lunedì 5 gennaio 2026

REZA Yasmina (1959 - viv.)

 

Yasmina Reza (Parigi, 1º maggio 1959) è una drammaturga, scrittrice, attrice e sceneggiatrice francese le cui opere teatrali sono state adattate e rappresentate in molti paesi ricevendo premi e riconoscimenti.
Yasmina Reza nasce a Parigi il 1º maggio del 1959. La madre era una violinista ebrea ungherese di Budapest, mentre il padre era un ingegnere, uomo d'affari e pianista amatoriale ebreo iraniano nato a Mosca. Durante l'occupazione nazista, il padre fu deportato da Nizza nel campo di concentramento di Drancy.
Comincia la sua carriera teatrale come attrice, partecipando a rappresentazioni di opere contemporanee e di classici di Molière e Marivaux, tra gli altri. La prima pièce da lei scritta, Conversations après un enterrement, rappresentata per la prima volta nel 1987, le vale il prestigioso Premio Molière come miglior autore, mentre l'opera seconda, La traversée de l'hiver, vince il Molière come "miglior spettacolo pubblico in regione". Il successo internazionale arriva con l'opera successiva, Art (1994), tradotta e rappresentata in oltre trenta lingue, per cui viene di nuovo premiata con il Molière per il miglior autore. La produzione britannica, rappresentata al West End, riceve nel 1997 il Premio Laurence Olivier e l'Evening Standard Award come miglior commedia, mentre la produzione americana, rappresentata a Broadway, riceve nel 1998 il Tony Award per il miglior spettacolo. L'opera ha avuto anche diversi adattamenti televisivi. Nel 1997 pubblica il suo primo romanzo, opera autobiografica, Al di sopra delle cose (Hammerklavier). Nel 1999 fa parte della giuria ufficiale del 52º Festival di Cannes.
Nel 2007 ha seguito la campagna elettorale presidenziale di Nicolas Sarkozy, pubblicando L'alba, la sera o la notte (L'aube le soir ou la nuit).

Opere
Drammaturgie
Conversazioni dopo un funerale (Conversations après un enterrement) (1983/1984)
La traversée de l'hiver (1989)
«Arte» («Art») (1994)
L'uomo del destino (L'homme du hasard) (1995)
Tre variazioni della vita (Trois versions de la vie) (2001)
Une pièce espagnole (2004)
Il dio del massacro (Le Dieu du carnage) (2007)
Bella figura (Bella figura) (2015)
Anne-Marie la beltà (Anne-Marie la Beauté) (2020)
James Brown si metteva i bigodini (James Brown mettait des bigoudis, 2023), Adelphi, 2024

Prose
Al di sopra delle cose (Hammerklavier) (1997)
Una desolazione (Une désolation) (1999)
Uomini incapaci di farsi amare (Adam Haberberg) (2003)
Da nessuna parte (Nulle part) (2005)
Dans la luge d'Arthur Schopenhauer (2005)
L'alba, la sera o la notte (L'aube le soir ou la nuit) (2007)
Felici i felici (Heureux les heureux) (2013)
Babilonia (Babylone) (2016)
Serge (Serge) (2021)
La vita normale (Récits de certains faits) (2024)


domenica 4 gennaio 2026

BEYER Marcel (1965 - viv.)



Marcel Beyer
è uno scrittore, poeta e traduttore tedesco. Nasce il 23 novembre 1965 a Tailfingen, nel Württemberg. Cresciuto a Kiel e Neuss, dal 1987 al 1991 studia letteratura inglese e tedesca all'Università di Siegen e si laurea nel 1992 con una tesi sulla poetessa austriaca Friederike Mayröcker.
Esordisce nella narrativa nel 1991 con il romanzo Das Menschenfleisch accolto da buone recensioni, ma sale alla ribalta solo nel 1995 con I pipistrelli che viene tradotto in 12 lingue.
Editore per riviste letterarie e scrittore in residenza presso l'University College di Londra e l'Università di Warwick, tra i riconoscimenti ottenuti si segnala il Premio Kleist del 2014.
Traduttore e poeta oltre che narratore e saggista, vive e lavora a Dresda.

Opere principali
Obsession (1987)
Walkmännin (1990)
Das Menschenfleisch (1991)
Friederike Mayröcker (1992)
Brauwolke con Klaus Zylla (1994)
I pipistrelli (Flughunde, 1995), Torino, Einaudi, 1997 traduzione di Giuseppina Oneto 
HNO-Theater im Unterhemd (1995)
Falsches Futter (1997)
Spione (2000)
Zur See (2001)
Erdkunde (2002)
Nonfiction (2003)
Vergeßt mich (2006)
Forme originarie della paura (Kaltenburg, 2008), Torino, Einaudi, 2011 traduzione di Silvia Bortoli 
Putins Briefkasten (2012)
Graphit (2014)
XX. Lichtenberg-Poetikvorlesungen (Göttinger Sudelblätter) (2015)

sabato 3 gennaio 2026

LE CLEZIO Jean-Marie Gustave (1940 - viv.)

 

