sabato 16 settembre 2023

BLAIS Marie-Claire (1939 - 2021)

 

Marie-Claire Blais
 (Québec, 5 ottobre 1939 – Key West, 30 novembre 2021) è stata una scrittrice canadese.
Fu educata nella scuola di un convento e all'Université Laval, dove incontrò Jeanne Lapointe e padre Georges Lévesque, che la incoraggiarono a scrivere e, nel 1959, a pubblicare il suo primo romanzo, La bella bestia (La Belle Bête), salutato dalla critica, ma anche criticato per il suo aspetto immorale. Dotato di una violenza e di un linguaggio volgare per l'epoca in Québec, la sua trama lascerà segni indelebili nella mente di molti suoi lettori.
Da allora scrisse oltre venti romanzi, numerose raccolte di poesie e anche articoli di giornale. Molte sue opere sono state tradotte in diverse lingue, tra cui inglese e cinese, e tre sono state adattate per il grande schermo: Une Saison dans la vie d'Emmanuel (da Claude Weisz, 1973), La Belle Bête (da Karim Hussain, 1976) e Le Sourd dans la ville (da Mireille Dansereau, 1987).
Nel 1963, Blais si trasferì negli Stati Uniti d'America, dove si aggiudicò due borse di studio Guggenheim. In Massachusetts conobbe l'artista americana Mary Meigs, con cui sì trasferì a Cape Cod. Nel 1975 la coppia fece ritorno in Québec, pur mantenendo una casa a Key West, in Florida.
Nel 2005 istituì il Prix littéraire Québec-France Marie-Claire-Blais, riservato ad autori esordienti francesi.
Morì nella sua casa di Key West il 30 novembre 2021.

Opere
La Belle Bête (1959) /La bella bestia, Milano, Bompiani, 1970
Tête Blanche (1960)
Le Jour est noir (1962)
Pays voilés (1963)
Une Saison dans la vie d'Emmanuel (1965) / Una stagione nella vita di Emanuele, Milano, Bompiani, 1966
L'insoumise (1966)
Existences (1967)
Les Manuscrits de Pauline Archange:
Manuscrits de Pauline Archange (1968)
Vivre! Vivre! (1969)
Les Apparences (1970)
L'exécution (1968)
Les Voyageurs sacrés (1969)
Le Loup (1970)
Un Joualonais, sa Joualonie (1973)
Fièvre et autres textes dramatiques (1974)
Une Liaison parisienne (1975)
Océan suivi de murmures (1977)
Les Nuits de l'underground (1978)
Le Sourd dans la ville (1979)
Visions d'Anna (1982)
L'ange de la solitude (1989)
Un jardin dans la tempête (1990)
Pierre - La Guerre du Printemps 81 (1991)
L'exilé: nouvelles (1992) / L'esiliato e altre novelle, Roma, Sinnos, 2007 
Soifs (ciclo di dieci opere):
Soifs (1995) / La sete, Pordenone, Safarà, 2021 
Dans la foudre et la lumière (2001) / Dal fulmine la luce, Pordenone, Safarà, 2022 
Augustino ou le chœur de la destruction (2005)
Naissance de Rebecca à l'ère des tourments (2009)
Mai au bal des prédateurs (2010)
Le Jeune Homme sans avenir (2012)
Aux jardins des acacias (2014)
Le Festin au crépuscule (2015)
Des chants pour Angel (2017)
Une réunion près de la mer (2018)
Petites Cendres ou la capture (2020)
Un cœur habité de mille voix (2021)

venerdì 15 settembre 2023

FARINA Salvatore (1846 - 1918)

 

