giovedì 29 febbraio 2024

HUYSMANS Joris-Karl (1848 - 1907)

 

Joris-Karl Huysmans
, Obl. OSB, nato Charles-Marie-Georges Huysmans; Parigi, 5 febbraio 1848 – Parigi, 12 maggio 1907), è stato uno scrittore, poeta, giornalista, critico letterario e critico d'arte francese, nonché dal 1902 oblato benedettino laico col nome di frère Jean, che influenzò notevolmente lo sviluppo del romanzo decadente e fu con Baudelaire e Gautier il precursore dell'estetismo europeo.
Huysmans è figlio di madre francese e di un miniaturista olandese-fiammingo, Victor Godfried-Jan, ed è proprio per omaggiare le proprie origini olandesi che cambia il suo nome in Joris-Karl. Alla morte del padre, avvenuta nel 1856, Joris-Karl viene trasferito in un collegio; la madre si risposa un anno dopo. Nel 1862 Huysmans si trasferisce a Parigi per studiare al Lycée Saint-Louis, dove si diploma nel 1866. Ottiene un lavoro presso il Ministero degli Interni (da lui sempre definito il «maledetto ufficio»), dove lavorerà tutta la vita.
Nel 1870, a 22 anni, continua a frequentare prostitute e lascia l'amante dopo che lei è rimasta incinta. Da allora rimarrà celibe e astinente dal sesso per tutta la vita. In questo periodo è attratto dal pensiero di Schopenhauer che in futuro sostituirà col libro di Giobbe e l'Ecclesiaste, sostenendo che Schopenhauer non offra rimedio, nemmeno coi richiami ai semisconosciuti induismo e buddhismo, come fa invece la Chiesa. Ammira inoltre molto Baudelaire.
Intanto coltiva la sua passione per l'arte, immaginandosi dandy, svolgendo l'attività di critico per alcune riviste del settore; nel Salon del 1879 definisce “moderno” l'atteggiamento degli impressionisti verso la vita contemporanea. Nel 1876 abbandona gli studi intrapresi in diritto e conosce Émile Zola, con il quale entra subito in sintonia, ed entra a far parte del gruppo di scrittori francesi del quale fanno parte anche Guy de Maupassant, Gustave Flaubert e Edmond de Goncourt. Dopo la pubblicazione de L'Assommoir di Zola, tocca a Huysmans pubblicare il suo racconto Sac au dos, che verrà incluso nel 1880 nella raccolta Les soirées de Médan, manifesto del movimento naturalista.
L'uscita nel 1882 di A vau l'eau (Alla deriva) mostra nella sua produzione il primo distacco dal Naturalismo. La svolta sarà definitiva nel 1884 con la pubblicazione di À
rebours (Controcorrente, pubblicato in Italia anche con i titoli Contro corrente, A rovescio, Al contrario, A ritroso), destinato a sconvolgere una generazione di scrittori (da Oscar Wilde a Gabriele D'Annunzio), allineando il personaggio Jean Floressas Des Esseintes al filone dei protagonisti sconfitti del futuro XX secolo: la sua fuga dalla realtà avviene, infatti, con una ermetica chiusura nell'estetismo, che si rivelerà però una sconfitta nei confronti del tessuto sociale ed umano, e in una nevrosi.
Nel 1890 inizia il suo interessamento per il mondo della magia e del satanismo, che lo porterà a stringere un rapporto con il noto satanista ed ex prete Joseph-Antoine Boullan e a pubblicare nel 1891 Là-bas (L'abisso), romanzo-saggio di indagine sul satanismo nel quale il protagonista indaga sui delitti di Gille de Rais (noto come Barbablù), personaggio accusato di innumerevoli atroci delitti nel cupo Medioevo. Huysmans rivela che il suo scopo era documentarsi per il romanzo, esplorare il male per combatterlo meglio, in particolare si appassiona a de Sade e alla leggenda nera del presunto assassino seriale medievale Gilles de Rais, compagno d'armi di Giovanna d'Arco, nobile impiccato per stupro e omicidio di 300 minorenni.
Amico già dei convertiti decadenti Jules Amédée Barbey d'Aurevilly (che nel finale di Controcorrente intravede la conversione di Huysmans: "dopo un simile libro non resta all'autore che la canna di una pistola o gettarsi ai piedi della croce") e Léon Bloy (grande ammiratore dello stile di Controcorrente), nello stesso anno entra in contatto con l'abbé Mugnier e, dopo un breve periodo di preghiera nell'abbazia
d'Igny con i trappisti, nel 1892 abbraccia la fede cattolica, come molti altri decadenti (es. Oscar Wilde, Paul Verlaine, Charles Baudelaire e il modernista Antonio Fogazzaro).
Vive la sua fede con accenti di forte estetismo, come "una droga" (ammette lui stesso), sostituendo la sensualità estrema di prima con un cristianesimo spirituale ma morboso (definizione di Mario Praz), che non rinuncia comunque al fumo e ai piaceri della tavola. Pubblica allora il suo romanzo En Route (In cammino, 1895), in cui ripercorre il proprio cammino spirituale. Nel 1898 pubblica La Cathédrale, incentrato sulla storia della Cattedrale di Chartres. Nel 1900 viene scelto come presidente della giuria della prima edizione del premio Goncourt.
L'incontro con la fede provoca nell'artista una metamorfosi che investe anche le forme espressive; il linguaggio stesso ne risulta rinnovato come fosse stato immerso in un bagno di purificazione. In Esquisse biographique sur Don Bosco del 1901 (Schizzo biografico su don Bosco) non c'è più nessuna traccia dell'ossessivo estetismo che marcava le opere di Huysmans, il linguaggio è spoglio, elementare, dimesso, eppur sempre raffinato. Ma anche con questa essenzialità di mezzi l'autore riesce a comunicare intensamente la sua ammirata "passione" per il personaggio di cui disegna la biografia e a definirne con mirabile acutezza la peculiarità essenziale: don Bosco "fu socio in affari del Buon Dio... associava una fede inossidabile a una sagacia amministrativa sconcertante: sapeva fondere Colbert con san Francesco di Sales".
Acuto osservatore dei fenomeni artistici e culturali della sua epoca, Huysmans è anche autore di due saggi di storia dell'arte: Certains (Taluni), una serie di biografie di artisti suoi contemporanei (Claude Monet, Edgar Degas, Odilon Redon e altri) viste dall'occhio dello scrittore francese, e il saggio Dall'impressionismo al simbolismo. Entrambi saranno successivamente ritenuti dalla critica tra i più importanti saggi scritti sull'argomento.
Nel 1902, mantenendo un voto del 1900, si fa oblato benedettino regolare laico, ossia persona che può risiedere presso il monastero e segue la regola benedettina al suo interno, ma non è monaco e non segue obbligatoriamente, quando si trova all'esterno, i voti monastici di povertà, castità e obbedienza; assume il nome di fra' Giovanni ("frère Jean", dal nome del personaggio di À rebours Jean Floressas des Esseintes). Rompe definitivamente con Zola, che morirà sempre nel 1902, ma che egli ricorda con affetto nella nuova prefazione dello stesso romanzo del 1904. Wilde, altro scrittore ammiratore di Huysmans era morto a Parigi nel 1900, ma non si incontrarono mai.
Nel 1903 pubblica L'Oblato, autobiografia della vita da benedettino che riprende il vecchio stile estetista su sfondo religioso.
Joris-Karl Huysmans muore nel 1907 a 59 anni a Parigi per un cancro alla gola che da anni lo opprimeva, mentre recita faticosamente la preghiera dei moribondi.
Il cammino di Huysmans è quello di un uomo che ha attraversato tutta la crisi, umana e culturale, della modernità, e ha ritrovato al fondo della miseria una ragione per sperare, senza nulla rinnegare del dramma della vita.
Il protagonista di “Sottomissione”, il romanzo del 2015 di Houellebecq che dipinge un fosco tramonto dell’Europa, è uno studioso di Huysmans.

