Boris Pahor (Trieste, 26 agosto 1913 – Trieste, 30
maggio 2022) è stato uno scrittore sloveno con
cittadinanza italiana.
Boris Pahor, di lingua e nazionalità slovene, nacque nel 1913
a Trieste (allora Impero austro-ungarico,
oggi Italia), figlio di Franc Pahor e di Marija Ambrožič. Il
padre lavorava come fotografo alla gendarmeria di Trieste. A
sette anni assisté all'assalto squadrista contro
il Narodni dom (Casa del Popolo), sede centrale delle
organizzazioni della comunità slovena di
Trieste. L'esperienza, che lo segnò per tutta la
vita, affiora spesso nei suoi romanzi e racconti. Pahor visse
drammaticamente il trauma della negazione forzata dell'identità
slovena, attuata dal regime fascista (violenze squadriste,
divieto di parlare sloveno, soppressione delle scuole e delle
attività culturali e ricreative in tale lingua).

Finita la scuola media ed essendo stata soppressa l'istituzione
slovena, frequentò il seminario di Capodistria, fino al 1935, e
poi di Gorizia, fino al 1938, anno in cui abbandonò gli studi
di teologia. Stabilì stretti rapporti con alcuni
giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le
figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič,
cofondatore dell’organizzazione antifascista slovena TIGR (e
padre dello scrittore Dušan Jelinčič), e dei pittori Augusto
Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incominciò il
carteggio con Edvard Kocbek (poeta sloveno e
pensatore personalista, esponente del movimento
cattolico-sociale e allievo di Emmanuel Mounier), nella cui
figura Pahor riconobbe un importante ruolo di guida morale ed
estetica. In questo periodo iniziò la sua attività letteraria su
pubblicazioni periodiche clandestine in lingua slovena (ove rivestì
ruoli dirigenziali) e - sotto pseudonimo - su una rivista pubblicata
in Slovenia.
Negli anni 1939-1940 pubblicò, firmandoli col suo nome, alcuni
contributi letterari sulla rivista slovena "Dejanje",
fondata da Edvard Kocbek. Tornato a Trieste, svolse attività
clandestine negli ambienti dell'antifascismo (riunioni in cui si
parlava sloveno o si seguivano lezioni e conferenze nella stessa
lingua).
Nel
1940 fu arruolato nel Regio Esercito e inviato al
fronte in Libia. Ottenuta la maturità classica in
un liceo di Bengasi, si iscrisse alla facoltà di lettere
dell'Università di Padova; prese servizio a Bogliaco, sul lago
di Garda, come sergente, con il compito di interprete per gli
ufficiali jugoslavi prigionieri di guerra catturati durante
l'invasione della Jugoslavia.
Dopo
l'armistizio dell'otto settembre tornò a Trieste, ormai
soggetta all'occupazione tedesca. Sfuggito all'arresto da parte
dei tedeschi, decise di unirsi alle truppe partigiane slovene che
operavano nella Venezia Giulia; rimase in clandestinità a
Trieste, dove, nel gennaio 1944, diventò responsabile per la stampa
nell'ambito del comitato cittadino del Fronte di Liberazione del
Popolo Sloveno.[4] Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel
famoso romanzo Mesto v zalivu ("La città nel golfo"),
col quale diventerà celebre nella vicina Slovenia.
Nel
gennaio 1944 venne arrestato dai collaborazionisti sloveni,
i domobranci; incarcerato, fu torturato dalla Gestapo e
deportato in Germania a febbraio. Fu internato in vari campi
di concentramento in Francia e
in Germania (Natzweiler, Markirch, Dachau, Nordhausen, Harzungen, Bergen-Belsen).
Dopo la
liberazione del campo di Bergen-Belsen, Pahor arrivò a Parigi malato
di tubercolosi; ricoverato in un sanatorio a Villiers-sur-Marne,
rientrò a Trieste nel dicembre del 1946. Si laureò l'11 novembre
1947, con una tesi su Espressionismo e neorealismo nella lirica
di Edvard Kocbek, relatore lo slavista Arturo Cronia.
In un
contesto triestino caratterizzato da aspre lotte politiche, Pahor
aderì a numerose imprese culturali dell'associazionismo
sloveno, cattolico e non-comunista. Ebbe ruoli di rilievo
in varie riviste slovene ("Razgledi", "Tokovi",
"Sidro"); nel 1948 fu pubblicata una sua prima raccolta di
prose brevi, Moj tržaški naslov ("Il mio indirizzo
triestino"). Nell'ottobre 1952 sposò la scrittrice e
traduttrice Frančiška Radoslava Premrl (1921-2009), da cui ebbe due
figli. Nel 1953 iniziò a insegnare regolarmente letteratura slovena
alle scuole medie inferiori; in seguito insegnò anche letteratura
italiana, e successivamente, fino al 1975, insegnò nelle scuole
superiori con lingua d'insegnamento slovena a Trieste.

