Henry Charles Bukowski, nato Heinrich
Karl Bukowski (Andernach, 16
agosto 1920 – Los Angeles, 9 marzo 1994),
è stato un poeta e scrittore statunitense.
Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e
migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Il
contenuto di questi tratta della sua vita, caratterizzata da un
rapporto morboso con l'alcol e il gioco d'azzardo, da
frequenti esperienze sessuali (descritte in maniera
realistica e senza troppi eufemismi) e da rapporti tempestosi con le
persone. La corrente letteraria a cui spesso viene associato è
quella del realismo sporco.
Henry Charles Bukowski Jr. nacque ad Andernach,
in Germania, con il nome di Heinrich Karl Bukowski da
padre statunitense di origini polacche e tedesche,
sergente della Third United States Army, Henry Bukowski, e da
madre tedesca, Katharina Fett.
Il nonno paterno Leonard emigrò negli Stati Uniti dalla Germania
negli anni ottanta del XIX secolo. A Cleveland, Leonard
conobbe Emilie Krausse emigrante da Danzica, all'epoca parte
della Prussia. Si sposarono a Pasadena. Leonard lavorò
come carpentiere, fondando più tardi una sua azienda. La coppia ebbe
quattro figli, compreso Henry, il padre di Charles Bukowski.
I genitori di Bukowski si conobbero in Germania, dove il padre
svolgeva il servizio militare, dopo la fine della prima guerra
mondiale. Ma l'economia tedesca era al collasso, a causa della guerra
persa, e così la famiglia si trasferì negli Stati
Uniti nel 1923, stabilendosi a Baltimora,
nel Maryland.
Per sembrare più americani, i genitori cominciarono a chiamarlo
Henry. Dopo aver risparmiato un po', la famiglia si trasferì nella
periferia di Los Angeles nel 1930, dove viveva la
famiglia del padre.
Durante la sua infanzia, suo padre fu spesso disoccupato (erano gli
anni della Grande
depressione) e, secondo Bukowski, molto
violento. Fu anche soggetto alla discriminazione dei
figli dei vicini, che lo prendevano in giro per il forte accento e i
vestiti tedeschi "da femminucce" che i suoi genitori
insistevano indossasse. Durante l'infanzia soffrì
di timidezza e solitudine, in seguito aggravate da una
forma grave di acne, a causa della quale dovette anche
sottoporsi a dolorose cure.
In una video
intervista a Silvia Bizio disse che la sua infanzia fu un film
horror, che dai sei agli undici anni subì percosse dal padre tre
volte alla settimana con una cinghia da rasoio.
A tredici-quattordici anni bevve per la prima volta il vino, grazie
al suo amico William “Baldy” Mullinax (chiamato nei libri Eli
LaCrosse), figlio di un chirurgo alcolista. “Questo mi
aiuterà per tanto tempo”, scrisse in seguito, descrivendo l'inizio
del suo amore a vita con l'alcol.
Dopo essersi diplomato alla Los Angeles High School, frequentò il
L.A. City College (università) per due anni, seguendo corsi
di arte, giornalismo e letteratura. Durante
quegli anni si associò brevemente con un gruppo di nazisti,
il German-American Bund (Amerikadeutscher Volksbund), che
prese poi in giro in Panino al prosciutto. Per un po' frequentò
anche gruppi di estrema sinistra.
Nella poesia Cosa penseranno i vicini viene sfatata una
delle svariate leggende che gli furono attribuite nel corso degli
anni, quella di essersi schierato con le frange estremiste di
destra: "non ero schierato con nessun gruppo o ideologia.
in realtà nell'insieme l'idea della vita e della gente mi ripugnava
ma era più facile scroccare da bere a quelli di destra che alle
vecchie nei bar"

Il 22 luglio 1944, con la seconda guerra mondiale che ancora
infuriava, fu arrestato dagli agenti dell'FBI a Filadelfia,
in Pennsylvania (dove viveva in quel periodo), con l'accusa
di renitenza alla leva e fu tenuto per diciassette giorni
in prigione, per non aver dichiarato i suoi spostamenti all'esercito.
Sedici giorni dopo non superò un esame fisico-psicologico e fu
dichiarato non adatto al servizio militare.[4] In futuro
parteciperà ad alcune campagne pacifiste, ma sarà
sostanzialmente disinteressato dalla politica: «La differenza tra
dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si
prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo
andando a votare.»