Opere
Romanzi e racconti
Marthe, histoire d'une fille (Marta, storia di una ragazza), 1876
Sac au dos (Zaino sulle spalle), 1877
Les soeurs Vatard (Le sorelle Vatard), 1879
En ménage (In famiglia), 1881
A vau-l'eau (Alla deriva), 1882
À rebours (Controcorrente), 1884
Un dilemme (Un dilemma), 1884
En rade (In panne), 1887
Là-bas (L'abisso), 1891
En route (Per strada), 1895
La Cathédrale (La Cattedrale), 1898
L'Oblat (L'Oblato), 1903
Les foules de Lourdes (Le folle di Lourdes), 1906

Poemetti in prosa
Le drageoir aux épices (Il cofanetto delle spezie), 1874
Croquis parisiens (Schizzi parigini), 1880, illustrati da Jean-Louis Forain

Scritti agiografici
Sainte Lydwine de Schiedam (Santa Lydwine di Schiedam), 1901
Esquisse biographique sur Don Bosco (trad. it. Schizzo biografico su don Bosco, Liberilibri, Macerata, 2005)

Saggi
L'art moderne (L'arte moderna), 1883
Certains (Taluni), 1889
Trois Primitifs (Tre Primitivi), 1904

Raccolte di testi
Parigi e altri testi, a cura di Franco Venturi, La Vita Felice, Milano 2024

CONRAD Joseph (1857 - 1924)

 

