martedì 3 febbraio 2026

O'BRIEN Flann (1911 - 1966)

 

Flann O'Brien
, pseudonimo di Brian O'Nolan (Strabane, 5 ottobre 1911 – Dublino, 1º aprile 1966), è stato uno scrittore e giornalista irlandese.
L'attività di romanziere occupò uno spazio marginale nella vita di Brian O'Nolan. Dopo la morte del padre, egli si ritrovò, ancora giovane, unico sostentamento di una famiglia di dodici persone e si vide costretto ad intraprendere la carriera del funzionario governativo della Repubblica d'Irlanda. Nel 1940 cominciò a pubblicare articoli umoristici in inglese e in gaelico sul giornale bilingue The Irish Times con lo pseudonimo di Myles na Gopaleen (Myles dei Cavallini) e, successivamente su The Nationalist e sul Leinster Times con lo pseudonimo di George Knowall.
Morì a Dublino il 1º aprile 1966.
L'opera letteraria
"Cruiskeen Lawn"
Flann O'Brien in vita acquistò una certa fama nazionale come Myles na gCopaleen, brillante giornalista satirico e fustigatore dei costumi dei suoi conterranei. Per quasi trent'anni la colonna "Cruiskeen Lawn" (il boccale traboccante), apparve con una certa costanza sulle pagine dell'Irish Times, presentando con tocchi pittorici il vivido e ironico quadro di una Dublino sospesa tra genio e straccioneria e una galleria di ritratti irresistibilmente comici, in un trionfo dell'assurdo, del vano, del banale.
At Swim-Two-Birds
La fama internazionale come romanziere di Flann O'Brien è dovuta al suo primo, e per molto
tempo unico, romanzo in lingua inglese At Swim-Two-Birds, tradotto in italiano da Rodolfo Wilcock con il titolo Una pinta d'inchiostro irlandese. Si tratta di un «romanzo dentro un romanzo dentro un romanzo» nel quale i personaggi si ribellano all'autore organizzandosi per mettere fine alle angherie del capriccioso scrittore. Il romanzo, pubblicato nel 1939 e considerato uno dei primi esempi di antiromanzo, si rivelò un insuccesso commerciale, ma divenne un caso letterario presso gli intellettuali, tra i quali trovò gelidi detrattori che lo liquidarono frettolosamente come un'opera divertente ma superficiale, e pochi, ma entusiasti estimatori che salutarono un'opera a loro avviso rivoluzionaria. Tra questi James Joyce, che scrisse dell'autore «ecco uno scrittore vero, con un autentico spirito comico», Graham Greene, che definì il romanzo «un libro tra mille… sulla linea di Tristram Shandy e dell'Ulisse» e Samuel Beckett. In ogni caso il libro, una riflessione sulla natura della fiction e sulla cultura irlandese, gli dette una fama di scrittore brillante e di promessa della letteratura nazionale.
The Third Policeman
Nel 1940 il suo secondo romanzo, The Third Policeman, venne rifiutato dagli editori e O'Brien, avvilito, raccontò di averne perduto il manoscritto. L'opera fu ritrovata tra le sue carte solo dopo la sua morte e pubblicata nel 1967.
Gli anni del silenzio
L'insuccesso commerciale del primo romanzo, il rifiuto del secondo e le gravi difficoltà economiche
che egli dovette affrontare aggravarono la naturale insicurezza e disistima dell'autore verso la propria produzione letteraria, determinandone il silenzio come romanziere per due decenni. Queste circostanze, insieme all'acuirsi dei suoi problemi di alcolismo che lo costrinsero alle dimissioni dal suo impiego presso il governo, contribuirono a creare un alone di pregiudizio verso l'autore, considerato ormai una promessa non mantenuta della letteratura irlandese.
Gli ultimi romanzi
Nel 1959, gli editori MacGibbon and Kee contattarono O'Brien proponendo una riedizione di At Swim-Two-Birds che vide la luce l'anno successivo. Nonostante O'Brien dichiarasse ormai di detestare il romanzo, il riaccendersi dell'interesse attorno alla sua attività dovette agire da forte stimolo visto che lo spinse a scrivere un nuovo romanzo. The Hard Life fu pubblicato nel 1961, seguito nel 1964 da The Dalkey Archive. Al loro apparire i romanzi suscitarono scarso interesse, poiché ritenuti troppo convenzionali se paragonati ad At Swim-Two-Birds che aveva indissolubilmente bollato O'Brien come autore d'avanguardia.
O' Brien fu soprattutto un creatore di mondi in cui fantastico e quotidiano, mito e realtà si fondono con effetti sorprendentemente umoristici. La sua attenzione per i modi della letteratura e per la cultura irlandese, la sua abilità nel ritrarre la società irlandese, con le sue ossessioni, i suoi pregiudizi e il suo provincialismo, e la sensibilità per il linguaggio (in modo particolare per la resa del parlato dublinese) hanno spesso indotto critici e recensori a evocare la figura di Joyce.

Opere
At Swim-Two-Birds (1939) [romanzo] / London: Macgibbon & Kee, 1966 / Harmondsworth: Penguin, 1967 / New York: New American Library, 1976 / London: Penguin 2001 // tr. it. Juan Rodolfo Wilcock: Una pinta d'inchiostro irlandese; Torino: Einaudi («Supercoralli»), 1968; Milano: Adelphi («Biblioteca» 268), 1993; Milano: Bompiani («Tascabili» 647), 1999 e 2001  
Faustus Kelly (1943) [commedia] // tr. it. Gabriella Mannoni Lanzoni e Alex R. Falzon, in Due commedie, Roma: Bonacci, 1984
An Beal Bocht (1941) [romanzo] / tr. inglese Patrick C. Power: The Poor Mouth (1973) con illustrazioni di Ralph Steadman, London: Jacobson e Hart-Davis / London: Pan Books, 1978 ISBN 0-330-24584-8 / Normal: Dalkey Archive Press, 1996 / London: Flamingo, 1993 // tr. it. Daniele Benati: La miseria in bocca, Milano: Feltrinelli («Impronte» 44), 1987 (con introduzione di Gianni Celati); ivi («UE» 1221) 2000 
The Hard Life. An Exegesis of Squalor (1961) [romanzo] / London: Pan Books, 1976 / London: Paladin, 1990 / London: Harper Collins, 1995 / Normal: Illinois State University, 1996 / con introduzione di Jamie O'Neill, London: Scribner e Dublin: TownHouse, 2003 // tr. it. Daniele Benati, L'ardua vita, Varese: Giano, 2002 / Vita dura, Vicenza: Neri Pozza, 2009
The Dalkey Archive (1964) [romanzo] / London: Hart-Davis, MacGibbon, 1973 / London: Grafton,
1986 / London: Flamingo, 1993 ISBN // tr. it. Adriana Bottini: L'archivio di Dalkey, Milano: Adelphi («Biblioteca» 304), 1995 
The Third Policeman (1968 ma scritto nel 1939-1940) [romanzo] / London: Macgibbon, 1968 / London: Picador Pan Books, 1974  / London: Flamingo, 1993  //tr. it. Bruno Fonzi, Il terzo poliziotto, Torino: Einaudi (»Supercoralli»), 1971/ Milano: Adelphi («Biblioteca» 246), 1992 
The Best of Myles: a selection from "Cruiskeen Lawn" (1968), a cura di Kevin O'Nolan [scelta da 25 anni di rubriche e articoli sull'«Irish Times» pubblicati con lo pseudonimo di Myles na Gopaleen o Myles na gCopaleen] / London: MacGibbon & Kee, 1968  // tr. it. Daniele Benati, Il boccale traboccante, Varese: Giano, 2005 / Cronache dublinesi, Vicenza: Neri Pozza, 2008
Two in One (1954) [racconto ritrovato e pubblicato postumo nel 1974] // tr. it. Francesco Laurenti, Due in uno, in Scene e scenate. Racconti brevi 1934-1967, Milano: Feltrinelli, 2016 
Stories and Plays (1973) [contiene: Slattery's Sago Saga, The Martyr's Crown, John Duffy's Brother, Thirst, Faustus Kelly, A Bash in the Tunnel] / London: Hart-Davis, 1973 / London: Paladin Grafton books, 1991 // tr. it. Francesco Laurenti, Scene e scenate. Racconti brevi 1934-1967, Milano: Feltrinelli, 2016 [contiene: Scene e scenate di un romanzo, Il fratello di John Duffy, Quando conobbi Guglielmo d'Orange, Non vi dico bugie!, Bersi il tempo a Dublino, La corona della martire, Donate, Due in uno, Fuori orario]
The Hair of the Dogma: a Further Selection from "Cruiskeen Lawn", a cura di Kevin O'Nolan [altra
scelta di articoli dall'«Irish Times»]/ London: Hart-Davis, MacGibbon, 1977  / London: Grafron books, 1989
Further Cuttings from "Cruiskeen lawn" a cura di Kevin O'Nolan [altra scelta di articoli] / London: Paladin Grafton Books, 1989
Myles Away from Dublin (1985)[antologia delle rubriche su «The Nationalist» e «Leinster Times» firmate come George Knowall] / London: Flamingo, 1993
Arsura [commedia] // in Due commedie, tr. it. Gabriella Mannoni Lanzoni e Alex R. Falzon, Roma: Bonacci, 1984 
Myles Before Myles: portraits of Brian O'Nolan, a cura di Timothy O'Keeffe / London: Martin Brian and O'Keeffe Ltd, 1973 
The Various Lives of Keats and Chapman and The Brother (1976), a cura di Benedict Kiely / London: Hart-Davis, 1976  / London: Paladin Grafton Books, 1990
At War, a cura di John Wyse Jackson [scelta di articoli 1940-1945] / con disegni di Hector McDonnell, London: Duckworth, 1999 / Champaign: Dalkey Archive Press, 2003  