Salvatore Farina
 (Sorso, 10 gennaio 1846 – Milano, 15 dicembre 1918) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Narratore ottocentesco di fama internazionale del Regno di Sardegna e del Regno d'Italia, scrisse romanzi che per il loro carattere sentimentale sono stati paragonati a quelli di Charles Dickens.
Nacque a Sorso, nel 1846, da Agostino Farina e Chiara Oggiano, era l'ultimo di sei figli: a parte lui morirono tutti precocemente. Sorso, il centro più grande della Romangia, regione geografica della Sardegna Nord occidentale, antica baronia aragonese "Encontrada de Romangia", si affaccia sul Golfo dell'Asinara, è poco distante dal mare, ed è poco distante anche da Sassari, capoluogo di provincia. Il padre, Agostino Farina, fu Magistrato del Regno negli anni cinquanta dell'Ottocento e, più tardi, senatore, aveva iniziato la sua carriera nel suo luogo d'origine, a Tempio, e aveva prestato servizio come procuratore del Re di Sardegna a Tempio, a Nuoro, a Sassari; in quei centri urbani aveva amministrato la giustizia, e a Nuoro anche le carceri, e non senza rischi personali. La madre Chiara Oggiano apparteneva a una famiglia benestante originaria di Sorso. Gli anni dell'infanzia di Salvatore a Sassari furono anni di formazione primaria: studiò grammatica e retorica sotto la guida dello scolopio padre Romaneddu delle Scuole Pie. A Sassari frequentò il ginnasio e il liceo classico, e fu compagno di studi e amico dello storico Enrico Costa. Nel 1855 durante l'epidemia di colera che mieté migliaia di vittime e soprattutto sassaresi, morì la nonna materna Caterina Oggiano Addis. Nel 1857 seguì ad essa la perdita dolorosissima della madre, che a soli trentasei anni era stata colpita da paralisi, e infine la scomparsa del fratello Pietro Luigi che a soli quindici anni si era spento "per un soffio d'aria". Al seguito del padre - che si era risposato - nominato da alcuni mesi Avvocato generale dello Stato Sabaudo, nel 1860 Salvatore si trasferì a Casale Monferrato, nel periodo della trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d'Italia. E a Casale Monferrato, Salvatore Farina dette inizio alla
sua primissima produzione letteraria guidato da uno scrittore mazziniano e guerrazziano che era stato il suo insegnante di lettere italiane al Liceo, Ferdinando Bosio. L'apprendistato letterario, durante gli anni del Liceo, fu ironicamente ricostruito dall'autore stesso: "Ferdinando Bosio tenne a battesimo il mio primo aborto letterario. Voleva essere una novelluzza di genere boccaccevole, ma più castigata; se no io non avrei osato farla leggere al professore, né il professore m'avrebbe invitato a leggerla a voce alta in iscuola alla scolaresca."
Ottenne la licenza liceale privatamente a Pavia. Negli anni degli studi liceali prese a frequentare i teatri e ad accarezzare l'idea di intraprendere la carriera di attore teatrale, restando per sempre legato al mondo del teatro e della lirica anche come librettista. Frequentò la Facoltà di Giurisprudenza prima a Pavia e poi a Torino, dove conseguì la laurea nel 1868, e un mese dopo, il nove settembre, terminati gli studi vendette i mobili, la marsina da avvocato e i codici, sposò Cristina Sartoris e si trasferì a Milano, con il fermo proposito "di fare un portento: vivere di letteratura e di letteratura soltanto!" A Milano, visse di letteratura e giornalismo e risiedette più o meno stabilmente fino alla morte.
Pubblicò i suoi primi scritti negli anni sessanta dell'Ottocento, su "L'Emporio pittoresco", insieme a Iginio Ugo Tarchetti, al quale fu legato da profonda e fraterna amicizia. Il suo primo volume: Cuore e blasone, fu pubblicato nel 1867. La sua carriera di scrittore fu prolifica: la sua bibliografia comprende una settantina di titoli, tra i quali alcuni che incontrarono uno straordinario successo di pubblico e di critica, e una grande fortuna all'estero, in particolare
in Germania. La sua collaborazione presso le case editrici Treves e Sonzogno e altre lo vide impegnato in un'attività indefessa di traduttore, consulente, di adattatore dei libretti d'opera insieme ad Arrigo Boito e Vittorio Imbriani. Lavorò inoltre dal 1869 alla "Gazzetta Musicale di Milano" di Casa Ricordi, e negli anni settanta e ottanta collaborò attivamente come redattore a diverse pubblicazioni periodiche: "Nuova Antologia", "Rivista italiana", "Gazzetta letteraria", "Illustrazione", "Fanfulla della Domenica", e alle riviste che si pubblicavano in Sardegna come: "La Stella di Sardegna", "Vita sarda".
Fece ritorno in Sardegna nel 1881, dopo vent'anni di assenza, e nel 1882 venne candidato al Parlamento del Regno d'Italia, nel collegio di Sassari, ma non fu eletto.
Nel 1884 venne colpito da una grave forma di afasia che riuscì a curare dopo un lungo periodo di convalescenza nel quale compì numerosi viaggi per l'Europa centrale e settentrionale. Su iniziativa di Angelo De Gubernatis suo caro amico e corrispondente, nel 1907, venne celebrato in suo onore nell'Aula del Collegio Romano, un giubileo per i quarant'anni di attività letteraria.
Nel 1911 viaggiò in Africa, nel 1912 in Svizzera e in Scandinavia.
Fu drammaturgo e giornalista. Diresse "La Gazzetta musicale" e "Rivista minima". Fu infine industriale chimico-farmaceutico.
Fu tre volte candidato al premio Nobel per la Letteratura, nel triennio tra il 1912 e il 1914.
Morì il 15 dicembre del 1918 e venne sepolto nel Cimitero monumentale di Milano. Fu amico di Giovanni Verga, Edmondo De Amicis, Giuseppe Giacosa e altri scrittori illustri del suo tempo.
Al periodo di Casale, nella metà degli anni sessanta dell'Ottocento risalgono le prime amicizie con gli scrittori del suo tempo, Gerolamo Faldella, che divenne primo magistrato ad Urbino, Roberto Rossetti poeta di Asti, Albino Ronco e il poeta Federico Aime, e infine Iginio Ugo Tarchetti. Era il momento della Scapigliatura e Milano era diventata l'epicentro del movimento. Nella sua autobiografia -La mia giornata (una trilogia)- raccontò le vicende che lo portarono fin da ragazzo a preferire la lettura e il teatro ed a seguire piuttosto che gli studi di diritto, la vita libera dell'artista, la via della insicurezza invece di quella della certezza, la via della passione piuttosto che quella del calcolo. Per questa sua scelta egli diventò un eroe dell'esistenza precaria, un vero e proprio precario che per la sua precarietà trovò a Milano negli Scapigliati i primi e veri compagni di strada. Come loro amava le passioni e quindi la vita, come loro tollerava male la vita militare, come loro aveva in mente più che la campagna, le campagne amene e selvagge della sua terra natale. Comprese la durezza e la fatica della vita, descritta dagli scrittori veristi suoi contemporanei, ma preferì tenere le distanze, egli non denunziava perché sapeva che solamente dalla buona volontà degli uomini dipende quel poco di bene che è possibile sulla terra.
