martedì 29 novembre 2022

PANSA Giampaolo (1935 - 2020)

 

Giampaolo Pansa
(Casale Monferrato, 1º ottobre 1935 – Roma, 12 gennaio 2020) è stato un giornalista e scrittore italiano.
Nativo di Casale Monferrato, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico, si è laureato in scienze politiche con 110/110 e lode e dignità di stampa presso l'Università degli Studi di Torino, con una tesi in Storia moderna e contemporanea intitolata La Resistenza in provincia di Alessandria (1943-1945) (relatore Guido Quazza), il 16 luglio 1959. Il lavoro gli procurò il «premio Einaudi» (la tesi fu poi pubblicata da Laterza nel 1967). Durante gli anni universitari, Pansa fu anche allievo di Alessandro Galante Garrone, il quale lo indirizzò per primo verso gli studi storici sulla seconda guerra mondiale e sulla Resistenza italiana.
Dal primo matrimonio, con Lidia Casalone, è nato nel 1962 un figlio, Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto l'11 novembre 2017, all'età di 55 anni. In seconde nozze Pansa ha sposato la scrittrice Adele Grisendi con la quale conviveva dal 1989.
È deceduto il 12 gennaio 2020 a Roma all’età di 84 anni a causa di una diverticolite. Il suo archivio, contenente sia materiale relativo alla sua attività di scrittore sia a quella di giornalista, è stato donato nel 2021 al Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.
Nella carriera di Pansa hanno avuto un ruolo preponderante i giornali del Gruppo L'Espresso (la Repubblica e L'Espresso), coi quali Pansa ha collaborato (non ininterrottamente) dal 1977 al 2008. Negli anni della sua collaborazione alla Repubblica, Pansa fu tra i rappresentanti della linea editoriale vicina alla sinistra di opposizione, senza risparmiare critiche anche al Partito Comunista Italiano. A la Repubblica ed al suo fondatore
Pansa ha dedicato anche un libro: "La repubblica di Barbapapà", dal soprannome che la redazione del giornale aveva dato a Scalfari,[ il ritratto, tra le tante cose, mette in luce i difetti del fondatore di Repubblica: faziosità politica ed estrema autostima, dall'altra i suoi pregi: genialità e completa dedizione al lavoro.
Abile cronista politico, è considerato un "caposcuola" del giornalismo della prima repubblica; attento osservatore dei fatti e dei personaggi, partecipava ai congressi politici armato di taccuino e binocolo da teatro, ed era solito arrivare tra i primi in tribuna stampa.
Dopo la strage di piazza Fontana realizzò una preziosa opera di "controinformazione" che contribuì a smascherare le bugie delle autorità sulla strage, tuttavia si tenne lontano dalle campagne più virulente rifiutandosi, ad esempio, di firmare il manifesto contro il commissario Calabresi. È stato, inoltre, uno dei primi giornalisti di sinistra a riconoscere negli anni di piombo che "le Brigate Rosse erano rosse". Per la sua attività di giornalista, insieme al collega e amico Walter Tobagi, finì nel mirino delle stesse Brigate Rosse, che tuttavia scelsero di colpire quest'ultimo e non Pansa.
Sono note, inoltre, alcune sarcastiche definizioni e neologismi che Pansa ha dedicato ai politici ed ai partiti italiani: "Parolaio rosso" per Fausto Bertinotti, "Dalemoni" allusiva al cosiddetto "inciucio" tra Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi ai tempi della Bicamerale, "Balena Bianca" per la Democrazia Cristiana in riferimento alla capacità di uscire indenne da "mille battaglie" del partito come la balena del romanzo di Herman Melville, "truppe mastellate" per indicare i fedelissimi di Clemente Mastella derivando l'espressione da "truppe cammellate", "elefante rosso" per il Partito Comunista Italiano, "coniglio mannaro" per Arnaldo Forlani. Pansa non fu tenero neanche con i colleghi giornalisti: nel 1980
scrisse su La Repubblica un articolo titolato «Il giornalista dimezzato», nel quale stigmatizzava il comportamento, da lui giudicato ipocrita, dei colleghi che, a suo dire, "cedeva[no] metà della propria professionalità al partito, all'ideologia che gli era cara e che voleva[no] comunque servire anche facendo il [proprio] mestiere".
La sua attività di scrittore ha avuto come principale interesse la Resistenza italiana, già oggetto della sua tesi di laurea (pubblicata da Laterza nel 1967 con il titolo Guerra partigiana tra Genova e il Po).
Nel 2001 Pansa pubblica Le notti dei fuochi, ambientata tra il 1919 e il 1922, sulla nascita dello squadrismo, la marcia su Roma e i primi anni del regime fascista. Nel 2002 esce I figli dell'Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana. Comincia poi il «ciclo dei vinti», cioè una serie di libri sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La grande bugia e I vinti non dimenticano.
Pansa recupera fonti come il neofascista Giorgio Pisanò e Antonio Serena e racconta molte storie personali di cosiddetti "vinti" con metodo già descritto da Nicola Gallerano e in una forma che è stata definita un misto fra romanzo storico, feuilleton e pamphlet per il gruppo delle sue sei opere principali sulla resistenza.
Nel 2011 pubblica Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l'Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori.
Pansa muore a Roma il 12 gennaio 2020. I funerali si tengono due giorni più tardi presso la Collegiata dei Santi Leonardo e Cassia a San Casciano dei Bagni, al termine dei quali
viene sepolto nel cimitero locale.

