martedì 29 agosto 2023

POTOCKI Jan (1761 - 1815)

 

Jan Potocki
(Podolia, 8 marzo 1761 – Vinnycja, 23 dicembre 1815) è stato uno scrittore polacco.
Discendente della famiglia Potocki, che possedeva vaste proprietà in tutta la Polonia, Jan era il figlio del conte Jozef Potocki e di Anna Teresa Ossolińska. All'età di sette anni, insieme al fratello Severyn, visse in Svizzera e in Francia. Studiò a Ginevra e a Losanna.
Prestò servizio due volte nell'esercito polacco come capitano degli ingegneri e passò un po' di tempo in una galea come novizio dei cavalieri di Malta. La sua vita movimentata lo condusse in Europa, Asia e Nord Africa, dove fu coinvolto in intrighi politici, si avvicinò a società segrete e contribuì alla nascita dell'etnologia: fu uno dei primi a studiare i precursori dei popoli slavi considerando la linguistica e un punto di vista storico.
Nel 1790 fu il primo polacco a viaggiare in mongolfiera salendo a Varsavia con l'aeronauta Jean-Pierre Blanchard. Trascorse un po' di tempo in Francia e al suo ritorno in Polonia divenne un noto pubblicista, pubblicando giornali e opuscoli, in cui sosteneva varie riforme; fondò nel 1788 a Varsavia la casa editrice Drukarnia Wolna, nonché la prima sala di lettura gratuita in città. Ebbe rapporti spinosi con il re Stanislao II Augusto e fu molto critico nei confronti dell'ambasciatore russo Otto Magnus von Stackelberg.
Nel 1796, nel suo libro "Frammenti storici e geografici sulla Scizia, la Sarmatia e gli slavi" espresse un'idea nuova per l'epoca, secondo cui gli ucraini sono un popolo distinto da quello russo.
Nel 1805 si recò in Estremo Oriente come capo scientifico della missione diplomatica del conte Golovkin. L'anno successivo fu eletto membro onorario dell'Accademia imperiale delle scienze. Come quasi tutti i membri della sua famiglia, Jan Potocki appartenne presumibilmente
alla massoneria.
Egli scrisse anche atti unici per il teatro, alcuni racconti, un diario di viaggio nelle steppe di Astrachan' e del Caucaso e degli apologhi.
L'opera più famosa di Potocki, originariamente scritta in francese, è Manoscritto trovato a Saragozza, romanzo dotato di una complessa struttura narrativa, costituita da storie concatenate una dentro l'altra in una maniera che ricorda vagamente il Decameron o Le mille e una notte.
Il titolo del libro è spiegato nella premessa, narrata da un ufficiale francese senza nome che descrive la sua scoperta fortuita di un affascinante manoscritto spagnolo durante il sacco di Saragozza nel 1809, nel corso delle guerre napoleoniche. Poco dopo l'ufficiale francese viene catturato dagli spagnoli e privato dei suoi averi, ma un ufficiale spagnolo riconosce l'importanza del manoscritto e durante la prigionia del francese lo spagnolo lo traduce per lui in francese.
Il manoscritto è stato scritto da un giovane ufficiale della Guardia vallona, Alphonse van Worden. Nel 1739, mentre era in viaggio verso Madrid per servire con l'esercito spagnolo, nella Sierra Morena, per un periodo di sessantasei giorni, incontra un variegato gruppo di personaggi, tra cui principesse musulmane, zingari, fuorilegge e cabalisti, che gli raccontano una serie intrecciata di storie bizzarre, divertenti e fantastiche che registra nel suo diario.
Le sessantasei storie coprono una vasta gamma di temi, soggetti e stili, tra cui l'horror gotico, le avventure picaresche e i racconti comici, erotici e morali. Le storie riflettono l'interesse di Potocki per le società segrete, il sovrannaturale e le culture orientali, e sono illustrate con le sue dettagliate osservazioni dei costumi europei del XVIII secolo, in particolare quelli della società spagnola dell'alta borghesia.
Molte delle località descritte nei racconti sono luoghi reali e regioni che Potocki avrebbe visitato durante i suoi viaggi, mentre altri sono racconti romanzati di luoghi reali.
Mentre c'è ancora qualche controversia sulla paternità del romanzo, ora è generalmente accettato che sia stato scritto da Potocki. Cominciò a scriverlo nel 1790 e lo completò nel 1814, un anno prima della sua morte, anche se si pensa che la struttura del romanzo sia stata completamente mappata nel 1805.
Il romanzo non fu mai pubblicato nella sua interezza durante la vita di Potocki. Un'edizione di prova contenente i primi dieci giorni fu fatta circolare a San Pietroburgo nel 1805 e un secondo estratto fu pubblicato a Parigi nel 1813, quasi certamente con il permesso di Potocki. Una terza pubblicazione, combinando entrambi i precedenti estratti, fu pubblicata nel 1814, ma sembra che al momento della sua morte Potocki non avesse ancora deciso la forma finale del
romanzo.
Le sezioni dei manoscritti originali vennero in seguito perse, ma sono sopravvissute in una traduzione polacca realizzata nel 1847 da Edmund Chojecki da una copia completa in francese, ora perduta.
La versione più recente e completa in lingua francese, curata da François Rosset e Dominique Triaire, è stata pubblicata nel 2006 a Lovanio, in Belgio, nell'ambito di un'edizione critica accademica delle opere complete di Potocki. L'edizione di Rosset e Triaire è stata condotta esclusivamente sui manoscritti in lingua francese di Potocki trovati in diverse biblioteche in Francia, in particolare manoscritti precedentemente sconosciuti scoperti a Poznań, in Spagna e in Russia, così come nella collezione privata degli eredi di Potocki. Identificarono due versioni del romanzo: una incompiuta, del 1804 e pubblicata nel 1805, e la versione completa del 1810, che sembra essere stata completamente riconcepita rispetto alla versione del 1804. Considerando che la prima versione ha un tono più leggero, più scettico, la seconda tende verso uno stato d'animo più oscuro e religioso. In vista delle differenze tra le due versioni, quelle del 1804 e 1810 furono pubblicate come due opere separate. Le edizioni in brossura furono pubblicate all'inizio del 2008 da Flammarion .
La prima edizione in italiano fu pubblicata nel 1965, edita da Adelphi e contenente le prime quattordici giornate. La prima edizione integrale fu pubblicata da Guanda nel 1990. Il romanzo di Potocki è diventato ampiamente conosciuto in occidente attraverso l'elegante adattamento in bianco e nero prodotto in Polonia nel 1965: Il manoscritto trovato a Saragozza (Rękopis
znaleziony w Saragossie), diretto da Wojciech Has e con Zbigniew Cybulski nei panni di Alphonse van Worden.
Quest'opera venne positivamente studiata anche per ciò che vi si enuclea dal punto di vista massonico.
Il 23 dicembre 1815 in preda alla depressione che a quel tempo veniva diagnosticata come melanconia, e secondo una leggenda popolare dall'ossessione di diventare un Lupo Mannaro, staccò una fragola d'argento che adornava il coperchio di una sua teiera, limandola giorno dopo giorno, e facendone una sfera. Quando raggiunse le dimensioni adatte la fece benedire dal prete del villaggio, quindi, ritiratosi nell'ufficio della sua biblioteca, mise la palla nella canna della pistola e si sparò alla tempia.




lunedì 28 agosto 2023

DUNCKER Patricia (1951 - viv.)

