giovedì 30 aprile 2026

CAPRIOLO Paola (1962 - viv.)

 

Paola Capriolo
 (Milano, 1º gennaio 1962) è una scrittrice e traduttrice italiana.
Figlia di Ettore Capriolo, collabora alle pagine culturali del Corriere della Sera e svolge attività di traduttrice, soprattutto dal tedesco. Le sue opere sono tradotte e pubblicate in Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Giamaica, Vietnam, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Ungheria.
Per le sue opere ha vinto alcuni premi letterari: il Premio Berto nel 1988, per La grande Eulalia il Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice, e il Premio Selezione Campiello nel 1989 per Il nocchiero; il Premio Grinzane Cavour per la narrativa 1992; il Premio Nazionale Rhegium Julii (1998) e il Premio letterario Basilicata nel 2005 per Una luce nerissima.
Nel 1997 pubblica per la Bompiani il racconto lungo, d'ispirazione mitologica, Con i miei mille occhi: l’opera è un lavoro a quattro mani con il compositore Alessandro Solbiati, che si è ispirato al racconto per comporre l’opera musicale che accompagna il testo (il libro venne infatti messo in commercio con un CD audio allegato, ove è incisa anche una versione ridotta del racconto recitata da Anna Nogara).
Il critico Stefano Giovanardi ha individuato le peculiarità stilistiche della narrativa di Paola Capriolo – almeno per quanto riguarda la fase che va dai racconti d'esordio fino a La spettatrice – nel prevalente uso del narratore onnisciente e nella ricerca di proiezioni metafisiche, simbolismi insistiti e prospettive allegoriche.

Opere
La grande Eulalia, Feltrinelli, 1988
Il nocchiero, Feltrinelli, 1989
Il doppio regno, Bompiani, 1991
La ragazza dalla stella d'oro, Einaudi, 1991
Vissi d'amore, Bompiani, 1992
La spettatrice, Bompiani, 1995
L'assoluto artificiale. Nichilismo e mondo dell'espressione nell'opera saggistica di Gottfried Benn, Bompiani, 1996
Un uomo di carattere, Bompiani, 1996
Con i miei mille occhi, Bompiani, 1997
Barbara, Bompiani, 1998
Il sogno dell'agnello, Bompiani, 1999
Una di loro, Bompiani, 2001
Qualcosa nella notte. Storia di Gilgamesh, signore di Uruk, e dell'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle, Mondadori, 2003
Una luce nerissima, Mondadori, 2005
Rilke. Biografia di uno sguardo, Ananke, 2006
L'amico invisibile, Einaudi, 2006
Maria Callas, EL, 2007
Ancilla, Perrone, 2008
Il pianista muto, Bompiani, 2009
Indira Gandhi, EL, 2009
La macchina dei sogni, Piemme, 2009
NO!-il rifiuto che sconfisse il razzismo, EL, 2010
Io come te, EL, 2011
Caino, Bompiani, 2012
L'ordine delle cose, EL, 2013
Mi ricordo, Giunti, 2015
Partigiano Rita, EL, 2016
Le Olimpiadi del coraggio, Einaudi Ragazzi, 2017
Rita Levi Montalcini: una vita per la conoscenza, Einaudi Ragazzi, 2017
Avventure di un gatto viaggiatore: dai Grigioni alla Grecia (e ritorno), Bompiani, 2017
Marie e il signor Mahler, Bompiani, 2019
Irina Nikolaevna o l'arte del romanzo, Bompiani, 2023

mercoledì 29 aprile 2026

LODOLI Marco (1956 - viv.)

 

Marco Lodoli
 (Roma, 22 ottobre 1956) è uno scrittore, giornalista e insegnante italiano.
Ha studiato al Liceo Classico San Leone Magno di Roma con Walter Mauro, e tra i compagni di classe c'era anche lo scrittore Edoardo Albinati. Laureato in lettere, insegna da decenni all'I.I.S. "Sandro Pertini - Giovanni Falcone" di Roma (Borghesiana).
Dapprima scrittore di poesie, è approdato alla prosa con il romanzo Diario di un millennio che fugge, che ha vinto il Premio Mondello opera prima, giudicato dalla critica il suo romanzo migliore. I temi ricorrenti nell'opera di Lodoli sono il viaggio e la morte, ma soprattutto il rapporto tra l'io e l'altro (il "diverso").
Dalle sue opere sono state tratte trasposizioni cinematografiche: Snack Bar Budapest è stato adattato nell'omonimo film di Tinto Brass. Da un racconto della raccolta Grande Raccordo è stato tratto il film Tobia al caffè di Gianfranco Mingozzi (2000). Il rosso e il blu è stato trasposto nel film omonimo di Giuseppe Piccioni (2012).
Collabora con La Repubblica, per la cui Cronaca di Roma firma la rubrica Isole, mentre, per l'edizione nazionale, è editorialista su temi che riguardano i giovani e la scuola.
Si è candidato alle elezioni amministrative del 2016 per la carica di consigliere capitolino nella lista "Giachetti Sindaco", a supporto della candidatura di Roberto Giachetti.

Opere
Prosa
Un uomo innocuo, Trevi, 1978.
Diario di un millennio che fugge, Roma, Theoria, 1986; Milano, Bompiani, 1990; prefazione di Pietro Citati, Torino, Einaudi, 1997.
Snack Bar Budapest, con Silvia Bre, Milano, Bompiani, 1987; Torino, Einaudi, 2008.
Quaranta, quarantuno, in 19 racconti per Rinascita, a cura di Ottavio Cecchi e Mario Spinella, Roma, Editrice l'Unità, 1987, SBN UBO0136104.
Ponte Milvio, Rotundo, 1988.
Grande Raccordo, Milano, Bompiani, 1989.
I fannulloni, Torino, Einaudi, 1990.
Crampi, Torino, Einaudi, 1992.
Grande circo invalido, Torino, Einaudi, 1993.
Calendarietto: due storie, Roma, Castelvecchi, 1994.
I principianti. Crampi. Grande circo invalido. I fannulloni, Torino, Einaudi, 1994.
Cani e lupi, Torino, Einaudi, 1995.
Il vento, Torino, Einaudi, 1996.
Boccacce, Milano, Il melangolo, 1997.
I fiori, Torino, Einaudi, 1999.
Fuori dal cinema. Il «Diario» di cento film, Torino, Einaudi, 1999.
La notte, Torino, Einaudi, 2001.
Zoe. canzoniere per una barboncina, Stampa alternativa, 2001; Venezia, Marsilio, 2010.
I pretendenti. La notte. Il vento. I fiori, Torino, Einaudi, 2003.
I professori e altri professori, Torino, Einaudi, 2003.
Isole. Guida di Roma vagabonda, Torino, Einaudi, 2005.
L'italiano con... Storie della vita. L'antologia come un romanzo, con Emanuele Trevi, Bologna, Zanichelli, 2005.
Bolle, Torino, Einaudi, 2006. 19 racconti
Roma. Il fascino dell'eternità, con Giancarlo Gasponi e Glauco Cartocci, Euroedit, 2007.
Sorella, Torino, Einaudi, 2008.
Il rosso e il blu, cuori ed errori nella scuola italiana, Torino, Einaudi, 2009.
Italia, Torino, Einaudi, 2010.
Gigi Baruffa, illustrato da Valerio Vidali, Roma, La nuova frontiera, 2011.
Vapore, Torino, Einaudi, 2013.
Vento forte tra i banchi , Trento, Erickson, 2013.
Nuove isole. Guida vagabonda di Roma, Torino, Einaudi, 2014.
Le promesse. Sorella. Italia. Vapore, Torino, Einaudi, 2015.
L'eroe e la maga, Milano, Bompiani, 2016.
Il fiume, Torino, Einaudi, 2016.
Paolina, Torino, Einaudi, 2018.
Il preside, Torino, Einaudi, 2020.
Tanto Poco, Torino, Einaudi, 2024.

Poesia
Vabbè, Roma, Quaderni de La Nuova Pesa, 2021.

Saggi
Di cosa sono fatti i sogni, con Marco Malvaldi, Rosa Matteucci, Michela Murgia e Mariapia Veladiano, Rai Eri, Roma, 2016.


martedì 28 aprile 2026

MAURENSIG Paolo (1943 - 2021)

 

Paolo Maurensig
 (Gorizia, 26 marzo 1943 – Udine, 29 maggio 2021) è stato uno scrittore italiano.
Terminati gli studi classici, da Gorizia si trasferì a Milano. Dopo essere stato agente di commercio, passò all'editoria. Il successo letterario gli arrise nel 1993 con La variante di Lüneburg, un romanzo che narra di una partita tra due maestri di scacchi attraverso gli eventi della seconda guerra mondiale, con finale a sorpresa sulla vera natura dei giocatori. Il secondo romanzo, Canone inverso del 1996, è invece incentrato sulla musica, in una cornice mitteleuropea che è stata la base per la versione cinematografica diretta da Ricky Tognazzi. Maurensig è morto all'ospedale di Udine il 29 maggio 2021 all'età di 78 anni a causa di un tumore. Era stato assessore al Comune di Udine.

