Jean-Marie Gustave Le Clézio, noto come J.M.G. Le Clézio,
(Nizza, 13 aprile 1940) è
uno scrittore francese e mauriziano, come lui
stesso preferisce definirsi.
Conosce molto
presto il successo con il primo romanzo, Il verbale (1963).
Fino alla metà degli anni settanta le sue pubblicazioni
sono influenzate dalle ricerche formali della corrente letteraria
del Nouveau Roman. In seguito, ispirato dalle sue origini, dagli
incessanti viaggi e dalle culture degli indiani d'America, Le
Clézio pubblica dei romanzi che rimandano all'onirismo e
al mito (Deserto e Il cercatore d'oro), libri con
una dominante più intima, autobiografici o familiari
(L'africano). È autore di una quarantina di opere di fantasia
(romanzi, fiabe, novelle) e di saggi.
Nel 2008 gli è
stato conferito il premio Nobel per la letteratura, in quanto
"scrittore di nuove partenze, di avventura poetica, di estasi
dei sensi, esploratore di un'umanità al di là e al di sotto della
civilizzazione regnante".
Dopo un primo matrimonio nel 1961 con
Rosalie Piquemal, con la quale ha avuto la figlia Patricia nello
stesso anno, sposa nel 1975 Jémia Jean, originaria del Marocco e
madre della seconda figlia Alice. Insieme con la moglie,
scrive Sirandanes (una raccolta di indovinelli proverbiali
tipici delle isole Mauritius) e Gens des nuages (un
diario di viaggio).
J.M.G Le
Clézio si dichiara molto vicino all'Islam e in particolare
al sufismo.
Jean-Marie Gustave Le Clézio è figlio di Raoul Le Clézio e di
Simone Le Clézio. Entrambi gli antenati della nonna paterna erano
originari di Morbihan, sulla costa meridionale
della Bretagna[6]. Durante la rivoluzione francese uno
di questi, François Alexis Le Clézio, fuggì dalla Francia e
raggiunse l'isola di Mauritius, dove si stabilì con la sua
famiglia. Tutti i successivi Le Clézio avrebbero vissuto in
quell'isola. Pur non risiedendo stabilmente a Mauritius, J.M.G. Le
Clèzio ha dichiarato di considerarsi parte della cultura mauriziana
e di lingua francese. Suo padre "inglese" ma di origine
bretone, era chirurgo nell'esercito inglese in Africa. La
madre era francese.
Inizia a
scrivere i suoi primi racconti all'età di 7/8 anni dalla cabina
della barca che lo porterà con la madre in Nigeria, dove si
ricongiungerà al padre: questi, impegnato come chirurgo
nell'esercito inglese durante la seconda guerra mondiale, era
rimasto nello stato africano al termine del conflitto. La scrittura e
il viaggio diventeranno da allora dei temi ricorrenti. Dirà di sé:
"Si je ne voyage plus, je n'écris plus".
Tornato
a Nizza nel 1949, svolge gli studi prima al Lycée Masséna
e poi al collegio universitario letterario, maturando sentimenti
ambivalenti per questa città, dove non si sentirà a suo agio.
Successivamente, proseguirà gli studi a Bath, a Londra e
a Bristol.
Nel 1961, sposa a Londra Marie-Rosalie,
e nello stesso anno nasce la figlia Patricia. Nel 1964 si laurea con
una tesi su "La solitudine nell'opera di Henri Michaux".
Da questo momento, Le Clézio si dedica completamente alla scrittura.
Diventa famoso all'età di 23 anni per il romanzo Il verbale,
edito da Gallimard, con il quale vince nel 1963 il premio
Renaudot, mancando per poco il Premio Goncourt.
