Luisa Genoveva Carnes Caballero, nota
anche con gli pseudonimi di Clarita Montes e Natalia
Valle (Madrid, 3 gennaio 1905 – Città del
Messico, 12 marzo 1964), è stata
una scrittrice e giornalista spagnola,
appartenente alla Generazione del '27.
Costretta a causa del suo impegno repubblicano ad
abbandonare la Spagna nel 1939, fece parte della comunità
degli esiliati in Messico, distinguendosi per il suo impegno
politico e giornalistico. Qui morì nel 1964, senza fare ritorno in
patria.
La sua produzione
ammonta a una dozzina di romanzi, oltre sessanta racconti, decine di
opere teatrali e centinaia di articoli e reportage.
Apprezzata dalla critica spagnola negli anni Trenta del Novecento e
in seguito dimenticata, è stata riscoperta negli ultimi decenni del
Novecento grazie alla nuova attenzione posta alla letteratura
femminile dell’esilio repubblicano e ad alcuni studi pioneristici
sulla sua opera. La sua produzione, in parte inedita, è
stata riportata alla luce e pubblicata in Spagna a partire dai primi
anni del XXI secolo. Quello che viene generalmente ritenuto il suo
migliore romanzo, Tea Rooms, ripubblicato nel 2016 e tradotto in
diversi paesi, fra cui l'Italia[ha riscontrato un forte successo
di pubblico, grazie alla modernità dei temi trattati.
«E’ passato il tempo in cui le
donne che si preoccupavano della vita sociale e politica venivano
considerate ridicole e mascoline. Prima credevamo che la donna
servisse solo a pregare e a rammendare i calzini al marito. Oggi
sappiamo che i pianti e le preghiere non servono a niente. Le
lacrime ci danno il mal di testa e la religione ci abbrutisce, ci
rende superstiziose e ignoranti.» (Luisa Carnés, Tea rooms,
operaie della ristorazione, 1934 (trad. it. 2021))
Luisa Carnés
nacque il 3 gennaio 1905 da un'umile famiglia madrilena nel
quartiere popolare di Las Letras (allora chiamato las Musas, o
Huertas). Il padre, Luis Carnés, era un barbiere e la madre,
Rosario Caballero, una sarta che lasciò il proprio lavoro per
prendersi cura di sei figli, di cui Luisa era la maggiore.
Le difficoltà economiche della sua famiglia la costrinsero a
lasciare all'età di undici anni il collegio religioso gestito dalle
suore della congregazione Hijas de Cristo, allora frequentato,
per diventare apprendista cappellaia presso il laboratorio della
zia, lavoro che avrebbe abbandonato dopo circa sei-sette anni per
prendere servizio in una pasticceria.
Coltivò la sua passione per la lettura nutrendosi dei romanzi a
puntate pubblicati nei giornali e nei libri presi in prestito o in
scambio nelle librerie popolari; da autodidatta
scoprì Dickens, Cervantes, Dostoevskij, Tolstoj e
iniziò a desiderare di intraprendere la carriera di scrittrice.
Nel 1926 pubblicò il suo primo racconto, Mar Adentro, sulla
rivista La Voz di Madrid. Nel 1928 uscì la sua prima
raccolta di racconti, Peregrinos de Calvario, che riuniva
tre romanzi brevi (El pintor de los bellos horrores, El otro
amor, La ciudad dormida), dai quali traspare l'influenza
di Dostoevskij, Tolstoj e del romanzo popolare. Nel 1930
uscì il suo primo romanzo, Natacha, nome della
protagonista del libro, una giovane madrilena che lavora come
operaia tessile in un laboratorio. Queste prime due opere vennero
entrambe pubblicate dalla Compañía Iberoamericana de Publicaciones
(CIAP), presso cui Luisa, intorno al 1928, aveva trovato lavoro come
dattilografa e dove conobbe il marito, l'illustratore Ramón Puyol
(1907-1981), autore del celebre manifesto repubblicano
diffuso durante la guerra civile ¡No pasarán!