Opere

I saggi fiori e altri racconti, Edizioni Ippocampo, Milano, 1964.
La variante di Lüneburg, Adelphi, Milano, 1993
Canone inverso, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1996
L'ombra e la meridiana, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, Milano
Venere lesa, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1998; Roma, Theoria, 2019
Gianni Borta. Gesto, natura, azione, Maioli, 1998
L'uomo scarlatto, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2001
Polietica. Una promessa, Marsilio Editore, Venezia, 2003 - scritto con Riccardo Illy
Il guardiano dei sogni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2003
Vukovlad - Il signore dei lupi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2006,
Gli amanti fiamminghi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008; Roma, Theoria, 2019
La tempesta - Il mistero di Giorgione, Morganti Editori, 2009
L'oro degli immortali, Morganti Editori, 2010
L'ultima traversa, Barbera, 2012; Barney, 2015; Roma, Theoria, 2018
Il golf e l'arte di orientarsi con il naso, Collana Scrittori italiani, Milano, Mondadori, 2012
L'arcangelo degli scacchi - vita segreta di Paul Morphy, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2013
Amori miei e altri animali, Giunti Editore, Firenze, 2014
Teoria delle ombre, Collana Fabula, Adelphi, Milano, 2015
Il Margrâf, Testo friulano, trad. A. Sandrini, Campanotto, 2016
Il diavolo nel cassetto, Collana L'Arcipelago, Einaudi, Milano, 2018
Il gioco degli dèi, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2019
Pimpernel. Una storia d'amore, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2020
L'ombra e la meridiana, Santarcangelo di Romagna, Theoria, 2021
Il quartetto Razumovsky, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2022

lunedì 27 aprile 2026

ONOFRI Sandro (1955 - 1999)

 

Sandro Onofri
 (Roma, 1º giugno 1955 – Roma, 20 settembre 1999) è stato uno scrittore, poeta, insegnante e giornalista italiano.
Nasce nel quartiere della Magliana, area sud-ovest di Roma. Esordisce come poeta nel gennaio 1980 sulla rivista romana i tre giganti, trimestrale di poesia a cui collaborano Vincenzo Cerami, Stefano Coletta, Amedeo De Dominicis, Antonio De Simone, Roberto Mauro, Paolo Repetti, Alberto Toni e Beniamimo Vignola. In questo primo numero l'argomento principale è Antonio Gramsci e tutti i contributi muovono dal frammento della lettera del 6 ottobre 1930 destinata alla moglie Julca Schucht: «Ricordo una novellina popolare scandinava: tre giganti abitano nella Scandinavia lontani uno dall'altro come le grandi montagne. Dopo migliaia d'anni di silenzio, il primo gigante grida agli altri due: " Sento muggire un armento di vacche! ". Dopo trecento anni il secondo gigante interviene: " Ho sentito anch'io il mugghio! ". E dopo altri trecento anni, il terzo gigante intima: " Se continuate a far chiasso così me ne vado! "» (Antonio Gramsci su i tre giganti, gennaio 1980, n.1)
Da qui l'ispirazione per le due poesie di Onofri, Parlava Gramsci e Qui sopra al colle. La rivista ha vita breve e termina le pubblicazioni dopo il terzo numero nel gennaio 1981. Ma l'attitudine poetica non si esaurisce e confluisce tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta nella rivista Nuovi Argomenti diretta all'epoca da Furio Colombo, Raffaele La Capria, Francesca Sanvitale e Enzo Siciliano, a cui collabora contribuendo con diverse poesie.
Il debutto come narratore risale all'inizio del 1991 con il romanzo Luce del Nord pubblicato dalla giovane casa editrice Theoria diretta in quel momento da Paolo Repetti, lo stesso che alla fine degli anni novanta inaugurerà con Severino Cesari per Einaudi la collana "Stile libero" dove compariranno gli scritti postumi di Onofri. Il 1º giugno 1991 a Ricadi (Catanzaro) si aggiudica
con Luce del Nord la IV edizione del Premio Giuseppe Berto per la migliore "opera prima di narrativa in lingua italiana". La giuria è presieduta da Cesare De Michelis che dopo lunga riflessione lo preferisce a Castelli di rabbia di Alessandro Baricco edito da Rizzoli.
Nel 1992 partecipa con il testo Chi fuor li maggior tui alla discussa raccolta antologica Patria. Lo scrittore e il suo Paese edito da Theoria. È un esperimento letterario interessante che coinvolge una nuova generazione di scrittori e provoca diverse reazioni.
Nel 1993 segue e cura per l'Unità diretta da Walter Veltroni la raccolta I poeti italiani, una collana di 20 tascabili allegati settimanalmente al quotidiano. Insieme a lui collaborano Renato Angelini, Nicola Fano, Giovanni Lussu, Mario Massini e Matilde Passa. A settembre Theoria lancia in libreria il reportage narrativo sugli indiani Navajos Vite di riserva in 3000 copie (e mai ristampato) riproposto nel 2006 in una nuova edizione dall'editore Fandango Libri arricchita con immagini di quel viaggio e la prefazione di Sandro Veronesi. 
Nel 1995 esce per Theoria il romanzo Colpa di nessuno. Partecipa all'antologia di racconti intitolata Il pomeriggio dell'atleta stanco edita dalla stessa casa editrice: una piccola raccolta che vede le firme di Giampiero Comolli, Daniele Azzolini, Manilo Santanelli, Valeria Viganò e Marco Lodoli.
Nell'ottobre 1996 contribuisce alla nascita della rivista Diario, supplemento settimanale del quotidiano l'Unità diretta da Enrico Deaglio e Renzo Foa, vicedirettore Nicola Fano. Insieme a lui in redazione Jolanda Bufalini, Carla Chelo, Goffredo De Pascale, Alberto Ferrigolo, Annamaria Guadagni e Daniela Quaresima. Il primo numero esce il 23 ottobre con una sua inchiesta sui cantieri del Treno ad alta velocità dal titolo Il Far West a Cassino e rinominata nelle pagine interne Mezzogiorno di fuoco. Lascia la scuola per un anno e diventa giornalista a tempo pieno. Partecipa a Reggio Emilia al laboratorio di lettura e scrittura Ricercare insieme a Niccolò Ammaniti, Enrico Brizzi, Isabella Santacroce, Tiziano Scarpa e Vitaliano Trevisan.
Nel 1997 esce l'edizione in lingua tedesca di Colpa di nessuno (Eines andern Schuld edito da Malik e tradotto da Peter Klöss). In aprile pubblica per l'editore Baldini&Castoldi Le magnifiche sorti. Racconti di viaggio (e da fermo).
Il 14 settembre dello stesso anno è a Mantova per partecipare alla prima edizione del Festivaletteratura intervenendo come ospite all'iniziativa "Sei splendidi quarantenni" condotta da Laura Lepre, insieme a lui anche Mario Fortunato, Antonio Franchini, Enrico Palandri, Alessandro Tamburini e Giorgio Van Straten. A fine anno scade l'aspettativa per lavorare in redazione così decide di lasciare Diario per ritornare all'insegnamento. Gli viene assegnata la cattedra di Lettere presso l'Istituto Tecnico "A. Monti" di Pomezia.
Nel mese di maggio del 1999 gli viene diagnosticato un tumore al polmone. Due mesi prima Arnoldo Mondadori Editore mandava in libreria il romanzo L'amico d'infanzia per il quale riceverà il 13 settembre, nell'ambito della I edizione del Premio Elsa Morante organizzato ad Ischia, il Premio Speciale dell'Amministrazione. Aveva anche ricevuto, nello stesso anno, il Premio Dessì per la narrativa. Esce la ristampa di Eines andern Schuld. La patologia si sviluppa rapidamente. Muore la notte del 20 settembre, lascia la moglie e la figlia. Il 22 settembre l'ultimo saluto nella chiesa di San Gregorio Magno.
Nel 2000, a sette mesi dalla scomparsa, esce postumo Registro di classe edito dall'Einaudi nella collana Stile Libero. È il diario in prima persona ritrovato dalla moglie Marina nel computer di Sandro.
L'11 settembre, a circa un anno dalla scomparsa dell'autore, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi firma i decreti per il conferimento delle Benemerenze al Merito della Scuola, della Cultura e dell'Arte. Su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione il Presidente Ciampi conferisce a Sandro Onofri la «Medaglia d'Oro alla Memoria». Il Comune di Roma, attraverso l'Assessorato alle Politiche Culturali, istituisce il Premio Sandro Onofri per il reportage narrativo, la prima edizione si svolge in dicembre. Lo scrittore israeliano Amos Oz nel ritirare il premio quattro anni più tardi come migliore "Autore straniero" dirà a proposito di Onofri: «Uno scrittore che ha cercato costantemente di cancellare la linea di confine che separa la realtà dalla finzione.» (Amos Oz su l'Unità ed. Roma del 21 dicembre 2004, pag.IV)
Nel 2006, il 31 marzo, il Comune di Roma inaugura ad Acilia, borgata a sud-ovest della capitale, la biblioteca Sandro Onofri adottata dalla Rizzoli editore. Nell'occasione viene presentata la nuova edizione di Vite di riserva edita da Fandango Libri - la casa editrice fondata da Domenico Procacci insieme a Alessandro Baricco, Carlo Lucarelli, Edoardo Nesi, Sandro Veronesi, Laura Paolucci e Rosaria Carpinelli. La prefazione è curata da Sandro Veronesi.
Nell'autunno 2008 la casa editrice Baldini Castoldi Dalai pubblica I figli e i padri, volume che accoglie i tre romanzi Luce del Nord, Colpa di nessuno e L'amico d'infanzia.