 
Patricia Marjory Duncker (Kingston, 29 giugno 1951) è una scrittrice britannica.
Nata a Kingston nel 1951 da madre inglese e padre giamaicano, dopo gli studi in Inghilterra, ha lavorato in Germania prima di laurearsi al St Hugh's College e insegnare inglese al Newnham College di Cambridge.
Dal 1993 al 2002 ha insegnato letteratura all'Università di Aberystwyth, dal 2002 al 2006 scrittura creativa all'Università di East Anglia e dal 2007 è titolare della cattedra di letteratura moderna all'Università di Manchester.
Ha esordito nella narrativa nel 1996, a 45 anni, con il romanzo Demoni e muse, vincendo l'anno successivo il McKitterick Prize destinato agli esordienti over 40.
In seguito ha dato alle stampe, al 2018, altri 5 romanzi, due raccolte di racconti, una di saggi oltre ad interventi in riviste e antologie.

Opere principali
Romanzi
Demoni e muse (Hallucinating Foucault, 1996), Vicenza, Neri Pozza, 2005 traduzione di Isabella Zani
James Miranda Barry (1999)
Lo spazio mortale che ci divide (The Deadly Space Between, 2002), Vicenza, Neri Pozza, 2003 traduzione di Monica Pareschi
Miss Webster and Chérif (2006)
The Strange Case of the Composer and His Judge (2009)
Sophie and the Sibyl (2015)

Racconti
Monsieur Shoushana's Lemon Trees (1997)
Sette storie di sesso e morte (Seven Tales of Sex and Death, 2003), Vicenza, Neri Pozza, 2007 traduzione di Isabella Zani 

Antologie
Crossing the Border (1998)

Saggi
Writing on the Wall: Selected Essays (2002)

domenica 27 agosto 2023

LESAGE Alain-René (1668 - 1747)

 

