficio postale e sei mesi dopo fu raggiunto dalla moglie che, fino ad allora insegnante, una volta arrivata a Londra dovette adattarsi a umili lavori saltuari per essere di sostegno alla famiglia.
La Levy è cresciuta in un quartiere popolare a maggioranza bianca nella zona di Highbury, nel nord di Londra, e ha frequentato la Highbury Hill Grammar School. La sua vita nella capitale è stata alquanto dura a causa della discriminazione razziale.
All'età di vent'anni, mentre lavorava nel reparto guardaroba della BBC, inizia a leggere voracemente le opere di scrittrici afro-americane come Maya Angelou, Toni Morrison e Alice Walker che la inducono a interrogarsi sulla sua identità di donna di colore britannica.
Inizia a scrivere solamente all'età di circa trentacinque anni, dopo aver partecipato ad alcuni workshop di scrittura creativa. Nel 1994 pubblica il suo primo romanzo, a sfondo autobiografico, Tutte le luci accese (Every Light in the House Burnin), che narra la storia di una famiglia giamaicana trasferitasi a Londra. Prima di essere pubblicato, il libro ricevette numerosi rifiuti da parte delle case editrici. La scrittrice così commenterà in seguito: «Gli editori hanno una mentalità da branco. Erano preoccupati del fatto che solo persone di colore mi avrebbero letto [...] Nessuno aveva mai avuto veramente successo come scrittrice di colore britannica che parlava delle cose di tutti i giorni».
Il suo secondo romanzo, Never Far from Nowhere (1996), ambientato a Londra negli anni Settanta, racconta la storia di due sorelle, Olive e Vivien, figlie di emigranti caraibici, e dei pregiudizi a cui sono sottoposte a causa delle loro origini e del loro aspetto fisico. Dopo la sua pubblicazione, la Levy visitò per la prima volta la Giamaica e questa esperienza le diede nuovo materiale per il suo terzo romanzo, Il frutto del limone (1999), ambientato nell'isola caraibica e nella Gran Bretagna dell'era di Margaret Thatcher.
È con il quarto romanzo, Un'isola di stranieri (Small Island, 2004), che la Levy ha raggiunto la notorietà. L'opera ha vinto numerosi premi: l'Orange Prize, il Whitbread Prize nelle categorie "Fiction" e "Book of the Year" e il Commonwealth Prize 2005. In seguito al grande successo e ai riconoscimenti ottenuti, il romanzo venne adattato in una mini serie televisiva dallo stesso titolo, trasmessa dalla BBC nel dicembre 2009.
Il quinto romanzo, Una lunga canzone (The Long Song, 2010), racconta la storia, narrata in prima persona, della schiava July, costretta a lavorare e a vivere in una piantagione di canna da zucchero a metà del XIX secolo. Vinse il Walter Scott Prize nel 2011.
Nel 2014 è stato pubblicato il suo libro breve Six Stories and an Essay.
La Levy è stata giudice per l'Orange Prize e per il Saga Prize. Nel novembre 2017 la BBC ha annunciato che verrà trasmesso l'adattamento dell'ultimo romanzo della scrittrice, Una lunga canzone, in una mini serie televisiva in tre parti che verrà scritta dalla stessa sceneggiatrice dell'adattamento di Un'isola di stranieri, Sarah Williams.
Andrea Levy è morta nel 2019 per un tumore al seno.
Inizialmente influenzata da scrittrici statunitensi di colore, come Toni Morrison e Audre Lourde, la Levy si ispira successivamente alla letteratura femminista di Michelle Roberts e Zoe Fairbairn. Sarà però James Baldwin lo scrittore che maggiormente segnerà il suo modo di guardare alle questioni politiche attraverso la narrativa. Da lui, la Levy eredita il modo di descrivere le dinamiche dell’imperialismo, del potere e del razzismo.
Per quanto riguarda l'influenza di scrittori caraibici, con i quali condivide lo stesso background, la Levy trova ispirazione in Sam Selvon, autore di Londinesi solitari, di cui apprezza la scrittura e, soprattutto, lo humour disinvolto.
Tutte le opere di Andrea Levy mirano ad esplorare le sue origini caraibiche, in connessione alla storia britannica. La Levy ritiene che quelle popolazioni relegate ai margini, usate come merce o condannate allo sfruttamento nel caso della schiavitù, debbano avere una loro voce e diventare parte integrante della storia.