Opere
Romanzi e Reportage narrativi
Luce del Nord, Theoria, 1990
Vite di riserva, Theoria, 1992
Colpa di nessuno, Theoria, 1995
Le magnifiche sorti. Racconti di viaggio (e da fermo), Baldini Castoldi Dalai Editore, 1997
L'amico d'infanzia, Arnoldo Mondadori Editore, 1999

Postumi
Registro di classe, Einaudi, 2000
Cose che succedono, prefazione di Walter Veltroni, Einaudi, 2002
Vite di riserva, prefazione di Sandro Veronesi, Fandango Libri, 2006.
Un anno a Pietralata / Registro di classe, con Albino Bernardini, a cura di Pia Canepa e Daniela Marin, Bruno Mondadori, 2008
I figli e i padri. Tre romanzi, prefazione di Vincenzo Cerami con una nota di Nicola Fano, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2008
Registro di classe, postfazione di Vanessa Roghi, minimum fax, 2019


domenica 26 aprile 2026

NESBØ Jo (1960 - viv.)

 

Jo Nesbø 
(Oslo, 29 marzo 1960) è uno scrittore, musicista e attore norvegese.
Noto per i suoi romanzi gialli, tra cui la serie con protagonista il detective Harry Hole, Nesbø ha venduto oltre 40 milioni di copie.
Nesbø è nato nel 1960 ad Oslo ed è cresciuto a Molde. Ha una laurea in Economia conseguita presso la Norwegian School of Economics. Prima di abbracciare il mestiere di scrittore ha giocato a calcio con il Molde (con cui ha vinto il Norgesmesterskapet G19 1978, competizione nazionale riservata ai calciatori Under-19), ha lavorato come giornalista free-lance e ha fatto il broker in borsa.
Il suo primo romanzo giallo, Flaggermusmannen, ha riscosso un successo immediato in patria, scalando le classifiche in pochissimo tempo e vincendo il Glass Key Award per il miglior romanzo giallo norvegese nel 1998: solo il primo di numerosi premi vinti. Ha scritto anche letteratura per ragazzi e racconti. È cantante, compositore e chitarrista della band Di Derre, con la quale ha pubblicato vari album. Nel 2001 è uscito il suo primo lavoro da solista: Karusellmusikk. Suo fratello Knut è stato anch'egli membro dei Di Derre, dopo una prestigiosa carriera di calciatore.
I suoi romanzi hanno venduto 55 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 50 lingue.
Serie Harry Hole
La serie segue le avventure di Harry Hole, un determinato detective che inizia la sua carriera presso la Crime Squad per poi passare al National Criminal Investigation Service. Le sue indagini, dal profilo spesso complesso, lo portano dalla Norvegia a numerosi altri paesi. Inizialmente, i casi sembrano scollegati l’uno dall’altro, ma ben presto si rivela che alcuni coinvolgono serial killer, rapinatori di banche, gangster o figure dell’establishment; parallelamente, Hole si confronta
quotidianamente con la propria battaglia contro l'alcolismo e i demoni interiori.
I romanzi dedicati al detective si distinguono per la loro struttura stratificata e per una vena di violenza, evidenziata anche dalla presenza ricorrente di donne in situazioni di pericolo, come ben illustrato ne L'uomo di neve.
Sul fronte cinematografico, un adattamento de L'uomo di neve è stato realizzato con la regia di Tomas Alfredson, mentre Martin Scorsese ha ricoperto il ruolo di produttore esecutivo. Il film, interpretato da Michael Fassbender, Rebecca Ferguson e Charlotte Gainsbourg,[9] ha fatto la sua anteprima nell'ottobre del 2017.
Inoltre, nel 2024 sono iniziate le riprese di un adattamento televisivo dedicato a Detective Hole di Jo Nesbø, girato a Oslo.
Serie Dottor Proctor
"Doctor Proctor's Fart Powder", pubblicato per la prima volta nel 2007, segna l'esordio di Nesbø nel panorama della letteratura per bambini, con illustrazioni di Mike Lowery. Ambientata a Oslo, la serie racconta le stravaganti vicende del dottor Proctor, un professore eccentrico in attesa della sua grande occasione, della sua vicina Lisa e del suo insolito amico Nilly, un ragazzino basso dai vivaci capelli rossi. In alcuni momenti, sullo sfondo compaiono i spietati gemelli Truls e Trym Thrane. Tra le prime invenzioni del dottor Proctor troviamo una polvere capace di indurre scoregge senza odore e la "Polvere Fartonaut", che scatena espulsioni così potenti da lanciare l’utilizzatore nello spazio.
Nel secondo libro, invece, egli crea una vasca da bagno che permette di viaggiare nel tempo. A partire dal 2018 la serie conta cinque volumi.
Nel 2014 è stato realizzato un adattamento cinematografico live-action del primo libro, disponibile esclusivamente in norvegese. Un sequel, intitolato Doktor Proktors Tidsbadekar, è uscito nel 2015 grazie anche al coinvolgimento tedesco. Entrambi i film hanno ottenuto recensioni contrastanti.
Serie Olav Johansen
Nell'ottobre 2013 fu annunciato che Jo Nesbø, scrivendo sotto lo pseudonimo di Tom Johansen, aveva completato almeno due romanzi preliminari, provvisoriamente intitolati Blood on Snow e More Blood on the Water, la cui pubblicazione era prevista per l'autunno 2014 e la primavera del 2015. In realtà, nel 2015 uscirono Blood on Snow e il suo seguito, Midnight Sun: Blood on Snow 2, sotto il nome di Jo Nesbø.
Sempre nell'ottobre del 2013, fu comunicato che la Warner Brothers aveva ottenuto i diritti di Blood on Snow per realizzare un adattamento cinematografico, che avrebbe potuto vedere Leonardo DiCaprio sia come produttore che come protagonista. Tuttavia, il 4 aprile 2017 si diffuse la notizia che i diritti fossero stati acquistati dalla Material Pictures di Tobey Maguire e dalla Grey Matter Productions di Lawrence Grey, e che Maguire si apprestava a debuttare alla regia con questo progetto. Le riprese di Blood on Snow sono state effettuate in Lettonia nel febbraio 2025.
La serie segue le avventure di Olav Johansen, il faccendiere del boss della malavita di Oslo,
Daniel Hoffman. In Blood on Snow, Olav ha appena incontrato la donna dei suoi sogni, ma il destino si fa beffe di lui: la fortunata scoperta si rivela essere la moglie del suo capo, il quale lo ha incaricato di eliminarla.
Parallelamente, un adattamento cinematografico del romanzo Midnight Sun è stato realizzato con il titolo The Hanging Sun. Diretto da Francesco Carrozzini e interpretato da un cast che include Alessandro Borghi, Jessica Brown Findlay, Sam Spruell, Peter Mullan e Charles Dance,[20] il film è stato presentato in anteprima alla 79ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel settembre 2022.
Altri progetti
Nel 2011, il racconto Twelve di Nesbø è stato adattato da Magnus Martens nel film Jackpot (Arme Riddere in norvegese), una commedia nera con elementi di crime mystery.
Nel 2014 è stato annunciato che Nesbø avrebbe contribuito con una reinterpretazione della storia di Macbeth all’interno del progetto Hogarth Shakespeare, descritta come una versione “crime noir” della tragedia. Il suo Macbeth è ambientato nel 1970 in una località non specificata che combina elementi della Scandinavia e della Scozia e vede come protagonista un ispettore Macbeth,
membro di un’unità paramilitare SWAT, impegnato a contrastare motociclisti, spacciatori e suoi stessi colleghi della polizia. Il romanzo è stato pubblicato nell’aprile 2018.
Nel 2016 è stato annunciato che la sua opera autonoma Sønnen (The Son) sarebbe stata adattata in un film diretto da Denis Villeneuve, con Jake Gyllenhaal come produttore e Channing Tatum nel ruolo principale.
Il 5 aprile 2017 è stato rivelato che il regista islandese Baltasar Kormakur stava lavorando a una nuova trasposizione di I Am Victor, un racconto breve di Nesbø precedentemente previsto come una serie televisiva per NBC ma mai completato.

