domenica 14 giugno 2026

DRAKULIC Slavenka (1949 - viv.)

 

Slavenka Drakulić
 (Fiume, 4 luglio 1949) è una scrittrice e giornalista croata, nota per i suoi lavori sul femminismo, il comunismo e il post-comunismo, tradotti in varie lingue.
Drakulić è nata a Fiume, in Croazia (a quel tempo parte della Jugoslavia socialista), il 4 luglio 1949. Si è laureata in letteratura comparata e sociologia presso l'Università di Zagabria nel 1976. Dal 1982 al 1992 è stata collaboratrice per il quotidiano bisettimanale Start e il settimanale d'informazione Danas (entrambi a Zagabria), che si occupano principalmente di questioni femministe. Oltre ai suoi romanzi e raccolte di saggi, il lavoro di Drakulić è apparso su The New Republic, The New York Times Magazine, The New York Review of Books, Süddeutsche Zeitung, Internazionale, La Nazione, La Stampa, Dagens Nyheter, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Eurozine, Politiken e The Guardian. È redattrice collaboratrice di The Nation.
Drakulić lasciò temporaneamente la Croazia per la Svezia all'inizio degli anni '90 per motivi politici durante le guerre jugoslave. Un feroce articolo su Globus del 1992 non firmato (successivamente Slaven Letica ha ammesso di esserne l'autrice) ha accusato cinque scrittrici croate, tra cui Drakulić, di essere "streghe" e di "stuprare" la Croazia. Secondo Letica, questi scrittori non sono riusciti a prendere una posizione definitiva contro lo stupro come presunta tattica militare pianificata dalle forze serbo-bosniache contro i croati, e piuttosto lo hanno trattato come crimini di "maschi non identificati" contro le donne. Subito dopo la pubblicazione, Drakulić iniziò a ricevere minacce telefoniche; anche la sua proprietà è stata vandalizzata. Trovando poco o nessun sostegno dai suoi ex amici e colleghi, ha deciso di lasciare la Croazia.
Le sue opere note si riferiscono alle guerre jugoslave. As If I Am Not There parla dei crimini
contro le donne nella guerra in Bosnia, mentre They Would Never Hurt a Fly è un libro in cui analizza anche la sua esperienza nella supervisione dei procedimenti e dei detenuti del Tribunale penale internazionale dell'Aia per le responsabilità jugoslave. Entrambi i libri toccano le stesse questioni che hanno causato la sua emigrazione in tempo di guerra dal paese d'origine. Nei circoli accademici, è comunque meglio conosciuta per le sue due raccolte di saggi: How We Survived Communism and Even Laughed e Cafe Europa. Questi sono entrambi resoconti di saggistica della vita di Drakulić durante e dopo il comunismo.
Il suo romanzo del 2008, Frida's Bed, è basato su una biografia della pittrice messicana Frida Kahlo. Il suo libro di saggi del 2011, A Guided Tour Through the Museum of Communism: Fables from a Mouse, a Parrot, a Bear, a Cat, a Mole, a Pig, a Dog, & a Raven, è stato pubblicato da Penguin negli Stati Uniti, ed è stato ampiamente recensito con grande successo.[6] Il libro si compone di otto riflessioni raccontate dal punto di vista di un animale diverso. Ogni bestia riflette sul ricordo del comunismo in diversi paesi dell'Europa orientale. Nel penultimo capitolo, un cane rumeno spiega che sotto il capitalismo tutti sono disuguali "ma alcuni sono più disuguali di altri", un'inversione di una famosa citazione di George Orwell da Animal Farm.
Nel 2021 Drakulić ha pubblicato una nuova raccolta di saggi, Café Europa Revisited: How to Survive Post-Communism, che rifletteva sulle continue divisioni tra Europa orientale e occidentale anche trent'anni dopo la caduta del muro di Berlino. Il titolo di questo libro si riferisce alle due raccolte di saggi che ha pubblicato negli anni '90, How We Survived
Communism and Even Laughed (1992) e Café Europa: Life After Communism (1997), e tenta di fare il punto sugli ultimi tre decenni di cambiamenti. Drakulić scrive delle amare delusioni provate da molti europei dell'Est che si aspettavano che le rivoluzioni del 1989 avrebbero inaugurato una nuova era di democrazia e prosperità. Invece, i saggi di questa raccolta rivelano che gli europei dell'est si sentono ancora cittadini di seconda classe.
Nel suo capitolo che discute quello che lei chiama "l'apartheid alimentare europeo", Drakulić descrive come gli investigatori hanno scoperto che le società occidentali vendevano prodotti di qualità inferiore in Oriente con gli stessi marchi e confezioni che usano in Occidente: bastoncini di pesce con meno pesce e biscotti fatto con olio di palma più economico al posto del burro. Drakulić riflette anche sulla persistenza della nostalgia post-comunista nella regione, mentre le persone cercano di affrontare sia le eredità positive che quelle negative del loro passato collettivo. Scrive: “In tutti i paesi ex comunisti dell'Europa orientale, è difficile menzionare i meriti del comunismo, un sistema che, in breve tempo, ha portato la modernizzazione e ha trasformato una società agraria in una urbanizzata e industriale. Significava istruzione generale così come l'emancipazione delle donne; questo deve essere riconosciuto, anche se tali cambiamenti sono stati realizzati da un regime totalitario”.
Drakulić vive a Stoccolma e Zagabria. Nel 2020 ha contratto un grave caso di Covid-19 ed è stata ricoverata per dodici giorni in un reparto di terapia intensiva, sei dei quali trascorsi con un ventilatore.
Nel 1994 ha ricevuto il Premio Colombe d'Oro per la Pace da parte dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo.