Il suo primo romanzo, Every Light in the House Burnin′ (1994), è semi-autobiografico e mostra, coerentemente alle tematiche trattate dall'autrice, il travagliato rapporto di incontro-scontro tra black british e inglesi bianchi. Nel suo primo romanzo la protagonista e unica voce narrante è Angela, la quarta e ultima figlia di una famiglia giamaicana, che alterna ricordi della propria infanzia e impressioni da neolaureata. Nel suo secondo romanzo, Never Far from Nowhere, viene data voce a due sorelle, Vivien e Olive, che ricevono un trattamento differente dalla società in cui vivono, a causa del colore diverso della loro carnagione. Il filo conduttore dei suoi primi tre romanzi è rappresentato dalla voce di giovani donne, nate in Gran Bretagna da famiglie di origini caraibiche, che si ritrovano a vivere fra due mondi, in conflitto sia con i genitori immigrati, che con la società che le ospita sin dalla loro nascita, senza però considerarle vere cittadine inglesi.[20]
Lo stile della Levy muta considerevolmente nel suo terzo romanzo, Il frutto del limone, in cui la trama viene narrata a più voci dai protagonisti per dar vita a una narrazione polifonica, in precedenza mai sperimentata dall'autrice. Le quattro voci distinte dei protagonisti e l'utilizzo di flashback narrativi, conducono l'azione avanti e indietro nel tempo, dall'India agli Stati Uniti, a diverse regioni della Gran Bretagna.
Un cambiamento tematico si ha invece nel quarto romanzo, Un'isola di stranieri. Da una parte l'autrice rimane fedele al filone letterario caraibico, i cui temi principali sono la casa, la migrazione e la costante presenza di un background autobiografico: le vicissitudini dei due protagonisti di colore del romanzo ricalcano quelle attraversate dai genitori della Levy. Dall'altra parte tenta di compiere un'analisi a tutto tondo della nuova fisionomia acquistata della società inglese degli anni Sessanta, segnata dal razzismo, e dà spazio ai temi della discriminazione di genere e di classe e della guerra.
Un'isola di stranieri (Small Island)
Ritenuto l'opera più importante di Levy, il romanzo è ambientato in Giamaica e Gran Bretagna nel periodo precedente e successivo alla seconda guerra mondiale. I protagonisti sono una coppia di giamaicani di colore, giunti a Londra nel 1948, e una coppia di londinesi bianchi, i cui destini saranno legati per sempre, a simboleggiare l'incontro dei primi immigrati dai Caraibi negli anni Cinquanta e la popolazione londinese dell'epoca.
La storia della coppia caraibica rispecchia l'amara realtà vissuta dai genitori della Levy, immigrati in Inghilterra con la speranza di un futuro migliore, ma le cui aspettative vengono precocemente deluse. Discriminato e maltrattato, Gilbert scopre che l'aver combattuto nell'esercito non gli garantisce la cittadinanza inglese. La moglie Hortense si trova ugualmente perseguitata e chiamata con disprezzo darkie dagli inglesi bianchi. I due stringeranno un rapporto con la coppia di londinesi bianchi, Queenie e Bernard, altrettanto poveri e infelici. Nonostante l'iniziale sentimento di superiorità di questi ultimi, progressivamente sostituito da una perdita di certezze e da un'amara disillusione, le due coppie trovano sostegno l'una nell'altra per affrontare la crisi economica, materiale e identitaria che affligge l'Inghilterra del periodo postbellico.
Il focus del libro non è tanto sul periodo successivo alla guerra, quanto sulle vite dei personaggi precedenti ad essa, sugli avvenimenti che li hanno portati a incontrarsi a Londra nel 1948. La contrapposizione tra i due periodi è marcata dal titolo delle sezioni in cui si divide il romanzo, «1948», in cui la narrazione è a più voci, e «Before», dove le vicende sono narrate a turno dalla voce del personaggio che ne è protagonista.


