sabato 30 maggio 2026

BUTOR Michel (1926 - 2016)

 

Michel Butor
 (Mons-en-Barœul, 14 settembre 1926 – Contamine-sur-Arve, 24 agosto 2016) è stato un poeta e scrittore francese. Come scrittore di romanzi è assimilato al nouveau roman.
È il terzo dei sette figli di Emil Butor impiegato nelle ferrovie. Nel 1929 la sua famiglia si trasferisce a Parigi, città dove compie tutti i suoi studi. Negli anni 1939-1940 abitano a Évreux. Studia lettere e filosofia e contemporaneamente è segretario di Jean Wahl: questo incarico gli permette di frequentare i maggiori intellettuali del tempo. Insegna per poco tempo al liceo Mallarmé a Sens e poi diviene professore in Egitto. In seguito è lettore all'Università di Manchester in Inghilterra. Viaggia molto, in Svizzera incontra Marie-Jo che sposa nel 1958 e da cui ha 4 figlie. Nel 1968 è professore a Nizza, poi diviene professore all'Università di Ginevra. In pensione dal 1991 vive gli ultimi anni in un villaggio della Haute-Savoie. È morto il 24 agosto 2016 all'età di 90 anni.
Butor pubblica i suoi primi tre romanzi Passage de Milan (1954) , L'emploi du temps (1957) e La modification (1957) nel periodo in cui si afferma le nouveau roman. Questa contemporaneità e la novità stessa dei tre romanzi hanno iscritto d'ufficio Butor al nouveau roman, tanto più che Butor li pubblica nelle Éditions de Minuit come fa Alain Robbe-Grillet con i suoi romanzi. Sia Butor che Robbe-Grillet affermeranno in seguito il carattere individuale del loro lavoro, negando che sia esistita una ‘scuola’ a loro comune. Ci sono invece delle esigenze simili sentite da entrambi: da un lato riprendere il romanzo del primo Novecento là dove si era fermato, a Joyce, Proust, Kafka; e dall'altro ampliare, quantitativamente e approfonditamente per meglio esplorare e illustrare la società contemporanea.
Butor, prima di essere un romanziere, era un poeta e concepì questi suoi primi romanzi come
‘capaci di raccogliere tutta l'eredità della vecchia poesia'. Esplora e scrive il reale per dargli una sistemazione, per inquadrarlo. In Passage de Milan (1954) il reale è la città, un immobile parigino dove vivono alcune famiglie viste simultaneamente. Ne L'emploi du temps (1957) , premiato nello stesso anno con il Prix Fénéon, il reale è la città di Bleston in Inghilterra, in cui Jacques Revel abita per un anno, con la doppia cronologia nel suo diario, in La modification (1957) un viaggio in treno dove si mescolano la realtà di Parigi, da dove Léon Delmon, il protagonista, proviene e la città dove va, Roma, che è il suo sogno, il suo desiderio.l, mentre nel viaggio modifica, lui stesso, il progetto per il quale era partito. Questi romanzi vengono fuori con una dettagliata narrazione, quasi un'elencazione, di fatti comuni e circostanze banali dell'esistenza. La vita in un immobile, il viaggio, la vita in una città straniera sono quasi dei pretesti dove la banalità della realtà diviene il soggetto complesso di un romanzo in cui il flusso di coscienza dei personaggi è ciò che lega il tutto, le situazioni, le persone, gli oggetti, in un'analisi minuziosa. Butor a differenza di Robbe-Grillet pone la sua attenzione più sulla coscienza e l'interiorità che sugli oggetti.
In Degrées 1960 racconta un'ora di lezione in un liceo parigino come Joyce aveva scritto l'Ulysses. Butor rende evidente il riferimento a Joyce nel titolo del romanzo Portrait de l'artiste en jeune singe 1967, parafrasi di Ritratto dell'artista da giovane, che è una riflessione sull'imitazione e praticamente l'ultimo romanzo.
Butor ritorna alla poesia: Illustration, Travaux d'approche. Poi pubblica diverse opere che non sono
più dei romanzi ma sono delle nuove esplorazioni. Come Description de San Marco (1964) in cui descrive minuziosamente la basilica di San Marco a Venezia; o 6 810 000 litres d'eau par seconde, cifra che corrisponde alla portata delle Cascate del Niagara. In La reve d'Irénée (1979) tenta di sovrapporre il testo scritto e la registrazione sonora come fa Luigi Nono, oppure di lasciar fare all'aleatorio come Stockhausen.
Un libro di Butor non è un libro compiuto, nel senso di finito. Butor lascia aperti al lettore, la possibilità e il piacere di comporre scegliendo tra i materiali che lo scrittore accumula sulla pagina Intervalle. Jean Roudaut nel 1964 parlava dei libri di Butor come di libri ‘futuri’.

Opere
Il passaggio (Passage de Milan, 1954), Milano, Mondadori, 1966.
L'impiego del tempo (L'Emploi du temps, 1956), traduzione di Oreste Del Buono, Milano, Mondadori, 1960.
La modificazione (La Modification, 1957), traduzione di Oreste Del Buono, Milano, Mondadori, 1959.
(FR) Le Génie du lieu, Paris, La Galerie Grasset, 1958.
(FR) Degrés: roman, Paris, Gallimard, 1960.
Repertorio. Studi e Conferenze 1948-1959, traduzione di Paolo Caruso, Collana La Cultura, Milano,
Il Saggiatore, 1961.
Una lettera di Baudelaire: saggio su un sogno di Baudelaire (Histoire Extraordinaire: Essai sur un Rêve de Baudelaire, 1961), traduzione di Paolo Caruso, Biblioteca delle Silerchie n.XCI, Milano, Il Saggiatore, 1962.
Descrizione di San Marco (Description de San Marco, 1963), traduzione di Luca Tognoli, Collana Carte d'artisti n.39, Milano, Abscondita, 2003, ISBN 978-88-8416-058-4.
Ritratto dell'artista da scimmiotto (Portrait de l'artista en jeune singe, 1967), traduzione di Oreste Del Buono, Collana La ricerca letteraria.Serie straniera n.19, Torino, Einaudi, 1969.
Rete aerea, traduzione di Oreste Del Buono, Milano, Scheiwiller, 1967.
(FR) La reve d'Irénée, 1979.
Le parole nella pittura, traduzione di Rosanna Albertini, Arsenale Editrice s.r.l., Venezia, 1987
Saggi sulla pittura, traduzione di Massimo Porfido, Collana Saggi e documenti del Novecento, Milano, SE, 1990.
Vanità, Collana Prosa del Novecento n.40, Milano, SE, 1991
Improvvisazioni su Rimbaud, Bologna, Collana Intersezioni n.117, Il Mulino, 1995
Michel Butor - Jiři Kolár, Praga, Collana Le porpore, Milano, Medusa Edizioni, 2016


venerdì 29 maggio 2026

PIEMONTESE Felice (1942 - viv.)

