martedì 10 giugno 2025

CASSOLA Carlo (1917 - 1987)


Carlo Cassola
(Roma, 17 marzo 1917 – Montecarlo, 29 gennaio 1987) è stato uno scrittore, saggista e partigiano italiano. Si affaccia alla letteratura all'incirca all'inizio della seconda guerra mondiale, dopo la prosa d'arte, esperienza a lui estranea, accanto all'ermetismo. Dell'ermetismo accoglieva il gusto dell'essenzialità, della poesia come assoluto, anche nella prosa (al di fuori dunque del «resoconto», della psicologia, delle determinazioni ideologiche e culturali sentite come ingombranti rispetto alla pura intelligenza spirituale del vivere), che egli interpretava, nel campo narrativo suo proprio, come attenzione esclusiva all'esistenziale.
Cassola nacque a Roma, nel quartiere Case Rosse, il 17 marzo 1917, ultimogenito dei cinque figli di Garzia Cassola (1869-1955), giornalista e traduttore originario di Borgo Val di Taro (in provincia di Parma) ma da molti anni trapiantato a Grosseto, e di Maria Camilla Bianchi, originaria di Volterra (in provincia di Pisa). Il nonno paterno, Carlo, era un magistrato e fervente patriota italiano che aveva partecipato alle dieci giornate di Brescia ed era poi stato esule in Svizzera per sfuggire alle numerose condanne; a Risorgimento concluso era poi diventato presidente del tribunale di Volterra, dove si era sposato, già cinquantaduenne, con Rosa Belli. Così scriveva Carlo Cassola nel 1966 in una lettera indirizzata a Indro Montanelli: «S'era sposato tardi [...] (e questo spiega perché tra lui e me ci corra un secolo, anzi 103 anni); tuttavia ebbe lo stesso sette figli» (a Montanelli, 8 febbraio 1966.)
Il padre, invece, era stato un militante socialista e redattore dell'Avanti!, al tempo sotto la direzione di Leonida Bissolati: «Mio padre era un uomo dell'800. Io lo ricordo così, e non credo di ricordarlo male. Non si rendeva conto che nel nostro secolo i problemi erano cambiati. Non si rendeva conto soprattutto che il nazionalismo avrebbe fatto solo del male e, nell'era atomica, un male irreparabile».
La fanciullezza di Cassola «non era quella di un bambino, di un ragazzo felice»; la causa della sua infelicità può farsi risalire al fatto che, avendo fratelli molto più grandi di lui, si sentisse un po' nella situazione di figlio unico per i genitori; si aggiungano inoltre la sua indole, che lo induceva
all'isolamento, il suo scarso spirito di iniziativa e la fervida immaginazione, che sarà negli anni giovanili la sua dote dominante. Come Cassola stesso scriverà nei suoi Fogli di diario, «... bastava un nome a emozionarlo, a mettergli in moto la fantasia, col risultato di allontanargli spesso e deprezzargli tutto ciò che sapeva di reale e obbediva a ragioni pratiche.»
Sempre nei Fogli di diario egli ci lascerà testimonianza di questo suo particolare modo di sentire, e infatti per lui aveva un senso, più di quello che vedeva, ciò che apprendeva indirettamente, magari solamente grazie all'evocazione di un nome. «Una volta mio fratello [...] disse qualcosa a proposito di un tale che andava tutti i giorni a Settecamini. Venni a sapere che Settecamini era vicino a Roma. Ora Roma mi pareva una città morta, appunto perché ci stavo. Malgrado ciò, quella borgata divenne per me un posto meraviglioso. Ci fantasticai per mesi. Settecamini! Non era un puro nome, si associava ad esso l'immagine di quel tale che ci andava in motocicletta. Ma supponiamo che mio fratello mi avesse detto: andiamo a Settecamini. Che magari mi avrebbe proposto di andare in motocicletta. Credo che avrei rifiutato. Perché? Perché sapevo in partenza che sarebbe stata una delusione. La Settecamini vista con i miei occhi non avrebbe mai posseduto l'incanto della Settecamini evocata dalle parole di mio fratello».
Carlo si rifugiava volentieri nei libri, che, già prima che imparasse a leggere, lo attiravano molto. «I libri mi attirarono quando ancora non sapevo leggere. Due voluminosi trattati di zoologia furono tra i primi a capitarmi fra le mani: uno era dedicato ai Mammiferi, l'altro agli Uccelli» Più tardi, quando
ormai aveva acquisito la padronanza della lettura, lesse appassionatamente i romanzi d'avventura di Salgari e di Verne, che gli permettevano di immaginare vasti spazi geografici e incontri straordinari; leggerà anche le Poesie del Carducci, che gli riportavano alla mente le immagini della Toscana, con la Maremma, (e Cecina dove passava ogni anno nel mese di luglio le vacanze quando era piccolo; ancora oggi nella casa vacanza a Marina di Cecina c'è una targa a sua memoria), e Chiarone, la Torre di Donoratico ed i cipressi di Bolgheri.
L'educazione scolastica del futuro scrittore fu regolare, anche se l'esperienza della scuola verrà in seguito considerata un fallimento, tanto da fargli scrivere, nel 1969, «Scuola di criminalità, ecco cos'è la scuola oggi, non solo da noi ma dappertutto. E la colpa risale alla cultura laica o religiosa che sia. A questa grande spacciatrice di droghe; a questo autentico oppio del popolo».
Nel 1927 Cassola cominciò a frequentare il liceo-ginnasio Torquato Tasso e nel 1932 s'iscrisse al liceo classico Umberto I, ma di quegli anni ricordava Pascoli quale sua unica lettura e che dai classici e dal modo in cui gli venivano insegnati ebbe solamente "disgusto". Per scoprire il piacere della letteratura e sentirla come una cosa viva, dovrà scoprire gli scrittori contemporanei, da solo o con l'aiuto di qualche amico. È quello l'anno in cui Riccardo Bacchelli pubblica Oggi, domani e mai, Antonio Baldini Amici miei e Leonida Répaci I fratelli Rupe, tutti libri che il giovane Cassola riesce a procurarsi.
Cassola negli anni del liceo frequentò i figli di Mussolini (era compagno di classe di Vittorio), Ruggero Zangrandi e Mario Alicata, e collaborò a una rivista studentesca, La penna dei ragazzi, fondata proprio da Vittorio. La rivista, che prese nel 1934 il nome di Anno XII per celebrare l'età fascista, terminò con Anno XIII, quando ormai i suoi promotori avevano finito il liceo. Fu proprio nel numero del 10 gennaio 1935 di Anno XIII che Cassola ebbe il primo riconoscimento come scrittore, anzi di poeta.
Nel 1933 assisté, nel cinema del quartiere dove viveva a Roma, alla prima proiezione del film À nous la liberté di René Clair, determinante per la sua maturazione artistica: «... cominciai a guardare il film con crescente interesse. Senza che me ne fossi accorto, ero mutato e avevo cominciato a guardare le cose in altro modo. Fu Piero Santi a farmelo capire: molto più tardi, nel luglio del 1935. Io ero un passatista; fu lui a farmi capire la bellezza dell'arte moderna».[
Il 16 marzo 1933 Zangrandi, insieme con Vittorio Mussolini (che però presto si ritirerà) e altri cinque adolescenti, tra cui il quindicenne Cassola, aveva fondato un movimento che venne denominato «Novismo» di dissidenza giovanile antifuturista e che ebbe nel maggio il suo Manifesto; la presa di posizione suscitò immediatamente aspre reazioni sul settimanale «Futurismo» per le inevitabili implicazioni sul rapporto tra arte e politica e la pretesa dei futuristi di essere gli unici depositari della concezione di arte nel fascismo.
I giovani novisti risposero immediatamente ribadendo come sfida i loro principi e dichiarandosi un
movimento di idee aperto a tutti i campi dell'attività umana e che rifiutava pregiudizi di ogni tipo. Cassola non solo partecipava alle riunioni dei novisti, ma le ospitava nella sua casa di via Clitunno a Roma, come ci racconta Ruggero Zangrandi: «Dalle prime adunate tenute in casa mia si era passati alle riunioni semiclandestine nella cantina di Carlo Cassola, in via Clitunno a Roma: un simbolo o, forse, la suggestione delle società carbonare, cui cominciavamo a ispirarci» e ancora «Ci proponevamo di affrontare problemi filosofici e ideologici di ogni sorta, discettavamo intorno alla pace, all'ordine sociale e internazionale, alla questione religiosa (eravamo ferocemente anticlericali) a quella sessuale, ecc.»
In quello stesso anno i giovani novisti decidono di prendere contatto con il mondo operaio: «Avevamo sedici o diciassette anni quando una inconscia smania di conoscere da vicino "i fratelli oppressi", di legarci con loro per una "rivolta sociale" che non aveva ancora, per noi, definizione politica ci spingeva ad andarli a cercare. Pietro Gadola, Carlo Cassola, Enzo Molajoni e io ci vestivamo a quel tempo dei nostri abiti più malandati e, con la barba incolta e i capelli in disordine, ci avventuravamo per i quartieri popolari di Roma, a tarda sera. Entravamo nelle osterie, nei luoghi più abbietti, timorosi e schifati. Ci capitava di imbatterci in gente strana, che la nostra fantasia, nutrita di letture russe, coloriva subito di nichilismo». Nel 1935, mentre nel paese stavano maturando grandi avvenimenti che porteranno alla guerra d'Etiopia, Cassola si iscrive alla Facoltà
di Legge della Sapienza - Università di Roma dimostrando scarso entusiasmo per la guerra.
Nell'autunno di quello stesso anno, insieme a Cancogni e Giuseppe Lo Presti, Cassola dà vita ad uno dei vari nuclei antifascisti e alla fine dell'anno partecipa al congresso tenuto dai gruppetti minoritari antifascisti, dei quali fanno parte anche Mario Alicata, Bruno Zevi, Marcello Merlo, Giulio Marini, Pietro Gadola. Ben presto però la polizia individua i loro movimenti e cerca di farli rientrare ai Gruppo universitario fascista (GUF). Nasce in questo periodo l'amicizia con lo scrittore Piero Santi, cugino da parte della madre, con il quale intrattiene una fitta corrispondenza e al quale invia alcune sue poesie per averne un giudizio.
Sotto la guida del cugino la vocazione letteraria di Cassola viene a consolidarsi e anche la scelta delle letture a farsi più raffinata. Scrive Cassola: «Le nostre conversazioni s'erano svolte in luglio, al mare; in agosto, in campagna, decisi di diventare uno scrittore. Fu un periodo di letture frenetiche, perché Piero mi aveva detto che bisognava leggere almeno Huxley, Lawrence, Döblin e Dos Passos»[. Nel 1936 Cassola lascerà, insieme all'amico d'infanzia Manlio Cancogni, il gruppo dei novisti e scioglierà il piccolo partito che aveva fondato.
Conosce Rosa Falchi, nativa di Cecina, e si fidanza regolarmente. Sempre con Cancogni fa la sua prima esperienza giornalistica fondando un giornalino scolastico, intitolato Il pellicano, dedicato alla storia della letteratura e pubblicherà il suo primo scritto in prosa sulla Gazzetta di Messina intitolato Grande adunata. Sarà questo anche l'anno delle letture decisive per la sua formazione. Leggerà
con passione soprattutto Joyce e proprio dalla scoperta di Joyce nascerà la prima formulazione della sua poetica: «Le idee mi si chiarirono nell'inverno 1936-1937 grazie a una lettura e a un'amicizia. La lettura fu quella di Dublinesi e Dedalus. In Joyce scoprii infatti il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della realtà che per me erano stati sempre i più importanti. Fin da bambino, infatti, ero consapevole che ogni cosa, ogni fatto, ogni luogo, ogni tempo, aveva una tonalità particolare; e questo alone che era intorno alle cose per me era più importante delle cose stesse. L'amico fu Manlio Cancogni (...). Insieme elaborammo una poetica che avrebbe dovuto guidarci nello scrivere... La battezzammo "subliminarismo".» (a Montanelli, 8 febbraio 1966)
All'inizio del 1937 proverà a cimentarsi anche con il cinema scrivendo il soggetto surrealista di un cortometraggio, Alla periferia che verrà prodotto dal Cineguf di Roma e verrà preso in considerazione alle gare dei Littoriali della Cultura e dell'Arte di Napoli. Proprio in questa occasione Cassola farà amicizia con Antonello Trombadori.
Tra il 1937 e il 1940 Cassola scrive i suoi primi racconti, che verranno raccolti e pubblicati nel 1942 nei due volumetti Alla periferia e La visita (uno di questi racconti, Paura e tristezza, uscirà nell'agosto del 1937 su Il Meridiano di Roma). Sin da questi primi racconti, come scrive Salvatore Guglielmino, «Cassola mira a cogliere in una vicenda o in un gesto quello che è il suo aspetto più autentico, l'elemento sia pur modesto e quotidiano che ci svela il senso di un'esistenza, il tono di
un sentimento. Questo comporta un paziente scavo nella vicenda di ogni giorno per mettere in luce e ritrovare in essa una dimensione di poesia e di verità, che invece sfuggirebbe in una narrazione di tradizionale impianto realistico tutta ancorata - e limitata - a una rappresentazione fenomenica delle cose, a gerarchie di valori fra accadimenti importanti e secondari