Alain-René Lesage
 o Le Sage (Sarzeau, 6 maggio 1668 – Boulogne-sur-Mer, 17 novembre 1747) è stato un romanziere e commediografo francese.
Unico figlio di Claude, avvocato e notaio, e di Jeanne Brenugat, perduta la madre nel 1677 e il padre nel 1682, fu preso sotto la tutela dallo zio e messo nel collegio dei Gesuiti di Vannes dove fece studi di lingue classiche, di italiano, di spagnolo, di retorica e di catechismo, secondo la consolidata tradizione della cultura libresca secentista che in Bretagna traeva particolare influsso da un'educazione di stampo cattolico-spagnolo. Intanto si ritrovò con poco denaro, avendo lo zio dissipato a proprio vantaggio l'eredità paterna.
Si crede - ma non esistono fonti a questo riguardo - che sia stato impiegato per qualche anno nell'Ufficio delle imposte in Bretagna; se fosse vero in tal caso, perdette presto quell'impiego o si licenziò: resta il fatto che nella sua vita dimostrò un'aperta ostilità contro quegli Uffici. Proseguì a Parigi studi di diritto che dovette concludere nel 1692, dal momento che in quell'anno risulta iscritto nell'albo degli avvocati. Se a Parigi non trovò un impiego, vi trovò moglie nella persona di Marie Elisabeth Huyard, una borghese parigina di origine spagnola, che sposò il 28 settembre 1694 nella chiesa di Saint-Sulpice, e dalla quale avrà quattro figli.
O che avesse cercato invano un lavoro da avvocato o che quella professione gli fosse del tutto estranea, Lesage cercò di vivere con il prodotto dei suoi scritti: grazie all'appoggio dell'amico Auvergnat Dauchet - un giovane con interessi letterari che sarà suo amico per la vita - le sue Lettres galantes, traduzione delle Lettere d'amore di Aristeneto, vennero pubblicate a Chartres nel 1695.
Nel 1698 Lesage trovò un protettore nella persona dell'abate de Lyonne che non soltanto gli assicurò una rendita stabile affinché si potesse dedicare allo studio e al lavoro letterario ma stimolò in lui anche l'interesse per la lingua e per le opere della grande letteratura spagnola del Seicento.
In Spagna, con la conquista e lo sfruttamento delle immense colonie americane, lo Stato, la nobiltà, i finanzieri e i grandi appaltatori e commercianti, si erano enormemente arricchiti, ma il prezzo della trasformazione sociale interna era stato pagato dalla borghesia imprenditrice e artigiana, e dai contadini, che avevano visto entrare in crisi le tradizionali attività economiche e
aumentare le tasse e la leva militare per il mantenimento dei territori conquistati. Il fenomeno dei vagabondi che percorrono il Paese, i picari, è una delle conseguenze della nuova realtà spagnola, insieme con quello opposto dell'immagine di sussiegosa arroganza e di esibita devozione della nobiltà, elemento funzionale alla custodia dei valori tradizionali della civiltà cattolica.
La letteratura spagnola diede voce a quelle realtà, sia con il suo teatro classicheggiante, sia con la commedia e con i romanzi picareschi, il più note dei quali è certo La vida de Lazarillo de Tormes y de sus fortunas y adversidades, uscito per la prima volta nel 1554 e poi, censurato in parte, nel 1573.
In Francia, mentre il pubblico aristocratico manteneva i suoi interessi verso il teatro drammatico di Corneille e di Racine, quello borghese preferiva vedere rappresentata sul palcoscenico la vita viva e reale, quella rappresentata dalla commedia, dal teatro comico italiano e da Molière. Lesage colse quell'esigenza e volle unire l'esigenza del realismo sentita dal pubblico borghese parigino alla tradizione del teatro spagnolo, come scrisse nell'introduzione al suo Théâtre espagnol: per lui gli spagnoli «sono maestri nell'immaginazione e nella conduzione a buon fine di un intreccio. Sono capaci di esporre il loro soggetto con enorme abilità artistica, e nel modo più vantaggioso. A questo aggiungono incidenti così gradevoli, così sorprendenti, e lo fanno con tale varietà da sembrare inesauribili [...] E non è tutto; i testi spagnoli sono pieni di contrattempi ingegnosi, di contrarietà di condotta negli Attori, di mille giochi di teatro, che risvegliano in ogni momento l'attenzione dello spettatore. Infine, i loro intrecci possiedono tutti un qualcosa di
meraviglioso, ma questo meraviglioso non sbocca né nel favoloso né nel romanzesco, e continuamente ricondotto al verosimile attraverso le regole dell'arte, produce un effetto ammirevole sulla scena».
Il Théâtre espagnol, pubblicato nel 1700, non è altro che la traduzione del Don Félix de Mendoce di Lope de Vega; Lesage tradusse anche Le Traître puni, di Francisco de Rojas Zorrilla, nel 1702 fece rappresentare Le Point d'honneur, traduzione di una commedia di Rojas. Dal 1704 al 1706 apparve il suo adattamento delle Nouvelles aventures de don Quichotte di Alonso Fernández de Avellaneda, nel 1707 la commedia Don César Ursin, tratta da Calderon de la Barca, non ebbe alcun successo ma l'atto unico Crispin rival de son maître, creazione originale di Lesage, per quanto mostri evidenti influssi del teatro italiano e di Molière, ebbe grande successo.
Protagonista della commedia è Crispino, servitore del giovane e nobile Valerio che è innamorato di Angelica, già promessa a un altro. Crispino cerca di impadronirsi della dote di Angelica ma sarà scoperto e la commedia si conclude felicemente con le nozze dei due giovani. La freschezza e l'umorismo dei dialoghi, l'intreccio vivace, i rapidi cambiamenti di scena garantirono il successo della commedia; la figura del servitore, scaltro e insieme rassegnato al suo ruolo subalterno, ritornerà in altre commedie ed è come un riflesso della stessa condizione di Lesage, che cercherà di realizzare il proprio successo senza cessare di servire le richieste di imprenditori ed editori.
Quell'anno stesso Lesage si presenta come romanziere di prim'ordine con Le Diable boiteux (Il diavolo zoppo), nel quale il protagonista, lo studente don Cleofès Pérez Zambullo, trasportato
dal diavolo Asmedès sui tetti di Madrid, ha modo di rendersi conto di quel che succede all'interno delle case, intanto che la sua innamorata, Tomasa de Vigigudino, travestita da soldato, lo cerca invano. Il romanzo si sviluppa poi in diverse avventure che perdono via via di interesse, avendo dato il meglio nell'invenzione dello scoperchiamento magico dei tetti e nella rappresentazione comica e satirica delle scene di vita quotidiana.
Anche quest'opera - che ebbe grande successo - è l'imitazione di un romanzo spagnolo, El diablo cojuelo di Luis Vélez de Guevara, ma le situazioni descritte sono frutto originale della sua fantasia e l'aria che vi si respira non è spagnola ma parigina. La struttura narrativa è simile a quella teatrale, con quadri che si succedono senza un nesso che li leghi, accontentandosi Lesage di abbandonarsi al gusto della avventura realistica e spiritosa, della critica fine e allegra, del ritratto piccante e leggero.
Nel 1736 Lesage pubblicherà una terza edizione aumentata con alcuni episodi tratti dal Dia y noche de Madrid, di Francisco Santos, e una quarta l'anno successivo, contenente un seguito dal titolo Entretien des cheminées de Madrid e un commento elogiativo dell'abate Borderon, Les Béquilles du diable boiteux (Le stampelle del diavolo zoppo).
Lesage tornò al teatro il 1º gennaio 1708 con la commedia in un atto Les Étrennes che, completamente rielaborata in cinque atti e ripresentata sulle scene il 14 gennaio 1709 col titolo di Turcaret, ebbe uno strepitoso successo e rimane il suo capolavoro teatrale. Il protagonista
Turcaret, uomo di bassa origine sociale che si è arricchito con l'appalto delle imposte e con traffici illegali che la sua professione gli permette di coprire, benché sposato, si spaccia per scapolo per poter conquistare una finta baronessa, altra truffatrice che passa al Cavaliere, un suo amante, i ricchi doni ricevuti da Turcaret. Frontino, il servitore del Cavaliere, a sua volta provvede a derubare il suo padrone, è complice della "baronessa" nel derubare Turcaret, ma riesce a derubare anche la finta nobildonna. La commedia si chiude con l'arresto di Turcaret, rivelatosi un usuraio, e con la battuta di Frontino: «È finito il regno di Turcaret. Ora comincia il mio».
