lunedì 19 gennaio 2026

PELECANOS George P. (1957 - viv.)

 

George P. Pelecanos 
(Washington, 18 febbraio 1957) è uno scrittore statunitense di romanzi polizieschi.
Di origine greca, prima di approdare alla scrittura ha fatto innumerevoli lavori tra cui il barista, il cuoco, il venditore di scarpe ed elettrodomestici, mestieri che farà poi svolgere a molti protagonisti dei suoi romanzi. Pelecanos è un grande amante della musica soul e rock degli anni sessanta e settanta. 
Ha vinto il premio "Raymond Chandler" in Italia, il "Falcon" in Giappone e il "Grand Prix Du Roman Noir" in Francia. È stato ospite al Festivaletteratura  di Mantova nel 2004. Scrive per giornali e riviste come il Washington Post, GQ, il New York Times, Mojo, Uncut e molte altre. È stato distributore cinematografico: ha lavorato con i fratelli Coen e ha fatto conoscere negli Stati Uniti The Killer di John Woo.
Scrive anche per la televisione. È uno dei produttori e soggettisti di The Wire, serie poliziesca pluripremiata della HBO e ha scritto una miniserie televisiva sullo sfondo della seconda guerra mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks intitolata The Pacific. Sempre per il canale via cavo HBO ha creato la serie The Deuce - La via del porno, incentrata sulla nascente industria pornografica nella New York degli anni settanta.
Attualmente vive a Silver Spring, Maryland, con moglie e tre figli.

Opere
Romanzi

Shoedog (1994)
Il guardiano del buio (Drama City) (2005), Edizioni Piemme
Il giardiniere notturno (The Night Gardener) (2006), Edizioni Piemme
Il sognatore (The Turnaround) (2008), Edizioni Piemme (Hammett Prize 2009)
La strada di casa (The Way Home) (2009), Edizioni Piemme
È la notte che vince (The Cut) (2011), Edizioni Piemme
The Double (2013)
L'uomo che amava i libri (The man who came updown), (2020), SEM
Serie con Nick Stefanos
A Firing Offense (1992)
Nick's Trip (1993)
Down by the River Where the Dead Men Go (1995)
Serie Quartetto di D.C.
The Big Blowdown (1996)
King Suckerman (King Suckerman) (1997), Shake Edizioni
Non temerò alcun male (The Sweet Forever) (1998), Edizioni Piemme
Vendetta (Shame the Devil) (2000), Edizioni Piemme
Serie con Derek Strange e Terry Quinn
Strade di sangue (Right as Rain) (2001), Edizioni Piemme
Angeli neri (Hell to Pay) (2002) Edizioni Piemme
Il circo delle anime (Soul Circus) (2003), Edizioni Piemme
Fuoco nero (Hard Revolution) (2004), Edizioni Piemme
What It Was (2012)

Raccolte curate

D.C. Noir (2006)
D.C. Noir 2: The Classics (2008)
Best American Mystery Stories 2008 (2008)

In italiano
Martini Shot e altri racconti (The Martini Shot, 2015), SEM, 2021


domenica 18 gennaio 2026

SANVITALE Francesca (1928 - 2011)


Francesca Sanvitale
 (Milano, 17 maggio 1928 – Roma, 9 febbraio 2011) è stata una scrittrice e giornalista italiana, più volte finalista al Premio Strega e vincitrice del Premio Letterario Basilicata, del Premio Dessì e del Premio Viareggio sezione narrativa.
Nata in una famiglia di origini emiliane, si trasferì per studio a Firenze, dove si laureò in Lettere moderne (con una tesi in Letteratura italiana).
Collaboratrice dei quotidiani Il Messaggero e l'Unità, nonché del settimanale l'Espresso, ricoprì il ruolo di direttrice della rivista Nuovi Argomenti e di Micromega.
Tradusse Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet e firmò le prefazioni di alcuni romanzi di Stendhal, Victor Hugo, Simone de Beauvoir e Marguerite Yourcenar. Con quest'ultima realizzò un'intervista per il programma di Raitre Il cammino delle idee.