sabato 13 giugno 2026

DALEMBERT Louis-Philippe (1962 - viv.)

 

Louis-Philippe Dalembert
 (Port-au-Prince, dicembre 1962) è uno scrittore haitiano, di lingua francese e lingua creola haitiana.
La sua opera, romanzi, racconti e poesie, è tradotta in varie lingue tra cui l'italiano.
Figlio di due maestri elementari, Louis-Philippe Dalembert è nato a Port-au-Prince in dicembre 1962. La morte del padre, pochi mesi dopo la sua nascita, ha conseguenze drammatiche sulla situazione economica della famiglia. Egli trascorre i primi anni della sua infanzia a Bel-Air, un quartiere popolare della capitale, immerso in un universo femminile: le cugine della madre, che durante la settimana va ad insegnare in provincia, la sorella maggiore, le prozie e la nonna materna. Quest'ultima comanda il suo piccolo mondo a bacchetta, in una Port-au-Prince governata col pugno di ferro da François Duvalier, per tutti "Papa Doc". All'età di sei anni vive la prima traumatica separazione della sua vita: la famiglia lascia, infatti, il quartiere per andare ad abitare altrove. Da questa esperienza nascerà un romanzo intitolato Le crayon du bon Dieu n'a pas de gomme (La matita del buon Dio non ha la gomma), testimonianza di un'infanzia molto religiosa vissuta all'insegna del sabbat.
Port-au-Prince, negli anni 1960-1970, è anche i cinema all'aria aperta, i famosi drive in, uno dei quali si trova dietro la nuova casa, al di là di un burrone. La sera tutto il quartiere si ritrova in un terreno mezzo abbandonato per assistere alla proiezione dei film. Lì Dalembert vede i western, di cui va pazzo, i primi kung fu e Ultimo tango a Parigi. Certo, bisogna ovviare alla pessima acustica, immaginando da soli i dialoghi o aspettando che sia uno spettatore ad improvvisarli. Da questo momento, per Dalembert raccontare significa innanzitutto far vedere.
Di formazione letteraria e giornalistica, Dalembert lavora come giornalista nel suo paese natale prima di partire, nel 1986, in Francia dove completa i suoi studi alla Sorbona con un dottorato di ricerca in letteratura comparata sullo scrittore cubano Alejo Carpentier. Dopo la sua partenza da Haïti, questo vagabondo poliglotta (maneggia, infatti, con disinvoltura sette lingue) ha vissuto a Nancy, Parigi, Roma, Gerusalemme, Brazzaville, Kinshasa, Firenze.
La sua opera porta le tracce del suo vagabondaggio, concetto che egli preferisce a quello di erranza, e della tensione permanente tra due età (l'infanzia, da cui deriva il suo sguardo sul mondo, e l'età adulta), tra due o più luoghi.
Dopo aver vissuto a Roma, oggi vive tra Berlino, Parigi e Port-au-Prince.

venerdì 12 giugno 2026

MISTRY Rohinton (1952 - viv.)

