sabato 30 marzo 2024

BLOY Léon (1846 - 1917)

 

Léon Henri Marie Bloy
 (Périgueux, 11 luglio 1846 – Bourg-la-Reine, 3 novembre 1917) è stato uno scrittore, saggista, poeta e giornalista francese.
Nato in una famiglia borghese, dopo un'infanzia tormentata e un'adolescenza solitaria, a diciott'anni si trasferisce a Parigi, dove svolge umili lavori. Inizialmente appartenente alla scuola simbolista, sotto l'influsso dell'amicizia con il colto scrittore dandy Jules Amédée Barbey d'Aurevilly, conosciuto nel 1866 e di cui diventa segretario, si converte da violento anticlericale, decadente poeta maledetto alla Baudelaire, in fervente cattolico, da esteta diventa asceta.
Nel 1871 servì l'esercito negli eventi seguiti alla guerra franco-prussiana. In questi anni nasce in lui la convinzione di dover compiere una missione straordinaria e di dover realizzare lavori letterari fondamentali. Il suo maestro lo introduce anche alle liriche simboliste e decadenti, instillandogli una certa avversione al naturalismo come emerge nell'opera Les funérailles du naturalisme del 1891. Diventa anche molto amico di Joris-Karl Huysmans e condivide, come l'autore stesso dopo la conversione, il giudizio elogiativo ma lapidario su A rebours, la "Bibbia del decadentismo francese", scritto da Huysmans nel 1884, di cui prevede il ritorno alla religione.
Lavora nella redazione di Univers, insieme con Louis Veuillot. Dopo aver perso i genitori lo stesso anno (1877), durante una visita al santuario di La Salette conosce l'abate Tardif, il quale lo introduce allo studio della simbologia biblica e lo invita a scrivere un'opera sull'apparizione della Vergine, avvenuta alcuni mesi prima della sua nascita e 12 anni prima di quella più famosa a Lourdes. Divenne quindi il più celebre portavoce della cerchia dei "melanisti".
In questo periodo maturano gli elementi essenziali del suo pensiero e conosce personaggi importanti della vita letteraria parigina, come il poeta Paul Verlaine.
Dal 1877 al 1879 ebbe una relazione sentimentale con una prostituta del Quartiere Latino, Anne-Marie Roulé (la Véronique di Il disperato), che si convertì influenzata da Bloy, ma finì in manicomio per eccessivo delirio mistico nel 1882, forse ammalata di demenza da neurosifilide. Vive in seguito con un'altra donna, Berthe Dumont, che però muore nel 1885. In seguito, si ritira nel monastero di Soligny-la-Trappe con l'intenzione di farsi monaco benedettino come Huysmans, ma «lacerato tra Dio e le donne, sopraffatto dal perpetuo fallimento delle sue eroiche purezze sognate» (così parla del suo alter ego letterario Cain Marchenoire de Il disperato), ne esce dopo poco.
Nel 1890, dopo la morte l'anno prima del suo mentore Barbey d'Aurevilly, si sposa con una donna di origine danese, Jeanne Molbeck, sua fidanzata dal 1889, e cui rimarrà fortemente legato fino alla morte. Dalla moglie ha quattro figli, due maschi e due femmine: Véronique (1891-1956), coniugata Tichý, compositrice, André (1894-1895), Pierre (1895, vissuto pochi mesi) e Madeleine (1897-1990), coniugata Souberbielle, violinista, e che gli darà un nipote postumo chiamato anche lui Léon (1923-1991), pianista.
Lo scrittore visse gran parte della sua vita in ristrettezze economiche, vivendo principalmente del suo lavoro di impiegato delle ferrovie. Litiga spesso con intellettuali ed editori per il suo carattere collerico e intransigente, e sceglie infine di vivere in povertà, nonostante la difficoltà quotidiana di
provvedere alle figlie.
Del 1900 è il pamphlet Je m'accuse, in cui attacca Émile Zola facendo il verso al suo j'accuse.
Nel 1905 stringe amicizia con Raïssa e Jacques Maritain (futuro filosofo cattolico, prima legato all'Action Française e poi cristiano-democratico), a cui fece da padrino in occasione del loro battesimo.
La sua ultima opera, Nelle tenebre (1916), fu un attacco alla guerra tecnologica e ai suoi massacri in riferimento alla prima guerra mondiale, nonché alla società dominata dall'egoismo.
Negli ultimi mesi di vita mise in guardia, in piena Grande Guerra, dalla rivoluzione russa e da ciò che in effetti avvenne con la rivoluzione d'ottobre: «in Russia c’è un subbuglio spaventoso, e tra breve ci sarà il più orribile dei terrori», scrive il 6 giugno, quattro mesi prima della presa del potere bolscevica, e anche il mese prima: «faccio osservare a Valentine, che ne pare stupefatta come d’una rivelazione, che i rivoluzionari dell'89, nonostante le loro illusioni o i loro crimini, erano pur sempre uomini nelle cui anime c'era la cultura cristiana di molti secoli, ciò che ai Russi manca – schiavi che la repentina emancipazione renderà simili a bestie feroci» (Diario, 20 maggio 1917).
Morì per uremia a Bourg-la-Reine la sera del 3 novembre 1917, dopo una lunga e dolorosa malattia renale; è sepolto nel locale cimitero. Nonostante la fama di controrivoluzionario, rendendo omaggio alla sua figura di "intellettuale povero" alle esequie intervenne anche una folta rappresentanza di anarchici.
I suoi lavori esprimono, in apparenza, devozione alla Chiesa Cattolica e, più in generale, un ardente desiderio dell'Assoluto; tuttavia i toni violenti di molte sue opere gli valsero la nomea di integralista religioso che, seppur tradizionalista, risulta duro e sferzante anche con lo stesso clero, al punto di venire pesantemente criticato dai gesuiti e venire paragonato ai dolciniani.
Come Gioacchino da Fiore, Bloy scandiva la storia in tre fasi, corrispondenti alle Persone della Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, la terza epoca di cui si fece apocalittico "profeta". Come il Figlio non è stato accolto dagli Israeliti, così lo Spirito (il Paraclito) sarà rifiutato da molti cristiani. Secondo critici di area più cattolica-ortodossa tradizionale, Bloy, avvezzo fin da giovanissimo alla sconcertante esegesi critica della Bibbia secondo il suo maestro l'abbé Tardif de Moidry, mistico eccentrico, diede diverse interpretazioni eretiche, e nel suo volume Christophe Colomb devant les Taureaux (1890), un'interpretazione del "Nome d'Iddio" con l'uso delle parole: "L'esegesi biblica ha rivelato questa notevole particolarità, che nei libri sacri la parola DENARO è sinonimo e figurativa della parola viva di Dio" ("L'exegese biblique a revelé cette particularité notable, que dans les livres sacrées le mot ARGENT est synonyme et figuratif de la vivant parole de Dieu"). In particolare furono discussi anche i suoi rapporti con il "melanismo" di La Salette, corrente di esoterismo cristiano millenarista legata alla veggente e profetessa mariana Mélanie Calvat e al predicatore Eugene Vintras (per un certo periodo fu seguace di Vintras anche il
prete occultista scomunicato per eresia e blasfemia Joseph-Antoine Boullan, amico di Joris-Karl Huysmans prima della conversione, il quale ne portò all'estremo le teorie, ricavate dalle teorie medievali-rinascimentali di alcuni gioachimiti che predicavano il libertinismo spirituale, onde giustificare il libertinaggio e un culto orgiastico). Il testo di Bloy Il miracolo di La Salette raccoglie i suoi tre saggi sull'evento: Il simbolismo dell'apparizione, Colei che piange e Introduzione alla vita di Melanie. In alcune opere appoggia l'idea sull'apocatastasi dell'origenismo, dichiarata eretica in antichità.
Il suo primo romanzo (Le Désespéré, 1887) rappresentò un attacco furioso nei confronti del razionalismo e contribuì alla sua esclusione dalla comunità letteraria del tempo, inserendosi nella corrente dell'esistenzialismo cristiano e del decadentismo. Politicamente si segnalò come vagamente monarchico legittimista, oltre che reazionario, controrivoluzionario e anti-giacobino, pur non aderendo a partiti politici di nessun tipo, come fecero altri monarchici e reazionari (come l'amico Maritain che aderì per un periodo all'Action française), probabilmente per il suo disprezzo per la politica attiva.
I primi lavori sono pervasi da un romanticismo visionario e da un insistente simbolismo decadente in grado di descrivere il mistero e le tematiche sacre, il tutto puntellato da intensi slanci di entusiasmo, di passione estatica e di amore.
Con i Propos d'un entrepreneur de démolitions (Propositi di un impresario di demolizioni)
del 1884 e dalle pagine del periodico Le Pal (1885), inizia a criticare duramente i vizi di una società conformista e imborghesita, ormai sull'orlo del precipizio. In questi lavori, l'autore alterna osanna a dure invettive verbali ed in questo clima difficile, di disagio, povertà ed emarginazione, scrive i romanzi Le Désespéré (1887) e La Femme pauvre (1897), che elaborano il tema quasi autobiografico dell'uomo genio incompreso e della sola donna adorante e comprensiva.
Seguono i saggi La Cavaliera della Morte (1891, riedito nel 1896, ma scritto diversi anni prima nel 1877, risultando la sua prima opera), testo mistico-poetico e agiografico incentrato su Maria Antonietta come "regina espiatoria", "ghigliottinata giuridicamente dalla canaglia" e descritta con toni visionari magniloquenti, e Le Salut par les Juifs (1892), pamphlet apprezzato da Franz Kafka nonostante l'accusa di antisemitismo gravante su di esso (in realtà, se criticherà Émile Zola sull'affare Dreyfus, Bloy è anche contro il colonialismo francese e l'antisemitismo, il suo è difatti un puro antigiudaismo religioso classico: avendo gli Ebrei rifiutato il Messia, non resta loro che il suo esatto contrario, il danaro, l'altra faccia della divinità, e la sua croce). Tuttavia scrive: «Alcune delle anime più nobili che ho incontrato erano anime ebree. Il pensiero della Chiesa in ogni momento è che la santità è insita in questo popolo eccezionale, unico e imperituro, custodito da Dio, conservato come pupilla del suo occhio, in mezzo alla distruzione di tanti popoli, per il
compimento dei suoi ulteriori scopi.»
Con Le Fils de Louis XVI. Avec un portrait de Louis XVII (incluso nell'edizione italiana de La Cavaliera della morte, assieme a un terzo piccolo saggio su Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte, intitolato Il principe nero), Exégèse des lieux communs (1902-1912), Le Sang du Pauvre (1909), Il miracolo di La Salette, L'Ame de Napoléon (1912) e molte altri, lo scrittore continua a sviluppare i suoi concetti fondamentali: una visione della storia umana intesa come espiazione, tramite la sofferenza, che conduce dopo la purificazione alla Città Celeste; una netta esaltazione dell'irrazionale a scapito dell'ambito intellettuale; e un rimpianto dei valori teocratici, riprendendo la visione metastorica di de Maistre, e la filosofia di Bossuet. Per un certo periodo fu un naundorffista, ossia sosteneva che Karl Wilhelm Naundorff fosse Luigi XVII sopravvissuto, e la sua discendenza fosse la vera linea reale di Francia che si sarebbe poi dovuta rivelare "divinamente" al mondo dopo la morte di Enrico di Borbone-Francia (1883). Nell'Esegesi dei luoghi comuni si coglie invece tutta la difficoltà della sua fede: «La creazione lascia molto a desiderare. Anzi diciamo pure che è fallita e abborracciata. Dio non ha fatto quello che ci si aspettava; un operaio che lavorasse come lui non resterebbe per sei giorni in officina.»
Un'influenza letterario-artistica di Bloy è stata riconosciuta su Louis-Ferdinand Céline, sullo scrittore cattolico e antifascista Georges Bernanos, su Ernst Jünger, Jorge Luis Borges (che espressamente lo cita ripetutamente), Henri Bergson, Emil Cioran, Guido Ceronetti e, sia filosoficamente che politicamente, sui resistenti antinazisti cristiani Hans e Sophie Scholl della Rosa Bianca.
Nel 1993, in Italia, la decisione da parte dell'Adelphi di pubblicare Le Salut par le Juifs (con il titolo Dagli Ebrei la salvezza) l'anno seguente, con una recensione di Mario Andrea Rigoni accusata da alcuni intellettuali ebrei di velato antisemitismo determinò una spaccatura all'interno della casa editrice, in quanto per Susanna Zevi, figlia di Alberto, uno dei fondatori, si trattava di "un documento dell'antisemitismo cattolico ottocentesco, pubblicabile soltanto se corredato da commenti e apparati che lo presentino qual è." Attacchi pesanti vennero anche da Cesare Segre che definì il libro "immondo, fanatico, delirante".
L'Adelphi antepose comunque come introduzione una prefazione di Guido Ceronetti, poeta, aforista e traduttore dall'ebraico biblico, di ispirazione neo-gnostica ma notoriamente di posizioni politiche filosemite ed esperto delle opere di Bloy, e rispose alle accuse direttamente con un articolo del proprietario ed editore Roberto Calasso su la Repubblica nel 1994, in cui, tra riferimenti colti, accusò sostanzialmente i critici di tentata censura.
Tale libro era stato in passato elogiato come detto da Franz Kafka (che lo definì "un libro contro l'antisemitismo"), Emmanuel Lévinas, Octave Mirbeau, Paul Claudel, Georges Bernanos, Jorge Luis Borges e, in anni recenti, dalla studiosa universitaria israeliana Rachèle Goëtin.
Lo scrittore francese è stato però altresì anche citato positivamente nella prima omelia di papa Francesco e in altre occasioni dal pontefice.
Citazioni di Bloy sono presenti anche nel romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq.
L'astrofisico e sacerdote belga Georges Lemaître, il primo propositore della la teoria del Big Bang, era un ammiratore di Bloy. Lo incontrò all'inizio della sua carriera, desiderando sottoporgli la sua prima esegesi, che mirava a collegare scienza e fede, intitolata Le prime tre parole di Dio (1921), ma la sua opera fu accolta molto male e Bloy gli consigliò di leggere i Padri della Chiesa. Lemaître ne fu deluso; questo è sicuramente uno dei motivi che lo spinsero a modificare il suo pensiero e ad abbandonare la visione concordista (una sorta di creazionismo attenuato).