Nel 1967, svolge il servizio militare come cooperante in Thailandia,
paese dal quale viene repentinamente espulso per aver denunciato il
"turismo sessuale", violando così il dovere alla
riservatezza. Viene quindi inviato in Messico per terminare
il servizio di leva, dove partecipa all'organizzazione della
biblioteca dell'Istituto francese dell'America latina (IFAL), e
comincia a studiare la lingua maya e la lingua
nahuatl all'università del Messico. Questi studi lo porteranno
poi nello Yucatan. Per quattro anni, dal 1970 al 1974,
condivide la vita del gruppo etnico Emberá-Baudó e Wanana a Panama.
La scoperta del loro stile di vita, così diverso da quello della
società occidentale, costituisce per l'autore un'esperienza
emozionalmente sconvolgente.
Nel 1975 si risposa con Jemia,
discendente degli Aroussiyine, tribù nomade del sud del Marocco,
dalla quale avrà altre due figlie: Alice-Marie Yvonne nel 1977 e
Anna nel 1982.
Nel 1977
pubblica una traduzione dei libri di Chilam Balam, opera
mitologica maya, lavoro svolto durante la permanenza nello
Yucatán. Nel 1983, nel Michoacán (Messico centrale),
discute una tesi di storia su questo tema presso l'istituto di studi
messicani di Perpignano. Insegnerà in altre università tra le
quali quelle di Bangkok, Città del
Messico, Boston, Austin e Albuquerque.
Nel 1978 non riesce ad accedere al
posto di ricercatore al CNRS.
Alla fine degli anni 1970, Le Clézio
opera un cambiamento nel suo stile di scrittura e pubblica libri
dalla scrittura più serena, in cui i temi dell'infanzia, della
minoranza sociale e del viaggio passano in primo piano. Questa nuova
modalità seduce il grande pubblico. Nel 1980 è il primo scrittore a
ricevere il Grand prix de littérature Paul Morand, conferito
dall'Académie française, per l'opera Deserto. Nel 1990,
fonda insieme a Jean Grosjean la collana "L’Aube des peuples",
editore Gallimard, dedicata all'edizione di testi mistici e
epici, tradizionali o antichi.
Nel 1994 un
sondaggio pubblicato nella rivista "Lire" lo elegge il "più
grande scrittore vivente in lingua francese" davanti a Julien
Green.
Negli anni
2000, l'interesse per le culture lontane lo spinge verso la Corea,
di cui studia la storia, la mitologia e i riti sciamanici, mentre
lavora come visiting professor presso la Ewha Womans
University.
Nel marzo 2007 è uno dei quarantaquattro firmatari del manifesto
intitolato Pour une littérature-monde en français (per
una letteratura-mondo in francese), che invita al riconoscimento di
una letteratura di lingua francese che non releghi più gli autori
considerati "francofoni" ai margini della società; il
manifesto invita inoltre a ritrovare l'immaginario nel romanzo
riabilitando la narrazione grazie all'apporto di una generazione di
giovani scrittori usciti dall'"era del
sospetto". Precedentemente, in un'intervista comparsa
nel 2001, Le Clézio aveva lamentato il fatto che "l'istituzione
letteraria francese, ereditiera del pensiero considerato universale
dagli Enciclopedisti, [aveva] sempre avuto la brutta abitudine di
marginalizzare ogni pensiero al di fuori della Francia qualificandolo
"esotico"». Lui stesso si definisce uno scrittore
"francese, quindi francofono" e considera la letteratura
romanzesca come "un buon mezzo per comprendere il mondo
attuale".

Nell'ottobre 2008, anno in cui in Italia viene pubblicato per Instar
libri Il continente invisibile (titolo originale: Raga:
approche du continent invisible, uscito in Francia nel 2006),
l'autore vince il premio Nobel per la letteratura. Nel
discorso tenutosi alla consegna del premio, Le Clézio afferma che
tra tutte le circostanze che l'hanno portato a iniziare a scrivere,
quella determinante è stata la guerra: non quella richiamante i
campi di battaglia, ma la guerra dei civili e dei bambini. La
prima reazione dell'autore alla consegna del premio è stata quella
di affermare che l'onorificenza non cambierà il suo stile di
scrittura.