lunedì 2 febbraio 2026

EISENSTADTJill (1963 -viv.)

 

Jill Eisenstadt (nata il 15 giugno 1963) è una scrittrice, sceneggiatrice, insegnante e giornalista freelance statunitense.
Nata nel Queens, a New York, ha frequentato il Bennington College, laureandosi nel 1985. E' considerata parte del "Literary Brat Pack ", i cui membri includevano Bret Easton Ellis, Jay McInerney, Donna Tartt e Tama Janowitz. Come i suoi contemporanei al Bennington, ha scritto spesso in uno stile minimalista scarno, influenzato da scrittori come Raymond Carver e Joan Didion. 
Il suo primo romanzo, From Rockaway, pubblicato da Knopf nel 1987, fu presentato come tesi di laurea magistrale mentre frequentava la Columbia University. Il libro è un racconto di formazione su quattro adolescenti di Rockaway Beach, nel Queens. La protagonista, Alex, fugge dall'ambiente operaio con una borsa di studio per il fittizio Camden College (un sostituto di Bennington), mentre i suoi tre amici svolgono lavori umili e vivono nel presente, trascorrendo le estati come bagnini e gli inverni facendo lavoretti saltuari. Alla fine, i quattro si riuniscono a una festa in spiaggia e fanno i conti con le loro vite divergenti. Publishers Weekly lo ha definito un "primo romanzo ben calibrato". From Rockaway è stato tradotto in sei lingue e opzionato dal regista Sydney Pollack. È stato ripubblicato da Little, Brown & Co nel 2017. 
Eisenstadt ha poi pubblicato un secondo romanzo presso Knopf, Kiss Out , nel 1991 e un terzo romanzo, Swell, nel 2017. Pur non essendo un sequel, Swell è ambientato a Rockaway Beach e presenta diversi personaggi del suo primo romanzo. Oltre alle sue opere più lunghe, Eisenstadt ha contribuito con racconti, saggi, articoli, interviste e recensioni di libri a pubblicazioni come The New York Times, Vogue, Mademoiselle, Elle, The Boston
Review, New York Magazine, BKYLN (di cui è stata redattrice), BOMB e Glamour e alle antologie ALTARED: Essays About Modern Weddings (Anchor Books 2007), Queens Noir ( Akashic Books , 2007) e The Best Sex Writing 2008. 
Ha collaborato con la sorella Debra , scrittrice e regista , come co-sceneggiatrice della sceneggiatura del film indipendente The Limbo Room (2006) e come produttrice del film Before the Sun Explodes. Ha anche scritto ampiamente sulla spaventosa esperienza di perdere il suo appartamento nel 1989 a causa dell'esplosione di una conduttura del vapore che contaminò i suoi beni, compresi i suoi manoscritti, con l'amianto .
È sposata con il romanziere Michael Drinkard. La coppia ha tre figlie: Jane, Lena e Colette Drinkard.

Opere selezionate
From Rockaway (1987), reissued 2017
Kiss Out (1991)
Swell (2017)


domenica 1 febbraio 2026

TARTT Donna (1963 - viv.)

 

Donna Louise Tartt
 (Greenwood, 23 dicembre 1963) è una scrittrice statunitense.
Nel 2014 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con il romanzo Il cardellino.
Donna Tartt è nata a Greenwood, nel Mississippi ed è cresciuta nella vicina città di Grenada.
Dopo un anno all'università del Mississippi, seguendo i consigli di un suo professore, nel 1982 si trasferì all'università di Bennington, nel Vermont. Lì conobbe Bret Easton Ellis, con cui strinse amicizia. Il suo gruppo di amici al Bennington College le fu da ispirazione per i personaggi del suo primo romanzo, che inizio a scrivere proprio in quel periodo, originariamente intitolato "Il dio delle illusioni" e poi pubblicato come "La storia segreta" quando uscì, nel 1992. Il romanzo ottenne un notevole successo di pubblico, vendendo cinque milioni di copie.
Il piccolo amico, il suo secondo romanzo, è stato pubblicato nell'ottobre 2002.
Il terzo romanzo, Il cardellino, è stato pubblicato in lingua inglese il 22 ottobre 2013 (curiosamente, la traduzione in olandese era stata pubblicata un mese prima) e dopo la vittoria del premio Pulitzer 2014 nel giro di pochi mesi sono uscite le traduzioni nelle altre lingue.

Opere
Dio di illusioni (The secret history, 1992, Alfred A. Knopf) trad. Idolina Landolfi, Rizzoli, 1992
Il piccolo amico (The Little Friend, 2002, Alfred A. Knopf) trad. Idolina Landolfi e Giovanni Maccari, Rizzoli, 2003
Il cardellino (The goldfinch, 2013, Little, Brown and Company) trad. Mirko Zilahi de' Gyurgyokai, Rizzoli, 2014

giovedì 29 gennaio 2026

CARAFA Brianna (1924 - 1978)


Brianna Carafa d'Andria
 (Roma, 17 giugno 1924 – Roma, 23 marzo 1978) è stata una scrittrice italiana.
Psicanalista di professione, nel 1957 pubblica il volume Poesie presso l'editore Carucci in Roma. Sempre nel 1957 escono due racconti: La porta di carta e Il sordo sulla rivista Botteghe Oscure, Quaderno XIX, I semestre 1957, pp. 549-557.
Ha pubblicato due romanzi presso Einaudi: La vita involontaria nel 1975 (candidato al premio Strega) e Il ponte nel deserto nel 1978. Il primo, romanzo di formazione di ambientazione mitteleuropea, ebbe Italo Calvino tra i mentori. Il romanzo La vita involontaria è stato ripubblicato nel 2020, Il ponte nel deserto nel 2023, entrambi da Cliquot. Cliquot ha inoltre pubblicato la raccolta Gli angeli personali (2021), che raccoglie i racconti pubblicati in rivista più un inedito.