Lesage, prima ancora di metterla in scena, aveva letto la commedia nei salotti letterari e i suoi contenuti erano già noti. La potente categoria degli appaltatori, allarmati dalla satira violenta che li avrebbe investiti, cercano di impedirne la rappresentazione, offrendogli invano la bella somma di centomila franchi, mentre la duchessa de Bouillon gli promise la sua protezione, chiedendogli di leggergliela. Lesage, per un impegno, arrivò con un'ora di ritardo all'appuntamento e al rimprovero della duchessa, rispose che se le aveva fatto perdere un'ora, ora gliene avrebbe fatte guadagnare due, andandosene. I due episodi vogliono mettere in rilievo la moralità e la fierezza dello scrittore, che dovettero essere apprezzati dal Delfino, il futuro Luigi XV, che s'impegnò personalmente perché la commedia fosse rappresentata. Tuttavia, malgrado il successo, poté avere solo sei repliche, e non a caso, dal momento che il mondo degli impresari teatrali era strettamente legato a quello della finanza.
In realtà Lesage non è un moralizzatore e tanto meno un eversore dei costumi o un rivoluzionario in anticipo sui tempi. Da tempo gli arricchimenti facili erano un bersaglio comune della satira e non costituiva un particolare motivo di scandalo veder colpito l'immoralità, in specie nella forma dello spirito brillante, nella naturalezza viva dei dialoghi, nella precisione dei rilievi delle psicologie e nella libertà dell'espressione, favorita dalla sua scrittura in prosa, elementi tutti che compensano una certa staticità della scena.
Dopo l'interruzione delle repliche imposte dagli impresari del Théâtre-Français, Lesage lasciò ogni impegno per quel teatro, rivolgendosi prima al Théâtre-Français, per il quale scrisse la commedia La Tontine nel 1708, rappresentata però soltanto nel 1732), e poi per il Théâtre de la foire, teatro popolare, frequentato da piccoli borghesi e da gente del popolo, uso alle commedie italiane e alle farse, per il quale Lesage produsse un centinaio di commedie, di facile scrittura, di poche repliche, con leggere allusioni satiriche, quanto basta per aggiungere un poco di sapore piccante a testi che pretendono solo di offrire un rapido divertimento senza pretese d'arte.
Se la scrittura teatrale resta intensa ma senza pretese, l'impegno colto Lesage lo riserva al romanzo, mantenendosi fedele alla tradizione del romanzo spagnolo, ma ragionato e misurato secondo una sapienza narrativa che non vuole tracimare nell'effetto.
Intorno al 1713 Lesage dovrebbe aver iniziato il suo capolavoro, l'Histoire de Gil Blas de Santillane la cui prima edizione, in due volumi, uscì nel 1715, una seconda appena riveduta quell'anno stesso, una terza, in tre volumi, nel 1724, nella quale le avventure del suo eroe continuano, lasciando aperti nuovi sviluppi che si concretano in un quarto e ultimo volume nel 1735. Lesage continuò a rivedere il romanzo fino alla morte, essendone uscita nel 1747 l'ultima versione.
Lesage narra dello studente di Oviedo Gil Blas, di umili origini, che si mette in viaggio per andare a studiare all'Università di Salamanca. Inesperto del mondo, gli capitano le avventure più diverse: viene truffato, è sequestrato dai banditi, salva una signora caduta nelle loro mani, finisce innocente in prigione. Liberato, insieme con un amico va a Valladolid, dove diviene servo di un canonico, poi di un medico incapace e diviene medico lui stesso. A Madrid conosce il mondo del teatro e quello della corte: torna a Oviedo in tempo per assistere il padre morente e qui si sposa con Antonia. Tornato a Madrid, diviene favorito di un conte che tuttavia cade in disgrazia; nuove disgrazie, come la morte della moglie, e nuove avventure che hanno tuttavia un lieto fine con il matrimonio di Gil Blas con la bella Dorotea.
Una convenzione, in realtà: ma se una morale complessiva può essere tratta da quelle avventure, essa consiste nel rilevare come l'astuzia sia il motore delle azioni umane: così come con l'astuzia gli uomini soddisfano i loro vizi – la passione per il denaro, la volontà di farsi largo a qualunque costo nella vita, l'imbrogliare gli ingenui – così ancora con l'astuzia i buoni devono imparare a difendersi e difendendo la propria virtù è lecito trarre anche qualche vantaggio. D'altra parte, ciascuno deve stare al suo posto: voler salire nella scala sociale significa essere ambiziosi e l'ambizione è un vizio che porta alla rovina.
Il libro fu accolto con grande favore dal pubblico, ma non altrettanto dai critici: per Voltaire Gil Blas, se è lodevole per una «certa naturalezza», esso è interamente ripreso dal romanzo spagnolo Marcos de Obregón, ma il caustico intellettuale di Ferney non dimenticava l'ironia che Lesage gli aveva indirizzato nella sua opéra-comique Le Temple de Mémoire.
Marmontel, nel suo Essai sur les Romans considerés du coté moral, lo considera persona estranea alla vita sociale del suo tempo e pertanto incapace, secondo lui, di considerare con precisione e obbiettività i costumi morali che pure pretende di giudicare. In compenso, gli fu favorevole l'abate Desfontaines: nel Gil Blas non c'è «un ammasso di sottili riflessioni che soffocano il lettore, e di tristi analisi di sentimenti; è una successione di fatti necessari, adornata di brevi riflessioni a proposito del soggetto: si tratta in ogni momento di figurazioni reali e di caratteri che si ritrovano fra gli uomini. Lesage non trascina i suoi lettori in un mondo ideale, ma lidiverte per istruirli».
I suoi contemporanei giudicarono Lesage in base a quanto egli poteva dare in termini di appoggio alle ragioni - e alle illusioni - della loro ideologia: per gli illuministi egli è un conservatore dotato di grande immaginazione e tuttavia incapace di rendersi conto dei problemi che premevano, perché schiava dei pregiudizi del suo tempo e in fondo rivolta al passato; per i conservatori egli è un eccellente descrittore di costumi, che tratta con leggerezza e denuncia, ma senza accanimento, perché consapevole che niente potrà correggerli.
Oggi, che quei problemi appaiono tanto lontani, possiamo leggere i suoi libri come l'espressione di una fantasia che non si quietava se non nel gusto del proprio narrare, esercitando le avventure della sua immaginazione un fascino tanto maggiore quanto più siamo consapevoli che quel mondo fantastico non potrà più riprodursi.
Apprezzamenti per il Gil Blas vengono da Nietzsche: in Frammenti Postumi, 7 , 1881, si legge: "Non mi stanco mai di leggere Gil Blas: lì respiro perché non c'è sentimentalismo né retorica come in Shakespeare". In Opere di F. Nietzsche, Milano, Adelphi, 1964ss.
Nel 1732 pubblicò le Aventures de Guzmán d'Alfarache, un'imitazione del libro di Mateo Alemán, subito seguito dalle Aventures de Ribert, dit le chevalier de Beauchesne, narrazione della vita di un personaggio realmente vissuto, un corsaro che fu ucciso dagli inglesi nel 1731. Nel 1734 uscì la Histoire d'Estevanille Gonzales, surnommé le Garçon de bonne humeur, tratta dalle Relaciones de la vida del escudero Marcos de Obregón di Vicente Espinel, pubblicate nel 1618, prossimo nell'ispirazione al Gil Blas.
Il 21 novembre 1735 viene rappresentata la commedia in prosa, in tre atti, Les Amants jaloux che si è persino voluto non attribuire alla sua penna a causa dell'intreccio troppo complesso e del dialogo conciso e serrato, quasi fosse un rimprovero rivolto all'autore. Nel 1736 appare il suo ultimo romanzo Le Bachelier de Salamanque, che non ebbe successo, perché vi è meno intreccio e soprattutto meno spirito e più malinconia. Certo la sua vena doveva essersi attenuata o forse riservata alla cura del suo Gil Blas, se ormai pubblicò soltanto, nel 1740 La Valise trouée, una raccolta di trenta lettere, di contenuto satirico, che si fingono scritte da diversi personaggi e, nel 1743, la Mélange amusant de saillies d'esprit et de traits historiques des plus frappants, che è poco più di una raccolta di aneddoti.
La sua vita privata e familiare fu semplice, una tranquilla condizione piccolo-borghese; una figlia che lo seguì finché visse, un figlio che si fece prete e divenne canonico a Boulogne-sur-Mer, mentre gli altri due furono attori, con dispiacere del padre, anche se uno di essi, Luis-André, il maggiore, ebbe al tempo una certa notorietà sotto il nome di Montménil, e recitò anche il Turcaret paterno. Le Sage si riconciliò con lui negli ultimi anni e assistette con piacere alle sue recite ma dovette subire il grande dolore di sopravvivergli.
Alla sua morte, l'8 settembre 1743, il padre abbandonò Parigi per ritirarsi con la moglie e la figlia a Boulogne-sur-Mer. Si dice che il suo spirito si animasse solo nelle ore di luce del giorno per declinare poi nella sera in una malinconia quasi letargica.