Opere
1994, Every Light in the House Burnin′ / Tutte le luci accese, Baldini Castoldi Dalai, 2008
1996, Never Far from Nowhere
1999, Fruit of the Lemon / Il frutto del limone, Baldini Castoldi Dalai, 2006 ISBN 88-8490-879-5
2004, Small Island / Un'isola di stranieri, Baldini Castoldi Dalai editore, 2005 ISBN 978-88-6620-057-4
2010, The Long Song / Una lunga canzone, Dalai Editore, 2011 ISBN 978-88-6073-775-5
2014, Six Stories and an Essay

venerdì 24 luglio 2026

TISMA Aleksandar (1924 - 2003)

 

Aleksandar Tišma
 (grafia cirillica: Александар Тишма; Horgoš, 16 gennaio 1924 – Novi Sad, 16 febbraio 2003) è stato uno scrittore serbo.
Aleksandar Tišma nasce a Horgoš, in Voivodina al confine tra Serbia e Ungheria, da padre serbo e madre ungherese di origine ebraica nel 1924.
Compie gli studi a Budapest (dove si era rifugiato per sfuggire allo sterminio degli ebrei a Novi Sad) e Zagabria, per poi laurearsi in Germanistica a Belgrado, dove lavora come giornalista e redattore.
Esordisce nella narrativa nel 1951 con un racconto al quale seguiranno numerosi romanzi e raccolte di poesie. In particolare acquista fama internazionale con la ʿTrilogia di Novi Sadʾ composta da Il libro di Blam, L'uso dell'uomo e Kapò, scritti tra il 1970 e il 1987.
Muore il 16 febbraio 2003 a Novi Sad.

Opere
Poesia
Naseljeni svet (1956)
Krčma (1961)

Racconti
Krivice (1965)
Nasilje (1965)
Mrtvi ugao (1973)
Povratak miru (1977)
Scuola di empietà (Škola bezbožništva) (1978), Roma, E/O, 1988
Hiljadu i druga noć (1987)

Romanzi
Za crnom devojkom (1969)
Il libro di Blam (Knjiga o Blamu) (1971), Milano, Feltrinelli, 1998
L'uso dell'uomo (Upotreba čoveka) (1976), Milano, Jaca book, 1988
Begunci (1981)
Vere i zavere (1983)
Kapò (Kapo) (1987), Rovereto, Zandonai, 2010
Široka vrata (1989)
Pratiche d'amore (Koje volimo) (1990), Milano, Garzanti, 1993

giovedì 23 luglio 2026

SENDER Ramón José (1901 - 1982)

 

Ramón José Sender Garcés
 (Chalamera, 3 febbraio 1901 – San Diego, 16 gennaio 1982) è stato uno scrittore spagnolo naturalizzato statunitense.
Nato e cresciuto in Aragona, si trasferì a Madrid all'età di diciassette anni e, vivendo in povertà, cominciò a scrivere articoli per giornali e riviste come El Imparcial, El País, España Nueva e La Tribuna. Dopo essere stato arruolato, fu costretto a combattere nella guerra del Rif, al termine della quale tornò a dedicarsi al giornalismo e alla scrittura. Essersi schierato politicamente con gli anarchici gli costò un periodo di prigionia nel 1927 e tre anni più tardi pubblicò il suo primo romanzo, Imán (1930). Cinque anni più tardi avrebbe vinto il Premio Nacional de Literatura per il romanzo storico Míster Witt en el cantón.
Al termine della guerra civile, Sender lasciò la Spagna e si trasferì prima in Messico e poi negli Stati Uniti, diventandone cittadino nel 1946. Si affermò come uno dei più noti e prolifici autori dell'esilio spagnolo e trovò il successo anche nel mondo anglofono grazie alle traduzioni in inglese realizzate da Peter Chalmers Mitchell. Fu candidato al Premio Nobel per la letteratura nel 1963 e nel 1964