Bibliografia
Roberta Sironi, Delle vite involontarie. Sugli scritti di Brianna Carafa, Nuova Prosa, n. 65, 2015
Ilaria Moretti, Sintomatologia dell’esistenza: metafore e allegorie della fine ne Il ponte nel deserto di Brianna Carafa, PRISMI. Pour une recherche interdisciplinaire sur le monde italien, n. 3, 2022

mercoledì 28 gennaio 2026

ORTESE Anna Maria (1914 - 1998)

 

Anna Maria Ortese
 (Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998) è stata una scrittrice italiana. Ha ricevuto il Premio Strega per il suo romanzo più noto al grande pubblico, Poveri e semplici, e il Premio Viareggio.
«Sono lieta, in mezzo alle mie tristezze mediterranee, di essere qui. E dirvi com’è bello pensare strutture di luce, e gettarle come reti aeree sulla terra, perché essa non sia più quel luogo buio e perduto che a molti appare, o quel luogo di schiavi che a molti si dimostra» (Anna Maria Ortese, Corpo celeste)
Anna Maria Ortese nacque a Roma il 13 giugno 1914, figlia di Oreste (1883-1953), un funzionario prefettizio nato a Caltanissetta da madre calabrese e padre barcellonese (il cognome originario era Ortez), e di Beatrice Vaccà (1881-1951), benestante nata a Napoli dalla madre partenopea e il padre carrarese, discendente di scultori originari della Lunigiana.
La scrittrice aveva cinque fratelli e una sorella: Raffaele (1908-1999), Maria (1910-1993), con la quale convivrà per tutta la vita, Giuseppe (nato e morto nel 1911), Emanuele (1912-1933), il gemello Antonio (1914-1940) e Francesco (1920-1998).
Nel 1915, con l'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, il padre è richiamato nell'esercito e la moglie, i figli e la nonna materna lasciano Roma e si trasferiscono dapprima in Puglia e poi in Campania, a Portici.
Nel 1919, alla fine del conflitto, la famiglia si riunisce a Potenza, nuova sede di lavoro del padre, ove soggiorna fino al 1924. Qui Ortese frequenta le prime classi della scuola elementare, che prosegue poi nell'allora Libia italiana, dove la famiglia risiede dal 1925 al 1928, anno del loro rientro definitivo in Italia, quando si stabiliscono a Napoli. Nel capoluogo campano, la scrittrice frequenta per un breve periodo un istituto commerciale; i suoi studi sono però irregolari e la sua formazione è soprattutto quella di un'autodidatta.
Nel gennaio del 1933 muore il fratello marinaio Emanuele, cadendo da un'altezza mentre sistemava le vele di un'imbarcazione presso cui era impiegato, in Martinica. La perdita dell'amato fratello le lascia un dolore cupo, uno smarrimento che la spinge a scrivere. Pubblica infatti dopo alcuni mesi, sulla rivista L'Italia letteraria, alcune poesie che le valgono qualche elogio e il primo incoraggiamento a dedicarsi pienamente alla scrittura.
L'anno successivo, sempre per la stessa rivista, scrive il suo primo racconto, Pellerossa, dove, come dichiara l'autrice stessa, «è adombrato un tema fondamentale della mia vita: lo sgomento delle grandi masse umane, della civiltà senza più spazi e innocenza, dei grandi recinti dove saranno condotti gli uomini comuni». Nel 1937 l'editore Bompiani, dietro consiglio di Massimo Bontempelli, le pubblica la raccolta di racconti Angelici dolori, accolta con favore, ma anche con riserve (soprattutto da parte di Enrico Falqui e Giancarlo Vigorelli).
Sempre nel 1937, un altro grave lutto colpisce la scrittrice: muore in Albania il fratello gemello Antonio, marinaio (Tenente di Vascello) come Emanuele, pugnalato in circostanze non del tutto chiare dal suo attendente.
Dal 1938, insieme alla famiglia, la giovane Ortese incomincia a spostarsi in varie città dell'Italia centro-settentrionale: Firenze, Trieste e Venezia, dove trova un impiego come correttrice di bozze al Gazzettino. Nel 1939 si reca a Trieste e partecipa ai Littoriali Femminili, vincendoli: ciò le consente di collaborare con importanti riviste come Belvedere, L'Ateneo veneto, Il Mattino, Il Messaggero e Il Corriere della sera.
Anna Maria Ortese e Napoli
«Ho abitato a lungo in una città veramente eccezionale. Qui, (...) tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, (...) tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva (...) una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione...» (Anna Maria Ortese, L’Infanta sepolta, Adelphi, Milano 1994, p. 17.)
Nel 1945 ritorna a Napoli ed in questa città, per lei quasi magica, l'ispirazione e l'immaginazione della scrittrice trovano presto un correlativo oggettivo per manifestarsi appieno.
Nel dopoguerra collabora attivamente alla rivista culturale Sud, diretta da Pasquale Prunas e che vede le firme, oltreché sua, d'intellettuali, letterati ed artisti meridionali come Luigi Compagnone, Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi, Rocco Scotellaro, Ennio Mastrostefano, Tommaso Giglio, Domenico Rea, Francesco Rosi ed altri.
Nel 1950 viene pubblicato il suo secondo libro di racconti, L'Infanta sepolta, e nel 1953 la raccolta di novelle Il mare non bagna Napoli, alla quale viene assegnato il Premio speciale per la narrativa all'edizione 1953 del Premio Viareggio.
Caratterizzata da un pervasivo senso di disperazione e di rovina, in cui i vari brani della raccolta rievocavano le difficili condizioni della Napoli dell'immediato secondo dopoguerra, Il mare non bagna Napoli suscitò da subito delle fortissime reazioni in città, specie l'ultimo racconto, Il silenzio della ragione, in cui l'autrice mise alla berlina l'ambiente letterario ed intellettuale napoletano (da lei stessa tra l'altro vivamente frequentato), ritraendovi molto causticamente gioie e soprattutto miserie delle personalità culturali cittadine messesi allora più in vista (facendovi candidamente riferimento, oltretutto, per nome e cognome), cosa che la portò infine a troncare drasticamente i rapporti con quasi tutti i vecchi sodali di Sud e ad abbandonare la stessa Napoli, quantomeno fisicamente, visto che la città non cesserà mai di ritornare al centro della sua opera, come testimonieranno due libri scritti molti anni più tardi: Il porto di Toledo (1975) e Il Cardillo addolorato (1993).
Dopo la pubblicazione della raccolta, inizia dunque per la scrittrice un periodo molto sofferto e problematico, caratterizzatosi dall'emarginazione e dallo strisciante ostracismo culturale riservatole a causa delle sue posizioni sempre più critiche nei confronti del mondo intellettuale e culturale dell'Italia dell'epoca.
La Ortese riprende a viaggiare sia in Italia sia all'estero (Londra, Mosca), scrivendo reportage. In uno dei suoi trasferimenti a Milano scrive alcuni reportage che sono raccolti e pubblicati nel 1958 dalla casa editrice Laterza con il titolo Silenzio a Milano.
Nel 1963 scrive L'iguana, romanzo pubblicato dalla Vallecchi due anni dopo.
Di nuovo a Milano, nel 1967, pubblica Poveri e semplici, che vince nello stesso anno il Premio Strega. Il libro avrà un seguito ne Il cappello piumato (1979).
Tra il 1967 e il 1969 va collocata la stesura del testo teatrale Il vento passa.
Anna Maria Ortese, nonostante il suo carattere individualista, ha a cuore la comunità, ma reagisce a suo modo, rifugiandosi nei ricordi dei primi racconti, e così le ritorna alla mente l'adolescenza, la Napoli che non aveva capito o veduto, tutt'altro che letteraria o angelica. La situazione non felice della città e della famiglia, la madre impazzita, la tragica morte dei fratelli e gli eventi grandiosi e disgreganti delle due guerre mondiali, sono all'origine de Il porto di Toledo, pubblicato nel 1975 da Rizzoli. La prima edizione del libro, per disavventure editoriali, viene portata al macero, ma la scrittrice con grande ostinazione e abnegazione continuerà a lavorarci fino alla fine dei suoi giorni.
Nel 1975 si trasferisce con la sorella a Rapallo, in provincia di Genova, dove rimane fino alla morte.
A partire dagli anni ottanta, avvia una fitta corrispondenza con Beppe Costa che la spinge a pubblicare prima Il treno russo, con il quale viene premiata a Rapallo, e successivamente Estivi terrori.
Versante in una situazione economica tutt'altro che rosea, riesce ad usufruire della Legge Bacchelli (prima celebrità in assoluto a beneficiarne), grazie alla raccolta di firme e interventi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri organizzata dallo stesso Costa insieme a Dario Bellezza e alla giornalista Adele Cambria.
Lo stesso Costa la convince ad accettare la proposta del direttore della casa editrice Adelphi, Roberto Calasso, di ristampare le sue vecchie opere. Tra queste L'iguana, che nel 1988 viene tradotta in francese da Gallimard, ottenendo un discreto successo anche in Francia. Un suo racconto, In sonno e in veglia, riceve il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante. Riceve anche, nel 1987, il Premio Nazionale Letterario Pisa di narrativa.
Nel corso degli anni novanta vengono pubblicati Il cardillo addolorato (1993), ambientato in una magica Napoli settecentesca, e Alonso e i visionari (1996), nei quali torna a parlare di sé, anche se in modo molto più velato. Nel 1997 la giuria del Campiello le assegna il Premio Speciale alla carriera.
Il 12 gennaio 1997 viene pubblicato un suo appello su Il Giornale, in cui chiede l'assoluzione per il criminale di guerra nazista Erich Priebke, proprio in quei giorni in attesa d'esser sottoposto ad un nuovo processo per le sue responsabilità nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, scatenando un'accesissima polemica a cui, tra gli altri, parteciperanno intellettuali e scrittori come Carlo Bo, Erri De Luca e Cesare Segre.
Presso la casa editrice Empiria escono due sue raccolte di poesie, Il mio paese è la notte (1996) e La luna che trascorre (1998). La morte la coglie nella sua casa di Rapallo il 9 marzo 1998, all'età di 83 anni; le sue ceneri vengono tumulate nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova.