Opere
Romanzi

Le Désespéré (1887) Il disperato, traduzione di Gennaro Auletta, Vicenza : Edizioni Paoline, 1957, 1959 e 1977 (riveduta e integrata); Castelvecchi, 2018
La Femme pauvre (1897) La donna povera, traduzione di Gennaro Auletta, Milano, IPL, 1956, 1970, 1980 e Fede & Cultura, 2020; trad. F. Mazzariol, Reggio Emilia, Città Armoniosa, 1978;

Saggi
Propos d'un entrepreneur de démolitions (1884)
Le Salut par les Juifs (1892) (La salvezza dai giudei, introduzione e traduzione di Gennaro Auletta,
Milano, Edizioni paoline, 1960; Dagli ebrei la salvezza, con un saggio di Guido Ceronetti, traduzione di Ottavio Fatica e Eva Czerkl, Adelphi, Piccola Biblioteca n. 330, 1994)
La Chevalière de la mort (1896) (La Cavaliera della morte, a cura di Nicola Muschitiello Adelphi, Piccola Biblioteca n. 364, 1996)
Je m'accuse (1900)
Le Fils de Louis XVI. Avec un portrait de Louis XVII (1900)
Exégèse des lieux communs (1902-1912) (Esegesi dei luoghi comuni, traduzione di Gennaro Auletta, Milano, Ediz. Paoline, 1960; a cura di Valeria Gianolio, traduzione di Gennaro Auletta, Genova, Il melangolo, 1993; trad. di S. Teroni, Prato, Piano B, 2011)
Belluaires et porchers (1905)
Celle qui pleure (1908)
Le Sang du Pauvre (1909) (Il sangue del povero, traduzione di Rina Detti, Firenze, C. CYA,1947; introduzione e traduzione di Gennaro Auletta, Milano, Edizioni paoline, 1961; a cura di Giancarlo Pavanello, Milano, SE, 1987)
L'Âme de Napoléon (1912) (L'anima di Napoleone, traduzione e studio di Domenico Giuliotti, Firenze, Rinascimento del Libro, 1927; Milano, Edizioni Paoline, 1960)
Jeanne d'Arc et l'Allemagne (1915)
Constantinople et Byzance (1917) (Costantinopoli e Bisanzio, a cura di Graziano Lingua, prefazione di Olivier Clément, Milano, Medusa, 2003)
Dans les ténèbres (postumo, 1918) (Nelle tenebre e pensieri scelti dal diario, a cura di Vittorio Di Giacomo, Roma, Anonima Veritas Editrice, 1946; Nelle tenebre, traduzione di Giancarlo Marinelli, Roma, EL, 1995)
Le Symbolisme de l'apparition, (postumo, 1925) (Il miracolo di La Salette, prefazione Alessandro Zaccuri ; traduzione e postfazione Mario Porro, Milano : Medusa, 2012

Racconti e novelle
Sueur de sang (1893) (Sudore di sangue, traduzione di Felicia Lustri ; introduzione di Giuliano Vigini, Milano, Bibliografica, 1992
Histoires désobligeantes (1894) (Storie sgradevoli, a cura di Jorge Luis Borges, Milano, Franco Maria Ricci, 1975; Milano, A. Mondadori, 1989; Il telefono di Calipso e altre Storie sgradevoli, traduzione di Emanuela Schiano di Pepe, Genova, Il melangolo, 2012)

Diari
Le Mendiant ingrat (1898) (Il mendicante ingrato : diario 1892-1895, a cura di Vito Sorbello, Palermo, Novecento, 2003)
Mon Journal (1904)
Quatre ans de captivité à Cochons-sur-Marne (1905)
L'Invendable (1909)
Le Vieux de la montagne (1911)
Le Pèlerin de l'Absolu (1914) (Il pellegrino dell'assoluto : diari 1892-1917, introduzione di Sergio Quinzio, traduzione di Francesco Maria Petrone, Roma, Città nuova, 1992
Au seuil de l'Apocalypse (1916)
La Porte des humbles (postumo, 1920)
Diario : la fede, l'impazienza, il povero, il soprannaturale, a cura di Daniele Garota, traduzione e note di G. Marinelli, Padova, Messaggero, 2001)

Corrispondenza
Lettres à sa fiancée (1922), (Lettere alla fidanzata, traduzione di Ferruccio Rubbiani, Roma, Formiggini, 1926; Mia Jeanne amata, mio unico amore, traduzione di Paola Leoni, Reggio Emilia, Città armoniosa, 1977; Lettere a Jeanne Molbeck, traduzione di Giovanni Riva, notizia di Antonio De Petro, Reggio Emilia, Città armoniosa, 1990; Lettere alla fidanzata, traduzione, nota critica, biografica e bibliografica a cura di Giuliano Vigini, Torino, Nino Aragno, 2001)