Opere
Romanzi e racconti
Il cuore borghese, Vallecchi, Firenze, 1972
Madre e figlia, Einaudi, 1980
L'uomo del parco, Mondadori, 1984
La realtà è un dono, Mondadori, 1987
Verso Paola, Einaudi, 1991
Il figlio dell'Impero, Einaudi, 1993
Tre favole dell'ansia e dell'ombra, Il melangolo, 1994
Separazioni, Einaudi, 1997
L'ultima casa prima del bosco, Einaudi, 2003
L'inizio è in autunno, Einaudi, 2008

Varia
Mettendo a fuoco: pagine di letteratura e realtà, Gremese, 1988
Le scrittrici dell'Ottocento: da Eleonora De Fonseca Pimentel a Matilde Serao, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1997
Camera ottica: pagine di letteratura e realtà, Einaudi, 1999
Ritratti critici di contemporanei, Olschki, 2005

sabato 17 gennaio 2026

GHIOTTO Renato (1923 - 1986)


Renato Ghiotto
 (Montecchio Maggiore, 25 gennaio 1923 – Malo, 10 aprile 1986) è stato uno scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano.
Renato Ghiotto è nato a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza il 25 gennaio 1923. Iscrittosi al corso di laurea in filosofia dell'Università di Padova, inizia a collaborare prima al quindicinale Il Bo e poi al quotidiano il Veneto. Avvicinatosi agli ambienti anti-fascisti del Veneto, deve fuggire in Svizzera durante il conflitto mondiale. Tornato in Italia assume la direzione de "Il Giornale di Vicenza", dove rimarrà fino al 1950. Nel biennio 1951-52 vive in Argentina dove lavora in un'industria metallurgica e conosce Jorge Luis Borges. Nel 1955 apre con G.L. Brignone l'agenzia pubblicitaria Linea che dirige fino al 1970. Il 1967 è l'anno del suo esordio in campo letterario con il romanzo Scacco alla regina, finalista al Premio Strega e dal quale il suo amico Pasquale Festa Campanile trae un film due anni dopo. Negli anni settanta pubblica interventi su L'Espresso e La Stampa, oltre a dirigere per un biennio Il Mondo. Del 1971 è il secondo romanzo Adiòs entrato nella cinquina del Premio Selezione Campiello. Autore molto versatile, si cimenta anche in sceneggiature cinematografiche e sceneggiati televisivi (suo il soggetto di Una città in fondo alla strada). Finalista del Premio Scanno, Rondò, pubblicato nel 1985, è l'ultimo romanzo che Ghiotto vede uscire in libreria prima di spegnersi a Malo, presso Vicenza, il 10 aprile 1986. Postumo apparirà il romanzo I vetri (1987, pref. di L. Meneghello), racconto dai temi fantascientifici sul rapporto tra la mente umana e l'intelligenza artificiale.

Opere
Narrativa
1967, Scacco alla regina (Rizzoli), nuova ed. Elliot, 2013
1971, Adiòs (Rizzoli), nuova ed. Elliot, 2014
1985, Rondò (Rusconi)
1987, I vetri (Longanesi)

venerdì 16 gennaio 2026

FOWLES John (1926 - 2005)

 

John Robert Fowles
 (Leigh-on-Sea, 31 marzo 1926 – Lyme Regis, 5 novembre 2005) è stato uno scrittore e saggista inglese, fortemente influenzato da Sartre e considerato da molti il padre del postmodernismo britannico.
John Robert Fowles nasce a Leigh-on-Sea, nell'Essex da Gladys May Richards e Robert John Fowles; una famiglia di mercanti, appartenenti alla "middle-class" londinese. La sua infanzia e la sua prima educazione fu seguita dalla madre e dalla cugina Peggy Fowles. Nel 1939 ottenne l'accesso alla Bedford School, dove rimase fino al 1944; gli anni di Bedford coincisero con quelli della seconda guerra mondiale. Nel 1947, dopo aver terminato il servizio militare, entrò al New College di Oxford dove studiò il tedesco ma soprattutto il francese, conseguendo il BA in questa lingua. Fu ad Oxford che cominciò a considerare la propria vita come dedicata alla scrittura, soprattutto dopo aver letto le opere di esistenzialisti come Jean-Paul Sartre e Albert Camus; pur non considerandosi un esistenzialista, la motivazione essenziale alla letteratura fu per Fowles la sensazione che il mondo era sostanzialmente assurdo.