Opere
Romanzi
L'iguana, Firenze: Vallecchi, 1965; Milano: BUR, 1978; Milano: Adelphi 1986.
Poveri e semplici, Firenze: Vallecchi, 1967; Milano: BUR, 1974; Torino: Utet, 2006.
Il porto di Toledo, Milano: Rizzoli, 1975; Milano: BUR, 1985; Milano: Adelphi 1998.
Il cappello piumato, Milano: Mondadori, 1979.
Il cardillo addolorato, Milano: Adelphi, 1993.
Alonso e i visionari, Milano: Adelphi, 1996.

Raccolte
Romanzi I, a cura di Monica Farnetti, Milano: Adelphi, 2002 (comprende Poveri e semplici, Il cappello piumato e Il porto di Toledo).
Romanzi II, a cura di Andrea Baldi, Monica Farnetti e Filippo Secchieri, Milano: Adelphi, 2005 (comprende L'iguana, Il cardillo addolorato e Alonso e i visionari).

Racconti
Angelici dolori, Bompiani, Milano 1937; ora Angelici dolori e altri racconti, a cura di Luca Clerici, Adelphi, Milano 2006 (contiene: Isola; Pellerossa:Solitario lume; Quartiere; Il capitano; Angelici dolori; L'avventura; Il sogno; La penna dell'angelo; La vita primitiva; La villa: Valentino; Sole di un sabato)
L'Infanta sepolta, Milano sera, Milano 1950; Adelphi, Milano 2000, a cura di Monica Farnetti, con una notizia bibliografica di Giuseppe Iannaccone (contiene: Indifferenza della madre; Occhi obliqui; Supplizio; Le sei di sera; Stregata da una stanza; Il signor Lin; L'infanta sepolta; Jane e il mare; Carcere; Uomo nell'isola; Che, Che Cosa?; La collana dei tappi sacri; Un personaggio singolare; Il mare di Napoli; Gli Ombra; L'amico del principe; Grande Via)
Il mare non bagna Napoli, Torino: Einaudi 1953; Firenze: Vallecchi 1967; Milano: BUR, 1975, con introduzione di Giulio Cattaneo; Milano: Adelphi, 1994, con due testi dell'autrice (contiene: Un paio di occhiali; Interno familiare; Oro a Forcella; La città involontaria; Il silenzio della ragione; Le Giacchette Grigie di Monte di Dio)
I giorni del cielo, Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 1958; (contiene una scelta di racconti tratti da Angelici dolori e da L'Infanta sepolta: L'Isola; Pellerossa; Solitario lume; La villa; Angelici dolori; L'avventura; Il sogno; La penna dell'angelo; Jane e il mare; Occhi obliqui; Supplizio; Indifferenza della madre; Il signor Lin; Le sei della sera; Vita di Dea; L'albero)
La luna sul muro e altri racconti, Firenze: Vallecchi, 1968 (contiene: Il cappotto rosso; Un nuovo giorno; Masa; La luna sul muro; Di passaggio; L'incendio; L'emigrante)
L'alone grigio, Firenze: Vallecchi, 1969 (contiene: Grande via; Un personaggio singolare; La scimmia di Mindanao; Nella chiesa di porto; Gli Ombra; Amico della notte; Supplizio; Occhi obliqui; Donat; L'Inquilino; Carcere; L'albero di neve; Fantasticherie; Viaggio d'inverno; L'alone grigio)
Estivi terrori, postfazione di Adele Cambria, Catania: Pellicanolibri, 1987 (contiene quattro racconti scritti fra il 1950 e il 1960: La diligenza della capitale; Inglese a Roma; L'uomo della costa; Estivi terrori)
La morte del Folletto, con disegni di Ulla Kampmann, Roma: Empiria, 1987
In sonno e in veglia, Milano: Adelphi, 1987 (contiene: La casa del bosco; Folletto a Genova; la cura; Nebel; Il continente sommerso; Saluto di notte; Sulla terrazza sterminata; L'ultima lezione del signor Sulitjema (scherzo); Bambini della creazione; Piccolo drago - conversazione)
Il monaciello di Napoli - Il fantasma, a cura di Giuseppe Iannaccone, Adelphi, Milano 2001 (due racconti originariamente pubblicati su «Ateneo Veneto», marzo/aprile 1940 e su «Nove Maggio» fra il 1941 e il 1942)
Mistero doloroso, a cura e con un saggio di Monica Farnetti, Milano: Adelphi, 2010 (postumo, racconto inedito ritrovato fra le carte dell'autrice)

Saggistica e scritti di viaggio
Silenzio a Milano, Bari: Laterza, 1958; Milano: La Tartaruga, 1986 (raccoglie articoli pubblicati negli anni ‘50 su "L'Europeo" e "L'Unità")
Il treno russo, a cura di Riccardo Reim, postfazione di Gualtiero De Santi, Catania: Pellicanolibri, 1983; Roma: Viviani, 1994 (contiene parte di un reportage pubblicato in sei puntate su "L'Europeo" tra il 14 novembre e il 19 dicembre 1954; ripubblicato integralmente in La lente scura)
Il mormorio di Parigi, Roma-Napoli: Theoria, 1986 (raccoglie articoli pubblicati sul «Corriere d'Informazione» e sul «Mondo» intorno al 1961)
La lente scura. Scritti di viaggio, a cura di Luca Clerici, Milano: Marcos y Marcos, 1991; Milano: Adelphi, 2004 (raccoglie tutti gli scritti di viaggio originariamente usciti su varie testate fra il 1939 e il 1964 più sedici reportage mai raccolti prima in volume)
Le giacchette grigie della Nunziatella, in Sud, giornale di cultura 1945-1947, ristampa anastatica, a cura di Giuseppe Di Costanzo, Bari: Palomar, 1994
Corpo celeste, Milano: Adelphi, 1997 (contiene scritti datati fra il 1974 e il 1989)
Da Moby Dick all'Orsa Bianca. Scritti sulla letteratura e sull'arte, a cura e con un saggio di Monica Farnetti, Milano: Adelphi, 2011 (contiene scritti letterari pubblicati dal 1939 al 1994; in appendice sette lettere inedite dell'autrice)
Le Piccole Persone. In difesa degli animali e altri scritti, a cura di Angela Borghesi, Milano: Adelphi 2016 (contiene ventitré scritti inediti e tredici articoli mai raccolti in volume; in appendice un questionario rivolto alle scuole e una lettera inedita a Guido Ceronetti)