Opere
Serie Harry Hole
Il pipistrello (Flaggermusmannen, 1997), Torino, Einaudi, 2014
Scarafaggi (Kakerlakkene, 1998), trad. di Margherita Podestà Heir, Torino, Einaudi, 2015
Il pettirosso (Rødstrupe, 2000), trad. di Giorgio Puleo, Piemme 2006; Torino, Einaudi, 2015
Nemesi (Sorgenfri, 2002), trad. di Giorgio Puleo, Piemme, 2007; Torino, Einaudi, 2015
La stella del diavolo (Marekors, 2003), trad. di Giorgio Puleo, Piemme, 2008; Torino, Einaudi, 2015
La ragazza senza volto (Frelseren, 2005), trad. di Giorgio Puleo, Piemme, 2009; Torino, Einaudi,
2015
L'uomo di neve (Snømannen, 2007), Piemme, 2010; Torino, Einaudi, 2017
Il leopardo (Panserhjerte, 2009), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2011
Lo spettro (Gjenferd, 2011), Torino, Einaudi, Einaudi, 2012
Polizia (Politi, 2013), Trad. Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2013
Sete (Tørst, 2017), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2017
Il coltello (Kniv, 2019), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2019
Luna rossa (Blodmåne, 2022), trad. di Maria Teresa Cattaneo, Stefania Forlani ed Eva Kampmann, Collana Stile Libero Big, Torino, Einaudi, 2023

Serie Il dottor Prottor
Il dottor Prottor e la superpolvere per petonauti (Doktor Proktors prompepulver, 2007), Milano, Salani, 2009
Il dottor Prottor e la vasca del tempo (Doktor Proktors tidsbadekaret, 2008), Milano, Salani, 2011
Il dottor Prottor e la distruzione del mondo (Doktor Proktor og verdens undergang. Kanskje, 2010), Milano, Salani, 2012
Il dottor Prottor e il grande furto d'oro (Doktor Proktor og det store gullrøveriet, 2012), Milano, Salani, 2013
Il dottor Prottor e la pazza pazza corsa (Can Doctor Proctor Save Christmas?, 2016), Milano, Salani, 2017

Serie di Olav Johansen, Il Pescatore
Sangue e neve (Blod På Snø, 2015), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2015
Sole di mezzanotte (Mere Blod, 2015), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2016

Altri romanzi
Det Hvite Hotellet (2007)
Il cacciatore di teste (Hodejegerne, 2008), trad. di Maria Teresa Cattaneo, Torino, Einaudi, 2013.
Il confessore (Sønner, 2014), trad. di Maria Teresa Cattaneo, Torino, Einaudi, 2014.
Macbeth (Macbeth, 2018), trad. di Maria Teresa Cattaneo, Milano, Rizzoli, 2018.
Il fratello (Kongeriket, 2020), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2020.
La famiglia (Kongen av Os, 2024), trad. di Stefania Forlani, Torino, Einaudi, 2025.
La casa delle tenebre (Nathuset, 2023), trad. di Eva Kampmann, Collana Stile Libero Big, Torino, Einaudi, 2023
La famiglia (2025), Collana Stile libero big, Einaudi

Racconti
Siero (da Karusellmusikk, 2001), in AA.VV., Stesso sangue, Torino, Einaudi, 2016
Gelosia (Sjalusimannen og andre fortellinger, 2021), trad. di Eva Kampmann, Torino, Einaudi, 2021 [contiene i racconti: Londra, Gelosia, La fila, Spazzatura, La confessione, Odd e L'orecchino]
Rotteøya Og Andre Fortellinger (2021)

Saggi
Stemmer fra Balkan (1999, con Espen Søbye)


sabato 25 aprile 2026

JARRE Marina (1925 - 2016)

 

Marina Jarre
, nata Marina Gersoni (Riga, 21 agosto 1925 – Torino, 3 luglio 2016), è stata una scrittrice e drammaturga italiana.
Nacque in Lettonia, da padre ebreo lettone, Samuel Gersoni, e madre valdese italiana, Clara Coïsson (traduttrice per Frassinelli ed Einaudi di molti classici tedeschi e soprattutto russi, da Čechov a Tolstoj, da Dostoevskij a Pasternak, da Turgenev a Bulgakov), trascorse l'infanzia nella capitale del Paese fino al 1935, quando, dopo la separazione dei genitori, si trasferì con la sorella Annalisa a Torre Pellice, paese piemontese dove viveva la nonna materna: essendo di lingua madre tedesca, da quel momento apprenderà la lingua italiana.
Nel 1941 il padre venne ucciso dai nazisti insieme agli altri ebrei che appartenevano al ghetto della città di Riga.
A diciotto anni approdò a Torino per frequentarne l'Università e, dopo la laurea in lettere con tesi in letteratura cristiana antica ottenuta nel 1948, per oltre venticinque anni si dedicò all'insegnamento del francese nelle scuole pubbliche del capoluogo. Nel 1949 sposò l'ingegnere Giovanni Jarre, dal quale ebbe quattro figli.
Nel 2004 vinse il Premio Grinzane Cavour con il romanzo Ritorno in Lettonia, edito da Einaudi.

Opere
Il tramviere impazzito e altre storie, Torino, Einaudi, 1962.
Monumento al parallelo, Roma, Samonà e Savelli, 1968.
Negli occhi di una ragazza (Einaudi), (1971), nuova edizione Calypso, (2008)
Un leggero accento straniero (Einaudi), (1972);
Viaggio a Ninive (Einaudi), (1975);
La principessa della luna vecchia (Einaudi), (1977);
I padri lontani (Einaudi), (1987);
Galambra - Quattro storie con fantasmi (Bollati Boringhieri), (1987);
La guerra degli altri (Edizioni Paoline), (1988);
Ascanio e Margherita (Bollati Boringhieri), (1990);
Tre giorni alla fine di luglio (Bollati Boringhieri), (1993);
Un altro pezzo di mondo (Bollati Boringhieri), (1997);
Ti ho aspettato, Simone (Edizioni EL, (2003);
Ritorno in Lettonia (Einaudi), (2004);
Il silenzio di Mosca (Einaudi), (2008);
Neve in val d’Angrogna - Cronache di un ritorno (Claudiana), (2011);

venerdì 24 aprile 2026

MALET Léo (1909 - 1996)

 

Léo Malet
 (Montpellier, 7 marzo 1909 – Châtillon, 3 marzo 1996) è stato uno scrittore francese.
Insieme a Georges Simenon e ad André Héléna è stato uno dei maggiori rappresentanti del romanzo poliziesco in lingua francese.
Entrambi i genitori (la madre era sarta e il padre impiegato) morirono di tubercolosi tra il secondo e il terzo anno di vita di Leo. Rimasto orfano, venne allevato dal nonno, che lo iniziò alla letteratura.
A quindici anni lavorò come fattorino in una banca, da cui venne licenziato per aver distribuito il giornale anarchico "L'Insurge'". A sedici anni si trasferì a Parigi dove incontrò André Colomer, che lo introdusse negli ambienti anarchici. Collaborò come freelance alle pubblicazioni del movimento (l'En dehors, l'Insurgé, Journal de l'Homme aux Sandales, La Revue Anarchiste).
In gioventù esercitò diversi mestieri: commesso, magazziniere da Hachette, operaio, lavatore di bottiglie, venditore di giornali e comparsa, soprattutto per i film sceneggiati dall'amico Jacques Prévert. Conobbe persino il carcere minorile, dove finì per vagabondaggio. Nel 1925 debuttò come chansonnier al cabaret Vache énragée.
Nel 1931, su invito di André Breton, si avvicinò all'ambiente surrealista, facendo amicizia con Dalí, Tanguy, Prévert. Nel 1932 il suo nome comparve nel primo dei dodici manifesti del surrealismo e vi restò legato fino al 1949. Scrisse tra l'altro alcune raccolte di poesie surrealiste: Ne pas voir plus loin que le bout de son sexe (1936), J'arbre comme cadavre (1937) e Hurle a la vie (1940). Venne espulso dal movimento perché accusato di essere diventato "il seguace di una pedagogia poliziesca". Si sposò con Paulette Doucet e insieme fondarono il Cabaret du Poète Pendu.
Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 iniziò a scrivere
polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. In particolare, con lo pseudonimo di Frank Harding, creò il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli.
Nel 1943 pubblicò 120, Rue de la Gare, con cui esordì il suo personaggio più celebre, l'investigatore privato Nestor Burma, che sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa un'interessante "serie nella serie" intitolata I nuovi misteri di Parigi, che va dal 1954 al 1959 e che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso arrondissement di Parigi. Sarà proprio il personaggio di Nestor Burma a far riscuotere a Malet i primi consensi di pubblico (mentre la critica lo "riscoprirà" parecchi anni più tardi), guadagnandosi l'onore di alcune trasposizioni fumettistiche a opera di Jacques Tardi, cinematografiche, e di una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi, con protagonista l'attore Guy Marchand.
In secondo piano rispetto a quella di giallista, ma comunque degna di nota, è la sua attività di scrittore di romanzi del genere cappa e spada, circoscritta al periodo tra il 1944 e il 1945. Nel 1948 venne insignito del Grand prix de littérature policière. Nel 1958 la serie I nuovi misteri di Parigi fu premiata con il Gran Prix de l'Humour noir.