Antologie in italiano
La fede impaziente, traduzione di Emiliano Zazo, Milano, V. Bompiani e C., 1946
Tristezza e gioia del cristiano, testi scelti da Gennaro Auletta, Torino, Libreria dottrina cristiana, stampa 1960
Un cattolico credente, a cura di Grazia Maggi, Vicenza, La locusta, 1965
Pagine scelte raccolte da Raissa Maritain, presentate da Jacques Maritain, traduzione di L. Castiglione, Torino, SEI, 1968
Miei contemporanei, a cura di Adriano Marchetti, Franca Santini, Gianni Scalia, Rimini, Panozzo, 1988
La tristezza di non essere santi : antologia dagli scritti, traduzione, introduzione e scelta dei brani a cura di Giuliano Vigini, Milano, Paoline, 1998

venerdì 29 marzo 2024

ALLILUEVA Svetlana (1926 - 2011)

 

Svetlana Allilueva,
o Allilujeva, nata Svetlana Iosifovna Stalina, successivamente nota come Lana Peters (Mosca, 28 febbraio 1926 – Richland Center, 22 novembre 2011), è stata una scrittrice sovietica naturalizzata statunitense, figlia di Iosif Stalin e della sua seconda moglie Nadežda Allilueva, nonché l'ultima figlia superstite della famiglia.
Nel 1966, tredici anni dopo la morte di suo padre, quando il processo di destalinizzazione dell'Unione Sovietica era stato avviato già da molto, Svetlana Allilueva decide di fuggire dal suo Paese, e di trasferirsi negli Stati Uniti, a New York. Nel 1967 pubblica il libro Twenty Letters to a Friend (Venti lettere a un amico), per la casa editrice Harper & Row. Il libro riporta le memorie della figlia del politico che per vent'anni resse i destini dell'URSS. Tre anni dopo, nel 1970, a Mosca le autorità annunciano di averla privata della nazionalità sovietica.
Nata nel febbraio 1926, come molti figli di alti ufficiali della nomenklatura, Svetlana e suo fratello maggiore Vasilij furono cresciuti dalla balia Aleksandra Bychkova, vedendo i loro genitori solo in saltuarie occasioni. Sua madre, Nadežda Allilueva, seconda moglie di Stalin, morì il 9 novembre 1932, quando Svetlana aveva solo sei anni. Secondo le fonti ufficiali, la morte di Nadežda avvenne a causa di una peritonite acuta, risultato di un'appendicite; varie altre teorie sono state elaborate, quali il suicidio, o l'omicidio su ordine di Stalin, o ad opera di Stalin stesso.
Svetlana si innamorò a sedici anni del regista ebreo Aleksej Kapler, allora quarantenne, ma Stalin non era assolutamente d'accordo con questa storia d'amore. Così, successivamente, Kapler nel 1943 fu internato nel gulag di Vorkuta, nell'estremo nord della Russia, mentre nel 1948, condannato nuovamente, fu costretto al lavoro forzato in un gulag nei pressi di Inta. Il regista «fu rilasciato solo nel luglio 1953, dopo la morte di Stalin. Kapler riprese quindi a lavorare nel cinema e in televisione».
A 17 anni si innamorò di un compagno dell'Università di Mosca, Grigorij Morozov, anch'egli ebreo. Il padre permise alla coppia di sposarsi, anche se giurò di non incontrare mai lo sposo. Dopo la nascita di un figlio, Joseph, nel 1945, la coppia divorziò nel 1947. Il secondo marito di Svetlana era uno stretto collaboratore di
Stalin, Jurij Ždanov (figlio del suo braccio destro, Andrej Ždanov). I due si sposarono nel 1949, ed ebbero una figlia, Ekaterina, nel 1950, ma anche questo matrimonio si dissolse poco dopo.
Dopo la morte del padre nel 1953, Svetlana adottò il cognome da nubile della madre e lavorò come insegnante e traduttrice a Mosca. Nel 1963 incontrò ed entrò in intimità con un comunista indiano in visita nella capitale sovietica, Brajesh Singh. Egli fece ritorno a Mosca nel 1965, per lavorare come traduttore, ma ai due non venne permesso sposarsi. Singh morì nel 1966 e a Svetlana venne concesso di viaggiare in India per riportare le ceneri alla famiglia, in modo da poterle versare nel Gange. Svetlana restò in India per due mesi e si immerse nella cultura locale.
Il 6 marzo 1967, dopo aver visitato l'ambasciata sovietica di Nuova Delhi, la Allilueva si recò all'ambasciata statunitense e fece formale richiesta di asilo politico all'ambasciatore Chester Bowles. L'asilo le fu concesso. Per evitare che, conseguentemente alla concessione dell'asilo, il governo indiano potesse subire ritorsioni da parte dell'Unione Sovietica, venne fatto in modo che lasciasse immediatamente il paese per la Svizzera, via Roma. Rimase in Svizzera per sei settimane, prima di proseguire per gli Stati Uniti.
Al suo arrivo, nell'aprile 1967, la Allilueva tenne una conferenza stampa in cui denunciò il regime del padre e il governo sovietico. La sua intenzione di pubblicare l'autobiografico Twenty Letters To A Friend, nel cinquantesimo anniversario della Rivoluzione d'ottobre, provocò rabbia in URSS, e il governo minacciò di pubblicare una versione non autorizzata; la pubblicazione in Occidente venne quindi anticipata, e quel particolare caso diplomatico venne disinnescato. A causa dell'alto
profilo della defezione di Svetlana Allilueva, della sua schiettezza e delle sue connessioni in quanto figlia di Stalin, l'Unione Sovietica chiese e ottenne dagli Stati Uniti, nel dicembre 1967, un'assicurazione che, prima di concedere futuri asili politici, il governo statunitense avrebbe permesso a funzionari sovietici di interrogare i richiedenti.
Nel 1970 la Allilueva rispose ad un invito della vedova di Frank Lloyd Wright, Olgivanna Wright, a visitare Taliesin West a Scottsdale, in Arizona. Come descrisse nell'autobiografico Faraway Music, Olgivanna credeva nel misticismo e si era convinta che Svetlana fosse una sostituta spirituale della propria figlia, anch'essa di nome Svetlana, che aveva sposato il capo apprendista di Wright, William Wesley Peters, ed era morta in un incidente stradale un anno prima. Incredibilmente la Allilueva si recò in Arizona, accettò di sposare Peters nel giro di qualche settimana (le nozze ebbero luogo negli Stati Uniti nel 1971), si spostò con la Taliesin Fellowship tra Scottsdale e Spring Green, e adottò il nome di Lana Peters. La coppia ebbe una figlia, Olga. La Allilueva ebbe, per sua stessa ammissione, rispetto e affetto per Wes Peters, ma il loro matrimonio si dissolse a causa delle pressioni e dell'influenza della vedova Wright.
Nel 1982 si trasferì con la figlia a Cambridge, in Inghilterra, e nel 1984 ritornò in Unione Sovietica, dove lei e la figlia ottennero la cittadinanza e si stabilirono a Tbilisi. Nel 1986 la Allilueva ritornò negli Stati Uniti, e successivamente a Bristol negli anni novanta. Gli ultimi anni di vita li ha trascorsi in una casa di riposo nel Wisconsin. Svetlana si fece battezzare nella Chiesa ortodossa russa e fu coinvolta dalla sua religiosità tanto che in un momento della sua vita voleva farsi suora. In seguito il prete italo-americano padre Garbolino la convinse ad andare in pellegrinaggio a Fátima e in New Jersey fu influenzata da due fratelli (un fratello e una sorella) cattolici e si convertì al cattolicesimo a Cambridge il giorno di Santa Lucia del 1982. Morì a Richland Center il 22 novembre 2011, all'età di 85 anni, per complicazioni di un carcinoma del colon-retto. La sua morte fu annunciata solo il 29 novembre.

Opere
Twenty Letters to a Friend (titolo originale: Dvadcaj Pisem'k drugu, autobiografia, pubblicata a Londra nel 1967, scritta nel 1963). Edizione in lingua italiana: Venti lettere ad un amico, traduzione di Pietro Zveteremich, Collezione Le scie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1967.
Only One Year (New York, 1969), Edizione in lingua italiana: Soltanto un anno. L'anno cruciale che ha fatto della figlia di Stalin il simbolo delle contraddizioni della nostra epoca, traduzione di Pietro Zveteremich, Collezione Le scie, Milano, A. Mondadori, 1970.
Faraway Music (India, 1984, Mosca, 1992)

giovedì 28 marzo 2024

LONDON Jack (1876 - 1916)

 