 

Felice Piemontese (Monte Sant'Angelo, 25 gennaio 1942) è uno scrittore, giornalista e poeta italiano.
Nato nel 1942 a Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia, vive dal 1946 a Napoli. La famiglia vi si trasferì infatti alla fine della seconda guerra mondiale dal momento che l'attività sartoriale del padre era stata resa particolarmente difficoltosa nel piccolo centro, in seguito alla devastazione portata dagli eventi bellici. Fu espulso dal liceo; iniziò poi a collaborare con alcune pubblicazioni culturali.
Dal 1965 lavorò per L'Unità, dapprima come collaboratore non retribuito e poi come praticante; nel 1967 partecipò all'incontro di Fano con il Gruppo 63. Scrisse anche per altre riviste, tra cui Nuovo Impegno, continuando a lavorare per L'Unità fino all'elezione di Rocco Di Blasi quale responsabile di redazione: lasciato il quotidiano comunista, entrò in RAI (1978). All'interno della sezione napoletana della RAI si occupa dapprima del telegiornale e poi del giornale radio.
Come narratore è stato due volte finalista al Premio Bergamo , nel 1990 con Epidemia e nel 2002 con Dottore in niente. Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia.

Opere
Curatele
Autodizionario degli scrittori italiani, Milano, Leonardo, 1990

Narrativa
Testo, Ravenna, Longo, 1973
Da un'immensa distanza, Brescia, Shakespeare & Company, 1985
Epidemia, Napoli, Pironti, 1989
Dottore in niente, Venezia, Marsilio, 2001
Fantasmi vesuviani, Matelica, Hacca, 2009


giovedì 28 maggio 2026

VERALDI Attilio (1925 - 1999)

 

Attilio Veraldi 
(Napoli, 1925 – Monte Carlo, 1999) è stato uno scrittore e traduttore italiano.
Nonostante la scarsità di pubblicazioni, Veraldi è considerato, per l'eleganza della sua prosa e la maestria nelle descrizioni taglienti, alle volte impietose ma mai folkloristiche, uno dei padri del giallo italiano.
Attilio Veraldi cominciò a scrivere romanzi gialli relativamente tardi, su insistenza dell'allora direttore editoriale della Rizzoli, Mario Spagnol, che lo convinse, pare con qualche difficoltà, a mettere mano alla sua prima opera La mazzetta, pubblicato dalla stessa casa editrice nel 1976. Fino ad allora Veraldi era stato soprattutto traduttore raffinato ed elegante dall'inglese e dalle lingue scandinave, dividendosi tra Milano, la Scandinavia, l'America del Sud e del Nord. A lui si devono, per esempio, ottime traduzioni degli autori americani della scuola dell'hard boiled. Con La mazzetta, dal quale fu tratto anche un fortunato film con Nino Manfredi ed Ugo Tognazzi, Veraldi creò il personaggio di Sasà Jovine, un ambiguo ma simpatico faccendiere di mezza tacca dedito al disbrigo di incombenze poco pulite al servizio di personaggi compromessi con la camorra, sempre in bilico tra legalità e illegalità, in un'ambientazione da hard boiled californiano, senza nulla concedere alla macchietta partenopea; Jovine tornò poi in Uomo di conseguenza. Un altro fortunato personaggio di Veraldi è il commissario Apicella, presente sia in Naso di cane (trasposto in una miniserie televisiva omonima con Luca De Filippo quale protagonista) sia in L'amica degli amici.
Con Veraldi, Napoli entrò così a pieno titolo nella geografia del giallo italiano contemporaneo.
Veraldi morì a Montecarlo nel 1999. A lui è intitolato un premio agli scrittori di noir nell'ambito del SalerNoir Festival promosso dall'associazione salernitana Porto delle Nebbie.

Opere

La mazzetta (1976)
Uomo di conseguenza (1978)
Il vomerese (1980)
Naso di cane (1982)
L'amica degli amici (1984)
Donna da Quirinale (1990)
Scicco (1991)
L'ombra dell'avventura (1992)
L'inseguimento (1925-1999)


mercoledì 27 maggio 2026

MIZZAU Marina (1936 - 2023)

 

Marina Mizzau
 (Roma, 29 maggio 1936 – Bologna, 3 ottobre 2023) è stata una scrittrice, saggista e filosofa italiana.
Laureatasi in Filosofia presentando una tesi in estetica con Luciano Anceschi all'Università di Bologna nel 1960, vi divenne docente. Negli anni Ottanta fu presidente del corso di laurea in DAMS presso la facoltà di Lettere e filosofia. Legata al Gruppo 63 e alla rivista Il Verri, svolse ricerche rilevanti nel campo della comunicazione; si dedicò parallelamente alla narrativa, risultando tra i dodici finalisti del Premio Strega con i due romanzi pubblicati per l'editore Manni.
Partecipò alla fondazione e a numerose iniziative del Centro delle donne di Bologna, a partire dal 1983.

Opere principali
Saggistica
Tecniche narrative e romanzo contemporaneo: per una fenomenologia dei rapporti fra tecniche artistiche e conoscenza, Milano, Mursia, 1965
Prospettive della comunicazione interpersonale, Bologna, Il mulino, 1974
Eco e Narciso: parole e silenzi nel conflitto uomo-donna, Torino, Boringhieri, 1979
L'ironia: la contraddizione consentita, Milano, Feltrinelli, 1984
Storie come vere: strategie comunicative in testi narrativi, Milano, Feltrinelli, 1998
E tu allora? Il conflitto nella comunicazione quotidiana, Bologna, Il mulino, 2002
Ridendo e scherzando: la barzelletta come racconto, Bologna, Il mulino, 2005

Narrativa
Come i delfini: racconti, Verona, Essedue, 1988; riedito (con una nota di Umberto Eco) da Bompiani nel 1995
I bambini non volano, Milano, Bompiani, 1992
Il silenzio dei pesci, Lecce, Manni, 2004
Se mi cerchi non ci sono, Lecce, Manni, 2015



martedì 26 maggio 2026

VALLE-INCLAN Ramón María del (1866 - 1936)

 