Opere tradotte in italiano
I cinque libri di Arianna, traduzione di Paolo Venchieredo, Venezia, Sodalizio del Libro, 1960.
Cronaca dell'alba, traduzione di L. Orioli, Einaudi, 1962.
L'attesa di Mosén Millán, traduzione di M.S. Malossi, Genova, Marietti, 1986.
Il re e la regina, collana Siglo XX. Piccola Biblioteca Ispanica, traduzione di Graziella Fantini, Le Lettere, 2011
L'avventura equinoziale di Lope de Aguirre, traduzione di Lorenzo Mari, Arkadia


mercoledì 22 luglio 2026

SCORZA Manuel (1928 - 1983)

 

Manuel Scorza Torres
 (Lima, 9 settembre 1928 – Madrid, 27 novembre 1983) è stato uno scrittore e politico peruviano.
Iniziò la sua formazione culturale e politica in Perù, anche se a soli 20 anni, a causa della sua febbrile attività politica fu costretto all'esilio. Soggiornò per molti anni in Messico, Uruguay e Spagna.
Ritornato in Perù dopo oltre un decennio, Scorza fu costretto nel 1968 ad un secondo esilio, sempre a causa del suo impegno politico a favore delle comunità indigene. Soggiornò a Parigi dove fu lettore di letteratura ispanoamericana all'École normale supérieure di Saint Cloud.
Morì nel 1983, quando il Boeing 747 della compagnia colombiana Avianca sul quale viaggiava si schiantò al suolo un minuto prima di atterrare all'aeroporto di Madrid-Barajas, per cause tuttora poco chiare. Scorza stava andando a Bogotà in Colombia per partecipare a un convegno. Insieme a lui persero la vita anche lo scrittore messicano Jorge Ibargüengoitia e la politica Bernadette Landru.
L'opera letteraria di Scorza è tutta incentrata sulla difesa della causa degli indigeni e delle comunità contadine del Perù.
Con l'obiettivo di difendere l'identità e i diritti del suo popolo, Scorza scrive una pentalogia conosciuta come "La Ballata" (la Balada), o anche "Guerra silenziosa", con la quale, combinando sapientemente poesia, racconti popolari e storia, racconta la lotta senza tempo dei contadini per recuperare le proprie terre, sottratte dalle multinazionali minerarie e dai fazenderos latifondisti. In questo scenario prendono corpo le epiche lotte contro il recinto, che giorno dopo giorno e avanzando con la sua barriera di acciaio e filo
spinato, sottrae campi agli indios contadini e le rivolte di questi ultimi, represse con il sangue.
La pentalogia si apre con Rulli di tamburo per Rancas (Redobles por Rancas, 1970), continua con Storia di Garabombo, l'invisibile (Historia de Garabombo, el Invisible, 1972), Il cavaliere insonne (El Jinete Insomne, 1976), Cantare di Agapito Robles (Cantar de Agapito Robles, 1976) e si conclude con La Vampata (La Tumba del Relámpago, 1978).
I protagonisti dei primi quattro romanzi sono eroi indios, ciascuno affetto da una malattia meravigliosa: Héctor Chacón (Rulli di tamburo per Rancas) è affetto dalla nictalopia: come i gatti vede meglio di notte che di giorno. In questo modo riuscirà ad organizzare la lotta contro l'oppressore, rappresentato dal Giudice Montenegro, emissario del governo di Lima.