Jack London
, all'anagrafe John Griffith Chaney London (San Francisco, 12 gennaio 1876 – Glen Ellen, 22 novembre 1916), è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense, noto per romanzi come Il richiamo della foresta, Martin Eden, Zanna Bianca, Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle, Il lupo dei mari e La peste scarlatta.
La sua vita fu caratterizzata da attività e interessi personali diversi, coerenti con uno stile di vita vagabondo: fu strillone di giornali, pescatore clandestino di ostriche, lavandaio, cacciatore di foche, corrispondente di guerra (guerra russo-giapponese), agente di assicurazioni, pugile, coltivatore e cercatore d'oro, prima di realizzarsi, dopo innumerevoli tentativi, come scrittore di successo; infine morì nel 1916 forse per suicidio o per un'accidentale overdose di antidolorifici.
Jack London nacque a San Francisco in California nel 1876, figlio naturale (secondo Clarice Stasz e altri biografi professionisti) di un astrologo ambulante irlandese, William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell'Ohio. Il padre si disinteressò di lui, anche perché otto mesi dopo la sua nascita la madre si sposò con John London, contadino vedovo con due figli. Jack venne cresciuto dalla madre e dal padre adottivo. Terminata la scuola elementare nel 1889, London iniziò a passare da un lavoro all'altro frequentando compagnie assai poco raccomandabili, come ladri e contrabbandieri. Dopo numerose esperienze lavorative, tornò a Oakland per frequentare la Oakland High School, dove partecipò alla redazione del giornale scolastico, The Aegis.
Durante la gioventù, London venne mandato in diversi centri di rieducazione dove visse per diversi mesi.
A partire dal 1894 London aderì al socialismo sulle idee di Karl Marx, battendosi in difesa delle fasce deboli della società, partecipando ad esempio a una marcia di disoccupati su Washington per chiedere al Presidente il finanziamento di programmi di lavori pubblici
contro la povertà e la mancanza di lavoro (richiesta che precorreva di decenni il New Deal Roosveltiano). Abbandonata questa marcia, si diede al vagabondaggio per gli Stati Uniti d'America, di cui tenne un diario trasformato anni dopo nel romanzo itinerante The Road.
Nel 1894, volendo iscriversi alla Berkeley University, decise di concludere gli studi secondari, finanziandosi con lavoretti di pulizia nella scuola, sul giornale della quale scrisse alcuni racconti ispirati soprattutto a Stevenson e Kipling. Si iscrisse a Berkeley, due anni dopo e si diede a un'intensa e variegata attività politica, con orizzonti la giustizia sociale e corrispondenti lotte organizzate, interessandosi anche a Darwin, Herbert Spencer, Nietzsche e all'evoluzionismo condividendo le teorie relative alla sopravvivenza del più forte sul più debole proprie del darwinismo sociale e condividendo anche la teoria dell'oltreuomo, la quale sostiene che il concetto di lotta per la vita e la morte debba essere la regola delle comunità umane. Nel 1897 lasciò l'università a causa di problemi finanziari.
Il 12 luglio 1897, il ventunenne London venne a conoscenza della scoperta di ricchi giacimenti d'oro nel Klondike, sul confine fra Canada e Alaska, e con il marito di sua sorella, il capitano Shepard, salpò per unirsi alla Klondike Gold Rush, corsa all'oro che aveva il suo centro a Dawson City, dove incappò in avventure e disavventure d'ogni tipo, spesso tragiche e crudeli, che sarebbero state fonti ispiratrici di molti suoi scritti. Come tanti altri malnutriti cercatori d'oro, London sviluppò lo scorbuto.
Nel 1898 rientrò a San Francisco con un misero sacchetto d'oro, che gli fruttò pochi dollari. Si dedicò allora intensamente al lavoro letterario, riuscendo a far pubblicare solo una minima
parte dei suoi numerosi scritti. Fra la fine del XIX secolo e il 1916 London giunse finalmente al successo, seppur con alti e bassi notevoli, come scrittore, giornalista e inviato speciale, e ben presto divenne uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti scrittori del suo tempo: in tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi.
Intanto nel 1900 aveva sposato Elisabeth Maddern, da cui ebbe due figlie, Joan e Bessie, ma dalla quale si separò nel 1904 per sposare l'anno successivo la scrittrice e attivista Charmian Kittredge, con cui aveva già da tempo una relazione segreta. Con la nuova moglie non ebbe prole ma Charmian fu per lui compagna affezionata fino alla fine della sua vita, accompagnandolo nei suoi viaggi, sostenendolo nelle sue iniziative e collaborando concretamente alle sue opere letterarie.
Nel 1903, dopo un viaggio nel Regno Unito, scrisse Il richiamo della foresta, pubblicato in seguito in circa 6.500.000 di copie solo in lingua inglese, ma pagato all'autore una somma irrisoria, diritti compresi. Dopo il successo del suo romanzo più famoso, London si dedicò interamente all'attività letteraria, trattando i temi sociali che suscitavano via via i suoi interessi. Tra gli appassionati di fantascienza tuttavia i suoi racconti godono fama di classici in netto anticipo sui tempi, sebbene questo lato della sua attività sia poco noto al grande pubblico. In numerosi di questi scritti ricorre il tema del 'giorno dopo', che descrive un'umanità ritornata ai primordi o in procinto di farlo e prospetta anticipazioni dell'ancora inesistente 'guerra batteriologica', contro una Cina divenuta enormemente popolosa e pericolosamente concorrenziale sul piano produttivo.
Nel 1904 salpò per la Corea, dove seguì, come corrispondente, la guerra russo-giapponese.
L'esperienza durò circa sei mesi, durante i quali fu più volte arrestato dalle autorità giapponesi. Dopo il primo arresto fu rilasciato attraverso l'intervento dell'ambasciatore statunitense Lloyd Griscom. Durante il viaggio in Corea, fu nuovamente arrestato dalle autorità per essersi avvicinato troppo al confine con la Manciuria senza il permesso ufficiale e fu rimandato a Seul. Rilasciato gli fu permesso di viaggiare con l'esercito imperiale giapponese fino al confine e di osservare la battaglia di Yalu. Del terzo arresto non si sa nulla, mentre il quarto ed ultimo avvenne per aver aggredito i suoi assistenti giapponesi, che accusò di aver rubato il foraggio per il suo cavallo. Per liberarlo fu necessario l'intervento personale del presidente Theodore Roosevelt. London nel giugno 1904 lasciò definitivamente il fronte.
Nel 1905, acquistò un ranch di 1.000 acri (4,0 km quadrati) ubicato a Glen Ellen, Sonoma County, California sul versante orientale del Monte Sonoma, ma fu un disastro finanziario. Stasz, suo simpatizzante, considera il suo progetto potenzialmente fattibile ma attribuisce il successivo fallimento a sfortuna o all'essere stato in anticipo sui tempi. Kevin Starr invece ritiene che London fosse stato distratto da altre occupazioni e soprattutto dal suo problema di sempre: l'alcolismo. L'area costruita fu chiamata Wolf House ma, proprio mentre l'edificio stava per essere ultimato, fu distrutto da un incendio. I resti di pietra del ranch sono ora un monumento storico nazionale protetto nel Jack London State Historic Park.
Nel 1906 decise di farsi costruire uno yacht per effettuare, in sette anni, il giro del mondo, cosa che non farà mai. Fra il 1907 e il 1909 viaggiò e soggiornò nei Mari del Sud e in Australia e nel frattempo diede alle stampe Il tallone di ferro, romanzo fantapolitico che immagina la presa del
potere, negli Stati Uniti d'America, da parte di una ristretta oligarchia dittatoriale, con situazioni che sembrano precorrere la nascita dei regimi nazi-fascisti ma anche mettere in evidenza il carattere disumano e dispotico della stessa società capitalistica.
Nel 1909 venne pubblicato il lungamente preparato Martin Eden, una sorta di libera autobiografia in terza persona, che ottenne grande successo di pubblico.
Durante l'ultimo viaggio, avvenuto nel 1915, London incontrò il surfista Kahanamoku, il principe Jonah Kūhiō Kalaniana'ole, l'ex regina delle Hawaii Lili'uokalani e molti altri, per poi tornare nel suo ranch nel luglio 1916.
Il 22 novembre 1916 venne ritrovato cadavere in un cottage nel suo ranch, probabilmente a causa di un'overdose di antidolorifici. Aveva solo 40 anni. Pur essendo stato sempre un uomo robusto, nell'arco della sua travagliata esistenza era stato colpito da gravi malattie tra cui lo scorbuto, contratto nel Klondike e da infezioni tropicali durante i viaggi sullo Snark. Soffriva inoltre di insufficienza renale, ma nonostante tutti questi problemi non smise mai di lavorare. Va ricordato inoltre che al momento della sua morte l'alcolismo era in fase avanzata e per alleviare le sofferenze assumeva molti antidolorifici, tra cui morfina e oppio, sostanze allora liberamente vendute in farmacia.
Si è dibattuto a lungo sulla sua morte. Si è sostenuta particolarmente la tesi del suicidio, quella di un'overdose puramente accidentale e quella di una necessità di assumere molti farmaci, a causa del dolore fisico, anche sfiorando il limite e alla fine superandolo e incorrendo
nell'overdose fatale. Il certificato di morte riporta invece come causa del decesso l'uremia come conseguenza di insufficienza renale cronica.
Un recente studio realizzato negli Stati Uniti d'America da medici della divisione di nefrologia e ipertensione della facoltà di Medicina della University of North Carolina, partendo dal fatto che lo scrittore in una fotografia presenta sul viso i segni di una dermatite da mercurio, metallo utilizzato nella terapia della sifilide, ha sostenuto che è verosimile che questa malattia venerea possa essere stata la causa della sua morte assieme all'avvelenamento da mercurio la cui tossicità avrebbe accelerato il decorso fatale, anziché rallentarlo.
Come riportato nel suo romanzo Il tallone di ferro, Jack London conosceva le confraternite filomatiche, in particolare quella di Chicago. La sua appartenenza all'ordine filomatico, comunque, non è stata mai smentita dall'Associazione Filomati, che in Italia ha sempre promosso i libri del romanziere, in particolare, per l'attenzione che lo scrittore volse verso i disagiati e gli emarginati. Questo particolare piglio "socialista" di London è stato ripreso in Il popolo dell'abisso, testo redatto in forma diaristica ed in cui egli stesso ne è protagonista in un suo soggiorno a Londra, dove tra l'altro conobbe l'Esercito della Salvezza.