Poesie
La carrozza di Jane, Lugano: Laghi di Plitvice, 1988
Il mio paese è la notte, Roma: Empiria, 1996
La luna che trascorre. Poesie inedite (1930-1980), a cura di Giacinto Spagnoletti, Roma: Empiria, 1998

Teatro
Il vento passa, introduzione di Giorgio Patrizi, Roma: Empiria, 2008 (in appendice una lettera inedita dell'autrice e un testo critico di Giacinto Spagnoletti)

Epistolari
Alla luce del Sud. Lettere a Pasquale Prunas 1946-59, a cura di Renata Prunas e Giuseppe Di Costanzo, Milano: Archinto, 2006
Bellezza, addio. Lettere di Anna Maria Ortese a Dario Bellezza 1972/1992, a cura di Adelia Battista, Milano: Archinto, 2011
Possibilmente il più innocente. Lettere a Franz Haas 1990-98, a cura di Francesco Rognoni e di Franz Haas, Sedizioni, Mergozzo, 2016

Traduzioni
Zoé Oldenbourg, Argilla: romanzo, Milano: Mondadori, 1951


martedì 27 gennaio 2026

BONANNI Laudomia (1907 - 2002)

 

Laudomia Bonanni
 (L'Aquila, 8 dicembre 1907 – Roma, 21 febbraio 2002) è stata una scrittrice italiana. Gli intenti espressivo-contenutistici della sua prosa abbracciano due principali tematiche: una politico-sociale (il maschilismo rovina del mondo) ed una filosofico-esistenziale (educarsi al dolore di vivere). La radicalità di entrambi gli approcci conferisce alla scrittrice una cifra inconfondibile, che la distingue da ogni altro narratore del Novecento italiano.
Fu inizialmente maestra elementare all'Aquila e in altre scuole della provincia. Successivamente divenne autrice di libri per l'infanzia e, negli anni della maturità, di romanzi e di raccolte di novelle; fu anche pubblicista su quotidiani (come Il Giornale d'Italia) e riviste letterarie con centinaia di corrispondenze ed elzeviri. La sua attività letteraria fu indubbiamente arricchita da una lunga esperienza come consulente presso il Tribunale per i minorenni.
Attenta alle problematiche delle classi più umili, Laudomia Bonanni offrì un eccezionale spaccato della società contemporanea.
Nel 1948, con una selezione di racconti intitolata Il fosso, l'autrice aquilana si aggiudicò il premio per un'opera inedita offerto dagli Amici della Domenica, organizzata dai letterati appartenenti al salotto culturale di Maria Bellonci. Il libro fu pubblicato l'anno seguente dalla casa editrice Mondadori. Il fosso vinse nel 1950 il Premio Bagutta "opera prima" (mai assegnato a una donna fino a quel momento) e ottenne un chiaro successo di critica.
Tra i massimi estimatori, Eugenio Montale, Emilio Cecchi, Giuseppe De Robertis, Enrico Falqui.
Nel 1954 Laudomia Bonanni vinse, con Palma e Sorelle (ed. Casini), il Premio Soroptimist. Nel 1960, dopo esser passata alle edizioni Bompiani, l'autrice ottenne ampio consenso col romanzo L'imputata, che le fece guadagnare il Premio Viareggio. La sua opera successiva, L'adultera, si sarebbe aggiudicata il Premio Selezione Campiello (1964). Questi libri furono tradotti in lingua francese e spagnola.
Altri titoli della sua vasta produzione: Città del tabacco, Vietato ai minori, (Premio Nazionale Rhegium Julii per la narrativa) Il bambino di pietra, Le droghe. Laudomia Bonanni fu tre volte finalista al Premio Strega (1960, 1974, 1979). Nel Pioniere del 1961 al n° 10 viene pubblicata un suo racconto e nel 1962 al n° 12 viene pubblicata una sua recensione su due libri. Quando nel 1985 Bompiani rifiutò il suo ultimo romanzo (La rappresaglia, che vide la luce postumo), la scrittrice posò per sempre la penna.
Morì a novantaquattro anni, quasi completamente dimenticata. Alla sua morte, venne istituito all'Aquila il Premio Laudomia Bonanni dedicato alla poesia. La pubblicazione postuma del romanzo La rappresaglia (2003), nonché la ristampa di altre due opere (Il fosso e L'imputata), hanno riacceso l'interesse nei suoi confronti.

Opere
Storie tragiche della montagna. Novelle d'Abruzzo, L'Aquila, Vecchioni, 1927.
Il canto dell'acqua, Palermo, Ires, 1928.
Il pesco vestito di rosa, Palermo, Ires, 1928.
Noterelle di cronaca scolastica, L'Aquila, Vecchioni, 1932.
Damina Celina ed altri racconti, Firenze, Bemporad, 1935.
Men: avventura al Nuovo Fiore, Milano, Bompiani, 1939.
Le due penne del pappagallino Verzè, Torino, Paravia, 1948.
Il fosso, Milano, Mondadori, 1949; Milano, Bompiani, 1968 (riedizione includente Palma e sorelle); L'Aquila, Textus, 2004.
Palma e sorelle, Roma, Casini, 1954.
L'imputata, Milano, Bompiani, 1960; L'Aquila, Textus, 2007.
L'adultera, Milano, Bompiani, 1964.
Vietato ai minori, Milano, Bompiani, 1974; L'Aquila, Textus, 2017.
Città del tabacco, Milano, Bompiani, 1977.
Il bambino di pietra, Milano, Bompiani, 1979; Roma, Cliquot, 2021.
Le droghe, Milano, Bompiani, 1982.
La rappresaglia, L'Aquila, Textus, 2003.
Epistolario, vol. I, a cura di Fausta Samaritani, Lanciano, Carabba, 2006

lunedì 26 gennaio 2026

CERATI Carla (1926 - 2016)

 

Carla Cerati 
(Bergamo, 3 marzo 1926 – Milano, 19 febbraio 2016) è stata una fotografa e scrittrice  italiana. Nel 1960 inizia a lavorare come fotografa di scena, poi si dedica al reportage e al ritratto. Nel 1962 pubblica il suo primo servizio come fotografa professionista, un reportage sulle scuole milanesi, nelle pagine del settimanale L'illustrazione italiana diretto da Gaetano Tumiati. Nei primi anni Sessanta, inoltre, frequenta gli ambienti del "Circolo Fotografico Milanese", punto di riferimento importante dell'associazionismo fotografico italiano (fondato nel 1930), e negli anni seguenti pubblica alcune delle sue fotografie in periodici italiani come Vie nuove e L'Espresso.
A teatro fotografa la commedia Niente per amore di Oreste del Buono e gli spettacoli della Compagnia dei Quattro di Franco Enriquez. Tra il 1967 e il 1968 riprende il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, in particolare Antigone, Frankenstein e Paradise Now, quest'ultimo in occasione dell'anteprima internazionale al Festival d'Avignone.