Nel 1937 presta servizio militare prima alla Scuola Allievi Ufficiali di Spoleto e poi a Bressanone. Congedato, si laurea nel 1939 discutendo una tesi in Diritto civile, una scienza che non gli era mai piaciuta e che non lascerà nessun segno nella sua personalità culturale.
Nel 1939 Cassola inizia a frequentare un gruppo di intellettuali che gravitavano su Firenze tra i quali Romano Bilenchi, Franco Fortini, Franco Calamandrei, Ferruccio Ulivi, Paolo Cavallina, allora direttore della rivista Rivoluzione, e grazie a questi contatti riesce a pubblicare i tre racconti, La visita, Il soldato, Il cacciatore su la rivista Letteratura che furono segnalati da Giansiro Ferrata su "Corrente".
Da quel momento, Cassola inizia a collaborare alle riviste Corrente, Il Frontespizio, Letteratura e presto riceve l'invito di Alessandro Bonsanti di fargli pervenire tutti i racconti che scriveva. I racconti inviati verranno poi raccolti e costituiranno nel 1942 il volumetto La visita, nelle edizioni di Letteratura.
Insegna per due anni a Volterra dove vive la fidanzata con la quale il 26 settembre 1940 si sposa. Nel 1941 viene richiamato, dopo l'intervento dell'Italia in guerra, prima a Pisa e in seguito a La
Spezia. Gli verrà dato l'ordine di far saltare Manarola nelle Cinque Terre ma disobbedisce ai comandi e riesce a sfuggire alla corte marziale grazie alla perdita, dovuta ai bombardamenti, della documentazione accusatoria. Nel 1942 partecipa ad un concorso per la Cattedra di Storia, Filosofia e Pedagogia nei licei classici e scientifici e negli istituti magistrali e inizia la sua attività di insegnamento prima a Foligno e poi a Volterra.
Dopo l'armistizio di Cassibile, Cassola inizia a prender contatti con i gruppi comunisti più attivi nel volterrano e insieme a loro partecipa alla resistenza con il nome di Giacomo, nella ventitreesima brigata garibaldina Guido Boscaglia, come capo della squadra Esplosivisti e di questa esperienza abbiamo testimonianza nel libro a carattere autobiografico, Fausto e Anna. Durante la Resistenza e i mesi di azione partigiana che trascorre nell'Alta Val di Cecina, a Berignone, Cassola ha modo di conoscere la gente del popolo, gli operai, i contadini, i taglialegna e quando ricomincia a scrivere sarà proprio di loro che parlerà e delle loro vicende.
Il ricordo della militanza partigiana ritorna nella dedica de L'ultima frontiera ai compagni della brigata Guido Boscaglia, ma tra tutti i luoghi di combattimento conserva più di tutti il ricordo del Berignone «... è un massiccio boscoso che, da Volterra, ha l'aspetto di un fortilizio. Io ne ho parlato in vari miei libri col nome di Monte Voltrajo».
In questi anni Cassola sospenderà momentaneamente la scrittura, si appassionerà alla poesia di Montale e conoscerà Giorgio Caproni. A Volterra, dove è sfollato, tiene, dal novembre 1944 al 19
settembre 1945, la cattedra di storia al liceo classico e di italiano e storia all'Istituto tecnico commerciale. Stabilitosi in seguito a Firenze per svolgere attività giornalistica, collabora con brevi racconti e articoli alla «Nazione del popolo», a «L'Italia socialista», al «Giornale del Mattino», a «Il Mondo» e accetta l'invito di Bilenchi a collaborare a «Società».
Dopo la Liberazione, avvenuta in Toscana, nell'agosto del 1944, lo scrittore si iscrive al Partito d'Azione nel quale rimane fino al suo scioglimento nel 1946. Dal 1942 al 1946 la produzione scritta di Cassola si interrompe ma nel 1946 egli riprende a scrivere e nello stesso anno pubblicherà in quattro puntate su Il Mondo, rivista quindicinale diretta da Bonsanti e Montale uscita a Firenze dopo la Liberazione, il racconto Baba, che contiene ormai pieni caratteri resistenziali.
Dal 1945 al 1949 Cassola fa parte della redazione de La Nazione del Popolo, rivista del Comitato Toscano di Liberazione, e collabora attivamente al Giornale del Mattino e a L'Italia Socialista. Dal 1948 al 1971 insegna storia e filosofia al liceo scientifico Marconi di Grosseto.
Il 1949 è per lo scrittore un anno di forte crisi umana e letteraria. Muore la moglie a soli 31 anni per un attacco renale e Cassola mette in discussione la poetica esistenziale sulla quale aveva basato, fino a quel momento, il suo lavoro di scrittore. Nasce, dal suo dolore e dai suoi ripensamenti letterari, un nuovo modo di scrivere che sfocerà in uno tra i suoi testi più validi Il taglio del bosco.
Il testo incontra però difficoltà per trovare un editore, fu infatti rifiutato da Botteghe Oscure, da Einaudi e uscì solamente nel 1950 su Paragone e in volume nel 1954 presso Fabbri. Anche Fausto
e Anna non ebbe subito un esito positivo, esso fu rifiutato sia da Mondadori, sia da Bompiani e alla fine, ma dopo molte esitazioni, venne pubblicato da una collana sperimentale, I gettoni diretta da Vittorini e diede occasione ad una polemica sulla rivista Rinascita, dove, in una recensione, veniva dato un giudizio severo al racconto riguardo allo stile e lanciata un'accusa dal punto di vista ideologico e politico.
All'accusa, Cassola rispose con una lettera al Direttore di Rinascita respingendo il giudizio diffamatorio. Intervenne nella polemica Palmiro Togliatti, allora direttore della rivista, spostando la questione su di un piano generale e chiudendo pertanto la polemica riguardo alla quale Cassola così scriveva in una lettera a Indro Montanelli: «Vi facevo il processo a me stesso, cioè a Fausto: presentandolo in due esperienze fallimentari: un'esperienza amorosa (che fallisce per sua colpa, per la sua incapacità di abbandonarsi al sentimento) e l'esperienza dell'impegno politico durante la Resistenza. Qui però finivo quasi per dar ragione a Fausto, per lo meno dargli ragione nei confronti dei comunisti, e questo mi attirò i fulmini di "Rinascita", prima per mano di un critico, poi di Togliatti stesso. L'accusa era di aver diffamato la Resistenza. Me la fecero anche altri, anche dei non comunisti. Mi amareggiò molto, anche se ero convinto di aver ragione.» (A Montanelli, 8 febbraio 1966.)
Nel periodo che va dal 1953 al 1957 la narrativa è ormai il centro della carriera di scrittore di Cassola che, desideroso di essere libero da ogni norma precostituita, si appoggia ad una poetica
che nasce dall'esperienza, sempre in lui molto viva, dell'antifascismo.
Cassola, che ormai dal 1948 si era trasferito a Grosseto e che nel frattempo si era risposato con Giuseppina Rabagli e aveva avuto una figlia, Barbara, conosce Luciano Bianciardi che faceva il bibliotecario nella Biblioteca Comunale di Grosseto e dalla sua amicizia e dalla sua collaborazione nasce uno studio sui minatori della Maremma pubblicato nel 1954 da Nuovi Argomenti e in seguito ampliato da Cassola (Bianciardi nel frattempo si era trasferito a Milano) e pubblicato nel 1956 nei Libri del tempo di Laterza.
Negli anni che vanno dal 1950 al 1956 lo scrittore collabora al Mondo e al Contemporaneo, esce Fausto e Anna (1952), scrive I vecchi compagni che esce da Einaudi nel 1953, appare sul Ponte La casa sul Lungotevere (1953), che prenderà poi il nome di Esiliati, inizia a scrivere La casa di via Valadier e Il soldato, esce da Nistri-Lischi a Pisa la seconda edizione del racconto Il taglio nel bosco (1955) che comprende anche una parte dei racconti de La visita, La moglie del mercante, Le amiche di Baba, esce sul Ponte Un matrimonio del dopoguerra e Il soldato, compie un viaggio in Cina, del quale lascerà testimonianza nel suo Viaggio in Cina, Einaudi pubblica La casa di via Valadier che comprende anche Esiliati, Feltrinelli pubblica Viaggio in Cina, Laterza, I minatori della Maremma.
Nel maggio 1957 nasce la seconda figlia, Nora, che morirà, a soli sei mesi, di asiatica. Einaudi pubblica Un matrimonio del dopoguerra con il quale concorre al premio Marzotto senza però uscirne vincitore. Nel 1958 Il soldato, pubblicato da Feltrinelli, vince il Premio Salento, e nello stesso anno vede le stampe la seconda edizione riveduta di Fausto e Anna. Nel 1959 pubblica Il
taglio del bosco. Racconti lunghi e romanzi brevi, con cui partecipa al premio Selezione Marzotto e lo vince.
Nel 1960 esce per Einaudi La ragazza di Bube che ebbe subito un grande successo di vendita. Con La ragazza di Bube Cassola vinse il Premio Strega. Gli viene offerto, nell'agosto dello stesso anno, di collaborare alla terza pagina del Corriere della Sera, ma Cassola è costretto a rifiutare perché troppo impegnato nella scrittura dei suoi romanzi. Firma, nel novembre, il Manifesto di solidarietà degli intellettuali italiani, promosso da Fortini e Vittorini, per sostenere la Dichiarazione dei 121 intellettuali francesi contro la guerra d'Algeria.
Nel gennaio del 1961 collabora alla trasposizione cinematografica della Ragazza di Bube ed in febbraio si recherà in Francia, dove nel frattempo era uscita la traduzione di Philippe du Seuil di Fausto e Anna con la prefazione di Fortini, Cassola ou la fidélité.
Proprio in occasione della presentazione dei libri per il Premio Strega, Pier Paolo Pasolini che presentava quell'anno Italo Calvino, in un epigramma La morte del realismo (nel quale è evidente il continuo richiamo a Cassola), sosteneva il sopravvento dei "neopuristi", dei "socialisti bianchi", della "elezione stilistica" e denunciava la "restaurazione nello stile" e ricordava con nostalgia «l'impuro Realismo/ sigillato col sangue partigiano/ e la passione dei marxisti», rammentava il Realismo e la sua ideologia «nella luce della Resistenza», «Quando il fascismo era vinto,/ pareva vinto il Capitale». Pasolini sostiene che al momento tutti si sentivano in dovere di dare il loro colpo al
Realismo, ma che il colpo peggiore era stato proprio dato da Cassola perché era loro sembrato che egli fosse dalla parte del Realismo.
L'epigramma di Pasolini è un anticipo della reazione antineorealista che verrà da Edoardo Sanguineti nel Convegno del Gruppo 63 a Palermo che, in modo poco lusinghiero, parlava di "Liala '63" riferendosi a Cassola e a Giorgio Bassani.
L'accusa colpiva un Cassola già mutato rispetto allo scrittore di Fausto e Anna e de La ragazza di Bube ed egli iniziò, già dal 1961 ad operare una revisione nella sua visione letteraria ripudiando completamente tutto il periodo dell'impegno legato alla resistenza e ritornando alla primitiva poetica.