Opere
Romanzi
The Cruise of the Dazzler, New York, Grosset & Dunlap, 1902. / La crociera della Saetta, Sesto San Giovanni, Barion, 1931.
A Daughter of the Snows, New York, Grosset & Dunlap, 1902. / La figlia delle nevi, Milano, Modernissima, 1925.
The Call of the Wild, New York, Macmillan & co., 1903. / Il richiamo della foresta, Milano, Modernissima, 1924.
The Sea Wolf, New York, The Jack London Society, 1904. / Il lupo di mare, Milano, Morreale, 1924; Il lupo dei mari, Milano, Sonzogno, 1927.
The Game, New York-London, The Macmillan Co., 1905. / Il romanzo di un boxeur, Milano, Sonzogno, 1928; La sfida, Roma, Tascabili Economici Newton, 1994.
White Fang, New York, Grosset & Dunlap, 1906. / Zanna Bianca, Milano, Modernissima, 1925.
Before Adam, New York, The Regent press, 1907. / Prima di Adamo, Milano, Modernissima, 1926.
The Iron Heel, New York, The Macmillan Co., 1908. / Il tallone di ferro. Romanzo di previsione sociale, Milano, Modernissima, 1925.
Martin Eden, New York, The Jack London Society, 1908. / Martin Eden, Milano, Modernissima, 1925.
Burning Daylight, 1910. / Radiosa aurora, Milano, Modernissima, 1926; Burning Daylight, Mattioli1885, Fidenza 2008.
Adventure, 1911. / L'avventura, Milano, Sonzogno, 1927.
The Scarlet Plague, 1912. / La peste scarlatta, Milano, Modernissima, 1928;Il morbo scarlatto, Milano, Nord, 1996.
The Abysmal Brute, New York, The Century Co., 1913. / Il bruto delle caverne
The Valley of the Moon, 1913. / La valle della Luna. Romanzo californiano, Milano, Monanni, 1928.
The Mutiny of the Elsinore, 1914. / La rivolta dell'Elsinore, Milano, Modernissima, 1928; L'ammutinamento della Elsinore, Sesto San Giovanni, Barion, 1931; L'ammutinamento dell'Elsinore, Mattioli1885 (Fidenza, 2011)
The Star Rover oppure The Jacket, 1915. / Il vagabondo delle stelle, Milano, Modernissima, 1928.
The Little Lady of the Big House, 1916. / La piccola signora della grande casa, Milano, Modernissima, 1927.
Jerry of the Islands, 1917. / Jerry delle isole, Milano, Modernissima, 1928.
Michael, Brother of Jerry, 1917. / Micaèle, fratello di Jerry, cane da circo, Milano, Modernissima, 1928; Michael, fratello di Jerry, Milano, Mursia, 1959.
Hearts of Three, 1920. / Tre cuori in lizza, Milano, Modernissima, 1928. [tratto da una
sceneggiatura di Charles Goddard]
Eyes of Asia, 1924. [lasciato incompiuto, col titolo di Cherry, completato dalla moglie Charmian Kittredge London]
The Assassination Bureau, Ltd iniziato da Jack London e terminato su note di Jack London dopo la sua morte da Robert L. Fish. È stato pubblicato nel 1963. / Assassini S.p.A.', Milano, Rizzoli, 1965.

Racconti
Il titolo principale è riferito alla prima raccolta in volume; 
Il figlio del lupo (The Son of the Wolf, 1900)
Il Dio dei suoi padri (The God of His Fathers and Other Stories, 1901)
I figli del gelo (Children of the Frost and Other Stories, 1902) 
La fede degli uomini (The Faith of Men and Other Stories, 1904)
Racconti della pattuglia guardiapesca (Tales of the Fish Patrol, 1905) 
Faccia di luna (Moon-Face and Other Stories, 1906)
L'amore della vita (Love of Life and Other Stories, 1907) 
Perdere la faccia (Lost Face, 1910) 
Quando Dio ride (When God Laughs and Other Stories, 1911) 
Racconti dei mari del Sud (South Sea Tales, 1911)
La casa dell'orgoglio (The House of Pride and Other Tales of Hawaii, 1912)
Un figlio del sole (A Son of the Sun, 1912)
"Smoke" Bellew (Smoke Bellew, 1912)
Nato di notte (The Nightborn, 1913)
Le tartarughe di Tasman (The Turtles of Tasman, (1916)
Il Dio Rosso (The Red One, 1918)
Sulla stuoia di Makaloa (On the Makaloa Mat, 1919)
Coraggio olandese (Dutch Courage and Other Stories, 1922)

Racconti non presenti in nessuna di queste raccolte:
Two Gold Bricks, set 1897
Mille volte morto oppure Le mille e una morte (A Thousand Deaths, mag 1899)
Il giorno del Ringraziamento a Slav Creek (Thanksgiving On Slav Creek, 1900)
Come si manda avanti una casa nel Klondike (Housekeeping in the Klondike, 1900)
Il vagabondo (The Tramp, 1901)
Come sono diventato socialista (How I Became a Socialist, 1903)
Un'arrampicata sulla slavina (Up the Slide, 1906)

Teatro
Scorn of Women, 1906
Theft, 1910
Daughters of the Rich: A One Act Play, 1915
The Acorn Planter: A California Forest Play, 1916
The First Poet, 1916 (scritta da George Sterling, che chiese a London di pubblicarla a nome suo)
A Wicked Woman. In The Human Drift, 1917 (rappresentato per la prima volta come Her Brother's Clothes a San Francisco nel 1910)

Memorie
Il diario del vagabondo (The Tramp Diary, 1894; appunti di viaggio)
La strada (The Road, 1907; raccolta di nove articoli apparsi su Cosmopolitan tra il 1906 e il 1907)
La crociera dello Snark (The Cruise of the Snark, 1911; diari di viaggio) / trad. di Maria Luisa Giartosio de Courten, Roma, Sampietro, 1958; Collana Gli struzzi n.326, Torino, Einaudi, 1987 / trad. di Laura Nicoletta Zema e Maria Cristina Zema, Collana Le pagine del mare, Milano, Effemme, 2004. / trad. di Carlo Padovani, Fidenza, Mattioli 1885, 2018
John Barleycorn. Memorie alcoliche oppure Ricordi di un bevitore (John Barleycorn, 1913; autobiografia) / traduzione di Davide Sapienza, Fidenza, Mattioli 1885, 2010

Saggi
The Kempton-Wace Letters, 1903. [dialogo epistolare scritto in collaborazione con Anna Strunsky]
Il popolo degli abissi o Il popolo dell'abisso (The People of the Abyss, New York, Grosset & Dunlap, 1903), Milano, Corticelli, 1928. [studio sociologico sulle condizioni di vita dell'East End di Londra]
Guerra di classe (War of the Classes, New York, The Regent Press, 1905), Camerano, Gwynplaine, 2009.
Rivoluzione (Revolution and Other Essays, New York, Macmillan, 1910), Fidenza, Mattioli 1885, 2007.
Il flusso umano (The Human Drift, New York, Macmillan, 1917).

Saggi non pubblicati:
L'azione efficace e la stupidità collettiva (1902-1903)

Opere pubblicate in italiano
Il richiamo della foresta, trad. Gastone Rossi, Sonzogno 1928; trad. Dienne Carter e Gian Dàuli, Modernissima 1928
I cercatori d'oro (poi ristampato come L'amore della vita), trad. G. Delaudi, Monanni 1928 (racconti)
Il tallone di ferro, Monanni 1928 (romanzo)
La valle della luna, trad. G. Delchiaro, Monanni 1928
L'avventura di Giovanna Lackland, trad. Gianni D'Arezzo, Modernissima 1928
La rivolta dell'Elsinore (stampato anche come L'ammutinamento dell'Elsinore), trad. Mario Benzi, Modernissima 1928; trad. Giuseppina Taddei, Bietti 1931; Barion 1940; trad. Mario Malatesta, Sonzogno 1931, trad. Mario Malatesta, 1952, trad. Livio Crescenzi e Silvia Zamagni, Mattioli 1885 - 2011
Tre cuori in lizza, Modernissima 1928
La figlia delle nevi, trad. Giovanni Marcellini, Modernissima 1928; trad. Adelel Levi, Barion 1929
Il vagabondo delle stelle, trad. di G. Delchiaro, Monanni 1928; trad. di S. Manferlotti, Adelphi 2005
La guardia di pesca, trad. Gastone Rossi, Sonzogno 1928
Jerry delle isole, trad. Gian Dàuli, Modernissima 1928
Zanna bianca, trad. Gian Dàuli, Modernissima 1928
Il lupo dei mari (stampato anche come Il lupo di mare), trad. Gastone Rossi, Sonzogno 1928; trad. Mario Benzi, Barion 1929; trad. Amy Coopmans De Yoldi, Longanesi 1972
Martin Eden, trad. Gastone Rossi, Sonzogno 1928; trad. Gian Dàuli, Modernissima 1928; trad. Mario Benzi, Bietti, 1928; trad. Amy Coopmans de Yoldi, Longanesi 1972; trad. Giovanni Baldi,
Garzanti 1989; trad. C. Scerbanenco, Frassinelli 1997.
Nella tempesta, trad. Dienne Carter e Gian Dàuli, Modernissima 1928
La peste scarlatta, trad. Dienne Carter e Gian Dàuli, Modernissima 1928
La piccola signora della grande casa, trad. Aldo Traverso e Gian Dauli, Modernissima 1928
Tre cuori in lizza, trad. Mario Benzi, Modernissima 1928
Quando Dio ride, trad. Gian Dàuli, Modernissima, 1928; Bietti 1930; Edizioni Lindau 2017
Il popolo dell'abisso, trad. Gianni D'Arezzo, Corticelli 1928; trad. Giovanni Marcellini, Modernissima 1928; Bietti 1930
Radiosa aurora, trad. Gastone Rossi, Sonzogno 1928
Racconti del Mare del Sud, trad. Teresa Novi, La nuova Italia 1928
Ricordi di un bevitore, trad. Dienne Carter e Gian Dàuli, Delta 1928; sotto il titolo "Memorie", trad. G. Delchiaro, Monanni 1929
Il dio rosso - Il pianto di Ah Kim, trad. Tullio Silvestri, Barion 1929
Il Dio dei suoi padri, trad. Tullio Silvestri, Modernissima 1929
Micaele, fratello di Jerry, cane da circo, trad. Gian Dauli, Modernissima 1929
All'osteria dell'ultima fortuna, trad. Lucia Krasnik, Modernissima 1929
L'avventura, trad. Rosalia Gwis Adami, Bietti 1929; Essedue edizioni 1982
I figli del gelo, trad. Ida Lori, Bietti 1929
I cercatori d'oro, trad. G. Delchiaro, Monanni 1929
La strada, trad. L. Viscardini, Modernissima 1930
Fumo Bellew, Barion 1931
Memorie, Monanni 1931
Il figlio del lupo, Barion 1936
La peste scarlatta, Barion 1936 (comprende altri otto racconti), Adelphi 2000 (a cura di Ottavio Fatica).
Sui mari del sud, Sonzogno 1961
" Michael cane da circo", titolo originale: Michael brother of Jerry, traduzione Carla Ferri,prefazione e note Gemma Villa Guglielmetti,Milano Bietti 1967
Assassini S.p.A., traduzione di Maria Gallone, I Delfini Fabbri Editori, 2003, Bergamo
Le mille e una morte, a cura di O. Fatica, Adelphi 2006
Il nemico del mondo, (Finisterrae, Mantova, 2008).
Guerra di classe. Il sogno di Debs. Saggi sulla lotta di classe negli Stati Uniti e un racconto, a cura di Orlando Micucci, prefazione di Valerio Evangelisti, traduzione di Laura Emilia Barchiesi, Gwynplaine, 2009.
Opere complete di Jack London a cura di Gian Dàuli: Confessione, Sul treno, Figure, Acciuffato, Il Penitenziario, Vagabondi che passan nella notte, Sbarazzini e ladruncoli, Duemila vagabondi, Poliziotti, Radiosa aurora; Appunto di Mamas Patata per Mavalepami.
Guerra alla Cina. L'inaudita invasione, O barra O Edizioni, Milano, 2012
L'avventura, Leone Editore, Milano, 2014.
Prima di Adamo, Leone Editore, Milano, 2011.
Preparare un fuoco, Mattioli 1885, Fidenza 2007 traduzione di Davide Sapienza 
Cacciatore di anime, Mattioli 1885, Fidenza 2009 traduzione di Davide Speranza 
Oltre la morte, traduzione di Marcello Figoni, prefazione di Dario Pontuale, Illustrazioni di Ilenia Loddo, Black Dog, Savona, 2024.
La classica faccia da pugile, Mattioli 1885, Fidenza 
Jack London, Accendere un fuoco, traduzione di Riccardo Mainetti, Prefazione di Sara Staffolani, flower-ed, Roma 2020
Il messiciano, a cura di Giampaolo Mascheroni, La Vita Felice, Milano 2020
Koolau il lebbroso, a cura di Giampaolo Mascheroni, La Vita Felice, Milano 2021
I favoriti di Mida, a cura di Valeria Laura Carozzi, La Vita Felice, Milano 2021.