Nel 2010 gli
è stato attribuito l'ordine dell'Aquila azteca in quanto
"esperto delle popolazioni messicane antiche". Il
presidente Felipe Caldéron descrive in questa occasione lo
scrittore francese "un premio Nobel francese molto
messicanizzato, e se posso permettermi, molto michoacanizzato".
Per molto
tempo, Le Clézio viaggia in diversi paesi del mondo, ma vive
principalmente a Albuquerque e in Francia, a Nizza e
a Parigi. Ha pubblicato una quarantina di libri: fiabe, romanzi,
saggi, novelle, due traduzioni di mitologia indiana, oltre a
innumerevoli prefazioni e articoli e a qualche contributo a opere
collettive.
Nel 2011 è
il «grande invitato» al museo del Louvre. Pone un nuovo
sguardo alle collezioni del museo attraverso il tema "i musei
sono mondi" associato a una programmazione pluridisciplinare:
esposizioni, conferenze, concerti, cinema, teatro. Porta alla ribalta
artisti e autori poco noti come Georges Lavaudant, Dany
Laferrière, Camille Henrot, Dupuy e Berberian, Souleymane
Cissé, Danyèl Waro, Jean-François Zygel.
Nel novembre
2013 diventa docente all'Università di Nanchino.
L'autore
è attivo nella difesa dell'ambiente (in particolare contro il
massacro delle balene grigie e i test nucleari), nelle battaglie per
le libertà civili e nelle azioni a favore delle popolazioni
oppresse.
Nel 2009
scrive su Le Monde una lettera aperta al presidente Barack
Obama per attirare la sua attenzione sull'espulsione degli
abitanti delle isole Chagos a causa dell'installazione di
una base militare americana a Diego Garcia.
Nel settembre del 2012 interviene in risposta alle polemiche
sollevate dal saggio Langue fantôme, suivi de Éloge littéraire
d'Anders Breivik di Richard Millet definendo il testo
"elucubrazione lugubre" e "ripugnante".
Richard Millet, dal canto suo, considera J.M.G. Le Clézio un esempio
di "postletteratura" denunciando il suo stile stupido e
ingenuo. Millet critica inoltre la visione del mondo lécleziana in
quanto manichea, trovando i suoi romanzi privi di competenza
narrativa.
Opere
letterarieNella sua
opera si possono distinguere abbastanza nettamente due periodi. Nel
primo periodo, dal 1963 al 1975, i romanzi e i saggi di Le Clézio
esplorano i temi della follia, del linguaggio,
della scrittura, con la volontà di esplorare le possibilità
offerte dalla ricerca formalista del Nouveau Roman. Nelle sue prime
opere (Il verbale, la fièvre, le déluge), il giovane
scrittore si avvicina in particolare a Georges Perec, Michel
Butor e Nathalie Sarraute. I temi trattati - il dolore,
l'angoscia, la salute mentale, la sofferenza psicologica
nell'ambiente urbano - fanno di lui l'erede dei problemi e delle
denunce esistenzialiste, nonché l'erede di Albert Camus,
in quanto Il verbale richiama irresistibilmente Lo
straniero, sebbene evochi ugualmente Nexus di Henry
Miller. Le Clézio si conquistò allora l'immagine di scrittore
innovatore e ribelle che gli procurò l'ammirazione di Michel
Foucault e Gilles Deleuze.

Dalla fine degli anni 1960, nel suo secondo periodo, Le Clézio
compie un cambiamento nel suo stile e pubblica opere più personali,
meno marcate dal formalismo, senza perdere il carattere di
ribellione. Le sue pubblicazioni sono dominate dall'esplorazione
dell'altrove e da preoccupazioni ecologiche (Terra Amata, Le
fughe, La Guerre), sempre più influenzate dai viaggi
dell'autore e dal soggiorno presso gli indiani del Messico (I
giganti). I saggi di Le Clézio mettono in luce il suo cammino
meditativo nutrito dalla cultura degli indiani Embera, diretto verso
il panteismo (Estasi e materia), la cultura indiana,
l'onirismo, l'esperienza delle droghe e in particolare
degli psichedelici (Mydriase, Haï) sulla scia del suo
maestro Henri Michaux, e la ricerca perenne di una scappatoia
dalla società occidentale e urbana contemporanea.