Opere
Serie con Nestor Burma
Le inchieste di Nestor Burma
120, Rue de la Gare (120, Rue de la Gare, 1943),, trad. Eugenio Rizzi, Editori Riuniti, 1996; trad. Federica Angelini, Fazi, 2003;
Un ricatto di troppo (Nestor Burma contre C.Q.F.D., 1945),, trad. Federica Angelini, Fazi, 2006;
L'Homme au sang bleu (1945)
Nestor Burma e il mostro (Nestor Burma et le Monstre, 1946), trad. Federica Angelini, Fazi, 2018;
Il quinto processo (Le cinquième procédé, 1948), trad. Federica Angelini, Fazi, 2007;
Hélène en danger (1949)
Les Paletots sans manches (1949)
Nestor Burma en direct (1967) pubblicato inizialmente come 6/35 contre 819
Nestor Burma revient au bercail (1967)
Drôle d'épreuve pour Nestor Burma (1968)
Un croque-mort nommé Nestor (1969)
Nestor Burma dans l'île (1970)
Nestor Burma e la bambola (Nestor Burma court la poupée, 1971 riscrittura di Coliques de plomb, 1948), trad. Federica Angelini, Fazi, 2019;
La Femme sans enfant (1981), incompiuto
Le Deuil en rouge (1981), incompiuto

I nuovi misteri di Parigi
Il sole sorge dietro il Louvre (Le soleil naît derrière le Louvre, 1954), trad. Mario Morelli, Furto d'autore, Il Giallo Mondadori n. 2421, 1995; trad. Federica Angelini, Fazi, 2006;
Primo piano sul cadavere (Gros plan du macchabée, 1949), trad. Federica Angelini, Fazi, 2020;
Chilometri di sudari (Des kilomètres de linceuls, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2004;
Febbre nel Marais (Fièvre au Marais, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2002;
La notte di Saint-Germain-des-Prés (La nuit de Saint-Germain-des-Prés, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2003;
I ratti di Montsouris (Les rats de Montsouris, 1955), trad. Federica Angelini, Fazi, 2002;
Un cadavere in scena (M'as-tu vu en cadavre?, 1956), trad. Federica Angelini, Fazi, 2007;
Baraonda agli Champs-Elysées (Corrida aux Champs-Elysées, 1956), trad. Federica Angelini, Baraonda sugli Champs-Elysées, Fazi, 2004 poi 2008;
Tutti muti a La Muette (Pas de bavards à la Muette, 1956), trad. Giuseppe Pallavicini, Nestor Burma e la spilla a forma di cuore, Il Giallo Mondadori n. 2275, 1992; trad. Federica Angelini, Fazi, 2005;
Nebbia sul ponte di Tolbiac (Brouillard au pont de Tolbiac, 1956), trad. Federica Angelini, Fazi, 2002;
Le acque torbide di Javel (Les eaux troubles de Javel, 1957), trad. Federica Angelini, Fazi, 2016;
Il boulevard delle ossa (Boulevard... ossements, 1957), trad. Federica Angelini, Fazi, 2017;
Delitto al luna park (Casse-pipe à la Nation, 1957), trad. Giuseppe Pallavicini, Il Giallo Mondadori n. 2403, 1995; poi Fazi, 2017;
Morte a Saint-Michel (Micmac moche au Boul' Mich, 1957), trad. Federica Angelini, Fazi, 2005;
Pandemonio a rue des Rosiers (Du rébecca rue des Rosiers, 1958), trad. Federica Angelini, Fazi, 2003;
Il cadavere ingombrante (L'envahissant cadavre de la plaine Monceau, 1959), trad. Giuseppe Pallavicini, come Nestor Burma e il cadavere ingombrante, Il Giallo Mondadori n. 2343, 1993; poi, Fazi, 2018

Trilogia nera
La vita è uno schifo (La vie est dégueulasse, 1947 poi Il fait toujours nuit, 1980), trad. Luigi Bergamin, Metrolibri, 1992 poi Fazi, 2000;
Il sole non è per noi (Le soleil n'est pas pour nous, 1949), trad. Luigi Bergamin, Metrolibri, 1993 poi Fazi, 2001;
Nodo alle budella (Sueur aux tripes, 1969), trad. Luciana Cisbani, Metrolibri, 1993 poi Fazi, 2002

Altri romanzi
L'ombra del grande muro (L'Ombre du grand mur oppure À l'ombre du grand mur, 1943 poi Alerte!, 1964), trad. Giuseppe Di Liberti, Fazi, 2004

Antologie
Trilogia nera, a cura di Luigi Bernardi, Collana Le porte n.82, Fazi, 2003; Mondolibri, 2004; Collana Darkside n.65, Fazi, 2022. contiene La vita è uno schifo, Il sole non è per noi e Nodo alle budella
Le inchieste di Nestor Burma vol. 1, Fazi, 2008; contiene Chilometri di sudari, Baraonda agli Champs-Élysées e Morte a Saint-Michel
Le inchieste di Nestor Burma vol. 2, Fazi, 2008, contiene Un ricatto di troppo, Il quinto processo e Il sole sorge dietro il Louvre;


giovedì 23 aprile 2026

St AUBYN Edward (1960 - viv.)

 

Edward St Aubyn 
(Cornovaglia, 14 gennaio 1960) è uno scrittore e giornalista britannico. È l'autore di sette romanzi, di cui Mother's Milk figura tra i titoli finalisti per il Man Booker Prize 2006, ha vinto il Prix Femina Étranger 2007 e si è aggiudicato il premio South Bank Sky Arts del 2007 nella categoria letteratura. Il suo primo romanzo, Never Mind (1992) gli ha valso il premio Betty Trask. On the Edge (1998) è stato uno dei finalisti per il Guardian Fiction Prize.
Ha frequentato la Westminster School e il Keble College, presso l'Università di Oxford.
Cinque dei romanzi di St Aubyn, Never Mind, Bad News, Some Hope, Mother's Milk, e At Last compongono il ciclo narrativo de I Melrose. Nel 2013, essi sono stati pubblicati in un unico tomo da Neri Pozza, per la collana Bloom, fatta eccezione per l'ultimo capitolo, uscito separatamente. I romanzi si basano sulla vita dell'autore, cresciuto in una disfunzionale famiglia dell'alta borghesia britannica, il quale ha affrontato la morte di entrambi i genitori, problemi di alcolismo, una dipendenza da eroina, e successivamente la guarigione, il matrimonio e la paternità.
Nel 2012, Mother's Milk è stato adattato per il grande schermo. La sceneggiatura è stata scritta da St Aubyn e dal regista Gerald Fox. Vi compaiono Jack Davenport, Adrian Dunbar, Diana Quick, e Margaret Tyzack nel suo ultimo ruolo.
Nel 2018 il ciclo de I Melrose è diventato una serie televisiva britannica di cinque episodi ideata da David Nicholls e avente per protagonista Benedict Cumberbatch.


Opere
Pentalogia I Melrose
Non importa (Never Mind, 1992), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
Cattive notizie (Bad News, 1992), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
Speranza (Some Hope, 1994), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
La famiglia Melrose (Mother's Milk, 2005), Torino, Einaudi, 2007 traduzione di Maurizio Bartocci
Lieto fine (At Last, 2012), Vicenza, Neri Pozza, 2013 traduzione di Luca Briasco

Altri romanzi
On The Edge (1998)
Via d'uscita (A Clue to the Exit, 2000), Vicenza, Neri Pozza, 2018 traduzione di Luca Briasco
Senza parole (Lost for Words, 2014), Vicenza, Neri Pozza, 2014 traduzione di Luca Briasco
La follia di Dumbar (Dunbar, 2017), Vicenza, Neri Pozza, 2019 traduzione di Ada Arduini
Doppio cieco (Double Blind (2021), Vicenza, Neri Pozza, 2022 traduzione di Luca Briasco

mercoledì 22 aprile 2026

LA SPINA Silvana (1945 - viv.)

 

Silvana La Spina
 (Galliera Veneta, 1945) è una scrittrice italiana.
Nata in provincia di Padova da padre siciliano e madre veneta, dopo gli studi in collegio si sposò, a 18 anni, contro la volontà dei genitori: il matrimonio fu però annullato dal Tribunale della Rota Romana. Si è poi trasferita a Catania, dove vive; la Sicilia è ambientazione principale delle sue opere. 
Morte a Palermo è il primo romanzo in cui "crea il personaggio del commissario Santoro, capace di sentenziare con piena saggezza sicula sugli uomini e sul mondo" le procurò il premio Mondello. In seguito, nel 1993, ha vinto il Premio letterario Piero Chiara per il romanzo Scirocco (1992) e con L’amante del Paradiso (1997) ha conquistato il prestigioso premio Grinzane Cavour.