Joseph Conrad
, nato Józef Teodor Konrad Korzeniowski (Berdičev, 3 dicembre 1857 – Bishopsbourne, 3 agosto 1924), è stato uno scrittore e navigatore polacco naturalizzato britannico.
Considerato uno dei più importanti scrittori moderni in lingua inglese, Conrad è stato capace, grazie a un ricchissimo linguaggio (nonostante l'inglese fosse soltanto la sua terza lingua, dopo quella polacca materna e quella francese), di ricreare in maniera magistrale atmosfere esotiche, riflettendovi i dubbi dell'animo umano nel confronto con terre selvagge.
Sebbene molte delle sue opere siano pervase di non pochi elementi di ispirazione romantica, è considerato soprattutto un importante precursore della letteratura modernista e il suo originale e polifonico stile narrativo e i suoi personaggi anti-eroici hanno influenzato diversi scrittori a lui successivi, tra i quali Jack London, Ernest Hemingway, David Herbert Lawrence, Graham Greene, William S. Burroughs, Joseph Heller, V.S. Naipaul e John Maxwell Coetzee. Ha ispirato inoltre diversi film, tra cui Lord Jim, I duellanti e Apocalypse Now (liberamente tratto dal suo Cuore di tenebra).
Mentre l'Impero britannico raggiungeva il suo apice, Conrad sfruttò la sua esperienza dapprima nella marina francese e, successivamente, in quella britannica per scrivere romanzi e racconti che riflettono aspetti di un impero "globale" e, allo stesso tempo, esplorano gli abissi della mente umana.
Conrad nacque a Berdyčiv, in Podolia, una regione storica est-europea appartenuta al Regno di Polonia fino al 1793, quando venne annessa all'Impero russo a seguito della seconda spartizione della Polonia (oggi facente parte dell'Ucraina), il 3 dicembre del 1857, figlio unico di Apollo Korzeniowski e della sua consorte Ewa Bobrowska, entrambi appartenenti a nobili famiglie polacche. Il padre, uno scrittore, traduttore ed attivista politico, conosciuto soprattutto
per le tragedie patriottiche e per le traduzioni dall'inglese e dal francese di Shakespeare, Victor Hugo e Charles Dickens, incoraggiò il figlio a leggere molto in polacco e in francese, consiglio che Conrad seguì alla lettera.
Nel 1861 il padre di Conrad fu arrestato dalle autorità zariste per il suo coinvolgimento attivo in ciò che sarebbe diventata la Rivolta di gennaio del 1863-1864 e venne perciò esiliato dapprima a Vologda e poi a Černihiv. La madre, sofferente di tubercolosi, morì nel 1865 e il padre iniziò a soffrire di una crisi depressiva e religiosa, morendo anch'egli quattro anni più tardi a Cracovia.
Rimasto dunque orfano a soli undici anni, il giovane Conrad venne affidato alle cure dello zio materno Tadeusz Bobrowski, il quale si occupò della sua istruzione. Conrad ebbe problemi di salute e, non riuscendo a concludere gli studi, fu affidato a un precettore privato, con il quale fece anche alcuni viaggi. Sviluppò ben presto una vera passione per la vita di mare, ma lo zio riteneva che diventare un capitano di mare sarebbe stato un tradimento nei confronti dei genitori e non assecondò questa sua inclinazione. Nel momento in cui, però, il nipote corse il rischio di essere arruolato nell'esercito zarista, lo zio si prodigò per farlo partire per la Francia proprio come marinaio. Nel 1874, il giovane Conrad si presentò a Marsiglia con una lettera di raccomandazione per imbarcarsi su un brigantino diretto nella Martinica.
Conrad ebbe una vita avventurosa, fu coinvolto nel commercio di armi e in cospirazioni politiche, episodi che in seguito descriverà nel suo romanzo The Arrow of Gold (La freccia
d'oro), ed ebbe una disastrosa storia d'amore che lo gettò nella disperazione. Il viaggio verso le coste del Venezuela gli fornì materiale per il suo Nostromo. Il primo ufficiale di quel vascello, tale Dominique Cervoni, diventò il modello per la caratterizzazione di tanti marinai protagonisti dei suoi scritti.
Nel 1876 si fermò per alcuni mesi a Parigi e qui condusse una vita da "bohémien". Nel 1878, dopo aver perso al gioco la sua rendita annua, tentò il suicidio. Messo a tacere questo episodio (lo zio Tadeusz fece credere che le ferite fossero causa di un incidente di duello), Conrad prese servizio sulla sua prima nave britannica diretta a Costantinopoli. Fu una svolta per la sua vita: durante i lunghi viaggi che effettuò per la marina britannica, ebbe modo di imparare la lingua e prese familiarità con i classici della letteratura (Byron, Shakespeare, Carlyle, James).
Imparò quindi la lingua inglese piuttosto tardi, intorno ai vent'anni, ma la padroneggiò molto velocemente. Dopo aver effettuato i dovuti studi nautici, prestò servizio in qualità di ufficiale di coperta e poi, con il grado di capitano, su navi mercantili britanniche per un totale di sedici anni, effettuando viaggi in Estremo Oriente (Sumatra). Nel corso della sua vita di navigante fu a bordo di una nave che, a seguito di un incendio, naufragò, costringendo il futuro scrittore a passare più di dodici ore su una scialuppa di salvataggio. L'esperienza gli servì da spunto per il breve racconto Youth.
Nel 1883 si imbarcò sul Narcissus a Bombay. Da quel viaggio prese ispirazione per il romanzo
del 1897 Il negro del "Narciso"; a questo racconto Conrad premise una celebre prefazione, un vero e proprio manifesto letterario, che allora non gli venne pubblicato, ma che resta senz'altro una delle più significative pagine del Conrad saggista. La prefazione inizia con queste parole: "Un'opera che aspiri, anche se umilmente, al rango di opera d'arte deve trovare la giustificazione alla propria pretesa in ogni singola frase". La navigazione nell'arcipelago sud-asiatico gli fornì anche materiale per i romanzi Lord Jim e Un reietto delle isole. Nel 1886 ottenne la cittadinanza britannica.
Conrad ebbe sempre, fin dall'infanzia, il desiderio di visitare l'Africa, desiderio realizzato nel 1889, quando pianificò di raggiungere il Congo. Diventò capitano di un vascello a vapore diretto in quel paese. Le atrocità delle quali fu testimone e le sue esperienze vissute non solo furono la materia del suo romanzo più famoso e ambiguo, Cuore di tenebra, ma cristallizzarono la sua visione della natura umana e le sue convinzioni in merito.
Questi aspetti furono in un certo modo influenzati anche dal trauma emotivo del viaggio e dalla malattia cronica che qui contrasse (in Cuore di tenebra Conrad analizza i mali dell'imperialismo in Africa, che stravolge la realtà delle popolazioni indigene). Durante il viaggio diventò amico di Roger Casement, il cui resoconto dal Congo del 1904 descrive in modo dettagliato gli abusi sofferti dalle popolazioni indigene. La descrizione del viaggio di Marlow, il protagonista del romanzo, lungo il fiume Congo segue lo stesso itinerario di Conrad.
In quel periodo Conrad sviluppò una propria visione disturbata della natura del male. Le esperienze di solitudine nel mare, di corruzione e di mancanza di pietà da parte della natura
convergono per formare una coerente e tetra visione del mondo. L'isolamento, l'illusione e la risoluzione senza rimorso delle conseguenze delle debolezze dei personaggi sono i fili che tengono uniti la maggior parte dei lavori dello scrittore. Il senso di solitudine nella sua vita di esilio trovarono voce nel breve racconto del 1901 Amy Foster.
Si recò infine anche a Ginevra, dove soggiornò quattro volte: nel 1891, 1894, 1895 e 1907.
Nel 1894, all'età di trentasei anni, Conrad lasciò la vita di mare e si dedicò completamente alla scrittura; scrisse in lingua inglese. Il suo primo romanzo, La follia di Almayer, ambientato sulla costa orientale del Borneo, fu pubblicato nel 1895. Con il seguente, Un reietto delle isole (1896), gettò le fondamenta per la reputazione di romantico narratore di storie esotiche, un fraintendimento dei suoi scopi che lo avrebbe avvilito e frustrato per il resto della sua carriera.
Nel 1896 sposò la ventiduenne inglese Jessie Emmeline George (nata il 22 febbraio 1873 in Dulwich - Londra e morta il 6 dicembre 1936 a Londra), che gli darà due figli, Borys Alfred (nato il 15 gennaio 1898 e morto il 13 novembre 1978) e John Alexander (nato il 2 agosto 1906 e morto il 10 ottobre 1982). Il successo finanziario però non arrise a Conrad, anche se una pensione di 100 sterline all'anno gli fece tirare il fiato e i collezionisti iniziarono a comperare i suoi manoscritti. La salute restò precaria per il resto dei suoi giorni, ma continuò a lavorare senza sosta.
Dopo aver viaggiato per alcuni anni, Conrad si stabilì con la moglie a Stanford-le-Hope, un
villaggio sulla foce del Tamigi, nella contea dell'Essex. Egli passò gli ultimi anni a Bishopsbourne, un villaggio che si trova nell'area naturalistica di Kent Downs, dove morì il 3 agosto 1924 per arresto cardiaco. A quel tempo la sua casa si chiamava Oswalds, mentre ora porta il nome di Conrad Hall ed è adibita a sala comune del paese. Al modesto funerale parteciparono solo alcuni vecchi amici, conoscenti e dei giornalisti. Conrad è sepolto con la moglie nel cimitero di Canterbury. Sulla lapide è inciso - in maniera un po' storpiata - il suo vero nome, Joseph Teador Conrad Korzeniowski, accompagnato da un'epigrafe tratta dai versi de La regina delle fate del poeta elisabettiano Edmund Spenser: «Il sonno dopo la fatica, un porto dopo mari tempestosi, la quiete dopo la guerra, la morte dopo la vita, quale grande soddisfazione...»; questa stessa epigrafe fu già adoperata da Conrad per il suo romanzo The Rover, la sua ultima opera completa.
Nel 1924, l'anno della sua morte, Conrad, che possedeva un blasone ereditario polacco, rifiutò l'offerta di entrare nell'ordine dei cavalieri inglesi (ordine non ereditario) da parte del primo ministro laburista Ramsay MacDonald.
Cuore di tenebra, il suo capolavoro, è ancor oggi famosissimo per aver ispirato al regista Francis Ford Coppola la storia del suo film Apocalypse Now, ambientato nel periodo della guerra del Vietnam.
Uomo emotivo soggetto a depressione, insicurezza e pessimismo, Conrad disciplina il suo temperamento romantico con un illuminante moralismo. Come artista, aspira, come scritto nella
prefazione del suo Il negro del "Narciso" (1897): «[...] attraverso il potere della parola scritta, di farvi ascoltare, di farvi sentire... ma prima di tutto di farvi vedere. Questo è tutto, e nulla più. Se ci riuscirò, troverete qui, secondo i vostri desideri: incoraggiamento, consolazione, paura, fascino - tutto quello che domandate - e, forse, anche quello scorcio di verità che avete dimenticato di chiedere.»
Conrad scrive nel periodo che dal punto di vista delle arti visive si chiama Impressionismo, dimostrandosi uno scrittore di prosa dei più alti. La particolarità dell'universo dipinto dai suoi romanzi, paragonato ai quasi contemporanei come John Galsworthy, è legata al fatto che egli difficilmente riesce a creare il "senso di un posto", sia che sia a bordo di una nave o in un villaggio lontano. Spesso infatti sceglie di collocare i suoi personaggi in situazioni isolate o confinate. Il suo linguaggio è evocativo e, essendo l'inglese la sua terza lingua, risente dell'influenza delle altre due, il polacco e il francese. Questa caratteristica dà un aspetto esotico al suo inglese che sembra insolito anche quando è grammaticalmente corretto.
I critici letterari del tempo da una parte commentavano favorevolmente gli scritti di Conrad e dall'altra sottolineavano che il suo stile esotico, la sua narrazione complicata, i profondi temi letterari e il pessimismo spesso scoraggiavano il lettore. Pur tuttavia, quando le idee di Conrad furono confermate dagli eventi del XX secolo, egli fu ammirato per le sue convinzioni che sembravano all'unisono con i tempi a lui posteriori piuttosto che con quelli a lui contemporanei. La visione della condizione umana di Conrad era in effetti desolatamente lucida.
Fin dai suoi esordi Conrad fu molto stimato dai letterati contemporanei e con alcuni di questi strinse rapporti di amicizia: Henry James, H.G. Wells, Stephen Crane, William Henry Hudson. Molto conosciuta tra gli ufficiali delle Marine dei paesi di lingua inglese è la sua Command at Sea.