Nel 1969 la casa editrice Einaudi pubblica il fototesto Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin a cura di Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro, dove appaiono fotografie realizzate negli ospedali psichiatrici italiani di Gorizia, Firenze, Parma e Ferrara. Grazie a questo progetto, che avrà un ruolo importante per l'approvazione della legge 13 maggio 1978 n. 180 (detta anche Legge Basaglia) a favore della chiusura dei manicomi, i due fotografi vinceranno il Premio Palazzi per il reportage. Nel 1998 il volume verrà ripubblicato con il titolo Per non dimenticare 1968. La realtà manicomiale di «Morire di classe».
Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, Cerati ritrae moltissimi personaggi del mondo della cultura italiana e internazionale e fotografa alcuni tra i più importanti eventi politici e sociali milanesi, come il processo in corso tra il commissario Luigi Calabresi e Lotta Continua, le lotte femministe e i funerali di Giangiacomo Feltrinelli.
Nel 1974 pubblica, con l'editore Pizzi, il piccolo fotolibro Mondo Cocktail, con una nota introduttiva di Maria Livia Serini: un catalogo di 61 fotografie che mostrano la realtà borghese dei cocktail party milanesi. Nel 1978, invece, esce per Mazzotta il fotolibro Forma di donna, con 34 fotografie di nudo femminile frutto di una lunga ricerca avviata negli anni precedenti.
Come scrittrice, esordisce nel 1973 con il romanzo Un amore fraterno. Nel 1975 pubblica il romanzo Un matrimonio perfetto, finalista al Premio Campiello. Nel 1977 scrive La condizione sentimentale con cui vince il "Premio Radio Montecarlo". Nel 1990 pubblica La cattiva figlia e ottiene il Premio Comisso. Nel 1992 con La perdita di Diego giunge finalista al Premio Strega, mentre nel 1996 con L'amica della modellista vince il Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo nella sezione narrativa. Nel 2004 pubblica il romanzo d'ispirazione autobiografica L'intruso.
Fu membro della Federazione italiana del Droit Humain.
Alla sua morte, nel 2016, il Comune di Milano ha deciso che il suo nome venga iscritto nel Pantheon di Milano, all'interno del Cimitero Monumentale.
Secondo Primo Levi, "Morire di classe" rappresenta "Un documento ormai storico nel reportage sugli ospedali psichiatrici.
"Morire di classe" documentava la situazione manicomiale degli internati di alcuni ospedali psichiatrici dove due grandi fotografi, Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, coinvolti nell'impresa avevano avuto il permesso di entrare e fotografare. Prima di allora non era possibile farlo, per non ledere - si diceva - la dignità dei malati. Sono immagini dure di donne e di uomini prigionieri, incarcerati, legati, puniti, umiliati «ridotti a sofferenza e bisogno» (Primo Levi).
Sul Corriere della Sera del 27 settembre 2005, Arturo Carlo Quintavalle[ scriverà a commento del libro: "E si vedano le foto di Carla Cerati che riprende un'immagine divenuta emblematica: l'uomo, mani sulla testa rasata, accovacciato contro un muro (1968); sono queste foto, e quelle di Luciano d'Alessandro (1965-68), insieme all'impegno di Basaglia, della moglie Ungaro e di molti altri con loro, che faranno chiudere i manicomi, luoghi di terribile segregazione fino ad allora ignorati".

Opere
Fotografia
Giuseppe Bufalari, La barca gialla, Libro per ragazzi. Fotografie di Carla Cerati, Torino, Einaudi, 1966.
Franco Basaglia e Franca Ongaro (a cura di), Morire di classe: la condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, Torino, Einaudi, 1969
3. Weltausstellung der Photographie. Unterwegs zum Paradies, Completamente illustrato anche a colori. Fotografie di Robert Capa, Fulvio Roiter, Gian Butturini, Ferdinando Scianna, Thomas Hopker, Massimo Vitali, Leonard Freed, Max Jacoby, Dieter Blum, Mario Cattaneo, Carla Cerati, ecc., Amburgo, 1973.
Carla Cerati, Mondo cocktail, 61 fotografie a Milano, Nota di Maria Livia Serini (61 illustrazioni in bianco e nero), Milano, Pizzi, 1974.
Giuseppe Bufalari, Scellamozza, Libro per ragazzi. Fotografie di Carla Cerati, Torino, Einaudi, 1975.
Luciana Martini, Cara Assuntina, Libro per ragazzi. Fotografie di Carla Cerati, Torino, Einaudi, 1976.
Carla Cerati, Forma di donna, 34 fotografie in bianco e nero di Carla Cerati, Milano, Mazzotta, 1978.
Carla Cerati, Scena e fuori scena, a cura di Franco Gallo, 80 illustrazioni in bianco e nero, Milano, Electa, 1991.
Carla Cerati, Milano (1960-1970), Collana: Memoriafotografica, Taranto, Barbieri, 1997, ISBN 88-86187-41-6.
Franca Ongaro (a cura di), Per non dimenticare: 1968. La realtà manicomiale di «Morire di classe», Collana: Immagini. Fotografie di Gianni Berengo Gardin e Carla Cerati, Torino, EGA - Edizioni Gruppo Abele, 1998
Carla Cerati, Nudi, Testi di Carla Cerati e Paolo Morello (48 illustrazioni), Palermo, Istituto Superiore per la Storia della Fotografia, 2007

Narrativa
Un amore fraterno, Collana: I coralli, Torino, Einaudi, 1973 / Frassinelli, 1993
Un matrimonio perfetto, Nota di C. De Michelis, Venezia, Marsilio, 1975 / Frassinelli, 1991.
La perdita di Diego, Collana: Narrativa, Milano, Frassinelli, 1992
Legami molto stretti, Collana: Narrativa, Milano, Frassinelli, 1994
L'amica della modellista, Milano, Frassinelli, 1996, ISBN 88-7684-388-4.
La cattiva figlia, Milano, Frassinelli, 1996 / Sperling & Kupfer, 2001
L'uno e l'altro, Rizzoli, 1983 / Il sogno della bambina, Nuova edizione di "L'uno e l'altro", Milano, Frassinelli, 1997 
Grand Hotel Riviera, Milano, Frassinelli, 1998
La condizione sentimentale, Milano, Frassinelli, 1999
La seconda occasione, Milano, Frassinelli, 2001
L'intruso, Venezia, Marsilio, dicembre 2004
Una donna del nostro tempo: La condizione sentimentale - Il sogno della bambina (Uno e l'altro) - Un matrimonio perfetto, (Cofanetto di 3 volumi), Venezia, Marsilio, 2005
Un uovo... una frittatona. Dal quaderno di cucina del tempo di guerra 121 ricette antispreco e un racconto, Collana: La Tavola Rotonda, Torino, Blu Edizioni, 2008
L'emiliana, Venezia, Marsilio, 2008
L'eredità. Idee e canzoni di un sessantottino: Federico Ceratti, Venezia, Marsilio, 2012

domenica 25 gennaio 2026

CHOUKRI Mohamed (1935 - 2003)

 