La ripresa della vecchia poetica non può, comunque, non tener conto delle esperienze fatte negli anni cinquanta. In questo modo nasce un Cassola arricchito, ne è testimonianza Un cuore arido del 1961, che conserva, ma nello stesso tempo allarga, la misura del romanzo con tutte le tecniche di sviluppo dei fatti e dell'intreccio.
Nel 1962 diventa consigliere comunale socialista a Grosseto, dove continua ad abitare, e nello stesso anno lascia l'insegnamento. Da quel momento, tranne la collaborazione con i Fogli di Diario del Corriere della sera, egli si dedica solamente alla scrittura delle sue opere, dimostrando quello stesso disimpegno che aveva coinciso in gioventù con l'abbandono degli interessi politici.
Nel marzo del 1963 inizia un Diario manoscritto sul quale appunta, in modo meticoloso, le
traduzioni delle sue opere da un lato e dall'altro le date della redazione, riscrittura, ripulitura e copiatura dei testi. Durante l'estate acquista del terreno a Marina di Castagneto e fa costruire una casa in mezzo ai pini. Diventa così vicino di casa di Indro Montanelli. Esce intanto nelle sale il film La ragazza di Bube girato da Luigi Comencini con Claudia Cardinale e George Chakiris che Cassola vedrà a Firenze nel febbraio del 1964.
Pubblica nell'autunno, presso Einaudi, Il cacciatore e riprende a scrivere il racconto Angela che concluderà nel luglio del 1966 attribuendogli il titolo La maestra. Nel 1965 fa un viaggio in Scandinavia e al rientro verrà pubblicato, nella nascente collana degli Oscar Mondadori, il romanzo La ragazza di Bube. Nel 1966 esce da Einaudi Tempi memorabili. In maggio si reca a Londra e a Parigi per presenziare un pubblico dibattito con alcuni rappresentanti del nouveau roman e della nouvelle critique che però non ha felice esito a causa di incomprensioni reciproche sul fatto di fare letteratura.
In luglio si reca in Inghilterra insieme alla famiglia per un viaggio di piacere e a novembre va in Germania. Nei primi mesi del 1967 fa un viaggio in Francia e si reca in varie città d'Italia per le presentazioni dei suoi libri. La RAI, con il suo consenso, trasmette a puntate Fausto e Anna ed esce da Einaudi Storia di Ada che comprende La maestra e che rientrerà tra i primi cinque del premio Campiello.
Nel 1968 vede finalmente la luce Ferrovia locale e l'autore, in una lettera a Daniele Ponchiroli,
scrive: «È la cosa che ho scritto con maggior impegno, ma anche con maggior piacere. M'era venuta in mente nel '61, ma sbagliai i primi due tentativi. Sono riuscito a scriverla solo nel '66-'67. Ci tengo molto, e se da una parte ho desiderato di vederla pubblicata al più presto, dall'altra mi preoccupo che esca nel momento più opportuno» (a Ponchiroli, 17 gennaio 1968)
Esce come supplemento estivo, sulla rivista femminile Amica, Un matrimonio del dopoguerra e la collaborazione con il Corriere della sera diventa stabile fino al 1973 con la rubrica Fogli di Diario e con articoli vari, ma in modo irregolare, fino al 1978. Nel 1969 pubblica Una relazione dal quale verrà tratto, nel 2004, il film L'amore ritrovato con la regia di Carlo Mazzacurati. Con il romanzo Una relazione vince nel 1970 il Premio Napoli.
Nel 1970, pubblica da Einaudi il lungo romanzo Paura e tristezza, con il quale si chiude la terza fase della sua scrittura e se ne apre una nuova. «Sono in un periodo di grave crisi. Accenno soltanto al versante letterario: col mio ultimo romanzo, Paura e tristezza, già finito ma che pubblicherò in autunno, sarà irrevocabilmente finita una lunga applicazione letteraria, cominciata nell'immediato dopoguerra. Non ci tornerò più sopra. Sento che non potrò più fare la commemorazione del passato e l'elegia della giovinezza. Se riuscirò ancora a scrivere, scriverò del presente, Una letteratura problematica, una letteratura d'indagine, è ormai la sola che m'interessi.» (a Fortini, 12 gennaio 1970)
Nel 1971 lo scrittore, colpito da grave crisi cardiaca, viene ricoverato all'ospedale Gemelli di Roma
dove gli viene diagnosticata una malattia degenerativa. Dimesso dall'ospedale dopo due mesi, si trasferisce da Grosseto a Marina di Castagneto Carducci dove, ripresosi, nella tranquillità del luogo continua la sua attività scrivendo e pubblicando a ritmo frenetico, molte altre opere.
Nel 1972 esce negli Oscar Ferrovia locale, nel 1973 pubblica da Rizzoli Monte Mario e, sempre per Rizzoli, con Mario Luzi, Poesia e romanzo. Il 16 maggio dello stesso anno inizia la stesura di Gisella che terminerà il 19 ottobre e il 16 dicembre inizia a scrivere un nuovo romanzo, L'antagonista. Con Monte Mario entra nella rosa del Premio Selezione Campiello, riconoscimento al quale teneva molto, come scrive a Marabini nel 1973. «Ci tenevo molto a entrare in cinquina e temevo di non potercela fare. La situazione si presentava brutta, a detta di Spagnol; e so che sul mio nome s'è accesa una vera e propria battaglia» (a Marabini, 1º giugno 1973)
Nel 1975 esce da Rizzoli Troppo tardi che era stato concluso già nel 1971 nella versione intitolata Fratello e sorella. Progetta intanto un settimanale di discussione politica che vorrebbe intitolare L'impegno e contatta Fortini, Caproni, Moravia, Calvino, Leonetti, Garboli, Testori, Sciascia, Siciliano, Parronchi e altri, ma il progetto non si conclude. Nel 1976 si dedica alla scrittura di saggi e scrive L'intelligenza e il potere e Il vecchio e il nuovo che verranno poi a far parte, dopo poco, del volume Il gigante cieco che esce da Rizzoli insieme all'altro libro, L'ultima frontiera, nel quale esprime la sua posizione politica antimilitaristica. Sempre in questo anno esce presso Rizzoli L'Antagonista con il quale otterrà il premio Bancarella.
Nel 1977, sempre da Rizzoli, esce La disavventura che gli fa vincere il premio Marina di Camerota ex aequo con Malacqua di Nicola Pugliese e L'uomo e il cane con il quale vince il premio Bagutta. Continua nel frattempo la programmazione letteraria sul Diario. Riceve la proposta di Guido Davico Bonino per una riduzione radiofonica di Un cuore arido di cui la RAI aveva acquistato i diritti, ma rifiuta. Andrà invece in onda, il 26 luglio, su Radio Uno l'adattamento radiofonico di Fausto e Anna a cura di Giuseppe Lazzari. In questo stesso anno fonda la «Lega per il Disarmo» e ne assume la presidenza. Da questo momento inizia, tra forti polemiche, una stretta campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica tenendo incontri e numerose conferenze; invita gli amici a sottoscrivere un «Appello degli uomini di cultura per il disarmo unilaterale dell'Italia».
Porta intanto avanti il piano di lavoro per una trilogia avveniristica e nel 1978 verranno pubblicati da Rizzoli Il superstite, Il nuovo Robinson Crusoe, La lezione della storia e Un uomo solo. I rapporti con la casa editrice Rizzoli si stanno però guastando perché Cassola si lamenta che i suoi ultimi scritti non vengono valorizzati e cerca un altro editore. Ferragosto di morte e Un uomo solo finiranno infatti con un diverso editore. Il 30 aprile si inaugura a Firenze il Congresso per la costituzione ufficiale della Lega per il disarmo unilaterale dell'Italia ma le sue condizioni di salute si aggravano e si rompe l'amicizia con Cancogni che non ha voluto sostenerlo per la proposta di disarmo. Decide intanto di trasferirsi in campagna a Montecarlo di Lucca come aveva sempre desiderato: «... il mio rifugio finale sarà una casa in campagna» (a Cancogni, 2 ottobre 1959)
L'8 gennaio partecipa alla trasmissione televisiva Acquario di Maurizio Costanzo e il 4 luglio inizia a scrivere il romanzo L'amore tanto per fare che terminerà l'8 settembre. Rizzoli pubblica Il paradiso degli animali (Diario). Va nel frattempo in onda, trasmessa da Radio Uno, la sceneggiatura radiofonica di Un cuore arido a cura di Mauro Pezzati. Per la «serie di romanzi politici» pubblica da Rizzoli La morale del branco e Il ribelle, mentre Ferragosto di morte e Contro le armi verranno pubblicati per i tipi di Ciminiera.
A febbraio assume la direzione, con Francesco Rutelli, del mensile L'Asino, interrotto al n. 7/8; sulla rivista esce a puntate l'inserto L'amore tanto per fare. Nel 1981 escono da Rizzoli il romanzo storico La zampa d'oca e L'amore tanto per fare, e in quello stesso anno Cassola fonda il Comitato promotore di un Convegno di intellettuali sul problema della fine del mondo, convegno che si terrà a Firenze l'anno seguente.
Nel 1982 Cassola rinnova il contratto con Rizzoli, che pubblica Gli anni passano, continuazione de La ragazza di Bube e Colloquio con le ombre mentre da Ciminiera Il mondo senza nessuno. Nel mese di maggio si reca a Riva di Solto (lago d'Iseo) per curarsi ma le cure non gli giovano e in maggio ritorna a Montecarlo. Nel 1983 viene dato alle stampe da Rizzoli Mio padre e La rivoluzione disarmista, mentre presso la casa editrice Pananti esce Due racconti.
Nel 1984 il suo stato di salute peggiora; così scriverà a Giampieri: «... ti mando come promesso il pezzo per Pananti. Ci avevo pensato subito, ma ho dovuto aspettare che altri me lo battessero.
Nelle mie condizioni, non riesco più a battere a macchina né a leggere. Questo sarebbe ancora il meno: in realtà ho molti altri disturbi che mi procurano un dolore maggiore.
» (a Giampieri, 23 aprile 1984)
Collabora a «Paese sera» con l'articolo del 10 settembre Reagan contro Mondale e nella rubrica Controcanto pubblica racconti e articoli letterari di carattere sempre più accentuatamente politico, spesso non scritti da lui. Nel 1985 Pananti pubblica Le persone contano più dei luoghi e il 1º marzo del 1986, a Montecarlo di Lucca, Cassola si sposa con Pola Natali, sua terza moglie,[23] amante degli animali e conosciuta nel 1974 al convegno su Collodi tenutosi a Pescia. Nel 1984 Pananti pubblica Le persone contano più dei luoghi, continuazione di Un cuore arido. Il 29 gennaio del 1987, còlto da un collasso cardiocircolatorio, muore a Montecarlo di Lucca. «viveva in solitudine non perché l'avesse scelta, ma perché questa era la costrizione che gli era stata costruita attorno, e questa l'ha vissuta fino all'ultimo. Io non potrò dimenticare quei funerali di quella mattina dove se ne andava in solitudine, [...] solitudine di una grande umanità; ha ricevuto il saluto della natura, tirava un vento gelido e gli alberi si inchinavano al passaggio della bara. È stato quello credo l'omaggio più bello, partigiano, che forse uno come lui potesse desiderare avere» (congedo di Mario Capanna in Letteratura e disarmo, p. 114[35])