Ramón María del Valle-Inclán
y de la Peña (Vilanova de Arousa, 28 ottobre 1866 – Santiago di Compostela, 5 gennaio 1936) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo spagnolo.
Nasce in Galizia (1866), ma si trasferisce presto in Messico dove scrive su alcuni giornali e conosce il rinnovamento ispanoamericano. Tornato in Spagna, si stabilisce a Pontevedra e pubblica una raccolta di racconti di impostazione modernista Femeninas (1895) con sfumature erotiche e sataniche.
Nel 1896 si trasferisce a Madrid, dove si unisce ad un gruppo di scrittori "bohemien". Lo si colloca (nonostante il suo iniziale periodo modernista) all'interno della cosiddetta Generazione del '98. Durante questo periodo Valle-Inclán si farà conoscere come una figura dagli atteggiamenti anticonformisti (specie contro gli schemi borghesi) ed eccentrica che esaltava un passato libero dalle contraddizioni del presente.
All'inizio del Novecento pubblica i quattro romanzi che formano la serie delle Sonate: Sonata de otoño (1902), Sonata de estío (1903), Sonata de primavera (1904) e Sonata de invierno (1905). Questa serie avrà come protagonista il Marchese de Bradomìn, partigiano carlista che racconta le sue avventure amorose in quattro età diverse della sua vita ambientate in quattro diverse stagioni. Il personaggio è una specie di Don Giovanni, brutto, cattolico e sentimentale, ma “cinico, miscredente e galante come un cardinale del Rinascimento”. In vecchiaia si paragona a San Juan De La Cruz, ma in gioventù è cinico, si compiace delle proprie malefatte, e non critica le barbarie delle guerre carliste, ma le giustifica.
Il primo successo teatrale di Valle-Inclán è l'adattamento teatrale de la Sonata de Otoño. Successivamente viene pubblicata la trilogia Las Comedias barbaras, seguita nel 1907 da un'altra trilogia che tratta sulle guerre carliste, in cui ci sono personaggi che comparivano in altre opere, come Bradomin, e in cui emerge la sua politica nemmeno più totalmente carlista, in
quanto utopica.
A partire dagli anni Dieci scrive lavori teatrali d'ispirazione modernista, come la Farsa infantìl de la cabeza del dragòn (1914), seguita sucecssivamente dalla Farsa italiana de la enamorada del Rey (1920) e dalla Farsa y licencia de la Reina Castiza (1920); le tre commedie verranno poi riunite dall'autore nel Tablado de marionetas para educación de príncipes (1930).
Dopo un altro viaggio in Sudamerica decide di dedicarsi all'agricoltura in Galizia, continuando però a scrivere. Allo scoppio della prima guerra mondiale Valle-Inclán si reca a vedere i luoghi degli scontri per poi scriverne le sue impressioni in un libro: La mezzanotte. Si dedica poi alla poesia e alle prime versioni di Luces de Bohemia, che viene pubblicato come libro solo nel 1934 con il sottotitolo di Esperpento, cioè assurdo, ridicolo. In questo libro viene trattato un genere nuovo, che fonde apparenza e realtà; per percepire il grottesco e tragico della condizione umana bisogna deformare la realtà.
Nel 1921 torna in Messico e si reca anche a L'Avana dove critica aspramente la borghesia e l'esercito spagnolo. Con il titolo Martes de Carneval riunisce tre opere teatrali il cui argomento principale è la critica e la ridicolizzazione dell'esercito. La lingua adottata subisce in questa opera alcune influenze latino-americane.
Nel 1926 scrive Tirano Banderas, in cui narra la caduta di un immaginario dittatore sudamericano, Santos Banderas, personaggio dispotico che mantiene il potere grazie all'oppressione.
Nel 1931 appoggia la Seconda repubblica spagnola, e gli vengono attribuiti incarichi educativi. Nel 1933 va a Roma come direttore dell'Accademia di Spagna, ma si dimetterà dopo un anno. Nel 1935 ritornò in Spagna, a Santiago di Compostela, dove morì di cancro il 5 gennaio del 1936.


lunedì 25 maggio 2026

BECK Béatrix (1914 - 2008)

 

Béatrix Beck
 (Villars-sur-Ollon, 30 luglio 1914 – Saint-Clair-sur-Epte, 30 novembre 2008) è stata una scrittrice belga naturalizzata francese.
Nata in Svizzera, a Villars nel cantone di Vaud, era figlia del poeta e scrittore Christian Beck (di origini lettone e italiana) e di madre irlandese. Era nata da pochi giorni quando la sua famiglia si trasferì in Francia a causa della guerra dove conseguì un titolo di studio in diritto. Militò nelle file del partito comunista, dove conobbe lo studente Naum Szapiro, ebreo apolide, e lo sposò nel 1936. Dopo un mese dal loro matrimonio, la madre della Beck si tolse la vita.
Il 25 dicembre dello stesso anno, la coppia ebbe una figlia, Bernadette, che sarebbe poi diventata scrittrice e pittrice, a sua volta madre della scrittrice Béatrice Szapiro nata dalla sua relazione con Jean-Edern Hallier.
Nel settembre 1939, suo marito si arruolò nelle forze armate francesi e morì in guerra nel 1940. Vedova, orfana e madre di una bimba, Béatrix si adattò a piccoli lavori per guadagnarsi la vita, compreso quello di operaia, donna di servizio, stenodattilografa e modella per una scuola di disegno.
Nel 1948 pubblicò il suo primo romanzo, Barny. In seguito alla pubblicazione, nel 1950 André Gide la assunse come segretaria, avendone egli conosciuto il padre e pubblicato le opere. Gide la spronò a parlare della sua vita, così Béatrix continuò la sua attività di scrittrice.
Il suo romanzo Léon Morin, vinse il Premio Goncourt nel 1952. Dal libro fu tratto l'omonimo film di Jean-Pierre Melville, che fu affascinato dal contesto e dai personaggi del libro, e scelse come protagonista Jean-Paul Belmondo.
Nel 1955, dopo lunghe pratiche con l'amministrazione, fu naturalizzata francese.
Nel 1966 partì per gli Stati Uniti, dove insegnò nelle Università di Berkeley in California, e in Virginia. Insegnò anche nel Québec e nell'Ontario. Al suo ritorno in Francia, nel 1977, riprese la pubblicazione di romanzi.
Nel 2000 dedicò il suo ultimo lavoro, La Petite Italie, alla figlia Bernadette Szapiro, deceduta
nel 1999.
Affetta dal morbo di Parkinson, si ritirò in una casa di riposo a Saint-Clair-sur-Epte, dove si spense il 30 novembre 2008.

Opere
Barny (Gallimard, 1948)
Une mort irrégulière (Gallimard, 1950)
Léon Morin, prêtre, Éditions Gallimard, 1952 / Léon Morin, prete, trad. di Lalla Romano, Einaudi, 1954
Contes à l'enfant né coiffé (raccolta di racconti), Gallimard, 1953
Des accommodements avec le ciel, Gallimard, 1954
Le Muet, 1963
Cou coupé court toujours – riedito nel 2011, illustrazioni di Mélanie Delattre-Vogt Éditions du Chemin de fer, 1967
Mots couverts (poèmes-Verviers) Éditions du Chemin de fer, 1975
L'Épouvante l'émerveillement - riedito nel 2010, Éditions du Chemin de fer (riedito nel 2010)
Noli, Éditions du Chemin de fer, 1977 (riedito nel 2017)
La Décharge, Prix du Livre Inter, Le Sagittaire, 1979
Devancer la nuit, 1980
Josée dite Nancy, seguito da La Mer intérieure, 1981
La Grenouille d'encrier, 1983
Don Juan des forêts, 1983
L'Enfant Chat, Premio letterario Trente millions d'amis, 1984
La Prunelle des yeux, 1986
Stella Corfou, illustrazioni di Florence Reymond, Éditions du Chemin de fer, 1988 (riedito nel 2016)
Une, 1989
Grâce, 1990
Recensement, 1991
Une lilliputienne, 1993
Vulgaires Vies, 1994
Moi ou autres, 1994
Prénoms, 1996
L'Île dans une bassine d'eau, 1996
Plus loin, mais où, 1997
Confidences de gargouille, 1988
La Petite Italie, 2000
Guidée par le songe, 2001
Gide, Sartre et quelques autres, Éditions du Chemin de fer, 2012
Entre le marteau et l'écume, Éditions du Chemin de fer, 2013
La Double Réfraction du spath d'Islande, Éditions du Chemin de fer, 2014
L'Enfant qui cherchait la petite bête (racconti inediti), Éditions du Chemin de fer, 2015
Bribes, Éditions du Chemin de fer, 2016