Mohamed Choukri 
(Ayt Chiker, 15 luglio 1935 – Rabat, 15 novembre 2003) è stato uno scrittore marocchino, candidato per due volte al Premio Nobel per la letteratura.
Choukri nacque a Ayt Chiker, un piccolo e sperduto villaggio del Rif (una regione del Marocco settentrionale), il 15 luglio del 1935 in una poverissima famiglia berbera rifiana. Ancora molto piccolo, si trasferì con la propria famiglia in città, dapprima a Tétouan ed in seguito a Tangeri, con la speranza di trovare uno stile di vita più dignitoso. Fuggì, ancora ragazzino, dal padre despota e violento, diventando di fatto un bambino di strada, tanto che, fino all'età di 20 anni, non sapeva leggere né scrivere.
Nel 1956 frequentò la scuola elementare a Larache, diventando poi egli stesso maestro elementare.
Negli anni sessanta conobbe Paul Bowles, Jean Genet e Tennessee Williams. Nel 1966 pubblicò il suo primo romanzo Violenza sulla spiaggia (Al-Unf ala al-shati). Il successo a livello internazionale arrivò nel 1973 con Il pane nudo (al-Khubz al-Hafi), che venne pubblicato nella traduzione inglese di Paul Bowles (For Bread Alone, 1973) e in quella francese di Tahar Ben Jelloun (Le pain nu, 1980) prima ancora che nell'originale arabo (1982). E alla sua uscita in Marocco venne ben presto censurato e vietato fino al 2000.
Si tratta infatti di un racconto autobiografico crudo e disincantato di una infanzia e prima giovinezza trascorse in ambienti di estremo degrado sociale e morale, con descrizioni esplicite di ogni genere di vizio e turpitudine, dalle frequentazioni di prostitute, pederasti e prosseneti alla consumazione di alcol e droghe, alla delinquenza spicciola per sopravvivere, il tutto in un contesto in cui la violenza e la sopraffazione sono la regola. Il pane nudo costituisce la prima parte di una sorta di "trilogia" autobiografica, cui fanno seguito Il tempo degli errori (Zaman Al-Akhtaâ, 1992) e Facce (Wujuh, 2000).
Choukri morì di cancro il 15 novembre 2003, all'età di 68 anni, presso l'ospedale militare di Rabat e venne seppellito 2 giorni dopo al cimitero Marshan di Tangeri.
È del 2005 il film Il pane nudo del regista algerino Rachid Benhadj tratto dall'omonimo romanzo di Choukri.

Opere

Violenza sulla spiaggia (Al-Unf ala al-shati, 1966)
Il pane nudo (Al-Khubz al-Hafi, 1972), traduzione [dal francese] di Mario Fortunato, Theoria, 1989 - Bompiani, Milano, 1992. / Il pane asciutto, trad. di I. Camera D'Afflitto e Fischione Fernanda, Bompiani, 2023
Il folle delle rose (Majnoun Al-Ward, 1980), traduzione di Salah Methnani, Theoria, 1989 
La tenda (Al-Khaima, 1985)
Il tempo degli errori (Zaman Al-Akhtaâ, 1992), traduzione e cura di Maria Avino, Theoria, 1993 
Jean Genet e Tennessee Williams a Tangeri, traduzione di Maria Avino, Il Saggiatore, 1995 
Soco Chico (1996), traduzione dall'arabo e postfazione di Maria Avino, Jouvence, 1997
Facce (1996)
"Sul treno" (inedito in arabo), in I. Camera d'Afflitto, Scrittori arabi del Novecento, Bompiani, 2002, p. 489-491.


MOODY Rick (1961 - viv.)

 

Rick Moody
, pseudonimo di Hiram Frederick Moody III (New York, 18 ottobre 1961), è uno scrittore statunitense conosciuto per i romanzi La tempesta di ghiaccio, cronaca della dissoluzione di due famiglie suburbane del Connecticut durante il fine settimana della festa del Ringraziamento nel 1973, e Rosso Americano.
È uno dei compilatori dei lemmi del Futuro dizionario d'America (The Future Dictionary of America, McSweeneys, 2005).
Cresciuto in diverse città suburbane del Connecticut, tra cui Darien e New Canaan, nelle quali ha in seguito ambientato storie e racconti, si è laureato alla St. Paul's School nel New Hampshire, alla Brown University (dove ha avuto come insegnante di scrittura creativa John Hawkes) ed ha ricevuto un Master in Fine Art alla Columbia University.
Ha insegnato alla State University di New York a Purchase. Vive a Brooklyn e a Fishers Island. B.R. Myers ha attaccato Moody nella conclusione del Manifesto del Lettore. Nel 2012 ha vinto il Premio Fernanda Pivano.

Opere
Romanzi
Cercasi batterista, chiamare Alice (Garden State, 1992)
Tempesta di ghiaccio (The Ice Storm, 1994)
Rosso americano (Purple America, 1996)
Diviners. I rabdomanti (The Diviners, 2005)
Le quattro dita della morte (The Four Fingers of Death, 2010)
Hotel del Nordamerica (Hotel of North America, 2015)

Racconti
La più lucente corona d'angeli in cielo (The Ring of Brightest Angels Around Heaven: A Novella and Stories, 1995)
Racconti di demonologia (Demonology, 2003)
Tre vite (Right Livelihoods: Three Novellas, 2007)

Memorie
Il velo nero: memoir con digressioni (The Black Veil: A Memoir with Digressions, 2002)
La lunga impresa: storia del mio matrimonio (The Long Accomplishment: A Memoir of Struggle and Hope in Matrimony, 2019)

Saggistica
Musica celestiale (On Celestial Music: And Other Adventures in Listening, 2012)


sabato 24 gennaio 2026

ADORNO Luisa (1921 - 2021)

 

Luisa Adorno
, pseudonimo di Mila Curradi Stella (Pisa, 2 agosto 1921 – Roma, 12 luglio 2021), è stata una scrittrice italiana.
Esercitò per tutta la vita la professione di insegnante in scuole medie e superiori. Collaborò con le riviste Il Mondo di Mario Pannunzio, Paragone, L'indice dei libri del mese, Abitare, Italianieuropei.
Si distinse nel tempo per la partecipazione a numerose attività culturali: come testimone al convegno 100 anni di scrittrici, 100 libri di donne (assieme a Dacia Maraini, Fernanda Pivano, Inge Feltrinelli, Elvira Sellerio, Salone del libro di Torino 16-21 maggio 1996), come giudice nella commissione del Premio letterario Brancati-Zafferana su Letteratura e Resistenza (21-24 settembre 2005), come vicepresidente dell'Associazione amici di Leonardo Sciascia, come traduttrice - assieme a Jiřina Šťastná - del romanzo di Helena Šmahelová La fermata del treno dei boschi e come scrittrice nell'incontro alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia intitolato Le Storie salvano la vita? (3 luglio 2007).
Vinse il premio Alpi Apuane nel 1963, con il libro L'ultima provincia (Rizzoli, 1962). Ha vinto sempre con L'ultima provincia (Sellerio, 1983) il premio Lecce De Marzi nel 1983. Ottenne nel 1985, con Le dorate stanze, il premio Prato-Europa e il Premio Nazionale Letterario Pisa sezione Narrativa; nel 1990, con Arco di luminara, il Premio Viareggio e il premio Racalmare-Leonardo Sciascia; nel 1995, con Come a un ballo in maschera, il Premio Donna Martina Franca; nel 1999, con Sebben che siamo donne, il premio Vittorini.
Il fondo Luisa Adorno, depositato presso l'Archivio di Stato di Firenze a cura dell'Archivio per la memoria e la scrittura delle donne Alessandra Contini Bonacossi, si divide in due nuclei distinti: il primo è formato dai dattiloscritti e manoscritti delle opere già edite (alcuni dattiloscritti si presentano in duplice redazione - manoscritta e fotostatica - con varianti significative) e il secondo composto da vari documenti quali recensioni, partecipazioni a convegni, presentazioni di testi, articoli già pubblicati in riviste (anche bozze di futuri racconti) e lettere varie.