 

Rohinton Mistry 
(Mumbai, 3 luglio 1952) è uno scrittore canadese di origini indiane.
È stato finalista del Booker Prize con tre dei suoi romanzi, Un lungo viaggio, Un perfetto equilibrio e Questioni di famiglia, quest'ultimo considerato anche nella selezione finale del James Tait Black Memorial Prize.
La raccolta di racconti Firozsha Baag in Italia è stata tradotta nel 2016 da Chiara Vatteroni col titolo Lezioni di nuoto.

Opere
Firozsha Baag (Tales from Firozsha Baag, 1987, pubblicato anche con il titolo Swimming Lessons and Other Stories from Firozsha Baag)
Un lungo viaggio (Such a Long Journey, 1991)
Un perfetto equilibrio (A Fine Balance, 1995)
Questioni di famiglia (Family Matters, 2002)
The Scream (2006)
Lezioni di nuoto (Firozsha Baag, 2016)

giovedì 11 giugno 2026

NAGAI Kafū (1879 - 1959)

 


Kafū Naga
i (荷風 永井, pseudonimo di Sōkichi Nagai; 3 dicembre 1879 – 30 aprile 1959) è stato uno scrittore giapponese.
Figlio primogenito di un burocrate di origine samurai, di condizione benestante, riuscì, grazie ai buoni uffici paterni, a viaggiare a lungo all'estero: negli Stati Uniti, in Francia e Inghilterra. Con la restaurazione Meiji, l'occidentalizzazione del Giappone procedeva a tappe forzate e quindi, nei suoi viaggi, Kafū andò direttamente alla fonte della cultura che tanto stava influenzando il suo paese. La nazione che attirò maggiormente il suo interesse fu la Francia dove soggiornò a lungo con permanenze di molti mesi a Lione e Parigi.
Quando il padre lo richiamò in patria, obbedì assai a malincuore. È in questo periodo che si forma nella sua mente un nucleo di pensiero antiautoritario e soprattutto antimilitarista che verrà poi trasfuso in tutta la sua opera. Un altro elemento dominante della sua personalità è la sua strutturale avversione per una vita sentimentale regolata. Condusse costantemente una vita da libertino raffinato ed estetizzante, rifacendosi alla più pura tradizione dei bunjin, cioè degli intellettuali legati al “mondo fluttuante”, ai quartieri dei piaceri.
Dopo il suo ritorno dalla Francia pubblicò Furansu monogatari (Storie francesi, 1909) in cui descrive minuziosamente le sensazioni che la Francia della belle époque aveva suscitato nel suo animo. Con le opere successive: Shinkichōsa nikki (Diario di uno che è appena tornato, 1909) e Kōicha no ato (Dopo il tè, 1911), esamina in modo critico l'occidentalizzazione della vita giapponese che investiva in modo globale i gusti artistici, l'abbigliamento, l'architettura, ogni aspetto della vita, sottoponendo a un trauma generalizzato l'intera nazione. Per reazione si rifugiò nella riscoperta della cultura del periodo Edo. Sono di questo
periodo Udekurabe (Prova di forza, 1916) e Okamezasa (Bambù nano, 1918), opere ambientate nel “mondo dei fiori e dei salici” cioè nei quartieri delle geisha e delle prostitute.
Kafū visse un'esistenza individualista in cui non esisteva soluzione di continuità fra i suoi criteri estetici e artistici e la vita reale. Ripetutamente dichiaratosi avverso a rapporti convenzionali, si sposò una prima volta nel 1912 e divorziò poco dopo. Si risposò nel 1914 dopo la scomparsa del padre avvenuta nel 1913. Nel 1915 seguì un nuovo divorzio.
Con l'approssimarsi della guerra che fu la logica conclusione di un parossismo militarista, nazionalista ed espansionista, Kafū si richiuse ancora di più nel suo mondo marginale. Nel 1947 scrive Risai nichiroku (Resoconto di un disastro) in cui, con notevole coraggio, stigmatizza la terribile avventura bellica, il che costituisce un elemento assolutamente singolare nel mondo letterario dell'epoca.
Kafū fu autore di saggi, romanzi, diari e opere teatrali. La sua vasta produzione è assai poco conosciuta in occidente. Insieme a Sōseki e a Ōgai è uno dei più grandi scrittori del periodo che vide nascere e svilupparsi l'opera di rinnovamento che il Giappone visse in seguito alla restaurazione Meiji.