mercoledì 27 marzo 2024

VIDAL Gore (1925 - 2012)

 


Gore Vidal
, pseudonimo di Eugene Luther Gore Vidal (West Point, 3 ottobre 1925 – Los Angeles, 31 luglio 2012), è stato uno scrittore, saggista, sceneggiatore, attore e drammaturgo statunitense.
Autore prolifico di romanzi, saggi, opere teatrali, è altresì famoso per aver scritto sceneggiature di film di successo come Improvvisamente, l'estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz e Ben-Hur di William Wyler. Nei primi anni cinquanta, usando lo pseudonimo di "Edgar Box", scrisse tre romanzi gialli su di un detective immaginario di nome Peter Cutler Sargeant II.
Figlio di Eugene Vidal e Nina Gore, nasce all'Accademia militare degli Stati Uniti, dove il padre è istruttore aeronautico. Non appena ha inizio la sua carriera letteraria, sceglie come nome il cognome del nonno materno Thomas P. Gore, senatore democratico dello Stato dell'Oklahoma.
Cresce a Washington, dove frequenta la St. Albans School. Il nonno materno, il senatore Gore, è cieco, e il nipote, che legge spesso per lui, di tanto in tanto gli fa da guida: ciò gli consente l'accesso - insolito per un bambino - ai corridoi del potere. L'isolazionismo del senatore Gore è uno dei principi ispiratori della filosofia politica di Vidal, che ha sempre criticato con fermezza l'imperialismo statunitense. Non a caso, oltre a un'innumerevole serie di saggi sull'argomento (molti dei quali pubblicati in Italia da Fazi Editore), ha scritto un ciclo di romanzi che descrive proprio il passaggio degli Stati Uniti da repubblica a impero: le cosiddette Narratives of Empire sono un ciclo di sette romanzi che abbracciano la storia statunitense dai primi dell'Ottocento (Burr) alla seconda guerra mondiale (L'età dell'oro).
Dopo aver frequentato la Phillips Exeter Academy, Gore Vidal si arruola come riservista nell'esercito degli Stati Uniti. È il 1943 e gli Stati Uniti sono in guerra da un paio d'anni. Nello
sbarco alleato di Iwo Jima perde la vita Jimmy Trimble, "la mia altra metà", come lo definisce lo stesso Vidal nel suo libro di memorie Palinsesto, del 1994: "Io ero più grande di lui di una settimana. Avevamo la stessa altezza e lo stesso peso. Lui aveva l'occhio lungo dell'atleta-cacciatore; io quello miope del lettore-scrittore. Io ero biondo con i capelli lisci. Lui era biondo, con i capelli ricci." Sul suo rapporto con Jimmie, Vidal ha anche concesso un'intervista al quotidiano inglese The Independent
Per circa trent'anni ha vissuto in Italia, prima a Roma (in largo di Torre Argentina) e poi a Ravello nella costiera amalfitana. Dopo la morte nel 2005 del compagno di una vita, Howard Austen, ha venduto la villa La Rondinaia di Ravello ed è ritornato stabilmente a Los Angeles. Austen è stato sepolto nel cimitero di Rock Creek a Washington D.C., in una tomba destinata a ricevere anche le spoglie di Gore Vidal stesso.
Vidal, che fu anche membro onorario della National Secular Society, morì nella sua casa di Hollywood Hills il 31 luglio 2012 all'età di 86 anni a seguito di complicazioni per una polmonite[7]. La sua salma è inumata nel cimitero di Rock Creek a Washington.
Dopo aver scritto e dato alle stampe un paio di romanzi, tra i quali spicca Williwaw, basato sulle sue esperienze militari nel Alaskan Harbor Detachment (distaccamento portuale in Alaska), Vidal decise di pubblicare La statua di sale. È il 1948 e il libro suscita immediatamente le attenzioni del pubblico e le critiche non proprio entusiastiche di buona parte della stampa degli Stati Uniti. Il libro narra infatti le vicende di Jim Willard, figlio di una "normale" famiglia della media borghesia del Sud degli Stati Uniti, bello, atletico, schivo e innamorato del suo migliore
amico. Si tratta per certi aspetti del primo romanzo statunitense che tratti con estrema disinvoltura della passione di un ragazzo per un suo coetaneo senza cadere nella caratterizzazione dell'omosessuale effeminato dominante nell'immaginario collettivo (non solo statunitense).
Non a caso, racconta Vidal nella sua autobiografia Palinsesto: "Uno dei redattori della Dutton [la casa editrice che già aveva pubblicato Williwaw e In a yellow wood, ndr] mi aveva detto che se il libro fosse stato pubblicato, mi sarebbero toccati vent'anni di recensioni negative e la mia reputazione letteraria sarebbe finita per sempre. La mia risposta fu una sorta di fischio a mezzanotte: «Se c'è un mio libro che ancora verrà ricordato nel 1968... questa è la fama, o no?». Il redattore della Dutton non era lontano dal vero se, come ricorda Vidal: «Per vent'anni - e più - venni regolarmente attaccato per non avere sufficientemente adorato l'altare della Famiglia. Un certo Orville Prescott, il recensore del New York Times, disse al mio redattore che non avrebbe mai più letto e ancor meno recensito un mio libro. Time e Newsweek fecero altrettanto.»
Il libro è dedicato a "J.T.", ovvero Jimmie Trimble, il ragazzo della St. Albans di cui Vidal è stato innamorato per anni, nonostante la sua morte prematura durante la battaglia di Iwo Jima, nel febbraio del 1945. A questo proposito sono significative le parole che a Jimmie dedica Vidal in chiusura del primo volume delle sue memorie, Palinsesto.
Il titolo italiano dell'opera è un richiamo alla citazione biblica in esergo che apre la narrazione e che dà per certi aspetti la dimensione di immobilità in cui si trova il protagonista per buona parte
del libro: «Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.»
Dopo lo scandalo suscitato da La statua di sale, Vidal comincia a lrare come autore televisivo e teatrale (due sue commedie The Best Man e Visit to a Small Planet si impongono a Broadway e vengono in seguito adattate per la TV). Nel frattempo dà alle stampe Il giudizio di Paride (1952) e la satira Messiah (1954).
Assunto come autore alla MGM nel 1956, tre anni più tardi è a Roma, a Cinecittà, dove William Wyler sta dirigendo il remake di Ben-Hur, con Charlton Heston. Vidal accetta, insieme con lo sceneggiatore Christopher Fry, di rivedere lo screenplay originale di Karl Tunberg, a patto che la Metro-Goldwyn-Mayer acconsenta a rescindere il suo contratto con due anni di anticipo (così da potersi dedicare nuovamente alla narrativa).
Il contributo di Vidal alla sceneggiatura, per nulla marginale, non è mai stato accreditato dall'Associazione degli Sceneggiatori che hanno negato il riconoscimento sia a Vidal sia a Fry. Lo scrittore è tornato sulla vicenda nei suoi due libri di memorie Palinsesto (1994) e Navigando a vista (2006), ricordando con divertimento l'episodio della lettura dello screenplay davanti al boss della MGM Zimbalist, a Wyler e allo stesso Heston, allorché l'acredine tra Ben Hur (Heston) e Messala (Stephen Boyd), viene ascritta da Vidal a un "rifiuto sessuale" del primo al secondo, con conseguente sconcerto generale e riscrittura della scena incriminata.
Abbandonati gli studios e dopo una breve parentesi politica (si candida per il Congresso nel 1960, l'anno dell'elezione alla Casa Bianca di John F. Kennedy), Vidal, con il compagno Howard
Austen, si trasferisce in Italia. Dopo aver preso casa a Roma, in Largo di Torre Argentina, si butta a capofitto nello studio dell'antichità classica, si documenta presso le maggiori biblioteche capitoline e inizia così la stesura di Giuliano (1964). Il romanzo narra la vita privata e le scelte politico-militari di Giuliano, imperatore romano del quarto secolo, nipote di Costantino, che durante i brevi anni del suo regno tenta di restaurare il culto degli dei pagani, passando per questo motivo alla storia con l'appellativo di "Apostata".
Dopo Giuliano, Vidal dà alle stampe Washington D.C. (1967) primo volume della serie Narratives of Empire, il ciclo storico con cui lo scrittore ha inteso narrare le vicende politico-istituzionali degli Stati Uniti, dai padri fondatori alla guerra fredda. Seguiranno gli altri capitoli della serie che, cronologicamente, coprono 150 anni di storia statunitense: Burr (del 1973), Lincoln (pubblicato nel 1984), Il Candidato (1876, del 1976), Impero (Empire, del 1987), Hollywood (del 1990), e L'età dell'oro (The golden age, pubblicato nel 2000).
