Pierino
Angelo Carmelo
Chiara, detto
Piero (Luino, 23
marzo 1913 – Varese, 31 dicembre 1986),
è stato uno scrittore italiano.
Esponente della terza generazione della linea lombarda,
raggiunse tardivamente la notorietà, in età già matura; a
dispetto di ciò, la sua produzione letteraria fu molto prolifica e
di grande successo: le opere narrative pubblicate a partire
dagli anni Sessanta raggiunsero tirature molto elevate,
portandolo a vendere, nel giro di vent'anni, oltre 4 milioni di
copie.
Piero Chiara
nacque nel 1913 a Luino, cittadina lombarda sul lago
Maggiore al confine con la Svizzera. Il padre
Eugenio era di Resuttano, in Sicilia, e aveva trovato
lavoro come doganiere; la madre, Virginia Maffei, proveniva
da Comnago, centro della sponda piemontese, e gestiva con il
fratello un negozio di ceste e ombrelli. Trascorse una giovinezza
assai irrequieta, che si tradusse negli scarsi risultati scolastici:
l'abitudine a marinare la scuola per bighellonare in campagna o al
mercato gli valse la bocciatura in terza elementare. L'anno
successivo venne promosso, ma gli fu preclusa la possibilità di
frequentare la scuola pubblica e, di conseguenza, passò al collegio
San Luigi di Verbania, ma in quinta i genitori lo trasferirono
al collegio De Filippi di Arona.
Nuovamente bocciato in seconda
ginnasio, fu spedito a fare il garzone da un fotografo. Fallito
quest'ultimo, si iscrisse all'istituto Omar di Novara dove
conseguì il diploma di perito meccanico. Tornò però a Luino e
vi preparò da privatista gli esami per la licenza
complementare, superandoli infine nel giugno 1929. Nel frattempo
coltivava la passione per la letteratura, alternando il tempo libero
fra le biblioteche e le palestre dove praticava il pugilato e
la lotta per fortificare l'esile corporatura.
Dopo un periodo a Roma e
a Napoli, emigrò in Francia, a Nizza e quindi
a Parigi, dove svolse vari mestieri. Tornato in patria nel 1931,
alla visita medica per la leva militare fu riformato a
causa della forte miopia. Condusse il periodo successivo
sostanzialmente in ozio, fra i caffè e le sale da gioco,
soggiornando spesso a Milano, dove frequentava le sale di
lettura della Ambrosiana e della biblioteca di Brera.
Nell'ottobre 1932 vinse un
concorso come aiutante di cancelleria e fu inviato
alla pretura di Pontebba, in Val Canale. Venne
quindi trasferito ad Aidussina, presso il confine con il Regno
di Jugoslavia, ma la primavera successiva passò a Cividale del
Friuli. Nella cittadina incontrò un ambiente più stimolante che lo
portò a sviluppare una visione critica nei confronti del fascismo.
Dopo essere stato sorpreso con
un'amante sul luogo di lavoro, trascorse un periodo di aspettativa
sino alla primavera del 1934, quando fu mandato alla pretura
di Varese. Anche qui perseguì i suoi interessi letterari,
fortificando il proprio bagaglio culturale:
lesse Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, i romanzieri
francesi e russi dell'Ottocento, ma anche Boccaccio e
il Lazarillo de Tormes. Collaborò anche con alcuni periodici
locali, pubblicando alcuni articoli di arte.
Nel
frattempo, dopo una serie di avventure sentimentali, si innamorò
di Jula Scherb, figlia di un importante medico di Zurigo.
La coppia si sposò il 20 ottobre 1936 nella basilica
di Sant'Ambrogio, stabilendosi quindi a Varese. Il matrimonio
tuttavia andò presto in crisi e le incomprensioni non vennero
appianate nemmeno dalla nascita del figlio Marco nel 1937, che
trascorse i primi dieci anni
di vita in un collegio svizzero, vedendo
il padre solo sporadicamente; il rapporto tra i due resterà sempre
altalenante.
Aspirando a un radicale cambiamento
della sua esistenza, Chiara chiese e ottenne un visto per stabilirsi
in Bolivia, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale lo
costrinse a rimanere in Italia.