L'editore e traduttore tedesco Ernst Dohm aveva tradotto in tedesco alcuni scritti del Farina e lo scrittore e poeta Julius Rodenberg li aveva fatti conoscere al vasto pubblico di lingua
tedesca, pubblicandoli sul Deutsche Rundschau nel 1877 e 1881 Sul quotidiano liberale berlinese National-Zeitung Hermann Grimm, in una recensione sulle opere del Farina, si era soffermato fra le altre, sulla novella Pe' belli occhi della gloria (tradotto in tedesco: "Um die schönen Augen des Ruhmes") esprimendo dei giudizi molto positivi, e aveva rilevato, tra le altre cose, una ferma "amorevole osservazione di persone e cose", non arcaica, un "chiaro specchio dell'anima di un artista", insomma "un'opera d'arte".
A Pavia ebbe modo di frequentare i corsi di Paolo Mantegazza, neurologo, fisiologo, fondatore dell'antropologia italiana e della "Società Italiana di Antropologia e Etnologia", difensore del darwinismo e tra il 1868 e il 1875 corrispondente di Charles Darwin. La rete sociale e culturale di Salvatore Farina nel contesto piemontese e milanese si arricchisce sempre più col passare degli anni, e il reticolo urbano e provinciale di relazioni con gli uomini del suo tempo diventa profondo e radicato nel clima alacre di quegli anni in cui vivissimi permangono gli ideali del Risorgimento. Non si è ancora spenta l'eco delle guerre appena terminate, e già si profilano nel futuro prossimo lotte durissime, il fervore patriottico induce le popolazioni delle isole e della penisola a confrontarsi e tutti prendono parte alla costruzione di una società nuova: la Nuova Italia. Le tecnologie dei mezzi di diffusione della stampa registrano innovazioni tali da consentire la costruzione di nuove tipografie, la diffusione più veloce e meno costosa della stampa rende il giornale e il prodotto stampato più accessibile a grandi gruppi sociali, si diffondono con una rapidità senza precedenti: giornali, quotidiani, periodici, riviste, collane di poesia, di narrativa e di teatro. La musica operistica, i libretti conoscono una stagione felice, e l'opera lirica trova
un eroe nazionale nell'autorevole Giuseppe Verdi. Il centro urbano protagonista di questo grande cambiamento è Milano, ma anche Torino, e le altre città d'Italia fanno sentire le loro voci. Maturano movimenti di segno diverso, politico e letterario, l'editoria assume già quelle caratteristiche che la predispongono a diventare un'industria culturale. Farina appartiene a questo momento, entra a far parte di questo cambiamento. È il momento in cui il pubblico si fa numeroso e si espande nei teatri dell'opera lirica, riempie i teatri dalla platea ai palchi, al loggione. Nell'ambiente giornalistico dell'industria letteraria e di un'editoria piemontese-lombarda allora nascente stringe amicizia con Antonio Ghislanzoni, Carlo Dugnani insigne giurista, Scipione Ronchetti, penalista, Giovanni Celoria, astronomo, il poeta Giulio Pinchetti, e molti altri; ma un rilievo particolare negli esordi milanesi della Scapigliatura milanese merita la famosa amicizia con il Tarchetti.
In Salvatore Farina la memorialistica, il racconto autobiografico, il romanzo della propria vita, trova grande rilievo e assume la proporzione monumentale di una trilogia. Monumentale sia per il tema trattato che per le figure dei personaggi e le amicizie che vi compaiono. Il tema è la propria vita di scrittore del Regno di Sardegna, una vita trascorsa tra Isola e Continente, tra il Nord e il Sud di un'Europa in via di trasformazione. Un itinerario e uno scenario consueto oggi, ma decisamente inconsueto alla fine dell'Ottocento nella cultura sociale politica della classe borghese e intellettuale post-risorgimentale. Uno scenario inconsueto sia per via dei
protagonisti che sfilano davanti a noi, numerosi, quelli dell'ambiente milanese, fiorentino, piemontese e romano, provenienti dalle redazioni delle riviste e dei giornali, delle case editrici e dell'alta magistratura, dalle Università sia quelli della Sardegna che mostrano al lettore contemporaneo una classe politica e intellettuale sarda certamente non modesta, e neanche provinciale agli inizi del Regno e durante. I tre volumi, La mia giornata: Dall'alba al meriggio, Care ombre, Dal meriggio al tramonto, scritti a conclusione di una brillante carriera di scrittore del suo tempo lasciano comprendere meglio di ogni altro scritto il carattere dell'artista, la sua arte, il suo stile impareggiabile e il ruolo che la sua opera ha avuto nella letteratura di fine secolo. Sorprende la vocazione europeista dello scrittore nelle sue esperienze di viaggio, la lievità del narrare l'Europa del suo tempo, la leggerezza del viaggiatore, gli arrivi e le partenze, i viaggi in carrozza nei centri urbani, i treni, l'allegria del viaggio, il turismo artistico e urbano, gli incontri fortuiti che si trasformano in breve in amicizie ed esperienze linguistiche e letterarie indimenticabili. L'Europa ci appare come un giardino ameno che è possibile ammirare, le città ci appaiono nel suo racconto ridenti, e nel momento in cui il nostro viaggiatore nomina le nazionalità dei compagni di viaggio: l'amico polacco, la signora viennese, il giornalista austriaco, lo scrittore ci comunica un quadro del territorio che sta attraversando che trasmette ancora oggi una nostalgia profonda per quella nostra civiltà europea nella quale erano riposte tutte le speranze degli uomini del Risorgimento. Erano le speranze di coloro che desideravano costruire una società colta e civile, e in grado di nutrirsi di buona letteratura. E anche il luogo di
provenienza del viaggiatore veniva inteso dagli ospiti che lo ricevevano, a Vienna, a Praga, a Tunisi, come un luogo degno, e la dignità linguistica del parlante non veniva sopraffatta, come succede invece sempre più di frequente, dal linguaggio imperativo e freddo della omologazione culturale. Ma il primato, nella trilogia di Farina è soprattutto nel vissuto del soggetto nella coerenza della visione umanistica, non nell'aderenza ai fenomeni, come pretenderebbe o aspirerebbe a comunicare una visione distaccata del pensiero scientifico nella sua pretesa oggettività. Non si dedica alla descrizione dell'ambiente e tanto meno dell'ambiente sociale, e lo fa scientemente perché l'uomo ne rimanga protagonista. L'ambiente viene offerto al lettore a frammenti, e a tocchi estremamente rapidi, come metodo di scrittura che lo stesso Farina lamenta essere sfuggito ai critici del suo tempo che ancora oggi non si avvedono "di questo mio metodo che in Germania il Grimm, critico di gran fama ha lodato senza restrizioni". 