Opere
Le sue opere, miscela di autobiografia e invenzione, quasi tutte pubblicate presso Sellerio Editore, sono:
L'ultima provincia (romanzo, 1983; prima edizione Rizzoli 1962)
Le dorate stanze (romanzo, 1985)
Arco di luminara (romanzo, 1990 Premio letterario Racalmare Leonardo Sciascia)
La libertà ha un cappello a cilindro (romanzo, 1993)
Come a un ballo in maschera (racconti, 1995), contenente il racconto Scuola mia, su italianieuropei.it..
Sebben che siamo donne (romanzo, 1999)
Foglia d'acero (diario ritrovato di Daniele Pecorini Manzoni, 2001)
Tutti qui con me (romanzo, 2008)
Italia mia, racconto, in Grand Tour. Rivisitare l'Italia nei suoi 150 anni, Italianieuropei, 05/2010



venerdì 23 gennaio 2026

MATUTE Ana María (1925 - 2014)

 

Ana María Matute Ausejo (Barcellona, 26 luglio 1925 – Barcellona, 25 giugno 2014) è stata una scrittrice spagnola, nata da padre catalano e madre castigliana. Bambina fragile e timida, fu costretta a spostarsi continuamente tra Madrid e Barcellona a causa del lavoro del padre, proprietario di una fabbrica di ombrelli. Per un periodo crebbe a Mansilla de la Sierra, un piccolo paese della campagna spagnola, dove Matute e i suoi fratelli si mischiarono ai bambini dei contadini, permettendole di acquisire una prima percezione delle difficoltà della vita vera.
Matute era balbuziente e trovò nella scrittura un ottimo rimedio. Iniziò a scrivere così in tenera età racconti che la madre poi batteva a macchina, sviluppando una grande immaginazione alimentata dalle storie raccontate dal padre, i libri di fiabe dei fratelli Grimm, Charles Perrault e Hans Christian Andersen, e i luoghi che la circondavano, in particolare il bosco, dove prendevano vita le creature protagoniste dei racconti che leggeva.
Con lo scoppio della guerra civile spagnola fu costretta ad affrontare con la sua famiglia gli orrori che il conflitto portò con sé. Da bambina Matute fu testimone di odio, morte, miseria e saccheggi. Gli eventi drammatici a cui assistette influenzarono la sua vita e la sua visione della scrittura, in quanto il suo scopo è sempre stato protestare attraverso le pagine dei suoi scritti in difesa degli esseri umani più deboli. Pubblicò i suoi primi racconti a soli 14 anni e il suo primo romanzo, Los Abel, quando era ventiduenne.
Da quel momento a cadenza quasi annua ha presentato una nuova opera che spaziava tra i romanzi, le raccolte di racconti e le opere per l'infanzia. Nel 1955 il suo romanzo Luciérnagas fu fatto a pezzi dalla censura del regime franchista, che nel 1956 colpì anche la sua raccolta di microracconti I bambini tonti, che subì vari tagli e rimozioni.
Nel 1952 sposò il poeta Ramón Eugenio de Goicoechea senza il consenso dei suoi genitori, che la diseredarono. Nel 1954 nacque il suo primo e unico figlio, Juan Pablo. Il matrimonio tuttavia non fu felice e nel 1962 Ana María Matute ottenne la separazione, ma non l'affidamento del figlio.
Passò tre anni senza vederlo, ma finalmente nel 1965 ottenne la patria potestà e lei e il figlio si trasferirono immediatamente negli Stati Uniti, dove da scrittrice ormai affermata tenne conferenze e lezioni universitarie.
A partire dagli anni Settanta entrò in un periodo di depressione senza un'evidente ragione: era una scrittrice di successo, aveva ottenuto premi e riconoscimenti per le sue opere, era felice con il nuovo marito Juan Brocard, a differenza degli anni della separazione dal primo marito, non aveva nessuna difficoltà economica, e dopo la caduta di Franco non avrebbe più subito censure. Ad ogni modo, Matute passò questi anni dimostrando nessuna voglia di scrivere né di far pubblicare l'opera a cui aveva dedicato gran parte della sua vita: Dimenticato Re Gudù, che venne dato alle stampe solo nel 1996. Nel 1998 entrò a far parte della Real Academia Española, ovvero il massimo riconoscimento per uno scrittore iberico, sostituendo Carmen Conde.
Ha vinto vari premi letterari, tra cui premio Planeta nel 1954, il premio della Critica Nazionale e della Letteratura, il premio Nadal nel 1959, il premio Fastenrath de la Real Academia Española, il premio Nacional de las Letras Española nel 2007 e il Premio Miguel de Cervantes nel 2010 per il romanzo breve Aranmanoth, che conclude la trilogia ambientata nel Medioevo dopo Il cavaliere solitario e Dimenticato Re Gudù; è stata inoltre candidata per tre volte al premio Nobel per la letteratura. Tra le maggiori influenze sono individuabili le fiabe di Charles Perrault, dei fratelli
Grimm e lo scrittore danese Hans Christian Andersen. Come scrittrice, ha spaziato tra vari generi, tra i quali il romanzo storico e il romanzo sociale. In alcuni romanzi, come Dimenticato Re Gudù, ha scelto il genere letterario del fantasy storico.
I temi comuni essenziali nelle opere di Ana María Matute trovano tutti radice nell'infanzia dell'autrice. Il più comune è senza dubbio la guerra, approfondita e interpretata non nella sua accezione politica, ma in quella più umana. La scrittrice mette in risalto gli orrori e le ingiustizie portate dai conflitti e che colpiscono prima di tutti i bambini e gli esseri umani indifesi, oppressi e fragili. Annessi al tema della guerra sono presenti anche i problemi sociali che ne conseguono. Il secondo tema più trattato s'identifica nel cainismo, la lotta tra fratelli e i suoi effetti.
L'argomento, assieme alla guerra, è diretta conseguenza dell'esperienza di Ana María Matute della guerra civile spagnola, in particolare della lotta interna tra repubblicani e franchisti. L'infanzia e i bambini sono spesso protagonisti degli scritti, siano essi destinati alla letteratura per l'infanzia o adulta. In quest'ultima i bambini sono vittime della società e delle incomprensioni tra gli uomini che si ripercuotono su di loro. Nella visione dell'autrice sono i primi a subire le conseguenze della guerra. Matute è sempre stata affascinata dalla fantasia e dal mondo magico che l'immaginazione può creare, non a caso è al centro della sua trilogia medioevale.
Creature magiche come fate, orchi e folletti sono spesso presenti nelle sue opere, perché l'autrice vede la magia come parte integrante della realtà. Mondo magico e mondo umano coesistono
sempre nella stessa dimensione. Ultimo, ma non meno importante, è il pessimismo integrato al tema della morte. I personaggi sono frequentemente esposti a una condizione sfavorevole che conduce a un destino fatale. Diventano così simbolo delle vittime di una società subdola che impedisce loro di realizzare i sogni e le speranze. Le opere di Ana María Matute sono perciò interpretabili come una denuncia contro la società stessa e contro le ingiustizie.

Opere
Los Abel (1948)
Fiesta al Noroeste (Festa al Nordovest, Torino: Einaudi, 1961) (1953)
En esta tierra (1955)
Pequeño Teatro (1956)
Los niños tontos (1956)
El país de la pizarra (1957)
Los hijos muertos (1958)
Primera memoria (Prima memoria, Torino: Società editrice internazionale, 1972; Ricordo di un’isola, trad. it. Maria Nicola, Roma: Fazi, 2021) (1960)
Paulina, el mundo y las estrellas (1960)
El saltamontes verde y el aprendiz (1960)
El arrepentido (1961)
Libros de juegos para los niños de los otros (1961)
Historias de la Artámila y Caballito loco (1961)
Los soldados lloran de noche (I soldati piangono di notte, trad. it. Gina Maneri, Roma: Fazi, 2023) (1964)
Algunos muchachos (1964)
El polizón del Ulises (1965)
La trampa (La trappola, trad. it. Gina Maneri, Roma: Fazi, 2024) (1969)
La torre vigía (Il cavaliere senza ritorno, Palermo: Sellerio, 1999) (1971)
Olvidado Rey Gudú (Dimenticato re Gudù, Milano: Rizzoli, 2000) (1996)
La virgen de Antioquía y otros relatos (1991)
Luciergánas (1993)
El verdadero final de la Bella Durmiente (1995)
Aranmanoth (2000)
Paraíso inhabitado (2008)

O'BRIEN Flann (1911 - 1966)

  Flann O'Brien , pseudonimo di Brian O'Nolan (Strabane, 5 ottobre 1911 – Dublino, 1º aprile 1966), è stato uno scrittore e giornali...