domenica 24 maggio 2026

TODDE Giorgio (1951 - 2020)

 

Giorgio Todde
 (Cagliari, 17 settembre 1951 – Cagliari, 29 luglio 2020) è stato uno scrittore e medico  italiano. Medico oculista, viveva e lavorava a Cagliari. I suoi libri sono stati tradotti in olandese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese e russo. Ha pubblicato principalmente con le case editrici Il Maestrale di Nuoro e Frassinelli di Milano.
Nel 2001, col romanzo d'esordio Lo stato delle anime, inaugurò la serie che pose al centro della vicenda il personaggio, realmente esistito, dell'imbalsamatore-detective Efisio Marini. Al medesimo protagonista furono dedicati altri cinque romanzi: Paura e carne, L'occhiata letale, E quale amor non cambia, L'estremo delle cose e Il mantello del fuggitivo
Alla serie dedicata al personaggio di Efisio Marini, Todde affiancò romanzi improntati ad un noir metafisico ed esistenziale, tra cui: La matta bestialità ed Ei.
Considerato uno dei migliori esponenti della cosiddetta Nouvelle vague letteraria sarda ovvero Nuova letteratura sarda, scrisse sui quotidiani La Nuova Sardegna e Il fatto quotidiano.
Fu uno dei fondatori, con Giulio Angioni e Marcello Fois, del Festival di Gavoi.
Todde è morto dopo una lunga malattia nell'estate del 2020 a 68 anni.

Opere
SERIE EFISIO MARINI
Lo stato delle anime, Il Maestrale, 2001 e in coedizione Il Maestrale/Frassinelli, 2002
Paura e carne, Il Maestrale/Frassinelli, 2003
L'occhiata letale, Il Maestrale/Frassinelli, 2004
E quale amor non cambia, Il Maestrale/Frassinelli, 2005
L'estremo delle cose, Il Maestrale/Frassinelli, 2007
Le indagini dell'imbalsamatore, Il Maestrale, 2011 (raccoglie: Lo stato delle anime 2001; Paura e carne 2003; L'occhiata letale 2004; E quale amor non cambia 2005; L'estremo delle cose 2007)
Il mantello del fuggitivo, Il Maestrale, 2019

ALTRI
La matta bestialità, Il Maestrale, 2002
Ει, Il Maestrale, 2004 (rimaneggiato e ripubblicato nel 2010 con il titolo Ero quel che sei)
Al caffè del silenzio, Il Maestrale, 2007
Dieci gocce, Frassinelli, 2009
Ero quel che sei, Il Maestrale, 2010 (rimaneggiamento di Ει 2004)
Il noce. Scritti sull'isola rinnegata, Il Maestrale, 2010
Lettera ultima, Rizzoli (in collaborazione con Il Maestrale), 2013
Morire per una notte, Il Maestrale, 2016
La matta bestialità, con la continuazione incompiuta Temperalapis, a cura di Giancarlo Porcu, Prefazione di Goffredo Fofi, Il Maestrale, 2023


sabato 23 maggio 2026

PEVERELLI Luciana (1902 - 1986)

 


Luciana Peverelli
, nota anche con gli pseudonimi Greta Granor e Mariely (Milano, 16 febbraio 1902 – Milano, 5 agosto 1986), è stata una giornalista, scrittrice, sceneggiatrice e fumettista italiana, nota, già dagli anni Trenta e soprattutto nel dopoguerra, come autrice di racconti e romanzi di genere sentimentale e poliziesco.
Giovanissima, inizia a lavorare nel mondo dei femminili milanesi al fianco della madre, direttrice della rivista Trionfo d'amore che raccoglie intorno a sé giovani e promettenti intellettuali come Cesare Zavattini. Ma la grande occasione professionale le si presenta nel 1929, quando, rispondendo all'inserzione della piccola casa editrice milanese Moderna che cercava giovani “abilissimi scrittori”, entra in contatto con Cino Del Duca, intraprendente editore di romanzi rosa e pubblicazioni popolari con il quale avvia una fortunata collaborazione che durerà tutta la vita. Nel 1930 pubblica con Del Duca il romanzo a fascicoli Cuore garibaldino che riscuote grande successo; iscritta all'Ordine dei giornalisti dal 1931, dirige la rivista cinematografica Stelle e, dal 1933, Il Monello, settimanale a fumetti ispirato al personaggio di Chaplin ed è coautrice dei fumetti nel "Il Moschettiere, Il Pioniere dei Ragazzi e Noi Ragazzi." Negli ultimi mesi del 1939 dirige la rivista Cinema Illustrazione. Sempre accanto a Del Duca, partecipa attivamente alla redazione di Grand Hotel, il popolarissimo magazine che esce nel 1946. Nel 1947 è autrice per Sogno del primo fotoromanzo pubblicato in Italia, Menzogne d'amore, uscito in contemporanea con Nel fondo del cuore di Stefano Reda. Dal 1963 fino alla morte dirige il settimanale popolare Stop. Ha collaborato con la Gazzetta del Mezzogiorno, Paese Sera, Il Tempo.
All'attività di giornalista affianca quella di scrittrice, con circa 400 titoli tra racconti e romanzi “rosa” e polizieschi più volte ristampati. Con lo pseudonimo Greta Granor pubblica romanzi nella nota collana “L'universale romantica Salani”, operazione editoriale volta a raccontare “la donna, nelle diverse stagioni della sua vita, nel suo rapporto con l'uomo e la società”; per
i tipi di Campi, editore del famoso Almanacco Barbanera, firma nel 1962 le Lettere d'amore in grigioverde: guida indispensabile per i militari che desiderano scrivere una lettera alla fidanzata, alla famiglia, agli amici, ai superiori, utilizzando lo pseudonimo Mariely e vari repertori per corrispondenza.
Traduttrice di John Steinbeck per l'Editoriale Romana (nel 1944 esce la versione italiana di La luna è tramontata) e del fortunato romanzo Maddalena di Jack Newlyn (Del Duca, 1954), è soggettista e sceneggiatrice di numerose opere cinematografiche prevalentemente ispirate ai suoi romanzi.
Antifascista, ha una lunga relazione con Henry Molinari, esponente della Resistenza; dopo la fine della guerra sposa il lord inglese Philip Ashley Carter, ma il matrimonio naufraga dopo cinque anni.