Opere
Storie americane (Amerika monogatari アメリカ物語), 1908
Storie francesi (Furansu monogatari フランス物語), 1909
Prova di forza (Udekurabe 腕くらべ), 1916
Rivalità. Ricordi di una geisha (腕くらべ, Ude kurabe), 1916-1917, Elliot 2018
Bambù nano (Okamezasa おかめ笹), 1918
Una strana storia al di là del Sumida (Bokutō Kitan 濹東綺譚), 1937
Diari (Danchōtei Nichijō 断腸亭日乗), 1917-1959

In traduzione italiana
Al giardino delle peonie e altri racconti, Marsilio 1989

mercoledì 10 giugno 2026

FRASSINETI Augusto (1911 - 1985)

 

Augusto Frassineti
 (Faenza, 30 novembre 1911 – Roma, 31 marzo 1985) è stato uno scrittore e traduttore italiano.
La sua produzione letteraria è tra le più complesse e raffinate nell'ambito della nostra letteratura postmoderna. La sua opera principale è Misteri dei Ministeri.
Augusto Frassineti nasce in un'abbiente famiglia borghese. La prima parte della sua vita è simile all'infanzia e all'adolescenza di tanti giovani italiani di quegli anni, condizionata cioè da una rigida educazione tesa a un rigoroso controllo morale e a un severo indottrinamento religioso.
Negli anni trenta studia filosofia a Bologna, frequentando in particolare le lezioni di Roberto Longhi. A questo periodo risalgono le sue prime amicizie intellettuali: Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, "Momi" Francesco Arcangeli e Cesare Gnudi. Si lega agli ambienti della lotta antifascista clandestina del movimento "Giustizia e Libertà".
Laureatosi, ottiene i primi incarichi di insegnante. Dichiarerà: Credo che fosse quello il mestiere giusto per me, e lo rimpiango. Nel 1940 sposa Enrichetta Giorgi, che resterà la compagna di tutta la sua vita.
La seconda guerra mondiale rappresenta il tragico spartiacque della vita di Frassineti, come fu del resto per l'intera sua generazione. L'esperienza bellica segnerà in modo decisivo le sue scelte future: fatto prigioniero nel 1943 in Sicilia, viene portato nei campi di concentramento degli Alleati prima in Algeria, poi in Tunisia e infine in Marocco. È costretto a patire umilianti privazioni fisiche e morali, e a Casablanca si ammala di una grave infiltrazione polmonare, i cui postumi lo segneranno per il resto della vita.
È quindi trasferito in Francia, dove le sue condizioni migliorano al punto che, sul finire della guerra, partecipa attivamente alla Resistenza, collaborando con le truppe degli Alleati. In virtù dell'attività svolta in questo periodo, nell'immediato dopoguerra il ministro Lussu gli
affida la direzione del Servizio Reduci dell'appena costituito Ministero dell'Assistenza Postbellica. Si stabilisce dunque a Roma, ma, nonostante la legge vieti espressamente il declassamento, si ritrova trasferito in un altro Ministero, retrocesso al grado minore della gerarchia burocratica: l'avventiziato.
Gli anni Cinquanta segnano l'ingresso di Frassineti nel mondo delle lettere e della cultura dell'Italia. Al 1952 risale la prima edizione di Misteri dei Ministeri, uno dei testi più corrosivi sulla burocrazia centrale. In questi anni Frassineti frequenta attivamente gli ambienti legati alla rivista letteraria "Il Caffè" di Giambattista Vicari (1952-1977). Nella redazione di questa coraggiosa pubblicazione indipendente, situata in realtà nella stessa casa romana di Vicari, Frassineti si farà conoscere e apprezzare da molti intellettuali di punta di quell'epoca, stringendo a volte duraturi sodalizi: da Ennio Flaiano a Mario Soldati, da Giorgio Manganelli — che lo aiuterà anche economicamente in momenti di difficoltà — a Luigi Malerba, da Mino Maccari a Gianni Celati, da Italo Calvino a Pier Paolo Pasolini. Molti di questi personaggi elogiarono nei loro scritti le opere dell'autore, e Calvino lo chiamerà un "satirico senza illusioni", ricollegando la sua opera alla nobile tradizione che da Aristofane arriva a Ionesco, passando per Swift.
Così ne parla Giorgio Manganelli nell'articolo "Anche l'eden è burocrazia" scritto nel 1974: Prosatore di singolare e riposata raffinatezza, maneggiatore impassibile ed impeccabile di un'arguta sintassi, delicato delibatore di sinonimi e contrari, lessicografo ghiotto e di molto palato.
Ma il rapporto col mondo culturale di quegli anni non fu dei più facili, e l'autore si vide progressivamente emarginato, nonostante il plauso e i consensi che la sua opera da sempre suscita presso una limitata cerchia di lettori colti. Gli unici riconoscimenti pubblici gli verranno dalla sua attività di traduttore. La sua resa di Gargantua e Pantagruel di François Rabelais è unanimemente riconosciuta, negli ambienti specialistici, come la migliore e tuttora insuperata, e gli varrà il Premio Monselice 1981.Muore nel sonno, a Roma, ormai sua città d'elezione, nel 1985.
In un suo aforisma aveva così sintetizzato il suo impegno intellettuale: Il solo impiego razionale della ragione sta nella ricerca ragionata delle ragioni delle infinite sragionevolezze dell'animale ragionevole uomo.