Jean-Marie Gustave Le Clézio
, noto come J.M.G. Le Clézio, (Nizza, 13 aprile 1940) è uno scrittore francese e mauriziano, come lui stesso preferisce definirsi.
Conosce molto presto il successo con il primo romanzo, Il verbale (1963). Fino alla metà degli anni settanta le sue pubblicazioni sono influenzate dalle ricerche formali della corrente letteraria del Nouveau Roman. In seguito, ispirato dalle sue origini, dagli incessanti viaggi e dalle culture degli indiani d'America, Le Clézio pubblica dei romanzi che rimandano all'onirismo e al mito (Deserto e Il cercatore d'oro), libri con una dominante più intima, autobiografici o familiari (L'africano). È autore di una quarantina di opere di fantasia (romanzi, fiabe, novelle) e di saggi.
Nel 2008 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura, in quanto "scrittore di nuove partenze, di avventura poetica, di estasi dei sensi, esploratore di un'umanità al di là e al di sotto della civilizzazione regnante".
Dopo un primo matrimonio nel 1961 con Rosalie Piquemal, con la quale ha avuto la figlia Patricia nello stesso anno, sposa nel 1975 Jémia Jean, originaria del Marocco e madre della seconda figlia Alice. Insieme con la moglie, scrive Sirandanes (una raccolta di indovinelli proverbiali tipici delle isole Mauritius) e Gens des nuages (un diario di viaggio).
J.M.G Le Clézio si dichiara molto vicino all'Islam e in particolare al sufismo.
Jean-Marie Gustave Le Clézio è figlio di Raoul Le Clézio e di Simone Le Clézio. Entrambi gli antenati della nonna paterna erano originari di Morbihan, sulla costa meridionale della Bretagna[6]. Durante la rivoluzione francese uno di questi, François Alexis Le Clézio, fuggì dalla Francia e raggiunse l'isola di Mauritius, dove si stabilì con la sua famiglia. Tutti i successivi Le Clézio avrebbero vissuto in quell'isola. Pur non risiedendo stabilmente a Mauritius, J.M.G. Le Clèzio ha dichiarato di considerarsi parte della cultura mauriziana e di lingua francese. Suo padre "inglese" ma di origine bretone, era chirurgo nell'esercito inglese in Africa. La madre era francese.
Inizia a scrivere i suoi primi racconti all'età di 7/8 anni dalla cabina della barca che lo porterà con la madre in Nigeria, dove si ricongiungerà al padre: questi, impegnato come chirurgo nell'esercito inglese durante la seconda guerra mondiale, era rimasto nello stato africano al termine del conflitto. La scrittura e il viaggio diventeranno da allora dei temi ricorrenti. Dirà di sé: "Si je ne voyage plus, je n'écris plus".
Tornato a Nizza nel 1949, svolge gli studi prima al Lycée Masséna e poi al collegio universitario letterario, maturando sentimenti ambivalenti per questa città, dove non si sentirà a suo agio. Successivamente, proseguirà gli studi a Bath, a Londra e a Bristol.
Nel 1961, sposa a Londra Marie-Rosalie, e nello stesso anno nasce la figlia Patricia. Nel 1964 si laurea con una tesi su "La solitudine nell'opera di Henri Michaux". Da questo momento, Le Clézio si dedica completamente alla scrittura.
Diventa famoso all'età di 23 anni per il romanzo Il verbale, edito da Gallimard, con il quale vince nel 1963 il premio Renaudot, mancando per poco il Premio Goncourt.
Nel 1967, svolge il servizio militare come cooperante in Thailandia, paese dal quale viene repentinamente espulso per aver denunciato il "turismo sessuale", violando così il dovere alla riservatezza. Viene quindi inviato in Messico per terminare il servizio di leva, dove partecipa all'organizzazione della biblioteca dell'Istituto francese dell'America latina (IFAL), e comincia a studiare la lingua maya e la lingua nahuatl all'università del Messico. Questi studi lo porteranno poi nello Yucatan. Per quattro anni, dal 1970 al 1974, condivide la vita del gruppo etnico Emberá-Baudó e Wanana a Panama. La scoperta del loro stile di vita, così diverso da quello della società occidentale, costituisce per l'autore un'esperienza emozionalmente sconvolgente.
Nel 1975 si risposa con Jemia, discendente degli Aroussiyine, tribù nomade del sud del Marocco, dalla quale avrà altre due figlie: Alice-Marie Yvonne nel 1977 e Anna nel 1982.
Nel 1977 pubblica una traduzione dei libri di Chilam Balam, opera mitologica maya, lavoro svolto durante la permanenza nello Yucatán. Nel 1983, nel Michoacán (Messico centrale), discute una tesi di storia su questo tema presso l'istituto di studi messicani di Perpignano. Insegnerà in altre università tra le quali quelle di Bangkok, Città del Messico, Boston, Austin e Albuquerque.
Nel 1978 non riesce ad accedere al posto di ricercatore al CNRS.
Alla fine degli anni 1970, Le Clézio opera un cambiamento nel suo stile di scrittura e pubblica libri dalla scrittura più serena, in cui i temi dell'infanzia, della minoranza sociale e del viaggio passano in primo piano. Questa nuova modalità seduce il grande pubblico. Nel 1980 è il primo scrittore a ricevere il Grand prix de littérature Paul Morand, conferito dall'Académie française, per l'opera Deserto. Nel 1990, fonda insieme a Jean Grosjean la collana "L’Aube des peuples", editore Gallimard, dedicata all'edizione di testi mistici e epici, tradizionali o antichi.
Nel 1994 un sondaggio pubblicato nella rivista "Lire" lo elegge il "più grande scrittore vivente in lingua francese" davanti a Julien Green.
Negli anni 2000, l'interesse per le culture lontane lo spinge verso la Corea, di cui studia la storia, la mitologia e i riti sciamanici, mentre lavora come visiting professor presso la Ewha Womans University.
Nel marzo 2007 è uno dei quarantaquattro firmatari del manifesto intitolato Pour une littérature-monde en français (per una letteratura-mondo in francese), che invita al riconoscimento di una letteratura di lingua francese che non releghi più gli autori considerati "francofoni" ai margini della società; il manifesto invita inoltre a ritrovare l'immaginario nel romanzo riabilitando la narrazione grazie all'apporto di una generazione di giovani scrittori usciti dall'"era del sospetto". Precedentemente, in un'intervista comparsa nel 2001, Le Clézio aveva lamentato il fatto che "l'istituzione letteraria francese, ereditiera del pensiero considerato universale dagli Enciclopedisti, [aveva] sempre avuto la brutta abitudine di marginalizzare ogni pensiero al di fuori della Francia qualificandolo "esotico"». Lui stesso si definisce uno scrittore "francese, quindi francofono" e considera la letteratura romanzesca come "un buon mezzo per comprendere il mondo attuale".
Nell'ottobre 2008, anno in cui in Italia viene pubblicato per Instar libri Il continente invisibile (titolo originale: Raga: approche du continent invisible, uscito in Francia nel 2006), l'autore vince il premio Nobel per la letteratura. Nel discorso tenutosi alla consegna del premio, Le Clézio afferma che tra tutte le circostanze che l'hanno portato a iniziare a scrivere, quella determinante è stata la guerra: non quella richiamante i campi di battaglia, ma la guerra dei civili e dei bambini. La prima reazione dell'autore alla consegna del premio è stata quella di affermare che l'onorificenza non cambierà il suo stile di scrittura.
Nel 2010 gli è stato attribuito l'ordine dell'Aquila azteca in quanto "esperto delle popolazioni messicane antiche". Il presidente Felipe Caldéron descrive in questa occasione lo scrittore francese "un premio Nobel francese molto messicanizzato, e se posso permettermi, molto michoacanizzato".
Per molto tempo, Le Clézio viaggia in diversi paesi del mondo, ma vive principalmente a Albuquerque e in Francia, a Nizza e a Parigi. Ha pubblicato una quarantina di libri: fiabe, romanzi, saggi, novelle, due traduzioni di mitologia indiana, oltre a innumerevoli prefazioni e articoli e a qualche contributo a opere collettive.