Opere principali
Romanzi

Cuore garibaldino, Moderna, Milano 1930
Giovanotti e signorine, Rizzoli, Milano 1932
L'amante del sabato inglese, Rizzoli, Milano 1933
Inverno d'amore, Rizzoli, Milano 1934
Piacere agli uomini, Rizzoli, Milano 1936
Incendio a bordo, Rizzoli, Milano 1938
Siglinda, Rizzoli, Milano 1939
Violette nei capelli, Rizzoli, Milano 1940
La lunga notte, Rizzoli, Milano 1942
Sposare lo straniero, Rizzoli, Milano 1946
I nostri folli amori, Salani, Milano 1979
Dannata e felice, Salani, Milano 1980

venerdì 22 maggio 2026

SZENTKUTHY Miklós (1908 - 1988)

 

Miklós Szentkuthy
 (nato Miklós Pfisterer ; 2 giugno 1908 – 18 luglio 1988) è stato uno degli scrittori ungheresi più prolifici del XX secolo. Il suo corpus di opere comprende numerosi romanzi, saggi, traduzioni e un ampio diario che copre gli anni dal 1930 al 1988. 
Come autore di opere notevoli come Prae , l'epico Breviario di Sant'Orfeo in 10 volumi , Capitolo sull'amore e Verso l'unica e sola metafora , è considerato uno degli scrittori ungheresi più significativi del XX secolo. Le sue opere sono state tradotte in inglese, francese , spagnolo , italiano , portoghese , rumeno , slovacco e turco .
Szentkuthy compose un'opera imponente e complessa, incentrata sul conflitto tra arte e vita, o sull'aspirazione alla santità e all'erotismo. Include biografie romanzate di musicisti come Händel , Haydn e Mozart , artisti come Dürer e Brunelleschi , scrittori come Goethe e Cicerone e personaggi storici come il Superbo e Lutero , ecc., scritte sotto forma di raccolte di frammenti o appunti ricchi di audaci metafore. Per il lato sperimentale e l'aspetto erudito della sua opera, è talvolta paragonato allo scrittore argentino Jorge Luis Borges . Tuttavia, in My Career , Szentkuthy affermava di "non aver mai, in nessuna forma o modo, considerato Prae un'opera appartenente a un'avanguardia. [...] Quando la gente catalogava il libro con il 'surrealismo' e altri 'ismi', mi sentivo un po' come il borghese gentiluomo di Molière , che, dopo aver imparato la differenza tra poesia e prosa, esclama stupito: 'Santo cielo! Per più di quarant'anni ho parlato in prosa senza saperlo!'. Fu anche sulla base di un onorevole fraintendimento di Prae che fui invitato a quella che fu catalogata come la "Scuola Europea" d'avanguardia – forse più per rivolgermi a loro come oratore che come membro vero e proprio –
e lì tenni discorsi su Dickens , Shakespeare e una miriade di vecchi classici, dimostrando ampiamente che ciò che la scuola immaginava con affetto fossero innovazioni rivoluzionarie aveva anche avuto un ruolo, in misura maggiore o minore (anche migliore), nella storia delle arti." 
Szentkuthy aveva solo 26 anni quando pubblicò il suo romanzo d'esordio Prae (1934), che intendeva essere una descrizione panoramica della cultura europea degli anni Venti. Contenente poca trama o dialoghi, il romanzo consiste principalmente di riflessioni filosofiche e descrizioni di interni moderni. Una delle innovazioni formali di Prae risiede nella struttura frammentaria del testo. Il romanzo è costituito da numerose riflessioni, descrizioni e scene solo vagamente collegate. Mentre nel 1934 il romanzo fu accolto con indifferenza, oggi è riconosciuto come il primo romanzo ungherese pienamente modernista.
Il secondo libro di Szentkuthy, Verso l'unica e sola metafora (1935), è una raccolta di brevi epigrammi e riflessioni diaristiche; era concepito come un esperimento letterario per seguire il sé pensante attraverso i pensieri e le impressioni più delicati, senza imporgli alcuna direzione. Il suo romanzo successivo, Capitolo sull'amore (1936), segna un cambiamento nel suo stile: il linguaggio quasi scientifico di Prae cede il passo a una prosa barocca tipica delle sue opere successive.
Dopo il Capitolo sull'Amore, Szentkuthy sviluppò una bozza per il suo Breviario di Sant'Orfeo , un grandioso ciclo di romanzi storici. Ispirandosi alla tradizione di grandi narrazioni enciclopediche come La commedia umana di Balzac e il ciclo Rougon-Macquart di Zola , Szentkuthy mirava a rappresentare la totalità di duemila anni di cultura europea. Sebbene vi siano chiari parallelismi tra questa monumentale opera e Huysmans, Musil e Robert Burton, e per certi versi sia una parodia di Sant'Agostino, Zéno Bianu ha osservato che il suo metodo si basa in parte sull'opera esegetica di Karl Barth. «Nel 1938, Szentkuthy lesse il Römerbrief del celebre esegeta protestante Karl Barth, un commento che si basa su un'analisi, frase per frase, persino parola per parola, della Lettera ai Romani. Letteralmente incantato dall'efficacia di questo metodo – 'dove, nelle sue parole, ogni epiteto mette in moto l'immaginazione' – decise di applicarlo immediatamente a Casanova, di cui aveva appena annotato con entusiasmo un'edizione tedesca in sei grandi volumi.» Negli anni 1939-1942, Szentkuthy pubblicò le prime sei parti della serie: Marginalia su Casanova (1939), Rinascimento nero (1939), Escorial (1940), Europa Minor (1941), Cynthia (1941) e Confessione e spettacolo di marionette (1942). Nel periodo 1945-1972, a causa del regime comunista in Ungheria, Szentkuthy non poté continuare Orfeo . Scrisse
invece una serie di romanzi pseudo-biografici su Mozart (1957), Haydn (1959), Goethe (1962), Dürer (1966) e Handel (1967) in cui mescolò fatti storici con elementi di finzione e autobiografia. Scrisse anche diversi romanzi storici in questo periodo: Gerusalemme liberata , Cronaca di Burgonde , Bisanzio , Wittenberg , in cui inserì, come lui stesso disse, diversi micro-Orfei. 
Nel 1972 Szentkuthy riprese il ciclo di Orfeo . La pubblicazione del settimo volume, La seconda vita di Silvestro II , si rivelò un successo e segnò l'inizio della rinascita di Szentkuthy. La sua traduzione dell'Ulisse di Joyce ( 1974) e la seconda edizione di Prae (1980) furono seguite dalla ripubblicazione delle sue prime opere, che gli valsero un ampio riconoscimento in alcuni paesi europei. Successivamente scrisse altre due parti del ciclo di Orfeo, Disperazione canonizzata (1974) e Asino sanguinante (1984). Nel 1988 gli fu conferito il Premio Kossuth e l'ultimo libro pubblicato durante la sua vita fu Frivolities and Confessions (1988), una serie di interviste condotte da Lóránt Kabdebó nel 1983.
Szentkuthy morì nel 1988, lasciando incompiuta la parte finale dell'Orfeo . Alcuni frammenti furono pubblicati postumi con il titolo "Sulle orme di Euridice" (1993).
Nel ventunesimo secolo, Szentkuthy è generalmente riconosciuto come uno dei maggiori romanzieri ungheresi innovativi del XX secolo. La sua influenza si è estesa a molti autori contemporanei, come Péter Esterházy e Péter Nádas , mentre alcuni critici lo considerano un
precursore del postmodernismo. 
Il Museo letterario Petőfi di Budapest custodisce un archivio di manoscritti di Szentkuthy, che contiene opere inedite, tra cui circa 80.000-100.000 pagine di un diario sigillato (1930-1988). La prima parte del diario (1930-1947) è stata aperta al pubblico nel 2013, in occasione del 25° anniversario della sua morte, mentre la seconda parte (1948-1988) sarà disponibile nel 2038. Szentkuthy ha dichiarato che il diario è la sua "vera" opera, quindi la sua apertura dovrebbe rivelarsi illuminante.