Opere
Cuore e blasone, Milano, Cioffi, 1866.
Tutti militi! Pensieri sull'abolizione degli eserciti permanenti, Milano, Cesare Cioffi, 1866.
Un segreto. Romanzo, Milano, E. Treves, 1869.
Due amori. Racconto, Milano, E. Treves, 1869; Milano, Alfredo Brigola e C. Edit., 1886.
Il romanzo d'un vedovo. Racconto, Milano, Tip. della Soc. Coop., 1871; Milano, Edoardo
Sonzogno, 1875.
Fiamma vagabonda. Romanzo, Milano, Treves, 1872.
Il tesoro di Donnina. Romanzo, Milano, Tipografia editrice lombarda, 1873.
Un tiranno ai bagni di mare. Tre scene dal vero, Milano, Libreria editrice G. Brigola, 1875.
Amore bendato. Racconto, Milano, Tipografia editrice lombarda, 1875.
Capelli biondi. Romanzo, Milano, Tipografia editrice lombarda, 1876.
Bongiorno. Romanzo, Milano, Tipografia editrice lombarda, 1877.
Frutti proibiti. Fiamma vagabonda, Milano, Tipografia editrice lombarda, 1878.
Mio figlio!, Torino, Roux e Favale, 1882.
Il signor io, Torino, Roux e Favale, 1882.
Amore ha cent'occhi, Milano, A. Brigola & C., 1883.
Per la vita e per la morte. Romanzo (si muore), Milano, Succ. Alfredo Brigola e C. Edit., 1881.
Nonno, Roux e Favale, Torino, 1881
La mia giornata:
Dall'alba al meriggio, Torino, STEN, 1910.
Care ombre, Torino, STEN, 1913.
Dal meriggio al tramonto, Torino, STEN, 1915.