Nel 2011 è il «grande invitato» al museo del Louvre. Pone un nuovo sguardo alle collezioni del museo attraverso il tema "i musei sono mondi" associato a una programmazione pluridisciplinare: esposizioni, conferenze, concerti, cinema, teatro. Porta alla ribalta artisti e autori poco noti come Georges Lavaudant, Dany Laferrière, Camille Henrot, Dupuy e Berberian, Souleymane Cissé, Danyèl Waro, Jean-François Zygel.
Nel novembre 2013 diventa docente all'Università di Nanchino.
L'autore è attivo nella difesa dell'ambiente (in particolare contro il massacro delle balene grigie e i test nucleari), nelle battaglie per le libertà civili e nelle azioni a favore delle popolazioni oppresse.
Nel 2009 scrive su Le Monde una lettera aperta al presidente Barack Obama per attirare la sua attenzione sull'espulsione degli abitanti delle isole Chagos a causa dell'installazione di una base militare americana a Diego Garcia.
Nel settembre del 2012 interviene in risposta alle polemiche sollevate dal saggio Langue fantôme, suivi de Éloge littéraire d'Anders Breivik di Richard Millet definendo il testo "elucubrazione lugubre" e "ripugnante". Richard Millet, dal canto suo, considera J.M.G. Le Clézio un esempio di "postletteratura" denunciando il suo stile stupido e ingenuo. Millet critica inoltre la visione del mondo lécleziana in quanto manichea, trovando i suoi romanzi privi di competenza narrativa.
Opere letterarie
Nella sua opera si possono distinguere abbastanza nettamente due periodi. Nel primo periodo, dal 1963 al 1975, i romanzi e i saggi di Le Clézio esplorano i temi della follia, del linguaggio, della scrittura, con la volontà di esplorare le possibilità offerte dalla ricerca formalista del Nouveau Roman. Nelle sue prime opere (Il verbale, la fièvre, le déluge), il giovane scrittore si avvicina in particolare a Georges Perec, Michel Butor e Nathalie Sarraute. I temi trattati - il dolore, l'angoscia, la salute mentale, la sofferenza psicologica nell'ambiente urbano - fanno di lui l'erede dei problemi e delle denunce esistenzialiste, nonché l'erede di Albert Camus, in quanto Il verbale richiama irresistibilmente Lo straniero, sebbene evochi ugualmente Nexus di Henry Miller. Le Clézio si conquistò allora l'immagine di scrittore innovatore e ribelle che gli procurò l'ammirazione di Michel Foucault e Gilles Deleuze.
Dalla fine degli anni 1960, nel suo secondo periodo, Le Clézio compie un cambiamento nel suo stile e pubblica opere più personali, meno marcate dal formalismo, senza perdere il carattere di ribellione. Le sue pubblicazioni sono dominate dall'esplorazione dell'altrove e da preoccupazioni ecologiche (Terra Amata, Le fughe, La Guerre), sempre più influenzate dai viaggi dell'autore e dal soggiorno presso gli indiani del Messico (I giganti). I saggi di Le Clézio mettono in luce il suo cammino meditativo nutrito dalla cultura degli indiani Embera, diretto verso il panteismo (Estasi e materia), la cultura indiana, l'onirismo, l'esperienza delle droghe e in particolare degli psichedelici (Mydriase, Haï) sulla scia del suo maestro Henri Michaux, e la ricerca perenne di una scappatoia dalla società occidentale e urbana contemporanea.
La riflessione culturale di Le Clézio si estende inoltre verso altri autori: cita tra le sue letture i poeti John Keats e W.H. Auden. Ammette soprattutto l'influenza di J.D. Salinger, che rilegge spesso, di William Faulkner e di Ernest Hemingway. L'influenza di queste nuove letture si può constatare nel confronto tra individuo e società, nel lirismo sempre più evidente e nell'influenza del monologo interiore, del "flusso di coscienza". Ulteriore influenza può trovare riscontro nella marcia dello scrittore viaggiatore, in quanto Le Clézio basa le sue opere sulla sua esperienza di viaggiatore. Si mostra ugualmente influenzato dal misticismo di Lautréamont, sul quale scrive una tesi, numerosi articoli e prefazioni; da certe idee di Henri Michaux (ostilità verso la società, uso di droghe per espandere la consapevolezza), al quale dedica una tesi di studio; o ancora dalla rivoluzione spirituale totale di Antonin Artaud che saluta come precursore di "questo sogno di una nuova terra dove tutto è possibile; (...) di un ritorno alle origini della scienza e del sapere; (...) questo sogno, mescolato di violenza e misticismo". Infine, Le Clézio si rivela un insaziabile lettore, appassionato dalla scoperta di nuovi orizzonti, come mostra redigendo prefazioni per autori di origini diverse: Margaret Mitchell, Lao She, Thomas Mofolo, V.S. Naipaul e altri ancora.
Questa evoluzione si riscontra anche negli approfondimenti che le sue opere di narrativa dedicano ai temi del viaggio, dell'onirismo e della meditazione, che trovano un'eco favorevole presso il pubblico a partire da Mondo et autres histoires (1978) e Deserto (1980). Le Clézio è da qui definito "inclassificabile" data la molteplicità dei temi affrontati. Inoltre, nei romanzi Il cercatore d'oro, Onitsha e Poisson d'or prosegue l'esplorazione del tema de «l'autre côté», l'altra parte, ovvero il lato nascosto delle cose, quello che si scopre solo scavando nel profondo.
La contestazione è un carattere permanente dell'opera di Le Clézio. Dopo la denuncia della società urbana e della sua brutalità nelle prime opere, nei romanzi successivi la critica si estende più in generale a tutto il mondo occidentale. Nutrito dall'esperienza personale, Le Clézio denuncia la "guerra" cinica del mondo mercantile (La Guerre), lo scandalo dello sfruttamento minorile (Hasard) e quello delle culture minoritarie. A partire dalla fine degli anni 1980 sostiene l'ONG Survival International di cui diventa membro del comitato d'onore.
Le preoccupazioni riguardanti l'ambiente e l'inquinamento appaiono ricorrentemente in Le Clézio, descritto dall'accademia svedese come "uno scrittore ecologista impegnato". Sono presenti già a partire dagli anni 1960-1970, riscontrabili nelle opere Terra Amata, Le fughe, La Guerre, I giganti.
La ribellione compare sensibilmente nei romanzi più celebri degli anni 1980: odio dell'imperialismo coloniale (Deserto) e del sistema che ne deriva (Onitsha), rifiuto della guerra distruttrice (la prima guerra mondiale in Il cercatore d'oro, guerra del Biafra in Onitsha) e delle nuove forme di sfruttamento (prostituzione, traffici umani, in Deserto). Negli anni 2000 i toni si fanno più amari e critici nei confronti dell'evoluzione occidentale moderna. Ne sono un esempio il romanzo Ourania (2005), storia di un rifiuto categorico del mondo moderno da parte di un gruppo di ricercatori in una sperduta vallata messicana, e Il continente invisibile (2006), ardente difesa dei popoli insulari dell'Oceania, minacciati dalla globalizzazione.
Alla metà degli anni 1980, Le Clézio comincia a portare al centro delle sue opere temi più personali, in particolare attraverso l'evocazione della famiglia. Le trame e i personaggi si ispirano ai suoi parenti. Alexis, il narratore de Il cercatore d'oro (1985), è ispirato a Léon, il nonno dell'autore, al quale il romanzo è dedicato. La stessa figura ritorna nel racconto A Rodrigues con Le Clézio[38]. Questa tendenza si rinforza con Onitsha (1991), omaggio all'Africa dell'infanzia di Le Clézio. Léon torna al centro dell'opera con La Quarantaine (1995). La propensione autobiografica è esplicitamente assunta in Révolutions (2003). La figura del padre viene celebrata in L'Africano (2004), mentre il personaggio di Ethel Brun de Il ritornello della fame viene ispirato alla madre.
Anche se Le Clézio conosce un certo successo fin dalle prime opere (Premio Renaudot 1963), è a partire da Mondo et autres histoires e da Deserto (1980) che incontra il vero successo di pubblico. Nel 1994 i lettori della rivista Lire lo designano «il più grande scrittore francofono vivente», preferendolo a Natalie Sarraute, Claude Simon, Françoise Sagan, Michel Tournier e a Julien Gracq.
Le Clézio è uno degli autori di lingua francese più tradotti al mondo (tedesco, inglese, catalano, cinese, coreano, danese, spagnolo, greco, italiano, giapponese, olandese, portoghese, russo, svedese, turco.)