Fermín Espinoza (Garabombo), gode invece del dono dell'invisibilità. È visibile a tutti coloro che sono oppressi e invisibile agli oppressori; diventa visibile a tutti quando lotta e reclama per i suoi diritti e per i diritti della comunità indigena. Questa condizione rappresenta metaforicamente la mancanza di coraggio degli indios, l'invisibilità è determinata dal silenzio, dalla rinuncia a rivendicare i propri diritti.
Anche a Raymundo Herrera (Il Cavaliere Insonne) accade una condizione simile a quella di Garabombo: quando nel 1705 vengono sottratte le terre alla comunità indigena, per Raymundo il tempo si ferma ed egli inizia a soffrire di insonnia. Malattia che riesce a superare soltanto il giorno in cui la sua comunità decide di lottare, 257 anni dopo.
Agapito Robles (Cantare di Agapito Robles) ha ricevuto come sortilegio da una strega, la capacità di trasformarsi in un puma. A differenza degli altri tre precedenti eroi, Agapito non cerca di ottenere la restituzione delle terre, di rivendicare i propri diritti dimostrando con le carte e con i vecchi contratti il diritto di proprietà delle comunità indigene: egli vuole conquistare le terre usurpate con la forza e istigando il suo popolo a prendere le armi.
Genaro Ledesma (La Vampata) non è un eroe campesino come gli altri quattro precedenti. Ledesma è un avvocato del popolo, fervente sostenitore delle idee del socialismo di Mariátegui, amico dello stesso Scorza, lettore appassionato di César Vallejo. Anche per lui è chiaro che il problema degli indios è la perdita del possesso delle terre e che, fino a quando lo schema socioeconomico rimanga fondato sul latifondo, le comunità indigene non avranno giustizia. Per questo accetta di guidare la lotta dei comuneros, ma si accorge ben presto che gli indios non sono preparati per la lotta armata: se il problema è quello di scontrarsi con un sistema economico latifondista finanziato da capitali stranieri, l'azione di un gruppo di indios male organizzati e male armati non si potrà risolvere in forme diverse dall'ennesimo massacro di contadini.
Durante il suo esilio parigino Scorza scrive quello che doveva essere il primo libro di una trilogia dedicata ai conflitti individuali e collettivi provocati dalle guerre rivoluzionarie in America Latina, La danza immobile (La Danza Inmóvil). Questo romanzo, scritto poco prima della sua tragica scomparsa è una riflessione esistenziale stesa con ironia pungente e fondamentalmente è anche una storia di amore e di guerra. I personaggi sono essenzialmente due: uno scrittore, membro di un movimento guerrigliero peruviano ed il suo testo. La narrazione si apre a descrivere la vita degli esiliati sudamericani a Parigi, la
sovversione, gli amori, la vita sregolata, le frustrazioni e le delusioni umane.