Opere
Saggi
Viva l'Italia libera. Storia e documenti del primo Comitato militare del C.L.N. regionale piemontese, Torino, Istituto per la storia della Resistenza in Piemonte, 1964.
La Resistenza nel saluzzese, con Mario Giovana, Giorgio Bocca, Piero Caleffi, Saluzzo, R.P.C., 1964.
La Resistenza in Piemonte. Guida bibliografica 1943-1963, Torino, Giappichelli, 1965.
Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria, Bari, Laterza, 1967.
L'esercito di Salò nei rapporti riservati della Guardia nazionale repubblicana, 1943-44, Milano, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione, 1969; col titolo L'esercito di Salò. La storia segreta dell'ultima battaglia di Mussolini, Collana gli Oscar, Milano, A. Mondadori, 1970.
Borghese mi ha detto, Milano, Palazzi, 1971; nuova ed., con Appendice di altri testi dell'Autore, Collana La Storia · Le Storie, Milano, BUR-Rizzoli, 2022
Bisaglia: una carriera democristiana, Milano, SugarCo, 1975.
Cronache con rabbia, Torino, SEI, 1975.
Trent'anni dopo, con Vittorio Gorresio e Lietta Tornabuoni, Milano, Bompiani, 1976.
Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni '70, Collana Saggi n.26, Milano, Bompiani, 1977. Premio Nazionale Rhegium Julii per la Saggistica.
La guerra lampo di Cefis, Bologna, Il Mulino, 1977.
Storie italiane di violenza e terrorismo, Roma-Bari, Laterza, 1980.
Ottobre addio. Viaggio fra i comunisti italiani, Milano, A. Mondadori, 1982.
Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano, Milano, Rizzoli, 1986; Milano, BUR, 1988
I soldi in testa, testo di G. Pansa, fotografie di Gianni Berengo Gardin, Milano, Banca Mercantile Italiana, 1986.
Lo sfascio. Politici, politicanti, portaborse e malfattori, Milano, Sperling & Kupfer, 1987
Il malloppo. Finanzieri, tangentisti, onestuomini, furboni e altre storie di un'Italia ossessionata dal denaro, Milano, Rizzoli, 1989
L'intrigo. Come diventare qualunquisti senza esserlo, Milano, Sperling & Kupfer, 1990
Il gladio e l'alloro. L'esercito di Salò, Collezione Le Scie, Milano, A. Mondadori, 1991
Il regime. Dal disastro dei partiti alla Repubblica autoritaria, Milano, Sperling & Kupfer, 1991
I bugiardi. Tivù, giornali e partiti nell'Italia delle tangenti e della mafia, Milano, Sperling & Kupfer, 1992
L'utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia, Milano, A. Mondadori, 1992; Milano, Sperling & Kupfer, 2006.
L'anno dei barbari. Diario cattivo di come la crisi dei partiti ci ha regalato l'incognita leghista, Milano, Sperling & Kupfer, 1993
Romanzo di un ingenuo, Milano, Sperling & Kupfer, 2000
Le notti dei fuochi, Milano, Sperling & Kupfer, 2001
Bestiario d'Italia. 1994-2004, Milano, Sperling & Kupfer, 2004
Il revisionista, Milano, Rizzoli, 2009
I cari estinti. Faccia a faccia con quarant'anni di politica italiana, Milano, Rizzoli, 2010
Carta straccia. Il potere inutile dei giornalisti italiani, Milano, Rizzoli, 2011
Poco o niente. Eravamo poveri, torneremo poveri, Milano, Rizzoli, 2011
Tipi sinistri. I gironi infernali della casta rossa, Milano, Rizzoli, 2012
La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile, Milano, Rizzoli, 2013
Sangue, sesso, soldi. Una controstoria d'Italia dal 1946 a oggi, Milano, Rizzoli, 2013
Bella ciao. Controstoria della Resistenza, Milano, Rizzoli, 2014
Eia Eia Alalà. Controstoria del fascismo, Milano, Rizzoli, 2014
La destra siamo noi. Una controstoria da Scelba a Salvini, Milano, Rizzoli, 2015
L'Italiaccia senza pace. Misteri, amori e delitti del dopoguerra, Milano, Rizzoli, 2015
Il rompiscatole. L'Italia raccontata da un ragazzo del '35, Milano, Rizzoli, 2016
Vecchi, folli e ribelli. Il piacere della vita nella terza età, Milano, Rizzoli, 2016
L'Italia non c'è più. Come eravamo, come siamo, Milano, Rizzoli, 2017
Il mio viaggio tra i vinti. Neri, bianchi e rossi, Milano, Rizzoli, 2017
Uccidete il comandante bianco. Un mistero nella Resistenza, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2018
La repubblichina. Memorie di una ragazza fascista, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2018
Quel fascista di Pansa, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2019
Il dittatore. Matteo Salvini: ritratto irriverente di un seduttore autoritario, Collana Saggi
italiani, Milano, Rizzoli, 2019
L'Italia si è rotta, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2020 [libro incompiuto, pubblicato postumo]
Il sangue degli italiani. 1943-1946. Una storia per immagini della guerra civile, A cura di Adele Grisendi, Collana Saggi, Milano, Rizzoli, 2020 [raccolta di scritti]
Non è storia senza i vinti. La memoria negata della guerra civile, Collana Saggi, Milano, Rizzoli, 2022
Piombo e sangue. Da Piazza Fontana a Marco Biagi: violenza e terrorismo nelle cronache di un grande giornalista, a cura di Marco Damilano e Adele Grisendi, Collana Saggi, Milano, Rizzoli, 2023 [raccolta di scritti]

Romanzi
Ma l'amore no. Una storia di gente comune nell'Italia della guerra civile, Milano, Sperling & Kupfer, 1994
Siamo stati così felici. Un amore semplice nell'Italia del '48, Milano, Sperling & Kupfer, 1995
I nostri giorni proibiti. Romanzo di una passione nel dopoguerra, Milano, Sperling & Kupfer, 1996
La bambina dalle mani sporche, Milano, Sperling & Kupfer, 1997
Ti condurrò fuori dalla notte, Milano, Sperling & Kupfer, 1998
Il bambino che guardava le donne, Milano, Sperling & Kupfer, 1999
Notte a Is Arenas, Collana La Biblioteca della nuova Sardegna, Sassari, La nuova
Sardegna, 2004; Il Maestrale, 2010
I tre inverni della paura, Milano, Rizzoli, 2008
La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti, Milano, Rizzoli, 2012

Il «ciclo dei vinti»
I figli dell'Aquila, Milano, Sperling & Kupfer, 2002
Il sangue dei vinti, Milano, Sperling & Kupfer, 2003
Prigionieri del silenzio. Una storia che la sinistra ha sepolto, Milano, Sperling & Kupfer, 2004
Sconosciuto 1945, Milano, Sperling & Kupfer, 2005
La grande bugia, Milano, Sperling & Kupfer, 2006
I gendarmi della memoria, Milano, Sperling & Kupfer, 2007.
I vinti non dimenticano. I crimini ignorati della nostra guerra civile, Milano, Rizzoli, 2010

lunedì 28 novembre 2022

BOCCA Giorgio (1920 - 2011)