Opere
Romanzi e racconti
L'ufficiale dai capelli neri (The Black Mate, 1886), raccolto postumo in Tales of Hearsay (1925)
La follia di Almayer (Almayer's Folly: A Story of an Eastern River, 1895)
Un reietto delle isole (An Outcast of the Islands, 1896)
Il negro del narcissus (The Nigger of the "Narcissus": A Tale of the Sea, pubblicato per la prima volta con il titolo The Children of the Sea: A Tale of the Forecastle, 1897), Mattioli 1885, Fidenza 2014 traduzione di Franca Brea 
Racconti inquieti o Racconti dell'inquietudine (Tales of Unrest, 1898), contiene 5 racconti: Karain: un ricordo (Karain: A Memory, novembre 1897); Gli idioti (The Idiots), scritto durante la luna di miele, già pubblicato in "The Savoy" (ottobre 1896); Un avamposto del progresso (An Outpost of Progress, giugno-luglio 1897); Il ritorno (The Return, 1898);  La laguna (The Lagoon, gennaio 1897)
Lord Jim (Lord Jim, 1900)
Gli eredi o Erediteranno la terra (The Inheritors: An Extravagant Story, con Ford Madox Ford,
1901)
Gioventù e altri due racconti (Youth, a Narrative and Two Other Stories, 1902), contiene: Giovinezza (Youth: A Narrative, settembre 1898); Cuore di tenebra (Heart of Darkness, marzo-aprile 1899); Cuore di tenebra, Mattioli 1885, Fidenza 2007; Al limite estremo (The End of the Tether, luglio-dicembre 1902)
Tifone (Typhoon, 1902)
Preface to the Nigger of the "Narcissus", 1902, poi anche come On the Art of Writing
Typhons and Other Stories (1903), contiene: Typhoon (gennaio-marzo 1902); Falk (Falk: A Reminiscence, 1903); Amy Foster (dicembre 1901); Domani (To-morrow, agosto 1902), poi come opera teatrale con lo stesso titolo (1904) o con il titolo One Day More (1917)
Avventura romantica (Romance: A Novel, con Ford Madox Ford, 1903)
Nostromo (Nostromo: A Tale of the Seaboard, 1904)
The Mirror of the Sea: Memories and Impressions (1906) 
L'agente segreto (The Secret Agent: A Simple Tale, 1907)
Un gruppo di sei (A Set of Six, 1908)
Il compagno segreto (The Secret Sharer, 1909), poi in "Harper's" (1910)
Sotto gli occhi dell'occidente (Under Western Eyes, 1911)
Memorie (Some Reminiscences, 1912), ricordi da "The English Review" (dicembre 1908-giugno 1909), pubblicato anche come A Personal Record; Memorie, Mattioli 1885, Fidenza 2010 traduzione di Cecilia Mutti
Racconti di mare e di costa ('Twixt Land and Sea: Tales, 1912)
Destino o Il caso (Chance: A Tale in Two Parts, 1913)
Entro le maree (Within the Tides, 1915)
Vittoria: un racconto delle isole (Victory, 1915)
La linea d'ombra (The Shadow Line: A Confession, 1917)
"Well Done!", 1918
The First News (agosto 1918)
The Tale (1919), già su "The Strand Magazine" (ottobre 1917)
The Shock of War: Through Germany to Cracow (1919)
To Poland in War-time: A Journey Into the East, 1919
The North Sea on the Eve of War, 1919
My Return to Cracow, 1919
Tradition, 1919
The Polish Question: A Note on the joint Protectorate of the Western Powers and Russia (marzo 1919)
Some Reflexions Seamanlike and Otherwise on the Loss of the "Titanic" (1919), già su "The English Review" (maggio 1912)
Some Aspects of the Admirable Inquiry into the Loss of the "Titanic" (1919), già su "The English Review" (luglio 1912)
La freccia d'oro (The Arrow of Gold: A Story between two Notes, 1919)
Autocracy and War (1919) già in "The Fortnightly Review" (luglio 1905)
Guy de Maupassant (1919), già come introduzione a Yvette and Other Stories di Guy de Maupassant (1904)
Henry James: An Appreciation, 1919
Anatole France (1919), già in "The Speaker" (luglio 1904)
Tales of the Sea, 1919
The Lesson of the Collision: A Monograph upon the loss of the "Empress of Ireland", 1919
An Observer in Malay, 1920
Books, 1920
Alphonse Daudet (1920), già in "The Outlook" (aprile 1898)
Prince Roman, 1920
L'animo del guerriero (The Warrior's Soul, 1920)
Confidence, 1920
Anatole France "L'île de Pingouins" (1920), già in "The English Review" (dicembre 1908)
Il salvataggio (The Rescue: A Romance of the Shallows, 1920)
Notes on Life and Letters, 1920
Prefazioni e note d'autore (Notes on My Books, 1921)
La natura di un delitto (The Nature of a Crime, con Ford Madox Ford, 1923) - trad. di Angelica Chondrogiannis, Mattioli 1885, Fidenza 2012
L'avventuriero o Il pirata o Il filibustiere (The Rover, 1923)
L'aquila ferita (Suspense: A Napoleonic Novel, incompiuto e postumo, 1925)
Le sorelle (The Sisters, incompiuto, 1928)
Last Essays (1926)

mercoledì 28 febbraio 2024

CASTELO BRANCO Camilo (1825 - 1890)

 