Opere
Teatro
Crispin rival de son maître, 1707
Les Étrennes, 1708
Turcaret, 1709
Arlequin baron allemand, 1712
La Foire de Guibray, 1714
Le Monde renversé, 1718
Les Pèlerins de la Mecque, 1726
Les Amants jaloux, 1735

Romanzi
Le Diable boiteux, 1707
Histoire de Gil Blas de Santillane, 1715 - 1747
Don Guzmán d'Alfarache, 1732
Les Aventures de monsieur Robert Chevalier, dit de Beauchêne, capitaine de flibustiers dans la Nouvelle-France, 1732
Estenaville Gonzalès, 1734
Le Bachelier de Salamanque, 1736

sabato 26 agosto 2023

HAWTHORNE Nathaniel (1804 - 1864)

 

Nathaniel Hawthorne
 (Salem, 4 luglio 1804 – Plymouth, 19 maggio 1864) è stato uno scrittore statunitense.
Visse vicino alla cerchia intellettuale dei trascendentalisti come Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson, nonostante con questi vi fosse una sottaciuta rivalità. Si cimentò nei generi letterari del romanzo e del racconto, cui deve il suo successo. È considerato, assieme ad Edgar Allan Poe, Herman Melville e Mark Twain, il più importante narratore statunitense dell'Ottocento. I suoi romanzi La lettera scarlatta e La casa dei sette abbaini, assieme a Moby Dick di Herman Melville, Walden di Henry David Thoreau e Foglie d'erba di Walt Whitman, sono ritenuti tra le opere più rappresentative del Rinascimento americano.
Hawthorne è conosciuto soprattutto per aver scritto opere sul modus vivendi del New England più puritano. Di questo filone fanno parte opere letterarie come La lettera scarlatta e La casa dei sette abbaini. La narrativa di Hawthorne verte principalmente sui temi del fantastico e del soprannaturale. La prima parte della sua produzione letteraria fu raccolta in un volume edito nel 1837 e intitolato Racconti narrati due volte. Poe e Longfellow elogiarono a più riprese tale produzione. Hawthorne, essendo la sua celebrità legata soprattutto al romanzo storico La lettera scarlatta, ambientato alla metà del Seicento, è stato talvolta paragonato a Walter Scott, ma la sua posizione nella letteratura statunitense lo avvicina di più al ruolo che in quella italiana ha avuto Alessandro Manzoni.
Nathaniel Hawthorne nacque il 4 luglio 1804 a Salem, Massachusetts, dove la sua casa natale è oggi un museo. Fu il secondogenito di Nathaniel Hathorne ed Elizabeth Clarke Manning, che ebbero altre due figlie. William Hathorne, che emigrò dall'Inghilterra nel 1630, fu il primo degli antenati di Hawthorne a giungere nelle colonie. Il figlio di William, John Hathorne, fu uno dei
giudici del processo alle streghe di Salem (fu forse proprio in relazione alla pesante eredità dell'avo che lo scrittore decise di aggiungere la lettera "W" al proprio cognome, quasi a prenderne le distanze). Il padre, Nathaniel Hathorne Senior, era un capitano di Marina che morì di febbre gialla nel 1808 a Surinam, nella Guiana Olandese, quando Hawthorne aveva solo quattro anni. Nel 1818 la madre dello scrittore si trasferì a Raymond, nel Maine, e portò con sé i tre figli. In quelle terre ancora selvagge Hawthorne passò gran parte del suo tempo a contatto con la natura, ma dopo un anno fu rimandato a Salem perché iniziasse la preparazione agli studi superiori.
Hawthorne frequentò il Bowdoin College di Brunswick, nel Maine, mantenuto da uno zio dal 1821 al 1824, ed ebbe come compagni Henry Wadsworth Longfellow, John Brown Russwurm, futuro governatore della contea di Maryland in Liberia, Horatio Bridge e il futuro presidente Franklin Pierce. Nel 1825, conseguita la laurea, fece ritorno a Salem. Nel 1836 ottenne il posto di redattore presso l'American Magazine of Useful and Entertaining Knowledge di Boston, dove rimase per circa sei mesi. Prima della pubblicazione dei Racconti narrati due volte del 1837, Hawthorne scrisse nell'oscurità di quello che chiamava il suo "nido di gufo", nella casa familiare. Ripensando a quel periodo della sua vita, scrisse: "Non vivevo, ma sognavo di vivere".
Hawthorne fu assunto nel 1839 alla Dogana di Boston. L'anno precedente si era fidanzato con l'illustratrice trascendentalista Sophia Peabody (1809-1871). In cerca di un alloggio per sé e
per Sophia, nel 1841 entrò nella comunità trascendentalista di Brook Farm; che lasciò però quello stesso anno, insoddisfatto dell'esperimento (l'esperienza di Brook Farm gli ispirò il romanzo Il romanzo di Valgioiosa). Sposò Sophia nel 1842, e con lei si trasferì nella Old Manse a Concord, dove vissero per tre anni. Vi scrisse la maggior parte dei racconti di Muschi da una vecchia canonica. Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau erano loro vicini.
Nel 1846 Hawthorne fu nominato supervisore alla Dogana di Salem. Come il suo incarico precedente a Boston, questo impiego era soggetto alla politica detta spoils system. Le sue simpatie per i democratici gli fecero perdere il lavoro in seguito al cambio di amministrazione a Washington dopo le elezioni presidenziali del 1848. La carriera di romanziere di Hawthorne iniziò nel 1850 con La lettera scarlatta, nella cui prefazione si accenna ai tre anni trascorsi nella Dogana di Salem. Il romanzo, pubblicato nel mese di marzo, vendette 2 500 copie in tre giorni; nel mese di aprile uscì una seconda edizione. Seguirono poi i romanzi La casa dei sette abbaini (1851) e Il romanzo di Valgioiosa (1852). Dal 1851 Hawthorne fu in grado di vivere con i proventi dei suoi scritti.
Nell'agosto del 1850 Hawthorne si stabilì a Lenox, nella contea di Berkshire, poco distante da Pittsfield, dove Herman Melville aveva acquistato una fattoria. I due si incontrarono e divennero subito amici; l'autore di Moby Dick diede ad Hawthorne diverse prove della sua grande ammirazione, dedicandogli il grande romanzo che pubblicò l'anno successivo, paragonandolo a Shakespeare.
Nel 1852 lo scrittore redasse la biografia per la campagna elettorale dell'amico Franklin Pierce.
Con l'elezione di Pierce a presidente, Hawthorne fu nominato nel 1853 console degli Stati Uniti a Liverpool. Nel 1857, allo scadere dell'incarico, la famiglia Hawthorne viaggiò in Francia e in Italia, per ritornare a Concord nel 1860, anno in cui fu pubblicato il romanzo Il fauno di marmo. La salute malferma gli impedì di terminare diverse opere letterarie. Morì nel sonno il 19 maggio 1864, a Plymouth, New Hampshire durante una gita alle White Mountains con Pierce. Fu sepolto nel cimitero di Sleepy Hollow, a Concord, Massachusetts.
Nathaniel e Sophia Hawthorne ebbero tre figli: Una (1844-1877), Julian (1846-1934), e Rose (1851-1926). Una soffriva di una malattia mentale e morì giovane. Julian fu scrittore anche lui di romanzi e racconti e curò qualche opera del padre, scrivendo anche una biografia su di lui e sulla famiglia. Rose sposò George Parsons Lathrop e si convertì al cattolicesimo. Dopo la morte del marito, divenne suora domenicana e fondò l'ordine delle Dominican Sisters of Hawthorne per l'assistenza delle vittime di mali incurabili.
A Hawthorne è stato intitolato l'omonimo cratere, sulla superficie di Mercurio.
Hawthorne è oggi noto per i 95 racconti e per i quattro romanzi scritti tra il 1850 e il 1860: La lettera scarlatta (1850), La casa dei sette abbaini (1851), Il romanzo di Valgioiosa (1852) e Il fauno di marmo (del 1860, da cui è stata tratta nel 1977 la miniserie televisiva Il fauno di marmo). Un altro romanzo, Lo studente, fu pubblicato anonimo e a sue spese in precedenza, nel 1828. Hawthorne, insoddisfatto del risultato, fece poi tutto il possibile per recuperare le copie stampate de Lo studente e distruggerle. Ricordiamo anche i romanzi incompiuti Settimio
Felton, L'orma del passato, Il romanzo di Dolliver, e Il segreto del dottor Grimshawe.
La prima raccolta di narrativa breve apparsa a suo nome — i Racconti narrati due volte — risale al marzo del 1837 e fu pubblicata con la garanzia finanziaria dell'amico Horatio Bridge, senza però che Hawthorne lo sapesse. La raccolta ebbe diverse successive edizioni: 1842 (allargata con altri racconti), 1851 (gli stessi con una "prefazione") e 1853 (ristampa con poche correzioni). Precedentemente, Hawthorne aveva pubblicato anonimamente o sotto pseudonimi dei racconti su riviste e giornali quali Salem Gazette, The Token, The New-England Magazine e The United States Magazine and Democratic Review, The Knickerbocker, New-York Monthly Magazine e altri. Alcuni di questi racconti (tra i quali La sepoltura di Roger Malvin e Il mio parente, il maggiore Molineux) entreranno in un volume pubblicato nel 1829 dal titolo Provincial Tales e in un'ulteriore antologia del 1834 intitolata The Story Teller[5]. Nel 1828, inoltre, lo scrittore aveva già preparato un'antologia di racconti dal titolo Seven Tales from My Native Land ma in seguito la rifece completamente salvando solo il racconto dal titolo L'invocazione di Alice Doane.
Un'altra sua raccolta fu Muschi da una vecchia canonica, in due edizioni: 1846 e, allargata con nuovi racconti, 1854, anche queste con "prefazione" dell'autore. Una terza raccolta (che comprendeva anche la prima e una nuova "prefazione") fu La bambina di neve e altri racconti (1851). Oltre alle tre raccolte predisposte dall'autore ci furono poi tre libri per bambini (Grandfather's Chair, Famous Old People, Liberty Tree, tutti del 1841) e due volumi di storie e
miti greci riscritti per i ragazzi: Il libro delle meraviglie (1852) e I racconti di Tanglewood (1853). Del 1851 è un'altra serie di biografie per bambini: True Stories from History and Biography.
Nel 1863 Hawthorne pubblicò La nostra antica patria, un'antologia di note e impressioni sul suo soggiorno inglese dedicata a Franklin Pierce (del quale, lo ricordiamo, egli aveva già scritto una biografia nel 1852). Alcuni taccuini dello scrittore vennero pubblicati dalla moglie dopo la sua morte: The American Notebooks, The English Notebooks, The French and Italian Notebooks.
Gran parte delle opere di Hawthorne sono ambientate nel New England delle colonie, e molti suoi racconti sono stati letti come allegorie morali influenzate dalla sua formazione puritana. La critica recente si è occupata della voce narrante di Hawthorne, considerandola una costruzione retorica a sé stante, da non confondersi con la voce dell'autore stesso. Un tale approccio confuta la tradizionale visione di Hawthorne come un moralista lugubre e ossessionato dal senso di colpa. Il discorso morale e l'allegoria, anche laddove si fanno sentire maggiormente, non prevalgono mai sulla originale creazione di personaggi, stati d'animo, situazioni e scenari, che a buon diritto hanno fatto di Hawthorne, assieme a Edgar Allan Poe, l'iniziatore della letteratura gotica americana.
Allegorie e simboli sono in realtà i mezzi di cui lo scrittore statunitense si serve per sondare gli strati profondi della psiche umana, per cercare di scoprire le radici del male, ma anche per dare un senso, se ciò è possibile, all'isolamento dell'individuo, ai suoi desideri inespressi, alla sua brama di conoscenza. Mentre gli amici Emerson e Thoreau si fanno testimoni del mondo
americano contemporaneo mettendo in luce le trasformazioni che lo percorrono, Hawthorne si rivolge invece al passato e al suo fardello di colpe e sensi di colpa, di peccato e dannazione, riportando in vita l'atmosfera lugubre delle antiche case coloniali, le piccole piazze cittadine con il palco della gogna, le foreste intricate e misteriose, e con esse tutto un mondo in cui la paura, la superstizione e l'intolleranza erano quotidianamente presenti nella vita delle persone, autentiche "ombre" delle quali gli americani del tempo di Hawthorne non si sono ancora completamente liberati se non cercando di nasconderle sotto la vernice rassicurante della modernità.
Sono temi, questi, che innervano pressoché l'intera produzione letteraria di Hawthorne. Ne La lettera scarlatta il peccato di una donna viene reso materialmente visibile a tutta una comunità di puritani tramite una lettera "A" ricamata e posta sugli abiti della reproba; ma nessuno, intorno a lei, può accusarla senza avvertire dentro di sé il peso di qualche altra colpa altrettanto grave. La casa dei sette abbaini è la storia di un'antica maledizione che rivive tra le mura di una grande abitazione incombendo sui discendenti del persecutore e della sua vittima. Il romanzo di Valgioiosa, come si è detto, è la trasposizione letteraria dell'esperienza trascendentalista di Brook Farm; ma neppure qui è del tutto assente il tema del passato che ritorna, stavolta con la forza di quelle tradizioni che affondano le loro radici nell'era pre-cristiana e quindi, secondo l'ottica puritana, nel periodo più buio e demoniaco dell'umanità. Ne Il fauno di marmo lo
scenario si sposta dall'America all'Europa, e più precisamente in Italia. Hawthorne, in quest'opera, risale fino alla mitica Età dell'oro, le cui vestigia sono riconoscibili nel discendente di un'antica stirpe di nobili.
Per quel che riguarda i racconti si devono citare qui alcuni dei più rappresentativi: Il mio parente, Maggiore Molineux (1832), Il giovane Goodman Brown (1835), Il velo nero del pastore (1836), L'Albero di Maggio di Merry Mount (1836), La voglia (1843), La figlia di Rappaccini (1844), L'artista del Bello (1844) e Ethan Brand (1850). Il giovane Goodman Brown è la vicenda di un uomo che perde la fede quando scopre che tutti gli abitanti del villaggio di Salem sono dediti alla stregoneria. Ne Il velo nero del pastore un ministro della chiesa appare un giorno davanti alla sua comunità con il volto coperto da un crespo scuro, che lo accompagnerà fino alla tomba. L'Albero di Maggio di Merry Mount descrive un incontro tra i Puritani e le forze dell'anarchia e dell'edonismo. La voglia narra di un giovane medico che tenta di eliminare una voglia dal volto di sua moglie, ma l'operazione le risulta fatale. La figlia di Rappaccini racconta di una fanciulla sottoposta dal padre a un orribile esperimento che la condanna alla solitudine. Ethan Brand è la storia di un fornaciaio che parte alla ricerca del Peccato Imperdonabile, e finisce per commetterlo.
Meritano tuttavia attenzione anche altri racconti, sui novantadue totali che Hawthorne scrisse. Capo-Piumato, ultimo racconto scritto dall'autore di Salem nel 1852, anticipa i temi della vita artificiale, largamente ripresi dalla narrativa fantascientifica del Novecento. È la storia
di uno spaventapasseri al quale una strega ha dato vita con un incantesimo e che per un breve periodo vive l'illusione di poter fare una vita normale. Trentadue anni prima Hawthorne pubblicava il suo primo racconto sulla Salem Gazette: era La Valletta delle Tre Colline, del 1830, uno dei preferiti di Edgar Allan Poe. Nelle poche pagine di questa novella l'autore racchiude quasi tutti, se non tutti i temi principali delle successive opere letterarie: il tormento che deriva dalle proprie colpe, il passato incancellabile, i panorami selvaggi del Nuovo Mondo in cui divengono palpabili le forze dell'occulto e della stregoneria, la follia, la morte.
Se i temi narrativi di Hawthorne sono ricorrenti, ciò non significa che egli li tratti invariabilmente con il medesimo registro. Ne Lo Zio del Villaggio (1835) un vecchio pescatore, seduto con la famiglia davanti al camino, rievoca il proprio felice passato con toni poetici ma senza troppa malinconia, poiché è il presente, in fondo, che gli consente di creare le immagini di quei bei ricordi. Dello stesso anno è L'ospite ambizioso e anche qui si narra di una famiglia riunita attorno al focolare; ma ora gli accenti sono ridiventati inquietanti: un lugubre destino che sta per avverarsi viene preannunciato dalle sensazioni e dai pensieri di morte che colgono gli abitanti di una piccola casa. Notevole rilevanza letteraria ha riscosso il racconto Il ragazzo gentile, incentrato sulla storia di un giovane quacchero orfano di nome Ibrahim adottato da una coppia di Puritani, definito dal poeta statunitense Henry Wadsworth Longfellow come "nel complesso, la cosa più bella che egli (Hawthorne) abbia mai scritto".
Hawthorne è considerato tra i primi sperimentatori della storia alternativa come forma letteraria. Il suo racconto del 1845 La corrispondenza di P. (che fa parte di Muschi da una
vecchia canonica) è la prima opera completa in lingua inglese di questo genere e una delle prime in assoluto. Il protagonista è considerato un matto, perché immagina un 1845 alternativo a quello reale, in cui personaggi storici e letterari da tempo scomparsi sono ancora vivi.