La riflessione culturale di Le Clézio si estende inoltre verso altri
autori: cita tra le sue letture i poeti John Keats e W.H.
Auden. Ammette soprattutto l'influenza di J.D. Salinger, che
rilegge spesso, di William Faulkner e di Ernest
Hemingway. L'influenza di queste nuove letture si può constatare
nel confronto tra individuo e società, nel lirismo sempre
più evidente e nell'influenza del monologo interiore, del
"flusso di coscienza". Ulteriore influenza può trovare
riscontro nella marcia dello scrittore viaggiatore, in quanto Le
Clézio basa le sue opere sulla sua esperienza di viaggiatore. Si
mostra ugualmente influenzato dal misticismo di Lautréamont,
sul quale scrive una tesi, numerosi articoli e prefazioni; da
certe idee di Henri Michaux (ostilità verso la società, uso di
droghe per espandere la consapevolezza), al quale dedica una tesi di
studio; o ancora dalla rivoluzione spirituale totale di Antonin
Artaud che saluta come precursore di "questo sogno di una
nuova terra dove tutto è possibile; (...) di un ritorno alle origini
della scienza e del sapere; (...) questo sogno, mescolato di violenza
e misticismo". Infine, Le Clézio si rivela un insaziabile
lettore, appassionato dalla scoperta di nuovi orizzonti, come mostra
redigendo prefazioni per autori di origini diverse: Margaret
Mitchell, Lao She, Thomas Mofolo, V.S. Naipaul e
altri ancora.

Questa evoluzione si riscontra anche negli approfondimenti che le sue
opere di narrativa dedicano ai temi del viaggio, dell'onirismo e
della meditazione, che trovano un'eco favorevole presso il pubblico a
partire da Mondo et autres histoires (1978)
e Deserto (1980). Le Clézio è da qui definito
"inclassificabile" data la molteplicità dei temi
affrontati. Inoltre, nei romanzi Il cercatore
d'oro, Onitsha e Poisson d'or prosegue
l'esplorazione del tema de «l'autre côté», l'altra parte, ovvero
il lato nascosto delle cose, quello che si scopre solo scavando nel
profondo.
La contestazione è un carattere permanente dell'opera di Le Clézio.
Dopo la denuncia della società urbana e della sua brutalità nelle
prime opere, nei romanzi successivi la critica si estende più in
generale a tutto il mondo occidentale. Nutrito dall'esperienza
personale, Le Clézio denuncia la "guerra" cinica del mondo
mercantile (La Guerre), lo scandalo dello sfruttamento minorile
(Hasard) e quello delle culture minoritarie. A partire dalla
fine degli anni 1980 sostiene l'ONG Survival International di
cui diventa membro del comitato d'onore.
Le preoccupazioni riguardanti
l'ambiente e l'inquinamento appaiono ricorrentemente in Le Clézio,
descritto dall'accademia svedese come "uno scrittore
ecologista impegnato". Sono presenti già a partire dagli anni
1960-1970, riscontrabili nelle opere Terra Amata, Le
fughe, La Guerre, I giganti.
La ribellione compare sensibilmente nei
romanzi più celebri degli anni 1980: odio dell'imperialismo
coloniale (Deserto) e del sistema che ne deriva (Onitsha), rifiuto
della guerra distruttrice (la prima guerra mondiale in Il
cercatore d'oro, guerra del Biafra in Onitsha) e delle
nuove forme di sfruttamento (prostituzione, traffici umani,
in Deserto). Negli anni 2000 i toni si fanno più amari e
critici nei confronti dell'evoluzione occidentale moderna. Ne sono un
esempio il romanzo Ourania (2005), storia di un rifiuto
categorico del mondo moderno da parte di un gruppo di ricercatori in
una sperduta vallata messicana, e Il continente
invisibile (2006), ardente difesa dei popoli insulari
dell'Oceania, minacciati dalla globalizzazione.