Opere
Romanzi

1963 - Il collezionista (The Collector)
1965 - Il mago (The Magus)
1969 - La donna del tenente francese (The French Lieutenant's Woman)
1977 - Daniel Martin
1982 - Mantissa
1985 - Maggot, la ninfa (A Maggot)

Racconti
1974 - La torre d'ebano (The Ebony Tower) - contiene: La torre d'ebano; Eliduc; Povero Koko; L'enigma; La nube

Saggi
1964 - The Aristos 
1978 - The Tree 

giovedì 15 gennaio 2026

PAHOR Boris (1913 - 2022)

 

Boris Pahor 
(Trieste, 26 agosto 1913 – Trieste, 30 maggio 2022) è stato uno scrittore sloveno con cittadinanza italiana.
Boris Pahor, di lingua e nazionalità slovene, nacque nel 1913 a Trieste (allora Impero austro-ungarico, oggi Italia), figlio di Franc Pahor e di Marija Ambrožič. Il padre lavorava come fotografo alla gendarmeria di Trieste. A sette anni assisté all'assalto squadrista contro il Narodni dom (Casa del Popolo), sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste. L'esperienza, che lo segnò per tutta la vita, affiora spesso nei suoi romanzi e racconti. Pahor visse drammaticamente il trauma della negazione forzata dell'identità slovena, attuata dal regime fascista (violenze squadriste, divieto di parlare sloveno, soppressione delle scuole e delle attività culturali e ricreative in tale lingua).
Finita la scuola media ed essendo stata soppressa l'istituzione slovena, frequentò il seminario di Capodistria, fino al 1935, e poi di Gorizia, fino al 1938, anno in cui abbandonò gli studi di teologia. Stabilì stretti rapporti con alcuni giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič, cofondatore dell’organizzazione antifascista slovena TIGR (e padre dello scrittore Dušan Jelinčič), e dei pittori Augusto Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incominciò il carteggio con Edvard Kocbek (poeta sloveno e pensatore personalista, esponente del movimento cattolico-sociale e allievo di Emmanuel Mounier), nella cui figura Pahor riconobbe un importante ruolo di guida morale ed estetica. In questo periodo iniziò la sua attività letteraria su pubblicazioni periodiche clandestine in lingua slovena (ove rivestì ruoli dirigenziali) e - sotto pseudonimo - su una rivista pubblicata in Slovenia.
Negli anni 1939-1940 pubblicò, firmandoli col suo nome, alcuni contributi letterari sulla rivista slovena "Dejanje", fondata da Edvard Kocbek. Tornato a Trieste, svolse attività clandestine negli ambienti dell'antifascismo (riunioni in cui si parlava sloveno o si seguivano lezioni e conferenze nella stessa lingua).
Nel 1940 fu arruolato nel Regio Esercito e inviato al fronte in Libia. Ottenuta la maturità classica in un liceo di Bengasi, si iscrisse alla facoltà di lettere dell'Università di Padova; prese servizio a Bogliaco, sul lago di Garda, come sergente, con il compito di interprete per gli ufficiali jugoslavi prigionieri di guerra catturati durante l'invasione della Jugoslavia.
Dopo l'armistizio dell'otto settembre tornò a Trieste, ormai soggetta all'occupazione tedesca. Sfuggito all'arresto da parte dei tedeschi, decise di unirsi alle truppe partigiane slovene che operavano nella Venezia Giulia; rimase in clandestinità a Trieste, dove, nel gennaio 1944, diventò responsabile per la stampa nell'ambito del comitato cittadino del Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno.[4] Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu ("La città nel golfo"), col quale diventerà celebre nella vicina Slovenia.
Nel gennaio 1944 venne arrestato dai collaborazionisti sloveni, i domobranci; incarcerato, fu torturato dalla Gestapo e deportato in Germania a febbraio. Fu internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania (Natzweiler, Markirch, Dachau, Nordhausen, Harzungen, Bergen-Belsen).
Dopo la liberazione del campo di Bergen-Belsen, Pahor arrivò a Parigi malato di tubercolosi; ricoverato in un sanatorio a Villiers-sur-Marne, rientrò a Trieste nel dicembre del 1946. Si laureò l'11 novembre 1947, con una tesi su Espressionismo e neorealismo nella lirica di Edvard Kocbek, relatore lo slavista Arturo Cronia.
In un contesto triestino caratterizzato da aspre lotte politiche, Pahor aderì a numerose imprese culturali dell'associazionismo sloveno, cattolico e non-comunista. Ebbe ruoli di rilievo in varie riviste slovene ("Razgledi", "Tokovi", "Sidro"); nel 1948 fu pubblicata una sua prima raccolta di prose brevi, Moj tržaški naslov ("Il mio indirizzo triestino"). Nell'ottobre 1952 sposò la scrittrice e traduttrice Frančiška Radoslava Premrl (1921-2009), da cui ebbe due figli. Nel 1953 iniziò a insegnare regolarmente letteratura slovena alle scuole medie inferiori; in seguito insegnò anche letteratura italiana, e successivamente, fino al 1975, insegnò nelle scuole superiori con lingua d'insegnamento slovena a Trieste.