Opere
Romanzi
Lo studente (Fanshawe, pubblicato anonimo nel 1828)
La lettera scarlatta (The Scarlet Letter, 1850)
La casa dei sette abbaini (The House of Seven Gables, A Romance, 1851)
Il romanzo di Valgioiosa o Valgioconda (The Blithedale Romance, 1852)
Il fauno di marmo (The Marble Faun: Or, The Romance of Monte Beni, 1860; Transformation: Or, The Romance of Monte Beni, UK, stesso anno)
L'orma del passato (The Ancestral Footstep, 1861-1863; frammento)
Il romanzo di Dolliver (The Dolliver Romance, incompiuto, 1863; pubblicato postumo nel 1876 in: The Dolliver Romance and other pieces)
Settimio Felton o L'elisir di lunga vita (Septimius Felton; or The Elixir of Life, incompiuto, 1872)
Il segreto del dottor Grimshawe (Doctor Grimshawe's Secret: A Romance, incompiuto, pubblicato postumo con prefazione e note di Julian Hawthorne nel 1882)

Raccolte di racconti

Le date tra parentesi indicano l'anno della prima pubblicazione e, qualora vi sia stata, quello della successiva revisione da parte dell'autore.
Racconti narrati due volte (Twice-Told Tales, 1837, 1842, 1851)
Legends of the Province House (1838–1839)
Grandfather's Chair (1840)
Muschi da una vecchia canonica (Mosses from an Old Manse, 1846, 1854); tra i quali: La figlia di Rappaccini (Rappaccini's Daughter, 1844, 1846)
La bambina di neve e altri racconti (The Snow-Image, and Other Twice-Told Tales, 1852), tra i quali: Il mio parente, il maggiore Molineux (My Kinsman, Major Molineux, 1832, 1852)
The Dolliver Romance and Other Pieces (1876)
The Great Stone Face and Other Tales of the White Mountains (1889)


venerdì 25 agosto 2023

LEM Stanisław (1921 - 2006)