 
Giorgio Valentino Bocca 
(Cuneo, 28 agosto 1920 – Milano, 25 dicembre 2011) è stato un giornalista, scrittore e partigiano italiano.
Giorgio Bocca nacque a Cuneo nel 1920 da genitori entrambi insegnanti. Studiò alla facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino e, come tanti giovani italiani durante il ventennio, si iscrisse ai Gruppi Universitari Fascisti (GUF). Nell'organizzazione fascista ebbe anche un ruolo direttivo e divenne noto a livello provinciale anche per i suoi risultati nelle competizioni sciistiche; ricevette la medaglia d'oro nel 1940 a Roma da Benito Mussolini. Come calciatore, disputò la stagione del campionato 1938-1939 nelle file del Cuneo. Allo scoppio della guerra, ventenne, venne chiamato alle armi come allievo ufficiale nel Regio Esercito nel corpo degli Alpini. Nel giugno del 1940 partecipò alla battaglia delle Alpi Occidentali insieme allo scrittore Mario Rigoni Stern, all'alpinista e maestro di sci Gigi Panei e alla guida alpina Renato Chabod.
Con l'uscita del suo libro Il Provinciale lo stesso Bocca cita una recensione dei "Protocolli dei savi anziani di Sion" da lui scritta il 4 agosto 1942 sul settimanale La Provincia Grande (foglio di ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo) nel quale imputava il disastro della guerra alla «congiura ebraica» a cui «l'Europa ariana» dovrebbe opporsi». La recensione - trovata negli anni '80 da un'archivista del Centro di documentazione ebraico - lo stesso Bocca riferì fosse «un sunto nudo e crudo del testo che non sapevo apocrifo e che comunque non mi importava che lo fosse, dato che era una recensione chiestami dal federale per uno dei soliti ordini giunti da Roma», in cui vi era una «denuncia dell'imperialismo sionista». Sempre Bocca in seguito ricordò come su quella recensione «ci scherzavo anche con gli amici ebrei di Milano e di Courmayeur ma coglievo
sul loro viso come un riflesso condizionato: va be' non parliamone, ma l'hai scritta».
Sotto le armi strinse amicizia con Detto Dalmastro, in contatto con Duccio Galimberti; insieme ai due, dopo l'armistizio fondò le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Dopo l'8 settembre 1943 Giorgio Bocca aderì alla lotta partigiana, operando nella zona della Val Grana come comandante della Decima Divisione Giustizia e Libertà e, successivamente, in Valle Maira in qualità di Commissario politico della Seconda Divisione Giustizia e Libertà.
Giorgio Bocca incominciò a scrivere fin da adolescente, nella seconda metà degli anni trenta, su periodici a diffusione locale. Successivamente, dal 1938 al 1943, scrisse anche per la testata cuneese La Provincia Granda, Sentinella d'Italia. Alla fine della guerra riprese l'attività giornalistica, scrivendo per il giornale di Giustizia e Libertà finché fu chiamato a lavorare per la Gazzetta del Popolo di Torino, assunto dal liberale Massimo Caputo, quindi per L'Europeo. Negli anni sessanta incominciò a lavorare al Giorno di Milano a seguito della nomina a direttore di Italo Pietra, qui si affermò definitivamente come inviato speciale, sia all'estero (Guerra dei Sei Giorni), sia con inchieste sulla realtà italiana. Come Dino Buzzati, sostenne con forza la tesi della catastrofe naturale per il disastro del Vajont.
Nel 1975 sostenne che l'esistenza delle Brigate Rosse fosse in realtà una favola raccontata agli italiani dagli inquirenti e dai servizi segreti anche se qualche anno più tardi rivide pubblicamente le sue posizioni: «Bisogna ammettere che abbiamo preso una bella cantonata». Nel 1976 fu, insieme con Eugenio Scalfari, tra i fondatori del quotidiano la Repubblica, con cui da allora collaborò ininterrottamente. Tenne ininterrottamente sul settimanale L'Espresso la rubrica L'antitaliano che sospese solo un mese prima di morire a
seguito del peggioramento della malattia che lo affliggeva. Nel 1979 vinse il premio Campione d'Italia per la saggistica per il libro "Il terrorismo italiano 1970 1978". Nel 1983 pubblicò per Garzanti un volume, Mussolini socialfascista, sulla politica economica e sociale del fascismo. Negli anni ottanta ebbe anche un'esperienza nel giornalismo televisivo: a partire dal 1983 ideò e condusse una serie di trasmissioni per le reti Fininvest: Prima pagina, Protagonisti, 2000 e dintorni, Il cittadino e il potere e svolse anche il ruolo di opinionista per i programmi Dovere di cronaca e Dentro la notizia. Nel 1989 condusse per Canale 5 un'inchiesta sul terrorismo italiano e internazionale degli anni settanta e ottanta dal titolo Il mondo del terrore.
L'11 aprile 2008 gli fu assegnato il Premio Ilaria Alpi alla carriera, consegnatogli dal presidente della giuria Italo Moretti con una cerimonia privata nella sua casa milanese. I vincitori delle precedenti edizioni erano stati Enzo Biagi (2005), Ryszard Kapuściński (2006) ed Emilio Rossi (2007). Bocca affiancò alla principale carriera di giornalista l'attività di scrittore: il suo interesse si focalizzò principalmente sulla crisi sociale, che – nella sua interpretazione – generava il terrorismo, di cui raccontò la storia e intervistò i protagonisti. Si interessò anche di aspetti relativi al divario geografico dell'economia e del sociale in Italia, affrontando la questione meridionale e l'avvento del fenomeno leghista all'inizio degli anni novanta. Scrisse anche diverse importanti opere storiche, tra cui alcune incentrate sulla sua esperienza partigiana.
L'orientamento politico di Bocca nel corso del tempo si è rivelato variegato. Alle elezioni politiche del 1979 fu candidato al Senato con il PSI, non venendo però eletto. Dopo essere
stato un elettore socialista e poi repubblicano, diede la sua adesione ad alcune mozioni della nascente Lega Nord, poi la votò con voto strumentale, perché aveva mandato via Craxi e la DC, e infine la contrastò. All'inizio dell'ascesa di Bettino Craxi ai vertici del PSI, si ricordano alcuni articoli elogiativi di Bocca, che poi però fu uno dei nemici acerrimi della politica di Craxi e della cosiddetta "Milano da bere" degli anni ottanta. Profondamente critico nei confronti della globalizzazione, nelle sue ultime opere dà una lettura assai negativa dell'ascesa politica di Silvio Berlusconi e della politica statunitense di stampo conservatore.
Negli ultimi anni Bocca si contrappose ad alcuni tentativi di revisione critica della Resistenza; in particolare entrò in polemica con Giampaolo Pansa, che era stato suo collega prima a Il Giorno, poi a la Repubblica e L'Espresso. Per Bocca si rischiava, con «i libri e gli articoli alla Pansa», di aprire a un revisionismo strisciante e cerchiobottista che voleva accomunare la Resistenza italiana e il fascismo, omettendo di ricordare le correità del fascismo con il nazismo, descrivendo mali e beni di entrambi i fronti per arrivare a un'assoluzione generale. Bocca lanciò per questo, dalle pagine del quotidiano la Repubblica, numerosi moniti rivolti alle nuove generazioni perché ricordassero i valori fondanti della Repubblica italiana. Alle accuse di Bocca di essere "visceralmente anticomunista", Pansa replicò: "Io gli potrei rispondere: visceralmente fascista, antiebreo, antiebraico, antisemitico come lui scriveva sul giornale del partito fascista di Cuneo".
Negli ultimi tempi sollevò anche il problema del conformismo culturale, in un botta e risposta su la Repubblica con Beniamino Placido (critico letterario del quotidiano di Scalfari) interrogandosi sul silenzio riservato dagli intellettuali di sinistra ai testi di due scrittori di successo ma non di sinistra: Giovannino Guareschi e Gianna Preda. La sua conclusione:
«Qui si tratta di mettersi una buona volta d'accordo su che cosa s'intende per intellettuale: se è uno che deve fare il suo esercizio sul trapezio e basta o se deve pensare con la sua testa e dire la verità».
Intervistato dall'Espresso, nel 2007, dichiarò: «Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l'emancipazione civile dell'Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c'erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. È il successo di chi elogia i vizi, i tipi alla Briatore».
Giorgio Bocca morì, dopo una breve malattia, nella sua casa di Milano il giorno di Natale del 2011, a 91 anni.
I funerali si svolsero due giorni dopo nella chiesa di San Vittore al Corpo, alla presenza di numerosi esponenti del giornalismo italiano. La salma è stata cremata, e le sue ceneri si trovano a La Salle, in Valle d'Aosta, dove lo scrittore possedeva una casa di villeggiatura.
Giorgio Bocca si dichiarava ateo. Tuttavia nel 2020 l'amico e teologo Roberto Vignolo ha descritto su la Repubblica un suo rapporto privato più complesso con la fede, specialmente negli ultimi anni di vita: esso sarebbe maturato nella dialettica con la moglie Silvia Giacomoni (che nel 2004 aveva pubblicato La nuova Bibbia Salani), e nelle frequentazioni con l'ebraista Paolo De Benedetti, con Enzo Bianchi e con Suor Germana Iannaccone, stretta collaboratrice di Carlo Maria Martini (oltre allo stesso Vignolo).