Camilo Castelo Branco
(visconte Ferreira Botelho) (Lisbona, 16 marzo 1825 – São Miguel de Seide, 1º giugno 1890) è stato uno scrittore portoghese, autore di oltre 260 opere, tra novelle, commedie, saggi e romanzi
Camilo Castelo Branco rimase orfano dall'infanzia e visse i suoi primi anni in un villaggio del Trás-os-Montes, educatovi dagli zii alla cultura classica. All'età di tredici anni trovò posto in un seminario cattolico vicino a Vila Real, ricevendovi una formazione ecclesiastica d'impronta ultraconservatrice, la quale ne segnerà le idee per il resto dell'esistenza.
Durante la sua adolescenza si appassionò alla lettura delle opere di Luís de Camões, del preromantico Manuel Maria Barbosa du Bocage: la cui opera e vita alimentarono in Camilo la sua naturale predisposizione all'avventura. Appena sedicenne, infatti, volle sposarsi e mise al mondo una bambina, che rapidamente abbandonò. Nel 1845 si iscrisse ai corsi universitari di medicina e teologia a Porto e Coimbra, poi interrotti e mai portarti a termine.[2]Decise tre anni dopo di avviare l'attività letteraria, pubblicando le sue prime novelle sulla stampa periodica , elaborando satire e liriche per ulteriori raccolte, accompagnate dalla stesura di romanzi feuilleton, quali Mistérios de Lisboa e Livro negro do Padre Dinis, che ne consacreranno la fama presso ogni ceto sociale. Redasse inoltre una serie di volumi a sfondo religioso, traducendo, più volte, le opere maggiori di François-René de Chateaubriand; polemizzò contro Renan per la sua Vita di Gesù, introdotta a tambur battente nel 1864 in Portogallo dai circoli progressisti.
Contemporaneamente agli esordi letterari, Castelo Branco passò problemi giudiziari per l'abbandono della moglie e per adulterio. Durante la lunga incarcerazione, intrisa di nuove e intense letture, ebbe modo di comporre Amor de Perdição (Amore di perdizione) (1862), classico esempio di romanzo sentimentale ottocentesco, condotto sulla linea dei coevi
capolavori francesi di genere, nel quale evidenzia al meglio la sua personalità artistica e umana spiccatamente romantica.
Durante il 1865-1866, nel corso della "Questione di Coimbra" (cfr.:Antologia de Textos da Questão Coimbra, ed. por A. Ferreira e M.J. Marinho. Lisboa, 1999), prese le difese dell'anziano e cieco poeta Feliciano Castilho, invero assurto a dittatore delle lettere patrie dopo la scomparsa di Garrett, contro i motivati attacchi a lui portati dal giovane Antero de Quental, a favore del quale si schierarono invece quasi tutti i più giovani nomi della cultura portoghese avviando il rapido percorso di superamento del Romanticismo verso gli orizzonti realistici, ed ateistici, tipici dei decenni successivi di fine Secolo (v. "Generazione del 70" e "Conferenze del Casino" : cfr. Carlos Reis, As Conferencias do Casino .Lisboa, 1990 ). Contemporaneamente, con A Queda de um Anjo, Camilo, cattolico reazionario e monarchico, denunzia le forme di imbarbarimento edonistico cui darebbe luogo la politica liberale portoghese emergente nel proprio tempo. Artisticamente elaborato in forma ironica, qui il suo diniego del parlamentarismo, quale fautore di decadenza dell'ethos sociale, si pone sostanzialmente sulla linea del coevo pensiero fondamentalista iberico di metà Ottocento, auspice l'allora recente riflessione su "Cattolicesimo, liberalismo e socialismo" nell'omonimo Saggio, terminato di elaborare nel 1851, dello spagnolo Juan Donoso Cortés.
Durante gli anni '70, la pubblicazione della serie di racconti rusticani Novelas do Minho consolidò tuttavia una piccola svolta nello stile letterario di Castelo Branco, visto che l'autore abbandonò le tinte fantasiose e immaginifiche dei primi romanzi per abbracciare sempre più l'indagine approfondita dei costumi popolari, della vita sociale e famigliare degli
umili; ricerca che approda a una forma a metà strada tra realismo e idealismo.
Ma l'evoluzione letteraria di Castelo Branco non si fermò qui e lentamente lo scrittore si accostò al nuovo gusto post-romantico, raggiungendo uno dei punti più alti in A Brasileira de Prazins (1882).
Castelo Branco si dedicò costantemente, fin dagli anni '60, alla stesura di trattati storici, biografie e volumi di gustosa critica letteraria, tra i quali si annoverarono Noites de Lamego, Cousas leves e pesadas, Cavar em ruínas, Memórias do Bispo do Grão Pará, Boémia do Espírito, Noites de Imsonia Offerecidas a quem não pôde dormir, Perfil do Marquez de Pombal. Eccellente prova d'autore è la sua originale versione di Le diable amoureux di Cazotte.
Le liriche di Castelo Branco si caratterizzarono per l'uso di termini criptici e talvolta innovativi, mentre le sue commedie segnano il trionfo del grottesco, evidenziando l'influenza di Gil Vicente.
Negli ultimi anni della sua vita, quando scrive Eusébio Macario e A Brasileira de Prazins che delineano di certo nella loro esteriore difformità i suoi più problematici personaggi, si accentuano i ricorsi di Camilo all'ironia, al disegno farsesco, invero mai giocosi ma, al fondo, ora virati a malinconia: innesto da un'esistenza di Camilo abbandonata da energia verso altre illusioni da far vivere volonterosamente al proprio cuore e in cui s'eclissano i valori cristiani stessi dei quali si era pur fatto, a suo modo e per decenni durante la sua maturità artistica, difensore -e sì da radicale sete di vita inappagata e percossa, a causa di sifilide e cecità, la sua ultima violenta decisione a sé demolitrice, il 1 giugno del 1890, poche settimane dopo il
suicidio del suo antico amico Julio Cesar Machado, di por fine ai suoi ormai tormentosi giorni.
Il 18 giugno del 1885 aveva ricevuto, da parte del re del Portogallo, il titolo di Visconte Ferreira Botelho.
Un noto storico della civiltà portoghese, Giuseppe Carlo Rossi, ha così sintetizzato, per sottolineare un livello di veridica continuità fra l'opera narrativa di Camilo e quella degli autori dell'età del realismo, l'apporto di Castelo Branco ai valori letterari portoghesi nel corso della seconda metà del secolo Decimonono: "Clamorosa e folgorante, l'arte narrativa di Camilo Castelo Branco, così come era stata silenziosa e operante in profondità quella di Julio Dinis, si accomuna idealmente a quest'ultima per consegnare con essa, alla corrente del romanzo realista nazionale -che si avvia a dare, con Eça de Queirós, uno scrittore di orizzonti e di capacità universali-, una 'documentazione' umana ed artistica di ampio valore e tutta raccolta, allo stesso tempo, in visuali strettamente e tipicamente locali". Georges Le Gentil, che scrive nel 1935, è assai severo sui temi narrativi a sensazione svolti da Castelo Branco, deve tuttavia riconoscergli un merito (non da poco):"nessuno usa la lingua portoghese come lui"; e aggiunge: "come punto d'incontro d'impulsi irresistibili e violentemente contraddittori, Camilo ci appare quale il più rappresentativo e più inquietante degli scrittori della sua generazione. Il problema della sua popolarità, che persiste, merita soprattutto l'attenzione del sociologo".
Camilo Castelo Branco è sovente presente nei film di Manoel de Oliveira, lo scrittore viene interpretato quale personaggio in modo complesso e stratificato da attori,
in Francisca e Giorno della disperazione. Il suo romanzo è il soggetto del film Amore di perdizione. Mariolina Diana ha scritto che Giorno della disperazione è «l'ennesimo tributo a uno degli scrittori chiave della letteratura portoghese, il "Balzac portoghese" (Cfr. Georges Le Gentil, Robert Bréchon, "Storia della letteratura portoghese", Laterza, Roma-Bari, 1997), che ha fatto della propria vita un esempio di arte romantica, (...)».[La vita di Camilo Castelo Branco è ricordata anche nel breve documentario del 1941 di Manoel de Oliveira, intitolato Famalicão.

Opere principali
Anátema (1851)
Mistérios de Lisboa (1854)
A Filha do Arcediago (1854)
Livro Negro do Padre Dinis (1855)
A Neta do Arcediago (1856)
Onde Está a Felicidade? (1856)
Um Homem de Brios (1856)
Lágrimas Abençoadas (1857)
Cenas da Foz (1857)
Carlota Ângela (1858)
Vingança (1858)
O Que Fazem Mulheres (1858). Ed. italiana a cura di Ugo Serani, col titolo " Cosa fanno le donne: romanzo filosofico. Roma, Voland, 2000.
Doze Casamentos Felizes (1861)
O Romance de um Homem Rico (1861). Ed. italiana con il titolo di Il romanzo d'un uomo ricco. Milano, Cogliati, 1902.
O romance d'um homem pobre (1861)
Amor de Perdição - Amor di perdizione - (1862). Prima ed. It. (Tr. Daniele Rubbi) con il titolo di Amore sfrenato. Milano, Brigola,1883. Nuova ed. italiana a cura di Armando Maggi. Palermo, Sellerio, 1991.
Coisas Espantosas (1862)
O Irônico (1862)
Coração, Cabeça e Estômago (1862) - Ed. It. con il titolo di Cuore, Testa e Pancia, cura di Federico Giannattasio. Bracciano, Tuga Edizioni, 2018.
Estrelas Funestas (1862)
Um homem de brios (1862)
Anos de Prosa (1858)
Aventuras de Basílio Fernandes Enxertado (1863)
O Bem e o Mal (1863)
Estrelas Propícias (1863)
Memórias de Guilherme do Amaral (1863)
Agulha em Palheiro (1863)
Amor de Salvação (1864). Ed. italiana col titolo Ballata lusitana, Cava de' Tirreni , Marlin, 2008.
A Filha do Doutor Negro (1864)
Vinte Horas de Liteira (1864)
O Esqueleto (1865) [romanzo prossimo al genere gotico e tra i più ristampati, di Camilo -per quanto esplicito denigratore, in anni precedenti questa pubblicazione, della narrativa à la Radcliffe. Nella prefazione all'opera, l'Autore ha scritto di aver "borbottato se bruciare questo libro scritto con l'intento di mostrare la cicatrice di una ferita sociale, senza la minima pretesa di cauterizzarla. Non l'ho bruciato" ]
A Sereia (1865)
A Enjeitada (1866)
O Judeu (1866)
O Olho de Vidro (1866)
A Queda de um Anjo - Caduta di un angelo (1866)
O Santo da Montanha (1866)
A Bruxa do Monte Córdova (1867)
Os Mistérios de Fafe (1868)
A Caveira da Mártir (1876)pd
Novelas do Minho (1875-1877)
Eusébio Macário (1879)
A Corja (1880)
Luiz de Camões: Notas Biographicas (1880)
A Brasileira de Prazins (1882)
D. Luiz de Portugal: Neto do Prior do Crato 1601-1660 (1883)

In italiano vedi inoltre:
Cuore Testa e Pancia, 1ª ed.it., Bracciano, Tuga Edizioni, 2018
Il cieco di Landim - a cura di Guia M. Boni. Napoli, Liguori, 2024.

martedì 27 febbraio 2024

HAUPTMANN Gerhart (1862 - 1946)

 

Gerhart Johann Robert Hauptmann
 (Ober Salzbrunn, 15 novembre 1862 – Agnieszków, 6 giugno 1946) è stato un poeta, drammaturgo e romanziere tedesco.
Figlio di tessitori caduti in povertà, fu garzone di uno zio agricoltore. Studente di belle arti a Breslavia e a Roma ma anche autodidatta, si affacciò al mondo della letteratura con opere che si ispirarono decisamente al movimento letterario naturalista, del quale, ben presto, divenne il massimo esponente.
Tuttavia, nel corso della sua non breve esistenza, cui corrispose un'attività creativa altrettanto lunga, Hauptmann dimostrò una personalità poliedrica e versatile che lo portò sovente a varcare i confini del naturalismo per esplorare, di volta in volta, e mai a scapito della genuina ispirazione, notevoli zone intimistiche, neoromantiche, simboliste e perfino paraboliche.
Il tessuto connettivo, la linfa vitale di queste sue varie ramificazioni espressive, rimase pur sempre l'uomo, tanto nella sua collocazione sociale di proletario oppresso e sfruttato, quanto nella sua dimensione spirituale ed individualistica.
Nel 1912 venne insignito del premio Nobel per la letteratura; gli è stato intitolato inoltre il cratere Hauptmann, sulla superficie di Mercurio.