 

Stanisław Herman Lem
(Leopoli, 12 settembre 1921 – Cracovia, 27 marzo 2006) è stato uno scrittore polacco, autore prolifico e brillante che coniugò il genere della fantascienza con il romanzo filosofico.
Uno dei suoi romanzi più celebri è Solaris. Nel 1972 il regista sovietico Andrej Tarkovskij ne ha tratto l'omonimo film, il cui grande successo lo ha reso popolare al di fuori della sua patria.
I suoi libri, alla sua scomparsa nel 2006, erano stati tradotti in almeno 41 lingue e avevano venduto oltre 27 milioni di copie, facendone uno degli scrittori europei di fantascienza più letti al mondo.
Nato in Polonia a Leopoli (città facente oggi parte del territorio dell'Ucraina) il 12 settembre 1921 in una famiglia ebraica, inizialmente si dedicò agli studi di filosofia, ma successivamente intraprese medicina all'Università di Leopoli, seguendo le orme del padre; costretto ad interrompere gli studi a causa dell'occupazione nazista, durante la seconda guerra mondiale lavorò come meccanico. Al termine della guerra si trasferì a Cracovia dove riprese gli studi medici e si laureò nel 1946 all'Università Jagellonica. Nel 1950 abbandonò la medicina e si dedicò alle scienze biologiche e cibernetiche, attività che l'avrebbe portato ad essere uno dei fondatori dell'Accademia di cibernetica ed astronautica. Nel 1951 pubblicò Il pianeta morto (Astronauci), il suo primo romanzo di fantascienza, ma presto si scontrò con l'ordinamento politico sovietico, anche in seguito a numerosi saggi ed articoli scientifici; smise di scrivere e per vivere lavorò come assistente di laboratorio.
Nel 1953, dopo la caduta di Trofim Denisovič Lysenko (1898-1976), presidente dell'Accademia delle Scienze Agrarie in Unione Sovietica, ricominciò a pubblicare romanzi
di fantascienza e scrivere saggi ed articoli scientifici. Nel 1955 scrisse La nube di Magellano (Obłok Magellana), dove parla della vita di astronauti a bordo di una gigantesca astronave. Seguirono Pianeta Eden (1959), che introduce il tema dell'incomunicabilità tra intelligenze aliene, e Ritorno dall'Universo (Powrót z gwiazd, 1961), e il suo romanzo più celebre Solaris (1961), il culmine dell'originalità letteraria di Lem. Nel 1963 l'adattamento cinematografico de La nube di Magellano, realizzato in Cecoslovacchia con il titolo Ikarie XB 1 (titolo internazionale Icarus XB1) ottiene un successo internazionale e fa conoscere lo scrittore anche Europa e America. Nel 1972 il regista russo Andrej Tarkovskij porta sullo schermo Solaris con il film omonimo, premiato a Cannes, che suggellò la popolarità di Stanislaw Lem in Europa e in tutto l'occidente.
Nel 1973 ricevette in Polonia il prestigioso Premio di Stato, mentre nel 1976 ricevette il Grand Prix al terzo Congresso Europeo di Fantascienza tenutosi a Poznań. Lem era talmente stimato e amato in patria che nel 1977 fu candidato dalla Polonia al premio Nobel per la letteratura e riconosciuto cittadino onorario dalla città di Cracovia. Nel 1987 smise di scrivere e morì nel 2006 a Cracovia.
La sua preparazione e la capacità di grande speculazione filosofica hanno permesso a Stanisław Lem di scrivere romanzi di grande spessore ed originalità, che, nella loro complessità e rigorosità scientifica, immergono il lettore in contesti decisamente plausibili ma appartenenti alla più tipica tradizione fantascientifica.  L'intento è quello di mantenere
una costante sensazione di accuratezza scientifica e non lasciare mai troppo spazio all'aspetto puramente fiabesco della fantascienza, considerato quest'ultimo un aspetto più commerciale che creativo; proprio in questo senso Lem lancia forti critiche a gran parte degli autori occidentali, in particolare americani, e a buona parte della fantascienza, che considera mal concepita e scritta, interessata più all'avventura che alle idee o nuove forme di letteratura, tanto che nel 1976 viene rimosso da membro onorario della Science Fiction and Fantasy Writers of America (SFWA) dopo che aveva ottenuto questo riconoscimento nel 1973.
Lem costringe i suoi personaggi ad affrontare delle profonde riflessioni introspettive, unitamente ad una critica etica e morale della società, nel momento in cui si vengono a trovare in situazioni che sono del tutto estranee alla normalità e lontane da tutto ciò che, per l'uomo, è consueto e conoscibile. 
Nei suoi romanzi trovano spazio riflessioni sia filosofiche che religiose fino a considerazioni di carattere puramente politico, a volte velate, a volte decisamente esplicite. Ne è un esempio una forte critica al sistema sociale capitalista nel suo primo romanzo di fantascienza, Il pianeta morto (Astronauci, 1951), dove pone l'accento sul carattere autodistruttivo di un'ipotetica società basata sull'egoismo e sul desiderio di predominio, che, prima di riuscire a procedere con i propri intenti di conquista, implode in sé stessa. Tuttavia non risparmia critiche al socialismo sovietico: ad esempio in Eden (1959) – dove alcuni uomini, a seguito di un naufragio in un pianeta sconosciuto, sperimentano, a causa dell'incolmabile distanza culturale, l'incomunicabilità e l'incomprensione con la forma di vita
(vagamente umanoide) predominante –, esprime tutto il suo dissenso verso qualsiasi tentativo di controllo dell'informazione. Non a caso questo spirito critico, che determina una sottile ambiguità politica, ha procurato a Lem pesanti ripercussioni e accuse di vario genere, sia in patria sia in occidente.
Tuttavia la caratteristica più importante di Stanislaw Lem è la profonda riflessione esistenziale che è centrale in quasi tutte le sue opere, dove l'uomo è costretto a confrontarsi con sé stesso, sia nella sua individualità che nella sua appartenenza ad una società, una cultura od un contesto, alternando realtà oggettive a realtà soggettive. L'uomo di Lem affronta l'incomprensibile attraverso un viaggio interiore che lo porta a delle scelte rassegnate, dove prevalgono emozioni e valori soggettivi, come quando, ad esempio, in Solaris (1961), un Dio bambino (così definito perché sembra non aver ancora preso coscienza di essere tale) gioca con degli esseri umani trasformando i loro ricordi in persone reali.
Le opere di Lem stimolano molteplici riflessioni, e per questo i suoi romanzi sono continuamente riscoperti e valorizzati, ma non è secondario che la rigorosa accuratezza scientifica renda la sua produzione (anche quella realizzata tra gli anni cinquanta e settanta) fortemente realistica ed attuale.