Opere
Narrativa
Alla periferia, Edizioni de «Il fiore». Narrativa II, (collezione di «Rivoluzione»), Firenze 1942 (contiene Paura e tristezza, Alla periferia, Pensieri e ricordi su Monte Mario, Il mio quartiere, Diario di campagna, Gli amici, Storia e geografia, La vedova del socialista, L'orfano, Ornitologia).
La visita, Parenti (collezione di«Letteratura»,'42), Firenze 1942 contiene La visita, I due amici, Tempi memorabili, Ferrovia locale, Monte Mario, Il soldato, Il cacciatore, Dànroel, Il ritorno dei marinai, Terra di Francia, Bandiera rossa, Sogno invernale, Studenti, Franceschino, Giorgio Gromo, Al polo)
La moglie del mercante, in Botteghe oscure, 1949.
Fausto e Anna, Collana I gettoni n.8, Torino, Einaudi, 1952. Einaudi («Supercoralli»), Torino 1958; Mondadori («Il bosco», 175) 1966; Mondadori («Oscar, 360») Milano 1971; con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, Edito-service S.A., Ginevra 1972; con introduzione di Mario Luzi, Rizzoli («BUR», 87), Milano 1975; a cura di Miriam Galiberti, Sansoni («Leggere a scuola», Firenze 1979.
I vecchi compagni, Collana I gettoni n.19, Torino, Einaudi, 1953; con introduzione di Giuliano Gramigna, Rizzoli («BUR»,319), Milano 1979 (contiene anche Un matrimonio del dopoguerra).
Il taglio del bosco, Fabbri («Narrativa italiana»), Milano 1953 (contiene La moglie del mercante, Le amiche, Il taglio del bosco). Pisa, 1955; Torino, Einaudi, 1959.
Il taglio del bosco. Venticinque racconti, Nistri-Lischi («Il Castelletto. Collana di romanzi italiani», Pisa 1955 (in realtà contiene ventisei racconti: Paura e tristezza, I due amici, La visita, Ferrovia locale, Il soldato, Il cacciatore, Monte Mario. Dànroel, Il ritorno dei marinai, Terra di Francia, Bandiera rossa, Plotino, Franceschino, La moglie del mercante, Clerici, Romolo, Tricerri, L.C., Relazione di Giacomo sulla Svizzera, Decadenza di «Jack», Incontro sullo sdradale, Il Settentrione, Il caporale Sbrana, Baba, Le amiche, Il taglio del bosco).
La casa di via Valadier, Collana «I Coralli», 72, Torino, Einaudi, 1956; Mondadori («Oscar», 165), Milano 1968 (contiene anche Esiliati); Einaudi («I Nuovi Coralli»,7) Torino 1971; con introduzione di Geno Pampaloni, Rizzoli («BUR», 270), Milano 1979 (contiene anche Esiliati).
Un matrimonio del dopoguerra , Collana I Coralli n. 82, Torino, Einaudi, 1957 (in copertina dipinto "Tetti al sole" di Roberto Sernesi) .
Il soldato, Milano, Feltrinelli, 1958 (contiene anche Rosa Gagliardi).
La ragazza di Bube, Torino, Einaudi, 1960.
Un cuore arido, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1961.
La visita, Torino, Einaudi, 1962 (raccoglie i precedenti La visita, Alla periferia e La moglie del mercante).
Il cacciatore, Collana I Coralli, Torino, Einaudi, 1964.
Tempi memorabili, Collana I Coralli n. 229, Torino, Einaudi, 1966.
Storia di Ada, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1967.
Ferrovia locale, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1968.
Una relazione, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1969.
Paura e tristezza, Collana SuperCoralli, Torino, Einaudi, 1970.
Monte Mario, Milano, Rizzoli, 1973.
Gisella, Milano, Rizzoli, 1974.
Troppo tardi, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1975.
L'antagonista, Milano, Rizzoli, 1976.
La disavventura, Milano, Rizzoli, 1977.
L'uomo e il cane, Milano, Rizzoli, 1977.
Un uomo solo, Milano, Rizzoli, 1978.
Il superstite, Milano, Rizzoli, 1978.
Il paradiso degli animali, Milano, Rizzoli, 1979.
Vita d'artista, Milano, Rizzoli, 1980.
Ferragosto di morte, Reggio Emilia, Ciminiera, 1980.
Il ribelle, Milano, Rizzoli, 1980.
La morale del branco, Milano, Rizzoli, 1980 (contiene Il dinosauro risvegliato, La lucertola cambia casa, Il falco defraudato, L'egoismo del bue, La morale del branco, Le carte geografiche, La comunità dei camosci e degli stambecchi, Gli amori della ghiandaia, Zabaiòn!, Mare, cielo e campagna, Davanti a una torre normanna, I castelli della Lunigiana, Sacrifici inutili, Buio e nebbia, Vacanza in Sardegna, La vicinanza è deleteria, La guerra greco-gotica, Spartaco, L'origine comune della società e dell'esercito).
La zampa d'oca, Milano, Rizzoli, 1981.
L'amore tanto per fare, Milano, Rizzoli, 1981.
Colloquio con le ombre, Milano, Rizzoli, 1982 (contiene Colloquio con le ombre, Il leone fuggito, Il coleottero, La morte del figlio di Gostino, Al caffè, Vieri, Una vita).
Il mondo senza nessuno, Marmirolo, Ciminiera, 1982.
Gli anni passano. La ragazza di Bube vent'anni dopo, Milano, Rizzoli, 1982.
Mio padre, Milano, Rizzoli, 1983 (contiene Mio padre, Confessione d'una debolezza, Romano, Dante, Beppe, Piero, Baba e Lidori, I pericoli peggiori corsi da partigiano, Cecina e Volterra, Grosseto, L'uva).
Le persone contano più dei luoghi, Firenze, Pananti, 1985 (contiene anche Paura della morte).
Saggistica e prose varie
I minatori della Maremma, con Luciano Bianciardi, Bari, Laterza, 1956.
Viaggio in Cina, Milano, Feltrinelli, 1956.
Poesia e romanzo, con Mario Luzi, Milano, Rizzoli, 1973.
Fogli di diario, Milano, Rizzoli, 1974.
Ultima frontiera, Milano, Rizzoli, 1976.
Il gigante cieco, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1976.
La lezione della storia, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1978.
Carlo Cassola: letteratura e disarmo. Intervista e testi, a cura di Domenico Tarizzo, Milano, A. Mondadori, 1978.
Contro le armi, Marmirolo, Ciminiera, 1980.
Cassola racconta, a cura di Pietro Poiana, Marmirolo, Ciminiera, 1981.
Il romanzo moderno, Milano, Rizzoli, 1981.
Diritto alla sopravvivenza, Torino, Eurostudiopocket, 1982.
La rivoluzione disarmista, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1983.
Il mio cammino di scrittore, con illustrazione di Venturino Venturi, Pananti, Firenze 1984 (edizione fuori commercio di 300 esemplari numerati).
Disarmo o barbarie, con Angelo Gaccione, a cura di Bruno Zanotti, postfazione di Cesare Medail, Trento, New Magazine, 1984.
Scritti sparsi
La donna del poeta; Morte dell'adolescente; Pioggia di fin d'agosto (poesie), «Almanacco 1935, Anno XIII», II, pp. 225–9.
La buona morta e Andare di sera per la città con gli occhi socchiusi (poesie), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 30 marzo 1936.
Soffioncino (poesia), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 30 marzo 1936.
Giardino pubblico (poesia), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 27 aprile 1936.
Grande adunata (prosa), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 11 maggio 1936.
Andavamo ansiosi di respirare e Mediocrità dei sensi (poesie), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 8 giugno 1936.
Ritornello (prosa), «Il pensiero dei giovani - La Gazzetta», Messina, 22 giugno 1936. Poi in Sergio Palumbo, L'impetuosa giovinezza di antiborghesi senza rimedio, EDAS, Messina, 1999.
Tre poesie (Momento 13 maggio 1936; Nella valle, 27 gennaio 1937; Figura, maggio 1936), «La Ruota», 28 febbraio 1937, pp. 24–5.
Uomini sul mare, «Il Meridiano di Roma», XV, 2 maggio 1937, p. VI.
Paura e tristezza. Racconto, «Il Meridiano di Roma», XV, 26 settembre 1937, p. VII. Poi, con Tempi memorabili e I due amici, «Letteratura», IV, 3, luglio-settembre 1940, pp. 35–44, e in Alla periferia.
Tre racconti. La visita, Il soldato, Il cacciatore, «Letteratura», III, 4, ottobre-dicembre 1939, pp. 42–9.
Ferrovia locale, «Rivoluzione», II, 4, 5 marzo 1940, p. 5.
Dànroel, «Corrente», III, 5, 15 marzo 1940, p. 3.
Il ritorno dei marinai, «Frontespizio», XII, 3, marzo 1940, p. 160.
La casa di campagna, «Corrente», III, 9,15 maggio 1940, p. 5.
Terra di Francia e Sogno invernale, «Il Frontespizio», XII, 3, marzo 1940, p. 160.
Bandiera rossa, «Il Frontespizio», 6, giugno 1940, p. 324.
Le ballerine, «Il Frontespizio», XII, 6, giugno 1940, p. 324.
Tempi memorabili, I due amici, 'Paura e tristezza, «Letteratura» IV, 3, luglio-settembre 1940, pp. 35-44.
Rynton Pem, «Il Frontespizio», XII, 10, ottobre 1940, p. 662.
Tre frammenti, «Il Frontespizio», 12, dicembre 1940, p. 662.
il gioco, «Oggi», III, 1, 4 gennaio 1941, p. 18.
Racconti (Giorgio Gromo; Inizio di un racconto; Monte Mario), «La Ruota», II, serie III, 1º gennaio 1941, pp. 26-9.
Gli scherzi. Racconto, «Oggi», III, 5, 1º febbraio 1941, p. 5. Poi in Alla periferia.
Diario di campagna, «Rivoluzione», III, 7-9, 20 febbraio 1941, p. 5. Poi in Alla periferia.
La lite. Racconto, «Oggi», III, 12, 22 marzo 1941, p. 10.
Ricordi senza importanza, «Ansedonia», III, III, 2 marzo 1941, pp. 26-7.
Viaggio in città, «Lettere d'oggi», III, 3, aprile 1941, pp. 41-2.
L'amico perfetto. Racconto, «Oggi», III, 20, 17 maggio 1941, p. 14. Poi in Alla periferia.
Frammento, «Il Campano», maggio 1941.
La vedova del socialista, «Oggi», III, 25, 21 giugno 1941, p. 14. Poi in Alla periferia.
Contrasti, «Oggi», III, 28, 12 luglio 1941, p. 14.
Il noce e l'olivo, «Oggi», III, 20, 17 maggio 1941, p. 10.
Pensieri e ricordi su Monte Mario, «Letteratura», V, 3, luglio-settembre 1941, pp. 62-5. Poi in Alla periferia.
Il denaro. Racconto, «Oggi», III, 43, 25 ottobre 1941, pp. 12-3.
Gli amici, «Rivoluzione», III, 1-2-20 novembre 1941, p. 4. Poi in Alla periferia.
Tre romanzi, «Rivoluzione», III, 3, 5 dicembre 1942, p. 16.
Gli adolescenti, «Oggi», IV, 2, 10 gennaio 1942, p. 16.
Grosseto come Kansas City, «Il Mattino dell'Italia Centrale», 10 novembre 1948, p. 3.
Una Maremma verde, «Il Mondo», III, 33, 18 agosto 1951, p. 5.
Tre studiosi locali, «Il Mondo», IV, 3, 19 gennaio 1952, p. 5.
Il Santo dell'Amiata, «Il Mondo», IV, 11, 15 marzo 1952, p. 5.
I nababbi del sottosuolo, «Il Mondo», IV, 27, 5 luglio 1952, p. 5.
I localisti, «Il Mondo», V, 6, 7 febbraio 1953, p. 12.
Marxismo e cinema, «Il Mondo», V, 17, 25 aprile 1953, p. 5.
La riforma agraria in provincia di Grosseto, «Comunità», VII, 19, giugno 1953, pp. 16-20.
La cultura in provincia, «Comunità», VII, 21, novembre 1953, pp. 34-35.
Gli inizi del fascismo in Maremma, con Luciano Bianciardi, «Comunità», VII, 23, febbraio 1954, pp. 32-36.
La strage di Niccioleta, «Il Contemporaneo», I, 1, 27 marzo 1954, p. 6.
Il clima di una tragedia, «Il Nuovo Corriere - La Gazzetta», 5 maggio 1954, p. 1.
La guerra della Montecatini, «Il Contemporaneo», I, 8, 15 maggio 1954, p. 7.
I minatori maremmani, con Luciano Bianciardi, «Nuovi Argomenti», 8, maggio-giugno 1954, pp. 1-34.
Biografie di minatori della Maremma, con Luciano Bianciardi, «Nuovi Argomenti», 14, maggio-giugno 1955, pp. 111-133.
Problemi di lavoro e di libertà nella miniera di Boccheggiano, «Il Nuovo Corriere - La Gazzetta», 24 giugno 1955, p. 2.
Una vita, in Antologia del Campiello millenovecentosessantasette. Antonio Barolini, Carlo Cassola, Gino De Sanctis, Giuseppe Mesirca, Luigi Santucci, Venezia, Scuola grafica del Centro arti e mestieri della Fondazione Giorgio Cini, 1967, pp. 36–53. Poi in Colloquio con le ombre.
Introduzione a Renato Fucini, Le veglie di Neri, a cura di Marcello Ciccuto, Milano, Rizzoli, 1979, ISBN 978-88-17-15320-1.
Il leone fuggito, Firenze, Pananti, 1981 (edizione fuori commercio di 150 esemplari numerati). Poi in Colloquio con le ombre.
Due racconti, Pananti, Firenze, 1983 (edizione fuori commercio di 300 esemplari numerati). Poi in Mio padre.