Opere
Partigiani della montagna. Vita delle divisioni « Giustizia e Libertà » del Cuneese, Borgo San Dalmazzo, Bertello, 1945; Prefazione di G. Bocca (gennaio 2004), Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2004
I ballerini, Firenze, Vallecchi, 1960.
Miracolo all'italiana, Milano, Edizioni Avanti!, 1962.
I giovani leoni del neocapitalismo, Bari, Laterza, 1963.
La scoperta dell'Italia, Bari, Laterza, 1963.
Nenni quarant'anni dopo, Firenze, Marchi, 1964.
Una Repubblica partigiana. Ossola, 10 settembre - 23 ottobre 1944, Milano, Il Saggiatore, 1964.
La Resistenza nel saluzzese, con Mario Giovana e Giampaolo Pansa, Saluzzo, RPC, 1964.
La nuova frontiera di Milano. Almanacco Torriani 1965, Milano-Roma, Torriani, 1965.
Storia dell'Italia partigiana. Settembre 1943 - Maggio 1945, Bari, Laterza, 1966; Mondadori, Milano, 1995; Serie bianca, Feltrinelli, Milano, 2012
Cavallero, Milano, Longanesi, 1968; col titolo Il bandito Cavallero. Storia di un criminale che voleva fare la rivoluzione, Serie bianca, Feltrinelli, Milano, 2016
Storia d'Italia nella guerra fascista. 1940-1943, Bari, Laterza, 1969; Mondadori, Milano, 1996; Feltrinelli, Milano, 2017
I manifesti italiani fra belle époque e fascismo, presentati da, Milano, Fratelli Fabbri, 1971.
L'Italia fascista, Milano, A. Mondadori, 1973.
Palmiro Togliatti, Roma-Bari, Laterza, 1973; Serie bianca, Feltrinelli, Milano, 2014
La Russia di Breznev. Resoconto di viaggio e informazioni, Roma-Bari, Laterza, 1974.
Storie della Resistenza, Verona, Edizioni scolastiche B. Mondadori, 1976.
L'Italia è malata, Roma, L'Espresso, 1977.
La Repubblica di Mussolini, Roma-Bari, Laterza, 1977.
Moro: una tragedia italiana, a cura di, Milano, Bompiani, 1978.
Storia popolare della Resistenza, Roma-Bari, Laterza, 1978.
Il terrorismo italiano. 1970-1978, Milano, Rizzoli, 1978.
Vita di giornalista, a cura di Walter Tobagi, Roma-Bari, Laterza, 1979.
Il caso 7 Aprile. Toni Negri e la grande inquisizione, Milano, Feltrinelli, 1980.
Viaggio nella storia e nella cultura, 3 voll., Bologna, Zanichelli, 1980.
I signori dello sciopero, Milano, Longanesi, 1980.
Storia della Repubblica Italiana, 6 voll., Milano, Rizzoli, 1981.
Il terrorismo italiano, 1970-1980, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1981.
Il terrorismo italiano 1970/1980, collana Biblioteca Universale Rizzoli, "nuova edizione", Milano, Rizzoli, 1981 [1978].
In che cosa credono gli italiani?, Milano, Longanesi, 1982.
Storia della Repubblica italiana dalla caduta del fascismo a oggi, Milano, Rizzoli, 1982.
Mussolini socialfascista. Il socialismo reale non è fascismo ma come gli somiglia, Milano,
Garzanti, 1983.
Italia anno uno. Le campagne senza contadini, le città senza operai, Milano, Garzanti, 1984.
Trent'anni di trame, a cura di, Milano, L'Espresso, 1985.
Noi terroristi. Dodici anni di lotta armata ricostruiti e discussi con i protagonisti, Milano, Garzanti, 1985.
Cadillac Allante, Milano, Automobilia, 1986.
L'Italia che cambia, Milano, Garzanti, 1987
Gli anni del terrorismo. Storia della violenza politica in Italia dal '70 ad oggi, Roma, A. Curcio, 1988.
Gli italiani sono razzisti?, Milano, Garzanti, 1988
L'uomo l'energia la vita, Roma, Enel, 1988.
Il padrone in redazione, Milano, Sperling & Kupfer, 1989
La disUnità d'Italia. Per venti milioni di italiani la democrazia è in coma e l'Europa si allontana, Milano, Garzanti, 1990. Premio Sila.
Il provinciale. Settant'anni di vita italiana, Milano, Mondadori, 1991, Premio Bagutta. Collana I narratori, Feltrinelli, Milano, 2007
L'inferno. Profondo sud, male oscuro, Milano, Mondadori, 1992
Metropolis. Milano nella tempesta italiana, Milano, Mondadori, 1993
Il sottosopra. L'Italia di oggi raccontata a una figlia, Milano, Mondadori, 1994
Il filo nero, Milano, Mondadori, 1995
Il viaggiatore spaesato, Milano, Mondadori, 1996
Italiani strana gente, Milano, Mondadori, 1997
Voglio scendere!, Milano, Mondadori, 1998
Il secolo sbagliato, Milano, Mondadori, 1999
Pandemonio. Il miraggio della new economy, Milano, Mondadori, 2000
Il dio denaro. Ricchezza per pochi, povertà per molti, Milano, Mondadori, 2001
Piccolo Cesare, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2002.
Basso Impero, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2003
L'Italia l'è malada, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2005
Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell'indifferenza dell'Italia, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2006
Le mie montagne. Gli anni della neve e del fuoco, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2006
È la stampa, bellezza! La mia avventura nel giornalismo, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2008
Annus Horribilis, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2009
Fratelli coltelli. 1943-2010: l'Italia che ho conosciuto, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2010
Aspra Calabria, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011
Grazie no. Sette idee che non dobbiamo più accettare, Serie bianca, Milano, Feltrinelli, 2012

domenica 27 novembre 2022

PLACIDO Beniamino (1929 - 2010)

 