Opere
Romanzi, novelle e racconti

Le procès-verbal (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1963, 250 p., (Premio Renaudot); trad. F. Belvasio, S. Baroni, Il verbale, :duepunti edizioni,«Terrain Vague», Palermo, 2005. ()
Le jour où Beaumont fit connaissance avec sa douleur (novella), Mercure de France, L'écharpe d'Iris, Parigi, 1964, 51 p.
La Fièvre (novelle), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1965, 237 p.
Le Déluge (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1966, 288 p.
Terra Amata (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1967, 248 p.; trad. A. Giacomini, Terra Amata, Rizzoli, Milano, 1969. (ISBN 978-963-254-215-7)
Le Livre des fuites (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1969, 290 p.; trad. G.Bogliolo, Le fughe: romanzo d'avventure, Rizzoli, Milano, 1971.
La Guerre (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1970, 295 p.
Les Géants (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1973, 320 p.
Voyages de l'autre côté (novelle), Gallimard, «Le Chemin » , Parigi, 1975, 308 p.
Mondo et autres histoires (fiabe), Gallimard, Parigi, 1978, 278 p.
Désert (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1980, 410 p. (grand premio di letteratura Paul-Morand de l'Académie française); trad. D. Selvatico Estense, Deserto, Rizzoli, Milano, 1985. 
La Ronde et autres faits divers (novelle), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1982, 235 p.
Le Chercheur d'or (romanzo), Gallimard, Parigi, 1985, 332 p.; trad. D. Selvatico Estense, Il cercatore d'oro, Rizzoli, Milano, 1990. 
Voyage à Rodrigues (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1986, 146 p.
Printemps et autres saisons (romanzo), Gallimard, «Le Chemin», Parigi, 1989, 203 p.
Onitsha (romanzo), Gallimard, Parigi, 1991, 250 p.; trad. R. Petri, Onitsha, Rizzoli, Milano, 1992. 
Étoile errante (romanzo), Gallimard, Parigi, 1992, 339 p.; trad. E. Assetta, Stella errante, Il Saggiatore, Milano, 2000.
Pawana (romanzo), Gallimard, Parigi, 1992, 54 p.
La Quarantaine (romanzo), Gallimard, Parigi, 1995, 464 p.
Poisson d'or (romanzo), Gallimard, Parigi, 1996, 255 p.; trad. M. Caviglione, Le due vite di Laila, Il Saggiatore, Milano, 1999.
Hasard (romanzo), Gallimard, Parigi, 1999, 290 p.
Cœur Brûle et autres romances (novelle), Gallimard, Parigi, 2000, 187 p.
Révolutions (romanzo), Gallimard, Parigi, 2003, 554 p.
L'Africain, omaggio a suo padre (racconto), Mercure de France, «Traits et portraits», Parigi, 2004, 103 p.; trad. M. Balmelli, L'africano, Instar libri, Torino, 2007.
Ourania (romanzo), Gallimard, «Collection Blanche», Parigi, 2006, 297 p.
Ritournelle de la faim (romanzo), Gallimard, «Collection Blanche», Parigi, 2008, 206 p.; trad. M. Balmelli, Il ritornello della fame, Rizzoli, Milano, 2009.
Histoire du pied et autres fantaisies (novelle), Gallimard, Parigi, 2011, 352 p.
Tempête: deux novellas (novelle), Gallimard, Parigi, 2014, 240 p.
Avers (racconti), Gallimard, Parigi, 2023, 224 p.