Opere
Narrativa
Morte a Palermo, Milano, La tartaruga, 1987
L'ultimo delitto di madame, 1987
Scirocco e altri racconti, Milano, La tartaruga, 1992
L'ultimo treno da Catania, Milano, Bompiani, 1992
Quando Marte è in Capricorno, Milano, Bompiani, 1994
Un inganno dei sensi malizioso, Milano, Mondadori, 1995
Bellarosa, Milano, La tartaruga, 1997
L'amante del paradiso, Milano, Mondadori, 1997
Penelope, Milano, La tartaruga, 1998
Morte a Palermo, Milano, Baldini & Castoldi, 1999 (Milano, Et al, 2013)
La creata Antonia, Milano, Mondadori, 2001
Uno sbirro femmina, Milano, Mondadori, 2007
La bambina pericolosa, Milano, Mondadori, 2008
Un cadavere eccellente: una nuova indagine per lo sbirro femmina, Milano, Mondadori, 2011
La continentale, Milano, Mondadori, 2014
L'uomo che veniva da Messina, Firenze, Giunti, 2015
L'uomo del Viceré, Vicenza, Neri Pozza, 2021
Angelica, Vicenza, Neri Pozza, 2022
Penelope, La Tartaruga, 2023
L' uomo di zolfo. Il romanzo di Luigi Pirandello, Bompiani, 2023
L' ombra dei Beati Paoli, Neri Pozza, 2024
Un rebus per Leonardo Sciascia, Marsilio, 2025

Saggi
La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri), Milano, Bompiani, 2006

martedì 21 aprile 2026

FOIS Marcello (1960 - viv.)

 

Marcello Fois
 (Nuoro, 20 gennaio 1960) è uno scrittore, commediografo e sceneggiatore italiano.
Nel 1986 si laurea in italianistica presso l'Università di Bologna. È un esponente della "nuova letteratura sarda".
Nel 1989 scrive il suo primo romanzo, Ferro Recente, che, grazie a Luigi Bernardi della Granata Press, viene pubblicato nel 1992 in una collana di giovani autori italiani, nella quale figurano anche i primi libri di Carlo Lucarelli e Giuseppe Ferrandino. Negli stessi anni ha contribuito infatti a fondare, con Loriano Macchiavelli, Carlo Lucarelli e Alda Teodorani, il gruppo 13, associazione di giallisti dell'area bolognese che ha lo scopo di dare maggiore impulso al giallo italiano. Sempre nel 1992 vince (ex aequo con Mara De Paulis) il Premio Italo Calvino con Picta, pubblicato nel 1995 dalla casa editrice Marcos y Marcos; nel 1997, per Nulla (con cui inizia la collaborazione con la casa editrice Il Maestrale), riceve il Premio Dessì.
Nel 1998, ancora per Il Maestrale, esce Sempre caro, primo romanzo di una trilogia (proseguita con Sangue dal cielo e L'altro mondo), ambientata nella Nuoro di fine Ottocento e che ha come protagonista un avvocato, Bustianu, personaggio per il quale Fois si è ispirato a un avvocato e poeta nuorese realmente esistito: Sebastiano Satta.
Oltre che alla narrativa, Fois si dedica anche alla sceneggiatura, sia televisiva (Distretto di polizia, L'ultima frontiera) che cinematografica (Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni), e al teatro per cui ha scritto L'ascesa degli angeli ribelli, Di profilo, Cerimonia con Marinella Manicardi, Filippo Morelli, Mirella Mastronardi (segnalata al Premio UBU come giovane attrice non protagonista), Stazione (un atto unico per la commemorazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna), Terra di nessuno e Cinque favole sui bambini (trasmesso a puntate da Radio 3 Rai). Dal suo racconto Quello che manca, pubblicato nel 2005 nell'antologia Crimini,
pagg. 279 - 303, è stato tratto un episodio dell'omonima fiction televisiva, trasmesso nel 2007 da Rai 2.
Ha scritto il libretto operistico tratto dal romanzo di Valerio Evangelisti Tanit (2006).
Nel 2007 con Giulio Angioni e Giorgio Todde è fra i fondatori del festival letterario L'isola delle storie di Gavoi.

Opere
Narrativa

Ferro Recente, Granata Press, 1992; poi ristampato da Einaudi nel 1999
Meglio morti, Granata Press, 1993; poi ristampato da Einaudi nel 2000
Falso gotico nuorese, Condaghes, 1993; poi inserito in "Materiali", Il Maestrale 2002
Picta, Marcos y Marcos, 1995; poi ristampato da Frassinelli nel 2003
Il silenzio abitato delle case, Moby Dick, 1996
Gente del libro, Marcos y Marcos, 1996
Sheol, Hobby & Work Publishing, 1997
Nulla, Il Maestrale, 1997
Sempre caro, collana ET, prefazione di Andrea Camilleri, Il Maestrale 1998, Torino, Einaudi, 2015 [1998]
Radiofavole (racconti in musica con CD; con Fabrizio Festa), Moby Dick, 1998
Gap, Frassinelli, 1999
Sangue dal cielo (con prefazione di Manuel Vázquez Montalbán), Il Maestrale/Frassinelli, 1999
Sola andata, EL, 1999
Cerimonia, CLUEB, 2000
Compagnie difficili (con Albert Sánchez Piñol), Literalia, 2000
Dura madre, Einaudi, 2001
Piccole storie nere, collana ET, Torino, Einaudi, 2010 [2002].
L'altro mondo, Il Maestrale/Frassinelli, 2002
Materiali, Il Maestrale, 2002 (ristampa di vari scritti già editi)
Tamburini. Cantata per voce sola, Il Maestrale, 2004
Memoria del vuoto, Einaudi, 2006
Stirpe, Einaudi 2009
Paesaggi d'autore, (con Alberto Masala), Diabasis, 2010
Carne, Guanda, 2012
Nel tempo di mezzo, Einaudi 2012
L'importanza dei luoghi comuni, Einaudi 2013
Luce perfetta, Einaudi 2015
Ex voto, Minimum fax, 2015
Con Alberto Masala, La formula esatta della rivoluzione, a cura di T. Porcella, collana Rivoluzioni, Pisa, Istos Edizioni, 2016
I Chironi, collana Super ET, Torino, Einaudi, 2017
Del dirsi addio, collana ET Scrittori, Torino, Einaudi, 2018
Pietro e Paolo, collana Super ET, Torino, Einaudi, 2020
La mia Babele, Solferino, 2022


lunedì 20 aprile 2026

SARDUY Severo (1937 - 1993)