Dal
1966 fino al 1991 fu direttore ed editore della rivista
triestina Zaliv (Golfo) che si occupava, oltre che di temi
strettamente letterari, anche di questioni di attualità, ospitando
oppositori del regime di Tito e diventando un punto di
riferimento per la dissidenza slovena; collegata alla rivista vi era
una collana di pubblicazioni perlopiù di carattere
storico-letterario. In questo periodo Pahor continuò a
mantenere stretti rapporti con Edvard Kocbek, ormai diventato
un dissidente nel regime comunista jugoslavo. I
due furono legati da uno stretto rapporto di amicizia.
Nel 1975, assieme all'amico Alojz Rebula, Pahor pubblicò il
libro "Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca" (Edvard
Kocbek: pričevalec našega časa). Nel libro-intervista il poeta
sloveno denunciava il massacro di 12 000 prigionieri di guerra,
appartenenti alla milizia collaborazionista slovena (domobranci),
perpetrato dal regime comunista jugoslavo nel maggio del 1945, con la
connivenza delle truppe britanniche. Il libro provocò durissime
reazioni da parte del regime jugoslavo. Fu osteggiata la
pubblicazione e la diffusione delle opere di Pahor, mentre
allo stesso Pahor (diventato "persona non gradita" e
diffamato da persone legate al regime) per due volte e per lunghi
periodi fu vietato l'ingresso in Jugoslavia.
Grazie alle sue posizioni morali ed
estetiche, Pahor diventò uno dei più importanti punti di
riferimento per la giovane generazione di letterati sloveni, a
cominciare da Drago Jančar.
Durante
un viaggio a Parigi, nel 1986, Pahor conobbe il filosofo Evgen Bavčar
(1946), grazie al quale l'opera più importante di Pahor, Necropoli,
romanzo autobiografico sulla sua prigionia nel campo di
concentramento di Natzweiler-Struthof, trovò il suo primo editore
francese. La traduzione francese di Necropoli rese Pahor
famoso nel mondo, facendolo assurgere al rango di grande classico
della letteratura del Novecento.

Le sue opere in sloveno sono
tradotte
in francese, tedesco, serbo-croato, ungherese, inglese, spagnolo, italiano, catalano e finlandese.
Nel 2003 gli è stato conferito il premio San Giusto d'Oro dai
cronisti del Friuli Venezia Giulia. Nel giugno del 2008 ha vinto
il Premio Internazionale Viareggio-Versilia; nel maggio del 2007
è stato insignito dell'onorificenza francese della Legion
d'onore; ha ricevuto il Premio Prešeren, maggiore onorificenza
slovena in campo culturale (1992). Nel 2008, con Necropoli, è
stato finalista e vincitore del Premio Napoli per la
categoria "Letterature straniere".
In occasione delle elezioni
europee del 2009, fu candidato nella lista della Südtiroler
Volkspartei (SVP), collegata con il Slovenska Skupnost.
Morì nella
sua città natale il 30 maggio 2022, alla veneranda età di 108 anni.
I funerali furono celebrati in lingua slovena nella chiesa
del cimitero monumentale di Sant'Anna il 7 giugno 2022,
alla presenza dell'Arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi,
della senatrice Tatjana Rojc e dei ministri sloveni Matej
Arčon, Tatjana Bobnar e Asta Vrečko; fu poi sepolto presso la sua
tomba di famiglia nel cimitero medesimo.
Caratteristiche dell'opera letterariaL'opera
di Pahor è ricca di spunti autobiografici. I bombardamenti della
Prima guerra mondiale sono descritti nella novella Nesluteno
vprašanje (Una domanda senza presagio); l'incendio del Narodni
dom nella novella Il rogo nel porto e altrove; l'esperienza
di soldato in Libia è narrata nei diari Nomadi brez
oaze (Nomadi senza oasi); il periodo vissuto in riva al lago di
Garda è rievocato nel romanzo breve La villa sul lago; i giorni
successivi all'8 settembre 1943 nel romanzo La città nel golfo.