Saggi e Pensieri
L'Extase matérielle (saggio), Gallimard, «Le Chemin », Parigi, 1967, 229 p.; trad. M. Binazzi, M. Maglia, Estasi e materia, Rizzoli, Milano, 1969.
Haï (saggio), Skira, «Les Sentiers de la création », Ginevra, 1971, 170 p.
Mydriase (poesie), illustrations de Vladimir Veličković, Fata Morgana, St-Clément-la-Rivière, 1973; edizione definitiva 1993, 62 p. 
Vers les icebergs (poema), Fata Morgana, «Explorations», Montpellier, 1978, 52 p. (contiene il testo Iniji di Henri Michaux); trad. S. Nocciolini, Verso gli icebergs, il cavaliere azzurro, Bologna, 1985.
L'Inconnu sur la Terre (saggio), Gallimard, «Le Chemin» , Parigi, 1978, 325 p.
Trois villes saintes (saggio), Gallimard, Parigi, 1980, 81 p.
Edizione di bibliofilia: Chancah (prima città di Trois villes saintes), litografie di Tony Soulié, Les Bibliophiles de France, 2012.
Civilisations amérindiennes (saggio), Arléa, Parigi, 1981.
Le rêve mexicain ou la pensée interrompue, Gallimard, «NRF Essais», Parigi, 1988, 248 p.; trad. E. Baggi Regard, Il sogno messicano, Serra e Riva, Milano, 1990.
Diego et Frida (racconto biografico di Diego Rivera e Frida Kahlo), Stock, « Échanges », Parigi, 1993, 237 p.; trad. A. Marchi, Diego e Frida, Il Saggiatore, Milano, 1997.
Ailleurs, entretiens avec Jean-Louis Ezie (saggio), Arléa, 1995, 124 p.
La Fête chantée (saggio), Gallimard, «Le Promeneur», 1997, 256 p.
Gens des nuages (racconto di viaggi) con Jémia Le Clézio, fotografie di Bruno Barbey Stock, «Beaux livres», 1997.
Raga. Approche du continent invisible (saggio), Le Seuil, «Peuples de l'eau», Parigi, 2006, 135 p.; trad. L. Fasano et al., Il continente invisibile, Instar libri, Torino, 2008.
Ballaciner (saggio), Gallimard, 2007.


venerdì 2 gennaio 2026

BYATT Antonia Susan (1936 - 2023)

 