Opere
Narrativa
- Misteri dei Ministeri, unico "romanzo" di Frassineti, di cui si susseguirono nel tempo tre edizioni: la prima, con una ristampa, risale al 1952, e uscì per l'editore Guanda di Parma; la seconda edizione apparve nel 1959 per i tipi di Longanesi, con una ristampa nel 1964 la terza e definitiva edizione, edita nel 1973 dalla Einaudi, con nota in sovracoperta di Italo Calvino, è stata ristampata solo di recente, nel 2004, sotto una nuova veste grafica da una nuova casa editrice, la romana Kami.
Le altre opere narrative pubblicate da Frassineti sono le raccolte di novelle:
- L'unghia dell'asino (Garzanti 1959);
- Un capitano a riposo (Feltrinelli 1963), che contiene: Atti della vita di un Capitano a riposo, Un Cesarino o due, Leggina Leggina Legge Regina, Lo Spirito delle Leggi, Relazione al Congresso
- Tre bestemmie uguali e distinte (Feltrinelli 1969), che contiene: Bambini da questa parte, Il Faro delle Genti, Il cittadino di Bellagio
- Una quarta, breve silloge di novelle apparve postuma, nel 1989, per le edizioni Il Mulino di Bologna. Intitolata Lo spirito delle leggi, comprendeva in realtà, rielaborati e rivisti all'inizio degli anni ottanta, quattro racconti tratti dalle due precedenti raccolte (L'unghia dell'asino e Un capitano a riposo), cioè: Leggina Leggina Legge Regina, Il futuro è già terminato, Celestino Calò, Relazione al Congresso
"Autore di un solo libro (poiché i pochi altri sono in pratica corollari e annessi della sua 'summa ministerialis')" è definito Frassineti dall'autore della nota in appendice a Lo spirito delle leggi. Anche a un confronto poco approfondito, infatti, emerge chiaramente come tutti questi racconti mantengano inalterati lo stile e le tematiche di Misteri dei Ministeri, e si presentino quali integrazioni e varianti del macrocosmo che si squaderna nell'opera maggiore.