Beniamino Placido
(Rionero in Vulture, 1º febbraio 1929 – Cambridge, 6 gennaio 2010) è stato un giornalista, critico letterario e conduttore televisivo italiano.
Nato da Michele e Maria Nucci, era terzo di cinque figli, nonché cugino del padre dell'attore Michele Placido. Suo padre morì nel 1937 ad Asmara, durante le guerre coloniali del regime fascista. Dopo aver frequentato il Liceo classico Quinto Orazio Flacco di Potenza, si trasferì con la famiglia a Roma dove si laureò in lettere presso l'Università La Sapienza, in seguito ottenne tramite concorso la carica di consigliere parlamentare della Camera dei deputati, ove ebbe la titolarità dell'ufficio di segreteria della Commissione agricoltura. Mentre negli anni sessanta il suo collega Antonio Maccanico andava negli Stati Uniti come studioso del sistema finanziario internazionale, nell'autunno del 1963 Placido vi si recava per studiare la letteratura angloamericana, dando seguito a un interesse già coltivato negli anni precedenti seguendo le lezioni universitarie di Mario Praz: ne derivò una profonda conoscenza della materia, che insegnò per alcuni anni alla Sapienza, mentre abbandonava la carriera amministrativa parlamentare.
Dopo il matrimonio con la docente Anna Amendola, si è unito alla scrittrice e traduttrice Nadia Fusini dalla quale ha avuto la figlia Barbara.
Ha collaborato fin dai primi numeri alle pagine culturali del quotidiano La Repubblica, tenendo fra l'altro la fortunata rubrica di critica televisiva A Parer Mio dal 1985 al 1993, e continuando a pubblicarvi interventi sornioni e pungenti sulla letteratura e il costume. Collaborò con Rai 1 presentando in prima serata: Serata Garibaldi (RAI 1, 1982), Serata Marx (RAI 1, 1983), Serata Mussolini (RAI 1, 1983), Serata Orwell (RAI 1, 1984), Serata Manzoni (RAI 1, 1985) e Serata Freud (RAI 1, 1986). Sotto la direzione di Angelo Guglielmi, condusse per Rai 3
(insieme a Indro Montanelli) Eppur si muove, programma sul comportamento degli italiani andato in onda in dieci puntate nel 1994.
Sull'universo televisivo ha pubblicato: Tre divertimenti, Variazioni sul tema dei Promessi Sposi, di Pinocchio, e di Orazio (1990), composizioni giocose ed esercizi di stile sulla TV, e La televisione col cagnolino (1993), in cui un celebre racconto di Anton Čechov, La signora con il cagnolino, diventa lo spunto, lieve, indiretto, per meditare sul funzionamento della televisione. Placido ha insegnato ad avere con la TV un rapporto inquieto e sensibile, applicando al piccolo schermo una critica "creativa" fatta di invenzioni, divagazioni, ironia.
A un collega inesperto che gli chiedeva cosa significasse fare il critico televisivo, Placido ha risposto: «Credo dipenda dalle generazioni, e per la mia generazione significa affacciarsi alla finestra e vedere che cosa accade, chi passa, che cosa si dice, né più né meno.»
Al cinema è apparso nei film di Nanni Moretti Come parli frate? (1974) e Io sono un autarchico (1976), in Porci con le ali (1977) di Paolo Pietrangeli e in Cavalli si nasce (1989) di Sergio Staino, mentre in televisione nei programmi 16 e 35 (1978), Serata Garibaldi (1982), Serata Mussolini[5] (1983), Serata Manzoni (1985) ed Eppur si muove (1994).
È morto il 6 gennaio 2010, all'età di 80 anni, dopo una lunga malattia, a Cambridge, nel Regno Unito, dove si era stabilito da un paio di mesi accanto alla figlia Barbara.

Opere
Le due schiavitù. Per un'analisi dell'immaginazione americana, Torino, Einaudi, 1975. Nuova
edizione a cura di A. Portelli e F. Cappa, Milano, Feltrinelli, 2023
(con Umberto Eco e Gian Paolo Ceserani) La riscoperta dell'America, Roma-Bari, Laterza, 1984
Tre divertimenti. Variazioni sul tema dei Promessi sposi, di Pinocchio e di Orazio, Bologna, Il mulino, 1990
La televisione col cagnolino, Bologna, Il mulino, 1993
(con Indro Montanelli) Eppur si muove. Cambiano gli italiani?, Milano, Rizzoli, 1995
Beniamino Placido presenta Il grande inquisitore di Dostoevskij, Roma-Bari, Laterza, 1995
Nautilus. La cultura come avventura, a cura di Franco Marcoaldi, Roma-Bari, GLF editori Laterza, 2010



sabato 26 novembre 2022

SCALFARI Eugenio (1924 - 2022)

 