Dame Antonia Susan Duffy, nata Antonia Susan Drabble (Sheffield, 24 agosto 1936 – Londra, 16 novembre 2023), è stata una scrittrice e critica letteraria britannica, meglio nota con il nome di Antonia Susan (o semplicemente A. S.) Byatt. L'opera per la quale è maggiormente conosciuta è il romanzo del 1990 Possessione. Una storia romantica.
A. S. Byatt nasce a Sheffield, nel South Yorkshire, figlia maggiore di John Frederick Drabble, giudice di corte e romanziere, e Kathleen Marie Bloor, una insegnante di scuola superiore che aveva rinunciato alla propria carriera letteraria. Studia presso la Mount School di York (un istituto quacchero del cui corpo docente la madre faceva parte) ed in seguito al Newnham College di Cambridge ed al Bryn Mawr College in Pennsylvania (due università femminili, la seconda di fondazione quacchera). Un assegno di ricerca presso il Somerville College di Oxford, che dipendeva dallo status civile di nubile, le viene revocato a seguito del suo matrimonio con l'economista Ian Byatt nel 1959. Da questo matrimonio nascono una figlia, Antonia, e un figlio, Charles, quest'ultimo morto in un incidente stradale nel 1972.
Nel 1969 divorzia da Ian Byatt e sposa Peter John Duffy, con il quale ha altre due figlie (Isabel e Miranda). Dal 1962 al 1971 insegna presso la sede fuori città della London University, e dal 1972 al 1983 come insegnante a tempo pieno di letteratura inglese e americana presso la Central School of Art and Design e lo University College di Londra, città in cui ha vissuto fino alla morte. Dal 1983 si è dedicata a tempo pieno alla scrittura.
Lo straordinario successo di pubblico e di critica, ed i numerosi riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera, testimoniano che Byatt può essere annoverata fra le massime scrittrici e i massimi scrittori contemporanei in lingua inglese.
La sorella minore di Byatt, Margaret Drabble, è anch'essa scrittrice di successo. La relazione fra le due sorelle è stata caratterizzata, negli anni, da una buona dose di reciproca competizione, a cui i media britannici hanno dato ampio rilievo. La rivalità sembra essere stata originata dal fatto che, prima di trovare la propria strada per il successo, Byatt risentì fortemente degli straordinari riconoscimenti ottenuti da Margaret a Cambridge. Altre informazioni relative al rapporto fra le due sorelle provengono dalla stessa Drabble, e sono connesse al senso di colpa provato da quest'ultima per il fatto che i suoi figli fossero sani e salvi quando Charles, il figlio di Byatt, morì investito da una macchina ad un incrocio stradale. In quel periodo della sua vita, i suoi trent'anni, Byatt si sentì impossibilitata a scrivere narrativa ed assolvere al ruolo di promettente romanziera, mentre Drabble era all'apice del successo. Un ulteriore motivo di conflitto è stato originato dalla descrizione della madre Kathleen (morta nel 1982) che Drabble ha offerto nel suo romanzo The Peppered Moth (2001), e che Byatt ha dichiarato pubblicamente di aver trovato irritante: "Preferirei che la gente non leggesse la versione di qualcun altro su mia madre".
Nel 1999 è stata insignita del titolo di duchessa di Morpho Eugenia dal sovrano del Regno di Redonda
Romanzi
«Mi piace scrivere di persone che pensano, persone per le quali il pensiero è importante, eccitante e doloroso tanto quanto il sesso o il cibo». La narrativa di Byatt trae spesso ispirazione da - o è costruita su - temi tratti dalla letteratura romantica o vittoriana, talora con riferimento a personaggi realmente esistiti. Esemplari in questo senso sono il suo romanzo più famoso, il "thriller letterario" Possessione.
Una storia romantica (che ha vinto il Booker Prize for Fiction nel 1990), le due novelle contenute in Angeli e insetti (1992) ed il romanzo The Biographer's Tale (2000).
In Possessione, due giovani studiosi (Roland Michell e la sua collega Maud Bailey) si ritrovano progressivamente coinvolti nella - e ossessionati dalla - ricostruzione di una misteriosa relazione segreta fra due (fittizi) poeti vittoriani, Randolph Henry Ash (la cui matrice è facilmente rintracciabile in Robert Browning) e Christabel LaMotte. Le vicende esistenziali, intellettuali e sentimentali di questi due lontani personaggi, via via riportate alla luce seguendo traccia (letteraria) dopo traccia, si sviluppano parallelamente a quelle, in parte analoghe, dei loro moderni investigatori, determinati a scoprire “la verità” prima dei loro numerosi rivali accademici. Il successo di Possessione è stato probabilmente dovuto alla capacità di Byatt di rivolgersi ad un tempo sia al vasto pubblico, sia a lettori più raffinati ed esigenti dal punto di vista letterario. Una trama poliziesca avvincente, con tanto di suspense, colpi di scena e finale rocambolesco, è infatti sapientemente combinata con un complesso intreccio di lettere, saggi, stralci di diario e lunghi poemi in stile vittoriano, che costituiscono più della metà del romanzo e che sono gli indizi per l'indagine. A ciò vanno aggiunti l'elemento passionale (con tracce dei romanzi “rosa” di Georgette Heyer) e la satira nei confronti della “voracità” e della rivalità accademiche. Per le poesie (e le personalità) di Ash e di Christabel, Byatt si è dichiarata esplicitamente debitrice nei confronti di Milton, Browning, Tennyson, Coleridge ed Emily Dickinson. Il nome stesso di "Christabel" deriva dall'omonimo poema incompiuto di Coleridge, ma va anche letto come un omaggio alla famosa suffragetta Christabel Punkhurst. Possessione è stato tradotto in 27 lingue.
Angeli e insetti è un testo costituito da due lunghi racconti: "Morpho Eugenia" e "L'angelo coniugale". Il primo ha come protagonista un giovane esploratore che sposa la figlia di un collezionista di farfalle ed insetti; è una novella in cui si parla molto di farfalle, di api e di formiche (un soggetto ricorrente nella produzione di Byatt), di Darwin, di tassonomia, e di temi di etica e di (a) moralità. "L'angelo coniugale" ruota attorno alla figura (storica) di Emilia Tennyson, sorella del poeta Alfred Tennyson, ed al suo desiderio di entrare in contatto con lo spirito di Arthur Hallam, il poeta amico di Tennyson al quale Emilia era stata legata in gioventù, precocemente scomparso. Spiritismo e poesia sono i temi dominanti di questa novella.
The Biographer's Tale ha come protagonista un giovane studioso che ricorda, per molti aspetti, il protagonista di Possessione, il quale decide di ricostruire la biografia di un biografo apparentemente scomparso in circostanze misteriose. Come in un gioco di specchi, Byatt rimanda il lettore di biografia in biografia, toccando anche vicende e caratteristiche poco note di tre personaggi storici (due scienziati e un drammaturgo, la cui non immediata identificazione nelle pagine del romanzo costituisce uno dei piaceri della lettura), e legando, come già in Possessione, la risoluzione dei problemi esistenziali e sentimentali del protagonista al susseguirsi delle sue scoperte sui personaggi indagati. Come in "Morpho Eugenia", forte appare in quest'opera l'interesse per la scienza e la sua storia, zoologia ed entomologia in particolare.
L'altro filone di Byatt è quello di impianto più realistico, in cui si sente l'influsso di Jane Austen, George Eliot ed Henry James, ma che nel corso degli anni ha assunto anche il carattere di un work-in-progress con elementi di sperimentazione, la cui spia sono alcuni brevi e fulminei passaggi dalla terza alla prima persona singolare nel corso della narrazione.
In questo filone si possono far rientrare i due primissimi romanzi di Byatt, The Shadow of the Sun (1964), che racconta la storia di una ragazzina che cresce all'ombra di un padre dominante, e The Game (1967), che descrive un tragico rapporto fra sorelle.
La vergine nel giardino (1978) è il primo volume di una quadrilogia che vede protagonisti i membri di una famiglia medio-borghese dello Yorkshire, i Potter (in particolare, Frederica Potter). Forte è il riferimento a D. H. Lawrence, in particolare al romanzo Donne innamorate. La storia prosegue con Natura morta (1985), che ha vinto il PEN/Macmillan Silver Pen Award e con cui si apre la fase più sperimentale di Byatt, e La torre di Babele (1996). Il quarto ed ultimo romanzo della quadrilogia è Una donna che fischia (2002). Il "quartetto" si apre descrivendo la Gran Bretagna della metà degli anni cinquanta, il clima culturale di quel periodo e la vita di Frederica - una ragazza che studia a Cambridge in un'epoca in cui le donne costituiscono ancora una esigua minoranza nelle università e, in seguito, una divorziata con un figlio piccolo a carico che si crea una nuova vita a Londra. La torre di Babele e Una donna che fischia si estendono negli anni sessanta e nei sogni di rivoluzione di quell'epoca. Nell'intero quartetto, ma in particolare in Natura morta e La torre di Babele, Byatt discute il tema del rapporto fra linguaggio ed immagini, non solo dal punto di vista letterario (come problema della metafora), ma anche da quello cognitivo e filosofico.
Racconti
Byatt è famosa anche per i suoi racconti e fiabe, perlopiù caratterizzati da una compenetrazione priva di discontinuità fra naturalistico e fantastico, tale da far pensare, a volte, all'irruzione della follia nella mente dei protagonisti.
Esemplari in questo senso sono alcuni dei racconti inclusi nella raccolta Sugar and Other Stories (ma non nell'edizione italiana Zucchero, ghiaccio, vetro filato), quali The July Ghost e The Dried Witch. The July Ghost - da collocarsi nella tradizione de Il giro di vite di Henry James, ed indubbiamente collegato ai momenti più dolorosi della biografia dell'autrice - ci presenta un inquilino che viene progressivamente coinvolto nel lutto della sua padrona di casa per la perdita del figlio, fino ad iniziare a vedere il fantasma del ragazzo. Il racconto Sugar (Zucchero), come la stessa Byatt ha ammesso, può decisamente considerarsi autobiografico. Scritto in prima persona e costruito attorno alla metafora di due matasse intrecciate di zucchero bianco e marrone, descrive le opposte caratteristiche di una madre e di un padre, la cui interazione ed il cui combinato influsso determinano l'intera storia familiare della protagonista.
La relazione tra parola ed immagine visiva, che costituisce uno dei temi portanti di tutta la produzione di Byatt, viene esplorata ne Le storie di Matisse (1993), ciascuno dei cui tre racconti prende le mosse da un diverso dipinto di Henri Matisse che dà origine, nella narrazione, ad un episodio di crisi, a partire dal quale viene dipanata l'esistenza di ciascuno dei protagonisti.
Critica letteraria
Byatt ha pubblicato numerosi saggi di critica letteraria, dedicati agli autori sui quali è avvenuta la sua formazione e che maggiormente hanno influenzato la sua stessa produzione narrativa. Anche nei saggi è possibile riscontrare, al medesimo alto livello di originalità e competenza, un progressivo movimento verso la sperimentazione.
Indicativi in questo senso sono Imagining Characters: Conversations About Women Writers (1995), che consiste nella trascrizione di otto conversazioni fra la Byatt e la psicoanalista Ignês Sodré, e che analizzano altrettanti romanzi attraverso i loro personaggi; e Ritratti in letteratura (2004), in cui lo spunto per l'analisi di personaggi letterari (fra i quali, ad esempio, Émile Zola) è costituito da ritratti di questi stessi personaggi (come, ad esempio, il famoso ritratto di Zola dipinto da Manet).
Byatt ha fatto più volte parte di giurie di premi letterari, incluso il Booker Prize for Fiction, nonché curatrice di numerose pubblicazioni. Contribuisce inoltre regolarmente con articoli e recensioni a giornali e riviste letterarie, fra cui la rivista Prospect, il Times Literary Supplement, The Independent e il Sunday Times, ed a vari programmi radiofonici e televisivi della BBC.