giovedì 14 settembre 2023

GUSTAF-JANSON Gösta (1902 - 1993)

 

Gösta Gustaf-Janson
, nato il 6 novembre 1902 a Saltsjö-Duvnäs e morto il 18 settembre 1993 a Båstad , è stato uno scrittore svedese , noto soprattutto per i suoi romanzi ambientati spesso in contesti borghesi. Oltre a romanzi e racconti, ha scritto anche una decina di sceneggiature. La città di Rydsholm, presente nei libri di Gustaf-Janson, è ispirata alla vera Djursholm, dove è cresciuto. È stato più volte indicato come l'autore dello pseudonimo di Bo Balderson .
Gösta Gustaf-Janson era figlio degli autori Gustaf Janson ed Emmy Hagberg. Il nonno di Gustaf-Janson era il famoso prestatore su pegno Johan Alfred Jansson, noto come Pant-Janne . Johan Alfred fondò la società che oggi si chiama Pantbanken Sverige. È ritratto nel libro Stampen ed è stato il modello per diversi altri personaggi nei libri di Gustaf-Janson. Il cognome di Gösta Gustaf-Janson era originariamente solo Janson, ma nel 1910 sua madre cambiò i cognomi di Gösta e di suo fratello Gudmund in Gustaf-Janson. Dopo la morte del padre nel 1913, anche la madre adottò il cognome Gustaf-Janson. 
La famiglia visse inizialmente a Saltsjö-Duvnäs, più precisamente nella fattoria di Duvnäs, dove affittarono un piano. Lì ebbero come vicini diversi pittori e vignettisti, come Ernst Küsel , Knut Stangenberg , Hilding Nyman , Filip Månsson e anche lo scrittore ed esploratore Carl Forsstrand. Nyman collaborò alla rivista di barzellette e satira Strix , una rivista che col tempo divenne la lettura preferita di Gustaf-Janson. Anche Söndags-Nisse e il tedesco Simplicissimus erano tra i suoi preferiti.
La cerchia di conoscenti dei genitori comprendeva molti scrittori, tra cui August Strindberg, Henning Berger , Ernst Didring , Algot Ruhe , Hasse Zetterström e Albert Engström .
I genitori di Gustaf-Janson avevano idee liberal-progressiste e non erano interessati alla predicazione della chiesa di stato. Pertanto, né Gösta né suo fratello Gudmund furono battezzati. Dopo la nascita del fratello minore, la famiglia si trasferì a Stoccolma; l'indirizzo era ora Karlavägen 40. Qui divennero vicini di casa di August Strindberg . Quando era piccolo, Gustaf-Janson a volte giocava con la figlia di Strindberg, Anne-Marie.
Nel 1910, suo padre Gustaf Janson ebbe un grande successo con il romanzo Affären Costa Negra e la famiglia si trasferì a Djursholm, Auravägen 20, nello stesso anno. Il trasferimento a Djursholm e il tempo trascorso lì divennero molto importanti per Gustaf-Janson, molti dei suoi libri sono ambientati in questo ambiente. Gösta divenne uno studente della scuola mista di Djursholm. Da bambino, Gustaf-Janson era per natura capriccioso e nervoso; inoltre, per un certo periodo si credette che avesse il diabete. Questo e la madre un po' iperprotettiva probabilmente contribuirono allo sviluppo di una predisposizione ipocondriaca in età adulta.
Gustaf Janson morì nel 1913. Nonostante la morte del padre di famiglia, la famiglia riuscì a rimanere a Djursholm, in parte grazie all'aiuto finanziario del nonno, "Pant-Janne". Gustaf-Janson sostenne l'esame di maturità a Djursholm nel 1921, seguito da un anno di studi a Monaco, principalmente di storia della letteratura. Si iscrisse poi all'Università di Stoccolma per studiare storia dell'arte e della letteratura. Lì ebbe compagni di studi come Sven Stolpe , Georg Svensson , Sven Barthel e Curt Berg . Dopo alcuni anni di studi, intorno al 1926 Gustaf-Janson si stancò di questo e si dedicò alla scrittura. Più o meno nello stesso periodo, si trasferì da Djursholm, ancora con la madre e il fratello. Qualche anno dopo visse in un proprio appartamento al numero 76 di Norr Mälarstrand.
Gustaf-Janson si sposò tre volte, ma solo il terzo matrimonio, con Karin Ernmark, durò a lungo.
Insieme ebbero due figli.
Dopo gli anni trascorsi a Djursholm e Stoccolma, Gustaf-Janson visse in diversi luoghi durante la sua vita, tra cui Göksbo, Sigtuna, Enebyberg e la Costa Azzurra. Nel 1963 si trasferì a Båstad, dove visse per il resto della sua vita, ad eccezione di un anno trascorso a Helsingborg all'inizio degli anni '80.
Gösta Gustaf-Janson è morto nella casa di cura Vårliden a Båstad ed è sepolto nel cimitero di Djursholm .
Agli inizi della sua carriera, Gustaf-Janson scrisse recensioni di libri e programmi radiofonici. Il suo debutto come scrittore avvenne con un racconto pubblicato su Dagens Nyheter nel 1924. Il suo romanzo d'esordio, Rydsholm, fu pubblicato nel 1927 e ottenne un grande successo con Gubben kommer nel 1934. Dopo il grande successo del suo settimo libro e secondo grande successo, Stora famnen (1937), trascorsero quattordici anni prima del suo ritorno ("gli anni vuoti"). Il suo ritorno alla scrittura avvenne con il romanzo fortemente autobiografico Stampen nel 1951.
Secondo il Manuale di letteratura svedese, la scrittura di Gustaf-Janson è caratterizzata da "[...] sguardo satirico, psicologia fresca e caratterizzazione sicura". Tra le influenze letterarie di Gustaf-Janson figuravano Hjalmar Söderberg e Sigfrid Siwertz , in particolare il romanzo di quest'ultimo Selambs. 
Per Wästberg scrisse nel suo saggio su Gustaf-Janson, il cronista trascurato della borghesia :
"In una generazione dominata da scrittori della classe operaia, egli era piuttosto solo nel dipingere con ampie pennellate gli apparenti idilli dei diritti di proprietà e delle pratiche predatorie. I suoi colleghi si trovavano più facilmente in Inghilterra. Con H.E. Bates , Angus Wilson , Elizabeth Bowen e Barbara Pym , le sue figure tipiche dell'epoca, leggermente eccentriche, sembrano più a loro agio che da noi: questa galleria di consoli, contadini frivoli, terapisti, medici poco pratici, infermiere dallo spirito libero, antiquari falliti, attrici antiquate..." Wästberg ritiene inoltre che la critica sociale di Gustaf-Janson manchi di elementi originali e lo colloca in "una tradizione che non è quella di Strindberg e Hjalmar Söderberg ma di August Blanche e Sigfrid Siwertz".
I suoi libri erano spesso ambientati a Rydsholm, che in realtà corrispondeva a Djursholm. Rydsholm fu principalmente raffigurata nel libro d'esordio omonimo, in due libri degli anni Trenta, Krisår e Kapitulation-Nej!, e nella serie di libri pubblicati dal 1968 al 1972.
I racconti di Gustaf-Janson riflettevano spesso il suo grande interesse per la politica e la psicologia. Conny Svensson , nel suo libro Gösta Gustaf-Janson e il nazismo, lo evidenzia come uno dei pochi ritrattisti del nazismo svedese. Era un umorista energico e a volte utilizzava tecniche narrative prese dal romanzo di suspense. Nel corso degli anni, è stato etichettato come "scrittore di intrattenimento", ma non era qualcosa di cui si vergognasse:
Come scrittore, Gustaf Janson lavorava in modo molto metodico. Scriveva a orari prestabiliti, basandosi su una sinossi preparata con cura. Scriveva sempre a mano, con la matita.