lunedì 9 giugno 2025

BERTO Giuseppe (1914 - 1978)

  

Giuseppe Berto
(Mogliano Veneto, 27 dicembre 1914 – Roma, 1º novembre 1978) è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano.
Nasce da Ernesto, maresciallo dei Carabinieri in congedo, e Nerina Peschiutta, sua compagna d'infanzia. Il padre, abbandonata l'Arma per amore della moglie, aveva aperto un negozio di cappelli e ombrelli e, con il suo aiuto, s'improvvisava venditore ambulante nei mercatini dei dintorni. La cappelleria era anche sede della locale ricevitoria del Lotto Regio e delle riunioni di ex Carabinieri organizzate da Ernesto.
Nonostante le modeste condizioni economiche della famiglia, il giovane Berto, primo maschio di cinque figli, venne iscritto a frequentare il ginnasio nel Collegio salesiano Astori di Mogliano, dove studiò con grande diligenza soffrendo al pensiero dei sacrifici economici sostenuti dalla famiglia per mantenerlo agli studi. Frequentò successivamente il liceo Antonio Canova a Treviso e lo portò a termine nonostante lo scarso impegno, aiutato dalla fortuna, e da quanto aveva imparato al ginnasio.
Scoraggiato dallo scarso profitto del figlio, il padre lo avvertì che non avrebbe provveduto a mantenerlo all'università. È questo un episodio emblematico del tormentato rapporto col padre, mai risolto, nodo cruciale della sofferta esperienza personale e letteraria di Berto.
Intanto Berto nel 1929 era entrato negli Avanguardisti, successivamente farà parte dei Giovani fascisti.
Costretto ad arrangiarsi, si arruolò nel Regio Esercito e venne mandato in Sicilia. Ancora militare
si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Padova, perché tra tutte era la meno costosa. Tuttavia fu più attratto dai caffè e dal biliardo che non dalle lezioni di Concetto Marchesi e Manara Valgimigli. Entrò nei Gruppi universitari fascisti, fu capo manipolo della Gioventù italiana del littorio.
Scoppiata nel 1935 la guerra d'Abissinia, Berto partì volontario per l'Africa orientale, combattendo per quattro anni come sottotenente in un battaglione di ascari, prima di rimanere ferito al piede destro, e, per il suo eroico comportamento in battaglia, fu insignito di una medaglia d'argento e una di bronzo al valor militare; "un vero affare, poiché ancor oggi - scriveva egli stesso nel 1965 - riscuotevo il relativo assegno". Il sentimento patriottico contraddistinse l'intera giovinezza di Berto come conseguenza dell'educazione fascista.
Tornato in Italia nel 1939, cercò di riprendere gli studi in un clima però poco favorevole, a causa dell'imminente scoppio della seconda guerra mondiale nella quale l'Italia entrò nel 1940. Rivestita allora la divisa, terminò gli esami che ancora gli mancavano e si laureò nel 1940 con una tesi in Storia dell'arte. Sempre nello stesso anno, in autunno, pubblicò sul Gazzettino sera di Venezia in quattro puntate il racconto lungo La colonna Feletti, una sorta di reportage su un episodio realmente accadutogli e dedicato alla memoria di quattro compagni coraggiosamente caduti in Africa orientale uno dei quali, Edgardo Feletti, viene citato nel titolo. Il racconto rivela una notevole
vocazione narrativa, di tono giornalistico. Esso si "distacca dalla letteratura acclamata in quegli anni", come scriverà lo stesso Berto.
Ancora in autunno, presentata invano una domanda di volontario di guerra, dovette insegnare latino e storia nell'Istituto Magistrale di Treviso e nell'anno successivo italiano e storia nell'Istituto tecnico per geometri della stessa città. Furono due esperienze dalle quali egli ricavò la persuasione che quello non era il suo mestiere.
Abbandonato l'insegnamento e desideroso di andare a combattere al fronte, poiché il Regio Esercito voleva spedirlo a frequentare un corso di perfezionamento per la promozione a capitano a Parma, preferì arruolarsi come ufficiale nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, chiedendo di essere inviato a combattere in Africa settentrionale.
Si ritrovò così nel settembre 1942 nel VI Battaglione Camicie Nere a Misurata. Spedito urgentemente al fronte dopo il disastro di El Alamein, il VI Battaglione partecipò all'affannosa ritirata dalla Cirenaica alla Tunisia affrontando sul Mareth una colossale battaglia e uscendone quasi interamente annientato, sebbene si fosse battuto con coraggio e valore. Su questa vicenda lo scrittore si atterrà, molti anni dopo per la stesura del volume-diario Guerra in camicia nera (Garzanti, Milano 1955). Berto, addetto al rifornimento viveri se la cavò fuggendo e, fallito un tentativo di rientrare in Italia, venne spedito a rinforzare il X Battaglione Camicie Nere "M", i
fedelissimi di Mussolini. Con questa unità, in cui era finito per caso, passò gli ultimi giorni della guerra africana rintanato in una buca per scampare alle cannonate degli inglesi, lottando contro i pidocchi e la malinconia, cadendo infine prigioniero al termine della campagna di Tunisia il 13 maggio 1943.
Trasferito negli Stati Uniti, passando da un campo di prigionia all'altro, finì al Campo di concentramento di Hereford, nel Texas, dove dopo l'8 settembre 1943, optò per la "non cooperazione" subendo violenze e patimenti di ogni genere e dove ebbe come compagni di prigionia Gaetano Tumiati, Dante Troisi, Ervardo Fioravanti e Alberto Burri. Questa esperienza fu molto importante perché fece rinascere in Berto il desiderio di scrivere, passione inconscia e frustrata della sua giovinezza.
Alcuni compagni fondarono una rivista intitolata Argomenti che veniva letta a turno nell'unica copia manoscritta. Nella ricerca di collaboratori, essi si rivolsero anche a Berto, per il solo fatto che risultava laureato in lettere. Messo per la prima volta davanti a un compito di scrittore e non più di giornalista, elaborò un pezzo di prosa ritmica, dannunziana da cima a fondo, dove esaltava la vicenda delle stagioni al suo paese.
Sempre nell'ambiente della prigionia entrò in contatto con la letteratura americana: Furore di Steinbeck e qualche racconto di Hemingway. In prigionia, Berto scrisse numerosi racconti, i primi brevi e scherzosi, i successivi sempre più lunghi e impegnati, tre dei quali rielaborati
successivamente entrarono a far parte del volume Un po' di successo (Longanesi, Milano, 1963), con i titoli Economia di candele, Gli eucaliptus, Il seme tra le spine. Più importanti i romanzi, anch'essi del '44: Le opere di Dio, il primo scritto da Berto, e soprattutto La perduta gente, di pochi mesi posteriore.
Tornato a casa nel febbraio del 1946, tentò senza successo di attirare l'attenzione degli editori sui manoscritti che aveva riportato dalla prigionia. La fortuna gli fece incontrare Leo Longanesi, il quale fiutò l'affare. Il romanzo (La perduta gente) uscì tra il Natale del 1946 e il Capodanno del 1947: «soltanto quando lo vide nelle vetrine dei librai Berto seppe che Longanesi l'aveva intitolato Il cielo è rosso, era un titolo bellissimo e astuto, che magari aveva poco a che fare col testo ma restava immediatamente impresso in chi lo vedeva. Berto sa che una parte non piccola del successo del romanzo è dovuta a quel titolo», scriverà lo stesso autore ne L'inconsapevole approccio.
Il cielo è rosso