Alla metà
degli anni 1980, Le Clézio comincia a portare al centro delle sue
opere temi più personali, in particolare attraverso l'evocazione
della famiglia. Le trame e i personaggi si ispirano ai suoi parenti.
Alexis, il narratore de Il cercatore d'oro (1985), è
ispirato a Léon, il nonno dell'autore, al quale il romanzo è
dedicato. La stessa figura ritorna nel racconto A Rodrigues con
Le Clézio[38]. Questa tendenza si rinforza con Onitsha (1991),
omaggio all'Africa dell'infanzia di Le Clézio. Léon torna al centro
dell'opera con La Quarantaine (1995). La propensione
autobiografica è esplicitamente assunta in Révolutions (2003).
La figura del padre viene celebrata in L'Africano (2004),
mentre il personaggio di Ethel Brun de Il ritornello della
fame viene ispirato alla madre.
Anche se Le
Clézio conosce un certo successo fin dalle prime opere (Premio
Renaudot 1963), è a partire da Mondo et autres histoires e
da Deserto (1980) che incontra il vero successo di
pubblico. Nel 1994 i lettori della rivista Lire lo
designano «il più grande scrittore francofono vivente»,
preferendolo a Natalie Sarraute, Claude Simon, Françoise
Sagan, Michel Tournier e a Julien Gracq.
Le Clézio è uno degli autori di lingua francese più tradotti al
mondo (tedesco, inglese, catalano, cinese, coreano, danese,
spagnolo, greco, italiano, giapponese, olandese, portoghese, russo,
svedese, turco.)
Opere
Romanzi, novelle e racconti
Le procès-verbal (romanzo),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1963, 250 p., (Premio Renaudot);
trad. F. Belvasio, S. Baroni, Il verbale, :duepunti
edizioni,«Terrain Vague», Palermo, 2005. ()
Le jour où Beaumont fit
connaissance avec sa douleur (novella), Mercure de France,
L'écharpe d'Iris, Parigi, 1964, 51 p.
La Fièvre (novelle),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1965, 237 p.
Le Déluge (romanzo), Gallimard,
«Le Chemin», Parigi, 1966, 288 p.
Terra Amata (romanzo),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1967, 248 p.; trad. A.
Giacomini, Terra Amata, Rizzoli, Milano, 1969. (ISBN
978-963-254-215-7)
Le Livre des fuites (romanzo),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1969, 290 p.; trad. G.Bogliolo, Le
fughe: romanzo d'avventure, Rizzoli, Milano, 1971.
La Guerre (romanzo),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1970, 295 p.
Les Géants (romanzo),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1973, 320 p.
Voyages de l'autre côté (novelle),
Gallimard, «Le Chemin » , Parigi, 1975, 308 p.
Mondo et autres histoires (fiabe),
Gallimard, Parigi, 1978, 278 p.
Désert (romanzo), Gallimard,
«Le Chemin», Parigi, 1980, 410 p. (grand premio di letteratura
Paul-Morand de l'Académie française); trad. D. Selvatico
Estense, Deserto, Rizzoli, Milano, 1985.
La Ronde et autres faits
divers (novelle), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1982, 235
p.
Le Chercheur d'or (romanzo),
Gallimard, Parigi, 1985, 332 p.; trad. D. Selvatico Estense, Il
cercatore d'oro, Rizzoli, Milano, 1990.
Voyage à Rodrigues (romanzo),
Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1986, 146 p.
Printemps et autres
saisons (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1989, 203
p.
Onitsha (romanzo), Gallimard,
Parigi, 1991, 250 p.; trad. R. Petri, Onitsha, Rizzoli, Milano,
1992.