Il favore con cui la critica accolse Natacha aprì alla
neoscrittrice nuove opportunità: nell'inverno del 1930 la CIAP le
affidò l'incarico di scrivere il prologo a due opere di Tolstoj e
di Gogol nella collana Bibliotecas Populares
Cervantes. Nello stesso anno iniziò la sua collaborazione nella
rivista Estampa, pubblicando articoli, interviste, racconti.
Nel
1931, lo stesso anno in cui Luisa diede alla luce il suo unico
figlio, Ramón, fallì l'editore CIAP presso cui lavorava con il
marito e la coppia si trasferì da Madrid ad Algeciras, città
natale di Puyol.
Nel 1933, tornata sola a Madrid mentre il marito era a Mosca per un
lavoro al Teatro Nazionale con la compagnia di César
Falcón[, continuò la sua collaborazione con Estampa;
scrisse due brevi racconti, Tres estampas andaluzas (terminato
nel 1941 in Messico con il titolo Un día negro) e Olivos,
quest'ultimo sul tema dello sfruttamento dei contadini andalusi, e
continuò la scrittura di Olor de Santidad (o Fusilamiento
de Alonso Quijano), dedicato alla memoria del fratello del
marito, Miguel Puyol, giornalista andaluso fucilato nel 1936 ad
Algeciras "dallo stesso piombo che uccise García Lorca a
Granada”, iniziato nel 1931 e successivamente rivisto e corretto
in Messico negli anni Quaranta e rimasto inedito.
Per mantenersi trovò un secondo lavoro come cameriera in una sala
da tè, un'esperienza che avrebbe ispirato la scrittura del suo
libro più famoso, Tea Rooms. Mujeres obreras, pubblicato
nel 1934, il cui sottotitolo, "novela reportaje" rivelava
l'intenzione di offrire un quadro dettagliato, quasi da inchiesta
giornalistica, sulle condizioni di lavoro della manodopera femminile
nei caffè dell'epoca. Tea Rooms, di forte impegno sociale,
"figlio dei forti dibattiti sorti durante la Seconda
Repubblica", ha per protagonista la giovane Matilde, commessa
in una distinta caffetteria del centro di Madrid. Carnés intende
denunciare le

condizioni di sfruttamento cui erano sottoposte le
donne lavoratrici, la disparità salariale rispetto agli uomini, la
situazione di alienazione che rendeva le cameriere incapaci di
comprendere e di modificare la propria realtà lavorativa,
difendendo nello stesso tempo il valore emancipatorio
dell'istruzione e del lavoro femminile e il nuovo modello di "donna
moderna". In Tea Rooms i temi toccati
risultano di forte impatto per la loro modernità: "le
differenze generazionali, le molestie sul posto di lavoro, i diritti
dei lavoratori, la mancanza di solidarietà fra le donne a causa di
problemi di classe, la prostituzione legata alla povertà",
così come le questioni del matrimonio, divorzio, maternità,
aborto.
Nel 1936, all'inizio della Guerra Civile, Luisa Carnés sperimentò
la scrittura teatrale con il dramma Así empezar, andato in
scena il 22 ottobre al Teatro Lara di Madrid, sede dell'attività
di Altavoz del Frente, insieme ad un'opera di Rafael
Alberti, Bazar de la providencia, e La conquista de la
Prensa di Irene Falcón.
Negli anni Trenta la critica iniziò a considerarla come una delle
autrici con maggiori doti letterarie fra gli scrittori del tempo,
collocandola come importanza "tra Concha Espina e Rosa
Chacel".
Fin dall'inizio degli anni Trenta la scrittrice affiancò
all'impegno letterario quello giornalistico, collaborando con varie
testate come El Sol, La Voz, La Esfera, Crónica, La
Raza e Estampa (1928-1938), quest'ultima la rivista
illustrata di maggior tiratura della Spagna del tempo. Nel
1935 si separò dal compagno e nel 1937 si iscrisse al Partito
Comunista Spagnolo (PCE), offrendo il suo contributo alla
stampa di partito, come Mundo
Obrero e Altavoz del
Frente, senza cessare la sua collaborazione con Estampa e Ahora.