Eugenio Scalfari
(Civitavecchia, 6 aprile 1924 – Roma, 14 luglio 2022) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano. È considerato uno dei più influenti giornalisti italiani del XX secolo.
Contribuì, con altri, a fondare il settimanale L'Espresso e in seguito fu fondatore del quotidiano la Repubblica. I suoi campi principali di analisi erano l'economia e la politica; si definiva socialista liberale, azionista e radicale.
Scalfari nacque a Civitavecchia, in provincia di Roma, il 6 aprile 1924 da genitori calabresi, Pietro e Gina; suo padre era originario del comune di Monteleone (l'odierna Vibo Valentia). Iscrittosi dapprima al liceo classico "Terenzio Mamiani" di Roma, passò poi al liceo classico "Gian Domenico Cassini" di Sanremo - dove intanto si era trasferito con la famiglia a causa del lavoro del padre, chiamato a svolgervi l'attività di direttore artistico del locale casinò - nel quale compì fino alla fine il suo ciclo di studi liceali, avendo come suo compagno di banco il futuro scrittore Italo Calvino.
Tra le prime esperienze giornalistiche di Scalfari c'è Roma Fascista, organo ufficiale del GUF (Gruppo Universitario Fascista), mentre era studente di giurisprudenza. Negli anni successivi Scalfari continua a collaborare con riviste e periodici legati al fascismo, come Nuovo Occidente, diretto dall'ex squadrista e fascista cattolico Giuseppe Attilio Fanelli. Nel 1942 Scalfari sarà nominato caporedattore di Roma Fascista.
All'inizio del 1943 scrive una serie di corsivi non firmati sulla prima pagina di Roma Fascista in cui lancia generiche accuse verso speculazioni da parte di gerarchi del Partito Nazionale Fascista sulla costruzione dell'EUR. Questi articoli portarono alla sua espulsione dai GUF e dal Partito per opera di Carlo Scorza, allora vicesegretario del PNF. Di fronte al gerarca, intenzionato a perseguire i presunti speculatori, il giovane Scalfari aveva ammesso come i suoi corsivi fossero basati su voci generiche. Il gerarca lo accusò poi di essere un imboscato, e lo prese materialmente per il bavero, strappandogli le mostrine dalla divisa del partito.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale entra in contatto con il neonato Partito Liberale
Italiano, conoscendo giornalisti importanti nell'ambiente. Nel 1950, mentre lavora presso la Banca Nazionale del Lavoro, diventa collaboratore, prima a Il Mondo e poi a L'Europeo, di due personalità che spesso richiama nei suoi scritti: Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti. Ricorderà poi, con orgoglio, di essere stato licenziato dalla BNL per una serie di articoli sulla Federconsorzi non graditi alla direzione.
Nel 1955 partecipa all'atto di fondazione del Partito Radicale, di cui è vicesegretario fino allo scioglimento nel 1961. Nello stesso anno nasce il settimanale L'Espresso: Scalfari è direttore amministrativo e scrive articoli di economia.
Nel 1963 somma la carica di direttore responsabile de L'Espresso a quella di direttore amministrativo. Il settimanale arriva in cinque anni a superare il milione di copie vendute. Il successo giornalistico si fuse con il piglio imprenditoriale, dato che Scalfari continuò a gestire anche la parte organizzativa e amministrativa.
Sempre nel 1967, pubblica insieme a Lino Jannuzzi l'inchiesta sul SIFAR che fa conoscere il tentativo di colpo di Stato chiamato piano Solo. Il generale De Lorenzo li querela e i due giornalisti vengono condannati rispettivamente a 15 e a 14 mesi di reclusione, malgrado la richiesta di assoluzione fatta dal Pubblico Ministero Vittorio Occorsio, che era riuscito a leggere gli incartamenti integrali prima che il governo ponesse il segreto di Stato.
Scalfari e Jannuzzi evitano il carcere grazie all'immunità parlamentare offerta loro dal Partito Socialista Italiano: alle elezioni politiche del 1968 Scalfari viene eletto deputato, come indipendente, nelle liste del PSI, segreteria Mancini, mentre Jannuzzi diviene senatore.
Scalfari, che era stato eletto sia nella circoscrizione di Torino che in quella di Milano, opta per la seconda e aderisce al gruppo del PSI. Resta deputato fino al 1972. Nel 1968, dopo la candidatura al Parlamento, aveva lasciato la direzione de L'Espresso.
Nel 1971 sottoscrive la lettera aperta a L'Espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Nel 2017, dopo 45 anni, ammette che "quella firma era stata un errore"
In quegli anni critica accanitamente le manovre di Eugenio Cefis, prima presidente dell'Eni e poi di Montedison, appoggiando spesso chi gli si opponeva; tra questi vi fu nel 1971 Sindona nel suo scontro con Mediobanca per il controllo di Bastogi. Soprattutto contro Cefis è indirizzato il celebre libro-inchiesta pubblicato da Scalfari e da Giuseppe Turani nel 1974, Razza padrona.
Nel 1976, dopo aver già tentato (inutilmente) di varare un quotidiano insieme a Indro Montanelli, che ne aveva respinto la proposta definendola piuttosto azzardata, Scalfari fonda il quotidiano la Repubblica, che debutta nelle edicole il 14 gennaio di quell'anno. L'operazione, attuata con il Gruppo L'Espresso e la Arnoldo Mondadori Editore, apre una nuova pagina del giornalismo italiano. Il quotidiano romano, sotto la sua direzione, compie in pochissimi anni una scalata imponente, diventando per lungo tempo il principale giornale italiano per tiratura.
L'assetto proprietario registra negli anni ottanta consolidamenti della posizione dello stesso Scalfari e l'ingresso di Carlo De Benedetti, nonché un vano tentativo di acquisizione da parte di Silvio Berlusconi in occasione della "scalata" del titolo Arnoldo Mondadori Editore, finito con
il Lodo Mondadori, resosi necessario a causa del fatto che (come accertato dalla magistratura in seguito) Berlusconi, a capo della Fininvest, aveva corrotto uno dei tre giudici per avere un pronunciamento favorevole nella disputa con De Benedetti per il controllo della Mondadori: tale accordo fu fortemente voluto da Giulio Andreotti, grazie all'intermediazione di Giuseppe Ciarrapico. Sotto la guida di Scalfari, "Repubblica" apre il filone investigativo sul caso Enimont, che dopo due anni verrà in buona parte confermato dall'inchiesta di "Mani pulite".
Contro Bettino Craxi, a differenza che con Giovanni Spadolini e successivamente con Ciriaco De Mita , Scalfari si era speso sin dall'inizio del decennio precedente, considerandolo l'archetipo della questione morale,[16] contro cui si scagliava l'anima della sinistra, rappresentata da Enrico Berlinguer , del quale invece elogiò lo "strappo" con l'Unione Sovietica in occasione del golpe polacco, pur restando essenzialmente estraneo alla tradizione comunista e rimanendo su posizioni legate all'intellettualità laica e alla tecnocrazia. In tal senso vanno lette alcune sue importanti iniziative, tutte sostenute per il tramite di "Repubblica": sponsorizza il "governo del Presidente", candidandovi il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, già negli anni ottanta; indica al presidente Oscar Luigi Scalfaro il commissario PSI a Milano Giuliano Amato come viatico per la sua scelta a premier nel 1992; apprezza Guido Rossi come commissario delle aziende travolte nel turbine di Tangentopoli. Il 27 gennaio 1994 incomincia, dapprima in solitaria, la sua ventennale battaglia contro Silvio Berlusconi. Sconfitto Vittorio Sgarbi, il 7 maggio 2008 è il primo a percepire e ad avvertire il pubblico circa la potenziale discesa in politica di Beppe Grillo. Il 9 gennaio 2018
rompe definitivamente con il suo ex editore Carlo De Benedetti.
Dopo vent'anni di direzione del quotidiano, nel 1996 Scalfari si ritirò da tale posizione, dopo che già da tempo aveva ceduto, insieme a Caracciolo, la proprietà a Carlo De Benedetti; il suo successore fu Ezio Mauro, ma Scalfari mantenne il ruolo di editorialista dell'edizione domenicale. I suoi editoriali entrarono nella consuetudine del giornale, tanto da essere soprannominati - anche per la loro lunghezza - "la messa cantata della domenica".
Cura altresì una rubrica su L'Espresso (Il vetro soffiato). Il 6 luglio 2007 sul Venerdì di Repubblica (il magazine settimanale che esce dal 1987), annuncia di voler abbandonare dopo l'estate la sua storica rubrica Scalfari risponde, ringraziando i lettori per l'affetto ricevuto e gli stimoli da loro pervenuti per le sue riflessioni. Gli subentra Michele Serra.
Su RaiSat Extra è andato in onda per qualche tempo, ogni giovedì, un programma dal titolo La Scalfittura, in cui Scalfari teneva colloqui politici con Giovanni Floris.
Dopo aver lasciato anche la sua rubrica domenicale su la Repubblica (il suo ultimo editoriale, datato 6 marzo 2022, aveva come tema il conflitto russo-ucraino), Eugenio Scalfari muore a Roma il 14 luglio 2022, all'età di 98 anni. La camera ardente si è tenuta il 15 luglio e il funerale laico il 16 luglio, entrambi nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma. Le ceneri, per espressa volontà testamentaria, riposano nel cimitero di Rosta (TO), accanto alla prima moglie. L'ultima sua intervista televisiva risale al 20 settembre 2020.