giovedì 21 maggio 2026

FUGUET Alberto (1963 - viv.)



Alberto Felipe Fuguet
de Goyeneche (Santiago del Cile, 7 marzo 1963) è uno scrittore, giornalista e regista cileno.
Alberto Fuguet è nato a Santiago del Cile ma la sua famiglia si trasferì ben presto ad Encino, in California, dove ha vissuto fino all'età di 13 anni.
La sua famiglia tornò definitivamente in Cile nel 1975, durante gli anni della dittatura di Augusto Pinochet. Per il giovane Fuguet il ritorno in patria fu particolarmente traumatico: non parlava spagnolo e si dedicò profondamente alla lettura al fine di conoscere al meglio la lingua e di riuscire ad integrarsi in un nucleo sociale radicalmente differente da quello statunitense. Il primo libro da lui letto in spagnolo fu Papelucho, un libro per bambini di Marcela Paz, che sarebbe poi stato fondamentale per costruire Matías Vicuña, il protagonista del suo primo romanzo, Mala Onda.
Dopo un anno di studi di sociologia si laureò quindi in giornalismo all'Università del Cile. All'attività giornalistica, Fuguet ha sempre alternato quella di critico musicale e cinematografico, di scrittore e di sceneggiatore. Inoltre, la sua opera ha avuto una certa influenza su molti scrittori contemporanei, soprattutto per via della sua opposizione al realismo magico latinoamericano e la scelta di dedicarsi ad una letteratura più realista ed urbana.
L'America Latina, secondo Fuguet, non riguarda soltanto immagini caricaturali come quelle dei "tucani parlanti e delle nonnette volanti", ma piuttosto una forte realtà, che ha tentato di trasporre nei suoi testi. Va in questo senso l'intero movimento letterario McOndo, che si ispira all'omonima raccolta di racconti redatta dallo Alberto Fuguet nel 1996 e che tenta di superare le
convenzioni del realismo magico attraverso le modalità narrative dei mezzi di comunicazione di massa, contestualizzando le opere nella civiltà urbana con elementi provenienti dalla cultura pop, soprattutto statunitense.
Fuguet pubblicò una prima raccolta di racconti nel 1990 (Sobredosis, che vuol dire "overdosi"). La raccoltà ebbe un successo incredibile in Cile, sebbene la sua consacrazione sarebbe venuta solo con il romanzo Mala Onda ("Onda Cattiva", 1991), che racconta la storia di un giovane di Santiago e della sua vita sotto la dittatura militare di Pinochet.
A questo romanzo hanno fatto seguito Por favor, rebobinar ("Per favore, riavvolgere", 1994) e Tinta roja ("Inchiostro rosso", 1998), che come il precedente si basavano su personaggi provenienti dal mondo metropolitano di Santiago.
Nel 1999 la rivista Time e la CNN lo hanno inserito nella lista dei 50 leader latino-americani del XXI secolo.
Nel 2003 ha pubblicato un libro semi-autobiografico: Las películas de mi vida ("I film della mia vita"), nel quale un sismologo analizza la propria vita attraverso i film che lo hanno più colpito.
Il suo romanzo Tinta roja è stato portato al cinema nel 2000 dal cineasta peruviano Francisco Lombardi. Fuguet ha poi scritto la sceneggiatura del film Dos hermanos, diretto da Martín Rodríguez e poi, nel 2005, ha diretto il suo primo film, Se arrienda.
Nel 2011 è stato premiato al Festival internazionale del cinema di Valdivia con il film Música campesina con il premio per il miglior lungometraggio.
Nel 2015 ha pubblicato un nuovo romanzo, No ficción, nel quale esplora il mondo dell'omosessualità.

Opere
Romanzi
Mala onda, Alfaguara, 1991
Por favor, rebobinar, Alfaguara, 1994
Tinta roja, Alfaguara, 1998
Las películas de mi vida, Alfaguara, 2003 (pubblicato in italiano con il titolo I film della mia vita, trad. di Chiara Muzzi, La nuova frontiera, 2012)
Missing (una investigación), Alfaguara, 2009 (pubblicato in italiano con il titolo Missing: una ricerca, trad. di Alessio Cazzaniga, Marcos y Marcos, 2004)
Aeropuertos, Alfaguara, 2010
No ficción, Literatura Random House, 2015
Sudor, Literatura Random House, 2016

Racconti e raccolte di racconti
Sobredosis (Deambulando por la orilla oscura), Planeta, Santiago, 1990
Cortos, Alfaguara, 2004
Prueba de aptitud, 2006
Juntos y solos, UDP, 2014
Cuentos reunidos, Literatura Random House, Santiago, 2018

mercoledì 20 maggio 2026

JANECZEK Helena (1964 - viv.)