Étoile errante (romanzo),
Gallimard, Parigi, 1992, 339 p.; trad. E. Assetta, Stella
errante, Il Saggiatore, Milano, 2000.
Pawana (romanzo), Gallimard,
Parigi, 1992, 54 p.
La Quarantaine (romanzo),
Gallimard, Parigi, 1995, 464 p.
Poisson d'or (romanzo),
Gallimard, Parigi, 1996, 255 p.; trad. M. Caviglione, Le due
vite di Laila, Il Saggiatore, Milano, 1999.
Hasard (romanzo), Gallimard,
Parigi, 1999, 290 p.
Cœur Brûle et autres
romances (novelle), Gallimard, Parigi, 2000, 187 p.
Révolutions (romanzo), Gallimard,
Parigi, 2003, 554 p.
L'Africain, omaggio a suo padre
(racconto), Mercure de France, «Traits et portraits», Parigi,
2004, 103 p.; trad. M. Balmelli, L'africano, Instar libri,
Torino, 2007.
Ourania (romanzo), Gallimard,
«Collection Blanche», Parigi, 2006, 297 p.
Ritournelle de la faim (romanzo),
Gallimard, «Collection Blanche», Parigi, 2008, 206 p.; trad. M.
Balmelli, Il ritornello della fame, Rizzoli, Milano, 2009.
Histoire du pied et autres
fantaisies (novelle), Gallimard, Parigi, 2011, 352 p.
Tempête: deux novellas (novelle),
Gallimard, Parigi, 2014, 240 p.
Avers (racconti), Gallimard,
Parigi, 2023, 224 p.
Saggi e
Pensieri
L'Extase matérielle (saggio),
Gallimard, «Le Chemin », Parigi, 1967, 229 p.; trad. M.
Binazzi, M. Maglia, Estasi e materia, Rizzoli, Milano, 1969.
Haï (saggio), Skira, «Les
Sentiers de la création », Ginevra, 1971, 170 p.
Mydriase (poesie),
illustrations de Vladimir Veličković, Fata Morgana,
St-Clément-la-Rivière, 1973; edizione definitiva 1993, 62 p.
Vers les icebergs (poema),
Fata Morgana, «Explorations», Montpellier, 1978, 52 p. (contiene
il testo Iniji di Henri Michaux); trad. S.
Nocciolini, Verso gli icebergs, il cavaliere azzurro, Bologna,
1985.
L'Inconnu sur la Terre (saggio),
Gallimard, «Le Chemin» , Parigi, 1978, 325 p.
Trois villes saintes (saggio),
Gallimard, Parigi, 1980, 81 p.
Edizione di bibliofilia: Chancah
(prima città di Trois villes saintes), litografie di Tony
Soulié, Les Bibliophiles de France, 2012.
Civilisations
amérindiennes (saggio), Arléa, Parigi, 1981.
Le rêve mexicain ou la pensée
interrompue, Gallimard, «NRF Essais», Parigi, 1988, 248 p.; trad.
E. Baggi Regard, Il sogno messicano, Serra e Riva, Milano,
1990.
Diego et Frida (racconto
biografico di Diego Rivera e Frida Kahlo), Stock, « Échanges »,
Parigi, 1993, 237 p.; trad. A. Marchi, Diego e Frida, Il
Saggiatore, Milano, 1997.
Ailleurs, entretiens avec
Jean-Louis Ezie (saggio), Arléa, 1995, 124 p.
La Fête chantée (saggio),
Gallimard, «Le Promeneur», 1997, 256 p.
Gens des nuages (racconto di
viaggi) con Jémia Le Clézio, fotografie di Bruno Barbey Stock,
«Beaux livres», 1997.
Raga. Approche du continent
invisible (saggio), Le Seuil, «Peuples de l'eau», Parigi,
2006, 135 p.; trad. L. Fasano et al., Il continente invisibile,
Instar libri, Torino, 2008.
Ballaciner (saggio),
Gallimard, 2007.