In pieno clima da "contestazione", appare in libreria l'audace e inattesa commedia satirica transessuale Myra Breckinridge (1968). «Donna Trionfante, prototipo di una nuova genia di esseri dotati di intelligenza superiore, bellezza indiscutibile, ambizioni altissime e di una fantasia smisurata che non si contenta di vagheggiamenti» Myra (al secolo Myron Breckinridge), è una neo-donna che, dopo aver cambiato sesso, decide di spacciarsi per la vedova di sé stesso e ottenere dallo zio la scuola per aspiranti artisti che questo dirige a Hollywood. Scritto come una sorta di diario, il libro ha imposto Vidal come grande autore satirico («...la linea è quella che va da Petronio a Swift a Butler») e fustigatore dei vizi della società statunitense. Come ha notato
Graziella Pulce sulle pagine di Alias, l'inserto settimanale del quotidiano Il manifesto: «La storia di Myra/Myron toccava questioni scottanti (siamo nel 1968, ndr): ruoli sessuali e relative lotte, la natura del potere, la funzione della letteratura, la facoltà dichiaratamente mitopoietica del cinema, ma anche il binomio cultura-denaro. Tutto ciò non solo era esposto brillantemente da un Vidal in stato di grazia, ma ogni elemento era anche consapevolmente messo in discussione e trattato criticamente. [...] Myra Breckinridge è davvero un romanzo scabroso perché celebra il trionfo di un nuovo genere sessuale e insegna a combattere contro il potere degli uomini, di cui il protagonista conosce vizi (tanti) e virtù (pochissime e caduche).» Il piano di Myra è semplice: procedere con «...la distruzione delle ultime tracce residue nella razza della virilità tradizionale allo scopo di riallineare i sessi, riducendo così la popolazione mentre si aumenta la felicità umana e si prepara l'umanità per il suo stadio successivo».
Scritto in un mese e dedicato all'amico Christopher Isherwood, il libro ha un enorme successo di pubblico: tre milioni di copie vendute in poche settimane e novecentomila dollari pagati dalla Fox a Vidal per i diritti cinematografici. Rifiutato in Australia, edulcorato per il mercato inglese, in Italia è stato rifiutato da un paio di editori e pubblicato da Valentino Bompiani nel 1969. Oggi è edito da Fazi, l'editore romano che sta ripubblicando l'opera completa dello scrittore statunitense.
Il 1975 è l'anno del sequel del romanzo, Myron. Per ovviare la censura, e fare satira sul
potere giudiziario statunitense, Vidal sostituisce tutti i termini sessuali e le parti anatomiche dei personaggi con i nomi dei giudici della Corte suprema degli Stati Uniti. Nel 1987 i due libri sono pubblicati in un unico volume e il turpiloquio di Myron ripristinato.
Dopo l'insuccesso di due opere, Weekend (1968) e Un pomeriggio con Richard Nixon (1972), e la sua strana semi-autobiografia Due sorelle, Vidal si concentrò soprattutto sui saggi e due distinti argomenti: i romanzi storici sulla storia americana come Burr (1973), 1876 (1976), Lincoln (1984), Impero (1987), Hollywood (1989), L'età dell'oro (2000), e altre escursioni nel mondo antico: Creazione (1981, pubblicato in forma estesa nel 2002), e le divertenti e spesso impietose "invenzioni satiriche": Myron (1975, un sequel di Myra Breckinridge), Kalki (1978), Duluth (1983), Live from Golgotha (1992) e The Smithsonian Institution (1998). Vidal è anche autore di un'autobiografia in due volumi, composta da Palinsesto (1995) e Navigando a vista (2007).
Vidal, occasionalmente, è tornato a scrivere per cinema e televisione; si ricorda il film basato sul suo Billy the Kid, con Val Kilmer, e una miniserie di Lincoln. Ha inoltre scritto la sceneggiatura originale del controverso Caligola, ma più tardi fece rimuovere il suo nome poiché il regista e l'attore protagonista la corressero profondamente, cambiando completamente temi e toni complessivi. Ironicamente, in un tentativo fallito di ristabilire la visione di Vidal in postproduzione, i produttori del film finirono per renderlo qualcosa che né Vidal, né Brass, né McDowell avevano
in mente.
Forse contrariamente alle sue volontà, Vidal era più rispettato come saggista che come romanziere. Egli scriveva soprattutto su temi politici, storici e letterari, e vinse il National Book Award nel 1993 per Stati Uniti (1952-1992). Una collezione successiva nel 2000 è L'ultimo impero; da allora lo scrittore ha pubblicato pamphlet estremamente critici rispetto all'amministrazione Bush-Cheney, oltre al testo sui padri fondatori degli USA, Inventare una Nazione. Ha pubblicato un'autobiografia di successo, Palinsesto, nel 1995, e secondo recenti notizie stava lavorando sul seguito.
Negli anni sessanta Vidal si trasferì in Italia, scegliendo di risiedere a Ravello.
Fu ingaggiato per interpretare sé stesso in Roma di Federico Fellini; le sue politiche liberali sono ben documentate. Nel 1987 scrisse una serie di saggi come Armageddon, che esplora gli intrighi del potere nei moderni Stati Uniti e condanna in maniera spietata la politica presidenziale di Ronald Reagan, il quale fu descritto come un «trionfo dell'arte dell'imbalsamatore». A parte il suo padre politico, Vidal ha altri collegamenti con il Partito Democratico americano: sua madre Nina sposò Hugh D. Auchincloss Jr., che più tardi divenne patrigno di Jacqueline Kennedy Onassis; inoltre, Vidal è cugino di quinto grado di Jimmy Carter. È stato anche candidato, senza successo, alle elezioni per il Congresso del 1960, perdendo per 24 000 voti in un distretto tradizionalmente repubblicano sul fiume Hudson. Nel 1982, perse contro Jerry Brown nelle primarie del Partito Democratico per il Senato, nonostante il sostegno di celebrità liberali
come Paul Newman e Joanne Woodward. Vidal affermò che lui ed Al Gore, ex vicepresidente degli USA, sono cugini alla lontana, ma ricerche genealogiche non hanno scoperto alcun legame familiare.
Ha recitato nel film Bob Roberts (1992) con Tim Robbins, oltre ad altri film come Gattaca, With Honors e Igby Goes Down.
Vidal si considera un "riformatore radicale", ed è descritto come un nostalgico del "repubblicanesimo puro" dei primi anni della storia statunitense. Come studente delle superiori è stato un sostenitore dell'American First Committee. Differentemente da altri sostenitori del movimento, continua a credere che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto intervenire nel secondo conflitto mondiale (sebbene sembra abbia poi sostenuto che la fornitura di aiuti materiali agli alleati fosse stata una buona idea). Ha anche ipotizzato che il presidente Roosevelt avesse "incitato" i giapponesi ad attaccare gli Stati Uniti, con il fine di giustificare l'entrata in guerra degli statunitensi, e crede anche che questi fosse a conoscenza dell'attacco prima che fosse condotto.
L'attivismo politico lo portò, nel 1960, a essere candidato alla Camera per il Partito Democratico nel nord dello Stato di New York (You'll get more with Gore), ricevendo più voti di ogni altro candidato del Partito Democratico nei cinquanta anni precedenti. Dal 1970 al 1972 ha fatto parte del consiglio direttivo del People's Party, e nelle Primarie del Partito Democratico del 1982 in California per il Senato, arrivò secondo su nove candidati (con circa mezzo milione di voti).
Vidal fu membro della direzione di World Can't Wait, un'organizzazione che partecipa del movimento per la incriminazione di George W. Bush per alto tradimento.
Vidal fu fortemente critico nei confronti dell'amministrazione Bush, così come lo era stato delle precedenti amministrazioni che considerava aver avuto una agenda espansionista implicita o esplicita. Spesso affermò - in interviste, articoli e in un libro - che gli Americani «...sono oggi governati da una combriccola di petrolieri guerrafondai (oil-Pentagon men nell'originale) [...] Bush padre e figlio, Cheney, Rumsfeld, e così via».
Relativamente agli attentati dell'11 settembre 2001, Vidal scrisse che affermava essere stati previsti dai servizi di intelligence statunitensi, giustificavano politicamente i piani d'invasione dell'Afghanistan (ottobre 2001) dell'amministrazione Bush, preparati precedentemente agli attentati. Sottolineava la mancanza di meccanismi di difesa, incluso il ritardo per l'attivazione dei caccia intercettori, i cui tempi di azione furono molto più lenti di quanto ci si sarebbe potuto aspettare. Se, affermava Vidal, tali mancanze fossero frutto di incompetenza, meriterebbero un congruo numero di corti marziali e uno o due rinunce da parte delle maggiori cariche dello Stato. Invece, abbiamo solo una inchiesta su come i «...potenziali errori di comunicazione tra agenzie federali ... possano aver permesso la realizzazione degli attacchi».