Mentre la prigionia nei lager nazisti è oggetto del
capolavoro Necropoli, il successivo ritorno alla libertà è
rievocato nel romanzo Una primavera difficile. Il romanzo Dentro
il labirinto fa riferimento alla difficile situazione politica
di Trieste nell'immediato dopoguerra. Le vessazioni subite dallo
scrittore da parte del regime jugoslavo sono narrate nel volume di
diari Ta ocean strašnó odprt.

Scrive Claudio
Magris che nelle opere di Pahor «ci si confronta non solo con
la violenza fascista e l'orrore nazista, ma anche con il frequente
disconoscimento agli sloveni di elementari diritti e di identità
triestina a pieno titolo e col conseguente muro di ignoranza che ha
separato a lungo gli italiani dalla minoranza slovena, privando
entrambe le comunità di un essenziale arricchimento reciproco».
Secondo Tatjana Rojc, «l'epos di Boris Pahor assurge [...]
non più a mera testimonianza, a esclusiva condanna, ma diviene
storia di uomini oppressi, ombre, morti risuscitati, a cui Boris
Pahor ha saputo dare voce. La sua, però, non è una voce scandita
solo dalla condanna, ma un canto lirico che commuove, dandoci
l'illusione che diventa man mano sempre più certezza della
salvezza». Un tema costante è il confronto fra Eros e
Thanatos, in cui «il potere salvifico viene affidato all'incontro
con la figura femminile, immagine centrale della narrativa
pahoriana».
Il critico
letterario francese Jean-Luc Douin ha accostato il nome di Pahor a
quello di altri grandi autori della letteratura concentrazionaria
europea del Novecento, come Primo Levi, Robert
Antelme e Aleksandr Isaevič Solženicyn.
Opere
Romanzi
Mesto v zalivu (1955);
1949-51.
Vila ob jezeru (1955) / La villa sul lago, trad. di
Marija Kacin, Rovereto, Nicolodi, 2002.
Nomadi brez oaze (1956).
Onkraj pekla so ljudje (1958),
1978.
Parnik trobi nji (1964).
Nekropola (1967) / Necropoli, trad. di Ezio Martin,
Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese, San Canzian
d'Isonzo, 1997; revisione di Valerio Aiolli, Edizioni del Consorzio
culturale del Monfalconese, Ronchi dei Legionari, 2005. / Necropoli,
traduzione di Ezio Martin, revisione di Valerio Aiolli, prefazione
di Claudio Magris, Roma, Fazi Editore,
2008
Zatemnitev (1975) / Oscuramento, traduzione di
Martina Clerici, Collana Oceani, Milano, La nave di Teseo,
2022Zgodba o reki, kripti in dvorljivem golobu
V labirintu (1984) / Dentro il labirinto, traduzione
di Martina Clerici, Roma, Fazi, 2011
V vodoravni legi (1997).
Spopad s pomladjo (1998)
Una primavera difficile, trad. di
Mirella Urdih Merkù, Rovereto, Zandonai, 2009; Collana I delfini, Milano, La nave di Teseo,
2016
Zibelka sveta (1999)
[letteralmente: La culla del mondo] / Il petalo giallo, trad. Diomira
Fabjan Bajc, Nicolodi, Rovereto, 2004-2007
(2003).
Trg Oberdan (2006) / Piazza Oberdan, Nuova Dimensione,
Portogruaro, 2010
Knjiga o Radi (2012).
Opere tradotte o scritte in italiano
Srečko Kosovel, Studio Tesi,
Pordenone 1993.
Il rogo nel porto, trad. Mirella
Udrih-Merku, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh, Nicolodi, Rovereto
2001; Rovereto, Zandonai, 2008
Letteratura slovena del Litorale:
vademecum / Kosovel a Trieste e altri scritti, Mladika, Trieste
2004.
Tre volte no. Memorie di un uomo
libero, con Mila Orlić, Milano, Rizzoli, 2009
Qui è proibito parlare, trad. di
Martina Clerici, Roma, Fazi Editore, 2009
Nella cittadella
triestina e Bonaccia con gli aranci, due racconti tratti
dalla raccolta Moje suhote in njihovi ljudje, trad. di Primož
Šturman, pubblicate in Aeolo, rivista letteraria ed oltre,
anno I, numero 1, Pisa, 2009.
La lirica di Edvard Kocbek, Padova
University Press, 2010.
Figlio di nessuno, con Cristina
Battocletti, Rizzoli, Milano, 2012, (La nave di Teseo, 2022).
Così ho vissuto. Biografia di un
secolo, con Tatjana Rojc, Bompiani, Milano, 2013
La città nel golfo, traduzione di
Marija Kacin, Bompiani, Milano, 2014Triangoli rossi. I campi di
concentramento dimenticati, Milano, Bompiani,
2015