Opere
Romanzi
L'uomo da Marte (Człowiek z Marsa), 1946
L'ospedale dei dannati (Szpital przemienienia, 1948), trad. di Vera Verdiani, Torino, Bollati
Boringhieri, 2006
Il pianeta morto (Astronauci, 1951)
La nube di Magellano (Obłok Magellana, 1955)
Czas nieutracony, 1955 (Tempo non sprecato, trilogia costituita da: Szpital przemienienia (L'ospedale dei dannati, trad. Vera Verdiani, Bollati Boringhieri, Torino, 2006), Wśród umarły (Tra i morti) [non tradotto in italiano], Powrót (Il ritorno) [non tradotto in italiano]
L'indagine (Śledztwo, 1959) / Milano, Rusconi, 1984; Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1989 / col titolo L'indagine del tenente Gregory, trad. di Vera Verdiani, Torino, Bollati Boringhieri, 2007; Milano, Mondadori, 2022.
Eden (Eden, 1959)
Memorie trovate in una vasca da bagno (Pamiętnik znaleziony w wannie, 1961), trad. e cura di Vera Verdiani, Collana Oscar Moderni. Cult, Milano, Mondadori, 2023 
Ritorno dall'universo (Powrót z Gwiazd, 1961) / trad. di Pier Francesco Poli, introduzione di Giuseppe Lippi, Collana Oscar n.2114, Milano, Mondadori, 1989  / trad. di Pier Francesco Poli, a cura di Francesco M. Cataluccio, Collana La memoria n.1206, Palermo, Sellerio, 2021
Solaris (Solaris, 1961)
L'Invincibile (Niezwyciężony, 1964)
La Voce del Padrone (Głos Pana, 1968), trad. di Vera Verdiani, Collana Varianti, Torino, Bollati Boringhieri, 2010 ; Collana Oscar Moderni, Milano, Mondadori 2022 
Il congresso di futurologia (Kongres futurologiczny, 1973), / trad. di Sandra Cecchi, Collana Albatros, Roma, Editori Riuniti, 1981 [contiene anche altri romanzi e racconti di Lem] / trad.di Sandra Cecchi riveduta da Marzena Borejczuk, Milano, Marcos y Marcos, 2003.
Rozprawy i szkice, 1974
Febbre da fieno (Katar, 1976), trad. di Lorenzo Pompeo, Collana Sírin, Roma, Voland, 2020
Il castello alto (Wysoki Zamek, 1975), trad. di Laura Rescio, Collana Varianti, Torino, Bollati Boringhieri, 2008; Collana Oscar Moderni, Milano, Mondadori, 2023 [autobiografia]
Golem XIV (Golem XIV, 1981), trad. di Lorenzo Pompeo, Collana Fuori n.10, il Sirente, Fagnano Alto, 2018; ora anche in Universi, cit., pp. 1401–1487.
Il sopralluogo ( Wizja lokalna, 1982), trad. e Postfazione di Luca Bernardini, Collana Oscar Moderni. Cult, Milano, Mondadori, 2025
Pace in Terra (Pokój na Ziemi, 1987), trad. di Silvia Lalìa, Collana Oscar Moderni, Milano, Mondadori, 2023; pubblicato in precedenza col titolo Pace al mondo, Collana Urania n.1271 Milano, Mondadori, novembre 1995.
Il pianeta del silenzio (Fiasko, 1986), trad. di Riccardo Valla, Milano, Mondadori, 1988-1995; Collana Oscar Moderni, Milano, Mondadori, 2022

Raccolte di racconti
Sesamo e altre storie (Sezam, 1954) [non tradotto in italiano]
Esiste davvero, Mr. Johns? (Czy pan istnieje, Mr. Johns?, 1957)
L'invasione da Aldebaran (Inwazja z Aldebarana, 1959) [non tradotto in italiano]
Il libro dei robot (Księga robotów, 1961) [Non tradotto in italiano]
La notte lunare (Noc księżycowa, 1963) [Non tradotto in italiano]
L'Invincibile e altri racconti (Niezwyciężony i inne opowiadania, 1964) [il romanzo uscì nella prima edizione all'interno di una raccolta di racconti].
Il Dragone e la calcolatrice (Bajka o Maszynie Cyfrowej, co Ze Smokiem Walczyła, 1964)
Fiabe per robot (Bajki robotów, 1964), trad. di Marzena Borejczuk, Milano, Marcos y Marcos, 2005; Collana Oscar Moderni, Milano, Mondadori, 2025
Cyberiade (Cyberiada, 1965), trad. [dall'inglese] di Riccardo Valla e [dal polacco] di Valentina Parisi, Collana Urania n.1258, Milano, Mondadori, 28 maggio 1995; Collana Oscar Moderni, Mondadori, 2025
I viaggi del pilota Pirx (Opowieści o pilocie Pirxie, 1968-1973), trad. di Richard Lewanski, Collana I David n.46, Roma, Editori Riuniti, 1979; con Il Congresso di Futurologia, Milano, Club del Libro, 1982; Pianeta Eden, Introduzione di Vittorio Barbesti, Collana I Massimi della Fantascienza, Milano, Mondadori, 1990; Collana Oscar Moderni, Mondadori, 2025
Non serviam (Arthur Dobb: "Non Serviam", 1971)
Memorie di un viaggiatore spaziale o Diari astrali (Dzienniki gwiazdowe, 1971), trad. di Pier Francesco Poli, Milano, Mondadori, 1991; Milano, Marcos y Marcos, 2004; Collana Oscar Moderni, Mondadori, 2025
La maschera (Maska, 1976)
Visione locale (Wizja lokalna, 1982) [tradotto in inglese col titolo Official Hearing on the Spot].
Fine del mondo alle 8 (Koniec swiata o osmej. Powiesc amerykanska, 1957), trad. di Pier Francesco Poli, Roma-Napoli, Theoria, 1986-1993; Roma, Editori Riuniti, 1998, ISBN 978-88-359-4523-9.
L'oscurità e la muffa (Ciemność i pleśń, 1988)
L'arrivo
L'enigma (Zagadka, 1996), trad. di Lorenzo Pompeo, Collana Oscar Moderni, Milano, Mondadori, 2024, ISBN 978-88-047-9270-3. [antologia dei migliori racconti selezionati da Lem, apparsi fra il 1956 e il 1995; i racconti sono presenti in anche Universi, cit., pp. 965–1209, Collana Oscar Moderni. Baobab, Milano, Mondadori, 2021; contiene i seguenti racconti: Il ratto nel labirinto (1956), L'invasione (da L'invasione di Aldebaran, 1959), L'amico (da L'invasione di Aldebaran), L'invasione di Aldebaran (da L'invasione di Aldebaran), Muffa e oscurità (da L'invasione di Aldebaran), Il martello (da L'invasione di Aldebaran), La formula di Lymphater (da Il libro dei robot, 1961), Il diario (da La notte lunare, 1963), La verità (da L'Invincibile e altri racconti, 1964), La maschera (da La maschera, 1976), Centotrentasette secondi (da La maschera), L'enigma, Il materassino]
Universi, a cura di Lorenzo Pompeo, Collana Oscar Moderni Baobab, Milano, Mondadori, 2021, 2025, ISBN 978-88-047-3056-9. [raccolta integrale delle raccolte dei racconti e altre produzioni brevi. Parte prima: Memorie di un viaggiatore spaziale (trad. di P.F. Poli), Fiabe per robot (trad. di M. Borejczuk), Cyberiade (trad. di R. Valla e V. Parisi), I viaggi del pilota Pirx (trad. di R. Lewanski), L'enigma (trad. di L. Pompeo). Parte seconda (Gli "apocrifi"): Vuoto assoluto (trad. di V. Parisi), Grandezza immaginaria (trad. di V. Parisi), Golem XIV (trad. di L. Poo), Provocazione (trad. di G. Randone), Biblioteca del XXI secolo (trad. di G. Randone)]



HALL Sarah (1974 - viv.)

  Sarah Hall  (Carlisle, 1974) è una scrittrice britannica. Nata nel 1974 a Carlisle, contea di Cumbria, vive e lavora nella Carolina del No...