Opere
Romanzi
L'uragano (Williwaw, 1946), trad. di Stanis La Bruna, Milano, Elmo, 1950.
In a Yellow Wood (1947)
La statua di sale (The City and the Pillar, 1948) // La città perversa, trad. di Giorgio Monicelli, Collezione L'Olimpo, Milano, Elmo, 1949. / Jim, trad. di Vincenzo Mantovani, Milano, Bompiani, 1972. / La statua di sale, trad. di Alessandra Osti, Collana Le strade n.17, Roma, Fazi Editore, 1998 
The Season of Comfort (1949)
Alla ricerca del re (A Search for the King, 1950), Milano, Garzanti, 1951.
Dark Green, Bright Red (1950, pseudo-profezia del colpo di Stato del Guatemala del 1954, vedi In the Lair of the Octopus, Dreaming War)
Il giudizio di Paride (The Judgment of Paris, 1953), Roma, Fazi, 2006
Messiah (1954)
Giuliano (Julian, 1964), trad. di Ida Omboni, Milano, Rizzoli, 1969; Milano, Bompiani, 1990; Roma, Fazi, 2003
Myra Breckinridge (Myra Breckinridge, 1968), trad. di Vincenzo Mantovani, Milano, Bompiani, 1969; Bompiani, 1989; Roma, Fazi, 2007 
Due sorelle (Two Sisters, 1970), Milano, Bompiani, 1971.
Myron (Myron, 1974), Milano, Bompiani, 1985.
Kalki (Kalki, 1978), Milano, Bompiani, 1980.
Creazione (Creation, 1981), Milano, Garzanti, 1983; Roma, Fazi, 2005
Duluth: tutta l'America in una città (Duluth, 1983), Milano, Garzanti, 1984; Roma, Fazi, 2007
In diretta dal Golgota (Live from Golgotha: the Gospel according to Gore Vidal, 1992), trad. di Pier Francesco Paolini, Milano, Longanesi, 1992; Milano, TEA, 1994
The Smithsonian Institution (1998)

Ciclo Narratives of Empire
Washington, D.C. (Washington, D.C., 1967), trad. di Luciano Bianciardi, Milano, Rizzoli, settembre 1968; trad. di Daniela Paladini, Collana Le strade n.609, Roma, Fazi, ottobre 2025
Burr (Burr, 1973), trad. di Pier Francesco Paolini, Milano, Bompiani, 1975; Collana Le strade n.528, Roma, Fazi, 2022
1876 (1976), trad. di Pier Francesco Paolini, Milano, Bompiani, 1977; col titolo Il candidato, trad. di Silvia Castoldi, Collana Le strade n.138, Roma, Fazi, 2008; col titolo Emma, 1876, Collana Le strade n.345, Roma, Fazi, 2018
Lincoln (Lincoln, 1984), trad. di Pier Francesco Paolini, Milano, Bompiani, settembre 1988.
Impero (Empire, 1987), trad. di Benedetta Marietti, Collana Le strade n.55, Roma, Fazi, 2002
Hollywood (Hollywood, 1989), trad. di Adriana Dell'Orto, Milano, Bompiani, gennaio 1990; Collana I grandi tascabili, Milano, Bompiani, 1991; Trezzano sul Naviglio, Euroclub, 1991; Collana Le strade n.608, Roma, Fazi, ottobre 2025
L'età dell'oro (The Golden Age, 2000), trad. di Luca Scarlini, Collana Le strade n.43, Roma, Fazi, 2001

Pubblicati sotto diversi pseudonimi
A Star's Progress (1950), come Katherine Everard
Death in the Fifth Position (1952) come Edgar Box
Thieves Fall Out (1953), come Cameron Kay
La morte in agguato (Death Before Bedtime, 1953), come Edgar Box, Milano, Garzanti, 1955; col titolo Intrigo a Washington, trad. di Lucio Trevisan, Collana L'Avventura, Milano, Feltrinelli, giugno 1988
Alla morte piace il caldo (Death Likes It Hot, 1954), come Edgar Box, Milano, Garzanti, 1956.

Raccolte di racconti
A Thirsty Evil (1956)
Three by Box: The Complete Mysteries of Edgar Box (1978)
Clouds and Eclipses: The Collected Short Stories (2006) [contiene l'antologia A Thirsty Evil (1956), col racconto "Clouds and Eclipses"

Raccolte di saggi
Rocking the Boat (1963)
Reflections Upon a Sinking Ship (1969)
Sex, Death and Money (1969)
Una nave che affonda. Commenti politici, letterari e teatrali, trad. di Luciana Bulgheroni, Collana Cose d'oggi n.77, Milano, Bompiani, 1971. [contiene le raccolte di scritti apparsi in Rocking the Boat e Reflections Upon a Sinking Ship]
Homage to Daniel Shays: Collected Essays, 1952–1972 (1972)
Le parole e i fatti. Politica, letteratura, società in un'analisi profetica e irriverente (Matters of Fact and of Fiction, 1977), trad. di Pier Francesco Paolini, Prefazione di Gianfranco Corsini, Collana Saggi n.27, Milano, Bompiani, 1978.
Sex is Politics and Vice Versa (1979), ed. limitata per Sylvester & Orphanos
The Second American Revolution (1982)
Vidal In Venice (1985)
Armageddon? Essays 1983-1987 (1987)
At Home: Essays 1982-1988 (1988)
A View From The Diner's Club: Essays 1987-1991 (1991)
Remotamente su questi schermi (Screening History, 1992), trad. di Claudio Mussolini, Collana Ariele n.7, Milano, Anabasi, 1993
La fine dell'impero (Decline and Fall of the American Empire, 1992), trad. di Alberto Antonangeli, a cura di Gianfranco Corsini, Collana I Libelli, Roma, Editori Riuniti, settembre 1992
United States: Essays 1952–1992 (1993)
Virgin Islands: Essays 1992-1997 (1997)
The American Presidency (1998)
Sexually Speaking: Collected Sex Writings (1999)
The Last Empire: Essays 1992–2000 (2001)
Perpetual War for Perpetual Peace or How We Came To Be So Hated (2002)
Le menzogne dell'impero e altre tristi verità. Perché la junta petrolifera Cheney-Bush vuole la guerra con l'Iraq e altri saggi (Reflection upon Imperial Mendacity and Other Sad Truths, 2002), Collana Le terre, Roma, Fazi, 2002
Dreaming War: Blood for Oil and the Cheney-Bush Junta (2002)
L'invenzione degli Stati Uniti. I padri: Washington, Adams, Jefferson (Inventing a Nation: Washington, Adams, Jefferson, 2003), Collana Le terre, Roma, Fazi, 2005
Imperial America: Reflections on the United States of Amnesia (2004)
The Selected Essays of Gore Vidal (2008)
Gore Vidal: Snapshots in History's Glare (2009)
I Told You So: Gore Vidal Talks Politics: Interviews with Jon Wiener (2013)
Gore Vidal History of the National Security State, Introduction by Paul Jay, The Real News Network, (2014)
Buckley vs. Vidal: The Historic 1968 ABC News Debates (2015)

Raccolte italiane
Il mondo di Watergate. Personaggi, figure, situazioni nello scandalo del secolo, trad. di Pier
Francesco Paolini, Collana Saggi n.6, Milano, Bompiani, 1974.
La fine della libertà: verso un nuovo totalitarismo?, trad. di Laura Pugno, Collana Le terre n.34, Roma, Fazi, 2001
Il canarino e la miniera. Saggi letterari 1956-2000, Postfazione di Claudio Magris, trad. di Stefano Tummolini, Luciana Bulgheroni Spallino, Alessandra Osti, Pier Francesco Paolini, Chiara Vatteroni, Collana Le terre. Scritture n.66, Roma, Fazi, 2003, ISBN 88-8112-428-9. [raccolta di trenta saggi]
Democrazia tradita. Discorso sullo stato dell'Unione 2004 e altri saggi, trad. di Marina Astrologo, Giuseppina Oneto e Stefano Tummolini, Collana Le terre n.78, Roma, Fazi, 2004
Trilogia dell'impero: La fine della libertà. Le menzogne dell'impero. Democrazia tradita, con una nuova prefazione dell'Autore, Collana Tascabili, Roma, Fazi, 2005
E domani ancora guerra. La crisi dell'impero USA, Collana Alhambra, Roma, Datanews, 2007
Se controlli i media è fatta: interviste di Giulietto Chiesa e The Real News, Collana Alhambra, Roma, Datanews, 2008

Drammaturgie teatrali
Visit to a Small Planet (1957)
The Best Man (1960), dal quale fu tratto il film L'amaro sapore del potere
On the March to the Sea (1960-1961; 2004)
Romulus, adattato dal testo teatrale di Friedrich Dürrenmatt del 1950 Romulus der Große, (1962)
Weekend (1968)
Drawing Room Comedy (1970)
An Evening with Richard Nixon (1970)

Memorie
Palinsesto (Palimpsest: A Memoir, 1995), Collana Le strade, Roma, Fazi, 2000
Navigando a vista (Point to Point Navigation: A Memoir, 2006), Roma, Fazi, 2006

GAMBOA Santiago (1965 - viv.)

  Santiago Gamboa  (Bogotà, 1965) è uno scrittore colombiano. Santiago Gamboa, è un filologo, diplomatico, editorialista, corrispondente e ...