Opere
Petrolio in gabbia, con Ernesto Rossi e Leopoldo Piccardi, Bari, Laterza, 1955.
I padroni della città, con Leone Cattani e Angelo Conigliaro, Bari, Laterza, 1957.
Le baronie elettriche, con Josiah Eccles, Ernesto Rossi e Leopoldo Piccardi, Bari, Laterza, 1960.
Rapporto sul neocapitalismo in Italia, Bari, Laterza, 1961.
Il potere economico in URSS, Bari, Laterza, 1962.
Storia segreta dell'industria elettrica, Bari, Laterza, 1963.
L'autunno della Repubblica. La mappa del potere in Italia, Milano, Etas Kompass, 1969.
Il caso Mattei. Un corsaro al servizio della repubblica, con Francesco Rosi, Bologna, Cappelli, 1972.
Razza padrona. Storia della borghesia di Stato, con Giuseppe Turani, Milano, Feltrinelli, 1974.
Interviste ai potenti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979.
Come andremo a incominciare?, con Enzo Biagi, Milano, Rizzoli, 1981.
L'anno di Craxi (o di Berlinguer?), Milano, Mondadori, 1984.
La sera andavamo in Via Veneto. Storia di un gruppo dal «Mondo» alla «Repubblica», Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1986; Collana Super ET, Torino, Einaudi, 2009
Incontro con Io, Milano, Rizzoli, 1994; Collana ET Scrittori, Torino, Einaudi, 2011
Denis Diderot, Il sogno di d'Alembert seguito da Il sogno di una rosa di Eugenio Scalfari, Collana La memoria, Palermo, Sellerio, 1994. - II ed. accresciuta, nuova Introduzione di E. Scalfari, Palermo, Sellerio, 2018
Alla ricerca della morale perduta, Milano, Rizzoli, 1995; Collana ET Scrittori, Torino, Einaudi, 2019
Il labirinto, Milano, Rizzoli, 1998; Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2016
Attualità dell'Illuminismo, a cura di, Roma-Bari, Laterza, 2001.
La ruga sulla fronte, Milano, Rizzoli, 2001; Collana ET Scrittori, Torino, Einaudi, 2010
Articoli, 5 voll., Roma, la Repubblica, 2004.
Dibattito sul laicismo, a cura di E. Scalfari, Roma, La Biblioteca di Repubblica, 2005.
L'uomo che non credeva in Dio, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2008
Per l'alto mare aperto. La modernità e il pensiero danzante, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2010
Scuote l'anima mia Eros, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2011
La questione morale. La storica intervista di Eugenio Scalfari, Reggio Emilia, Aliberti, 2011. - ed. ampliata, Prefazione di Luca Telese, Aliberti, 2012.
Vito Mancuso-E. Scalfari, Conversazioni con Carlo Maria Martini, Collana Campo dei fiori, Roma, Fazi, 2012
La passione dell'etica. Scritti 1963-2012, a cura di Angelo Cannatà, Collezione I Meridiani, Milano, Mondadori, 2012
Papa Francesco-E. Scalfari, Dialogo tra credenti e non credenti, Torino, Einaudi, 2013
L'amore, la sfida, il destino. Il tavolo dove si gioca il senso della vita, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2013.
Racconto autobiografico, Collana Passaggi, Torino, Einaudi, 2014
L'allegria, il pianto, la vita, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2015
L'ora del blu, Torino, Einaudi, 2019
Il Dio unico e la società moderna. Incontri con Papa Francesco e il Cardinale Carlo Maria Martini, Torino, Einaudi, 2019

venerdì 25 novembre 2022

DE CRESCENZO Luciano (1928 - 2019)

 

Luciano De Crescenzo
(Napoli, 18 agosto 1928 – Roma, 18 luglio 2019) è stato uno sceneggiatore, regista e scrittore italiano che inizialmente aveva svolto la professione di ingegnere.
Noto per la sua attività di divulgazione di varie discipline tra cui filosofia, letteratura e mitologia greca e romana e soprattutto per la sua produzione come saggista grazie alla quale riusciva a spiegare con arguzia e semplicità argomenti ostici di queste discipline.
Obbedendo al desiderio paterno si laureò in ingegneria e svolse a lungo questa professione, salvo poi abbandonarla per dedicarsi alla divulgazione e all'editoria.
Nacque a Napoli, nel quartiere San Ferdinando, il 18 agosto 1928 (anche se suo padre ne registrò la nascita due giorni dopo, il 20), precisamente in via Generale Giordano Orsini al civico 40, nello stesso stabile dove un anno dopo sarebbe nato Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer, insieme al quale frequentò le scuole elementari. Nella sua autobiografia racconta che i genitori, Eugenio De Crescenzo (1880-1956) e Giulia Panetta (1883-1971), si sposarono piuttosto tardi, essendosi conosciuti avanti con gli anni attraverso "presentazione fotografica" (le nozze furono combinate da una famosa sensale dell'epoca, Amalia 'a Purpessa). Da giovane lavorò nella ditta di guanti gestita dal padre, che aveva imparato l'arte di intagliatore di pelli in un opificio del rione Sanità. Durante la seconda guerra mondiale la famiglia De Crescenzo si spostò a San Giorgio a Liri, nei pressi di Cassino, poiché il padre riteneva che questo luogo sarebbe stato più sicuro di altri: "un ventre di vacca" (le cose andarono diversamente, infatti Cassino fu rasa al suolo e i centri circostanti subirono gravi danni).
Dopo aver conseguito la maturità classica al liceo ginnasio statale Jacopo Sannazaro, secondo il volere dei genitori si laureò in ingegneria idraulica col massimo dei voti
presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II; fu allievo di Renato Caccioppoli, il quale lo persuase a scegliere proprio questa branca, poi un amico lo convinse a studiare anche elettronica per avere maggiori possibilità di trovar lavoro. Prima di trasferirsi a Milano, tuttavia, il futuro scrittore ebbe modo di sperimentare le difficoltà applicative della sua laurea: non riuscendo a trovare adeguata sistemazione nel campo geologico-geotecnico, svolse attività differenti, come il venditore di tappeti in un negozio nei pressi di piazza del Municipio, a Napoli, e persino il cronometrista alle Olimpiadi di Roma, nel 1960.
Dopo tale periodo, si trasferì nel capoluogo lombardo, dove, nel 1961, venne assunto all'IBM, rimanendovi per diciotto anni in qualità di addetto alle pubbliche relazioni. Promosso dirigente, nel 1976 capì la sua vera vocazione, ovvero quella di scrittore divulgatore di discipline umanistiche. Decise quindi, nel 1979, di lasciare il suo lavoro e dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, favorito anche dall'interessamento di Maurizio Costanzo, padrino della sua prima opera, Così parlò Bellavista. Grazie anche alla partecipazione al talk show Bontà loro, condotto da Costanzo, e ad altre apparizioni pubbliche, fra il 1976 e il 1977 il suo libro vendette oltre 600 000 copie e fu tradotto anche in giapponese, diventando un vero e proprio caso letterario.
Nel corso degli anni Luciano De Crescenzo divenne così un autore di successo internazionale. Pubblicò in totale cinquanta libri, vendendo 18 milioni di copie nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 Paesi. Tra questi una lunga serie di romanzi, cui si aggiungono opere di saggistica divulgativa nelle quali oltre a raccontare in maniera quasi giocosa argomenti piuttosto
complessi della filosofia, si adopera per far conoscere gli usi e i costumi del popolo di Napoli contribuendo così a scardinare tutti quei pregiudizi che aleggiano da sempre su di esso. Nel 1998, con l'opera Il tempo e la felicità edita da Arnoldo Mondadori Editore, vinse il premio Cimitile.
Luciano De Crescenzo affiancò per tutta la sua vita all'attività di scrittore quella di divulgatore, capace di far avvicinare anche i più inesperti ai problemi sollevati dalla filosofia antica; oltre ai suoi numerosi libri, nel corso degli anni ottanta e novanta condusse trasmissioni televisive come Bit - Storie di computer e Zeus - Le gesta degli dei e degli eroi, che si proponevano di coniugare divulgazione e divertimento. Nel 1994 la città di Atene gli conferì la cittadinanza onoraria, proprio per il suo impegno nel voler attualizzare la filosofia greca. De Crescenzo s'interessò anche alla filosofia medievale e, in minor misura, a quella moderna e contemporanea. Nel corso della sua lunga carriera collaborò a varie testate giornalistiche tra cui Il Mattino, il Corriere della Sera e la Repubblica.
Nel 1995 Forza Italia gli propose di candidarsi tra le sue file, ma egli declinò; negli ultimi anni si schierò più volte apertamente con i Radicali di Emma Bonino. Si definiva ateo cristiano. Negli ultimi anni soffrì di una malattia neuropsicologica, la prosopagnosia, che non gli permetteva di riconoscere i volti delle persone.
Luciano De Crescenzo morì il 18 luglio 2019, un mese prima di compiere 91 anni, al Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato da alcuni giorni per una polmonite. Dopo la camera ardente nella sala della Protomoteca del Palazzo Senatorio in Campidoglio a Roma, i funerali furono celebrati il 20 luglio a Napoli all'interno della basilica di Santa Chiara alla presenza di colleghi e amici come Domenico De Masi, Renzo Arbore, Marisa
Laurito, Mara Venier, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e l'assessore alla cultura Nino Daniele. Successivamente il feretro fu tumulato secondo le sue volontà nel cimitero di Furore, comune della costiera amalfitana.