A 24 anni (1944), il racconto Aftermath of a Lengthy Rejection
Slip fu pubblicato sulla rivista Story. Due anni dopo, un
altro racconto, 20 Tanks From Kasseldown uscì su una
raccolta di Portfolio III. Non riuscendo però a sfondare nel
mondo letterario, Bukowski si rassegnò e smise di scrivere per un
decennio, un periodo che lui ha chiamato “una sbronza di dieci
anni”. Questi “anni buttati” formarono però le basi di tutto
quello che scrisse in seguito, che è largamente autobiografico,
sebbene la verità dei suoi resoconti sia stata frequentemente messa
in discussione (lui stesso ammette di mescolare realtà e
immaginazione).
Durante una parte di questo periodo continuò a vivere a Los Angeles,
ma vagabondò anche per tutti gli USA, lavorando sporadicamente e
vivendo in pensioni economiche. Nei primi anni cinquanta
ottenne un lavoro a Los Angeles come postino, per le poste degli
Stati Uniti, ma si dimise dopo meno di tre anni

Nel 1955, dopo aver bevuto molto con la compagna Jane, fu
ricoverato in ospedale per un'ulcera perforante, che gli fu
quasi fatale. Si salvò grazie alle trasfusioni di sangue, donato dal
padre. Quando lasciò l'ospedale, cominciò a scrivere
poesie. Nel 1957 decise di sposare una poetessa di
una città della provincia texana, Barbara Frye, senza averla mai
vista, ma i due divorziarono nel 1959. Barbara dirigeva la
rivista Harlequin, sulla quale erano state pubblicate delle
poesie di Bukowski. Lei disse che la loro separazione non
ebbe niente a che fare con la letteratura, però lei dubitò spesso
della sua abilità di poeta. In seguito al divorzio, Bukowski
ricominciò a bere e a scrivere poesie.
Nel 1960 era ritornato all'ufficio postale a Los Angeles,
dove continuò a lavorare come impiegato archivista per oltre dieci
anni. Nel 1962 fu traumatizzato dalla morte di Jane Cooney
Baker, il suo primo vero amore. Bukowski sfogò il suo lutto
e la sua devastazione in una potente serie di poesie e racconti che
piangevano la sua morte. Jane è considerata il più grande amore
della sua vita e la più importante tra le Muse che ispirarono la sua
scrittura: ne sono convinti i biografi Jory Sherman, Souness, Brewer
e Harrison.
Nel 1964 Frances Smith, la sua nuova convivente, partorì
l'unica figlia di Bukowski, Marina Louise. Lui però
screditava Frances con frasi pesanti: hippy dai capelli
bianchi (white-haired hippy), lavoro malfatto (shack-job)
e vecchia sdentata (old snaggle-tooth).
Jon e Louise Webb, adesso riconosciuti come giganti del movimento
della piccola editoria del dopoguerra, pubblicavano The Outsider
literary magazine. Sotto il marchio Loujon Press, fecero uscire It
Catches My Heart In Its Hands (1963) e Crucifix in a
Deathhand (1965). La
prima raccolta di racconti di Bukowski fu
un libretto stampato in 500 copie nel 1965 intitolato Confessions
of a Man Insane Enough to Live with Beasts (Confessioni di un
uomo folle abbastanza per vivere con le bestie), seguito
nel 1966 da All the Assholes in the World and
Mine (Tutti gli stronzi del mondo e me).
All'inizio del 1967, cominciò a scrivere Notes of A Dirty Old
Man (Taccuino di un vecchio porco), pubblicandolo a puntate
sull'Open City di Los Angeles, un giornale underground. Quando
fu chiuso nel 1969, i racconti continuarono a uscire sul Los
Angeles Free Press, e sul NOLA Express di New
Orleans, Louisiana. Sempre nel 1969 lo stesso Bukowski si dedicò
a una propria rivista letteraria (intitolata Laugh Literary and
Man the Humping Guns), ma senza successo.
Nel 1969 accettò un'offerta dall'editore della Black Sparrow,
John Martin: 100$ al mese per tutta la vita. Decise perciò di
lasciare il lavoro alle poste per dedicarsi alla scrittura a tempo
pieno. Aveva quarantanove anni. Come spiegò in una lettera di quel
periodo: «Avevo solo due alternative, restare all'ufficio postale e
impazzire... o andarmene e giocare a fare lo scrittore e morire di
fame. Decisi di morire di fame». Meno di un mese dopo finì il suo
primo romanzo autobiografico, Post Office, che lo rese celebre.
Come forma di rispetto per la fiducia in uno scrittore relativamente
sconosciuto, Bukowski pubblicò quasi tutti i suoi lavori successivi
con la Black Sparrow.
Grazie alla fama crescente cominciò a imbarcarsi in una serie di
storie di una notte e di relazioni. Quelle più importanti furono
con Linda King, poetessa e scultrice, Liza Willams,
manager degli studi di registrazione, e "Tammie", madre
single dai capelli rossi. Tutte queste storie fornirono materiale per
i suoi racconti e le poesie. Un'altra importante relazione
fu con “Tanya”, descritta in Donne (Women) come
un'amica di penna. Nell'autunno del 1977 conobbe Jörg Fauser,
rappresentante della beat generation tedesca, con il quale
strinse amicizia e al quale dedicherà, dopo la sua morte, il
poemetto Joe, del 1988.