Dal 1966 fino al 1991 fu direttore ed editore della rivista triestina Zaliv (Golfo) che si occupava, oltre che di temi strettamente letterari, anche di questioni di attualità, ospitando oppositori del regime di Tito e diventando un punto di riferimento per la dissidenza slovena; collegata alla rivista vi era una collana di pubblicazioni perlopiù di carattere storico-letterario. In questo periodo Pahor continuò a mantenere stretti rapporti con Edvard Kocbek, ormai diventato un dissidente nel regime comunista jugoslavo. I due furono legati da uno stretto rapporto di amicizia.
Nel 1975, assieme all'amico Alojz Rebula, Pahor pubblicò il libro "Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca" (Edvard Kocbek: pričevalec našega časa). Nel libro-intervista il poeta sloveno denunciava il massacro di 12 000 prigionieri di guerra, appartenenti alla milizia collaborazionista slovena (domobranci), perpetrato dal regime comunista jugoslavo nel maggio del 1945, con la connivenza delle truppe britanniche. Il libro provocò durissime reazioni da parte del regime jugoslavo. Fu osteggiata la pubblicazione e la diffusione delle opere di Pahor, mentre allo stesso Pahor (diventato "persona non gradita" e diffamato da persone legate al regime) per due volte e per lunghi periodi fu vietato l'ingresso in Jugoslavia.
Grazie alle sue posizioni morali ed estetiche, Pahor diventò uno dei più importanti punti di riferimento per la giovane generazione di letterati sloveni, a cominciare da Drago Jančar.
Durante un viaggio a Parigi, nel 1986, Pahor conobbe il filosofo Evgen Bavčar (1946), grazie al quale l'opera più importante di Pahor, Necropoli, romanzo autobiografico sulla sua prigionia nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, trovò il suo primo editore francese. La traduzione francese di Necropoli rese Pahor famoso nel mondo, facendolo assurgere al rango di grande classico della letteratura del Novecento.
Le sue opere in sloveno sono tradotte in francese, tedesco, serbo-croato, ungherese, inglese, spagnolo, italiano, catalano e finlandese. Nel 2003 gli è stato conferito il premio San Giusto d'Oro dai cronisti del Friuli Venezia Giulia. Nel giugno del 2008 ha vinto il Premio Internazionale Viareggio-Versilia; nel maggio del 2007 è stato insignito dell'onorificenza francese della Legion d'onore; ha ricevuto il Premio Prešeren, maggiore onorificenza slovena in campo culturale (1992). Nel 2008, con Necropoli, è stato finalista e vincitore del Premio Napoli per la categoria "Letterature straniere".
In occasione delle elezioni europee del 2009, fu candidato nella lista della Südtiroler Volkspartei (SVP), collegata con il Slovenska Skupnost.
Morì nella sua città natale il 30 maggio 2022, alla veneranda età di 108 anni. I funerali furono celebrati in lingua slovena nella chiesa del cimitero monumentale di Sant'Anna il 7 giugno 2022, alla presenza dell'Arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, della senatrice Tatjana Rojc e dei ministri sloveni Matej Arčon, Tatjana Bobnar e Asta Vrečko; fu poi sepolto presso la sua tomba di famiglia nel cimitero medesimo.
Caratteristiche dell'opera letteraria
L'opera di Pahor è ricca di spunti autobiografici. I bombardamenti della Prima guerra mondiale sono descritti nella novella Nesluteno vprašanje (Una domanda senza presagio); l'incendio del Narodni dom nella novella Il rogo nel porto e altrove; l'esperienza di soldato in Libia è narrata nei diari Nomadi brez oaze (Nomadi senza oasi); il periodo vissuto in riva al lago di Garda è rievocato nel romanzo breve La villa sul lago; i giorni successivi all'8 settembre 1943 nel romanzo La città nel golfo. Mentre la prigionia nei lager nazisti è oggetto del capolavoro Necropoli, il successivo ritorno alla libertà è rievocato nel romanzo Una primavera difficile. Il romanzo Dentro il labirinto fa riferimento alla difficile situazione politica di Trieste nell'immediato dopoguerra. Le vessazioni subite dallo scrittore da parte del regime jugoslavo sono narrate nel volume di diari Ta ocean strašnó odprt.
Scrive Claudio Magris che nelle opere di Pahor «ci si confronta non solo con la violenza fascista e l'orrore nazista, ma anche con il frequente disconoscimento agli sloveni di elementari diritti e di identità triestina a pieno titolo e col conseguente muro di ignoranza che ha separato a lungo gli italiani dalla minoranza slovena, privando entrambe le comunità di un essenziale arricchimento reciproco».
Secondo Tatjana Rojc, «l'epos di Boris Pahor assurge [...] non più a mera testimonianza, a esclusiva condanna, ma diviene storia di uomini oppressi, ombre, morti risuscitati, a cui Boris Pahor ha saputo dare voce. La sua, però, non è una voce scandita solo dalla condanna, ma un canto lirico che commuove, dandoci l'illusione che diventa man mano sempre più certezza della salvezza». Un tema costante è il confronto fra Eros e Thanatos, in cui «il potere salvifico viene affidato all'incontro con la figura femminile, immagine centrale della narrativa pahoriana».
Il critico letterario francese Jean-Luc Douin ha accostato il nome di Pahor a quello di altri grandi autori della letteratura concentrazionaria europea del Novecento, come Primo Levi, Robert Antelme e Aleksandr Isaevič Solženicyn.