Opere
Così parlò Bellavista. Napoli, amore e libertà, Milano, Mondadori, 1977.
Raffaele, Milano, Mondadori, 1978.
La Napoli di Bellavista. Sono figlio di persone antiche, Milano, Mondadori, 1979.
Zio Cardellino, Milano, Mondadori, 1981.
Storia della filosofia greca. I presocratici, Milano, Mondadori, 1983.
Oi dialogoi. I dialoghi di Bellavista, Milano, A. Mondadori, 1985.
Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi, Milano, A. Mondadori, 1986.
La domenica del villaggio, Milano, A. Mondadori, 1987
Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo, Milano, A. Mondadori, 1989
Elena, Elena, amore mio, Milano, A. Mondadori, 1991
Zeus. I miti dell'amore, Milano, A. Mondadori, 1991
Zeus. I miti degli eroi, Milano, A. Mondadori, 1992
Il dubbio, Milano, A. Mondadori, 1992
Croce e delizia, Milano, A. Mondadori, 1993
I miti degli dei, con 2 VHS, Milano, A. Mondadori, 1993
Socrate, Milano, A. Mondadori, 1993
Viaggio in Egitto, come Luciano De Crescenzo & Co., Magreglio, Shakespeare and Company, 1993.
I miti della guerra di Troia, con 2 VHS, Milano, A. Mondadori, 1994
Usciti in fantasia. Nove racconti, Milano, A. Mondadori, 1994
Panta rei, Milano, A. Mondadori, 1994
I grandi miti greci a fumetti, 24 voll., Novara-Milano, De Agostini-A. Mondadori, 1995.
Ordine e disordine, Milano, Mondadori, 1996
Nessuno. L'Odissea raccontata ai lettori d'oggi, Milano, Mondadori, 1997
Sembra ieri, Milano, Mondadori, 1997
Il tempo e la felicità, Milano, Mondadori, 1998
I grandi miti greci. Gli Dei, gli eroi, gli amori, le guerre, Milano, Mondadori, 1999
Le donne sono diverse, Milano, Mondadori, 1999
La distrazione, Milano, Mondadori, 2000
Tale e quale, Milano, Mondadori, 2001
Storia della filosofia medioevale, Milano, Mondadori, 2002
Storia della filosofia moderna. Da Niccolò Cusano a Galileo Galilei, Milano, Mondadori, 2003
Love. L'amore ai tempi del viagra, con Diabolik, Roberto Gervaso, Milo Manara, Flavio Oreglio, Arrigo Petacco, Andrea G. Pinketts, Folco Quilici, il Conte Uguccione, Paolo Villaggio e Stefano Zecchi, Milano, Oscar Mondadori, 2003
Storia della filosofia moderna. Da Cartesio a Kant, Milano, Mondadori, 2004
I pensieri di Bellavista, Milano, Mondadori, 2005
Il pressappoco. Elogio del quasi, Milano, Mondadori, 2007Il caffè sospeso. Saggezza quotidiana in piccoli sorsi, Milano, Mondadori, 2008
Il nano e l'Infanta, Roma, Il filo, 2008
Monnezza e libertà, Milano, Corriere della Sera, 2008.
Napoli ti voglio bene. Bellavista trent'anni dopo, Napoli, Grimaldi & C., 2008
Socrate e compagnia bella, Milano, Mondadori, 2009
Ulisse era un fico, Milano, Mondadori, 2010
Tutti santi me compreso, Milano, Mondadori, 2011
Fosse 'a Madonna!. Storie, grazie, apparizioni della mamma di Gesù, Milano, Mondadori, 2012
Garibaldi era comunista. E altre cose che non sapevate dei grandi della storia, Milano, Mondadori, 2013
Gesù è nato a Napoli. La mia storia del presepe, Milano, Mondadori, 2013
Ti porterà fortuna. Guida insolita di Napoli, Milano, Mondadori, 2014
Stammi felice. Filosofia per vivere relativamente bene, Milano, Mondadori, 2015
Ti voglio bene assai. Storia e (filosofia) della canzona napoletana, Milano, Mondadori, 2015
Non parlare, baciami. La filosofia e l'amore, Milano, Mondadori, 2016
7 idee per 7 filosofi, Milano, Mondadori, 2016 [Adattamento di Socrate e compagnia bella]
Napoli mia. L'anima della città raccontata da Bellavista, Milano, Mondadori, 2017
Sono stato fortunato. Autobiografia, Milano, Mondadori, 2018
Napolitudine. Dialoghi sulla vita, la felicità e la smania 'e turnà, con Alessandro Siani, Milano, Mondadori, 2019
Accadde domani. Scritti quasi profetici, a cura di Paola De Crescenzo, Milano, Mondadori, 2020

MARGHIERI Clotilde (1897 - 1981)

Clotilde Marghieri (Napoli, 17 gennaio 1897 – Roma, 5 ottobre 1981) è stata una scrittrice italiana. Cugina del poeta Carlo Betocchi, ha co...