Opere
Le edizioni italiane dei lavori di Byatt non coprono ancora l'interezza della sua produzione, e talora non vi è una totale corrispondenza fra i racconti inclusi nelle edizioni originali e quelli presenti in raccolte italiane con titolo affine.

Romanzi
1964 The Shadow of the Sun
1967 The Game
1978 The Virgin in the Garden (La vergine nel giardino, Einaudi, 2002, trad. Anna Nadotti e Giovanna Iorio Bates)
1985 Still Life (Natura morta, Einaudi, 2003, trad. Fausto Galuzzi e Anna Nadotti)
1990 Possession, A Romance (Possessione, Einaudi, 1992, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi), vincitore del Booker Prize
1992 Angels and Insects (Angeli e insetti, Einaudi Tascabili, 1994, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
1996 Babel Tower (La torre di Babele, Einaudi, 1997, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
2000 The Biographer's Tale
2002 A Whistling Woman (Una donna che fischia, Einaudi, 2005, trad. Fausto Galuzzi e Anna Nadotti)
2009 The Children Book (Il libro dei bambini, Einaudi, 2010, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
2011 Ragnarok: The End of the Gods (Ragnarök. La fine degli dèi, Einaudi, 2013, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)

Racconti brevi
Edizioni originali
1987 Sugar and Other Stories
1993 The Matisse Stories
1994 The Djinn in the Nightingale's Eye: five fairy stories
1998 Elementals: Stories of fire and ice
2003 Little Black Book of Stories (La Cosa nella foresta e altri racconti, Einaudi, 2007, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
Edizioni italiane
1995 Il fiato dei draghi e altre favole, Il Melangolo, 1995 (trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
1995 Il genio nell'occhio d'usignolo, Einaudi, 1995 (trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi), poi in Tre storie fantastiche
1996 Le storie di Matisse, Einaudi (trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
1997 Tre storie fantastiche. Il genio nell'occhio dell'usignolo - La storia della principessa primogenita - Il fiato dei draghi, Einaudi (trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
2000 Zucchero, ghiaccio, vetro filato, Einaudi (trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
2007 La Cosa nella foresta e altri racconti, Einaudi (trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
Saggi critici
1965 Degrees of Freedom (ristampato come Degrees of Freedom: the early novels of Iris Murdoch, 1994)
1970 Wordsworth and Coleridge in their Time (ristampato come Unruly Times: Wordsworth and Coleridge in their Time, 1989)
1976 Iris Murdoch: A Critical Study (primo libro della serie Writers and their Work, pubblicata dal British Council)
1991 Passions of the Mind: Selected Writings
1995 Imagining Characters: Six Conversations about Women Writers (scritto con la psicoanalista Ignês Sodré)
1998 The Song of Solomon (con un'introduzione di A. S. Byatt; Cantico dei cantici, Einaudi Tascabili, 1999)
2000 On Histories and Stories. Selected Essays
2001 Portraits in Fiction (Ritratti in letteratura, Archinto Editore, 2004, trad. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi)
2004 From soul to heart to psyche to personality, Huizinga Lecture, Leiden 2004 (Gradazioni di vitalità, Nottetempo, 2010, trad. Anna Nadotti)

giovedì 1 gennaio 2026

JARRY Alfred (1873 - 1907)

 

Alfred Jarry
 (Laval, 8 settembre 1873 – Parigi, 1º novembre 1907) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta francese.
I testi di Jarry sono considerati tra i primi sul tema dell'assurdità dell'esistenza e hanno a che fare con il grottesco e il fraintendimento (si pensi al termine ''merdre'' da lui coniato come fusione dei termini "mère" e "merde"). La sua commedia più famosa, che venne musicata da Claude Antoine Terrasse, è l'Ubu re (1896), considerata caposaldo e vera e propria pietra miliare del teatro dell'assurdo.
Nato da Anselme Jarry e Caroline Quernest (a sua volta figlia di Jean Baptiste Quernest, giudice a Hédé, e di Octavie-Sophronie Coutouly, presto rinchiusa in ospedale psichiatrico), il primo commesso viaggiatore e la seconda con strane propensioni, come quella di travestirsi da uomo. Anche lo zio della madre era considerato mezzo matto. Provinciale intelligente e curioso, dopo un'infanzia in Bretagna, Jarry compì studi ai licei di Saint-Brieuc e Rennes e all'École Normale Supérieure (questi interrotti nel 1891). Trovò nella Parigi di fine secolo e nell'eccentricità dei suoi ambienti artistici la strada di una vocazione letteraria che lo portò a contatto con i simbolisti.
Le sue prime opere, come Les minutes de sable. Mémorial (1894) e César Antéchrist (1895), cariche di violenza verbale e fantasia, ne seguono il gusto decadente. Non si conoscono relazioni femminili (tranne forse la scrittrice Rachilde Vallette), mentre quelle maschili, numerose, cameratesche e scapigliate, lo mettono in contatto con Léon-Paul Fargue, suo caro amico, e Mallarmé, mentre traduce Coleridge, Stevenson o Emmanouil Roidis, e prende disordinati appunti di lettura, poi trasformati in articoli.
Quando non è a Parigi è a Corbeil, dove ha acquistato una specie di baracca, o a Laval, dalla sorella Marie-Caroline detta Charlotte. Il suo gusto per il teatro risale agli anni dell'adolescenza, quando in famiglia aveva inventato un teatro detto "Phynances" al quale lavorava con amici, i fratelli Morin. Collaborò al Mercure de France e a Ymagier, rivista di Remy de Gourmont, poi pubblicò due numeri della propria rivista Perhinderion. La sua fama è legata principalmente all'invenzione di un personaggio: “Padre Ubu”; grottesca marionetta umana, avida di potere e di denaro, ingorda, cinica, brutale e paurosa, che rappresenta il piccolo borghese del tempo, affascinato dall'idea del potere e della gloria e vile al loro cospetto.
Le avventure di Ubu, che prescindono da ogni tipo di moralismo, si impongono per l'uso sagace ed irriverente di tutte le convenzioni linguistiche e nella deformazione intenzionale e molto ben riuscita dei modelli teatrali correnti. Ubu re venne messo in scena nel 1896 al Théâtre de l'Œuvre di Parigi, generando un piccolo putiferio[6]. Vi fu anche chi scrisse: «Ormai Ubu esiste, inevitabilmente».[senza fonte] Dopo Ubu Roi, Jarry riprese il personaggio in Ubu Cocu e Ubu enchaîné (1900), in Almanach illustré du Père Ubu e Ubu sur la Butte (1901).
Fondò con il musicista Claude Terrasse il "Théâtre des Pantins" e conobbe Apollinaire, Picasso e Marinetti, tutti innovatori di vaglia come lui.
Jarry morì a soli 34 anni, di meningite tubercolare, complicata fra l'altro da denutrizione, mancanza di riscaldamento, uso di alcol puro e assenzio. Prima di morire chiese ai suoi amici come ultimo desiderio uno stuzzicadenti. Il suo corpo fu tumulato nel cimitero parigino
di Bagneux, vicino a Parigi. Dopo la morte uscì il romanzo postumo Gestes et opinions du Docteur Faustroll, pataphysicien (1911) e diversi scritti lasciati incompiuti o a livello di progetto.
Inoltre, Jarry è conosciuto anche per aver dato vita al termine patafisica, una pseudo-scienza definita come segue: «La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità.» (Alfred Jarry, Gestes & Opinions du Docteur Faustroll pataphysicien. Roman néo-scientifique, libro II Elementi di Patafisica, par. VIII: Definizione.)
Esempio pratico del concetto di patafisica: se getti una moneta, questa cade, ma la prossima volta che la getterai sarà solo grazie ad una coincidenza infinitesimale se essa cadrà esattamente nello stesso modo; migliaia di altre monete seguiranno, in altre mani, e conosceranno percorsi inimmaginabili. 