Opere
- Del filone naturalista, fra le sue opere, si ricordano: Il casellante Thiel, Prima dell'aurora, La festa della pace, ed il capolavoro I tessitori, dramma che rappresenta l'epopea delle masse di diseredati nella Slesia della prima metà dell'Ottocento.
- D'indirizzo simbolista e neoromantico furono L'ascensione di Annele ed il dramma fiabesco La campana sommersa.
- D'ispirazione religiosa fu il romanzo Il pazzo in Cristo, Emanuel Quint.
- Opere postume: Il grande sogno, la Tetralogia degli Atridi.

lunedì 26 febbraio 2024

ROSSI Vittorio Giovanni (1898 - 1978)

 

Vittorio Giovanni Rossi
 (Santa Margherita Ligure, 8 gennaio 1898 – Roma, 4 gennaio 1978) è stato un giornalista e scrittore italiano.
Nato da padre lombardo e madre ligure, dopo il diploma di capitano di lungo corso venne ammesso all'Accademia navale di Livorno come allievo ufficiale di complemento. Subito dopo la prima guerra mondiale fu inviato a Trieste con il compito di riorganizzare la flotta abbandonata della Guardia di Finanza austroungarica; promosso comandante e docente della scuola nautica da lui fondata per la Guardia di Finanza italiana in Istria, vi rimase otto anni. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti.
Trascorse lunghe licenze viaggiando per tutto il mondo su navi mercantili, e scrivendo instancabilmente. Dal 1936 al 1938 ebbe una relazione extraconiugale con una giovane collega al Messaggero, Alba de Céspedes, la futura scrittrice, poetessa e partigiana italiana allora autrice in erba. La relazione divenne di dominio pubblico negli anni '80 del XX secolo, quando si aprì un carteggio consegnato dallo stesso nel 1939 al suo attendente di allora, Giovanni Puledda, con la consegna di non aprirlo sino al 1980.
È stato inviato speciale del Corriere della Sera e di Epoca, ma nel corso di quel viaggio raramente interrotto che fu la sua vita fu anche occasionalmente marinaio e timoniere, palombaro e pescatore, carovaniere e minatore. Nel 1944 gli fu assegnato il premio Mussolini dall'Accademia d'Italia, ma il Ministro della Cultura popolare della Repubblica Sociale Italiana, Ferdinando Mezzasoma d'imperio lo cancellò per fregiarne l'antifascista Marino Moretti.
È stato anche il primo giornalista italiano non comunista a viaggiare in Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale. Fu lo stesso governo italiano dell'epoca a mediare per l'ottenimento del visto. Di questo viaggio è testimone il libro Soviet, del 1952.
Di lui, un collega giornalista di Epoca, scrisse che "viaggiava in corriera e scriveva nei bar". Lui stesso amava definirsi uno "stradale", visto che letteralmente amava trovarsi per strada, in mezzo alle persone, vivendo prima sulla sua pelle le cose che poi avrebbe messo su carta. Durante i mesi estivi, nella sua Santa Margherita Ligure, trascorreva le mattinate a scrivere e incontrare persone presso il bar Vittoria sul lungo mare, immerso nel rumore, nella gente, nella vita che scorreva.
Ricoverato a Roma, al Gemelli, morì per disturbi cardiocircolatori.
È sepolto nel cimitero di Santa Margherita Ligure, città dove ha sede anche il museo a lui dedicato, all'interno di villa Durazzo-Centurione. Sulla sua lapide c'è scritto "poca terra, molto mondo".

Opere
Narrativa
Le streghe di mare, Alpes, 1930, rist. Il Castello, 2003
Tassoni, Alpes, 1931
Tropici, Bompiani, 1934
Via degli spagnoli, Bompiani, 1936
Oceano, Bompiani, 1938, rist. De Ferrari e Devega 2001
Sabbia, Bompiani, 1940
La guerra dei marinai, Bompiani, 1941
Cobra, Bompiani, 1941
Pelle d'uomo, Bompiani, 1943
Alga, Bompiani, 1945
Preludio alla notte, Bompiani, 1948
Soviet, Garzanti, 1952
Fauna, Bompiani, 1953
Il granchio gioca col mare, Mondadori, 1957
Cristina e lo Spirito Santo, Mondadori, 1958
Festa delle lanterne, Mondadori, 1960
La Terra è un'arancia dolce, Mondadori, 1961
Nudi o vestiti, Mondadori, 1963
Miserere coi fichi, Mondadori, 1963
Il silenzio di Cassiopea, Mondadori, 1965
Però il mare è ancora quello, Mondadori, 1966
Terra e acqua, Mursia, 1966
Gli Eroi Polari, Epoca, 1966
Teschio e tibie, Mondadori, 1968
L'orso sogna le pere, Mondadori, 1971
Calme di luglio, Mondadori, 1973
Il cane abbaia alla luna, Mondadori, 1975
Maestrale, Mondadori, 1976
Terra e acqua (postumo), Mursia, 1988


domenica 25 febbraio 2024

PUSKIN Aleksandr Sergeevič (1799 - 1837)

 