Opere

Rydsholm: en roman om de stängda grindarnas stad, Åhlén & Åkerlund, Stockholm, 1927
Lindbom på Sävlunda: roman, Åhlén & Åkerlund, Stockholm, 1928
Två herrar: noveller, Wahlström & Widstrand, Stockholm, 1930
Krisår: roman, Bonnier, Stockholm, 1931
Kapitulation? - Nej!: roman, Bonnier, Stockholm, 1932
Gubben kommer: roman, Bonnier, Stockholm, 1934
Stora famnen: roman, Bonnier, Stockholm, 1937
Stampen: roman, Bonnier, Stockholm, 1951
... blev jag dödligt kär: roman, Bonnier, Stockholm, 1953
Goda vänner, trogna grannar., Bonnier, Stockholm, 1955
Över onda och goda: roman, Bonnier, Stockholm, 1957
Kärlekens decimaler: roman, Bonnier, Stockholm, 1959
Pärlemor: roman, Bonnier, Stockholm, 1960
Kastanjeprinsessan: roman, Bonnier, Stockholm, 1961
Råtunaleken: roman, Bonnier, Stockholm, 1962
Kung Vankelmod: roman, Bonnier, Stockholm, 1963
Tofflan byter hamn: roman, Bonnier, Stockholm, 1964
Hotell Mylinge: roman, Bonnier, Stockholm, 1965
Ängeln som inte kunde flyga fel: roman, Bonnier, Stockholm, 1967
Då oskulden och friden: roman, Bonnier, Stockholm, 1968
Då lasten var en häxa: roman, Bonnier, Stockholm, 1969
I sommarns friska vind: roman, Bonnier, Stockholm, 1970
De långa lömska kiven: roman, Bonnier, Stockholm, 1971
Tungt i den branta backen: roman, Bonnier, Stockholm, 1972
Konsuln gör helt om: roman, Bonnier, Stockholm, 1975
Mosters millioner: roman, Bonnier, Stockholm, 1978
Att vända åter: memoarer 1902-1921, Bonnier, Stockholm, 1981
Gubben kom!: (minnen), Bonnier, Stockholm, 1990


mercoledì 13 settembre 2023

LAURETTA Enzo (1924 - 2014)