Poesia
Frassineti è autore di due sillogi poetiche:
- Vita! Vita! Vita!: uscì nel 1966 per i tipi dell'editrice Alfa di Bologna, con veste grafica a cura dell'artista concettuale Gastone Novelli. In questa raccolta si apprezzano riprese dal futurismo, soprattutto per quanto riguarda l'impostazione tipografica.
- Tutto Sommato, stampata dall'editrice milanese All'insegna del pesce d'oro nel 1985, anno della morte di Frassineti, raccoglie versi composti dal 1959 al 1983, una meditazione amara e realistica sulla vita in poesie di impianto tradizionale e di tono epigrammatico.

Teatro
Il rapporto col teatro è stato molto importante per Frassineti. Egli vi profuse molta energia, non ottenendo sempre i riscontri sperati. Paradossalmente il suo più grande successo teatrale non gli derivò dall'impegno diretto, ma dalla sua narrativa: l'11 novembre 1959, infatti, Dario Fo e Franca Rame riportarono un buon risultato, sui palcoscenici milanesi, con la pièce Gli arcangeli non giocano a flipper, ispirata ad alcuni brani di Misteri dei Ministeri e delle raccolte di novelle. I suoi primi lavori sono frutto di collaborazioni.
- Isabella comica gelosa, 1955, con lo scrittore sardo Giuseppe Dessì
- Teo, o L'acceleratore della storia. Ipotesi fantastiche ma probabili sui fasti e nefasti della cibernetica nella civiltà di massa, nato dalla collaborazione con Manganelli, nel 1966;
il dramma umoristico che fu trasmesso in radio dalla RAI il 18 aprile 1967.
- Il tubo e il cubo, 1966 (primo testo teatrale scritto totalmente di suo pugno, a cui seguirono:
- Innamorati in trappola (1968)
- Tre bestemmie uguali e distinte, magari quattro (1969)
- La farsa dei tre gobi (1974).
Compose anche il libretto per l'opera lirica Gargantua di Azio Corghi, la cui prima andò in scena al Teatro Regio di Torino la sera del 2 maggio 1984. Fu infine coautore, intorno alla metà degli anni settanta, insieme a Pasolini, Moravia, Carlo Levi, Furio Colombo ed Enzo Siciliano tra gli altri, di un recital poetico e musicale scritto per l'attrice Laura Betti, dal titolo Potentissima signora, che non fu mai rappresentato.

Sceneggiature cinematografiche
Frassineti collaborò anche ad alcune sceneggiature cinematografiche, quali: Lo svitato di e con Dario Fo (1956), Ti-Koyo e il suo pescecane con Ottavio Alessi e con il regista Folco Quilici (1962), Italiani brava gente con Ennio De Concini e con il regista Giuseppe De Santis (1966).

Traduzioni
È la sua attività di traduttore a valergli, a tutt'oggi, i riconoscimenti più unanimi. Frassineti, assertore di una traduzione libera in grado di essere più fedele al testo proprio nel momento in cui se ne distacca, tradusse molto, dal francese e dall'inglese. Ricordiamo, in ordine sparso: la già citata traduzione di Gargantua e Pantagruele, Il romanzo dei comici di
campagna da Scarron (Firenze, Sansoni 1982),, L'arte di fare fortuna da Béroalde de Verville (Torino, Einaudi, collana "I millenni", 1989),, Il nipote di Rameau da Diderot (Torino, Einaudi, 1984; nuova edizione: Macerata, Quodlibet, 2010),, la Pantagruelina prognosticazione ancora da Rabelais.
Anche sul versante della traduzione poetica Frassineti si è cimentato con dei giganti: la sua traduzione dell'Ode sopra un'urna greca di John Keats, ad esempio, è considerata magistrale (A. Frassineti, Una traduzione da Keats, edizione limitata con esemplari numerati; Roma, Marsia, 1959)

DRAKULIC Slavenka (1949 - viv.)

  Slavenka Drakulić  (Fiume, 4 luglio 1949) è una scrittrice e giornalista croata, nota per i suoi lavori sul femminismo, il comunismo e il...