Opere
Romanzi

Mesto v zalivu (1955); 1949-51.
Vila ob jezeru (1955) / La villa sul lago, trad. di Marija Kacin, Rovereto, Nicolodi, 2002.
Nomadi brez oaze (1956).
Onkraj pekla so ljudje (1958), 1978.
Parnik trobi nji (1964).
Nekropola (1967) / Necropoli, trad. di Ezio Martin, Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese, San Canzian d'Isonzo, 1997; revisione di Valerio Aiolli, Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese, Ronchi dei Legionari, 2005. / Necropoli, traduzione di Ezio Martin, revisione di Valerio Aiolli, prefazione di Claudio Magris, Roma, Fazi Editore, 2008
Zatemnitev (1975) / Oscuramento, traduzione di Martina Clerici, Collana Oceani, Milano, La nave di Teseo, 2022Zgodba o reki, kripti in dvorljivem golobu 
V labirintu (1984) / Dentro il labirinto, traduzione di Martina Clerici, Roma, Fazi, 2011
V vodoravni legi (1997).
Spopad s pomladjo (1998)
Una primavera difficile, trad. di Mirella Urdih Merkù, Rovereto, Zandonai, 2009; Collana I delfini, Milano, La nave di Teseo, 2016
Zibelka sveta (1999) [letteralmente: La culla del mondo] / Il petalo giallo, trad. Diomira Fabjan Bajc, Nicolodi, Rovereto, 2004-2007
(2003).
Trg Oberdan (2006) / Piazza Oberdan, Nuova Dimensione, Portogruaro, 2010
Knjiga o Radi (2012).

Opere tradotte o scritte in italiano
Srečko Kosovel, Studio Tesi, Pordenone 1993.
Il rogo nel porto, trad. Mirella Udrih-Merku, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh, Nicolodi, Rovereto 2001; Rovereto, Zandonai, 2008
Letteratura slovena del Litorale: vademecum / Kosovel a Trieste e altri scritti, Mladika, Trieste 2004.
Tre volte no. Memorie di un uomo libero, con Mila Orlić, Milano, Rizzoli, 2009
Qui è proibito parlare, trad. di Martina Clerici, Roma, Fazi Editore, 2009
Nella cittadella triestina e Bonaccia con gli aranci, due racconti tratti dalla raccolta Moje suhote in njihovi ljudje, trad. di Primož Šturman, pubblicate in Aeolo, rivista letteraria ed oltre, anno I, numero 1, Pisa, 2009.
La lirica di Edvard Kocbek, Padova University Press, 2010.
Figlio di nessuno, con Cristina Battocletti, Rizzoli, Milano, 2012, (La nave di Teseo, 2022).
Così ho vissuto. Biografia di un secolo, con Tatjana Rojc, Bompiani, Milano, 2013
La città nel golfo, traduzione di Marija Kacin, Bompiani, Milano, 2014Triangoli rossi. I campi di concentramento dimenticati, Milano, Bompiani, 2015

ENRIQUEZ Mariana (1973 - viv.)

Mariana Enríquez  (Buenos Aires, 1973) è una giornalista e scrittrice argentina. Si è laureata in Comunicazione Sociale presso l'Unive...