Helena Janeczek
 (Monaco di Baviera, 1964) è una scrittrice tedesca naturalizzata italiana.
Nata nel 1964 a Monaco di Baviera, nell'allora Germania dell'Ovest, da genitori polacchi di origine ebraica, dal 1983 vive in Italia, dove ha pubblicato una raccolta di versi in tedesco ed è lettrice per Mondadori della sezione Letteratura straniera. 
Lezioni di tenebra - ampiamente autobiografico - è uscito in prima edizione per Mondadori nel 1997 ed è stato ripubblicato nel 2011 da Guanda. Il libro ha vinto il Premio Bagutta Opera Prima e il Premio Giuseppe Berto. Del 2002 è il romanzo Cibo. Segue, per il Saggiatore, Bloody Cow, storia di Clare Tomkins, la prima vittima della malattia di Creutzfeldt-Jakob, comunemente nota come "mucca pazza".
Per Guanda ha pubblicato Le rondini di Montecassino, (Premio Nazionale Letterario Pisa 2010 Premio Sandro Onofri 2010, finalista al Premio Comisso 2010, Premio Napoli 2011, e Premio Selezione Bergamo) per raccontare la presenza di polacchi, indiani e altre nazionalità dimenticate a una delle battaglie più cruente della seconda guerra mondiale; il romanzo è stato tradotto in altre lingue. Con il romanzo La ragazza con la Leica, biografia della prima fotoreporter caduta in guerra, Gerda Taro, edito nel 2017, ha vinto il Premio Bagutta 2018, il Premio Selezione Campiello e il premio Strega 2018.
Collabora con "Nazione Indiana" e "Nuovi Argomenti". Prima di approdare in Mondadori era in Adelphi, da cui è uscita per dissensi sulla linea editoriale. Ha tradotto Albert Ehrenstein (1886-1950), Itzhak Katzenelson (1886-1944) e altri poeti. Vive a Gallarate e lavora a Milano. È stata protagonista di molti incontri sul tema della shoah, offrendo il suo pensiero e le sue idee.

Opere
Ins Freie: Gedichte, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1989
Lezioni di tenebra, Milano, Mondadori, 1997 - Nuova ed. Parma, Guanda, 2011
Cibo, Milano, Mondadori, 2002
Le rondini di Montecassino, Parma, Guanda, 2010
Bloody Cow, Milano, Il Saggiatore, 2012
La ragazza con la Leica, Parma, Guanda, 2017
Il tempo degli imprevisti, Parma, Guanda, 2024


martedì 19 maggio 2026

BUZZI Giancarlo (1929 - 2015)

 

Giancarlo Buzzi
 (Como, 18 aprile 1929 – Milano, 2 maggio 2015) è stato uno scrittore, traduttore, dirigente d'azienda, pubblicitario e imprenditore italiano.
Сompì in Italia (risiedette nel Collegio Ghislieri a Pavia), in Francia e negli Stati Uniti studi letterari, filologici e sociologici. In Italia e in Spagna lavorò per aziende industriali e commerciali di vari settori – fra le quali il Touring Club Italiano, la Pirelli, la Bassetti, la Olivetti, la Standa – di volta in volta come consulente, dirigente, amministratore delegato. Questi lavori lo familiarizzarono coi principali aspetti della gestione aziendale e del personale (dalla pianificazione, al marketing strategico e operativo, alla formazione, alla comunicazione ecc.). La sua presenza fu particolarmente significativa nel campo editoriale (Il Saggiatore, Mondadori, Vallecchi).
Fra le sue esperienze più stimolanti e formative egli considerò sempre quella legata alla sua collaborazione col Movimento Comunità promosso da Adriano Olivetti (attività culturali d'ogni genere in un centinaio di comuni del Canavese, di organizzazione del territorio, economiche, assistenziali, sindacali, urbanistiche, sportive, ricreative, di studio e ricerca). Fu anche imprenditore in proprio nel settore della ristorazione.
Autore nei primi anni Sessanta del Novecento di un testo per molti aspetti anticipatorio (La tigre domestica), nel quale ci si occupa degli aspetti culturali, sociali e politici della pubblicità e se ne ipotizza il ruolo nella società “neocapitalistica”, “dei consumi”, “del benessere”, Buzzi realizzò alcune campagne pubblicitarie reputate fra gli addetti ai lavori di particolare interesse per modi originali e stimolanti.
I temi di altri suoi libri di saggistica letteraria e di biografia sono Grazia Deledda, Giuseppe Tomasi
di Lampedusa, Matilde Serao, André Gide, Giovanni Pascoli, Giuseppina Bonaparte. I suoi due primi romanzi, Il senatore e L'amore mio italiano, si collocano fra i principali del filone di narrativa che nell'immediato secondo dopoguerra affrontò la problematica dei rapporti fra due realtà – sociale e aziendale – in profondo mutamento.
Nei romanzi successivi – Isabella delle acque (dittico composto da Isabella della grazia e Isabella della stella), L'impazienza di Rigo, Dell'amore – la trattazione di tematiche spirituali sociali e politiche si accompagna a una strenua tensione all'innovazione linguistica. Buzzi ha fondato e diretto la rivista culturale «Concertino» (1992-1996), e per un paio d'anni ha diretto la rivista di comunicazione pubblicitaria «Strategia». Si cimentò anche nella divulgazione (specialmente felici i suoi volumi sugli etruschi, sui greci in Italia, sulle civiltà del Mediterraneo). Prefece, curò, tradusse testi di narrativa e saggistica francesi, inglesi, spagnoli. Nel 1952 sposò Marta Maresca (1925-2012), con la quale ebbe due figli, Michele (1953) e Marco (1956). Morì a Milano il 2 maggio 2015.

Opere
Saggistica e biografia
Grazia Deledda (Bocca, 1953)
La tigre domestica (Vallecchi, 1964, Hacca, 2012)
Tomasi di Lampedusa (Mursia, 1972)
La vita e il tempo di Giulio Cesare (Arnoldo Mondadori, 1970)
Matilde Serao (Mursia, 1981)
André Gide (La Nuova Italia, 1981)
Giuseppina Bonaparte. La creola dell'imperatore (Rusconi, 1983)
Micropascoliana. I dubbi interventi del maieutico fanciullino (Book, 2012)

Narrativa
Il senatore (Feltrinelli, 1958; poi in edizioni rivedute Vallecchi 1981, Lampi di stampa 2010)
L'amore mio italiano (Mondadori, 1963; ora in una nuova edizione riveduta Avagliano 2014)
Isabella delle acque (dittico composto da Isabella della grazia e Isabella della stella, Scheiwiller 1977; seconda ediz. anastatica La Vita Felice 2002)
L'impazienza di Rigo (Giunti/Camunia – Premio Pisa, Premio Feronia –, 1997)
Dell'amore (Aliberti, 2004)


lunedì 18 maggio 2026

ROA BASTOS Augusto (1917 - 2005)

 