Severo Sarduy (Camagüey, 25 febbraio 1937 – Parigi, 8 giugno 1993) è stato un poeta, scrittore e critico d'arte cubano naturalizzato francese.
È ritenuto una delle figure centrali del cosiddetto post-Boom della letteratura latinoamericana e un rappresentante del postmodernismo.
Severo Felipe Sarduy Aguilar nasce il 25 febbraio 1937 a Camagüey, Cuba. Sul giorno della propria nascita, lo stesso Sarduy scrive: «Nacqui, dunque, annegato. Una levatrice nera e obesa, Inés María, mi tirò fuori, la poverina come poté: uscii viola e con la bocca aperta, come in quel quadro di Munch, in un grido silenzioso. A forza di sberle e sculacciate riuscì finalmente a trasformare quel grido muto in un grido sonoro. Non appena fui in grado di dare un segno di vita, feci il gesto caratteristico della famiglia Sarduy: aggrottare le sopracciglia in un certo modo. Una santera - mi ha giurato mia madre quando la vidi qualche anno fa (credo che non ci vedremo più) - consigliò che cercassero una medaglietta di Santa Teresa d'Ávila (si doveva vedere la penna): Sarà - disse catalettica - scrittore.» (Severo Sarduy, Severo Sarduy (1937...), 1999)
Il padre, Severo Sarduy Ruiz, è un ferroviere proveniente da una famiglia di quattordici fratelli. Il nonno paterno, Severo Sarduy Machado, era un mambí che aveva combattuto nella guerra di indipendenza di Cuba come parte della scorta di Máximo Gómez. La famiglia della madre, invece, era meno numerosa: aveva solo due fratelli, Ernesto e Gabriel.
Quando Severo ha quattro mesi, la famiglia si trasferisce a Colonia María, nella parte centrale dell'isola. Lì vive fino al 1941, anno in cui la famiglia fa ritorno a Camagüey. Nel 1950 Sarduy entra all'istituto di istruzione secondaria di Camagüey e termina gli studi in Scienze e Lettere nel 1955. Durante tutti questi anni, è il primo del suo corso. In questa fase della sua giovinezza, vive in un ambiente molto stimolante dal punto di vista culturale: la sua casa è meta di scrittori e poeti.
Nel 1956 si trasferisce a L'Avana per studiare medicina, arte e letteratura. Sono gli ultimi anni del governo di Fulgencio Batista, e a seguito degli scioperi organizzati dagli studenti contro il regime, l'università viene chiusa. Durante gli anni dell'università, Sarduy collabora con la rivista Ciclón. Dopo il trionfo della Rivoluzione, scrive per Diario Libre, del quale dirige la pagina letteraria, e per Lunes de la Revolución, come critico letterario e d'arte. Nel 1959 riceve una borsa di studio per specializzarsi come critico d'arte a Madrid. Non passa nemmeno un mese che un incidente politico tra Cuba e la Spagna gli impedisce di proseguire il suo corso. Decide quindi di recarsi a Parigi, e in seguito ad Amsterdam e in Italia, dove incontra il filosofo ed editore François Wahl, che sarà per sempre il suo compagno.
Nel 1960, grazie a una sovvenzione del governo cubano, si trasferisce a Parigi, dove studia storia dell'arte presso l'École du Louvre. A Parigi si unisce al gruppo degli scrittori strutturalisti, collabora con la rivista Tel Quel e lavora per le Éditions du Seuil come sceneggiatore per la radio e la televisione francese. Non farà più ritorno a Cuba.
Nel settembre del 1960, il governo cubano chiede agli studenti di fare ritorno in patria. Sarduy decide di rimanere a Parigi, desideroso di finire il suo primo romanzo, già in fase di creazione, e di proseguire i suoi studi. Chiede l'estensione della sua borsa di studio, ma non riceve mai risposta. Per il suo rifiuto di tornare a Cuba sarà considerato un "traditore controrivoluzionario".
Fino al settembre del 1960 prosegue la sua collaborazione con la rivista Lunes de la Revolución e nel 1961 appaiono alcuni dei suoi lavori nella rivista Artes Plásticas. Studia critica d'arte presso
l'École du Louvre e viene nominato studente titolare presso l'École pratique des hautes études dell'Università della Sorbona, dove studia arte greca e metodologia strutturalista con Roland Barthes. Segue anche alcuni corsi con Roger Bastide.
Scrive Sarduy sull'incontro con Roland Barthes: «La prima persona che conobbi in Europa fu François Wahl. Lo conobbi a Roma, nella Cappella Sistina. Fu più di trent'anni fa e, in questo momento, sta leggendo ciò che scrivo, foglio per foglio. Lui, non appena arrivammo a Parigi, mi presentò uno dei suoi migliori amici. Era uno scrittore francese, si definiva un "sociologo". Lo incontrai in rue du Dragon. Articolava il francese molto bene. Gli dissi che il mio non era molto buono, ma che la fonetica poteva funzionare. Rispose: "Sarai molto fonetico, ma non fonologico". E iniziammo a ridere. Ridiamo sempre. Di questo e di tutto. Era Roland Barthes.» (Severo Sarduy, Para una biografía pulverizada..., 1991)
Parigi diventa per Severo Sarduy un ambiente propizio e stimolante. Stringe amicizia con Philippe Sollers, partecipa a riunioni di gruppo e seminari e pubblica poesie e articoli sulla rivista Tel Quel. Il rapporto di amicizia e cameratismo intellettuale più importante in quel momento è quello che lo unisce a Roland Barthes. Nonostante la differenza di età, ci sono molte cose che i due condividono: entrambi nutrono un'avversione viscerale per le ideologie; entrambi sono interessati agli sviluppi formali della pittura contemporanea e provano lo stesso fascino per il teatro, non solo come spettacolo, ma come modello di interpretazione semiotica. Sarduy impara molto grazie a
Barthes, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo dell'apparato di analisi linguistica sviluppata dallo strutturalismo; ma, soprattutto, deve a questa amicizia l'elaborazione di un'idea trasgressiva ed edonistica della letteratura che diventerà una delle sue principali fonti di ispirazione: la correlazione tra scrittura e corpo.
Nel 1965 scrive lo spettacolo radiofonico Dolores Rondón, realizzato dalla Süddeutsche Rundfunk di Stoccarda. Si lega al gruppo strutturalista della rivista Tel Quel, per cui collabora, e nel 1967 adotta la cittadinanza francese. Per molti anni lavora come scrittore e annunciatore per l'emittente radiofonica francese, e come direttore della Collezione Ispanoamericana per la casa editrice Éditions du Seuil. È anche animatore di Literatura en debate, un programma in lingua spagnola di Radio France Internationale.
Riguardo al proprio processo creativo, Sarduy scrive: «Scrivo per costituire un'immagine, una parola che, prima di tutto, deve essere interpretata nel senso visivo e plastico del termine, e poi in un altro senso che trovo più difficile da definire: qualcosa in cui ci si riconosce, che in un certo modo ci riflette, che allo stesso tempo ci sfugge e ci guarda da un'oscura affinità.» (Severo Sarduy, Pourquoi le roman?, 1982)
Nel 1963 viene pubblicato il suo primo romanzo, Gestos, che, attraverso l'ambigua poliedricità della sua protagonista, lavandaia di giorno, cantante e attrice di notte e rivoluzionaria clandestina nel tempo libero, già annuncia una rottura con la tradizione. La consacrazione dell'autore arriva
però con il secondo romanzo, De donde son los cantantes (1967), una composizione polifonica sulle tre culture cubane (spagnola, africana e cinese) nella quale vengono sconvolte le convenzioni narrative.
Parallelamente, pubblica il saggio Escrito sobre un cuerpo (1969). Nel 1970 vengono inoltre pubblicati i libri di poesia Flamenco e Mood Indigo.
Nel 1971 realizza un sogno: quello di visitare l'India. In una lettera indirizzata alla sorella Mercedes[4], Sarduy scrive: «Febbraio 1971, in aereo da Aurangabad a Bombay.
"Siamo in India da 4 giorni. È come se stessimo sognando. Tutto è favoloso, dal paesaggio e dalla gente agli dei. Tutto è bello, letterario. I colori hanno una luminosità unica, i profumi, i fiori e gli uccelli sono magnifici. Sto scrivendo un diario che pubblicherò alla fine di Cobra, il «diario indiano», così vedrete i dettagli."
»
Di ritorno dall'India, nel 1971, Sarduy pubblica il romanzo Cobra, in cui viene affrontato il tema della ricerca religiosa o mistica. Cobra riceve nello stesso anno l'importante premio letterario Prix Médicis, che consolida il prestigio e la notorietà del suo autore.
Affascinato dalla cultura orientale e dal Buddhismo, nel 1973 Sarduy compie un ulteriore viaggio in Asia, questa volta in Indonesia.
Nel 1975, dopo quindici anni di lontananza, in occasione di un viaggio in Algeria, incontra la sorella Mercedes, allora incinta del suo primogenito, Pedro. Nel suo diario, Mercedes racconta
che Sarduy in quell'occasione le parlò del romanzo che stava scrivendo, Maitreya (1978). Mercedes promette a Sarduy che, se dovesse avere una figlia, la chiamerà così.
I viaggi in Asia continuano, e nel 1977 Sarduy si trova a Ceylon (oggi Sri Lanka). In una serie di cartoline indirizzate alla sorella e alla famiglia, scrive:  «Ceylon, 1 febbraio 77: "Colombo; cari tutti. Ecco un elefante simbolo di fortuna per dirvi quanto sono felice su quest'isola, dove Marco Polo pensava di aver trovato il paradiso. Mille baci a tutti e più ancora a Pedritín. Non vi dimentico. Calore. Sole. Spiagge. Buddhismo. Amore, Severo."» «Kandy, Ceylon, 3 febbraio 77:
"Cari tutti: non sembra Cuba? Aspetto i miei quaranta con felicità. Aspetto Maitreya. Baci, amore. / Severo."»
Il 1978 è l'anno della pubblicazione della sua opera più significativa, Maitreya, nella quale offre un'inedita interpretazione del buddhismo come dottrina in grado di riunire le ideologie. Maitreya è, senza dubbio, l'opera più celebre di Severo Sarduy, una grande miscela di barocco e umorismo, articolata intorno alle rappresentazioni del Buddha.
Durante gli ultimi anni della sua vita, Severo Sarduy si dedica a quella che per lui è una "seconda scrittura", ovvero la pittura.
«-Severo, perché dipingi?
-Beh, ti dirò: dipingo perché scrivo.
-C'è una qualche relazione tra le due cose?
-Per me, sono semplicemente la stessa cosa. Lo stesso cane con un collare diverso. Certo, il risultato è diverso. Anche se non così tanto ... Ma comunque, la pittura e la scrittura sono come i due versanti dello stesso tetto, le due facce della stessa moneta, ecc.
» (Severo Sarduy, Severo, ¿por qué pintas?, 1987)
Già a partire dal 1960, anno del suo arrivo a Parigi, la vita intellettuale della capitale francese e l'amicizia e l'influenza di autori come Roland Barthes, gli offrono la possibilità di approfondire i propri interessi artistici e di scoprire l'opera di Mark Rothko e di Josef Albers.
Rothko e i suoi campi di colore rosso costituiscono un'importante fonte d'ispirazione per Sarduy, ma anche artisti come Cy Twombly e in particolare Luis Feito avranno influenza nel suo lavoro. La pittura astratta e l'eredità dell'arte informale sopravvivono nell'estetica di Sarduy, ma la presa di consapevolezza dell'importanza nella storia della pittura di artisti come Giorgione, Tiziano, Johannes Vermeer o Pierre Bonnard, rappresenta una svolta nel suo cammino artistico. L'opera pittorica di Severo Sarduy, alla quale si dedica quasi esclusivamente negli ultimi anni della sua vita, costituisce una "mania ossessiva" per l'autore.
I suoi dipinti sono caratterizzati da un forte eclettismo nell'uso di tecniche e materiali: utilizza supporti diversi, tra cui carta, stoffa, corteccia d'albero e cartone, e materiali che spaziona dall'acrilico, al caffè, zafferano, inchiostro di china e persino al suo stesso sangue.
Tra il 1981 e il 1982 partecipa a varie esposizioni di gruppo.
Negli anni successivi ai suoi viaggi in Asia, Severo Sarduy pubblica altri due romanzi: Colibrí (1984), una storia di fughe e di vendette, e Cocuyo (1990), meno avanguardista e più trasparente, anche se ambientato sempre nel caratteristico mondo di Sarduy, privo di qualsiasi inibizione. Entrambi i titoli approfondiscono il lato sperimentale dello stile dell'autore.
Oltre a romanzi, Sarduy pubblica una raccolta di racconti, Para la voz (1977),e due raccolte di poesie: Daiquiri (1980) e Un testigo fugaz y disfrazado (1985). Tra i suoi saggi, vale la pena menzionare Escrito sobre un cuerpo (1969), Barroco (1976) e Nueva estabilidad (1988).
Nel 1990 la casa editrice francese Gallimard commissiona a Sarduy il rilancio di La Croix du Sud, la prima collezione specializzata in letteratura iberoamericana creata da Roger Caillois[9].
Durante i suoi ultimi anni, Sarduy si dedica inoltre alla pittura, esponendo diverse volte a Parigi, e partecipa a varie conferenze in Europa e negli Stati Uniti d'America.
Severo Sarduy muore l'8 giugno 1993, all'età di 56 anni, per complicanze dovute all'AIDS in seguito appunto al suo ultimo viaggio in asia la malattia si era aggravata. Viene sepolto nel Cimitero parigino di Thiais[4]. Nel 1993 viene pubblicato postumo il romanzo Pájaros de la playa.
La poetica
Il neobarocco