Nel 1937, con l'avanzare delle truppe di Franco sulla
capitale, riparò a Valencia, e da qui a Barcellona, dove
sotto lo pseudonimo di Natalia Valle, la protagonista di Natacha,
scrisse articoli di diverso contenuto sul quotidiano del PCE Frente
Rojo (1937-1939). Attraverso l'attività in questa
rivista conobbe il suo secondo marito, lo scrittore e poeta Juan
Rejano.
Sotto lo pseudonimo di Natalia Valle collaborò anche al giornale La
Hora (1938), edizione nazionale di Ahora pubblicato
a Valencia dal 1937.
Secondo lo studio di Anton Plaza, tra il 1934 e il 1939, prima di
lasciare la Spagna, Luisa Carnés scrisse circa 260 articoli, quasi
uno alla settimana, la maggior parte dei quali, circa 112,
pubblicati su Estampa. Il tema maggiormente trattato era quello
della questione femminile; gli aspetti affrontati rispecchiavano il
nuovo modello di "donna moderna": il lavoro retribuito, la
cultura e lo studio, lo sport femminile, il cinema, l'accesso al
divorzio. Lo scoppio della guerra civile aggiunse altri contenuti:
l'incorporazione delle donne nella lotta armata, la loro
partecipazione a numerose attività nelle retrovie, la situazione
della popolazione sfollata, la vita nella regione levantina. I
due principali generi giornalistici praticati furono l'intervista e
il servizio.
«
Conservo un unico tesoro unico: i
miei ricordi. E mentre vivo una vita che mi sembra presa in
prestito, li contemplo ogni notte, come un avaro contempla il suo
oro»(Luisa Carnés, El eslabón
perdido)
Nel gennaio del 1939, con la vittoria del franchismo, Luisa
Carnés attraversò il confine con la Francia, rimanendo
bloccata per alcuni mesi in un campo profughi a Le Pouliguen,
nella regione dei paesi della Loira. Il suo trasferimento
a Parigi, dove si trovava il figlio di otto anni, venne
ottenuto grazie alla mediazione di Margarita Nelken, in
collaborazione con la Junta de Cultura Española. Dopo una
breve tappa a New York, a bordo del Veendam giunse il
23 maggio a Città del Messico; il 13 giugno si riunì al
compagno Juan Rejano, arrivato a Veracruz via mare con altri 1.600
esuli.
I suoi ultimi mesi in Spagna, così come la sua partenza nel 1939 e
il suo arrivo in Messico, sono narrati nella sua opera De
Barcelona a la Bretaña francesa, conservata dal figlio e
rimasta inedita fino al 2014, quando è stata pubblicata
dall'editore madrileno Renacimiento.
In Messico Luisa Carnés si distinse per il suo lavoro di militante
comunista. Collaborò regolarmente a varie pubblicazioni, molte
delle quali legate all'organizzazione messicana del PCE, come España
Popular (1940-1968), Reconquista de
España (1944-1946), Juventud de
España (1939-1948), Nuestro Tiempo (1949-1953), España
y la Paz (1951- 1955). Scrisse in periodici culturali
pubblicati dagli esuli repubblicani spagnoli,
come Romance (1940-1941), Ars (1942- 1943)
e Ultramar (1947), nei quali pubblicò articoli letterari
e recensioni di libri.
Iniziò a pubblicare sulla stampa periodica messicana intorno al
1943. Il suo primo articolo, su La Prensa (1943-1961), del
febbraio 1943, è scritto sotto lo pseudonimo di Clara
Montes. Negli
anni seguenti pubblicò su El Nacional (1947-1964)
e Novedades, nei cui supplementi letterari uscirono anche
diversi suoi racconti, ambientati durante la guerra civile spagnola,
o in terra messicana. Il 4 marzo 1941 ricevette la nazionalità
messicana.
Negli anni Quaranta la produzione letteraria di Luisa Carnés si
fece intensa: nel 1941 terminò un breve romanzo iniziato in
Spagna, Tres estampas andaluzas (poi reintitolato Un
día negro) e raccolto con altre tre racconti nell'opera inedita La
camisa y la virgen del 1942. Nel 1945 pubblicò una biografia
sulla poetessa spagnola Rosalía de Castro e terminò Olor
de santidad, iniziato nel 1931 ad Algeciras.