Opere
Onénisme ou les Tribulations de Priou (1888), prima versione dell'Ubu cornuto
Visions actuelles et futures (1894), all'interno del quale si trova il racconto Je et ses vaches
Haldernablou (1894)
Acte unique (1894)
Minutes de sable mémorial (1894)
César Antéchrist (1895)
Ubu re (1896 scritto nel 1888)
L'autre Alceste (1896)
Paralipomènes d'Ubu (1896)
Les Jours et les Nuits (1897)
La chanson du décervalage (1898)
L'Amour en visites (1898)
L'Amour absolu (1899)
Ubu enchaîné (1900)
Messaline (1901)
Le Surmâle (1902)
Ubu sur la Butte (1906)
Le Moutardier du pape (1907)

Opere postume
Spéculations (1911)
Gestes et opinions du docteur Faustroll, pataphysicien (1911)
La Dragonne (1943)
La Chandelle verte (1969)

Traduzioni in italiano
Siloqui, superloqui, soliloqui ed interloqui di patafisica, a cura di Attilio Fortini, Temperino
rosso edizioni, Brescia, 2014
Messalina, romanzo dell'antica Roma, Pervinca, Milano 1926
Ubu re, a cura di Aldo Camerino, Cavallino-Pozza, Venezia 1945
Ubu re e Ubu incatenato, a cura di Tommaso Giglio, Area, Milano 1962
Il dottor Faustroll: gesta e opinioni del dottor Faustroll patafisico: romanzo neoscientifico, trad. di Stefano Jacini, prefazione di Carlo Bo, Giordano, Milano 1966
Il supermaschio, a cura di Giorgio Agamben, Bompiani, Milano 1967; ES, Milano 1991; SE, Milano 1999
Poesie, trad. di Vincenzo Accame, Guanda, Parma 1968
Opere, a cura di Claudio Rugafiori, introduzione di Sergio Solmi, Adelphi, Milano 1969:
vol. 1: Essere e vivere, Guignol, Ubu re
vol. 2: I giorni e le notti, L'altra alceste, L'amore assoluto
vol. 3: La candela verde, Gesta e opinioni del dottor Faustroll, Ubu incatenato, La dragona
Tutto il teatro, a cura di Lucio Chiavarelli, introduzione di Jean-Louis Barrault, Newton Compton, Roma 1974
I giorni e le notti, trad. di Selvaggia Ammendola, introduzione di Lucio Chiavarelli, Newton Compton, Roma 1975
Nostro padre Ubu: scenario in onore di Alfred Jarry, rispettosi adattamenti, traduzioni, manomissioni e cronistorie, a cura di Alfredo Giuliani, Cooperativa scrittori, Roma 1977
Ubu: Ubu re, Ubu cornuto, Ubu incatenato, Ubu sulla collina, a cura di Alfredo Giuliani, Adelphi, Milano 1977
Visite d'amore, a cura di Vincenzo Accame, Guanda, Milano 1977
Messalina: romanzo dell'antica Roma, a cura di Brunella Eruli, Espansione, Roma 1979; Giunti, Firenze 2007
Messalina: romanzo dell'antica Roma, traduzione di Giovanni Pezzella, Marchese editore, Napoli 2007
Il supermaschio, a cura di Paolo Brogi, Savelli, Roma 1980
Ubu re, a cura di Gian Renzo Morteo, Einaudi, Torino 1988
L'amore assoluto, a cura di Claudio Rugafiori, Adelphi, Milano 1991
Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico, a cura di Claudio Rugafiori, Adelphi, Milano 1992
Cesare anticristo, a cura di Vincenzo Accame, Edizioni dell'arco, Milano 1994
Il mostardiere del Papa, ovvero la Papessa, trad. di Mario Moretti, illustrazioni di Emanuele Luzzati, Ei editori, Roma 2002
L'amore in visita, a cura di Angelo Mainardi, Kami, Roma 2006
Scritti patafisici: la macchina, il tempo e altri epifenomeni, trad. di Elena Paul, Duepunti, Palermo 2009
Ubu in bicicletta, con Il fu Alfred Jarry di Guillaume Apollinaire, trad. Martina Grassi, Piano B, Prato 2009
Acrobazie in bici, a cura di Nicolas Martin, trad. di Carla Scaramella, Bollati Boringhieri, Torino 2010
Commentario utile alla costruzione pratica della macchina per esplorare il tempo, a cura di Antonio Castronuovo e Tania Lorandi, postfazione di Vincenzo Accame, La Mandragora, Imola 2011

ENRIQUEZ Mariana (1973 - viv.)

Mariana Enríquez  (Buenos Aires, 1973) è una giornalista e scrittrice argentina. Si è laureata in Comunicazione Sociale presso l'Unive...