Dopo la breve chiamata alle armi,
nonostante il suo disinteresse per la politica, fu costretto a
fuggire in Svizzera (1944) in seguito a un ordine di
cattura emesso dal Tribunale Speciale Fascista per aver
messo, il 25 luglio 1943 alla caduta del Fascismo, il busto di
Mussolini nella gabbia degli imputati del tribunale in cui lavorava.
In Svizzera visse in alcuni campi in cui venivano internati i
rifugiati italiani. Finita la guerra, insegnò lettere al liceo
italiano dello Zugerberg e l'anno dopo tornò in Italia.
Inizia quindi un periodo di fervida inventiva e continua creatività.
Nel 1955 conosce Mimma Buzzetti, di cui diventa dapprima
convivente e poi marito nel 1974.
Nel 1962 con
il romanzo Il piatto piange inaugura presso la casa
editrice Mondadori la collana "Il Tornasole",
diretta da Niccolò Gallo e Vittorio Sereni. Il
romanzo otterrà un discreto successo al punto che nel 1964 ne verrà
pubblicata un'edizione ampliata.
Nel 1970 Piero Chiara ha un ruolo di
attore in Venga a prendere il caffè... da noi, film diretto
da Alberto Lattuada e interpretato da Ugo Tognazzi,
tratto dal suo romanzo del 1964 La spartizione, per il quale
collabora anche alla sceneggiatura. Nello stesso anno prese parte
sempre come attore allo sceneggiato Rai I giovedì della signora
Giulia, anch'esso tratto dal suo omonimo
romanzo (parzialmente
modificato nel finale), interpretando la parte del pretore.
La sua carriera di scrittore culmina
nel 1976 con il capolavoro La stanza del vescovo, campione di
vendite e trasposto immediatamente in un film di grande successo
diretto da Dino Risi e interpretato anch'esso da Ugo
Tognazzi, insieme a Ornella Muti e Patrick Dewaere. Lo
stesso Chiara, seppur sempre molto scettico nei riguardi delle
versioni filmiche delle sue opere, vi appare come comparsa o
recitando in piccole parti, per esempio come giudice del tribunale
in Homo Eroticus e Sono stato io!.
Chiara fu altresì militante del Partito Liberale Italiano,
arrivando fino alla vicesegreteria nazionale, e fu affiliato
alla Massoneria nelle logge di Varese, Milano,
Como e Laveno.
Colpito da
una forma tumorale, muore il 31 dicembre 1986 nel suo appartamento
di Varese; il 2 gennaio 1987, dopo una prima benedizione
nella chiesa di Sant'Antonio alla Motta, la salma fu traslata
alla chiesa di San Pietro in Campagna di Luino, ove si
celebrò il funerale. Curiosamente lo stesso giorno si tennero le
esequie laiche di Felice Fo, padre dell'attore e drammaturgo Dario
Fo, sicché diversi astanti giunti per tributare l'ultimo saluto allo
scrittore furono tratti in inganno e seguirono il suddetto corteo
funebre, accorgendosi dell'errore solo dopo diversi minuti. Al
termine del rito, Piero Chiara fu tumulato nel camposanto contiguo
alla chiesa.
Nel suo testamento, Chiara nominò quale erede editoriale lo storico
collaboratore Federico Roncoroni (1944-2021), incaricandolo
di amministrare i diritti sulle sue opere e la curatela del proprio
archivio privato, in parte custodito da Roncoroni stesso; la
maggior parte del fondo risulta
bensì suddivisa tra i Comuni di
Varese (presso Villa Mirabello e la Biblioteca
Civica) e Luino (presso Palazzo Verbania).
Una parte d'eredità passò anche al figlio Marco, poi scomparso
nel 2011.
Tre anni dopo la sua morte il Comune di
Varese, con il benestare degli eredi, onorerà la sua memoria
istituendo il Premio Chiara, un concorso letterario annuale
rivolto a raccolte di racconti pubblicate in Italia e
nella Svizzera italiana.