Opere
La danza immobile (1983)
Rulli di tamburo per Rancas (1970)
Storia di Garabombo l'Invisibile (1972)
Il cavaliere insonne (1977)
Cantare di Agapito Robles (1977)
La Vampata (1979)

martedì 21 luglio 2026

LEVI Jakov (1921 - 2013)

 

Jakov Levi
 (Jaša in slavo, Jasha in inglese; Sarajevo, 1921 – 20 novembre 2013) è stato un giornalista, scrittore e commentatore radiofonico jugoslavo, reporter dagli USA e da tutto il mondo. Ebreo, ha vissuto la seconda guerra mondiale e ha pubblicato sull'argomento due libri di grande successo: Last Exile e Requiem for a Country.
«Da Sarajevo nel 1921 a New York del 1956 ed oltre, questo è il ricordo dei miei viaggi – prima, durante e dopo l'Olocausto – attraverso i continenti, attraverso la guerra e la pace, rancori e amicizie, successi e sconfitte, partenze e nuovi inizi. È stato un cammino particolarmente arduo, dallo studente che nel 1940 partecipò alla rivolta che rovesciò il governo filo-nazista nella Belgrado anteguerra alla fuga dai collaborazionisti a Sarajevo nel 1941; dal confino di tre anni ad Asolo - dal 1941 al 1945 - alla cacciata della “Divisione Yaeger” durante l'ultimo anno di guerra in Dalmazia; dal tentativo sovietico di impadronirsi della Iugoslavia del 1948 fino al giornalista con il mondo nel cuore
Jakov Levi nacque nel 1921 a Sarajevo, in quella che allora era la Iugoslavia, da una famiglia ebrea sefardita di commercianti di stoffe. Dopo aver frequentato la scuola cattolica a Sarajevo, si iscrisse alla facoltà di architettura a Belgrado.
Appassionato di letteratura e filosofia, fu influenzato dal surrealismo, e dalla letteratura iugoslava, francese, russa e americana, oltre che da Dante, Ignazio Silone, Italo Svevo, Luigi Pirandello, Alberto Moravia e dalle polemiche antifasciste di Benedetto Croce. Filocomunista in gioventù, partecipò alla rivolta di Belgrado che scatenò l'occupazione dei Balcani da parte dell'esercito tedesco.
Jasha aveva 19 anni quando scoppiò la guerra: nonostante la giovane età aderì fin da principio alla resistenza e trascorse gran parte della seconda guerra mondiale in Italia, ad Asolo, dove era stato deportato, e a Roma. I suoi due libri più importanti, Last Exile (2009) e Requiem for a country (2011), raccontano questo periodo fondamentale della storia europea che cambiò la sua vita insieme a quella di milioni di persone.
Dal 1944 alla fine della guerra militò nell'esercito di Tito, partecipando alla cacciata dell'esercito tedesco dalla Dalmazia.
A 24 anni divenne corrispondente estero: in questa veste seguì la Conferenza di Pace di Parigi del 1946; poi fu corrispondente dalla Grecia, dalla Turchia, da Budapest e da Praga. Nel 1948 fu il redattore dell'articolo di fondo del più importante quotidiano di Belgrado, Borba, dedicato alla rottura tra Tito e Stalin.
Inviato alla Conferenza di Pace coreana di Panmunjom e al successivo incontro di Lake Success in USA, coprì le convention repubblicane e democratiche del 1956 e fu giornalista accreditato presso la Casa Bianca. Nel novembre del 1956 rassegnò le sue dimissioni dalla testata iugoslava per protesta contro il rifiuto di Belgrado di
schierarsi contro l'invasione sovietica in Ungheria. Trovato asilo a New York, all'età di 35 anni cominciò la sua vita in America, dove lavorò come operaio, progettista, commesso.
Scrisse per Parade Magazine, Readers Digest, American Spectator, The New Republic, Saturne, dal 1957 al 1958. Funzionario di due organizzazioni non profit negli Stati Uniti, introdusse nuove tecnologie audio-tattili.
Tenne conferenze presso club italo-americani a partire dal 1987 riguardo alla sua esperienza di deportato ad Asolo durante la seconda guerra mondiale dal 1941 al 1943, raccontando della scuola per gli ebrei rifugiati e dell'iscrizione degli studenti nel Ghetto di Venezia nel 1942 e 1943. Intervenne in molte occasioni sulla Nazione che non esiste più; dirigendosi a studenti delle scuole medie e superiori, narrò di una vita Alla periferia dell'Olocausto durante la seconda guerra mondiale in Europa; al seminario del War College del 7 novembre 2009 a Gettysburg, parlò della campagna dalmata dal 1944 fino alla fine della guerra.

Opere
Oko Trsta (Su Trieste), Državni Izdavački Zavod, Beograd 1945 (Storia della disputa territoriale tra Italia e Iugoslavia)
Злочuн проmuв nравосуъа (Crimini contro la giustizia), Омладина, Belgrade 1950 (Una critica del viaggio-show in stile sovietico del premier Laszlo Rajk a Budapest)
Oblaci nad svijetom—Putem Ujedinjenih Nacija (Nuvole sul mondo—Sul cammino delle Nazioni Unite), Svjetlost, Sarajevo 1951
Susreti u Aziji (Incontri in Asia), NIP, Zagreb, 1951
The Last Exile. The Tapestry of a Life, BookSurge Publishing, 2009
Requiem for a country. A history lesson, Hibou Editions, 2011

LEVY Andrea (1956 - 2009)

  Andrea Levy  (Londra, 7 marzo 1956 – 14 febbraio 2019) è stata una scrittrice britannica, famosa per il romanzo Un'isola di stranieri...