Il romanzo, che divenne immediatamente un successo internazionale, narra le difficili vicende di un gruppo di ragazzi che la guerra ha abbandonato al loro destino e che tra violenze e orrori
ritrovano solidarietà e umanità.
Nel 1948 il romanzo, apprezzato dalla critica nazionale e internazionale, vinse il Premio Firenze per la letteratura assegnato da una giuria di livello: Silvio Benco, Attilio Momigliano, Eugenio Montale, Aldo Palazzeschi, Pietro Pancrazi. L'opera fu pubblicamente lodata anche da Ernest Hemingway intervistato da Eugenio Montale a Venezia nel 1958. Nel 1950 Claudio Gora ne trasse un film omonimo mentre nel 1954 venne ristampato da Longanesi e successivamente, nel 1969, da Rizzoli. Si aggiudicò anche il premio Crotone nel 1957.
Inconsapevolmente Berto si trovò "intruppato in quella schiera di artisti chiamati neorealisti", racconterà in seguito lo stesso autore in un articolo apparso su Il Resto del Carlino il 1º giugno 1965. Sull'onda del successo de Il cielo è rosso, per altro non confermato dalle Opere di Dio, Berto scrisse Il brigante, uscito presso Einaudi nel 1951, da cui furono tratti un film di Renato Castellani e una riduzione radiofonica.
La sua uscita non risollevò le sorti dell'autore e il libro fu stroncato da Emilio Cecchi. Come nei suoi romanzi precedenti fuori da precisi riferimenti si riflette nel Brigante una congerie sincera e spesso poeticamente patetica di rivendicazione sociale e di umana fratellanza, vale a dire di marxismo e di cristianesimo, come l'autore li sperimentava nel clima egualitario e rinnovatore suscitato dalla guerra.
Trasferitosi a Roma, tornò a Mogliano a causa dell'aggravarsi delle condizioni di salute del padre,
che di lì a poco morirà per un cancro. A Roma conobbe e sposò Manuela Perroni, da cui ebbe una figlia, Antonia, nata il 9 novembre 1954. Gli insuccessi ottenuti aprono la strada di una lunga malattia che verrà diagnosticata come nevrosi da angoscia, che lo affliggerà per quasi un decennio impedendogli di lavorare con continuità.
Prima che la malattia raggiungesse il culmine, Berto ricostruì e ordinò in un diario, edito da Garzanti nel 1955 col titolo Guerra in camicia nera, gli avvenimenti che aveva annotato prima di essere fatto prigioniero. Il romanzo-diario testimonia la dolorosa e lenta evoluzione dal neorealismo ad uno psicologismo a sfondo umoristico. Dal 1955 al 1964 tentò di uscire dalla nevrosi passando da una cura all'altra, si occupò di giornalismo e scrisse sceneggiature cinematografiche. Il racconto La Luna è nostra del 1957 lo vede nei panni di sé stesso, giornalista, alle prese con Febo Còrtore, uno strano e misterioso meccanico. Nel 1963 rimase famoso nelle cronache lo scontro, a cui seguì una vertenza giudiziaria, con Alberto Moravia, che non apprezzava l'opera di Berto, in occasione dell'assegnazione del premio Formentor alla giovane autrice Dacia Maraini per il suo secondo romanzo L'età del malessere.
Finalmente Berto trovò sollievo per le sue condizioni psichiche approdando ad una terapia psicoanalitica presso l'abruzzese Nicola Perrotti, esperienza questa per lui determinante.
Il male oscuro
Il 1964 è probabilmente l'anno fondamentale della carriera letteraria di Berto; esce infatti Il male
oscuro che, in precedenza rifiutato da più di un editore, si aggiudicò in una sola settimana i due premi letterari Viareggio e Campiello. Autentico caso letterario, il romanzo ripercorre autobiograficamente la vita dell'autore alla ricerca delle radici della sua sofferenza; frutto del percorso psicoanalitico, opera una dissoluzione delle strutture narrative in modo nuovo e personalissimo, in un contesto di generale rinnovamento.
Anche da quest'opera verrà tratto un film, diretto nel 1989 da Mario Monicelli.
Contraendo un debito, frattanto, Berto aveva acquistato un terreno a Capo Vaticano, in Calabria, dove, bonificata la sterpaglia, edificò una villa destinata a diventare il suo rifugio per gran parte dell'anno "l'isola degli aranci sta dall'altra parte celeste e gialla e un poco verde nella sua breve lontananza, e in mezzo c'è un piccolo tratto di mare proprio piccolo ma non ho il coraggio di passarlo, padre non ho coraggio, (...) e del resto non tutti coloro che volevano la terra promessa poterono giungervi, non tutti furono degni della sua stabile perfezione, e così verso sera cerco un posto da dove si possa guardare la Sicilia, di notte l'altra costa è una lunghissima distesa di lampadine con segnali rossi e bianchi (...) ecco qui mi costruirò con le mie mani un rifugio di pietre e penso che in conclusione questo potrebbe andar bene come luogo della mia vita e della mia morte" (Il male oscuro, cit.).
Nel biennio successivo al grande successo del Male oscuro pubblica altri due romanzi: La fantarca e La cosa buffa.
Nella produzione successiva, libri d'impegno si alternano a pagine occasionali, e Berto sciupa quasi coscientemente e con rabbia il suo talento. Lontano da circoli o accademie letterarie, non si associa ad alcun partito, non vota ed è politicamente incerto. «A destra lo ritengono di sinistra, i comunisti pensano che sia fascista, e i fascisti lo giudicano un traditore. Egli, per conto suo, è convinto d'essere pressappoco un anarchico».
Dopo anni di silenzio collabora a sceneggiature cinematografiche, tra le quali spicca quella del film del 1970 Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno. Nel 1971 pubblica per i tipi della Rizzoli un curioso pamphlet dal titolo Modesta proposta per prevenire, che suscitò un certo dibattito politico letterario, ottenendo il plauso di Armando Plebe, allora responsabile culturale del MSI, facendolo divenire ancor più un autore scomodo. Rispondendo alle polemiche che lo vogliono intruppare in questo o in quello schieramento politico, nel saggio egli non si definisce fascista o antifascista, ma "afascista". Alfredo Cattabiani approfittò dell'ostracismo che la cultura dominante gli riservava per portarlo alla Rusconi, di cui era direttore editoriale. Nel 1972 gli viene assegnato presso la "tavola" mestrina di Dino Boscarato il prestigioso premio "Amelia".
Nel 1973 prese parte al «1º Congresso per la difesa della cultura – Intellettuali per la libertà» organizzato per denunciare il monopolio culturale della sinistra: vi partecipano, fra gli altri, Eugène
Ionesco, l'accademico di Francia Thierry Maulnier, Sigfrido Bartolini, Sergio Ricossa e Vintilă Horia.
Presso Rusconi uscì nel 1974 il romanzo Oh, Serafina!, che gli fece vincere il Premio Bancarella, e che divenne un film.
Scritto in soli sei mesi il suo ultimo libro, La gloria (Arnoldo Mondadori Editore, 1978) è una riabilitazione di Giuda Iscariota, contraddittoria ed eretica autodifesa in cui Giuda parla di sé stesso come di uno strumento necessario al compiersi di un "evento già scritto".
Dopo un lungo soggiorno in una clinica di Innsbruck e una parimenti lunga convalescenza a Capo Vaticano, durante la quale trovò il tempo per comporre una breve apologia, Intorno alla Calabria, dedicata agli amici, Berto morì di cancro a Roma il 1º novembre 1978.
La salma è tumulata a Ricadi, nel cimitero di San Nicolò.
Postumo è uscito da Marsilio Editori nel 1986 il volume di saggi Colloqui col cane.