Stile
narrativo
«
Lavoro come un pazzo al libro che tu
aspetti. Se non sapessi che tu lo aspetti non saprei scrivere una
riga. Racconto tutto a te con una foga che mi riporta indietro a
velocità vertiginosa in quegli anni. Credo che il romanzo ci sia, in
queste pagine. Ma giudicherai tu.» (Piero Chiara, Lettera a Vittorio
Sereni del 24 gennaio 1961)
La
vena narrativa di Piero Chiara è imperniata su "piccole storie"
perlopiù ambientate attorno al lago Maggiore (tra
l'alta Lombardia, il Piemonte orientale e il Ticino
svizzero) e focalizzate sulle piccolezze della vita di provincia,
osservate e raccontate con arguzia, ironia e umorismo. I personaggi
sono ugualmente "piccoli" abitanti di provincia, dalla
piccola borghesia fino a soggetti più "ai margini" della
società e della legge.
Essendo lui stesso amante del biliardo, delle carte e dell'ozio,
nonché molto disinvolto e libertino nelle relazioni sentimentali,
Chiara fu in parte autobiografico nella costruzione dei suoi
personaggi.
La costruzione delle storie è sempre ben
congegnata, con eguale attenzione ai dettagli, dalla descrizione dei
luoghi fino all'indagine psicologica dei personaggi, puntando a
metterne in evidenza vizi e virtù.
Nella scelta degli argomenti, Chiara non lesinò temi anche
"scabrosi" (l'omicidio, l'adulterio, l'ossessione erotica),
ma senza scadere in volgarità o morbosità. Col tempo,
soprattutto nelle opere più tarde, è riscontrabile anche una
crescente nostalgia per il passato e l'impossibilità di tornarvi;
parallelamente, come osservato anche da Alcide Paolini, la sua
vena ironica si fece meno "graffiante".
La produzione letteraria di Chiara fu comunque ben più ampia e
variegata rispetto alle sue opere di maggior circolazione, spaziando
dalla poesia (la sua opera d'esordio, pubblicata durante l'esilio
svizzero, fu proprio una raccolta di liriche) all'attività
giornalistica (condotta sulle "terze pagine" di quotidiani
e riviste in Italia e Svizzera italiana, dove pubblicò sia elzeviri,
sia brevi storie), per arrivare a quella di biografo: fu in
particolare tra i più eminenti studiosi della vita e delle opere
dello scrittore e avventuriero Giacomo Casanova. Pubblicò molti
scritti sull'argomento che raccolse poi nel libro Il vero
Casanova (1977). Curò anche, per Mondadori, la prima edizione
integrale, basata sul manoscritto originale, dell'opera
autobiografica del Casanova: Histoire de ma vie. Scrisse

anche
la sceneggiatura dell'edizione televisiva (1980) dell'opera di Arthur
Schnitzler Il ritorno di Casanova. Altrettanta attenzione fu
dedicata a Gabriele D'Annunzio, di cui ugualmente scrisse una
biografia. Fu infine anche traduttore, dando alle stampe una
propria versione del Satyricon di Petronio
Arbitro e, tra l'altro, adattando in italiano le poesie
di Miguel Hernandez (che verranno pubblicate solo
postume).
Opere
Romanzi
Il piatto piange, Milano, A.
Mondadori, 1962. [da cui fu tratto il film del 1974 Il
piatto piange]
La
spartizione, Milano, A. Mondadori, 1964. Premio Selezione
Campiello [da cui fu tratto il film del 1970 Venga a
prendere il caffè... da noi]
Il balordo, Milano, A. Mondadori,
1967. [da cui fu tratto lo sceneggiato televisivo Rai del
1978 Il balordo]
I giovedì della signora Giulia,
Milano, A. Mondadori, 1970. [da cui fu tratto lo sceneggiato
televisivo Rai del 1970 I giovedì della signora Giulia]
Il pretore di Cuvio, Milano, A.
MondSaluti notturni dal Passo della Cisaadori, 1973. [da cui fu tratto il film del 2014 Il pretore]
La
stanza del vescovo, Milano, A. Mondadori, 1976. Premio
Napoli [da cui fu tratto il film del 1977 La stanza
del vescovo]
Il cappotto di astrakan, Milano,
A. Mondadori, 1978. [da cui fu tratto il film del 1980 Il
cappotto di astrakan]
Una spina nel cuore, Milano, A.
Mondadori, 1979. [dal quale fu tratto il film del 1986 Una
spina nel cuore]
Vedrò Singapore?, Milano, A.
Mondadori, 1981.
, Milano, A. Mondadori, 1987
RaccontiItinerario svizzero, Lugano,
Giornale del Popolo, 1950; Lugano, G. Casagrande, 1995.