Nel 1976 incontrò Linda Lee Beighle, proprietaria di un
ristorante di cibo salutare, aspirante attrice e devota di Meher
Baba, leader di una setta indiana. Due anni dopo si trasferì
dalla zona dell'East Hollywood, dove aveva vissuto per la maggior
parte della vita, alla comunità rurale di San Pedro, il
distretto più a sud di Los Angeles. Linda lo seguì e vissero
insieme a intermittenza per più di due anni, perché lui a volte si
stancava della relazione e la metteva alla porta.
Dopo una serie di scioperi della fame e preghiere
disperate, ci ripensò e la riprese con sé. Linda è chiamata Sara
nei romanzi Donne e Hollywood, Hollywood! (Hollywood).
Bukowski, scrivendo di lei, disse che gli aveva regalato altri dieci
anni di vita (perché l'aveva obbligato a bere un po' meno e solo
vino). In seguito furono sposati da Manly Palmer Hall,
autore e mistico canadese, nel 1985.
Nel 1988 si ammalò di tubercolosi, ma continuò a
scrivere e pubblicare libri fino a quando, il 9 marzo 1994, all'età
di 73 anni, morì stroncato da una leucemia fulminante, a
San Pedro, poco dopo aver completato il suo ultimo
romanzo, Pulp. I funerali furono officiati da
monaci buddisti, alla cui disciplina spirituale si era
avvicinato negli ultimi anni. Un resoconto
della cerimonia
può essere trovato nel libro di Gerald Locklin, Charles
Bukowski: A Sure Bet.
La sua lapide recita: "Henry Charles Bukowski Jr - Hank - Don't
Try - 1920-1994", e sotto appare l'incisione raffigurante un
pugile. La scritta "Don't Try" (Non provare) è una frase
che usa in una delle sue poesie, consigliando gli aspiranti scrittori
e poeti riguardo l'ispirazione e la creatività Bukowski
spiega la frase in una lettera del 1963: «Qualcuno in uno di questi posti...
mi chiese: "Cosa fai? Come scrivi, come crei?" Non lo fai,
gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le
Cadillac, né per la creazione o per l'immortalità. Aspetti, e se
non succede niente, aspetti ancora un po'. È come un insetto in
cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina
abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il
suo aspetto ne fai un animale domestico.»
La lapide si trova
al Green Hills Memorial Park, nel Rancho Palos Verdes, presso Los
Angeles.
Bukowski pubblicò numerosissimi scritti in piccole riviste
letterarie e con piccoli editori, dai primi anni quaranta fino ai
primi anni novanta. In seguito la Black Sparrow Press
(ora HarperCollins/ECCO) ripubblicò tutto in volume.
Bukowski riconosce l'influenza sulla sua scrittura di John
Fante, James Thurber, Louis-Ferdinand Céline, Anton
Čechov, Franz Kafka, Knut Hamsun, Henry
Miller, Robinson Jeffers, Fëdor Dostoevskij, David
Herbert Lawrence, J.D. Salinger, Antonin
Artaud ed Edward Estlin Cummings.
Complesso il suo rapporto con la scrittura di Ernest Hemingway,
per la quale non ha mai nascosto la sua ammirazione.
Ciononostante, in Donne il suo alter-ego Henry
Chinaski fa un impietoso ritratto di Hemingway, definito:
"Troppo cupo, troppo serio. Un bravo scrittore, belle frasi. Ma
per lui la vita era sempre guerra totale. Non si lasciava mai andare,
non ballava mai".
Il suo nome è stato spesso associato al movimento della Beat
Generation a causa del suo stile informale e dell'atteggiamento
anticonformista verso la letteratura, ma lui non si è mai
identificato come un "Beat". I suoi testi portano in scena
storie di "ordinaria follia", di disperazione, sesso,
alcolismo e solitudine.
Spesso parlò di
Los Angeles come del suo soggetto preferito. In un'intervista del
1974 disse: «Vivi in una città tutta la vita, e arrivi a conoscere ogni
puttana all'angolo e metà di loro le hai già scopate. Hai il
menabò, la struttura, dell'intera zona. Hai una foto di dove sei...
Essendo cresciuto a Los Angeles, ho sempre avuto il sentimento
geografico e spirituale di essere qui. Ho avuto il tempo di
conoscere questa città. Non vedo altro posto che L.A.»
Pulp, 1994. ( Pulp. Una storia del XX secolo, Milano, Feltrinelli, 1995