Opere
Il cielo è rosso, Milano, Longanesi, 1947.
Le opere di Dio, Roma, Macchia, 1948; Milano, A. Mondadori, 1980.
Il brigante, Torino, Einaudi, 1951; Milano, Longanesi, 1961; Milano, Rusconi, 1974.
Guerra in camicia nera, Milano, Garzanti, aprile 1955, 1967; Venezia, Marsilio, 1985; prefazione e postfazione di Domenico Scarpa, Neri Pozza, 2020.
Un po' di successo, Milano, Longanesi, 1963.
Il male oscuro, Milano, Rizzoli, 1964.
L'uomo e la sua morte. Dramma in due parti, Brescia, Morcelliana, 1964.
La Fantarca, Milano, Rizzoli, 1965.
L'inconsapevole approccio; Le opere di Dio, Milano, Nuova accademia, 1965.
La cosa buffa, Milano, Rizzoli, 1966.
L'opera completa del Canaletto, presentazione di Giuseppe Berto, apparati critici e filologici di Lionello Puppi, Milano, Rizzoli, 1968.
Anonimo veneziano. Testo drammatico in due atti, Milano, Rizzoli, 1971.
Modesta proposta per prevenire, Milano, Rizzoli, 1971.
La Passione secondo noi stessi. Un atto preceduto da un prologo, Milano, Rizzoli, 1972.
La Puglia di Adolfo Grassi, Verona, Ghelfi, 1972.
Oh, Serafina! Fiaba di ecologia, di manicomio e d'amore, Milano, Rusconi, 1973.
È forse amore, Milano, Rusconi, 1975.
Anonimo veneziano (romanzo), Rizzoli, Milano 1976; con una presentazione inedita dell'Autore, BUR, Milano 2005;
Intorno alla Calabria. Scritti diversi di autori diversi che si pubblicano in occasione della mostra di oggetti e sculture di civiltà contadina organizzata a Capo Vaticano nell'osteria Angiolone da Giuseppe Berto, agosto 1977, Vibo Valentia, Grafica Meridionale, 1977; Lamezia Terme, Settecolori, 2018
La gloria, Milano, A. Mondadori, 1978.
Colloqui col cane, Venezia, Marsilio, 1986
La colonna Feletti. I racconti di guerra e di prigionia, Venezia, Marsilio, 1987
Appuntamenti a mezzanotte e altri racconti, Milano, A. Mondadori scuola, 1993
È passata la guerra e altri racconti, Milano, A. Mondadori scuola, 1993
Il mare da dove nascono i miti, Vibo Valentia, Monteleone, 2003.
Critiche cinematografiche 1957-1958, Vibo Valentia, Monteleone, 2005.
Elogio della vanità. Ovvero vediamo un po' come siamo combinati malamente. Studio psicologico sul successo da esibizionismo, Vibo Valentia, Monteleone, 2007; Lamezia Terme, Settecolori, 2013
Soprappensieri. Tutti gli articoli (1962-1971), a cura di Luigi Fontanella, Torino, Aragno, 2010
Tutti i racconti, Milano, BUR contemporanea, 2012

domenica 8 giugno 2025

PIPERNO Alessandro (1972 - viv.)

 

Alessandro Piperno
 (Roma, 25 marzo 1972) è uno scrittore e critico letterario italiano.
Di origini ebraiche da parte di padre, dopo aver iniziato gli studi universitari a Pisa, si è laureato in Letteratura francese presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dall'ottobre 2008. Nel 2000 ha pubblicato per FrancoAngeli il saggio critico Proust antiebreo, sulla figura di Marcel Proust. È redattore della rivista Nuovi Argomenti.
Nel 2005 ha pubblicato il suo primo romanzo, Con le peggiori intenzioni, con quasi 200 000 copie vendute in pochi mesi, che gli valse il premio Viareggio e il premio Campiello opera prima. Il romanzo narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e, in particolare, del suo membro più giovane, Daniel.
Nel 2010 ha pubblicato Persecuzione, prima parte di un dittico intitolato Il fuoco amico dei ricordi; la seconda parte, Inseparabili, è stata pubblicata nel 2012.
Nel 2016 ha pubblicato il suo quarto romanzo, Dove la storia finisce.
È il vincitore del Premio Strega 2012 con Inseparabili.
Da novembre 2020 è stato nominato direttore della collana editoriale I Meridiani.