Enzo Lauretta
, all'anagrafe Vincenzo Lauretta (Pachino, 22 marzo 1924 – Agrigento, 6 agosto 2014), è stato uno scrittore, saggista e politico italiano.
Nato a Pachino, nel 1936 si trasferì ad Agrigento, dove fu protagonista della vita politica della città, tra l'altro servendo i ruoli di sindaco, presidente della provincia e presidente dell'Ente provinciale del turismo. Qui nel 1967 fondò il Centro Nazionale Studi Pirandelliani e Luigi Pirandello fu sempre soggetto principale dei suoi studi e della sua attività saggistica.
Laureato in Lettere e in Giurisprudenza, fece il suo esordio letterario nel 1952 con la raccolta I sogni degli altri. Per i suoi romanzi ricevette svariati riconoscimenti, tra cui il Premio Nazionale Rhegium Julii e il Premio Sila per La sposa era bellissima (1984), il Premio letterario internazionale Nino Martoglio per la narrativa per Maddalena (1991), il Premio Letterario Chianti per L’amore truccato (1998). Due suoi romanzi sono stati adattati per il grande schermo, La sposa era bellissima (1986) e I salmoni del San Lorenzo (2003).
Fu cofondatore e presidente dal 1952 al 1958 dell'Unione Sportiva Akragas.
Morì novantenne ad Agrigento nel 2014.

Opere
Romanzi

I giorni della vacanza (Milano, Mursia, 1973)
La sposa era bellissima (Firenze, Vallecchi, 1984)
La piccola spiaggia (Firenze, Vallecchi, 1986)
I salmoni del San Lorenzo (Firenze, Vallecchi, 1988)
Maddalena (Milano, Rizzoli, 1991)
L’ospite inattesa (Firenze, Il Vantaggio Editore, 1994)
Vacanza in Sicilia (Milano, Edizioni San Paolo, 1995)
L’amore truccato (Genova, Costa & Nolan 1998)
I due preti (Catania, La Cantinella, 2004)
Teneri amori (Cesano Boscone, Opera Graphiaria Electa, 2007)
Lo sguardo periferico (Pesaro, Metauro, 2009)
Il primo passo (Pesaro, Metauro, 2012)

Saggi
Pirandello, umano e irreligioso (Milano, Gastaldi, 1972)
Introduzione e commento a Questa sera si recita a soggetto (Milano, Mursia, 1972)
Invito alla lettura di Brancati (Milano, Mursia, 1973)
Invito alla lettura di Patti (Milano, Mursia, 1975)
Come leggere il Fu Mattia Pascal (Milano, Mursia, 1976)
Compendio storico della letteratura italiana (Milano, Mursia, 1977)
Luigi Pirandello. Storia di un personaggio fuori chiave (Milano, Mursia, 1980)
Invito alla lettura di Saviane (Milano, Mursia, 1983)
Pirandello o la crisi (Milano, Edizioni San Paolo, 1995)
Pirandello e il mistero (Milano, Edizioni San Paolo, 1996)

martedì 12 settembre 2023

PUCKLER-MUSKAU Hermann von (1785 - 1871)


 