Aleksandr Sergeevič Puškin 
(Mosca, 6 giugno 1799 – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837) è stato un poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo.
In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori manifestazioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti. Queste opere sono tuttora annoverate tra le più importanti espressioni della letteratura russa in quanto, nonostante i quasi due secoli passati dalla loro creazione, ci presentano una lingua tuttora viva e attuale. L'Istituto Puškin, che si prefigge la diffusione della lingua russa nel mondo, prende il nome dal letterato.
Puškin nacque a Mosca il 6 giugno (il 26 maggio secondo l'allora calendario giuliano) del 1799. Il padre, Sergej L'vovič Puškin (1767-1848), era un maggiore in congedo, appartenente a un'antichissima famiglia aristocratica russa, mentre la madre, Nadežda Osipovna Gannibalova (1775-1836), era la figlia di Osip Abramovič Gannibal (un gentiluomo, a sua volta figlio del maggior generale russo di origine africana Abram Petrovič Gannibal - a cui Puškin dedicherà l'incompiuto romanzo storico Il negro di Pietro il Grande - e della di lui seconda consorte Christina Regina Siöberg, una dama appartenente a una nobile famiglia di origini scandinave e tedesche), e di Marija Alekseevna Puškina, una nobildonna imparentata con lo stesso Sergej L'vovič (ciò faceva dei lontani parenti i genitori del poeta)
Il futuro poeta venne alla luce in casa Skorcov - dove i Puškin, ridotti in ristrettezze economiche, vivevano in affitto -, sulla Molčanovka, all'attuale numero 10 di via Bauman. Il padre era un uomo dedito alla mondanità e molto avaro; Pëtr Andreevič Vjazemskij, amico di Aleksandr, ne avrebbe tracciato una descrizione corredata da un aneddoto: «Egli era avaro sia con sé stesso sia con i familiari. Un giorno, durante il pranzo, suo figlio Lev ruppe un
bicchiere. Il padre avvampò e per tutto il pranzo continuò a brontolare. "Ma come si può prendersela tanto per un bicchiere che costerà venti copeche", disse Lev. "La prego di scusarmi, signore, non venti, ma trentacinque copeche!"» Molto mondana era anche la madre, una donna «dispotica e capricciosa».
Nonostante i rapporti con i genitori fossero piuttosto freddi, il secondogenito Puškin andrà sempre orgoglioso della sua nobiltà "vecchia di 600 anni" e del suo sangue in parte africano. Non venne educato dai genitori, come s'è detto assidui frequentatori di salotti mondani, bensì dalla nonna materna, dallo zio materno Vasilij, che apparteneva a un circolo letterario d'avanguardia chiamato Arzamas, e dalla balia Arina Rodionovna, il cui nome fu reso celebre dalle liriche che l'autore compose nell'ultimo periodo della sua vita.
L'infanzia, trascorsa a Mosca, lo vide immerso in un ambiente assai stimolante dal punto di vista culturale. Puškin fu messo fin da piccolo a contatto con una realtà in cui si discorreva di letteratura, ed ebbe modo di conoscere, tra gli intellettuali che frequentavano la sua casa, Nikolaj Karamzin, pioniere di un rinnovamento linguistico e letterario della letteratura russa. La sua educazione, come quella dei fratelli, fu tuttavia alquanto disordinata; prima dell'ingresso al Liceo imperiale di Carskoe Selo, Puškin imparò ad apprezzare la lingua e la letteratura francese, avvalendosi della biblioteca paterna. Il poeta non parlerà mai del periodo precedente al liceo, né negli scritti autobiografici né in quelli letterari. Fu «un uomo senza infanzia»: i suoi ricordi più antichi faranno sempre capo a Carskoe Selo, vera culla della sua formazione umana e spirituale.
Lettore accanito, formò la sua prima cultura nella ricca biblioteca paterna, sui classici di Boileau, Racine, Molière, Parny, Chénier, Rousseau, Montesquieu, Voltaire.
Nel 1811 Puškin entrò al Liceo imperiale di Carskoe Selo, che diventerà la sua seconda casa: qui conobbe il futuro poeta Del'vig, i futuri decabristi I. I. Puščin e V. K. Kjuchel'beker, oltre a collaborare alla rivista della scuola, "Vestnik" (Notiziario), con primissime poesie in francese.
È in questo periodo, infatti, che cominciò a scrivere versi. Nel 1814 alcune sue poesie comparvero sul "Vestnik Evropy" (Messaggero d'Europa), e prima ancora di lasciare il liceo egli venne invitato a far parte della celebre società letteraria dell'Arzamas, dove si patrocinava la nuova letteratura di Karamzin e dove fu in grado di gareggiare con poeti già molto affermati come Žukovskij e Batjuškov. Nello stesso periodo conobbe Čaadaev.
In una sua opera raccontò l'incontro risalente agli anni liceali col poeta Deržavin, presidente di commissione all'esame finale. Puškin scrive di quanto fosse emozionato nel declamare dinanzi all'anziano poeta una propria poesia. Successivamente viene riportato che Deržavin rimase molto colpito dal giovane Puškin, il quale, però, colto dall'emozione scappò via prima di poter ricevere i complimenti.
Dopo aver completato i suoi studi, senza tuttavia eccellervi, nel 1817, Puškin diventò funzionario del Ministero degli Esteri, anche se di fatto non risulta che abbia mai svolto alcun lavoro ministeriale. A San Pietroburgo, dove risiedeva in quegli anni, condusse una vita all'insegna del piacere, primo fra tutti quello per le donne. In questo periodo frequentò Pavel
Aleksandrovič Katenin e Aleksandr Sergeevič Griboedov. Ai salotti alternava tuttavia la partecipazione a società letterarie politiche progressiste, come l'Arzamas e la Lampada verde, tanto che la poesia ispirò i lavori in versi di quel periodo (La libertà, La campagna, Nöel), facendolo cadere in sospetto di attività sovversive, tanto che fu confinato da un provvedimento di polizia nella Russia meridionale.
Alcuni epigrammi rivoluzionari avevano infatti cominciato a circolare tra i salotti nobili ancor prima della pubblicazione di quest'opera, ed erano giunti a conoscenza dello stesso zar Alessandro I, che lo obbligò a lasciare la città, e ad assumere un incarico governativo nella sperduta e lontana Ekaterinoslav. Lavorò nel frattempo a un poema epico romantico in sei canti, Ruslan e Ljudmila, edito nel 1822, a cura degli amici che erano rimasti nella capitale, che gli valse il rispetto e gli onori della nuova generazione di letterati e le antipatie della vecchia che vedevano nell'opera un'involuzione e un meticciamento della letteratura russa.
Puškin trasse vantaggio dal confino viaggiando al seguito del generale V. F. Raevskij, nominato suo custode, e visitando la Crimea, il Caucaso e la Bessarabia, spingendosi, libero sulla parola data al generale - con cui nel frattempo aveva stretto un forte legame di amicizia -, fino a Kamenka e Chișinău, in Moldavia, dove il 4 maggio del 1821 fu iniziato in Massoneria nella loggia "Ovidio", che faceva parte della Gran Loggia Astraea, messa al bando l'anno successivo dallo zar Alessandro I. Sarà poi segretario della loggia "I cercatori della Manna", fondata a Mosca da Sergueï Stepanovitch Lanskoï nel 1817. Essendo l'odierna capitale moldava situata ai margini dell'Impero russo, questa non godeva di una buona
reputazione nei primi decenni dopo la sua conquista, venendo considerata un campo di trasferimento punitivo per detenuti e ribelli[. Per questo motivo Puškin, giunto in loco dal 1820 al 1823 in veste di traduttore, scrisse della città: «Oh Kišinev, oh città oscura! […] Maledetta di Kišinev, la lingua non si stanca mai di insultarti!»
A Kamenka frequentò Pavel Ivanovič Pestel', capo della società segreta Associazione del Sud. Durante i due anni di confino scrisse Il prigioniero del Caucaso e una serie di liriche e poemetti in stile byroniano oltre ai primi tre canti dell'Evgenij Onegin.
Nel 1823 venne trasferito a Odessa alle dipendenze del principe Voroncov, governatore generale della Nuova Russia. Odessa era allora un grande centro commerciale e una città cosmopolita per la presenza di stranieri, in particolare greci, ed era un ambiente piuttosto stimolante per uno scrittore (tra l'altro, qui inizia il poema Gli zingari, pubblicato poi nel 1827). Si profilarono peraltro dissapori con Voroncov il quale, volendo vendicarsi della corte di Puškin verso la moglie Elisabetta, forse coronata da successo stanti le bellissime liriche che l'autore russo le ha dedicato, lo denunciò per attività sovversiva alla polizia. Come prova produsse una lettera, sottratta dallo stesso Voroncov, in cui Puškin scriveva a un suo interlocutore di Pietroburgo con frasi giudicate atee. La polizia lo spedì quindi in esilio presso Pskov, nella tenuta materna di Michajlovskoe, dove rimase, senza la possibilità di allontanarsene, fino al 1826. In quell'anno infatti lo zar Nicola I, dopo aver represso il movimento decabrista, decise di
annullare il provvedimento di confino avvisandolo tuttavia, in un'udienza privata, che da quel momento sarebbe stato il suo unico censore, salvo venir meno a quanto promesso quando la polizia intercettò una lettera mandata da Puškin ai decabristi in Siberia e riprese a controllarlo.
Intanto nel 1825 finì il poema drammatico Boris Godunov (rappresentato solo nel 1831) e il racconto in versi Il conte Nulin, oltre a diverse poesie.
Tornato a San Pietroburgo, l'autore visse il momento più prolifico della sua esistenza di scrittore, coronato nel 1831 con il matrimonio con la bellissima Natal'ja Nikolaevna Gončarova. La coppia ebbe quattro figli: Marija Aleksandrovna (19 maggio 1832 - 7 marzo 1919); Aleksandr Aleksandrovič (6 luglio 1833 - 19 luglio 1914); Grigorij Aleksandrovič (14 maggio 1835 - 5 luglio 1905); Natal'ja Aleksandrovna (23 maggio 1836 - 10 marzo 1913).
Nello stesso anno Puškin incontra Gogol', e con lui instaura un forte rapporto di amicizia e reciproca stima, tanto che, quando nel 1836 avvia una sua rivista, pubblica al suo interno alcuni dei racconti più belli e famosi di Gogol'. Intanto Puškin e sua moglie cominciarono a frequentare la società di corte e gli eventi mondani. Ne derivò un periodo di grandi problemi finanziari e umiliazioni per lo scrittore, soprattutto a causa della moglie e dei suoi numerosi ammiratori, tra i quali lo zar stesso.
Nel 1833 uscì in volume Evgenij Onegin (con un capitolo censurato) e nel 1834 pubblicò La dama di picche, nel 1835 l'antologia Poemi e racconti (che non contiene ancora La figlia del capitano né le ultime poesie).
Nel 1837, a seguito d'una lettera anonima che insinuava l'infedeltà della moglie, dopo aver insultato il barone van Heeckeren, ambasciatore del Regno dei Paesi Bassi e padre adottivo del presunto amante di lei - il barone francese Georges d'Anthès, dal 1836, anno in cui fu adottato dal barone, Georges de Heeckeren, marito della sorella di Natal'ja, Ekaterina - Puškin fu sfidato a duello. Fissato per le quattro del pomeriggio dell'8 febbraio 1837, il duello si svolse alla Čërnaja Rečka a Pietroburgo, dove oggi si trova l'omonima fermata della metropolitana e dove una statua del poeta ricorda l'evento. Il barone Georges d'Anthès ferì mortalmente al petto Puškin che morì due giorni dopo la sfida, ad appena 37 anni per complicanze settiche della ferita all'addome. Leggende narrano che d'Anthès si salvò grazie a un bottone che parò il colpo del poeta.
Puskin mostrò pentimento e conseguentemente ebbe funerali religiosi. Dato che il governo temeva rivolte e dimostrazioni popolari, il funerale fu celebrato nella massima semplicità e il corpo di Puškin fu trasportato segretamente nella notte per essere sepolto nella proprietà di famiglia.
Curiosamente, Puškin aveva più volte ritratto nei suoi racconti delle morti da duello, in particolare in La figlia del capitano, nel romanzo Eugenio Onegin e nel racconto Il colpo di pistola de Le novelle del compianto Ivan Petrovič Belkin, fonti del film italiano Un colpo di pistola (1942) ispirato a entrambi.
Autore assai prolifico, nonostante la breve vita, Aleksandr Puškin fu poeta universale, e nella
sua produzione - che passò da un'iniziale fase romantica a una successiva di più accentuato realismo - accolse motivi e forme provenienti da diverse fonti della letteratura classica e contemporanea, russa e straniera, usufruendone soltanto come elementi in grado, fra gli altri, di aiutare l'indagine della realtà nella sua essenza più profonda e nei suoi aspetti più differenti. Contemporaneo del grande Romanticismo europeo, egli ne fu influenzato soprattutto esteriormente, restando in realtà fedele a un'impronta essenzialmente illuministica e settecentesca (fu, ad esempio, un fervente ammiratore di Voltaire). Il complesso della sua opera, pur nella grandissima varietà, possiede una leggerezza che si potrebbe quasi definire mozartiana. L'arte fu per lui un mezzo magnifico tanto di conoscenza come di rappresentazione, sia dell'animo individuale sia della collettiva spiritualità di un popolo, adatta pertanto a cogliere i moti della coscienza e a scoprire con intuitiva comprensione il processo storico o a delinearne il paesaggio naturale. Egli seppe anche creare, nella poesia come nella prosa - entrambe esemplari nella loro perfezione costruttiva - un linguaggio equilibratissimo di cristallina purezza e semplicità, che divenne uno strumento fondamentale di rinnovamento per la letteratura russa. Cominciando ad approfondire lo studio dell'uomo in generale e dell'uomo russo in particolare, egli pose inoltre quelle basi che permisero poi agli scrittori di tutto l'Ottocento di pervenire, seguendo le sue tracce, a un livello artistico di dimensione mondiale.
In Russia è chiamato "il poeta onnipresente" e "il sublime".