Opere
Romanzi

Con le peggiori intenzioni, Milano: Mondadori, 2005 
Persecuzione: il fuoco amico dei ricordi, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano: Mondadori, 2010
Inseparabili: il fuoco amico dei ricordi, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano: Mondadori, 2012
Dove la storia finisce, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano, Mondadori: 2016
Di chi è la colpa, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano: Mondadori, 2021
Aria di famiglia, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano, Mondadori, 2024
La favola della vita vera, Milano: Corriere della Sera, 2007.

Saggistica
Proust antiebreo, Collana di Critica letteraria e Linguistica, Milano: FrancoAngeli, 2000
Il demone reazionario: sulle tracce del «Baudelaire» di Sartre, Collana Ingegni, Roma: Gaffi, 2007
Contro la memoria, Roma: Fandango libri, 2012
Pubblici infortuni, Collana Libellule, Milano: Mondadori, 2013
Il manifesto del libero lettore. Otto scrittori di cui non so fare a meno, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano: Mondadori, 2017
Una selva oscura e una camera da letto, in Alberto Casadei, Aldo Morace, Gino Ruozzi (a cura di), Se tu segui tua stella, non puoi fallire. I grandi narratori raccontano il loro Dante, Milano: BUR, 2021
Proust senza tempo, Collana Scrittori italiani e stranieri, Milano, Mondadori, 2022

sabato 7 giugno 2025

GOZZI Alberto (1943 - viv.)


Alberto Gozzi (Bologna, 30 marzo 1943) è un drammaturgo e scrittore italiano attivo nell'ambito della Neoavanguardia italiana, autore di svariate opere teatrali e sceneggiature per la radio. È fratello di un altro drammaturgo, Luigi Gozzi.
Formatosi alla scuola di estetica di Luciano Anceschi a Bologna, collabora a Il Verri e alle riviste letterarie dei primi anni sessanta: Grammatica, Malebolge, Periodo Ipotetico. Partecipa, giovanissimo, ai primi lavori del Gruppo 63 a Palermo, nel corso dei quali viene rappresentato alla sala Scarlatti il suo atto unico Mister Corallo XIII, in uno spettacolo che comprendeva altri brevi testi dei componenti del gruppo (Sanguineti, Balestrini, Pagliarani, Giuliani, ecc.). Svolge un'intensa attività sperimentale, a Bologna, insieme al fratello Luigi, con una particolare attenzione alla libera rielaborazione del repertorio classico L'anitra selvatica di Ibsen, dall'omonima opera) e di testi letterari (L'altro mondo, di Cyrano de Bergerac e I canti di Maldoror di Lautréamont). Si trasferisce nei primi anni sessanta a Torino, dove lavora presso la casa editrice Einaudi e scrive le sue prime sceneggiature televisive per la RAI.
Negli anni settanta collabora con Carlo Quartucci al progetto Camion, dando vita a una drammaturgia che si colloca fra il teatro di racconto (Il romanzo di Camion) e la riscrittura scenica di grandi opere (Nora Helmer in tournée, da Ibsen, e Robinson Crusoe, da Defoe).
Nel 1975 porta al Festival dei due Mondi di Spoleto Felina, uno spettacolo cine-teatrale. Nel 1989 mette in scena per il Teatro Stabile dell'Aquila Casa Mozart, che in seguito rielabora per Rai3.
Nei primi anni ottanta è drammaturgo presso il Teatro Stabile dell'Aquila, dove produce, fra l'altro, Questa sera da Tosti, una commedia musicale che fonde dialogo e romanze, e Rocambole (con Dante Guardamagna), primo esempio di teatro "a puntate", che nasce dai feuilleton di Ponson du
Terrail ma con un occhio rivolto ai serial televisivi.
Collabora con il Gruppo della Rocca con una commedia tratta da un romanzo dell'abate Chiari, La francese in Italia, e tenendo numerosi seminari sulla scrittura teatrale e radiofonica. Nel febbraio 2010 cura la drammaturgia e la regia di Radiodrama show, un trittico di spettacoli prodotto dal Teatro Piemonte Europa. Alla fine degli anni Novanta fonda una piccola casa editrice, Portofranco, che pubblica autori noti (Michele Mari, Antonio Moresco, Marosia Castaldi, Danilo Maramotti) accanto a scrittori esordienti.
Ha insegnato Linguaggio radiofonico presso l'Università di Torino (Scienze delle comunicazioni) .
Dal 2014 al 2017 ha collaborato col Teatro Piemonte Europa come autore e regista, mettendo in scena libere riscritture da Tournier (Tristan Vox), Pirandello (Il pipistrello), Schnitzler (Il ritorno di Casanova), Defoe (Robinson Crusoe), Villiers de L'Isle Adam (Eva Futura), Fellini (Radiofellini), Savinio (Maison Savinio), Céline (Céline sul métro), nonché un suo testo originale, Occhi di tonno.
Il lavoro televisivo e radiofonico
Dopo alcuni anni di sceneggiatura televisiva, durante i quali realizza, fra l'altro, Eva futura, dal visionario romanzo di Villiers de l'Isle-Adam, dal 1974 lavora per Radiorai (per la quale aveva in precedenza ideato programmi per i giovanissimi come La fiaba delle fiabe del 1973) come autore di
romanzi a puntate di ampio respiro (Cervo Bianco, Blu Romantic, Best seller), di radiodrammi destinati al Prix Italia (Il sentiero della lucertola, Radiostrip), e di carattere sperimentale (Rosa Fumetto, Carnaval, ispirato all'opera pianistica di Schumann). La sua esperienza radiofonica si completa con la regia e la conduzione di numerose trasmissioni di carattere divulgativo, articolate fra il racconto e il teatro degli attori.

Opere
Mister Corallo XIII, in Il gruppo 63, Feltrinelli, Milano, 1964
Box (che raccoglie due testi teatrali, Felina e Casa Mozart), Marsilio, Venezia, 1973
Rosa Fumetto, Einaudi, Torino, 1976
Cervo Bianco, Lupetti-Manni, Milano, 1996
Mosquitos, Portofranco, Torino, 1998
Best seller, Lupetti-Eri, Torino, Milano, 2000
Le scimmie di mare, romanzo, Transeuropa, 2023

venerdì 6 giugno 2025

LOMBARDI Germano (1925 - 1992)


Germano Lombardi
(Oneglia, 10 ottobre 1925 – Parigi, 12 dicembre 1992) è stato uno scrittore italiano, tra i fondatori del Gruppo 63.
Studia a Firenze, decide d'iscriversi al corso di medicina che abbandona dopo essersi cimentato nella messa in scena dei Drammi Marini di Eugene Gladstone O'Neill presso il Teatro dell'Università. Sempre a Firenze partecipa ai movimenti anarchici del primo dopoguerra e collabora con alcuni fogli libertari locali.
Abbandona il capoluogo toscano nel 1947 per diventare prima marinaio e poi manovale.
Si stabilisce a Milano dove decide di dedicarsi al mondo della pubblicità.
Nel 1957 prende la grande decisione e, complice una crisi familiare, decide d'abbandonare le sicurezze raggiunte per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.
Vive prima a Londra poi tra Parigi e Roma per un certo periodo stabilendosi poi a Roma dove frequenta la galleria La Tartaruga redigendo testi critici per gli amici Cy Twombly, Mario Schifano, Pino Pascali e Tano Festa e continuando a scrivere e pubblicare romanzi. È tra i fondatori del Gruppo 63 e partecipa alle riunioni del movimento nell'ambito delle quali vengono rappresentati alcuni suoi testi teatrali.
Viaggia spesso in America del Sud ed è stato tra i primi in Italia a occuparsi del dittatore haitiano François Duvalier, detto Papà Doc.
A cavallo tra gli anni settanta e ottanta si trasferisce a Parigi.
Ha collaborato con L'Espresso e la Repubblica.
Suoi grandi amici sono stati Bernardo Valli e Sandro Viola. Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia.
Villa con prato all'inglese
Il romanzo è costruito come una sorta di raffinato giallo dal finale aperto. La vicenda si svolge quasi interamente tra Oneglia, Porto Maurizio e Sanremo, in una Riviera di Ponente insolita, popolata di figure cosmopolite, bizzarre già nei nomi, losche o altolocate, comunque misteriose. Lombardi guida sapientemente il lettore alla scoperta di vecchi misteri che s'intrecciano a moderni crimini e a insospettabili compromissioni. In una lingua tersa e briosa, dalle molte eleganze, lo scrittore ligure rivela tutto il suo talento di caratterista nell'originale galleria umana messa in scena. Dialoghi acutissimi e vivaci.

Cronologia delle opere
Narrativa
Barcelona, novembre 1963, Milano, Feltrinelli
L'occhio di Heinrich, ottobre 1965, Milano, Feltrinelli
La linea che si può vedere, aprile 1967, Milano, Feltrinelli
Il confine, maggio 1971, Milano, Feltrinelli
Cercando Beatrix, settembre 1976, Milano, Rizzoli
Villa con prato all'inglese, ottobre 1977, Milano, Rizzoli
Chi è Beatrix, 1979, Milano, Rizzoli
China il vecchio, 1987, Milano, Coliseum, finalista al Premio Bergamo
L'instabile Atlantico, 1993, Torino, Bollati Boringhieri

Opere ripubblicate
Villa con prato all'inglese, Il Canneto Editore, Genova 2010
Barcelona, Il Canneto Editore, Genova 2012

Teatro
Quartetto su motivo padovano, 1963
I sigari di Jupiter, 1965
Il tiranno di Haiti, Palermo, Sellerio, 1996

ENRIQUEZ Mariana (1973 - viv.)

Mariana Enríquez  (Buenos Aires, 1973) è una giornalista e scrittrice argentina. Si è laureata in Comunicazione Sociale presso l'Unive...