Dolore del tempo, Rebellato,
Padova, 1959. [racconti e prose]
Mi fo coraggio da me, Milano,
Scheiwiller, 1963. [prose]
Con la faccia per terra e altre
storie, Firenze, Vallecchi, 1965; Milano, Mondadori, 1972.
Ti sento, Giuditta, Milano,
Scheiwiller, 1965.
Il povero Turati, Verona,
Sommaruga, 1966.
I ladri, Milano, All'insegna del
pesce d'oro, 1967.
L'uovo al cianuro e altre storie,
Milano, A. Mondadori, 1969.
Un turco tra noi, Milano,
All'insegna del pesce d'oro, 1970.
"Ella, signor giudice...",
Milano, Scheiwiller, 1971.
Tre racconti, Milano, Mondadori,
1974. [contiene: Sotto la Sua mano, La Banca di Monate, Il
giocatore Coduri]
Le corna del diavolo e altri
racconti, Milano, A. Mondadori, 1977.
La macchina volante, Teramo,
Lisciani & Zampetti, 1978.
I re magi a Astano, Lugano,
Mazzuconi, 1978.
Ora ti conto un fatto, Milano, A.
Mondadori, 1980.
Le avventure di Pierino al mercato
di Luino, Mondadori, Milano, 1980. [racconti per ragazzi]
Helvetia salve!, Bellinzona,
Casagrande, 1981.
I popoli chi nato sia non sanno,
Roma, Benincasa, 1981.
Viva Migliavacca! e altri 12
racconti, Milano, A. Mondadori, 1982.
L’arcipelago Malpaga, con 3
incisioni di Carlo Rapp, Verbania-Intra, Alberti Libraio
Editore, 1982.
Il banco degli asini, SEI, Torino,
1983. [racconti per ragazzi]
40 storie di Piero Chiara negli
elzeviri del “Corriere”, Milano, Mondadori, 1983. [racconti e
prose]
L’italiano pettoruto, Genova,
Pirella, 1986.
Il capostazione di Casalino e
altri 15 racconti, Milano, A. Mondadori, 1986.
Dialogo di Natale, Roma,
Benincasa, 1987.
La povera Iride, Roma, Benincasa,
1987.
Pierino, non farne più!, A.
Mondadori, Milano, 1988. [racconti per ragazzi]
Gli anni e i giorni, Pordenone,
Studio Tesi, 1988 [racconti e prose]
Di casa in casa, la vita. 30
racconti, Milano, A. Mondadori, 1988
Fatti e misfatti, Milano, A.
Mondadori, 1988 [racconti per ragazzi]
Tre racconti, Mondovì, Ij babi
cheucc-Boetti, 1989.
Il meglio dei racconti di Piero
Chiara, Milano, A. Mondadori, 1989
Le avventure di Pierino,
illustrazioni di Ferenc Pinter, Milano, A. Mondadori,
1990
Storie di Pierino, Milano,
Juvenilia, 1994
Il bombardino del signor Camillo,
Mondadori, Milano, 1994
Vigilia, Benincasa, Roma, 1995.
Trench, Benincasa, Roma, 1996
I luoghi, Studio Tesi, Pordenone,
1996 [racconti e prose]
I preti, Nastro, Luino, 1997.
Un bel viaggio, Avagliano, Cava
dei Tirreni, 1997. [racconti e prose]
Non partiremo mai, Nastro, Luino,
1998.
Il falso fumatore, Benincasa,
Roma, 1998.
Il rispetto della legge,
Staroffset, Cernusco sul Naviglio, 1999.
Il verde della tua veste e altri
racconti, Milano, SE, 2008.
La scommessa, a cura di Federico
Roncoroni, Nastro, Luino, 2016.
Era mio padre quel Gesù bambino e
altri racconti, a cura di Federico Roncoroni, Novara, Interlinea
edizioni, 2012.
Gli emigranti, a cura di Federico
Roncoroni, Nastro, Luino, 2018.
Raccolte
complessive
Tutti i romanzi, a cura di Mauro
Novelli, Collezione I Meridiani, Milano, Mondadori, 2006.
Racconti, a cura di Mauro Novelli,
Collezione I Meridiani, Milano, Mondadori, 2007.