Nel 1971 Severo Sarduy pubblica il saggio El barroco y el neobarroco. In esso segnala, senza pretendere di spiegarla in termini storici o ideologici, la marcata presenza dell'estetica barocca in alcune manifestazioni artistiche della cultura ispanoamericana - in particolare in quella letteraria e di origine cubana - e propone di definire formalmente il concetto di "barocco", portando ad esempio autori come José Lezama Lima, Alejo Carpentier e Guillermo Cabrera Infante.
Scrive Sarduy: «Al contrario, l'attuale barocco, il neobarocco, riflette strutturalmente l'inarmonia, la rottura dell'omogeneità, il logos come assoluto, la mancanza che costituisce il nostro fondamento epistemico. Neobarroco dello squilibrio, riflesso strutturale di un desiderio che non riesce a raggiungere il suo oggetto, desiderio per il quale il logos non ha organizzato che uno schermo che nasconde la mancanza (...) Neobarroco: riflesso necessariamente polverizzato di una conoscenza che già sa di non essere chiusa «tranquillamente» su se stessa. Arte di detronizzare e discutere.» (Severo Sarduy, El barroco y el neobarroco, 1972)
Nonostante la sua unicità, l'opera di Severo Sarduy si può includere nell'eredità lasciata da José Lezama Lima, e in questo senso può essere considerata la vetta del neobarocco cubano. L'intento principale di Severo Sarduy è quello di aggiornare la letteratura cubana, promuovendone la diffusione a livello internazionale. Il suo contributo si colloca all'interno del cosiddetto boom narrativo latinoamericano degli anni sessanta e settanta.
Dal barocco europeo del XVII secolo egli riprende l'idea della letteratura come artificio. Per Sarduy diviene un mezzo per allontanarsi dai rigidi canoni estetici tradizionali e per esplorare l'inverosimile, la mitologia e l'illusione, abbandonando il discorso lineare e informativo e caricando il testo di una connotazione simbolica. I concetti chiave per l'analisi dell'opera di Sarduy sono l'idea di simulacro, di artificio e di parodia.
La poetica dell'autore è caratterizzata da una narrativa sperimentale e da una grande complessità linguistica, con l'utilizzo di un linguaggio letterario ricco e metaforico, e dalla predilezione per argomenti frammentari e personaggi difficilmente analizzati dal punto di vista psicologico[24]. L'origine cubana e l'esperienza dei suoi viaggi in India conferiscono inoltre ai suoi scritti un alone di erotismo tropicale ed orientale.
Lo strutturalismo
Nel marzo del 1960, il primo numero di Tel Quel viene pubblicato in Francia. La rivista riceve immediato riconoscimento da parte degli intellettuali dell'epoca e rappresenta il punto di partenza per una riflessione che si costruisce su aree diverse, tra cui la psicoanalisi, la teoria letteraria, la letteratura e la filosofia. A questo spazio produttivo di dibattito e confronto partecipa anche Severo Sarduy.
Sin dall'inizio della sua carriera come scrittore, Severo Sarduy basa la propria produzione letteraria sulle teorie strutturaliste e post-strutturaliste del linguaggio, nate all'interno dello "spazio Tel Quel". L'influenza del cosiddetto "postboom strutturalista" si caratterizza, nell'opera narrativa di Sarduy, attraverso una narrazione costante, ricca di azione e sempre alla ricerca di elementi insoliti, e con l'uso di un linguaggio complesso e articolato che nei romanzi Cobra, Maitreya e Colibrí raggiunge un alto livello di sperimentazione lessicale. Ognuna delle opere di Sarduy è solitamente priva di un messaggio preciso nel senso tradizionale del termine, la realtà viene trasformata in mito e interpretata come un simbolo assoluto. L'autore stabilisce inoltre contatti con la psicoanalisi e le teorie del linguaggio di Jacques Lacan.
Il corpo
Uno dei temi centrali delle opere di Severo Sarduy è il corpo, inteso come strumento di travestimento e di metamorfosi continua dei personaggi. In questo processo di costante trasformazione, i personaggi dei suoi romanzi mettono in evidenza, attraverso frequenti scambi di identità, il desiderio di libertà e di sovvertimento dei rigidi codici morali.
Scrive Sarduy: «Più in là dell'autostrada si trovano gli altri, coloro che l'energia ha abbandonato.» (Severo Sarduy, Pájaros de la playa, 1993)
Nell'opera di Sarduy il corpo viene rappresentato anche come entità malata, maltrattata, ferita e sezionata, sottoposta a dolore e, infine, soggetta alla morte. Ormai malato, egli concepisce il suo ultimo romanzo, Pájaros de la playa, come testimonianza della sofferenza e del crescente deterioramento del proprio corpo. Tuttavia, come sottolineano alcuni critici e biografi, in questo romanzo dedicato a documentare il processo e lo sviluppo della malattia, il nome che la identifica non viene mai menzionato. Pájaros de la playa, più che la narrazione dell'agonia dell'autore, è una manifestazione dei sintomi dell'AIDS, incarnati dai personaggi malati protagonisti dell'opera. Esso è una lunga meditazione, a volte ironica, carnevalesca e disperata, sulla malattia incurabile dall'autore, una metafora (quella dell'AIDS) che rappresenta all'interno del testo non solo il decadimento e la morte del corpo, ma che simbolizza la fine di tutta l'esistenza sulla Terra: dopo la morte, l'individuo cessa di esistere e così anche l'intera realtà. Se prima il tono dei suoi romanzi era ludico e parodico, ora diventa quasi filosofico e metafisico.
L'Oriente
Scrive Sarduy: «Il Bosco de l'Avana è il Palazzo d'Estate, e le acque dell'Almendares sono quell dello Yang-Tze (...) Laggiù, lontano, urla la cinese, balla il mambo del Canton (...).» (Severo Sarduy, De donde son los cantantes, 1967)
L'Oriente narrato, dipinto e fotografato da Severo Sarduy, soprattutto in opere come Cobra (1972) e Maitreya (1978), è una terra lontana dagli stereotipi tipicamente occidentali e ha poco a che vedere con la regione mitica spesso studiata e descritta dagli orientalisti. Lontano da quella terra esotica e misteriosa ancora oggi considerata opposta all'Occidente, l'Oriente descritto da Sarduy viene privato di tutti i suoi riferimenti tradizionali e si fa metafora di un'esperienza d'esilio, terra di frontiera e spazio ideale per traffici e ibridazioni.
A differenza degli orientalisti che guardavano verso est con gli occhi di botanici o entomologi, a differenza della maggioranza degli artisti e degli intellettuali occidentali che viaggiavano verso est, Sarduy supera il confine senza pregiudizi e passa più e più volte dall'altra parte dello specchio, portando e scambiando valori, segni e simboli.

Opere
Romanzi

Gestos (1963) / La bomba dell'Avana, tr. di A. González-Palacios, Milano, Feltrinelli, 1964
De dónde son los cantantes (1967)
Cobra (1972). Vincitore del Prix Médicis / Cobra, tr. di Renzo Guidieri, Torino, Einaudi, 1976
Maitreya (1978) / Maitreya, il Buddha che deve venire, tr. di Piero Verni, Milano, SugarCo, 1982
Colibrí (1984)
Cocuyo (1990)
Pájaros de la playa (1993). Postumo

ROSSO Renzo (1926 - 2009)

  Renzo Rosso  (Trieste, 15 aprile 1926 – Tivoli, 21 ottobre 2009) è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano. Diplomato in...