Augusto Roa Bastos (Asunción, 13 giugno 1917 – Asunción, 26 aprile 2005) è stato uno scrittore paraguaiano. Autore di romanzi, racconti, poesie, drammi teatrali, sceneggiature cinematografiche, e critiche d'arte, è considerato il massimo autore paraguayano e tra i grandi maestri della letteratura latinoamericana e una figura fondamentale della narrativa contemporanea. In gioventù partecipò alla guerra del Chaco, la cui esperienza lo segnò profondamente nelle idee; in seguito lavorò come giornalista, autore cinematografico e docente. La sua fama è dovuta principalmente al complesso romanzo Yo el Supremo (Io il Supremo), un racconto sulla dittatura e sulla reazione del popolo, incentrato sulla figura di José Gaspar Rodríguez de Francia, il dittatore che incarnò il potere assoluto in Paraguay tra il 1814 e il 1840.
La vita stessa di Roa Bastos dovette confrontarsi con diversi regimi militari di carattere dittatoriale. Nel 1947 lo scrittore fuggì in Argentina a causa della repressione attuata dal governo paraguaiano e, per motivi simili, nel 1976 fu costretto ad abbandonare Buenos Aires e rifugiarsi in Francia. Anche se la maggior parte delle sue opere fu scritta in esilio, Roa Bastos non smise mai di trattare nei suoi lavori le istanze storiche e sociali oltre che i miti e i simboli della sua terra natale; la sua stessa scrittura è a volte fortemente impregnata di termini guaraní, la seconda lingua ufficiale del Paraguay. Lo scrittore è in genere considerato tra i maggiori esponenti della corrente del realismo magico.
Ad Augusto Roa Bastos fu assegnato nel 1989 il Premio Miguel de Cervantes, attribuito dal Ministero dell'Educazione, della Cultura e dello Sport spagnolo per onorare un autore di opere letterarie in lingua spagnola il cui contributo sia stato particolarmente rilevante per la cultura ispanica.
Nato ad Asunción il 13 giugno 1917, Augusto Roa Bastos si spostò però presto con la famiglia nel villaggio di Iturbe, dove il padre, Lucio Roa, trovò lavoro come impiegato in uno zuccherificio; in questo luogo il contatto con i braccianti agricoli indigeni lo facilitò nell'apprendimento del guaraní, lingua in genere disprezzata dalle classi più elevate, presso le quali era bandita. All'età di otto anni tornò nella capitale sotto la custodia dello zio, il vescovo Hermenegildo Roa, che lo seguì negli studi; nel 1930 scrisse a soli 13 anni in collaborazione con la madre, Lucía Bastos, un dramma
teatrale intitolato La carcajada ("La risata"), che rappresentò in vari villaggi del Paraguay.
Il protrarsi della guerra del Chaco tra Paraguay e Bolivia, scoppiata nel 1932, lo spinse nel 1934 ad arruolarsi come volontario nell'esercito, dove fu impiegato in compiti di retroguardia; Roa Bastos ne ricavò una profonda delusione, unita ad un forte disgusto verso ogni tipo di vessazione. Dopo l'esperienza bellica lasciò incompiuti i propri studi per cominciare a lavorare come giornalista per il periodico El País, realizzando inchieste sulla condizione dei braccianti agricoli impiegati nei latifondi coltivati a yerba mate nelle zone al confine con il Brasile; in questo periodo vinse un premio letterario per il racconto Fulgencio Miranda, rimasto inedito, e pubblicò El ruiseñor de la aurora y otros poemas, una raccolta di poesie che presto ripudiò.
Dopo aver fondato con Josefina Pla e Hérib Campos Cervera un gruppo di rinnovamento letterario chiamato Vy´a Raity (in guaraní "il nido dell'allegria"), fu invitato dal British Council in Gran Bretagna, dove assistette agli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, descrivendone le vicende nelle sue corrispondenze per El País. In particolare si occupò di descrivere la liberazione della Francia e riuscì ad ottenere un'intervista esclusiva con il generale Charles De Gaulle. Lo scrittore tornò in patria nel 1946 ma ci rimase meno di un anno: i suoi feroci articoli nei quali attaccava i governi militari che si stavano succedendo in Paraguay lo costrinsero presto all'esilio a Buenos Aires, dove cadde in una forte depressione che lo spinse a
scrivere con maggiore intensità. Risale a questo periodo la pubblicazione del libro di racconti El trueno entre las hojas ("Il tuono tra le foglie") che attirò l'attenzione dell'ambiente letterario argentino e del regista cinematografico Armando Bó, che gli chiese di adattarne una parte a sceneggiatura per un film; fu questo l'inizio di un'attività che gli permise per anni di sostenersi economicamente.
In Argentina Roa Bastos pubblicò nel 1960 Hijo de hombre ("Figlio di uomo"), un romanzo che gli diede notorietà e per il quale lo scrittore ricevette numerosi premi.[9] L'invito rivoltogli da Carlos Fuentes e Mario Vargas Llosa a scrivere un capitolo sul dittatore José Gaspar Rodríguez de Francia nell'ambito di un progetto che prevedeva una raccolta di profili inerenti alla figura del dittatore sudamericano lo spinse a raccogliere materiale storico a questo scopo. Anche se il progetto non fu mai realizzato, tuttavia ad esso si deve la pubblicazione a pochi mesi di distanza di tre libri di grande importanza per la letteratura latinoamericana: El otoño del patriarca (L'autunno del patriarca) di Gabriel García Márquez, El recurso del método (Il ricorso del metodo) di Alejo Carpentier e Yo el Supremo dello stesso Augusto Roa Bastos. Il romanzo, che la critica considera la sua opera più importante, gli procurò un enorme successo, ma anche l'ostilità della giunta militare argentina che si installò a Buenos Aires nel 1976 e che lo costrinse a riparare in Francia,
dove ottenne la cattedra di Letteratura ispanoamericana all'Università di Tolosa. A seguito del ritiro del passaporto da parte delle autorità paraguaiane ottenne la cittadinanza sia dalla Spagna che dalla Francia.
Nel 1989, alla caduta del regime di Alfredo Stroessner, lo scrittore riottenne i documenti dal suo paese di nascita; fu questo l'atto che pose termine a 42 anni d'esilio. Nello stesso anno ottenne il prestigioso Premio Miguel de Cervantes, considerato il più importante premio letterario per gli scrittori di lingua spagnola.
Augusto Roa Bastos morì ad Asunción il 26 aprile 2005; in occasione dei suoi funerali il Paraguay decretò tre giorni di lutto nazionale.

Opere
Romanzi

Figlio di uomo (Hijo de hombre) (1960), Milano, Feltrinelli, 1976
Io il Supremo (Yo el Supremo) (1974), Milano, Feltrinelli, 1978
Vigilia del Almirante (1992)
El fiscal (1994)
Contravida (1994)

Racconti

El trueno entre las hojas (1953)
El baldío (1966)
Los pies sobre el agua (1967)
Madera quemada (1967)
Moriencia (1969)
Cuerpo presente y otros cuentos (1971)
Il pulcino di fuoco (El pollito de fuego) (1974), Milano, Mondadori, 1994
Lucha hasta el alba (1979)
I bambini volanti (Los juegos de Carolina y Gaspar) (1994), Milano, Mondadori, 1999
Madama Sui (1996)
Metaforismos (1996)

BARRY Sebastian (1955 - viv.)

  Sebastian Barry  (Dublino, 5 luglio 1955) è un drammaturgo, scrittore e poeta irlandese. La carriera letteraria di Barry è cominciata con...