Il principe Hermann Ludwig Heinrich von Pückler-Muskau (Bad Muskau, 30 ottobre 1785 – Cottbus, 4 febbraio 1871) è stato uno scrittore, artista ed esploratore tedesco specializzato in architettura del paesaggio. Scrisse numerosi libri famosi, molti dei quali sui suoi viaggi in Europa ed Africa settentrionale, pubblicati sotto lo pseudonimo di "Semilasso".
Pückler-Muskau fu il primo dei cinque figli del conte Carl Ludwig Hans Erdmann Pückler e della contessa Clementine di Callenberg, la quale lo partorì a 15 anni. Nacque presso il castello di Muskau (oggi Bad Muskau) in Alta Lusazia, allora governato dal Principato Elettorale di Sassonia. Si arruolò per qualche tempo in un reggimento di cavalleria a Dresda, per poi viaggiare in Francia ed Italia, spesso a piedi. Nel 1811, dopo la morte del padre, ereditò la grande Standesherrschaft (baronia) di Muskau. Unendosi alla guerra di liberazione contro Napoleone, lasciò Muskau sotto la guida dell'Ispettorato Generale del suo amico, scrittore e compositore Leopold Schefer. Come ufficiale, sotto il comando del duca di Sassonia-Weimar, si distinse sul campo venendo nominato governatore militare e civile di Bruges.
Dopo la guerra si congedò e visitò l'Inghilterra, dove rimase per circa un anno, visitando Covent Garden e Drury Lane (ammirandovi Eliza O'Neill), studiando i parchi e l'alta società. Nel 1822, come ricompensa per alcuni privilegi a cui rinunciò, fu elevato al rango di "fürst" da re Federico Guglielmo III di Prussia. Nel 1817 sposò la vedova contessa Lucie von Pappenheim, nata von Hardenberg, figlia dello statista prussiano principe Karl August von Hardenberg. Il matrimonio fu sciolto nove anni dopo, nel 1826, anche se i due non si separarono e rimasero amici.
Visitò di nuovo l'Inghilterra, dove passò circa due anni alla ricerca di una seconda moglie ricca in grado di finanziare i suoi ambiziosi progetti di architettura del paesaggio, divenendo una specie di celebrità nella società londinese. Al suo ritorno pubblicò un racconto (non totalmente onesto) della sua esperienza inglese. Il libro fu un grande successo in Germania, e provocò molte discussione quando fu pubblicato in inglese nel 1831-32 col titolo di Tour of a German Prince (Viaggio di un principe tedesco). Avendo una personalità da esploratore, viaggiò
in Algeria, Tunisia, Egitto e Sudan, ed esplorò l'antica Nubia. Secondo alcuni scritti avrebbe visitato nel 1837 il sito di Naqa nell'odierno Sudan. Al mercato degli schiavi di Il Cairo fu incantato da una giovanissima donna etiope, che comprò e chiamò Mahbuba ("l'amata"). Assieme continuarono un viaggio romantico in Asia Minore ed in Grecia. A Vienna presentò Mahbuba all'alta società europea, ma la ragazza si ammalò di tubercolosi e morì a Muskau nel 1840. In seguito avrebbe scritto che lei era "l'essere che amai di più al mondo".
Visse gli anni seguenti a Berlino e Muskau, dove occupò il tempo con il giardinaggio, migliorando il parco di Muskau. Nel 1845 vendette la sua proprietà e, nonostante vivesse in giro per Germania e Italia, la sua residenza principale divenne Branitz nei pressi di Cottbus, dove lasciò un altro splendido parco.
Politicamente era un liberale, supportando le riforme prussiane di Freiherr vom Stein. Questo, assieme al suo panteismo ed allo stravagante stile di vita, lo resero oggetto di critica nella società del periodo Biedermeier.
Nel 1863 divenne membro ereditario della Camera dei signori di Prussia e, nel 1866, fece parte ormai ottantenne dello Stato maggiore generale prussiano nella guerra austro-prussiana. Nel 1871 morì a Branitz e, secondo le sue volontà, il suo corpo fu cremato.
Come architetto del paesaggio, fu considerato uno dei migliori a livello europeo.
Come scrittore di libri di viaggio fu molto stimato, grazie al suo spirito di osservazione ed al suo stile lucido, animato e spiritoso. Queste cose sono più evidenti nella sua prima opera, Briefe eines Verstorbenen (4 volumi, 1830–1831), in cui esprime molti giudizi sull'Inghilterra e sugli altri Stati che aveva visitato alla fine degli anni venti del
1800, oltre che sulle persone che incontrò. Tra i suoi ultimi libri di viaggio si trovano Semilassos vorletzter Weltgang (3 volumi, 1835), Semilasso in Afrika (5 volumi, 1836), Aus Mehemed Ali's Reich (3 volumi, 1844) e Die Rückkehr (3 volumi, 1846–1848). Fu anche autore del tuttora famoso Andeutungen über Landschaftsgärtnerei (1834, "Appunti sull'architettura del paesaggio"), l'unico libro che pubblicò col proprio nome.
Esistono anche disegni e caricature fatti di suo pugno, anche se non li pubblicò.

Opere
Briefe eines Verstorbenen (4 volumi, 1830-31 (compresa una descrizione del parco di Warwick, che influenzò fortemente Edgar Allan Poe nella scrittura de Le terre di Arnheim)
Tour of a German Prince, 4 volumi, Londra, Wilson 1831-32 (traduzione di Briefe eines Verstornenen di Sarah Austin)
Andeutungen über Landschaftsgärtnerei[,] verbunden mit der Beschreibung ihrer praktischen Anwendung in Muskau (sola pubblicazione fatta a suo nome), 1834
Tutti frutti; aus den Papieren des Verstorbenen., 5 volumi, 1834
Semilassos vorletzter Weltgang, 3 volumi, 1835
Semilasso in Afrika, 5 volumi, 1836
Der Vorläufer, 1838
Jugend-Wanderungen, 1835
Südöstlicher Bildersaal (sulla Grecia), 1840
Aus Mehemed Ali's Reich (sull'Egitto), 3 volumi, 1844
Die Rückkehr, 3 volumi, 1846–48
Briefwechsel und Tagebücher des Fürsten Hermann von Pückler-Muskau (lettere e diari), 9 volumi, ed. Ludmilla Assing, Amburgo 1873-76, Berna ²1971
Liebesbriefe eines alten Kavaliers. Briefwechsel des Fürsten Pückler mit Ada von Tresckow (lettere d'amore), ed. Werner Deetjen, 1938
Bettina von Arnim/Hermann von Pückler-Muskau: »Die Leidenschaft ist der Schlüssel zur Welt«. Briefwechsel 1832-1844, edizione completa con commenti di Enid Gajek e Bernhard Gajek, Cotta, Stuttgart 2001

ARJOUNI Jakob (1964 - 2013)

  Jakob Bothe, nato Jakob Michelsen e conosciuto come  Jakob Arjouni  (Francoforte sul Meno, 8 ottobre 1964 – Berlino, 17 gennaio 2013), è s...