Le opere
Poemi
Ruslan e Ljudmila (1820), messo in musica tra il 1837 e il 1842 da Michail Glinka nell'opera omonima
Gavriiliada o Il Gabrieliad (1821, attribuzione incerta)
Poemi meridionali: Il prigioniero del Caucaso (1820-1821), messo in musica negli anni 1857-58 da César Cui nell'opera omonima; La fontana di Bachčysaraj (1822), adattato come cortometraggio (da Jakov Protazanov nel 1909-1910), opera lirica (da Aleksandr Il'inskij nel 1911) e come balletto (da Boris Asaf'ev nel 1934)M I fratelli masnadieri (1821)
Evgenij Onegin (1823-1831), messo in musica nel 1879 da Pëtr Il'ič Čajkovskij nell'opera omonima
Il cavaliere di bronzo (1833, pubblicato nel 1841)

Racconti in versi
Gli zingari (1824)
Il conte Nulin (1825)
Poltava (1828)
Tazit (pubblicato nel 1837)
La casetta a Kolomna (1830)
Andželo (1833)
Poesie più brevi

4 voll. in vita: 1829, 1829, 1832 e 1835
nelle opere complete in 9 voll., 1838-41
idem in 16 voll., 1937
Fiabe in versi
Zar Nikita e le sue quaranta figlie (1822)
Il fidanzato (1825)
Fiaba del pope e del suo bracciante (1830)
La fiaba dello zar Saltan (1831)
Fiaba del pescatore e del pesciolino (1833)
Fiaba della zarevna morta e dei sette bogatyri (1833)
Fiaba del galletto d'oro (1834)

Narrativa in prosa
Il negro di Pietro il Grande (1828, incompiuto), trad. italiana di Irina Wassilcikoff e Gino Tomaioli, Documento Libraio Editore in Roma, 1944.
Le novelle del compianto Ivan Petrovič Belkin (5 racconti scritti a Bòldino nell'autunno del 1830).
Dubrovskij (risalente al 1832-33, uscito nel 1841).
La dama di picche (1834), messo in musica nel 1890 da Pëtr Il'ič Čajkovskij su libretto del fratello Modest Il'ič.
Kirdžali (1834).
La figlia del capitano (1836), messo in musica da César Cui che tra il 1907 e il 1909 scrisse il libretto e la partitura per l'opera omonima.
La solitaria casetta sull'isola di Vasilij, trad. italiana a cura di Alberta Brambatti e Mili Romano, Sellerio ed. 1983; La solitaria casetta sull'isola Vasil'evskij, a cura di Marcello Fanfoni, La Vita Felice, Milano 2025

Teatro
Boris Godunov (1825, pubblicato nel 1831), a cui s'ispira il libretto dell'opera omonima di Modest Petrovič Musorgskij.
Piccole tragedie (1830, microdrammi in versi)
Mozart e Salieri, messo in musica nel 1898 da Nikolaj Rimskij-Korsakov nell'opera omonima.
Il banchetto durante la peste, messo in musica nel 1900 da César Cui nell'opera omonima.
Il cavaliere avaro, messo in musica nel 1906 da Sergej Rachmaninov nell'opera omonima.
Il convitato di pietra, messo in musica nel 1869 da Aleksandr Dargomyžskij nell'opera omonima.


CONTI Haroldo (1925 - 1976)

Haroldo Pedro Conti  (Chacabuco, 25 maggio 1925 – 5 maggio 1976) è stato uno scrittore e giornalista argentino, desaparecido dopo esser sta...