Fu direttrice dal 1951 al 1957 di Mujeres españolas (in
precedenza denominata Union de Mujeres Antifascistas), edita
dall'Unione delle donne spagnole Mariana Pineda e fondata
da un gruppo di repubblicane esiliate in Messico negli anni
Quaranta.
Nel 1948 terminò il romanzo, Juan Caballero, ispirato alle
azioni dei guerriglieri repubblicani nelle retrovie dell'esercito
franchista, che ricevette il Premio dei Talleres Gráficos La
Nación; l'opera fu pubblicata nel 1956.
A lungo Carnés considerò il suo esilio temporaneo e sperò in
un'imminente caduta della dittatura di Franco. Nel 1951, quando
gli Stati Uniti fornirono sostegno economico e militare
alla Spagna, si rese conto che questa sua speranza non si sarebbe
realizzata a breve, e che il Messico sarebbe potuto diventare il
paese della sua residenza permanente. Una delle sue prime
reazioni fu la decisione di abbandonare lo pseudonimo di Natalia
Valle, da lei usato fin ad allora per esprimere il suo stato di
"refugiada española", "con i
piedi in una terra e il
cuore in un'altra".
Negli anni Cinquanta la sua produzione si intensificò: scrisse dei
testi sulla rivoluzione messicana, come La puerta
cerrada (1956), ancora inedito, e El eslabón
perdido, prodotto tra il 1957-1958 e pubblicato postumo in Spagna
nel 2002, in cui descrisse l'alienazione e il conflitto
generazionale tra gli adulti esuli, alla ricerca di un proprio posto
sulla terra che li aveva accolti, e i loro discendenti che non
avrebbero mai conosciuto la patria perduta e agognata dai loro
genitori.
Sempre in questo stesso decennio compose quattro opere teatrali: Los
bancos del Prado, scritta nel 1951-1952, rimasta inedita fino al
2002, che tratta dell'installazione delle basi militari statunitensi
in Spagna; Cumpleaños (1951), un monologo di ispirazione
autobiografica; Los vendedores de miedo (1953-1954),
ripubblicata in Spagna nel 2002, in cui, sull'onda del dibattito in
corso nel PCE in Messico durante la guerra di Corea, Carnés
critica l'uso delle armi chimiche; una quarta opera, sulla
rivoluzione messicana, pervenuta incompleta.
Complessivamente, durante la sua permanenza in Messico, scrisse una
biografia, quattro romanzi, tre romanzi brevi, oltre trenta racconti
riuniti nel 2018 nella raccolta Donde brotó el laurel,
quattro opere teatrali e due componimenti poetici.
Lucia Carnés morì il 12 marzo 1964, all'età di 59 anni, a seguito
delle ferite riportate in un incidente d'auto, dopo aver festeggiato
l’8 marzo con altre esiliate.
Dopo la sua morte, la sua produzione letteraria ha conosciuto un
lungo periodo di oblio,
"prima a causa della dittatura
franchista, poi a causa dell’ombra in cui è stata lasciata per
lungo tempo la letteratura femminile dell’esilio
repubblicano".
Dal 2002 gran parte del suo lavoro è stato ripubblicato in Spagna e
il romanzo Tea Rooms. Mujeres obreras (1930), ristampato
nel 2017, è diventato un libro di culto.
Nel 2019 il Comune di Madrid ha posto una targa commemorativa
sull'edificio in cui è nata, in Calle Lope de Vega 31.
Ritenuta una precorritrice del romanzo sociale del periodo
precedente la seconda guerra mondiale, i temi ricorrenti nella
sua opera, caratterizzata da un forte impegno politico, sono la
denuncia dell'emarginazione femminile, in una società in cui il
ruolo delle donne rimane secondario, dipendente dall'uomo; il
sostegno alla causa della classe operaia, in particolare delle
donne lavoratrici; la difesa della legalità repubblicana e
la denuncia della dittatura franchista; la cura della memoria
dell'esperienza storica e politica vissuta in patria, unita al senso
di sradicamento dell'esilio.
1945. Rosalia. Raíz apasionada de Galicia , Hoja de Lata,
Asturie, 2018.